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Full text of "Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni .."

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1 





DIZIONARIO 

DI ERUDIZIONE 

STORiCO-ECCLESI ASTICA 

DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI 

SPECIALMENTE INTORNO 

At PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI^ AI SOMMI POVTEFICI, CARDINALI 
E Plb CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI YARII GRADI DELLA GERARCHIA 
DELLA CHIESA CATTOLICA , ALLE CITTA PATRIARCALI , ARCIVESCOVILI E 
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILn , ALLE FESTE FlÌJ SOLENNI, 
AI RITI, ALLE CEREMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E 
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON 
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC. 

COMPILAZIONE 

DI GAETANO MORONI ROMANO 

PRIMO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTITÀ 

GREGORIO XVI. 



^\ 



A 



VOL. XII. 



IN VENEZIA 

DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA 

HDCCCXLI. 



^ ho^i^ " 




• • 



DIZIONARIO 



DI ERUDIZIONE 



STORICO-ECCLESIASTICA 



•i6®iS»< 



C 



CHI 

Ss, Cosma e Damiano, ovvero s. 
CosimatOy come dìcesi volgarmen- 
te, deUe monache francescane in 
Trastevere. V. Francescane. 

aS*. Costanza. V, Chiesa di s. Agne- 
se FUOBI IJB MURA. 

S, Crescenziana , Chiesa e tìtolo 
Cardinalizio non più esistente. 



u. 



'n titolo antichissimo è questo, 
e di esso si fa menzione nel conci- 
lio romano celebrato nell'anno 494 
ove si leggono i nomi di Bono prete 
di questo titolo, e di Yincemaso 
arciprete. Di tal chiesa, fabbricata 
da s. Anastasio I, eletto Tanno 3 98, 
nella vìa Mamertina o di Marfbrio, 
fa menzione Anastasio' Bibliotecario ; 
ma a' tempi di s. Gregorio I forse 
già era disti'utta. V. Carlo Bartolo- 
meo Piazza, La gerarchia Cardino" 
lizia. De* titoli antichi distrutti e 
soppressi, pag. 53 1. 



CHI 



& Croce in Gerusalemme, basilica 
e titolo Cardinalizio, in cura dei 
monaci cisterciensi, nelrione Monti. 

Sul campo Esquilino, fra le porte 
s. Giovanni e Maggiore, sorge que- 
sta insigne basilica, presso il palazzo 
e nell'agro di Sessorio cittadino ro- 
mano, che perciò è chiamata Sessoria- 
na. Per inchiudere quel palazzo nel- 
le mura, stante la sua vastità, fece 
fare Aureliano alle mura medesime 
quell'ampio gomito, che tuttora si 
vede presso l'anfiteatro castrense» 
Costantino eresse la basilica in me- 
moria della ss. Croce a lui apparsa, 
dopo che quel santo legno fu rin- 
venuto dall'imperatrice Elena sua 
madre. È perciò che la basilica, oltre 
Tessersi detta Sessoriana dal luogo,/ 
-fu anco appellata Eleniana dal fatto, 
per averla eretta il figlio alle istan- 
ze della madre Elena, e per avervi 
essa abitato d'appresso, mostrandosi 
ancora la di lei stanza. Quindi ven- 
ne denominata s. Croce in Gerusa- 
lemme, perchè fra le insigni reliquie. 



6 CHI 

che possiede, vi si conserya una gran 
parte della vera croce, e del suo 
titolo. S. Silvestro I la consagrò ai 
20 marzo, e quindi Costantino la 
ricolmò di preziosi donativi , e di 
rendite, come descrive il Piazza nel- 
la Gerarchia y a pag. 34^. Nell'an- 
no ^36 fu celebrato in questa chiesa 
un concilio, o ^nodo romano, con 
cinquantasette vescovi, nel quale san 
Sisto III si purgò dalle calunnie di 
Basso, che essendo poco dopo morto, 
fu dal Pontefice caritatevolmente se-> 
polto in 8. Pietro. Allorquando poi 
l'anno 5oo Papa s. Simmaco con 
cento ventisette vescovi celebrò nel 
portico Vaticano il sinodo palmare, 
la prima azione fu tenuta in santa 
Maria in Trastevere, e la seconda 
nella basilica Sessoriana. 

S. Gregorio I diede a questa ba- 
silica il titolo Cardinalizio, vi cele- 
brò diverse sagre funzioni, come pu- 
i*e fecero i di lui successori. Vi pose 
di più la stazione nella seconda do- 
menica dell'avvento, nella quarta di 
quaresima, e nel venerdì santo; nel 
qual giorno il Papa vi si recava 
scalzo dalla basilica lateranense, per 
celebrare i divini offici. Quivi ancora 
à faceva la solenne benedizione del- 
la xosa d'oro^ nella detta IV do- 
menica di quaresima, ed ei^vi cap- 
pella papale à nella terza dell'av- 
vento, e sì per la festa dell' inven- 
zione della ss. Croce, funzioni delle 
quali facemmo menzione nell'arti- 
colo Cappeile PoKTUiciE, in uno alle 
cerimonie, che per esse aveano luogo 
in questa basilica. Tanti pregi in sé 
adunati resero questa basilica una 
delle sette chiese di B^oma {Fedi), che 
vengono visitate dai fedeli per lu- 
crarvi le sante indulgenze concesse 
dai Papi. Ne deve tacersi, che il 
titolo di questa basilica avuto da 
molti Cardinali spagnuoli, aggiunge- 



CHI 

Ta la prerogativa nel Cardinal tito- 
lare, di poter celebrare nel giorno 
di giovedì suir altare papale della 
basilica patriarcale di s. Lorenzo 
fiiori le mura. 

S. Gregorio II, nell'anno 720, ri- 
fabbricò la chiesa ; s. Leone III la 
restaurò, quindi Benedetto VII verso 
l'anno 976 la rifece in uno al con- 
tiguo monistero, accrescendovi il nu- 
mero dei monaci, i quali erano 
succeduti ai sacerdoti , o canonici 
secolari, nell'uffiziatura. Morto Be- 
nedetto VII, a' IO luglio 984, fu 
sepolto nella basilica, dove il Cardi- 
nal Baronio osservò l'iscrizione se- 
polcrale, che riporta a detto anno. 
Verso il I o5o, s. Leone IX vi pose 
i monaci di monte Cassino ; e verso 
quel tempo il Cardinal Ubaldo, ve- 
scovo Sabinense, fece il ciborio so- 
pra l'altare maggiore, sotto di cui 
in un* arca di porfido o basalte sì 
conservano i corpi dei ss. martfri 
Cesareo, ed Anastasio. Eletto nel 
io6i Papa Alessandro II, già ca- 
nonico l'egolare di s. Frediano di 
Lucca, e vescovo di questa città, 
trasferendo altrove i benedettini, la 
assegnò ai canonici regolari della 
sua congregazione ; ma nel 1119» 
Calisto II diede il monistero e la basi- 
Uca a'canonici regolari lateranensi, il 
cui titolo venne in progresso conferito 
dai Pontefici a' loro Cardinali. Uno 
di questi fu Gherardo Caccianemici^ 
che esaltato, nel 11 44* ^^ pontifica- 
to col nome di Lucio II, rinnovò 
la basilica dalle fondamenta, e ri- 
fece il chiostro. In progresso, e nel 
1870, Urbano V, con breve dei 18 
luglio dato in Montefiascoue, diede 
la chiesa e il monistero ai certosini 
(Fedi)y perchè vi fabbricassero una 
Certosa ; ma a cagione dell' aria fu- 
rono dipoi in vece da Pio IV tras- 
feriti a s. Maria degli Angeli alle 



CHI 

terme Dioclezìane, secondo il pon» 
tìfìcio brave de' 27 luglio i56i. Pio 
IV quindi consegnò, ad istanza del 
suo nipote Cardinal s. Carlo Borro- 
meo, la basilica e il monistero ai 
cistcrciensi (Vedi), dai quali è pure 
ritenuta. Mentre 1 avevano in custo- 
dia i certosini, due Cardinali tito^ 
lari divennero sommi Pontefici, cioè 
Cosimo Migliorati nel 1 404» col no- 
me d'Innocenzo VII, e Marcello Cer- 
vini nel i555, con quello di Mai*- 
cello II. 

Nello stesso tempo, che vi stava- 
no i certosini, e mentre il Cardinal 
Pietro Gomez di Mendoza spagnuo- 
lo restaurava questa sua chiesa ti- 
tolare, di cui fece ancora il sofBtto 
con ricche dorature , nell' ultima 
domenica di gennaio i4g2, fu nella 
parte superiore della cupola nell'ar- 
co sopra il coro trovato il tìtolo 
della ss. Croce {Vedi)y alla quale 
venne sospeso e crocefisso il Salva- 
tore del mondo, titolo, come ognun 
sa, scritto in lingua ebraica, greca, e 
latina, e posto in questa basilica. Era 
stato rinchiuso in una cassa di piom- 
bo con tre sigilli, ed iscrizioni nella 
muraglia, piti di mille anni prima, 
dall' imperatore Flavio Yalentinia- 
no. Innocenzo Vili, che allora re- 
gnava, si recò col sagro Collegio 
ai 12 marzo a venerare sì preziosa 
reliquia, e comandò, che nelle so- 
lennità della basilica fosse esposta 
sull'altare alla divozione del popo- 
lo. Alessandro VI, con bolla del 
1496, concesse indulgenza plenaria 
a quelli, che nell'ultima domenica 
di gennaio visitassero la chiesa. Al- 
tri Cardinali titolari non mancaro- 
no di abbellirla, e di operarvi di- 
versi ristauri. Poscia Sisto V, fra le 
diverse strade che aprì, affine di 
ristabilire l' uso antico della celebra- 
zione delle Cappelle Pontificie nelle 



CHI 7 

basiliche, e chiese di Roma, aprì, 
per quelle che avevano luogo in 
questa basilica,, la bella strada, che 
a dritta linea conduce a s. Maria 
Maggiore, chiamandola Felice dal 
nome^ che aveva prima del ponti- 
ficato. Urbano Vili tolse da que^a 
basilica una porzione del legno del- 
la ss. Croce, e la diede alla basili- 
ca vaticana. V'ha chi dice, che la 
reliquia della stessa vera Croce qui 
riposta da s. Elena, fosse la tei-za 
parte di quella da lei ritiovata in 
Gerusalemme. 

Benedetto XIV, che era stato 
Cardinale titolare di questa basili- 
ca, dopo il 1743, con architettura 
di Domenico Gregorini, consei*van- 
do le antiche forme, la restaurò in- 
teramente, facendo pure l'ampia 
strada, che conduce alla basilica la- 
teranense. Eresse pertanto la faccia- 
ta, e il portico, che adornò di pi- 
lastri e di colonne, quattro dellQ 
quali sono di granito, e sostengono 
la volta. Einnovò quella dell* inter- 
no, nobilitò la tribuna, e la ridusse 
nello stato attuale, leggendosi quanto 
egli vi operò nella lapide, che fu col- 
locata nell'interno sulla porta mag- 
giore. 

La chiesa ha tre navate divise da 
pilastri, e da otto grosse colonne di 
granito egiziano, essendo le altre co- 
perte da piloni. Nella volta della tri- 
buna sono vi le pitture a fresco del 
Pinturicchio ; e quelle della gran vol- 
ta furono eseguite da Corrado Giac- 
quinto, che fece pure quelle al bas- 
so della tribuna medesima. II bai*' 
dacchino dell' altare maggiore é sos- 
tenuto da quattro colonne di brec- 
cia corallina. La piccola loggia in 
alto a destra comunica con una cap- 
pella superiore interna, ove si con- 
servano le tanto insigni reliquie di 
cui è doviziosa questa basilica, e del- 



8 



CHI 



le quali & enumerazione il Piazza 
a pag. i48 del suo Menohgio Ro» 
mano, A sinistra poi del detto alta- 
re maggiore si scende alla cappella 
di s. Elena, costruita nel luogo do- 
ye questa imperatrice fece collocare 
una quantità di terra condotta in 
Roma dal luogo ove fu crocefisso 
Gesù Cristo. All'ingresso si legge una 
antica iscrizione in onore di quella 
imperatrice 9 cui riporta il Piazza 
nella Gerarchia^ a p. 546, sotto 
il titolo: Della venerabilissima cap- 
pella di s. Maria imperatrice. Le 
pitture a fresco sono del Pomaran« 
ci, i mosaici della volta sono di Bal- 
dassare Peruzzi, e nell' altare in mez-* 
zo, ewi la statua di s. Elena. An-* 
che questa cappella fu consagrata 
da s. Silvestro I ad istanza della pia 
imperatrice , e solo nell' anniver- 
sario della sua consagi*azione, cioè 
ai 20 marzo, a motivo della gran 
venerazione, in cui si tiene, può es- 
sere visitata dalle donne. I sommi 
Pontefici fui^oDo solleciti in restau- 
rarla, ed abbellirla, ed altrettanto 
praticarono i titolari, massime i 
Cardinali Bernardino Carvajal, che 
vi fece i due altari laterali, e che 
nel 1493, rifece i portici del moni- 
stero, non che il Cardinal Quino- 
nes, il quale T abbellì nel i537, il 
Cardinal della Cueva, che fece il pa- 
vimento, e i gradini per ascendere 
al coro , ed il Cardinal Alfonso Lit- 
ta, che le assegnò alcune rendite per 
accrescerne lo splendore, facendo lo 
stesso il Cardinal Alberto d'Austria, ed 
i zelanti cistcrciensi. Finalmente il Car- 
dinal Gioacchino Besozzi^ già abba- 
te dsterciense del contìguo moniste- 
ro, epoi titolare, morendo nel 1753, 
lasciolle la sua eredità. Tutte le fe- 
ste della ss. Croce sono celebrate 
con solennità in questa chiesa, e 
con indulgenza plenaria. Per quella 



CHI 

de' 3 maggio, il senato romano in 
ogni quadriennio fa l'oblazione di 
un calice d'argento e di quattro 
torce di cera. U p. Baimondo Be- 
sozzi scrisse la Storia della basili- 
ca di s. Croce in Gerusalemme ^ 
Roma I fjSoy il quale essendo allora 
abbate del contiguo monistero, la 
dedicò a Benedetto XIV. 

Ss. Croce y e s. Bonaventura dei 
Lucchesij già d£ Cappuccini, V, 
Cappuccini. 

Ss, Domenico e Sisto ^ a monte 
Magnapoli delle monache Dome- 
ideane, F^edi, 

S, DoROTEA in Trastevere, con par» 
rocchia in cura de' p, conventua- 
li, V, FEANCEscAzn Conventuali. 

S. Egidio in Trastevere delle mo- 
nache carmelitane riformate. Ve- 
di, 

S. Elena a Tor Pignatiara, K Chie- 
sa de' ss. Pietro e Marcellino a 
torre pignattara. 

S, Eligio degli orefici, V, Univer- 
sità' artistiche. 

S, EuiLiANAy chiesa e titolo Cardi- 
nalizio non più esistente. 

Alla vergine e martire romana s. 
Emiliana, diversa dalla zia di s. 
Gregorio I di egual nome, fu fab- 
bricata e dedicata in Roma una 
chiesa, che divenne titolo- Cardina- 
lizio, prima del nominato Pontefice, 
dappoiché al sinodo romano, cele- 
brato neir anno 494 da s. Gelasio 
I, intervenne Giovino prete Car- 
dinale coi titolo di s. Emiliana. 
Questa chiesa, stando pei* rovinare , 



CHI 

fu fiitta demolire da s. Gregorio I, 
che trasferì il suo titolo Cardinalizio 
nella chiesa di s. Balbina. 

S. Eufemia^ chiesa e titolo Cardi- 
nalizio non più esistente. 

Questa chiesa fu eretta nel vico 
Patrìzio^ presso la chiesa dì s. Pu- 
denziana, e venne chiamata basilica 
da Anastasiobiblìotecario. Era di sì an* 
tica memoria, che essendo stata dii*oc- 
cata sino al pontificato di s. Sergio 
I del 687, fu da lui restaurata. 
Quindi se ne trova menzione sotto 
s. Leone II I, che vi ordinò varie 
riparazioni, pur estese al contiguo 
inonistero.' Minacciando nuovamente 
rovina, s. Pio V, per conservarne 
la memoria, dichiarolla titolo Car- 
dinalizio; finché, volendo Sisto Y 
raddrizzare la sti^ada, che da s. Ma- 
ria maggiore conduce alla Colonna 
trajana, trasportò le reliquie nella 
basilica di s. Croce in Gerusalem- 
me, e poscia la demoFi. Presso la Co- 
lonna trajana, Gemente YIII volle 
rinnovarne la memoria, nella chiesa 
che anticamente era dedicata a s. 
Bernardino. Vi pose le zitelle po- 
vere e abbandonate, dette le Di' 
sperse y delle quali si tratta all' arti- 
colo Cappuccine del monistero di s. 
Urbano, ove dicesì, che ancora T al- 
tra chiesa di s. Eufemia, nei primi 
del secolo corrente, fu demolita per 
rintracciare il foro dell'imperatore 
Trajano. Si legge nella vita di Dono 
I, il quale fu a^eato Papa nelF an- 
no 676, che restaurò, e dedicò la 
chiesa di s. Eufemìa nella via Ap- 
pia. Però dubita il Pagi, Brei^. R.R. 
P,P, tomo I, pag. 289, se sia que- 
sta la basilica, che l'Oldoino dice 
edificata da s. Adeodato 1, del 61 5, 
sul monte Esquiliuo, la quale, come 



CHI 9 

si disse, fu spianata da Sisto V, an- 
che perchè minacciava di rovi- 



nave. 



S, EussBiOy titolo Cardinalizio in 
cura dei p. Gesuiti^ nel rione 
Monti. 

Questa chiesa fu edificata sul mon- 
te Esquilino, ove principia l'antica 
via Prenestina, presso le terme, e il 
palazzo dell' imperatore Gordiano, 
avanti il castello dell'acqua Marcia, 
nel sito detto volgarmente trofei di 
Mario. Nel medesimo luogo, ove 
sorge la chiesa, vuoisi che esistesse 
la casa del santo , in cui questo 
nobile romano fu strettamente rin- 
chiuso, e &tto morire fi^a i pati- 
menti di &me, nella persecuzione 
di Costanzo imperatore, seguace de- 
gli errori di Ario. Quindi venne 
edificata, e dedicata a s. Eusebio 
la chiesa, ed eretta in titolo Car- 
dinalizio, prima del pontificato di 
s. Simmaco, facendosene menzione 
negli atti di s. Gelasio I del 49^» 
nella persona di Probiano Cardina- 
le di questo titolo, e di Valentino 
arciprete, dal quale rilevasi, che la 
chiesa fosse prima governata dai 
preti, mentre presso il medesimo 
titolo risiedeva l'arciprete. Durò poi 
lungamente ad abitarvi anco il ti- 
tolare. Poscia s. Gregorio I vi pose 
la stazione nel venerdì dopo la quar- 
ta domenica di quaresima; e Papa 
8. Zaccaria, verso l'anno 745, ri- 
staurò la chiesa, la quale poscia 
venne risarcita da Adriano I, e da 
Nicolò I; ed in appresso fu ab- 
bellita da Gregorio IX, e consagra- 
ta in onore di s. Eusebio, e di s. 
Vincenzo martire nel venerdì santo 
del i23o, ponendovi l'indulgenza 
da quel giorno sino all'ottava di 
pasqua. Sulla dedicazione della chiesa 



IO 



CHI 



fatta da Gregorio IX a'ss. Eusebio e 
Vincenzo, è a vedersi il Panciroli, Ih- 
sorì nascosti pag. 3o8e3og. Que- 
sto titolo per lo più fu conferito ai 
Cardinali francesi, il perchè in que- 
sta chiesa furono seppelliti molti 
di quella nazione, e siccome s. Au- 
rea vergine era assai venerata in 
Parigi, COSI un Cai*dinal litolare 
per nome Roberto Farisiense ne fe- 
ce dipingere le gesta intorno alla 
chiesa, la quale fu pui'e da lui rin- 
novata, e beneficata. 

Sisto ly dalla chiesa di s. Pietro 
Montorio li^asfèri in questa i mona- 
ci celestini, a' quali nell'anno 1576 
Gregorio XIII diede il palazzo del 
Cardinal titolare. Ampliarono essi il 
monistero, ed ornai'ono la chiesa in 
modo, che poco vi restò dell'antico, 
meno T altare principale, die Gre- 
gorio IX consagrò colle sue mani, 
ed ove sono le reliquie de' ss. apo- 
stoli Andrea , Matteo, e Bartolomeo, 
e i corpi de' ss. Eusebio, Orosio, e 
Paolino, con parte di quello di san 
Vincenzo martire. Il corpo di s. Eu- 
sebio fu quivi trasportato dal cimi- 
terio di s. Sebastiano, e convenien- 
temente collocato da Papa s. Zac- 
caria, alloi*a quando rifece ed ornò 
la chiesa. 

Mentre vi dimoravano i mona- 
ci celestini, nel contiguo monistero 
fiorì l'accademia ecclesiastica de'con- 
cili; ma dopo che tal rispettabile 
Ordine si estinse per le vicende dei 
tempi, nel 1820, regnando Pio VII 
vi subentrarono i benemeriti Gesuiti, 
i quali avendo acquistato la chiesa 
e la casa, vi hanno formata la casa 
più volte r anno con gran frutto 
pegli esercizi spirituali, che danno ivi 
e soddisfazione del pubblico tanto 
ad ecclesiastici, che a religiosi di ai- 
tici Ordini, e secolarì. A questo fi- 
ne il Pontefice Pio VII, col bre- 



CHI 

ve emanato a' 18 febbraio nell'an- 
no 1820, dichiarò che venendo 
a vacare nella morte del Cardinal 
Firrao il titolo, eh' egli aveva di 
questa chiesa, resterebbe soppresso. 
Tuttavolta, nel i834, il titolo di 
s. Eusebio venne conferito dal re- 
gnante Gregorio XVI, il quale però 
ai 28 giugno 1889 stabiTi che reste- 
rebbe afi&tto soppresso appena sia 
lasciato dal Cardinal Pa<^ Polidori, 
attuai titolare , erigendo invece il 
titolo Cardinalizio de' ss. Andrea e 
Gregorio al monte Celio, come si 
legge nella bolla Romani Pontijicis, 
Però nel 1841 essendo detto por- 
porato passato al titolo di s. Pras- 
sede, rimase in effetto estinto il ti- 
tolo di s. Eusebio. 

Il Cardinal titolare di s. Eusebio 
anticamente era destinato nel giorno 
di lunedì a celebrare la messa sul- 
l' altare papale della vicina patriar- 
cale basiUca di s. Maria Maggiore. 
Si legge nella vita di Paolo II, che 
un Cardinale titolare di s. Eusebio, 
siccome amorevole co'Cardinali suoi 
còlleghi, lasciò fondi in sua morte 
perchè in questo suo palazzo fosse 
imbandito un pranzo al sagro Col- 
legio, intervenendovi all'improvviso 
anco quel Papa. Clemente VIII nel 
a*eare Cardinale, nel 1596, Camilla 
Borghese (che nel i6o5 divenne il 
glorioso Paolo V), gli conferì questo 
titolo. Dipoi Urbano Vili, nel 1629, 
in uno alla porpora lo diede a Giam- 
battista Pamphily, che nel 1 644 8^ì 
successe nel pontificato col nome dì 
Innocenzo X. Ai 25 dicembre 1669, 
giorno del santo Natale, non potè 
Clemente IX, per un impedimento, 
celebrare la messa in s. Maria Mag- 
giore, ne vi era Cardinal prete che 
potesse supplirlo avendo tutti cele- 
brato. I Cai'dinali diaconi, benché pre- 
ti, in quella mattina ricevono la santa 



CHI 

comunione dalle mani del Papa. 
Fra questi eravi il Cardinal Carlo 
Gualtieri ardvescovo di Fermo, il 
quale era dell' ordine diaconale , 
per non esservi alla sua esaltazio- 
ne titolo vacante. Clemente IX per- 
tanto, per non alterare i riti, di- 
chiarò allora il Gualtieri dell'or- 
dine presbiterale conferendogli il ti- 
tolo di s. Eusebio, e gli fece celebrare 
la messa solenne. Da ultimo fra i 
Cai'dinali titolali merita special men- 
zione il Cardinal Enrico Enriquez 
napoletano, che Benedetto XIV creò 
a! '26 novembre 1753. Con generosa 
munificenza i*ifald>ricò , ed abbellì 
egli questa sua chiesa, formandovi 
r interno con pilastri d'ordine joni- 
co. La volta è dipinta dal Mengs, 
e gli altari sono ricchi di nobili 
mai^mi, e di buoni quadii. La fe- 
sta di s. Eusebio vi si celebi'a ai 
i4 agosto. 

S, Eustachio^ collegiata^ diaconia 
Cardinalizia con parrocchia^ nel 
rione di s. Eustachio, 

Antichissima è l'origine di questa 
chiesa^ ohe diede il nome all' Vili 
regione della città. Si Yuole fondata 
sopra un lato delle terme d'Agri ppa, 
il quale poco distante eresse il Pan- 
theon, onde fu detta la chiesa san 
Eustachio de Pantheon. Quelle terme 
furono chiamate anche di Nerone, 
per essere state ampliate e compite 
da queir imperatore, e si chiamarono 
pure di Alessandro Severo. In questo 
stesso luogo era la casa di sant'Eusta- 
chio, nobilissimo cavaliere romano, 
della famiglia Ottavia, e gran capitano 
degli eserciti sotto Tito e Vespasia- 
no. Si converti dal paganesimo, 
quando andando a caccia sulle mon- 
tagne di Tivoli in un juogo detto 



CHI ,, 

la Menlorella o Volturella, gli com- 
parve un cervo, che ti'a le corna 
avea l'effigie di un axjcefisso, dal 
quale udì dirsi : io sono Gesù Cnslo; 
perclw mi perseguiti? Fu allora, che 
egli colla moglie Teopista, e i due 
figli Teopisto ed Agapito si convertì 
alla fede, e vennero tutti esposti 
per ordine dell'imperatore Adriano 
nel Colosseo alle fiere, le quali non 
vollero toccarli. Il perchè Adriano 
li fece morire in un bue di bronzo 
rovente, ed in questo medesimo 
luogo delle terme. 

Quivi, dice il Panciroli, i fedeli 
edificarono un oratorio in onore di 
sì invitti confessori di Gesti Cristo, 
fijichè, o da Costantino, o a' suoi 
tempi, venne edificata la chiesa, la 
quale fìi annoverata fra le primarie 
diaconie Cardinalìzie, o avanti, o nel 
pontificato di san Gregorio I del 
590. Certo è, che nel luogo ove il 
cervo apparve* a s. Eustachio, che 
allora chiamavasi Placido, dall'im- 
peratore Costantino fu edificata una 
chiesa, consagrata da s. Silvestro I^ 
e nel 1679 visitata dal Piazza, co- 
me egli a^erma a pag. 854 ^^^^^ 
sua Gerarchia, Intorno a che è a con- 
sultarsi il Galletti, Del Primicerio ^ 
a pag. 211, Da Cencio Camerario 
si sa, che Emilia moglie dì Guido- 
ne conte tusculano nel ioo4 donò 
molte possessioni, e i castelli di san 
Vito, di s. Angelo, e di Agliano alla 
chiesa di s. Eustachio. Stefania se-* 
natrice e matrona romana della det- 
ta famiglia, moglie di Alberico II, 
prima di tal tempo e verso l'anno 
99 1 , per la gran divozione che aveva 
a s. Eustachio, splendidamente re- 
staurò la chiesa, rinnovando alcune 
colonne della nave di mezzo. Quin- 
di Ottonello, conte tuscolano, in ripa- 
razione della ribellione del padre 
suo ad Alessandro III, suU' altare 



13 



CHI 



maggiore pose un dborio di marmo, 
secondo T antico rito delle basiliche, 
cioè rivolto Terso il popolo, e ne 
lasciò memoria con analoga iscrizio- 
ne. Mentre era già parrocchia, e 
collegiata con ardprete, il Pontefice 
Celestino III non solo restami la 
chiesa nel 1 196, ma con solennis- 
sitna pompa ecclesiastica la consagrò 
nella terza domenica dopo pasqua, 
riponendovi i corpi di s. Eustachio 
e delia sua fiimiglia, insieme alle 
altre insigni reliquie, che sono de- 
scritte nell' iscrizione di marmo esi- 
stente nella chiesa, in memoria di 
tal funzione. 

Innocenzo III, Conti , alla qual 
famiglia appartenne a. Eustachio, 
nel creare Cardinale il suo cugino 
Ugo, nel II 98, gli conferì questa 
diaconia, e poi nel 1227 divenne 
Papa Gregorio IX. Questi nell' ele- 
vare al Cardinalato il nipote Rinal- 
do Conti, nel 1217, |>oi Alessandro 
IV, gU diede la medesima sua dia- 
conia, la quale poscia nel 1282 fu 
da lui conceduta al Cardinale s. Rai- 
mondo Nonnato. Il perchè in ap- 
pi^esso Alessandi*o VII ne accordò il 
di lui u£Bzio al capitolo. Furono pur 
diaconi Cardinali di 8. Eustachio 
Baldassare Coscia, che nel i4 io di- 
venne Giovanni XXIII, Francesco 
Piccolomini, che nel i5o3 fu Pio 
III, e Alessandro FaiTiese, che nel 
i534 fu Paolo III. U pronipote di 
questo, Alessandro Farnese, fu bat- 
tezzato in cotesta chiesa, e poi di- 
venne sommo e valoroso capitano. 
Quivi ricevette pure le acque batte- 
simali Michelangelo Conti, che nel 
1721 fu creato Papa col nome di 
Innocenzo XI li, per cui ei*a divo- 
tissìrao della medesima, e più volte 
nel pontificato la visitò. 

Nella morte di Paolo IV, alcuni 
del basso popolo . romano , istigati 



CHI 

dai di lui nemici, ne demolirono la 
statua, e commisero aitile gravi of- 
fese alla di lui memoria. Pio IV» 
il quale gli successe nel i559, subito 
comandò al senato di Roma, che in 
espiazione di sì gran reato, ogni an- 
no si recasse ai 1 7 gennaio in que- 
sta chiesa ad assistette alla messa 
cantata: dipoi venne stabilito, che 
in quel giorno non avesse piti luo- 
go tale assistenza nella chiesa di s. 
Eustachio, ma invece si fòcesse l'of- 
ferta in quella della Minèrva dì un 
calice d'argento, con torde di cera 
ec. Dal pontificato di s. Pio V, in 
questa chiesa di s. Eustachio si so- 
levano conferire i gradi di dottore 
agli studenti dell'università romana 
posta presso la medesima; e nel 
giorno di s. Luca ivi pure si &ce- 
va l'orazione per l'apertura di quel- 
le scuole. Quivi nella cappella di 
s. Michele Arcangelo, de' procurato- 
ri di collegio {Vedi)^ si celebrava 
solennemente la festa della Dedica- 
zione, con l'intervento degli udito- 
li di Rota, degli avvocati concisto- 
riali, e degli avvocati delia curia 
]*omana, recitando il sermone un 
alunno del collegio Nazareno. Tale 
cappella dal capitolo ei*a stata do- 
nata nel 160 5 al suddetto collegio, 
ma siccome spesso insorgevano liti- 
gi. Benedetto ' XIII ai 16 maggio 
1729 rivocò la donazione, col decre- 
to Essendo per anchcy presso il BulL 
Rom, tom. XIII. p. 892. In questa 
chiesa furono istituite due confra- 
tei*nite, una del ss. Sagramento, l'al- 
tra di s. Giuliano, ma quest'ultima 
non esiste più. Avendo Clemente VIII 
nell'anno 1598 ricuperato all'assoluto 
dominio della Chiesa romana il du- 
cato di Ferrara, il senato romano- 
in rendimento di grazie a Dio, sta- 
bili di recarsi ogni anno ai 3o gen- 
naio nella chiesa di s. Eustacliio, e 



CHI 

farri TofìTerta di un paliotto di seta, 
di velluto, o di altro drappo, ovve- 
VQ dì una pianeta egualmente di 
drappo, e quindi assistere alla mes- 
sa solenne, dopo la quale un alun- 
no del collegio Salviati pronunzia 
un'orazione. Prima ed ogni anno 
nella festa del santo titolare ai 20 
settembre, lo stesso senato romano 
faceva l'oblazione di un calice di 
argento con torcìe di cera , ma ora 
lo ÙL soltanto ogni dieci anni. 

In pi*ogresso di tempo, e per la 
sti*aordinaria inondazione del Teve- 
re, accaduta nel pontificato di Cle- 
mente Vili, rovinò FanticQ impor- 
tante archivio, e la chiesa di mol- 
to sofin. Laonde con esemplare ge- 
neroàtà, il canonico di essa, don 
Flaminio Moroli di s. Quiiico, dio- 
cesi di Camerino, ne intraprese la 
riedificazione dai fondamenti, con 
disegno dell'architetto Cesare Cro- 
vara, o, come altri lo chiamano, 
Antonio Canevarì, concon*endoTÌ pu- 
re il capitolo, e ponendovi la pri- 
ma pietra ai 2 settembre 1701, con 
autorizzazione del Cardinal vicario di 
Roma, l'arciprete della collegiata 
Ferdinando Cacdaguerra. Ha questa 
chiesa un portico, sostituito all'an- 
tico, con colonne e capitelli di or- 
dine ionico. L'antico campanile, che 
tì è contiguo, secondo alcuni, ha 
le campane della distrutta città di 
Castro. Saranno esse forse quelle 
del comune, o di qualche diiesa 
principale di quella città, dappoiché 
il Cancellieri nelle sue Campane a 
pag. 36, e nel suo Mercato, o\e fa 
la storia della chiesa di s. Agnese 
a piazza Navona, dice a pag. 117, 
che le campane della cattedrale di 
Castro, furono per ordine di Inno- 
cenzo X trasportate in Rorna^ e po- 
ste sopra un ingegnoso castello di 
legnoi acciocché il moto non ofien- 



CHI 



i3 



desse la muraglia della detta chie- 
sa da lui edificata. Alcuni altari dei> 
le cappelle hanno buoni quadri, 
ed il maggiore, architettato dal Sal- 
vi, discepolo del Canevari, fu eretto 
dalla munificenza del Cardinal Cor- 
sini nipote di Clemente XII, dia- 
cono di quest^ chiesa, che lo fece 
decorare di bronzi dorati, di magni- 
fici candellieri, e pose il corpo di 
s. Eustachio in preziosa uiiia di 
porfido rosso, dopo averne fatta la 
solenne ricognizione nel 1789, alla 
cui processione intervenne il sagro 
Collegio. Il capitolo e composto di 
sei canonici di prima erezione, e di 
tre di seconda erezione, e di nove 
beneficiati , . cioè quattro di prima, 
e cinque di seconda erezione. I 
canonicati di prima erezione sono 
nomina del Cardinal diacono , 
quelli di seconda spettano ai ca- 
nonici di prima erezione. I bene- 
ficiati poi parte sono nominati dal 
Cardinal diacono, e parte dai ca- 
nonici di prima erezione, s'intende 
quando il canonicato, o beneficiato 
non sia aJQTetto alla Santa Sede , 
nominando allora il Papa. Il p. Ata- 
nasio Kircher scrisse V Historia Eu^ 
stachio'Mariana etc, Romae i665. 
Le prime quattro parti di questo 
libro ci presentano la storia della 
femiglia detta di s. Eustachio, e 
molte notizie ci somministrano dei 
diversi rami della famiglia Conti 
ricavate dal Zazzara. La quarta par- 
te poi, cioè l'ultima, tratta della 
storia di questa chiesa. 

Ss, Faustino e Giovita de Bre^ 
scianL V. Bbescia. 

4$*. Francesca Romana. V. Chiesa 
DI s. Maru Nuova. 

S, Francesco a monte Mario. V* 
GiROLAMiNi, a' quali appartiene. 



i4 CHI 

S. Francesco di Paola. V, Pao- 
LOTTi, a' quali appartiene. 

S. Francesco a Ripa. V. Franck- 

SCAiri MINORI OSSERVAim RIFORMATI, 

cui spetta. I 

S, Galla, V. Ospedale di s. Gaila. 

S, Gallicano* V, Ospedale di san 
Gallicano. 

Del Gesù". V, Gesuiti, a' quali ap- 
partiene. 

Di Gesù" e Maria al Corso. V. 
Agostiniani scalzi, cui spetta. 

Ogni quadriennio, per la festa 
di san Nicola da Tolentino, il sena- 
to romano fa l'oblazione di un ca- 
lice di argento, e di torce a que- 
sta chiesa, ed altrettanto fa per la 
festa di s. Tommaso di Villanova. 

aS*. Giacomo in Augusta detto dc" 
gV incurabili. V. Ospedale di s. 
Giacomo degl' incurabili. 

S. Giacomo alla Longara delle 
agostiniane. V, Agostiniane con- 
vertite. 

S. Giacomo di Scossacavalli. V. 
Arciconfraternita del ss. Sagra- 
mento nel volume II , pag. 3oo 
del Dizionario. 

Ss, Gervasio e Protasio^ tìtolo Car- 
dinalizio soppresso. V. Chiesa di 

S. VrTALE. 

i$*. Giorgio in VelabrOy diaconia 
Cardinalizia, in cura dell'adunanza 
dei giovani dì s. Maria del Pianto 
presso l'arco di Giano, e di Settimio 
Severo, nel rione Ripa. 



CHI 

Varie sono le opinioni degli scrit- 
tori perchè quest' antichissima chie- 
sa si chiamasse in Velabro. Alcu- 
ni opinano, che ciò derivasse allo- 
ra quando il Tevere passando sot- 
to il Campidoglio , ingrossando , 
allagava questo luogo, per cui oc- 
con'eva passare da questo sito del- 
le radici del l'Aventino su barchette , 
donde si trasse l'antico vocabolo 
di P^elalura^ cioè trasportare da un 
luogo all'altro. Altri dissero, che si 
chiamasse in f^elo aureo jper cogni- 
zione del volgo, che ne' bassi tempi 
pigliava il B per V. Che si debba 
chiamare in Velabro^ e non in P^e- 
lo aiireo y lo abbiamo da Tibullo. 
Sì chiamò ancora questo luogo Puteal 
Libonisj o dal tribunale di Libone, 
ovvero dal coperchio di un pozzo 
molto celebre presso i romani per 
alcune gentilesche superstizioni. Fu 
altresì detta. Basilica Semproniana, 
per la casa che ivi Tito Sempronio 
acquistò , la quale avea appartenuto 
a Scipione africano, che vi avea feb- 
bricata una basilica. Nelle vicinanze 
eravi il luogo dove nel detto tri- 
bunale , per la sede che aveva Li- 
bone, si citavano i debitori, e ada- 
navansi i mercanti pei loro traffichi, 
perciò chiamata ad Sedem. La fon- 
te quivi vicina, denominata di s. 
Giorgio, vuoisi che fosse l'antica di 
Giuturna, le cui acque sono repu- 
tate efficaci alia sanità. Il tempio 
di Giano quadri fonte, che le sta 
dappresso, era il termine della via 
trionfele ; e l' attiguo arco, detto de- 
gli argentarii, fu eretto a Settimio 
Severo, a sua moglie Giulia Pia, 
ed a' loro figli Caracalla e Geta dai 
banchieri, o cambiatori di moneta 
del vicino foro Boario, per cui fa 
detto anche Arco Boario, e Arco <fi 
Settimio. 

La chiesa, che alcuni chiamano 



CHI 

l)asilica9 venne edificata sugli avanzi 
della basilica Semproniana, ma se ne 
ignora l'epoca. Solo si sa, che ai 
tempi di s. Gregorio I era già in- 
signe, ed eravì monistero di mona- 
ci coU'abbate, al quale, per nome 
Martiniano, quel Pontefice ordinò 
la riedificazione, acciocché venisse 
uffiziata con diligenza. Quindi la di- 
chiarò diaconia Cardinalizia, e vi 
pose la stazione nel secondo giorno 
di quaresima. S. Leone II, creato 
neir anno 682, non solo la ristorò, 
ma volle dedicarla pure a s. Seba- 
stiano. Dipoi il Pontefice s. Zacca- 
ria, dalla basilica lateranense, vi fe- 
ce con solennità ti*asportare il capo 
di s. Giorgio, nella quale occasione 
rifece la chiesa, dove fu pure col- 
locata un'ampolla di sangue. Ora 
però più non esistono Io stendardo, 
e il ferro della lancia di questo 
santo martire, e valoi'oso capitano. 
S. Gregorio IV la ristorò dalle in- 
giurie del tempo, vi fece un bellis- 
«mo portico ornato di pitture, eri- 
gendo da' fondamenti la nobile tri- 
buna e la sagrestia, oltre i ricchi 
donativi, di cui fu largo in sagre 
suppellettili. Vuoisi che anticamen- 
te fosse governata dai greci, come 
rilevasi da molte iscrizioni, che si 
conservano nella chiesa. Da quella 
poi in caratteri gotici di certo Ste- 
rno della Stella ( il quale si asseri- 
sce autore del portico, e che leggesi 
nella cronica del medesimo) si ri- 
leva, ch'egli era il priore della chie- 
sa, la quale in quell'epoca era già 
divenuta collegiata di canonici seco- 
lari. Laonde nel presbiterio, oltre 
una sedia piti eminente, vi furono 
eretti gli stalli canonicali. Il Cardi- 
nal Iacopo Gaetano Stefaneschi, che 
dallo zio Bonifacio Vili era stato 
fatto Cardinale diacono di s. Gior- 
gio, verso il 1295^ fece dipingere 



CHI i5 

la tnbuna da Giotto, e con licenza 
del Papa trasportò nella basilica 
vaticana parte del capo di s. Gior- 
gio, reliquia xhe poi fu derubata 
nel sacco di Borbone, e donò pure 
a detta basilica la vita del santo 
scritta in pergamena, con miniatu- 
re, che fece eseguire dallo stesso 
Giotto. Il Cardinal diacono Pietro 
Tomazzelli, nel iSSg, divenne Pa- 
pa col nome di Bonifacio IX, e il 
Cardinal diacono Ottone Colonna, 
nell'anno 1417, fu esaltato al pon- 
tificato col nome di Martino V. 
Ai 23 aprile celebrasi la festa di 
san Giorgio, avendo luogo quella 
di s. Sebastiano ai 20 gennaio. Il 
Ciacconio poi dice, che nella stessa 
solennità di s. Giorgio, mentre s. Leo- 
ne III partiva dal patriarchio late- 
ranense per celebrarvi solennemente 
la messa, fu assalito dai ribelli. 
Altri però descrivono tale avveni- 
mento ad altra epoca. Certo è, co- 
me abbiamo dal Panciroli, che nel 
di medesimo il popolo romano dal 
Campidoglio si recava formalmente 
in questa chiesa con uno stendardo, 
che eravi benedetto, e poscia segui- 
va r offerta di alcune torcie di ce- 
ra. Il perchè tuttora il magistrato 
romano, ai 23 aprile, fa l'oblazio- 
ne di torcie, e di òlio. 

Paolo y,nel 161 1, conferì questa 
diaconia colla porpora a Iacopo SeiTa 
genovese, che restaurò la chiesa. Sic- 
come poi erano diminuiti i canonici 
della collegiata, e ridotti a cinque, po- 
se ad .uffiziarla gli agostiniani scalzi 
della congregazione di Genova, rima- 
nendo di collazione del Cardinal dia- 
cono alcuni canonicati senza l'obbli- 
go dell' ufiiziatura. Poscia Clemente 
IX restaurò il portico, ed anco il 
Cardinal Giuseppe Renato Imperia- 
li, ch'ebbe questa diaconia nel 1 690 
da Alessandro Y1II| ne fu benefat- 



i6 



CHI 



tore, chiudendo il portico con can- 
celli di ferro, togliendo rumidità del 
pavimento e delle pareti colla rinno- 
vazione del tetto, e del nobile soffitto. 
Finalmente, per le note vicende de- 
gli ultimi anni del secolo passato, e 
dei primi del corrente, essendosi 
la chiesa ridotta in abbietto stato, 
non poterono ritornarvi gli agosti- 
niani scalzi. Pio VII la concesse al- 
la pia adunanza fondata da Bene- 
detto XIV nella chiesa di s. Marìa 
del Pianto, il direttore della quale 
monsignor Antonio Santelli, came- 
riere di onore del Papa regnante, 
coi soccorsi, che il suo zelo eccle- 
siastico ottenne dai Pontefici,' e da 
diversi pii pei'sonaggi, la restaurò, 
e la fornì di paramenti e di arredi 
sagri. Provvide alla sua consei^va- 
zione, ottenendo da Leone XII, che 
con un muro fosse sostenuta la ter- 
ra che gravitava sulla chiesa ; e sic- 
come un fulmine avea prodotto mol- 
ti danni, ottenne dal Papa i*egnan- 
te, che fosse assicurata la sua soli- 
dità con opere coriispondenti , ed 
anco abbellita, e perciò eresse due 
lapidi onorevoli alla memoria dei 
due Pontefici . Allorquando Pio 
VII diede questa basilica alla men- 
zionata pia adunanza, siccome sussiste- 
vano le prebende dei cinque canoni- 
cati, col breve Cunctis uhique pa- 
teat dei 20 dicembre 1822, per 
incoraggire i chierici, che a que- 
st'opera utilissima di cristiana edu- 
cazione gratuitamente si prestano ^ 
dispose, che il direttore prò tempore 
avendo riguardo alla condotta dei 
medesimi, ed airanzianità nel pre- 
starsi alla detta opera pia, avesse 
la nomina di tre canonicati, da coih 
ferirsi dal Cardinal diacono. Dispose 
inolti*e di rivolgere la rendita degli 
altri due canonicati pel manteni- 
mento della chiesa, fintantoché al- 



CHI 

trottante rendite non le yenissero 
accordate, e che allora il direttore 
deir adunanza avrebbe la nomina di 
cinque canonicati, da conferirsi pure 
dal Cardinal diacono di questa chiesa, 
la qual trovasi col suo antico por- 
tico retto da colonne di marmo. 
L' intemo è a tre navi divise da 
quindici colonne, quattro scanalate 
di paonazzetto, ed undici di granito 
bigio. Le quattro piccole, che sos- 
tengono il baldacdiino dell'altare 
maggiore, sono di marmo bianco, e 
le pitture della tribuna sono state 
da ultimo restaurate: le lapidi, che 
erano sul pavimento vennero distri- 
buite sulle pareti. Il p. Federico da 
6. Pietro ci ha dato. Memorie isto- 
riche del sagro tempio^ o sia dia' 
conia di san Giorgio in Velabro^ 
Roma 1791* 

S. GiorJNNi di Dio o Colabita, 
V, Benfratelli, ai quali religiosi 
appartiene. 

In questa chiesa, ai i5 gennaio, 
si celebra la festa del Santo, nel 
qual giorno il magistrato romano 
ogni quattro anni fa Toffeiiia d'un 
calice d'argentOi e di torcte è& òcra. 

*S1 Giovanni Decollato, V, Arcigoit- 

FRATBRmTA DELLA MlSBRlCORDiA , 

cui spetta» 
S, Giovanni de^fiorentini. P^.Axici* 

CONFRATERNITA DELLA PìETa' D£[ 
FIORENTINI. 

*S Giovanni in fonte ^ ossia Batti" 
sterio lateranense, presso la basi- 
lica di questo nome^ 

Questo tempio, che attualmente 
serve all'uso di fonte battesimale, 
viene riguardato come una basiUca» 



CHI 

Un' antica tradizione afferma, che 
Costantino magno imperatore vi ab- 
bia ricevuto il battesimo da Papa 
s. Silvestro I, ed è perciò, che si 
chiama ancora il battisterìo di Co- 
stantino. È celebratissimo per le sue 
memorie ecclesiastiche , pe' suoi no- 
bili pregi, e per essere contempo- 
raneo alla. edificazione della patriar- 
cale basilica laterànense. Avanti pe- 
rò di accennaiiie le cose principali, 
oltre quanto si disse all'articolo Bat- 
tisterìo, ci sia pure permessa una 
breve digressione su di un punto 
storico, che esercitò le penne di 
gravissimi autori, cioè dove, e da 
chi Costantino fu battezzato. 

£i*uditamente si controverte tra 
gli autori, se Costantino magno sia 
o no stato battezzato in Roma, e in 
questo luogo da s. Silvestro I. Per 
la parte, che sostiene aver tal impe- 
ratore rìcevuto il battesimo in Ro- 
ma dal detto Papa, come si ha 
dagli atti dello stesso s. Silvestro 
(i quali però la maggior parte dei 
critici non riceve per legittimi), fra 
gli altri si dichiarano i."^ monsignor 
Bianchini, in noL ad Anastasium^ 
tom. II, sect. 25, pag. 298, che per 
altro fu confutato dal Zaccaria, nelle 
note al libro, Ada ss, Bollandiana 
apologedcis libris . . . vindicata pag. 
236, e dal p. Berti nella Dissert. 
histor. tom. HI, dissert. Il; 2.° il 
p. Mattia Furmanno, eremita di san 
Paolo, coìV Historia sacra de baptismo 
Constantini max, aug. coUoquiisfa- 
miliaribus digesta , pars /, compie^ 
ctens fictìtìum magni hujus impe^ 
ratoris baptismum nicomediensem , 
Romx 1 743 , in due tomi ; 3.*" Il 
p. Antonmaria Lupi gesuita, nelle 
sue Tesi storico-cronologiche criticlie 
Jilologiche sopra la vita di Costan- 
tino magnoj che colle aggiunte del 
citalo Zaccaria, stanno nel tomo IX 
VOI,, xn. 



CHI 17 

delle Simhole Gorianej 4«° H pad. 
Giovanni Busco gesuita, colla Disputa" 
iio theologica de baptismo Constantini 
magni j Moguntiae, i5Sg; 5.*" Il p. 
Sangallo, nelle Gesta de' Pontefici j 
tomo III, nella vita di s. Silvestro 
I, pag. 4i8e seQ, Per la parte poi, 
che sostiene avere ricevuto in Nico- 
media 1' imperatore Costantino il 
battesimo, vicino a morte, e nell'an- 
no 337, come si ha da Eusebio, 
celebre scrittore di quel tempo, ben- 
ché ariano e perciò sospetto favo- 
revole al suo partito, lib. IV «fe vita 
Constantini cap. 61 et 62, si trova- 
no i seguenti autori ; i .° Natal Ales- 
sandro, hist. Eccl, scec, IV, dissert. 
23; 2.*^ Papebrochio, in Comment 
hist. de s, ConstantinOj 21 maii, 
cap. 2 et 4» 3.*^ Mamachi , Orig, 
et antiquitat. Christianar. tom. II, 
pag. 332, non che la maggior parte 
de' critici moderni. Per la strada 
poi, che abbraccia l'una e l'altra 
sentenza, scrisse l'erudito spagnolo 
Matteo Aimerich la Dissertatio hi' 
storico-critica, et theologica de duplici 
Constantini magni baptismate, ro- 
mano uno, nicomediensi altero, che 
sta nel fine della sua opera , Novum 
lexicon historicum et' criticum, Bas- 
sani 1787. Il Berongosio poi, scrit- 
tore del secolo XII, scioglie la que- 
stione in altro modo, nel lib. Ili, 
de invent, et laude s, Crucis, cap. 7^ 
nella Biblioth, Patrum tom. XII, 
pag. 363, dicendo che il Pontefice 
san Silvestro I fu con due nomi 
chiamato, Eusebio dai greci, e Sil- 
vestro dai romani; laonde dicono il 
vero quelli, che affermano battez- 
zato Costantino da Silvestro, e quelli 
che lo dicono battezzato da Eusebio 
vescovo. /^. Sandini, Disput, \i , 
de baptism. Const, imper. In tal 
controversia il Novaes addita una 
via per salvare la tradizione del 

2 



i8 



CHI 



battesimo di G)stantìno conferitogli 
da s. Silvestro I, in Roma, cioè 
dicendo, che non Costantino impe- 
ratore,, ma bensì un altro Costan- 
tino fratello di lui fu il risanato 
dalla lebbra per mezzo del battesi- 
mo datogli da s. Silvestro I. Che 
vi sia stato questo Costantino, fra- 
tello deir imperatore per parte di 
Teodora sua matrigna, e console 
nell'anno 896, lo dimostrò già il 
diligente Tillemond, appoggiato alla 
autorità di Eutropio, Ammiano, 
Teofane, Zonai^a, ed altri. Che poi 
sia questi il Costantino battezzato 
da s. Silvestro, chiaramente il No- 
vaes lo lesse negli atti di Liberio, 
in un codice dell' Vili secolo, pub- 
blicato dal p. Amort, Jur. Canon, 
tom. I, pag. 385, avendolo ritrovato 
nella canonica de' canonici regolari 
della cattedi*ale chiemense nella Ba- 
viera, nel quale due volte si fa 
menzione di detto battesimo, ammi- 
nistrato a Costantino zio dell'impe- 
ratore Costante , e però fratello 
dell' imperatore Costantino. 

Celato è, che Costantino magno 
accanto al suo palazzo eresse questo 
sontuoso battisterìo, della cui ma- 
gnificenza e celebrità diversi scrit- 
tori fecero menzione, essendo stato 
sempre dalla munificenza de' Ponte- 
fici restaurato ed abbellito, massi- 
me da Sisto III, Celestino III, Leo- 
ne X, Gregoiio XIII, Clemente Vili, 
Urbano Vili ed Alessandro VII. Tro- 
vasi pertanto descritto il fonte battesi- 
male nel citato ai*ticolo Battisterìo, 
▼ol. IV, pag. 227, ove pure dicem- 
mo, che questo solennemente si be- 
nedice nel sabbato santo, e nel sab- 
ba to di pentecoste, e dopo la be- 
nedizióne del fonte ha luogo il bat- 
tesimo degli ebrei adulti , e degli infe- 
deli, se vi sono. Solo aggiungeremo, 
che da ambedue i lati esistono due 



CHI 

cappelle, le quali vennero edificate 
da s. Ilaro , che divenne Papa l'an* 
no 4^1, una dedicata a s. Gio. Bat- 
tista, l'altra a s. Gio. Evangelista. 
Questa seconda fu oniata da Cele- 
stino III, ed ambedue vennero ab- 
bellite nel i597 da Clemente Vili. 
E da notarsi, che s. Ilaro fu cam- 
pato da gravi pericoli in Efeso al- 
lorché vi fu spedito in qualità di 
legato apostolico pel concilio del di 
lui antecessore s. Leone I Magno, 
e che conoscendo egli un tal bene- 
fizio dalla intercessione di s. Giovan- 
ni Evangelista cui erasi caldamente 
raccomandato , nell' intitolargli la 
cappella, lo chiamò suo liberatore, 
come dalla iscrizione, che si legge- 
nell'architrave della porta d'ingres- 
so alla cappella medesima. Sono da 
osservarsi gli antichi e bei mosaici, 
dei quali è ornata la volta della 
cappella. Dalla parte opposta del 
battisterìo sono vi due cappelle edi- 
ficate nel 1 1 53 da Anastasio IV. 
Quella a destra delle ss. Ruffina e 
Seconda, i cui corpi si venerano 
sotto l'altare, nel 1757, fu conce- 
duta a monsignor Lercari, il quale 
la restaurò e decorò di marmi, eri- 
gendovi i depositi di due suoi pa- 
renti. L'altra cappella dicontro, de- 
dicata ai ss. Cipriano e Giustina 
martiri, i corpi de' quali parimenti 
rìposano sotto l'altare, fli contem- 
poraneamente abbellita con marmi 
dal canonico Pietro Antonio Borgia , 
che l'acquistò, e vi eresse il depo- 
sito a monsignor Alessandro Borgia 
suo fratello. Ai lati della porta este- 
riore di questa cappella, corrispon- 
dente al cortile della sagrestia della 
basilica, vi sono due grandi colon- 
ne di porfido, con sopra un antico 
architrave con fregio di ottimo in- 
taglio, che appartennero alla casa 
di Plauzio Lateitino, cui Costantino- 



CHI 

donò a s. Silvestro I; e che antica- 
mente serviva d'ingresso al battiste- 
rio. V, Rasponi De bapdsterii late- 
ranensis forma ^ et variis efus stru- 
cturis p. 212, et de redditìbusy seu 
amuds proventibus baptisterii Idte^ 
ranensis p. 21 5. Quid Ronutnus 
Pontifex in baptisterìo laleranensi 
oUm agere consueverìt, p. 217. Fi- 
nalmente contiguo a s. Giovanni in 
Fonte trovasi iin oratorio sagro a 
s. Venanzio vescovo e martire, &b- 
brìcato da Giovanni lY nel 640, il 
quale dalla Dalmazia fece ivi traspor- 
tare il corpo del detto santo insieme a 
quelli dei ss. mai'tirì Anastasio e 
Mauro, che ripose sotto Taltare, cui 
pei*ò dedicò a s. Lucia, come si leg- 
ge nel Piazza, Menologio p. 3i3. 
Ma essendo morto quel Pontefice 
nel 64*2, l'immediato successola Teo- 
doro I diede compimento a questo 
oratorio. Sui medesimo altare si vene- 
ra un'immagine di Maria Vergine, per 
cui quest'oratorio dal iSjS in poi, 
prese il nome di oratorio di s. Maria 
in Fonte. Nella tribuna evvi un anti- 
co mosaico fatto nei secolo suindi- 
cato, coi ritratti dei mentovati Pon- 
tefici. Questo oratorio fu concesso 
alla famiglia Ceva, che lo fece rìn- 
novare dal cav. Rainaldi, e da altri. 
P^, il Panciroli, Tesori nascosti . 

S. Giovanni de* Genovesi V, Ge- 

IfOVA. 

S. Giovanni in Lateranoj prima 
chiesa deW orbe cattolico ^ prima 
delle cinque basiliche patriarcali 
in cura del capitolo con parroC' 
chia^ nel rione Monti, 

Nomi^ coi quali è stata chiamata ^ 
e sue qualificlie. 

Donata la pace alla Chiesa, dopo 
lunghe e sanguinose pei*secuzioni , 



CHI 19 

r imperatore Costantino per mag- 
gior trionfo del cristianesimo, volle 
innalzare sul monte Celio, nella casa 
di Plauzio Laterano, il celebra tissi- 
mo e Tenerando tempio, che venne 
dedicato pubblicamente da 5. Silve- 
stro I, romano Pontefice, al Salva- 
tore, nel quale i sommi Pontefici 
stabilirono la loro sede. Quindi, sino 
dalla sua prima erezione, questa sa- 
crosanta basìlica fu appellata coi più 
gloriosi titoli, de' quali noi accenne- 
remo i principali. Si chiamò peitan- 
to Asilo, e tempio di misericordia 
de'fedelij dappoiché entmvasi in esso 
di giorno e di notte per molte poli- 
te, non mai chiuse da altro che da 
ripari, cortine, veli, o portiere, cui 
l'Anastasio chiamò SiparH, Imper- 
ciocché, oltre la riconciliazione, e le 
grazie spirituali, che i fedeli quivi 
ottenevano da Dio, in forza delle 
leggi ecclesiastiche ed imperiali, ri- 
spettavansi altresì quelli, che si erano 
rifugiati in quel santissimo luogo. 
Si disse lateranense questa basilica, 
dal luogo ove fu edificata; costane 
tinianay dall' imperatore che la edi-* 
fico; AqX Salvatore^ dal titolo ch'ebbe 
nella dedicazione; dei ss, Giovanni 
Battista, ed Evangelista, perché nel 
I i44j Lucio II vi aggiimse il loro 
culto particolare, e quindi prese il 
nome di s. Giovanni che pur oggi 
tx)nserva; aurea, dalla sua preemi- 
nenza sopra tutte le aitile, e dai 
copiosi e preziosi doni, e possedi- 
menti de* quali venne arricchita da 
Costantino medesimo; prima sede, 
chiesa, e sede apostolica, sedia di 
s, Pietro,^ patriarchio, episcopio del 
vescovo de* vescovi, chiesa romana, 
chiesa universale, madre, capo, e 
maestra di tutte le chiese, aula di 
Dio, aula re^a, ec. ec. Per essere 
essa la prima delle cinque patriar- 
cali si dice anche arcibasiiica, e 



20 



CHI 

nello stemma vi si leggono le se- 
guenti parole: sacrosancla lateranen- 
sis ecclesia omnium urbis et drbis 
ecclesiarum mater et caput 

Gregorio XI, nella sua prima 
costituzione, emanata nel 1371 in 
Avignone, Super Universas^ Bull, 
del Cherubini, tom. I, pag. 288, 
dichiarò, che la basilica lateranense 
era la sede principale del sommo 
Pontefice, e la piima nella dignità 
fra tutte le chiese, siccome catte- 
drale del Papa. Suscitatesi in pro- 
gresso di tempo delle vertenze per 
parte del capitolo di s. Pietro sulla 
preeminenza di questa patriarcale ba- 
silica, pretendendo che questa pre- 
rogativa potesse competere alla ba- 
silica vaticana, dappoiché i sommi 
Pontefici avevano colà trasferito il 
loro domicilio, il Pontefice s. Pio V 
fece studiare le ragioni dall'una e 
dall'altra parte dal sacro tribunale 
della romana Rota, e decise colla 
costituzione, che comincia Infirma ^ 
BuU, tom. II , la causa in favo- 
re della basilica lateranense, im- 
pose perpetuo silenzio, e sotto gra- 
vissime pene vietò il muovere que- 
stione su tale argomento , appro- 
vando del tutto la sopraccitata co- 
stituzione di Gregorio XI, la quale 
già era stata approvata da Martino 
V, e Paolo III. Ciò era stato ricono- 
sciuto dalla venerabile antichità, ed 
oltre la iiTefragabile testimonianza, 
che ne rendono i versi già scolpiti 
nel marmo sopra il cornicione an- 
tico del portico della medesima ba- 
silica, che vennero riportati fedel- 
mente nel nuovo, allorché Clemente 
XII fece costruire la sontuosa fac- 
ciata esterna che ora si ammira, 
più e più documenti lo attestano. I 
versi sono i seguenti: 

Dogmate Papali datar, ac simul 
Imperiali 



CHI 

Quod sii cunctarum Mater ^ Ca' 

put Ecclesiarum^ 
Hinc Sahatoris coelesUa regna 

Datoris 
Nomine sanxerunt cum cuncta 

peracta fuerunt 
Sic sumus ex toto, conversi sup' 

plice voto, 
Nostra quod hcec cedes tibi Christe 

sit inclyta sedes. 

Tra i molti documenti antichi, 
che potrebbonsi riportare, e che 
meglio possono leggersi nell'opera 
del Cardinal Rasponi, De basilica^ 
et patriarchio lateranensi ^ Romae 
16 56, a pag. 9, De variis nomini' 
bus hzijus basilicce, cap. II; De di gai- 
tate hujus basiliccej cap. III, pag. 1 1; 
non che nel Piazza, Gerarchia pag. 
3^9 e seg., non sono da tralasciarsi 
le espressioni usate in una bolla dal 
grande Innocenzo III, il quale così 
si espresse : Silvester Papa prcedeccs' 
sor noster in lateranensi basilica^ 
quam ad honorem sancii Salvatoris 
devotio Jundaverat Constantini^ Pon- 
tijlcalem cathedram stabilivit^ ut 
quce post pacem concessam Ecclesice, 
in Urbe tempore prima fuit, nulli 
esset in orbe dignitate secunda . 
Né si debbono omettere le magni- 
fiche parole di s. Bernardo, il qua- 
le nel sermone dei privilegi di 
s. Giovanni Battista, così si esprime: 
Decimus honor est asserlio matris 
Ecclesice. Hxc enim mater et ma' 
gistra omnium ecclesiarum ecclesia 
Romana, cui dictùm est: Ego prò 
te rogavi ut non deflciat fides tua : 
in honorem s, Joannis Baptistce post 
Salvatori^ nomen consecrata est et 
signata. Dignum namque erat ut 
sententiam sponsi, sponsce sequeretur 
auctoritasj et singularem amicum 
ejus illuc proveheret ubi principatum 
ipsa contenditi Electio procul dubio 



CHI 

singularìs est in illa ipsa Urbe Joan- 
nem vindicare priniatum ecclesùe, 
quam coeli dito lumùtaria ^ morie 
clarissima consecrarunt. 

Notizie deW erezione della basilica ^ 
sue riedificazioni , ed abbellii 
menti. 

I prodigiosi favori compartiti da 
Dio a Costantino imperatore parti- 
colarmente nella guerra contro Mas- 
senzio, come dicemmo all' articolo 
Chiesa o Tempio, lo indussero non 
solo ad abbracciare la religione cri- 
stiana, e a proteggere ì di lei se- 
guaci, ma altresì a rendere pubbli- 
co e solenne il culto di Gesù Cri- 
sto, impiegando immense somme 
nell'erezione, decoi*azione, e dotazìo- 
ne delle chiese. La prima di queste 
volle egli, che fosse nel suo mede* 
simo palazzo lateranense {Vedi) in 
una forma magnifica, di cui pose 
la prima pietra s. Silvestro I nel- 
l'anno 324. Questo Pontefice pure 
solennemente la consacrò a' 9 no- 
vembre ad onore del Salvatore, 
l'immagine di cui eguale a quella 
del mosaico nella sommità della 
ti'ibuna rimasto illeso in tutti gli 
incendii, ^i vide in quella circostan- 
za miracolosamente apparire alla 
presenza del popolo romano. Intor- 
no alla ricordata miracolosa appa- 
rizione del Salvatore, il Crescimbe- 
ni nella descrizione di questa basi- 
lica al capo XIV riporta i docu- 
menti che si hanno. 

I Sommi Pontefici furono in ogni 
tempo solleciti di mantenere questa 
basilica nella magnificenza con cui fu 
da Costantino fabbricata, e ne vol- 
lero anzi aumentare il decoro. L'ar- 
ricchirono di sacre suppellettili, ne 
ornarono tutte le parti, come in ap- 
presso diremo, e la renderono in- 



cai 



11 



signe e venerabile per la quantità, 
e quahtà delle sante reliquie, che 
ivi riposero. In questa basilica si 
conserva la tavola, su cui il Salva- 
tore fece l'ultima cena cogli apo- 
stoli, allorché istituì la ss. Eucari- 
stia; la veste di porpora che gli fu 
messa in dosso nel pretorio di Pi- 
lato; il velo col quale quando fu 
denudato venne ricoperto dalla b. 
Vergine , velo macchiato del di lui 
prezioso sangue; asperso pure di 
sangue è il sudario stato messo nel 
volto del Redentore quando fu po- 
sto nel sepolcro, e che qui si con- 
serva insieme alla veste di luì iu- 
consutile, ed a parte dell'asciugatoio 
col quale lo stesso nostro Salvato- 
re asterse nel cenacolo i piedi agli 
apostoli ; parte della spugna colla 
quale gli fu dato il fiele, mentre 
era agonizzante sulla croce ; una 
porzione di questo legno di nosti*a 
redenzione, situato in mezzo ad una 
tavola formata delle ceneri de' santi 
martiri, olti*e ad altra porzione di 
detto ss. legno, che si venei^a in un 
colla spina della corona, e particel- 
la del titolo posto sulla croce di No- 
stro Signor G. C. donata alla ba- 
silica dal Cardinal Lambruschini. 
Si conserva altresì in questa basili- 
ca alcun po' di sangue ed acqua 
usciti dal costato di Cristo. 

Innumerabili sono le altre re- 
liquie, che ivi si custodiscono, e che 
vengono descritte dal Crescimbeni 
a pag. 93 e seg. Noi, per nominare 
le princìpah, diremo, che vi sono il 
velo ed i capelli della b. Vergine; 
parte del mento di s. Gio. Battista, 
insieme colle ceneri, sangue, e cili- 
cio di lui; le teste de' ss. Pietro e 
Paolo {Fedi); un dente di s. Pie- 
tro ; la tazza in cui a s. Gio. Evan- 
gelista fu posto il veleno, colla di lui 
tunica, e porzione della catena con. 



1^ CHI 

cui fu ristretto da Efeso a Roma; 
una spalla di 8. Lorenzo; il capo 
di s. Pancrazio, e il capo di s. Zac- 
caria. Merita poi special menzione 
l'altare di legno fatto in forma di 
arca, ove da s. Pietro sino a san 
Silvestro ( che pel primo eresse gli 
altari di marmo) fu celebrala la 
messa. Quellaltare da s. Silvestro I 
racchiuso, e collocato nell'altare pa- 
pale, allorché consacrò la basìlica, 
per comune testimonianza degli scrit- 
tori, ivi si è fedelmente conserva- 
to, pi*eservato sempre ed integro 
ad onta dei tanti incendi, terremo- 
ti, e rovine cui soffri la basilica . 
Da Urbano V, Grimoar^di di Gris- 
sacy Papa eletto in Avignone nel 
i362, venne il detto altare ricoper- 
to (anno iSjSg) col ciborio mede- 
simo che esiste tuttora, per cui vi 
si veggono le armi di quel Ponte- 
fice, quelle del Cardinal Ugone suo 
fratello, e del Cardinal Albornoz 
suo legato. Qui poi crediamo op- 
portuno darne una descrizione, col- 
Tautorità di Fioravante, Martinelli, 
e di altri autori. 

L' arca , la mensa , o altare su 
cui celebrò s. Pietro allorché dimo- 
rò in Roma, e che s. Silvestro I, al- 
lorché consacrò la basilica, racchiu- 
se nell'altare maggiore in un cas- 
sone di abete, secondo la misura che 
sotto Alessandro VII , a' 29 marzo 
i658, ne prese il cav. Bon^ominì, in 
uno al sagrestano maggiore della ba- 
silica, é di palmi quattro, oncie die- 
ci in lunghezza, di palmi quattro 
ed oncie una in altezza, ed ha la lar- 
ghezza di palmi due, e oncie otto. 
La qualità del legno é siniile a 
quella dell'abete; la forma é di una 
cassa serrata da tavole levigate, un 
poco concava a guisa di arca; nel* 
la tavola di prospetto evvi una cro- 
ce pure di legno di vari colori »> 



CHI 

Ha quattro anelli di metallo iie*I»- 
ti, largo ciascuno onde tre e mez- 
za. Per mezzo di questi anelli l'al- 
tare si trasportava anticamente dal 
sacrario, o Sancta Sanctorum^ nella 
basilica, nel giovedì e sabbato san- 
to, e vuoisi che sia stato già fode- 
rato d* argento. ì^, Vincenzo Maria 
Costanzi, De Cathedra lignea s. Pe- 
trij in append. ad Cortesium, p. 
Ila; Gio. de Bertis, quest. VII, 
art. IL 

Molte rìstaurazìoni nel progresso 
di tempo dovettero farsi a questa 
sacrosanta basilica, intorno alle qua- 
li daremo solo brevi cenni. E pri- 
mieramente abbiamo, che s. Sisto 
III, il quale morì nell' anno 44^» 
siccome fu munifico con varie altre 
chiese, cosi lasciò degne memorie 
della sua generosità in questa ba- 
silica. S. Leone I edificò il portico 
dietro la tribuna, che dal fondatore 
viene denominato Leonino. Creato 
Papa dopo di lui nel 4^1 s* Haro, 
edificò due oratorii ad onore dei 
due s. Giovanni presso il Fonte; vi 
pose due biblioteche, delle quali 
tratta il Rasponi, De hibUotheca la* 
teranensi , cap. XIV , pag. 24 '> 
et de Bibliothecariis Apostolicae 
Sedis, cap. XVI. Secondo il Cancel- 
lieri, Memorie storiche delle sacre 
testCy pag. 4> s» Gregorio I tornò 
a consacrare la basilica, e vi recitò^ 
▼arie omelie, e Teodoro I, nel 64^, 
fabbricò 1' annesso oratorio di s. 
Sebastiano. Noi omettiamo, come cosa 
troppo lunga, di far qui menzione 
degli altri oratorii della basilica 
lateranense, di cui parla il citato Ra- 
sponi, cioè degU oratorii dei ss. 
Pancrazio, della s. Croce, di s. Ste- 
fano, di s. Gregorio, di s. Silvestro, 
di s. Nicolò, o Vestiario, di s. Ce- 
sareo, non che del monistero di Pa- 
pa Onorio, e delle basiliche dei 



CHI 

Pontefici Giulio I, Vigilio, e Zacca* 
ria, siccome si può vedere a pag. 357, 
De aliis basilicis et oratoriis latera^ 
nensis palatii. 

Riprendendo piuttosto la genera- 
le nostra descrizione della basilica , 
diremo che nell'anno 696, per un 
terremoto fu i^ovinata, ma dopo set- 
te anni, con piìi belle forme da s, 
Sergio I fu rifatta* I Pontefici s. 
Zaccaria, ed Adriano I largamente 
la beneficarono ; Sergio II avanti 
le porte della basilica, pose la sca- 
la santa {Vedi) ; il Pontefice Sergio 
III ristorò con gran magnificenza 
la basilica rovinata da un terremo- 
to in tempo di Stefano VI morto 
nell'891, e raiTicchì con ornamen- 
ti d'oro e d'argento, come si leg- 
ge in Giovanni Diacono, lib. De 
Ecclesia lateranensi^ appresso Ma- 
billon^ Musei Ital, tom. II, p. S'jS. 
Dopo il terremoto dell'SgG, la ba- 
silica ricevette gravi danni; indi nel- 
l'anno gSG, Giovanni XII la restau- 
rò, e vi aggiunse molti ornamenti. 

Senza far menzione di altri Pon- 
tefici, che dopo Innocenzo II accor- 
sei^o a ristaurai*e e decorare la ba- 
silica, diremo che stando essa per 
rovinare, Nicolò IV vi accorse con 
opportune riparazioni. Lo stesso ma- 
gnanimo Nicolò IV nella tribuna, 
od abside fece eseguire da Jaco- 
po, o Mino di Torrita, e dal suo 
discepolo Jacopo da Camerino, lo 
stupendo mosaico, che la decora; 
però la parte inferiore nel 1292 
venne concepita da Gaddo Gaddi. 
Nicolò IV nella sommità coi nuovi 
mosaici fece attorniare l'antichissi- 
ma immagine del Salvatore, simile 
a quella apparsa il giorno della 
consacrazione della chiesa. Prima 
ardevano dinanzi a tale immagine 
quattro lumi su lampade d' oro. 
Già air articolo Arnvo Santo di- 



CHI a3 

cemmo quanto vi fece Bonifacio 
VIII. Benedetto Millini poi, £&/- 
VArch, Later, p. 64, racconta quan- 
to accadde nel ristauro del mosai» 
co della tribuna, dappoiché volen- 
do Bonifacio Vili sostituire alla 
immagine di s. Antonio di Padova, 
quella di s. Gregorio l, come san- 
to più antico, appena i muratori si 
accingevano alla demolizione, fiU'im- 
provviso intesero gettarsi con vio- 
lenza a terra, lo che saputosi dal 
Papa, sospese l'ordine dato. Mentre 
Clemente V avea fissato la pontificia 
residenza in Avignone nel maggio, 
o giugno del i3o8, s'incendiò la ba- 
silica con tutte le fabbriche conti- 
gue, non restando illesa dal fuoco 
che la sola cappella del Sanata San- 
ctorum {Fedì)f in cui stavano le sa- 
cre teste dei ss. Pietro e Paolo. Ciò 
avvenne ne U' acconciare le piastre 
di piombo del tetto, e quando gli 
artisti negligentemente fecero cade- 
re un braciere di fuoco, il quale ali- 
mentato e rapidamente propagato 
dal soffiare dell'impetuoso vento, pro- 
dusse il disastro. Clemente V, per 
riparare a si lagrìmevole disgra- 
zia, procurò dalla carità de' fe- 
deli larghe limosine, ed impiego!'* 
le nella riedificazione della basili- 
ca, al quale oggetto spedì a Roma 
alcuni uffiziali con grandi somme di 
danaro , ed in pari tempo pregò 
ì re di Sicilia , e di Napoli feu- 
datarii della Santa Sede, accioché 
somministrassero il legname neces* 
sario per la fabbrica, come ripor- 
tano gli storici contemporanei. Ur- 
bano V fece divei*si abbellimenti 
alla basilica, e nel 1370, trasferì 
dalla cappella di Sancta Sanctorum, 
le sacre teste de' princìpi degli apo- 
stoli, e le ripose sul tabernacolo del- 
l' altare pontificio, avendole rinchiu- 
se in due busti d' argento, ornati 



^4 CHI 

di preziose gemine. lu quul modo 
dimosti'asse la sua gratitudine il ca- 
pitolo, e quanto amore ne senti per 
Urbano V, è tutto descritto dal ci- 
tato Crescimbeni a p. 1 1 3. 

Martino V cominciò a far dipin- 
gere questa basilica da Pietro Pisa- 
no nelle pareti della nave di mez- 
zo, con pitture rappresentanti la 
passione di Gesii Cristo, e fece la- 
stricare il suolo di marmi. Tali 
lavori ebbero compimento sotto il 
di lui successore Eugenio IV, men- 
tre Sisto IV rifece il campanile, ri- 
sarcì il palazzo, e donò ricchi para- 
menti e suppellettili. In seguito ne fu- 
rono pure benemeriti Alessandro VI, 
e Leone X, il quale rinnovò il conti- 
guo battisterio detto di s. Giovanni 
in Fonte (Vedi), Paolo III, senza ri- 
guardo a spesa, la ristaurò, e le con- 
cesse diversi privilegi. Pio IV eres- 
se i due campanili, edificò la fac- 
ciata laterale, e con disegno del 
Bonarroti nella nave di mezzo fece 
il nobile soffitto dorato, il quale fu 
proseguito da s. Pio V, che inoltre 
nel 1569, donò alla basilica venti- 
sette stendardi prcsi agli Ugonotti 
in Francia, nella battaglia di Mon- 
contorno. Gregorio XIII eresse la 
antica cappella del ss. Sacramento, 
che ornò di colonne, e fini marmi, 
regalando alla sagrestia sontuosi pa- 
ramenti. Sisto V spianò le case an- 
tiche dei canonici, e degli Annibal- 
deschi della Molara; verso il i586, 
con r opera dell' architetto Fontana, 
eresse il contiguo sontuoso palazzo 
pontificio, giacche i Pontefici non 
vi avevano più abitazione, essendo- 
si rovinato il patriarchio nell' assen- 
za de' Papi in Avignone, a seguo 
che quando Gregorio XI restituì a 
Roma la sede, gli convenne abitare 
al Vaticano. Tale palazzo di Sisto 
V da ultimo splendidamente fu 



CHI 

risarcito dal Papa regnante Grego'- 
rio XVI. Sisto V inoltre aggiun- 
se alla basilica un bel portico, 
con loggia per la solenne bene- 
dizione. Di contro, e di prospetto 
alla strada, che conduce a s. Maria 
Maggiore, ed aperta da Gregorio 
Xlll„ lo stesso Sisto V v'innalzò 
l'obelisco (^Fé^//;^ e Clemente Vili col- 
larchitettura di Giacomo della Porta 
fece l'altare del ss. Sacramento, ri- 
fece, e decorò di pitture le pareti 
della nave traversa, ed oltre l'orga- 
no , ed il nuovo soffitto dorato , vi 
fece altri abbellimenti, apri finestre, 
e rese ampia e regolare la piazza 
dalla parte della facciata principale, 
e del triclinio leoniano. Vedi. 

Tanto Pio IV, Clemente Vili, 
quanto Paolo V e Gregorio XV, ad 
esempio di Pio IV, assegnarono per 
la fabbrica di questa basilica e per 
diverso tempo il prodotto degli anelli 
Cardinalizi (Fedi), Urbano Vili tol- 
se tal provento , e invece assegnò 
mille cinquecento ducati annui sulla 
crociata di Spagna, rifece la cam- 
pana maggiore e decorò di marmi 
e pitture il battisterio. Ma il di lui 
successore Innocenzo X ordinò al 
fiorromini, che la riedificasse come 
tuttora si ammira, colla prescrizione, 
che sì contenesse denti*o i limiti del- 
l' antica forma, e che ponesse ogni 
studio per conservare visibile quanto 
si poteva della vecchia basilica , il 
che fu eseguito, e compito nel i65o, 
con lasciarsi intatta la nave traversa, . 
la tribuna, il soffitto, e parte del 
pavimento e de' muri, come scrive 
Gio. Maria Crescimbeni, Della sa^ 
grosanta chiesa papale laleranenscy 
Roma 1723. 

Ale&sandro VII nella porta prin- 
cipale trasportò le porte di bronzo 
della chiesa di s. Adriano (Vedi)^ 
riportandovi intorno una fascia dello 



CHI 

stesso metallo , con fregi di stelle, 
di gliiande e di quercie, tutti sim- 
boli del suo stemma gentilizio. Rin- 
novò Tarco ed il mosaico della tii- 
buna, e le fu largo di altre benefi- 
cenze. Nel 1 7 1 8 Clemente XI, e Lo- 
tario elettore di Magonza, fecero 
eseguire da dodici valenti pittori i 
riti'atti de* dodici profeti nelle pareti 
della navata principale; dipoi lo 
stesso Pontefice dai migliori scultori 
di quel tempo fece scolpire le statue 
dei dodici apostoli, che collocò nelle 
nicchie preparate dal Borromini nel- 
la detta navata, avendo concorso alla 
spesa anche Pietro II re di Porto- 
gallo, il Cardinal Portocarrero, Far- 
ci vescovo di Salisburgo, e ì vescovi 
di £r bipoli , e di Paderbona. Fra 
queste statue primeggia quella di 
s. Giacomo il maggiore, del milanese 
Rusconi. Il Cancellieri, ne* suoi Pos' 
sessi y fa un'. erudita descrizione tanto 
delle pitture, che delle statue alle 
pag. 353 e 354, ^^ i^ Novaes nella 
f^ìta" di Clemente JX, riporta alla 
pag. 2i4 e 25 1 analoghe notizie, 
ed accenna i brevi , co* quali Cle- 
mente XI esternò la sua viva sod- 
disfazione alla generosa pietà dei 
mentovati personaggi. 

Benedetto XIII, considerando che 
l'arci basilica lateraneuse dopo la con- 
sacrazione di s. Silvestro I, e di s. 
Gregorio I, soggiacque più volte a 
rovine per gì* incendi e terremoti, 
a* 28 aprile 1724, solennemente la 
«consacrò; quindi colla bolla Inscru- 
tabili stabilì che della dedicazione 
di quest'augusto tempio, siccome 
primo fi*a tutte le chiese del mon- 
do, si celebrasse T uffìzio tanto dal 
capitolo, che dalla Chiesa universa- 
le, ai nove di novembre . Inoltre 
Benedetto XIII fabbricò alcune cap- 
pelle, ristorò i tetti, e restituì alla 
fabbrica lateranense i mille cinquc- 



CHf 25 

cento ducati annui della crociata di 
Spagna. Avendo Innocenzo XIII de- 
terminato di costruire la facciata 
principale dalla parte di s. Croce 
in Gerusalemme, per la quale poi 
Benedetto XIV fece la strada, che 
da questa basiUca vi conduce. Cle- 
mente XII, con disegno del fioren- 
tino Alessandro Galilei, fabbricò la 
maestosa, e proporzionata facciata, 
colla loggia per le solenni benedizio- 
ni del Sommo Pontefice, dopo essere 
stati presi in considerazione i dise- 
gni analoghi di Borromini, e di 
Van vitelli. Oltre a ciò costruì una 
sontuosa cappella, che dedicò al suo 
antenate s. Andrea Corsini , e fece 
togliere dal portico la statua a lui 
dal capitolo per gratitudine eretta 
nel 1737, e ne collocò un* altra an- 
tica deir imperatore Costantino ma- 
gno, primo fondatore della basilica, 
statua che fu rinvenuta nelle Ter- 
me costantiniane sul Quirinale, come 
attesta il Nardi ni, e poscia traspor- 
tata al Campidoglio. Gio. Battista 
Gaddi , nella Roma nobilitata , ec, 
da Clemente XII, Roma 1736, a 
pag. 5, tratta della facciata di san 
Giovanni in Laterano, e a p. 2 1 , del- 
la cappella Corsini; intorno a che è a 
vedersi il citato Cancellieri nella men- 
zionata sua opera a pag. 388. In 
questa cappella Corsini ogni quattro 
anni il magistrato romano fa l'obla- 
zione d*un calice d* argento, e di 
quattro torcie. Il medesimo magi- 
strato per la festa di s. Giovanni 
apostolo ed evangelista, a' 27 dicem- 
bre , ogni anno fa la doppia obla- 
zione del calice d'argento, e delle 
torce di cera, cioè il primo del 
doppio valore degU altri calici, e le 
seconde in numero di otto; distin- 
zicHie, ohe pur godono le basiliche 
Vaticana e Liberiana. 



26 CHI 

Stato presente della basilica. 

La facciata esterna della patriarcale 
basìlica iaterauense è tutta di ti*aTer« 
tino, a doppio ordine di portico, 
aprendosi nel superiore la vasta log- 
gia, dalla quale i Pontefici in alcune 
circostanze, che poi diremo, benedi- 
cono solennemente il popolo, mentre 
r inferiore intromette all' atrio pel 
quale si entra nella chiesa. L'ordine 
è corintio, adorno di colonne e pi- 
lastri; cinque sono gli archi d'ogni 
portico decorati con colonne di mar- 
mo. Sulla ringhiera, che corona la 
sommità della facciata, sono collo- 
cate undici statue, di cui una, che 
sta nel mezzo, rappresenta il Salva- 
tore. 

- L' atrio viene diviso da venti- 
quattro pilastri di marmo bianco, 
del quale è pure il pavimento. Al 
fondo del portico evvi dalla parte 
destra la porta, che introduce al 
contiguo palazzo, mentre all'estre- 
mità sinistra si vede la menzionata 
statua di Costantino. Cinque sono 
le porte, che danno ingresso alla ba- 
silica, la principale ha le porte di 
bronzo, e l'altra a destra, che é 
murata, è la porta santa, la quale 
si apre nell'anno santo. Su tre di 
esse, e su quella del palazzo sono vi 
stimabili bassorilievi di marmo. 

L' interno ha cinque navi, di cui 
la grande è formata da quattro or- 
dini di pilastri. In essa Borromini 
coprì trenta colonne antiche dan- 
neggiate dall' incendio, e dal terre-r 
muoto, con sei pi lastroni per parte 
d'ordine composto, ed ornato con 
inicchia con due colonne di verde 
antico, con entro una statua colos- 
sale rappresentante uno de' dodici 
apostoli mentovali. Sopra le nicchie 
«Olio altvettanti l^iassovilievi di stucco 



CHI 

di forma quadra, con ^tti del veó-* 
chio e nuovo testamento; più in 
alto, dopo varie decorazioni pure 
di stucco, vi sono dodici grandi 
quadri di forma ovale, colle pitture 
de' principali profeti, come già si 
disse. Prima di ascendere alla nave 
traversa, innanzi al tabernacolo ev- 
vi sul pavimento il deposito conte- 
nente le ceneri di Martino V, la 
cui effigie è riprodotta nel bel co- 
perchio di bronzo, opei*a di Simone 
fiorentino, fratello di Donatello. 
Quindi apresi il grande arco, soste* 
nuto da due proporzionate colonne 
di granito rosso ivi collocate da 
Alessandro VI ; arco che dà ingresso 
alla* nave traversa, cui si ascende 
per alcuni gradini. 

Nel mezzo della navata, o crocie- 
ra, sorge P altare papale, adornato 
con quattro colonne di granito, che 
sostengono il tabernacolo di forma 
gotica, eretto da Urbano V, e da 
Carlo V re di Francia. Ivi quel 
Pontefice ripose le teste de' principi 
degli apostoli, e siccome vi si conser- 
vano anche altre preziose reliquie, 
è circondato nella parte superiore 
da balaustra e cancelli di ferro do- 
rato. La sommità del tabernacolo è 
tutta intagliata, e di sotto evvi Tal- 
tare pontificio di marmo, entro il 
quale si conserva quello di legno in 
cui celebrarono s. Pietro, e i di lui 
successori sino a s. Silvestro I. I pi- 
loni, e lo scalino dell'altare sono 
adorni di stupendi dipinti del Bemi 
o Bernardo da Siena, e ^tto di 
esso si vede la piccola cappella chia- 
mata la confessione di s. Gio. Evan- 
gelista, dipinta dal Brughi, il cui 
accesso è sulla nave grande. In que- 
sta piccola cappella, s. Gregorio I 
ripose la tunica di s. Giovanni evan- 
gelista. 

La nave traversa fu rinnovata, 



CHI 

come dicemmo, da Clemente VIIT^ 
U quale ne fece lastiicare eziandio 
il pavimento. Sotto l'organo poi vi 
sono tre porte, da lui nell' interno 
magnificamente decorate, con mar* 
mi e sculture. In mezzo alla tribu- 
na, che il suddetto Nicolò IV abbelPi 
con mosaici, eravi una cattedra, ma 
dallo stesso Pontefice vi fu sostituito 
l'altare, ove uffiziano i canonici in 
alcuni tempi dell'anno. Per quadro 
vi si vedeva un ricco arazzo, coll'ef^ 
figie del Salvatore, e dei due santi 
Giovanni Battista, ed Evangelista 
titolari della basilica, che il Cresim- 
beni fece eseguire in rame, e pose 
in frontespizio all'opera. Stato della 
santa chiesa papale lateranense. Ma 
da ultimo i fratelli Marino, Carlo, 
ed Alessandro Torlonia signori ro- 
mani, in gratitudine al capitolo per 
aver loro concesso la cappella di 
s. Gio. Nepomuceno, onde edificare 
una cappella gentilizia degna del 
loro grado, e della nota loro pia 
munificenza, dal valente dipintore 
cav. Filippo Agricola fecero eseguire 
il quadro dipinto a olio sopra ta- 
vola, che ora invece dell'arazzo si 
ammira, ed anch'esso rappresentante 
il ss. Salvatore, e i santi Giovanni 
Battista ed Evangelista. Le pareti 
di quesijta nave traversa sono tutte 
ricopei'te da buone pitture a fi'esco, 
co' fatti allusivi a s. Silvestro I, a 
Costantino, ed all'edificazione della 
basilica. Oltre gli apostoli, vi sono 
aricora a decorazione diversi angeli 
scolpiti a bassorilievo. In fondo di 
questa nave, ed incontro alle men- 
tovate tre porte minori, evvi la 
sontuosa cappella Borghesiana, da 
Clemente Vili dedicata al ss. Sa- 
cramento, il quale si custodisce in 
un superbo ciborio. Le quattro gran- 
di colonne di bronzo dorato, che 
reggono l'architrave e il timpano 



CHI 27 

della stessa materia, dtconsi aver ' 
appartenuto al tempio di Giove Ca- 
pitolino, o fuse da Augusto coi ro- 
stri delle navi egizie tolte al nemico 
nella battaglia d'Azio. Non è nostro 
intendimento palliare delle statue, 
marmi, dipinti, ed altro, che nobi- 
litano questa, e le altre cappelle 
della basilica. L'Olivieri ne fii l'ar- 
chitetto, e il cav. d'Arpino nell'alto 
dell'altare dipinse l'Ascensione del 
Signore. La cappella contigua, che 
serve per coro al capitolo in tempo 
d' inverno, fu edificata dal conte- 
stabile don Filippo Colonna, della 
cui moglie Lucrezia Tomacelli è il 
bel deposito. Il Cardinal Ascanio 
Colonna arciprete vi fece costruire 
i sedili di noce intagliata, ed egre- 
giamente lavorati. Il quadro dell'al- 
tare, altro dipinto del cav, d'Arpi- 
no, rappresenta il ss. Salvatore, 6 
i ss. Giovanni Battista, ed Evange- 
lista. 

Chiamasi portico Leoniano quella 
piccola nave semicircolare, che gira 
dietro la tribuna, eretta come si 
disse da s. Leone I; pregevole per 
diversi monumenti antichi, e per 
alcuni depositi di personaggi ed ar- 
tisti distinti. Nell'altare si venera 
un antico crocefisso di legno, il qua* 
le ha lateralmente due statue di 
marmo rappresentanti s. Pietro, e 
s. Paolo, che dapprima stavano nel-t 
l'oratorio di s. Tommaso, già ve- 
stiario de' sommi Pontefici. La con- 
tigua sagrestia ha per porta quella 
di bronzo fatta da Celestino III nel 
1196; si. divide in due, la prìma 
spetta ai beneficiati, la seconda ai 
canonici. Nella prima evvi l'altare 
dedicato all' Annunziata fabbricato 
da Fulvio Orsino, celebre letterato 
del secolo XVI, e vi sono stimabili 
dipinti, e memorie in onore di di- 
versi Pontefici bene&ttori della ba- 



28 CHI 

silica. La sagrestia de'canonici, eretta 
da Eugenio IV, fu ornata da Papa 
Clemente Vili con pitture esprìmenti 
le gesta di s. Clemente I. L'altare 
ha un quadro col crocefisso, la b. 
Vergine, e s. Giovanni, e da ultimo 
il Papa regnante vi ha fatto il pavi- 
mento di marmo. Degna di osservazio- 
ne è anco Taltra piccola sagrestia a 
sinistra di questa canonicale, eretta 
in forma di cappella dal canonico 
Paolo Boccardini di Bergamo, ov* è 
un'immagine della ss. Vergine col 
bambino, e s. Gio. Battista, disegno 
originale in carta di Raffaele Sanzio. 

Tornando a parlare dell' intei*no 
della chiesa, nella prima nave a 
destra, vi sono le quattro seguenti 
cappelle; i.** Della Concezione, dei 
ss. Barbato, Fedele da Sigmaringa, 
e Giuseppe da Lionessa; 2.° di san 
Gio. Nepomuceno, attualmente in 
costruzione, riedificata sontuosamente 
con magnifico sotterraneo dalla sum- 
mentovata famiglia Torlonia, con 
architettura di Quintiliano Raimon- 
di ; 3,*^ Dei prìncipi Massimo delle 
Colonne dedicata al Crocefisso, a 
s. Giovanni, ed alla Maddalena; 4*° 
Di s. Giovanni Evangelista, presso la 
quale si vede il deposito del Cardinale 
Antonio Martin de Chaves, il quale 
morendo nel i447> lasciò alla basi- 
lica diversi donativi, e la tenuta 
chiamata Tri^onia, fuori della porta 
Ostiense, di quattrocento cinquanta- 
cinque rubbia di terreno. Nella nave 
seconda a destra, o intermedia, vi 
sono alcune memorie sepolcrali, e il 
dipinto di Giotto, che rappresenta 
Bonifacio Vili, il quale pubbHca il 
giubileo da lui rinnovato. Sono ri- 
marchevoli i depositi di Silvestro II, 
eretto da Sergio IV creato nell'anno 
1009, quello di questo medesimo 
Pontefice, e l'altro di Alessandro' III. 

Riguardo alle navi lateraU a si- 



CHI 

nistra, nella nave prima vi sono le 
cappelle; i.° di s. Ilario vescovo, la 
cui immagine fu dipinta a fresco 
da Guglielmo Borgognone. Questa 
nobile cappella fu eretta da Ilario 
Mauri nobile di Parma, beneficiato 
della basilica, nell'anno iSSy. I cap- 
pellani beneficiati deputati di essa, 
chiamati Ilarìani dal fondatore, han- 
no la facoltà di scegliersi a loro bene- 
placito un Cardinal protettore, pri- 
vilegio concesso loro nell' erezione 
da Sisto V, e confermato a' 1 3 agosto 
iSgi con breve di Gregorio XIV. 
Da una porticella di questa cappella 
si entra nell'antico chiostro del mo- 
nistero de' canonici regolari latera- 
nensi, ove sonovi pregiati marmi, 
ed antiche memorie; 2.° La cappella 
dei principi Lancellotti dedicata a 
san Francesco; 3.° Quella già dei 
Santori, e dal Cardinal di s. Seve- 
rina appellata con questo nome, o 
del Crocefisso per quello, che ivi si 
venera, forse di Stefano Maderno. 
Dipof passò in proprietà dei Ceva, 
quindi dei Godoi; 4*° ^^ cappella 
dell'Assunzione della b. Vergine e 
dei ss. Domenico, e Filippo Neri, la 
quale ha ancora una tavola rappre- 
sentante il transito di Maria Vergine, 
che esisteva nell'antico patriarchio; 
e . presso il deposito del Cardinal 
Leonardo Antonelli, si prescelse la 
tomba il celebre Francesco Cancel- 
lieri , autore di un gran numero di 
opere eruditissime; 5.° La cappella 
Corsini ritenuta per una delle piti 
belle e più nobili di Roma, essendo 
ricca di marmi, bronzi, e stucchi. 
Clemente XII, con disegno del Ga- 
lilei, la eresse dalle fondamenta, sul 
suolo donatogli dal capitolo, e dedi- 
colla a s. Andrea Corsini di lui 
antenate, il cui quadro è un mo- 
saico del Masucci. I3essa è in forma 
di croce greca, e consei*va entro 



CHI 

urna di porfido le ceneri del Pon- 
tefice fondatore , mentre nel sotter- 
raneo riposano quelle della piinci- 
pesca Simiglia Corsini , avente un 
altare colla b. Vergine col figlio 
morto nei seno, gmppo di marmo 
stimato. Clemente XII dotò di molte 
rendite questa insigne cappella, e vi 
insti tu\ quattro cappellani, che ob- 
bligò al servizio del coro , come gli 
Ilariani, coir autorità del pontificio 
breve , Inter multipUceSy emanato 
nel 1734, in cui ne riserbò il jus 
patronato alla sua casa Corsini, di- 
chiarandone protettore il Cardinal 
arciprete, in mancanza di un Car- 
dinale della famiglia, e gli concesse 
diversi privilegi. Finalmente nella 
nave seconda intermedia, vi sono 
alcuni depositi di celebri personaggi. 
Il portico Sistino dà ingresso dalla 
parte di settentrione alla basilica 
per tre porte, che sono le più fi*e- 
quentate, una delle quali si aprì da 
Gregorio XI, che la decorò di. no- 
bili marmi, e vi collocò due leoni 
di marmo bianco, che poi Sisto V 
trasferì alla fontana da lui eretta 
sulla piazza di Termini. Chiamasi 
Sistino perchè edificato da Sisto V 
con disegno del Fontana, e nella par- 
te superiore è decorato, come l'al- 
tro, di pitture del vecchio e nuovo 
testamento. Finché non fu eretta 
l'altra loggia, i Pontefici da qui com- 
partivano la solenne benedizione. 
Nel portico inferiore evvi la statua 
in bronzo di Enrico IV re di Fran- 
cia, eretta dal capitolo coll*opera del 
Cordieri, detto il Franciosino, in ri- 
conoscenza per l'abbazia di Clairac 
da lui donategli nella diocesi di Agen, 
con diploma de' 22 settembre 1604. 
Ma in progresso di tempo essendo 
stata soppressa l'abbazia, i re di 
Francia, che vengono riguardati per 
benefattori della basilica, pagano ven- 



CHI 29 

tiquattro mille franchi all'anno a 
vari canonici beneficiati, che essi 
nominano. Su questo argomento va 
letto quanto scrisse il Cancellieri 
nel suo Caenotaphiwn Leonardi 
Antonelli Cardincàis archipresbyteri 
protobasìlicce lateranensis^ pag. 36. 

Pontefici sepolti nella basilica 
lateranense. 

La prima memoria, che intoiTio 
a questo si abbia, rimonta all'anno 
903, nel quale essendo morto Leo- 
ne V fu sepolto in questa basilica. 
Secondo il Rasponi, presso Papebro- 
diio in Propileo j p. i55, n. 11 , 
nell'anno 911, vi fu tumulato Ser- 
gio III. Nel 928 venne in essa sep- 
pellito Giovanni X, nel 936 Giovan- 
ni XI, nel 956 Agapito II, nel 964 
Giovanni XII , nel 974 1* antipapa 
Bonifacio VII , nel 998 l' antipapa 
Giovanni XVII. Silvestro II vi fu se- 
polto nel ioo3,ed il Novaes nella di 
lui vita riporta il magnifico epitafio, 
che gli pose al sepolcro Sergio IV, 
e che ancora è esistente. Nel mede* 
Simo anno ebbe sepoltura nella ba- 
silica Giovanni XVIII, come afferma 
Giovanni diacono nel libro della Ba^' 
silica lateranense. Nel 1009 vi fu 
tumulato Giovanni XIX, ma il p. 
Giacobbe nella sua JSibl. Pont, pag. 
336 dice, che venne sepolto nel 
Vaticano , con un epitafio in versi 
eh' egli prese dal Vegio . Neil' an- 
no IO 12 vuoisi sepolto in questa 
basilica Sergio IV, non lungi dal- 
l'oratorio di s. Tommaso, benché 
altri dicono, che riposi nel Vaticano. 
Nel 1073 vi fu tumulato Alessandro 
II, nel 1099 Urbano II, sebbene il 
Papebrochio pretenda lo sia stato 
nel Vaticano, nel 1 1 18 Pasquale li, 
nel 1 124 Calisto II, nel i i3o Ono- 
rio II, nel 1143 Innocenzo li, che 



So CHI 

dopo sette anni fu trasportato nella 
basilica di s. Maria in Trastevere, 
nel II 44 Celestino II, nel ii45 
Lucio lì, nel ii54 Anastasio IV. 
Rasponi, De basii, lat. pag. 77, ag- 
giunge, che fu sepolto in un'urna 
di porfido, nella quale era stata sep- 
pellita s. Elena imperatrìce, com' è 
pur citato da Novaes. Vi fu ancora 
sepolto Alessandro III morto nel 
1 1 8 1 in Civita Castellana, e stato 
qui trasportato, ove Alessandro VII, 
di lui concittadino, gli eresse il sud- 
detto deposito, con una lunga iscrizio- 
ne riportata dalFAldoino, F'it. Pont. 
t. IV, col. 722. Nel 1191 vi fu tu- 
mulato Clemente III, e precisamente 
avanti il coro antico de' canonici; 
nel 1 1 98 Celestino III, presso s. Ma- 
ria del riposo, la cui cappella ora 
non esiste più, nel 1276 Innocen- 
zo V, nel i43i Martino V, e nel 
1742 Clemente XII, trasferito dalla 
basilica vaticana. Avvei*te il Zacca- 
ria, nelle note al Lunadoro, Rela-' 
zione della corte di Roma j t. II, 
pag. 29, che i Cardinali, che muo- 
iono senza essersi prescelto il sepol- 
cro, si seppelliscono ne' sepolcri dei 
loro antenati , ovvero ne' loro titoli 
e diaconie. Se poi fosseix) privi dei 
sepolcri gentilizi, o morissero avanti 
di avere ricevuto il titolo, o la dia- 
conia, giova credere, che debbano 
essere seppelliti nella basilica latera- 
nense, tale essendo sempre stato l'in- 
veterato costume. 



Canonici regolari , arcipreti^ 
e capitolo laleranense. 

Questa basilica sino dalla sua orì- 
gine venne ufficiata dal clero seco- 
lare, che vi rimase sino al pontifi- 
cato di s. Gelasio I creato V anno 
49^ , il quale pose alla custodia di 



CHI 

essa i canonici regolari (Vedi) di 
s. Agostino, che da questa basilica 
presero il nome di Lateranesij o 
Lateranensi, o del ss. Salvatore, 
Poco dipoi, avendo i longobardi di- 
strutto il celebre monistero di mon- 
te Gassino, ed essendo fuggiti i mo- 
naci benedettini in Roma sotto Gio- 
vanni III, il successore Pelagio II 
verso l'anno 578, li collocò nel mo- 
nistero dei ss. Giovanni Battista ed 
Evangelista, e di s. Pancrazio con- 
tiguo alla basilica lateranense, ed 
ufficiarono anche essi la stessa basi-* 
lica. Tuttavolta vi rimasero anche 
i canonici regolari, di che ne fa in- 
dubitata testimonianza s. Gregorio I, 
Dialog, \ih. II, cap. i. Vi durarono 
i monaci benedettini cento trenta 
anni, o poco più, dappoiché fu nel 
pontificato di s. Gregorio II, che 
l'abbate Peti*onace ricondusse a mon- 
te Cassino i monaci, lasciando di 
loro onorevoli memorie alla basilica, 
specialmente pegli uomini, che vi 
fiorimno in santità di vita e dottri- 
na, De monasteriis lateranensibus ^ 
in tom. Ili, De secretariis veterwn 
christianoruniy et bas. vatic, p. 1 596, 
cap. IO. In progresso di tempo Ales- 
sandro II, creato nel 1061 , mise 
sotto miglior forma di vivere i ca- 
nonici regolari lateranensi, a' quali 
interamente fu di nuovo affidata la 
cura della basilica, ciocché confermò 
pure nel 1 1 06 Pasquale II, in una 
bolla nella quale si descrivono gli am- 
pli confini della parrocchia concessa 
ai medesimi canonici di s. Agostino. 
Quindi Innocenzo linei ii3o creò 
Cardinale diacono Guido, sanese, mi- 
nistro dell'altare di questa basilica, 
e nel 1 1 4o diede lo stesso onore a 
Guido di CasteFficardo, pure mini- 
stix) dell'altare lateranense. Di poi 
Anastasio IV nel 1 1 54 arricchì di 
privilegi i canonici regolari; semina- 



CHI 

rio dì santi, di Pontefici, di Cardi- 
nali, e di uomini insigni in irirtù e 
scienza; ma Innocenzo IV incaricò 
il Cardinal Stefano de Normandis 
romano, di riformare nella discipli- 
na alquanto rilassata, tanto i cano- 
nici di s. Giovanni in Latei*ano, che 
del capitolo vaticano. 

Assunto al pontificato Bonifacio 
Vili, nel 1295, rimosse i canonici 
regolari dì s. Agostino dal governo 
della basilica, ed in vece vi sostituì 
un capitolo di canonici secolari, con 
individui appartenenti a famiglie 
romane. Concedette loro l'uso del- 
l'abito de' cappellani del Papa, il 
privilegio di non potere essere giu- 
dicati che dal Papa, esentoUi dal 
servigio del coro ne' mesi di luglio, 
agosto e settembre, donò loro il 
palazzo, cioè le terme antoniane, col- 
le sue ragioni ; uni al capitolo la 
chiesa di s. Lorenzo Panìspeiiia, 
e l'abbazìa di Ferentillo con tutte 
le castella dipendenti, con giurisdi- 
zione di mero e misto imperio. Da 
questo tempo è di costante opinio- 
ne il Basponi, lib, 11^ De ministris 
divini cultusy etc, pag. 89, De Ar- 
chipreshyteris , ec, pag. 96, che in- 
cominciassero il nome , l' uffizio , e 
la dignità di arciprete della patriar- 
cale basilica lateranense, sempre poi 
sostenuta da un Cardinale. Trovasi 
per altro un' epistola di s. Pier Da- 
miani, scritta nel secolo XI ad un 
Cardinale con questa iscrizione e ti- 
tolo di arciprete: Petro S, R, E, 
Cardinali laieranensi^ canonicce ar- 
chipresbytero. Stima il Basponi che 
ciò avvenisse ne' tempi, in cui per 
la poca osservanza della disciplina 
ne' canonici regolari, vi fossero desti- 
nati uno o più Cardinali per" arci- 
preti, per la rifoi-ma di essi. Quelli 
erano i tempi appunto in cui s. Pier 
Damiani con ardente zelo procura- 



CHI 3i 

va l'emendazione- de' costumi. Per- 
ciò si legge nel Novaes tom. HI , 
pag. 69, che Eugenio III nel 1 152 
creò Cardinale Bernardo, canonico 
regolare di s. Frediano di Lucca, 
ed abbate del monistero lateranense, 
nominandolo eziandio arciprete della 
basilica. Anzi aggiungiamo coll'au* 
torità del Crescìmbeni, che prima 
del suddetto Pietro vi erano stati , 
altri arcipreti, e prima di lui vi fu 
Eugenio romano, che neli'8a4 di- 
venne Papa Eugenio II. 

Prima che Bonifacio Vili togliesse 
ai canonici regolari il governo e la 
residenza di questa, basilica, chiama- 
vasi il loro capo o rettore, col ti- 
tolo di priore; ma nell'istituzione 
della canonica secolare, sostituì al 
capo del capitolo il titolo di arci- 
prete. 11 primo, che fosse onorato 
con questo decoroso grado, fu il 
Cardinale Gherardo Bianchi parmi- 
giano del titolo de' ss. XII Apostoli, 
poi vescovo di Sabina, uomo di pro- 
fonda scienza legale, il quale consa- 
grò l'altare di s. Maddalena deUa 
basilica, e quivi fu sepolto nel i3oo. 
Gli altri suoi successori sono i se- 
guenti , fì*a' quali cinque , come si 
vedrà, furono assunti al pontificato, 
e di tutti ai rispettivi articoli del Di- 
zionario vi sono le biogi^afie , dalle 
quali si rileverà se erano stati pri- 
ma canonici della stessa basilica. 

Pietro Valeriana Dura^uerra di 
Piperno, diacono Cardinale di santa 
Mana ^'uo\a , vice-cancelliere di s. 
Chiesa, mortp nel i3o4j ovvero sot- 
to Clemente V. 

Pietro Colonna, romano , diacono 
Cardinale di s. Angelo, dopo esserlo 
slato di s. Eustachio, secondo Novaes, 
tom. IV, pag. 53. O egli, o lo zio 
Jacopo fu arciprete di s. Gio. in 
Laterano, fatto da Clemente V. Tei*- 
uunò i suoi giorni nel i325. 



32 CHI 

Bertrando deMontfavet, francese 
diacono Cardinale di s. Maria in 
Aquiro, morto nel i343. 

Giovanni Colonna, romano, dia- 
cono Cardinale di s. Angelo, molto 
nel 1348. 

Pietro Roger di Beaufort, nipote 
di Clemente VI, che il creò diacono 
Cardinale di s. Maria Nuova; nel 
1370, fu eletto Papa col nome di 
Gregorio IX, nome che sarà in pe- 
renne benedizione per aver egli resti- 
tuita a Roma la residenza pontifì- 
cia a' 17 gennaio 1377, dopo che 
Clemente V nel i3o5 Tavea trasfe- 
rita in Francia, ed in Avignone, 
polla basilica fu sommamente be- 
nemerito, giacche da arciprete fece 
le costituzioni pel buon governamen- 
to del clero lateranense^ che poi con- 
fermò con bolla, e, come dicemmo 
superiormente, terminò la questione 
sul primato delle chiese, decidendo- 
la à favore di questa. 

Angelico o Egidio Grìmoardiy 
francese, canonico regolare, fratello 
di Urbano V, prete Cardinale di s. 
Pietro in Vincoli, morto nel i388, 
seguendo le parti dell* antipapa Cle- 
mente VII, mentre era vescovo di 
Albano. 

Pietro Tommelli, napolitano, dia- 
cono Cardinale di s. Giorgio in Ve- 
labro, poi prete di s. Anastasia, che 
nel 1389 divenne Papa Bonifacio 
IX. Arricchì la basilica d' indulgen- 
ze, le diede 1' abbazia di Grottafer- 
rata, la facoltà di conferire benefi- 
zi i, di fabbricar chiese, e di riceve- 
re qualunque chiesa si volesse dichia- 
rare figliale e soggetta alla latera- 
nense, facoltà che confermarono Si- 
sto V, e Gregorio XIV, concedendole 
in oltre giurisdizione sull' acqua Ma- 
riana o Marana. 

Francesco Carbone, napolitano, 
cisterciense, prete Cardinale dì s. Su- 



CHI 

sanna, vescovo di Sabina, e peni- 
tenziere maggiore, morto nel i4o5. 

Antonio Gaetanì, romano, prete 
Cardinale di s. Cecilia, o Lucia, 
vescovo di Palestrina, e penitenziere 
maggiore, morto nel i4i2. 

Ottone Colonna, romano, diacono 
Cardinale di s. Giorgio in Velabro, 
eletto nel 1417 Sommo Pontefice 
Martino V. Fu questo Pontefice, che 
soppresse il priorato, e i canonicati 
della basilica di s. Lorenzo ad San- 
cta Sanctorum^ che uni alla latera- 
nense, cui arricchì di preziosi dona- 
tivi d'oro e d'argento. 

Alamando degli Adimari, fioren- 
tino, prete Cardinale di s. Eusebio , 
morto nel 1422. 

Guglielmo Filastro, francese, pre- 
te Cardìiiale di s. Marco, morto nel 
1428. 

Alfonso Carilh, spagnuolo, anti- 
cardinale del pseudo-Pontefice Be- 
nedetto XIII, riconosciuto per vero 
col titolo dei ss. Quattro, morto nel 
1434. 

Lucio Conti, romano, diacono 
Cardinale di s. Maria in Cosinedin, 
morto nel 1437. 

Angelotto Foschi, romano, prete 
Cardinale di s. Marco, ucciso Toel 
1444. 

Avanti di continuare la serie dei 
Cardinali arcipreti, si deve notare 
che sotto r arcipretato del Cardinal 
Foschi, nel i^^i, il Papa Euge- 
nio IV rimise al governo della ba- 
silica i canonici regolari, con grave 
dispiacere del popolo romano. Fra i 
canonici secolari eravi Giovanni Bat- 
tista Millini, che, come dice il JNo- 
vaes al tom. VI, p. 17, Giovanni 
XXI] I aveva fatto canonico nell'e- 
tà di sette anni, e che poi Sisto IV 
creò Cardinale. Egli non volle ri- 
nunziare al canonicato, ad onta che 
Eugenio IV usasse le preghiere, le 



CHI 

promesse, e le minacele. Ciò dispiac- 
que assai al popolo di Roma e al- 
la nobiltà, die vedevano priva- 
ti così de' beneficìi i loro concit- 
tadini; il perchè dopo la morte di 
Nicolò V, appena eletto nel 14^^ 
Calisto HI, tumultuariamente ricor- 
sero a lui, laonde i canonici secolari 
furono ripristinati nella basilica in 
numero di diciotto, tra' quali cinque 
baroni, e quattro dottori ec. Ma 
divenuto Pontefice, nel i464> Paolo 
II, nipote di Eugenio lY, mal sof- 
frendo vedere alterate le disposizio- 
ni dello zio, ad onta della commozio- 
ne de' romani, che rappresentarono 
essere stati istituiti i benefizii e le 
prebende dai loro maggiori, Paolo 
II processionalmente ripose nella ba- 
silica lateranense i canonici regolali 
di s. Agostino nel 1466. Avverte 
il Raspdhi, che però non tolse i 
canonici secolari, a' quali invece as- 
segnò la basilica vicina a s. Loren- 
zo adSancta Sanctorum^ cogli emo- 
lumenti che avevano, finché li aves- 
se nominati ad altri canonicati, o 
a qualche vescovato, assegnando in- 
tanto ai canonici l'egolari cento 
scudi al mese pel loro manteni- 
mento. 

Venuto a morte Paolo II, ed elel- 
tp in sua vece Sisto IV, rinnova- 
ronsi i lamenti de' romani, onde il 
nuovo Pontefice procurò contentare 
i canonici regolari di s. Agostino, 
lasciando ad essi il titolo di cano- 
nici regolari lateranensi del ss. Sal- 
vatore , a' quali fabbricò, e diede la 
chiesa di s. Maria della Pace, con 
molti privilegi, come meglio dicesi 
al loro artìcolo, voi. VII, p. 254, 
iì55. E nella basilica lateranense nel 
1472, pacificamente ristabilì i soli ca- 
nonici secolari, i quali pel diritto già 
acquistato sulla basilica di s. Lorenzo 
ad Sancta Sanclorum^ seguitarono ad 
VCL. xir. 



CHI 33 

usai*e due campanelli, due croci, e due 
padiglioni nelle funzioni, e pit)ces- 
sioni. La maggioi* parte degli scrit- 
tori sostiene godere la basilica la- 
teranense tal privilegio, sino da Mar- 
tino V, il quale nel 14^3, con let- 
tere apostoliche unì la detta basili- 
ca di s. Lorenzo alla patriarcale la- 
teranense. Il solo Grancolas opinò 
ciò derivare, per essere questa ba- 
silica la prima di tutte le àlti'e, 
con alcune ragioni, che riportammo 
altrove. Su questo puntò si può 
consultare il Ciampini, Investigatìo 
historica de Cruce stationali^ Komae 
1692, ed in t. I Disc. Pòpuli Dei 
Fleury, edita a F» A. Zaccaria^ Ve-^ 
netiis 1782, p. 175; Mabillon Af<^5« 
Ital, p. 1 24, 1 3 1 ; e Cancellieri nei 
suoi Possessi^ a p. 397. Riprendia- 
mo pertanto il registro dei Cardi- 
nali arcipreti lateranensi noti inter- 
rotto punto dalle suddescrìtte vicen- 
de. Al Cardinal Foschi successe il 
seguente : 

Antonio Martins de Chaves^ por- 
toghese, prete Cardinale di s. Gri- 
sogono, morto nel 1 447 ào^ aver 
fatto alla basilica l' organo, che poi 
Clemente VIII trasportò, e rifece 
ove sta adesso, erigendo nel luogo 
suo la cappella del ss. Sacramento. 
Egli beneficò questa basilica, come 
si disse superiormente, della qual 
cosa il capitolo conservò grata me^ 
moria. 

Domenico Capranica j prenesti- 
no, ma di romana ^miglia, prete 
Cardinale di s. Croce in Gerusalem- 
me, e penitenziere maggiore, morto 
nel 1458. 

Prospero Colonna^ romano, nipo- 
te di Martino V, diacono Cardina- 
le di s. Giorgio in Velabro, morto 
nel i463. 

Latino Orsini y romano, prete 
Cardinale prima di s. Eusebio, po- 

3 



34 CHI 

scìa dei ss. Giovantiì e Paolo, ve- 

scoTO di Albano, e poi di Frascati, 

camerlengo dt s. Chiesa, morto nei 

1477. Questo arciprete fece Yarii 

statuti pel buon regolamento della 

basilica. 

Giuliano della Rovere di Sava- 
na, nipote di Sisto IV, prete Car- 
dinale di s. Pietro in Vincoli, ve- 
SCOTO di Albano, e poi di Ostia e 
Velletri, penitenziere maggiore, crea* 
to nel i5o3 Papa col nome di 
Giulio II. Nei SUO arcipretato fu 
aperta e chiusa la porta santa da 
un Cardinale, ma non si dice dal 
Zaccaria, e dallo Strocchi qual fos- 
se. Nel medesimo suo arcipretato fe- 
ce alcuni statuti intorno all'ammi- 
nistrazione ed alle entrate della ba- 
silica, e nel iSoi elesse in suo yi- 
cegerente, o vicario, il Cardinal Gior- 
gio Costa, detto il Cardinal di Lis- 
bona, avanti del quale si convocava 
il capitolo. Giuho II fece ricchi do- 
nativi alla basìlica in sacri paramen- 
ti, e le i^estituì la giurisdizione tem- 
porale su Ferentillo, tolta dallo zio 
Sisto IV. 

Giovanni Colonna^ romano, dia- 
cono Cardinale, di s. Maria in Aqui- 
ro, morto nel i5o8. 

Alessandro Farnese^ romano, dia- 
cono Cardinale di s. Eiustachio ve- 
scovo successivamente nei sei vesco- 
vati suburbicari, aprì e chiuse la 
porta santa nel \5i5 per volere di 
Clemente VII, e poi fu esaltato al 
pontificato nel iSZ^y col nome di 
Paolo III. Essendo arciprete, invigi- 
lò sulla disciplina del clero latera- 
nense, assistette ai capitoli, ne sot- 
tosaisse le risoluzioni, e ripristinò 
diverse costituzioni di Gregorio 
XI, cui fece approvare da Giulio 
li. 

Ad oiiiamento della piazza late- 
ranense aveva Sisto IV ivi collocato 



CHI 

il cavallo e la statua di bronzo di 
Marco Aurelio, ma Paolo III la 
trasportò sul Campidoglio con gi*a^ 
ve rammarico del capitolo. Que^ 
sto però il ricolmò di doni, privi- 
legi e favori , dichiarò i cano- 
nici famigliari e commensali del 
Papa, e protonotarii, ne creò uno 
Cardinale , dichiarando V arciprete 
giudice in tutte le cause della basi- 
lica e delle chiese a lei soggette, co- 
me meglio descrìve il Crescimbeni 
nella Ist. di s. Gio, a porta latina, 
p. a4i. Il Cancellierì nelle Memorie 
sulle sagre teste, a p. 64, riporta 
il copioso elenco delle diocesi in cui 
esistono luoghi pii, e chiese sogget- 
te alla gim*isdizione del capitolo la- 
teranense. 

Giandomenico de Cupisy romano, 
primo Cardinal prete titolare di 
s. Giovanni a porta latina, •vescovo 
di Ostia e Velletri, aprì e chiuse la 
porta santa di questa basihca nel 
i55o, e morendo nel i553, le 
lasciò molti doni. 

Ranuccio Farnese^ romano, dia- 
cono Caerdiuale di s. Angelo, peni- 
tenziere maggiore, mori nel i565, 
lasciando alla basilica varii dona- 
tivi. 

Marco Sittico AUemps^ tedesco, 
diacono Cardinale di s. Angelo, poi 
prete de' ss. XII Apostoli, di s. Cle- 
mente, e di s. Marìa in Trastevere, 
penitenziere maggiore, lasciò di vì- 
vere nel 1595, e si dimostrò gene- 
roso colla basilica. Essendo infermo 
di podagra, fu in di lui vece desti- 
nato il Cardinal Marc' Antonio Co- 
lonna ad aprire, e chiudere la poita 
santa. 

Antonio Colonna^ romano, dia- 
cono Cardinale di s. Maria Nova, 
poi di s. Marìa in Cosmedin, indi 
prete di s. Pudenziana, e di s. Cix>- 
ce in Gei*usalemme, e vescovo di 



CHI 

Ptilestrina, nell'antio 1600, apri e 
diiuse la porta santa. Morì nel 
t6o8, lasciando erede la basilica, che 
YÌTente aYeva etiandio beneficata. 
Lucio Sasso poi Cardinale, essendo 
stato Tenti anni Ticario della ba- 
silìca> ne imitò V esempio , e si 
mostrò assai benefico Terso la basi- 
lica. 

Scipione Cqffarelli Borghese^ ro- 
mano, nipote di Paolo V, prete 
Caixlinale di s. Grìsogono, peniten- 
ziere maggiore, fu fatto nel 1608, 
arciprete della basilica lateranense 
dallo stesso Paolo V, che nel 1620, 
lo trasferì all' ardpretura della ba- 
silica vaticana, cedendo la preceden- 
te al seguente suo congiunto. Non 
si devono qui occultare i ricchi do- 
ni da lui &tti alla basilica^ che a 
di lui riguardo ebbe da Paolo Y la 
rosa d'oro benedetta. Questo Pon- 
tefice creò due Cardinali canonici, 
esentò il clero dallo spoglio, e donò 
al capitolo il palazzo lateranense. 

Giambattista Leniy romano, pre- 
te Cardinale di s. Sisto, poi ^i s. Ce- 
dila, apri e chiuse la porta santa 
di questa basilica nel 1625, e mo- 
li nel 1617, avendo beneficato in 
vita e in morte la basilica. 

Francesco Barberini, fiorentino, 
nipote di Urbano Vili, diacono Car- 
dinale di s. Agata, fu tatto dallo 
zio successore al Cardinal Leni, e 
dopo un anno rinunziò. Quindi nel 
i633, venne trasfeiìto all' arcipretu- 
ra della basilica vaticana. 

Girolamo Colonna, romano, dia- 
cono Cardinale di s. Agnese in piaz- 
za Navona, poi successivamente pre- 
te, e vescovo di Frascati, nell'an- 
no santo i65o, aprì e chiuse la 
porta santa di questa basilica, e mo- 
rì nel 1661. 

Flavio Chigi, sanese, nipote di 
Alessandro VII, prete Cardinale di 



CHI 



35 



s. Maria del Popolo, vescovo prima 
d' Albano e poi di Porto, nell anno 
santo 1675, aprì e chiuse la porta 
santa della basilica, e morì nel 1693. 
La ba^lica conserva grata rimem- 
branza dei beneficìi ad essa da lui 
compartiti, poich'egli, oltre moltissimi 
paramenti, le donò l'arazzo, che si- 
no a' nostri giorni ha^ servito di 
quadro all'altare della trìbuna del 
coro, prima che i Torlonia donasse- 
ro l'attuale, fece compilare il bre- 
viario,, e lo donò al capitolo ; e a 
di lui mezzo Alessandro VII regalò 
otto belle coltiì, cinque paliotti, sen- 
za mentovare altri benefizii, fra i 
quali merita menzione quello di 
aver dichiarato un canonico della 
basilica in perpetuo a prete assi- 
stente alle Cappelle Pontificie. 

Palazzo Palazzi degli Albertoni 
Altieri, romano, nipote di Clemen- 
te X, camerlengo di s. Chiesa, prete 
Cai*dinale de' ss. XII Apostoli, vesco- 
vo di Porto, morì ai 29 giugno 1698. 
Benedetto Pamphily, romano, pro- 
nipote d'Innocenzo X, diacono Car- 
dinale di s. Maria in Portico, poi 
di s. Maria in Via Lata, fu fatto 
da Innocenzo XII arciprete: il per- 
chè con raro esempio, negli anni 
santi 1700, e 1725, aprì e chiuse 
la porta santa. Beneficò la basilica 
in più modi, e con donativi, fra i 
quali le due statue de' ss. Andrea e 
Giovanni, che stanno nella nave 
principale. Mori primo diacono nel 
1780. 

Pietro Ottoboniy veneziano, nipo- 
te di Alessandro Vili, prima arci- 
pinete della basilica liberiana, e poi 
di questa nel 1780, morì decano 
del sagix) (x>llegio nel 1740. 

Neri Maria Corsini, fiorentino, 
nipote di Clemente XIl , diacono 
Cardinale di s. Adriano, poi di s. 
Eustachio. Nell'anno santo 1750, 



36 CHI 

apn e chiuse la porta santa di que- 
sta basilica. Morì nel 1770. 

Mario Marefoschì , maceratese , 
prete Cardinale di s. Agostino, nel- 
l'anno santo 1775) aprì e chiuse 
la porta santa, e morì nel 1780. 

Carlo RezzonicOj yeneziano, ni- 
pote di Clemente XIII, Cardinale ve» 
scQvo di Porto, camerlengo di s. Chie-^ 
sa, morì nel 1799* 

Francesco Saverio de Xelada^ spa- 
gnuolo, prete Caixlinale di s. Mar- 
tino a' Monti, commendatario di s. 
Prassede, segretario di stato, e pe- 
nitenziere maggiore, morì neli' anno 
1801. 

Leonardo AntonelU di Sinigaglia, 
decano del sagro Collegio, peniten- 
ziere maggiore , segretario del s. 
Uffizio, morì nel 1 8 1 1 . F'. il cita- 
to Cancellieri, nel suo Caenotaphium 
AntonelU Cardìnalis Archipr. 

Giulio Maria della Somaglia di 
Piacenza, decano del sagro Collegio, 
Tice-cancelliere, segretario di stato, 
vicario di Roma ec. , nell' anno 
santo 1825, aprì e chiuse la porta 
santa della basilica. Morì nel i83o. 

Bartolomeo Pacca di Benevento, 
attuale decano del sagro Collegio, 
fatto arciprete dal Pontefice Pio 
Vili nel. 1 8 3o, risplendente per vir- 
tù e dottrina, e per le primarie ca- 
riche, che sostiene, cioè di pro-da- 
t;ario, di legato apostolico di Velle- 
tii e sua provincia, di prefetto del- 
le congregazioni della cerimoniale, 
e della correzione de' libri della 
chiesa orientale, di segi^etario del 
s. ofiizio, di presidente del consiglio 
supremo della reverenda camera apo- 
stolica, zelante e sollecito vescovo 
delle diocesi di Ostia e Yelletri, cul- 
tore delle lettere, e mecenate dei 
letterati. 

Gio. Mario G*escimbeni, nell'/- 
storia della chiesa di s. Giovanni 



CHI 

avanti porta latina , Roma 1716, 
a pag. 292, nel parlare dell'incor- 
porazione del capitolo di detta chie- 
da al lateranense, ci dà una erudi- 
ta serie de^prion, che governarono 
la basìlica sino al pontificato di Bo- 
nifazio Vili. Quindi a pag. 3o6, 
tesse dottamente la serie cronologi- 
ca degli arcipreti lateranensi, retti<« 
ficando quella del Rasponi, sino al 
Cardinal Pamphily. Il medesimo 
Cresci mbeni, nell'altra sua opera 
sulla basilica. Ristretto ec, a pag. 
9?, fa il novero degli ai*ci preti, ca- 
nonici e beneficiati, che stabilirono 
lampade perpetue per ardere innan- 
zi al tabernacolo, ove si conservano 
le sagre teste de' ss. Pietro e Pao- 
lo. Per riguardo all' illustre collegio 
de' benefiziati, il predetto Cancellie- 
ri nel suo Caenotaphium, a pag. 87, 
e 64) riporta le notizie di molti, che 
si distinsero per nobiltà di natali , 
per dottrina, per impieghi nella cor- 
te de' Sorami Pontefici, per vesco- 
vati cui furono innalzati, e fa men- 
zione di, altri promossi a canonici 
della stessa basilica. E qui ci sia 
lecito in segno di stima ripetere 
quanto a pag. 89 disse lo stesso Can- 
cellieri, cioè: M che è desiderabile 
» che d. Salvatore Leoni beneficia- 
» to lateranense pubblichi l' erudi- 
>9 tissima storia di tutti i Cardinali 
>» arcipreti della basilica e de' 101*0 
>» vicari, ricavata da esso con mol- 
9» ta fatica dalle antiche memoiie 
M della chiesa lateranense, dagli scrit- 
tf tori della medesima, e dai mo- 
>r numenti esistenti nell'archivio del 
i> collegio de' beneficiati , affidato 
>9 alla sua custodia, e da lui ac- 
»* cresciuto , e colla maggior di- 
» ligenza posto nel più beU'oixli- 
« ne ^ 

Il Piazza nella sua Gerarchia, a 
pag. 333 e 334} tratta delle pi*e- 



CHI 

-ro^tÌTe dell' arciprete, e del capito- 
lo, de' loro prìTÌiegi, e tratta dei 
cappellani llarìani, dei Clemeatini 
istituiti da Clemente Vili, degli Ur- 
bani fondati da Urbano Vili, e di 
altri individui di questo clero, ag- 
giungendo che Sisto V diede all'ar- 
cipi*ete il privilegio di conferire i 
benefizi vacanti nella basilica, eccet- 
tuati quelli riservati alla Dataria. 
T^. Francesco Foggini, Dtl clero 
della basilica lateranense , Roma 
1758. Delle preminenze del capi- 
tolo , ed autorità dell' arciprete , 
tratta pure il Cancellieri, Memorie 
delle sagre teste, p. 7. Per ciò, che 
riguarda la giurisdizione dell'arci- 
prete, nonché il d'u'itto alternativo 
col capitolo di nominare a'benefi- 
cii vacanti della basilica, non afièt- 
tì alla Sede apostolica, ed il vicario 
della basilica ec. , trattammo bre- 
vemente all' articolo Arcipreti dblub 

BASILICHE DI RoMA. 

L' insigne cappella poi de'cantorì 
•dell' arcibasilica lateranense vanta 
la sua. origine nel i535 sotto Paolo 
III, allora quando il celebre Cardi- 
nal de Cupis ai'ciprete incominciò 
ad istituirla, ottenendo dal detto 
Papa l'unione di molti benefizi, per 
costituire una sufficiente dote per 
dieci cappellani cantori. Il chiarissi- 
ino letterato Fulvio Orsini, prima 
beneficiato, e poi canonico latera- 
nense, morendo nel 1600, le lasciò 
alcuni fondi per aumentarne il nu- 
mero con due altri cantori, affidan- 
done la nomina al Cardinal arci- 
prete. Dipoi Pio VI, in considera- 
zione dei rinomati maestri eh' ebbe 
in tutti i tempi, della sua antichità 
e pregi, con breve de' 24 settembre 
1784» concesse a questa cappella il 
proprio nome, chiamandola Cappella 
Pia, e per formare una rendita per- 
petua alle giubilazioni, e per aumen- 



CHI 37 

tare lo stipendio, unì alla medesima 
alcuni pìngui beneficia Quindi Pio 
VII, volendone accrescere il lustro 
e il decoro, con breve de' a 2 luglio 
1801, concesse alla medesima tutte 
le prerogative, esenzioni e privilegi, 
coi quali i Pontefici vollero decorare 
i cappellani cantori pontificii. Non 
si deve qui passare sotto silenzio, 
che s. Pio V pose nella basilica per 
penitenzieri {Vedi) i minori osservanti 
riformati di s. Francesco. Laonde il 
Cardinal penitenziere, nella dome- 
nica delle palme, incomincia da que- 
sta basilica il consueto giro delle tre 
basiliche. Il prìmo cerimoniere poi 
di questa chiesa, in nome del capi- 
tolo, presenta al Papa due candidi 
agnelli, benedetti nella chiesa di s. 
Agnese fuori le mura (Vedi), nel 
giorno della, sua festa; agnelli che 
si offrono per annuo canone alla 
basilica, e dalla cui lana si formano 
i pallii. 

Per aggiungere splendore a qu&sta 
basilica, ordinò Sisto V, che il ca- 
pitolo nelle maggiori solennità e 
funzioni di essa usasse di quattro 
mazze di argento, portate da' man- 
datari, e cursori del Cardinal vica- 
rio, in abito clericale ; abito che 
ogni due anni dovrebbe far loro la 
camera apostolica, col danaro delle 
multe penali, come si legge nell'Ol- 
doino. Addii, in Ciaccon, tom. IV, 
col. 127. 

Il capìtolo lateranense si compone 
del Cardinal aixìprete, di un prelato 
suo vicario, e di diciotto canonici , 
otto de' quali sono dell' ordine dei 
pi'eti, cinque di quello dei diaconi, 
e cinque dei suddiaconi. Oltre i 
venti beneficiati, cioè dodici dell'or- 
dine dei preti, quattro di quello dei 
diaconi, e quattro di quello dei 
suddiaconi (i quali ordini sono in- 
fissi alle rispettive prebende-, giusta 



38 CHI 

lo stile deir antica disdplina della 
Chiesa), vi sono i cappellani Clemen- 
tini, ed Urbani, ed Ilarìani, e do- 
dici chierici beneficiati. L'ai*ci prete 
usa nella basilica e in coro sempre 
la cappa, il vicario l'abito prelatì- 
zio di mantelletta, i canonici la 
cappa di saja paonaiza con pelli di 
armellini bianchi nell'inverno, e la 
cotta ed il rocchetto nelle altre sta- 
gioni. I beneficiati, e i chierici be- 
neficiati nell'inverno usano la cotta 
e la cappa di saja paonazza con 
pelli di color bigio, e negli altri 
tempi la sola cotta. Il Papa nomi- 
na i canonicati e i benefioii affetti; 
quelli che non lo sono, vengono 
nominati alternativamente dall'arci- 
prete, e da un canonico secondo il 
turno settimanale. 

fìaìzioni principali^ che si celebra' 
vano nella basilica lateranense^ e 
nota di tfueUcj, che hanno luogp 
oggidì. 

(iiingo sarebbe l'enumerare tutte 
le fimzioni, che quivi avevano luogo 
nella veneranda antichità, di molte 
delle quali abbiamo parlato di sopi*a, 
e si fii menzione anche ai ^ispettivi 
articoli, massime a quello delle Cap- 
pelle Pontificie, in cui si riportano 
le sagre fimzioni, che celebravano 
i sommi Pontefici prima della isti- 
tuzione delle medesime cappelle 
pontificie. Laonde ci limiteremo a 
licordai^e le principali. E primiera- 
mente fino da' più rìmoti secoli , 
quando si dovevano adunare il cle- 
ro ed il popolo romano per eleggeve 
il nuovo Papa, purché non l'imp^ 
disse qualcYve fazioi^e o circostanza, 
soleva eseguirsi in questa basilica; 
dappoiché giustamente reputavasi 
convenevole, che nella chiesa prin- 
cipale di tutte le altre^ fosse eletto 



CHI 

chi doveva essere il supremo Gerais- 
ca e pastore universale del mondo 
oattoUoo, il quale poscia ivi era in- 
tronizzato colle più belle cerimonie. 
F, il Libello presentato a Valenti- 
niano, di Marcellino e Faustino, 
presso il Sirmondo tom. I, Opere, 
in cui parlando dell'ordinazione di 
san Damaso I, fiorito nel 36*/ ^ si 
scrive: Lateranensem basilicam te» 
nuli, et ibi ordinatus est èpiscopus. 
n perché, insorta talvolta contro- 
versia sulla scelta del nuovo Papa, 
e diviù il clero e il popolo , e la 
romana milizia in diversi partiti, 
ciascuno d'essi procurava occupare 
la basilica 'lateranense, giacché rite- 
neva che dal luogo stesso potesse 
derivare credito, forza e vigore al- 
l' elezione, e grande appoggio tro- 
vare ai diritti dell'eletta, come si 
può osservare nell' Anastasio nelle 
vite di s. Boni&cio I, di Simmaco, 
di Giovanni V, di Conone, di Ste- 
lano III, di Valentino, e di Bene- 
detto III, eletti nella chiesa del Ss. 
Salvatore, secondo l'antica consue-. 
tudine. F'. Mabillon in Comm. prose. 
pag, II 6, La medesima basilica fu 
ancora prescelta per sepoltura da 
molti Pontefici, siccome registram- 
mo di sopra» affinché dove aveva 
avuto principio la loro sublime di^ 
gnità, ivi ancoi^a avesse il fine, e 
dopo le solenni esequie, ivi avessero 
riposo le loro ceneri. F. il Easponi 
a pag. 73, CEip. XVIII, De Summis 
PontificibuSj qui in (ata^anensi bor 
siUca sepulti sani. 

A. diffiirenza delle alt|« principali 
chiese di Roma cui erano addetti ì 
semplici Cardinali preti , ]a, basilica 
late^nense fi4 assistita da sette Crl^ 
dinali vescovi ebdomadarii, e colla- 
terali del Papa, chiamati da Gio. 
Diacono, nel tom* II, 31us. ital, p. 
575, et in tQm. Ili, LUurg, Hon^ 



CHI 

Póni, pag. 353, Epìscopi primaè 
sedis, che soli ayeTano U pmilegio 
di celebrare per turno sopra Tal- 
tare papale. Sterno III, detto IV , 
eletto nell'anno 768, ordinò che 
ogni domenica si cantasse dai sette 
Cardinali vcscotì suburbicarii nella 
basilica lateranense, Tinno Gloria 
in excelsis Deo, il quale non sole- 
Tasi dire dai preti, fuorché nella 
messa di Pasqua. Quivi si disti'ibuiva 
il fermento nel sabbato avanti la 
domenica delle palme , detto sabba' 
ium vacanSy perchè il Papa non an- 
dava alla stazione. Gli antichi rituali 
lo chiamano, Quando datar eleemo- 
syna sive fermentatum in concisto- 
rio lateranensiy ed in questo sab- 
bato nel Laterano si distribuiva ai 
sacerdoti delle parrocchie e titoli di 
Roma il fermento, o pane benedetto. 
Di questo rito trattò il Mabillon 
nel mus, Ital, tom. I, pag. i32, et 
in Ord. Rom. p. i4i> et in t. IV, 
AnaL p. 60; Azevedo: ExercitLit. 
col. 217. In questa basilica si con- 
ciliavano ancora i penitenti nel sab- 
bato santo, cioè quelH, eh' erano sta- 
ti* per qualche grave delitto condan- 
nati alla pubblica penitenza, andan- 
do il vescovo col clero ad accoglierli 
benignamente alla porta, e dando 
loro speranza di perdono da Dio 
dèlia loro colpa. Da ciò nacque il 
pio costume di visitare ogni sabbato 
la basilica. Il vescovo' poi, che fòce- 
▼a la mentovata Rinzione, era un 
luogotenente o vicario mantenuto in 
questa sua cattedrale dal Papa per 
vari ministeri, non potendo egli eser- 
citarli per le altre sue innumerevoli 
occupazioni , del^azione che ritro- 
vasi fatta sino dal 4<^o, come scrive 
s. Girolamo sulla pubblica penitenza 
data a Fabiola. /^. il Hasponi, De 
sohmni rilu poenitentes recipiendi in 
Lat. £as. pag. i55. Ed in questa 



Cttl 



39 



basilica, come racconta il Baronìo 
all'anno 968, ebbe principio la be- 
nedizione delle campane, da quella 
grossa campana che fu posta sul 
campanile della basilica, dopo la be- 
nedizione, che ne fece Giovanni XIII, 
imponendole il nome di s. Gio. Bat- 
tista. Su questo argomento è a ve- 
dersi l'articolo Gamp^ute § IV, Bene- 
dizione delle campane. 

Quivi nello stesso sabbato santo 
si prendeva il nuovo fuoco da ti*e 
lampadi, nascoste sino dal giove- 
dì santo in segretissimo luogo nel 
Sancta Sànctomm, si consagravano 
sette altari, che sì preparavano dalle 
sette regioni della città, e si offiinvano 
il latte ~e il miele. Nella solennità 
poi della Pentecoste, detta la Pasqua 
rosata, si spargevano rose per tutta 
la chiesa. 

Quivi si celebrarono cinque con-* 
cilii generali, oltre altri quattordici 
particolari, l'ultimo de' quali fu con- 
vocato nel 1725 da Benedetto X.IIL 
All'articolo Roma si parlerà di essi, 
siccome agli articoli delle Beatifica- 
ziom, e CANONizzAzioia si dice di quel- 
le celebrate in questa basìlica. Prf-" 
ma si faceva in essa la solenne pro- 
cessione del Corpus Domini ^ e vi si 
celebravano divei^se cerimonie nella 
coronazione degl' imperatori, la qua- 
le però seguiva nella basìlica va- 
ticana. Dappoiché dalla basilica va- 
ticana l'imperatore in solenne caval- 
cata si recava alla basilica lateranen- 
se, ove prima si ammetteva nel ceto 
de' canonici, ricevendo all'altare pa- 
pale, la cotta, la cappa e la berret- 
ta, e poi si trattava di lauto con- 
vito nel triclinio Leoniano, con che 
terminava la funzione. Quando nel 
i53o Carlo V prese in Bologna la 
corona imperiale dalle mani di Cle- 
mente VII , alcuni canonici di san 
Giovanni si recarono in quella città, 



4o CHI 

e dopo la coronazione ricevettero 
r imperatore nella chiesa di s. Do- 
menico, Scendo allora le veci della 
basilica lateranense, e lo ammisero 
tra i canonici. Quindi Carlo V ri- 
cevette i canonici al bacio della pace. 
Non si deve qui tacere, sebbene se 
-ne parli al relativo articolo, che do- 
vendosi fare la coronazione dell' im* 
peratore nella basilica vaticana, tut- 
tavia due volte seguì nella basilica 
lateranense. La prima accadde nel 
1 133 quando l'antipapa Anacleto II 
avendo occupato il Vaticano, Castel 
s. Angelo, e gli altri luoghi forti, 
il Pontefice Innocenzo li coronò 
in 5. Giovanni ai 4 S'^S^^ Lota- 
rio Il ; la seconda fu quando ai 39 
giugno dell'anno 1 3 1 2 nella stessa b»> 
silica Enrico VII ricevette la coro- 
na imperiale dai Cardinali legati di 
Clemente V, per essere stato occu- 
pato il Vaticano dall'esercito di Ro- 
berto re di Napoli, il quale temeva 
le insidie di Cesare. Attualmente si 
continuano a celebrare in questa 
basilica le seguenti funzioni. 

Il solenne possesso de' Sommi Pon- 
tefici, colla dispensia del presbiterio, 
della qual funzione si tratta al pro- 
pino articolo sì parlando delle antiche 
venerabili cerimonie, che de' presenti 
riti, colla solenne benedizione sulla 
gran loggia del novello Papa. Que- 
sti va ad assistere coi Cardinali alla 
cappella, che vi si tiene per la festa 
dell'Ascensione del Signore, con so- 
lenne benedizione dalla detta loggia, 
e vi si reca pure ai 24 S^ugi^<> P^^* 
la festa della Natività di s. Gìo. Bat- 
tista. Nella vigilia di questa festivi- 
tà, e prima della celebrazione dei 
vesperì, il vescovo canonico funzio- 
nante, con una particolare formerà, 
fa la benedizione pontificale dei ga- 
rofani, o aromati notissimi, e quindi 
li distribuisce ai canonici e al clero 



CHI 

lateranense. Di questa antidìittimii 
benedizione fa menzione il Cresci m- 
beni a p. 1 80, Della sacr. eh. pa^ 
pale lai, ed il Cancellieri, nel suo 
Caenotaphium, a p. 42» ^cUc citate 
Memorie stanche, a pag. 5, e nella 
settimana santa, a pag. 224* Quivi 
egli dice, che tal benedizione e di- 
spensa de' garofani é la memoria di 
un tributo, che soleva farsi annual- 
mente alla basilica per tal festa, da- 
gli orientali, forse per omaggio alla 
prima chiesa del cattolicismo. Osser- 
va inolti^ lo stesso erudito Cancel- 
lieri , che siccome negli Ordini roma- 
ni si h. spesso menzione di certo 
ottimo vino condito* cogli aromi, aro- 
malìcum yinum, il quale si beveva 
in alcuni tempi, e siccome si dispen- 
savano prima nel solenne concilio 
papale, ed anco nel giorno di pas*- 
qua delle confetture ovvero del pe- 
pe, ne possa essere un vestigio la 
dispensa de' garofana, l'abolizione di 
una superstizione de' gentili. £ pei 
notissimo che i gentili tra le super- 
stizioni che coltivavano, aveva quel- 
la di ritenere l'aglio come antidoto 
contro i geni malefici; superstizione 
derivata forse in Roma dal culto 
egizio d'Iside, e di Osiride; quindi 
è assai probabile che la Chiesa, vo- 
lendo togliere questa superstizione, 
come ha fatto di tante altre, adot^ 
tasse il rito di benedire in tal cir- 
costanza i garofani usando orazicmi 
analoghe, dirette ad ottenere la li- 
berazione dai mali, e la consei"va- 
zione degli uomini in perfetta sa- 
nità. 

Inoltre il Papa interviene col sa- 
gro Collegio alla processione, che la 
basilica &l nella domenica fi*a l'ot- 
tava del Corpus Domini, nella qua- 
le come a sua cattedrale, intervie- 
ne il seminario romano, ed hanno 
luogo gli Ordini religiosi mendican- 



.CHI 

G« Il Ss. Sagramento è portato dal 
Cardinal vicario di Roma. Questi, 
o il suo vicegerente fò nelle tempora 
le ordinazioni; e nel giovedì santo 
consagra colle più auguste cerimo- 
nie il sagro crisma, e nel sabbato 
santo, ed in quello della Pentecoste 
solennemente vi amministra il bat- 
tesimo nel battisterio Gostantifiia- 
no, e la confermazione. NelF otta- 
va dei santi Pieti*o e Paolo evvi 
in questa basilica cappella Cardi- 
nalizia , ed i secondi vesperi delle 
principali feste della basilica si cele- 
brano coU'assistenza de' Cardinali , 
nel modo che descrivesi a Cappelle 
Cardinalizie (Vedtjy ove pure si trat- 
ta della cappella per la festa di 
S. Lucia, che celebrasi 'coli* assistenza 
dell'ambasciatore di Francia, e di alcu- 
ni Cardinali. Oltre i mentovati giorni, 
evvi festa anche ai 6 agosto per la 
Trasfigurazione del Signore, ed ai 
27 dicembre per s. Giovanni Evan- 
gelista. I giorni poi delle stazioni 
sono, nella prima domenica di qua- 
resima, in quella delle Palme, nel 
sabbato in Àlbis^ nel martedì delle 
rogazioni, e nel sabbato di Pente- 
coste. V. il Rasponi, De stationibus, 
Uun antiquisy twn recentibus Bas, 
Lai. pag. 1 94. Tuttora vi é il can- 
to delle litanie stazionali, che ven- 
gono dette in processione dopo ogni 
terza domenica non impedita, prima 
della messa solenne, per le navate 
minori dalla sagrestia sino all'altare. 
Questa processione si vuole sia una 
memoria dell'antica, in cui, calan- 
do il Papa dal contiguo palazzo 
nell'oratorio di s. Tommaso, che 
serviva di segretario, quivi si vesti*- 
va degli abiti pontificali , e proces- 
sìonalmente coi Cardinali, cogli ab- 
bati delle venti abbazie privilegia- 
te, colla prelatura , magistrati ed al- 
.tri, i quali avevano luogo nelle 



CHI 4ì 

funzionasi recava allaltare papale. 

Così ancora é da osservai*si, che 
nel terzo Agnus Dei della messa 
non si dice dona nobis pacem, ma 
si ripete misererà nobis. Molte sono 
le ragioni assegnate a questo rito. Da 
alcuni si crede essere ciò derivato 
in memoria della miracolosa appa- 
rizione del Salvatore summentovata, 
allorché si fece la dedicazione della 
chiesa, iu cui allora si udì la voce 
del Salvatore, che disse al popolo 
romano : Pax vobis. Da altri si 
pretende, che ciò sia per alludere al- 
la pace sempiterna, la quale si gode 
nella celeste Gerusalemme, di cui è 
figura la chiesa lateranense per la 
sua eccellenza. Finalmente evvi an- 
cora chi crede, essersi consenrtito 
questo rito dalla antica liturgia. Si 
prosegue ancora il rito deU'imùO' 
zione de' sagri dittici, negli anni- 
versari, pronunziandosi dal più an- 
tico de' preti benefiziati, dalla parte 
del vangelo, dopo l' offertorio,. il no- 
me del testatore, in suffragio del 
quale si offre il sagrifizio, colla for- 
mula, che riporta il Ci^escìmbeni 
nella suddetta opera a p. 179. 

La basilica lateranense è una 
delle quattro patriarcali, che nel- 
r anno santo del giubileo si devono 
visitare per lucrare l' indulgenza ple- 
naria, ed é una delle sette chiese 
di Roma, che i fedeli visitano nel 
decorso dell' anno, egualmente per 
lucrarvi le analoghe indulgenze, del- 
le quali tratta il Rasponi, De in- 
dulgentiis Bas, Lat, p. 204. S' in- 
cominciò nel i832 a pubblicare in 
Roma con magnifica edizione, pian- 
te, spaccati, e rami, l'opera intito- 
lata: La patriarcale basilica hi" 
ieranense " per cura di 

Agostino comp.^ descrit- 

ta dald Tardi, tàm 

compita* 



4» 



CHI 



S. Giorjuii detta Pigna, dclTar- 
ciconfratemiia della Pietà de'car- 
cerati. Fedi, 

Per la festa de' ss. Cosma e Da- 
miano, ai ^7 settembre, ogni qua- 
driennio il senato romano fe a 
questa chiesa l'oblazione d'un calice 
di argento, e di quatti*o torcie di 
cera, 

S, Giovanni a Pòrta Latina, titolo 
CardinalizWj del capitolo latera- 
nense in cura dei Paolottì, nel 
rione Campitelli, 

Chiamaà questa chiesa ante por^ 
tam latinam^ perché dalla Tidna 
porta denominata pure latina, che 
ora è .chiusa, si aodaya per la via 
la quale conducera al Lazio, oggi- 
dì conosciuta sotto il nome di Cam- 
pagna di Roma. Per questa porta i 
latini enti^ayano in Roma. Diede o- 
ri gì ne a questa chiesa il prossimo 
oratorio o cappella, eretta da' fe- 
deli ad onore di s. Giovanni Evan- 
gelista, pel seguente avvenimenta 
Isella città di Efeso, ove il santo ri- 
siedeva, e da dove fu fatto venire 
a Roma, eravi il sontuoso tempio 
di Diana, che fu ritenuto per una 
delle sette meraviglie del mondo; 
mentre altro tempio dedicato a 
Diana in Roma esisteva ove ora 
stanno questa chiesa e la cappella. 
Avendo s. Giovanni in Efeso con- 
culcato colla pi*edicazione il falso 
culto di Diana, e le superstizioni 
gentilesche, si vuole che per ordi- 
ne del proconsole deli' Asia, giunto 
il santo a Roma, fosse condannato 
in questo luogo a morire in una 
caldaja d* olio bollente, alla presen- 
za de' magistrati e del popolo; ma 
per viitù divina egli ne uscì illeso; 



CHI 

il perchè Domiziano lo esiliò iieH%* 
sola di Patmos, e sebbene morisse 
dipoi in pace in Efeso, i padri gli 
diedero il titolo di martire pel sof- 
feito martirio. Anche il Cresdmbeni 
a pag. 59 è di parere, coli' autori^ 
tà di Procoro, che nel sito ove s. 
Giovanni fu posto nella caldaia, é. 
da' fedeli erigesse, se non una chie- 
sa, almeno un oratorìo. Fu chia« 
mata di s. Giovanni in Oleo, e vi 
fu riposto del sangue, de' capelli 
che per ignomìnia furono tagliati 
a quel santo, e la^caldaia stessa stro- 
mento del supplizi)», come attestano 
i versi scolpiti nella detta cappella* 
La cappella, che oggi esiste , venne 
edificata da Benedetto Adam bor- 
gognone, uditore della romana rota, 
nei i5o9, riandò Giulio II, di che 
esiste memoria sulla porta a tra- 
montana, ove si vede l'arma gen- 
tilizia del benefattore, composta di 
aquile situate a gui$a di triangolo 
in mezzo all' epigrafe: ^u ^/^Wr <& 
Dieu, oltre la sottoposta iscrìzione. 
La forma della cappella è ottango- 
lare, con altai*e isolato di fino mar-* 
mo bianco, e sotto di esso v'ha co« 
me un pozzo, ove dicono fossero ri- 
poste le mentovate reliquie. Il pio 
prelato la fece decorare con pittu- 
re, le quali per 1' umidità divenne* ' 
ro poscia scolorite e guaste. Il Car- 
dinal Francesco Paolucci però, titola» 
re di s. Giovanni a Porta Latina, 
nel i658, altre ne fece es^uire da 
Lazzaro Baldi, riguardanti i fòtti 
del santo, e fece restaurar la cap- 
pella con l'opera del Borromino. Di* 
poi^ Clemente XI fece altrettanto. 

E di parere il Crescimbeni, che ' 
questa chiesa di s. Gios^anni ante por^ 
tam latinam, sia stata edificata dopo il 
battesimo di Costantino, come si leg- 
ge nel sagramentario di s: Gelasio 
I, del quinto secolo. Ma essendo 



CHI 

mal ridòtta e rovinata, verso Tan- 
no 773, il Pontefice Adirano I la 
rifabbricò dai fondamenti nel modo 
che ancora esiste, ad onta dei pò- 
st)eri(MÌ ristauri, di cui fòremo men- 
zione, valendovi in seguito anche 
eretto un nobile, contiguo moniste- 
rp. Il Testibolo, o antiportico, è for- 
mato a guisa di tori'e, ed è sostenuto 
da sei colonne di granito. Quindi si 
entra nell'atrio scopeito, che conduce 
al portico con cinque ai'chi divisi da 
colonne. Il campanile , alto , largo 
e riquadrato, è uno dei più belli di 
Berna pel suo gotico disegno, e sot- 
to ad esso evvi la porta, la quale 
introduce al monistero, che per al- 
tro non e più dell' antica vastità. 
Dal portico si entra nella chiesa fab- 
bricata a guisa di basilica con tre 
navate, divise Tuna dall'altra da 
due ordini di colonne, cioè cinque 
per parte di vari marmi. Sostengo- 
no esse gli archi sui quali segue la 
muraglia, che va a terminare col 
cornicione e col soffitto, avente sei 
finestre per parte. Vago e nobile 
é . r interno decorato di buone pit- 
ture, ed oltre il capitolo lateranense 
(che in più incontri fu sollecito di 
operarvi delle riparazioni, come, nel 
1435, ristorò il campanile e il por- 
tico , e in altro tempo fece una cam- 
pana), ne furono benefattori i Car- 
dinali titolari, particolarmente i Gir- 
dinali Crivelli, Gio. Girolamo Al- 
bani, Rasponi, che dal Gismondi 
fece dipingere le pareti, rìducendo 
a soffitto adorno di pitture la nava- 
ta, che prima era a tetto, nonché 
il Cai'dinal Paolucci, il quale rifece 
r antiportico, le vetriate delle fine- 
stre, ed altro, ed eziandio il Car- 
dinal Sperello Sperelli. A' nostri gioi^ni 
poi il Cardinal titolare Giambattista 
Belloy, arcivescovo di Parigi, ove 
mqrì nd 1808., restaurò la chiesa, 



CHI 43 

come si vede da una memoi*ia in 
essa eretta sotto la sagrestia. 

Questa chiesa venne consacrata 
solennemente da Celestino III alla 
presenza di molti Cardinali, a' io 
maggio 1191. In quel tempo era 
collegiata, ed anteriormente aveva 
un aixnprete, per cui la chiesa 
fu detta Archìpreshiterato, Uno di 
questi fu quel Graziano, figlio di 
Pier Leone romano, che nel io44 
ottenne da Benedetto IX la cessione 
del pontificato. Fu eletto Papa avan? 
ti la porta di questa chiesa, o avanti 
la porta latina , come dice il Piazza , 
Gerarchia pag. 574, e prese il no- 
me di Gregorio VI; ma dipoi nel 
concilio di Sutri dovette rinunziare 
la suprema dignità. Egli viene di* 
feso dal Cresci mbeni a pag. 326, e 
seg. capo II, Degli arcipreti di san 
Giovanni a porta latina* Che in 
questa chiesa vi fosse a que' tempi 
una canonica cospicua, si rileva 
dall'averla s. Leone IX, nel 1049, 
destinata per residenza agli arcive- 
scovi di Colonia quando si fossero 
recati in Roma, ai quali conferì la 
qualifica di cancellieri, o arcicancel- 
lieri della santa romana Chiesa* 
Però su questa qualifica va letto 
quanto dicemmo all' articolo Can- 
celliere DEtLA Santa Romana CanssA* 

Non è poi vero, che questa chiesa 
sia stata soggetta alla basilica di 
s. Maria in Trastevere, come non 
é provato che nel contiguo moni- 
stero abitassero le monache. Certo 
si è, che Lucio II, nel 1 144' ^^^ 
la chiesa alla patriarcale basilica 
lateranense, sottoponendola al priore 
e ai canonici regolari, che allora go- 
vernavano la medesima; unione pri- 
mieramente confermata da Anastasio 
IV, Adriano IV, Alessandro III, 
Onorio III, Gregorio IX, ed Inno- 
cenzo IV. Ed è perciò, che parte 



44 



CHI 



de' canonici regolari latcranensi pas- 
sarono ad abitare il contiguo moni- 
stero di s. Giovanni a porta latina, 
e ad ufficiare nella chiesa. Tutta- 
Tolta continuò ad essere collegia- 
ta sino al termine del secolo XIII, 
e fino a parte del XIV, ma nel 
XV fu immediatamente governa- 
ta dal capìtolo lateranense. Si ha 
pertanto, che dopo Sisto IV, il 
capitolo nominò uno de' suoi cano- 
nici per custode, abbate, o difen- 
sore per aver cura della chiesa, ed 
allora eranvi romiti e sacerdoti di- 
pendenti da esso per Tuffiziatura, 
finché nel 1708 fu data in uno al 
monistero ai trinitari scalzi riforma- 
ti, e da ultimo, nello stesso decorso 
secolo, a' religiosi di S.Francesco di 
Paola, detti PaolouL Fedi, 

Il Pontefice s. Gregorio I vi pose 
la stazione, che tuttora si celebra 
nel sabbato di passione, precedente 
la domenica delle palme, chiamato 
Sabbatum vacans^ perchè il Papa 
non si recava a questa stazione, 
avvegnaché nella basilica di's. Pie- 
tro con pubblica cerimonia distri- 
buiva al popolo l'elemosina, e fa- 
ceva la lavanda de' piedi a' poveri, 
non potendo ciò eseguire nel giovedì 
santo a cagione della moltiplicità 
delle funzioni. Finalmente, allora 
quando Leone X fece la promozione 
di trentuno Cardinali, fra le chiese 
che nel i5i7 eresse in titolo Car- 
dinalizio, vi comprese questa di san 
Giovanni a porta latina, conferen- 
dola pel primo al Cardinale Gian 
Domenico de Cupis dell'ordine dei 
preti, che poi, nel i534, passò ve- 
scovo di Porto, divenne arciprete 
della patriarcale lateranense, e morì 
decano del sagi*o Collegio. Il Cre- 
scimbeni, a pag. Z'j^y fa il catalogo 
cronologico de' Cardinali titolari di 
questa chiesa, ed il capitolo latera- 



CHI 

nense^si reca ad uffiziare la diies^ 
tanto nel gioiiio, nel quale ricorre 
la stazione, quanto a' 6 maggio, in 
cui si celebra la festività del mar- 
tirio del santo titolare. Il mentovato 
Giovanni Mario Crescimbeni cano- 
nico di s. Maria in Cosmedin, nel 
1 7 1 6, pubblicò in Roma colle stam- 
pe, dedicandola a Clemente XI, 
U Istoria della Chiesa di s. GiO' 
vanni avanti porla latina, titolo Cor- 
dinfdizioy opera piena di sacra eru- 
dizione. 

S, Giovanni in Oleo, V» Ghussà di 
s. Giovanni a porta latina. 

Ss, Giovanni e Paolo, titolo Car- 
dinalizio j ùi cura de' religiosi 
Passionistij nel rione CampiteUi, 
sul monte Cello, 

Sulla vetta del monte Celio, pi'os- 
simo al famoso tempio di Claudb, 
vicino all'antica curia Ostilia, oalle 
consei*ve dell'acqua Claudia, edificate 
da Vespasiano pel Colosseo, ovverò 
presso il vivario, o parco delle fiere 
di Domiziano, e nel luogo ove abi- 
tarono gli Scauri , per cui la via 
chiamasi Clivo di Scauro, i ss. Gio- 
vanni e Paolo avevano la loro abi- 
tazione,, ed ivi fu eretta una chiesa. 
Questi due santi fratelli martiri 
ricevettero in quel luogo la palma 
della loro fede, sotto Giuliano l'apo- 
stata: il perchè s. Pammàchio, no- 
bilissimo romano e figlio di Bizanzio, 
volle erigervi nel IV secolo una 
chiesa a loro onore, per cui fu detta 
Titolo di Bizanzio e di s, Pamma- 
chio ; ed ancora si legge in due 
tavole di marmo presso la sagrestìa, 
la nota dei fondi e poderi , che san 
Pammachio assegnò pel manteni- 
mento della chiesa, i quali furo- 



CHI 

no poi approdati da san Grego- 
rio h n Piazza, nella sua Gerarchia 
a ptg. 5a4> dà V elenco de' detti 
fondi. Qui san Pammadiio edificò 
pure un monistero di monaci colla 
regola osserrata nella Palestina da 
s. liarione, e tì menò esemplar vita 
religiosa, del qual monistero usa- 
rono dieci Pontefici , e pai'ecchi 
santi , registrati dal Piazza, Ge- 
mrcJu'a pag. Suo, Il dottoi^ della 
Chiesa san Girolamo celebia le su- 
blimi gesta di s. Pammachio, suo 
grande amico. 

Già nel pontificato di s. Gelasio I, 
craato nell'anno 49^1 questa chiesa 
era titolo Cardinalizio, facendosi 
menzione nel sinodo romano da lui 
adunato di Giovanni pinete di questo 
titolo, e di altro Giovanni ai*cìprete 
del medesimo. Anzi abbiamo, che il 
detto titolare Giovanni, o altro di 
egual nome, fatto da s. Gelasio I 
Cardinale prete di esso, nel 5^3 di« 
venne il santo Pontefice Giovanni I. 
Secondo alcuni, anche Papa s. Aga- 
pito I, creato nel 535, era stato 
titolare di questa chiesa. Gli altri 
Cardinali titolari, che furono innal- 
zati alla cattedra apostolica, sono: 
Onorio III, nel I3i6, Innocenzo VI, 
nel 135?., Adriano VI, nel i523, 
Leone XI , e Paolo V, ambedue 
eletti nel i6o5. In tanta venerazio- 
ne poi fu questa chiesa sino dalla 
remota antichità, che s. Gregorio I 
vi pose la stazione nel terao giorno 
di quaresima, la quale tuttora ce- 
lebrasi , e vi recitò la XXXIV ome- 
lia. E arricchita questa chiesa dei 
corpi d»'ss. Giovanni e Paolo, ed 
evvi chi sostiene anche di s. Pam- 
machio, nonché dei ss. martiri Stelli- 
tani in numero di undici, e del corpo 
di s. Saturno. Ne mancano scrìttorì, 
1 quali asseriscono, a cagione della 
santità ed amenità del luogo, avervi 



CHI 4> 

abitato qualche Pontefice, massime 
Onorio HI. 

Più volte fu Instaurata ed abbel- 
lita questa insigne chiesa. Dapprìmn 
il Pontefice s. Simmaco, cento anni 
dopo la sua fondazione, la ristaurò, 
dicendoci l'Anastasio: fedi gradiis 
post absidem, giacché osserva V Ugo- 
nio, che anticamente la Ceciata della 
chiesa stava dove oggi é la tribu- 
na, abbisognando perciò dei gradini 
per ascendervi. In appresso vi ac- 
coi*sero a ripararla varii Pontefici, 
e Cardinali titolari. Divenuta la chie- 
sa collegiata, in progresso di tem- 
po i canonici eransi ridotti a po- 
chi , a segno che nel pontificato 
di Nicolò V appena se ne contava- 
no quattro, i quali non abitavano 
nella canonica, e poco osservavano 
Tuffiziatura. Ma il celebre, e zelante 
Cardinale Latino Orsini, che n'ei*a 
titolare, ottenne dal Papa una bolla 
nel primo di gennaio i455, colla 
quale, rimossi i canonici, la diede 
a' religiosi gesuati, con tutte le ren- 
dite e prerogative, ed il Cardinale 
con generosa magnificenza abbellì, 
e riparò la chiesa. 

Dall' iscrizione molto antica, che 
si legge suU'architi^ave esteimo del 
portico, si rileva, che la chiesa fu 
ristaurata da certo Giovanni Cardi- 
nale titolare. Dipoi si ha, che il 
Cardinal Guglielmo Enchenvoer, cui 
Adriano VI, nel 15^3, conferì questo 
titolo da lui prima tenuto, fece ese- 
guire il vasto e nobile portico. L'al- 
tra titolare Cai*dinal Nicolò Pellevé 
o Palve francese, creato da s. Pio V, 
sotto il cui pontificato accadde l' in- 
venzione de'coi*pi de' ss. Gio: e Paolo, 
con molta spesa fece il coro con due 
altari l'uno dirimpetto all'altro nella 
nave di mezzo. Quindi il Cardinal 
Agostino Cusani milanese, che ebbe 
questo titolo in uno alla sagra por- 



46 CHI 

pora da Sisto V, ristaurò il moni- 
stero, y'ì fece il nobile soffitto inta- 
gliato, e decorò di altre belle figure 
la tribuna. Senza mentovare altri 
titolari, che furono splendidi con 
questa chiesa, il Cardinal Anto- 
nio Caraffa, pronipote di Paolo IV, 
aggiunse alla tribuna coli' opera di 
J^icolò Circignani, detto Pomarando, 
altre pitture, fra le quali quella di 
s. Pammachio, ed operò altri mi- 
glioramenti, coir iscrizione : s. Pam» 
machìus hujus ecclesiae condilor; 
poscia ristorò, ed ingrandì il mo- 
nistero contiguo. 

Soppressi i religiosi gesuati nel 
1668 da Clemente IX, i loro beni 
furono dati in commenda, finché il 
celebre Cardinal Howard de' duchi 
di Nortfolch inglese, siccome protet- 
tore zelante della sua nazione, otten- 
ne da Papa Clemente X la chiesa, 
il monistero, e le entrate pei reli- 
giosi domenicani inglesi, i quali tì 
fecero rifiorire il divin culto. Tut- 
tavolta, dopo la morte del Cardinal 
Howard, non essendo sufficienti al 
mantenimento de'religiosi le rendite 
del monistero, Innocenzo XII, con 
apostolico breve degli 8 settembre 
1 697, li rimosse, ed in vece vi col- 
locò i signori della missione, con 
gran vantaggio de' fedeli. Ai 27 
gennaio 17^26, il Pontéfice Benedet- 
to XIII si recò a questa chiesa, 
volle riconoscere le ossa de' santi 
martiri Gio. e Paolo, le rinchiuse 
colle sue mani in una* cassa di 
piombo, e sottomettendovi gli ome- 
ri, le portò in solenne processione 
con molti Cardinali, prelati, e clero 
pel portico ed atrio. Indi spedì ai 
signoin della missione il breve, Licet 
sacra, BuU, Ro^, tom. XII, pag. 
70, ai quali concesse, che ogni an- 
no celebrassero coli' uffizio di rito 
doppio la pia memoria di questa 



CHI 

traslazione . Finalmente Clemente 
XIV, avendo nel 1778 trasferito al- 
trove i signori della missione , re- 
staurata la chiesa e il monistero, la 
concesse ai religiosi passionisti(/^dlf),i 
quali con molto zelo vi fanno risplen- 
dere il divino culto. Essi ricevono per- 
sone di civile condizione, tanto ec- 
clesiastiche, che regolari in rìtiro, 
oltre il pio costume di dare i con- 
sueti esercizi spirituali, diverse volte 
all'anno. 

Si entra in chiesa per un antico 
portico, i cui ultimi restauri, e can-^ 
celli di ferro sono del Cardinal Fa- 
brizio Paolucci, titolare della chiesa. 
Esso è composto di otto colonne 
antiche, due delle quali sono di gra- 
nito rosso, e la porta viene decorata 
da due lioni di marmo pure anti- 
chi , secondo il costume de' gentili , 
e de' primi cristiani , preso dagli egi- 
zi, per dinotare la custodia, e la 
vigilanza. L'interno della chiesa è 
a tre navi divise da pilastri, e 
da ventiquattro colonne di mar- 
mi diversi. Il pavimento è di an- 
tico mosaico di pietruzze, e mar- 
mi di colori diversi, e su di quello 
a destra, nella navata grande, si 
vede una pietra contornata di ba- 
laustra, indicante il luogo ove funn 
no decapitati i ss. Gio. e Paolo, i 
cui coi*pi si venerano sotto l'altare 
maggiore in urna di porfido. Nella 
chiesa vi sono ne' quadri, stimabili 
pittui^, e fra i depositi, meritano 
special menzione quello modesto del 
ven. Paolo della Croce, fondatore 
de' passionisti, morto nel contiguo 
monistero ai 18 ottobre 177^; e 
quello del dottissimo ed erudito Car- 
dinal Giuseppe Garampi. Pr^abile 
ed interessante é il campanile, avente 
le campane, che sono annoverate 
fra le più sonore ed armoniose & 
Roma, e formanti un bel concerto!. 



CHI 

In questa chiesa celebrasi la fèsta 
dei titolari ai 16 giugno, nel qual 
giorno, ogni anno, il magistrato ro- 
mano ùi r oblazione d' un calice 
d'allento, e di quattro torcie di 
cera. Il gesuita p. Andrea Bu- 
drioli scrisse: F'ila de' ss, Giovanni 
e Paolo j Roma 1728. Prima di lui 
Filippo Rondinini stampò in Roma 
nel 1707; De Sanctis martyribus 
Joanne et Paulo, eorumque basilica 
in urbe Roma ^ sgelerà monumenta 
coUecta^ et concinnata. 

Ss, Giovanni e Petronio de Bo- 
lognesi, V, Bologna, cioè il volu- 
me V, p. 3o3 del Dizionario. 

«SI Girolamo della Carità^ deWav' 
ciconfraternita della Canta, e 
della congregazione de' sacerdoti 
di s, Girolamo della Carità . 
Fedi. 

«S*. Girolamo degU Schiaffoni, coUe- 
giata, e titolo CardinàUzio, nel 
rione Campo Marzo, 

Nel medesimo luogo, ove sorge la 
chiesa, un certo Girolamo ei^emita 
schiaTone, nell'anno i4^o restaurò 
una piccola chiesa sulla sponda del 
Tevere presso il mausoleo di Au- 
gusto, dedicata a s. Martina, o, co- 
me altri dicono, a s. Marina; chie- 
sa che per la sua picciolezza co- 
munemente chiamavasi s. Marinel- 
la. 'In questa l'eremita introdusse il 
culto del dottore s. Giix)lamo, di cui 
ei*a divoto, locchè avvenne sotto il 
pontificato di Nicolò V. Quindi es- 
sendosi i turchi, nel i4>^3, impadro- 
niti dell'impero d'oriente, della Schia- 
vonia, lUirìa, e Dalmazia, molti di 
que' cattolici rifngiaronsi- in Roma, 
massime gli Schiavoni, con tre dei 
loro vescovi. Questi, per aiutare la 
loro nazione, incominciarono a que- 
stuare per la città, acquistarono que- 



ClII 47 

sto sito, e Nicolò V donò loro la 
chiesa di s. Marina, che dedicarono 
al dottore 6. Girolamo, erìgendovi 
contiguo un ospizio ed ospedale. 
Ben presto la contrada prese il no- 
me di Schiavonia, e nella chiesa fu 
istituita una confraternita pegli il- 
lirici, schiavoni, e dalmati, con un 
Caixlinale per protettore. F. il Piaz- 
za, Opere pie di Roma, pag. 572, 
e. IV; Di s, Girolamo degli Schia^ 
voni a Rìpetta, L' ospedale, e l'ospi- 
zio furono protetti dai Pontefici 
Calisto IH, Pio II, Paolo II, e Si- 
sto IV, il quale ampliò la chiesa; 
anzi i due primi decretarono, che 
di tutti gl'individui appartenenti 
alla nazione, i quali morissero in. 
Roma ab intestato, non avendo con- 
giunti prossimi, la metà dell' eredità 
spettasse all'ospedale. Di questo fa 
pure benemerito Innocenzo Vili, e 
certo Fantin Valle dalmatino, udi- 
tore di palazzo, e sepolto nella ba- 
silica libenana, che lasciò rendite 
per ampliarlo, ed esecutore della 
sua volontà il Cardinal Oliviero 
Caraffe. Attualmente però si può 
dire, che l'ospedale non esista come 
prima, giacché la casa contigua alla 
chiesa che serviva a tale oggetto, 
serve per abitazione de' canonici , i 
quali cadendo infermi , sono man- 
tenuti dalla congregazione illirica, 
che passa loro il vitto e i medici- 
nali. Quelli poi della nazione, i 
quali si recano in Roma, sono man- 
tenuti dalla stessa congregazione, 
ma non hanno alloggio in questo 
locale. F, il citato Piazza, p. 117, 
capo X, DelTospedale di s, Girola- 
mo degU Schiavoni y ed Illirici a Ri^ 
pelta. Nell'anno i567, come atte- 
stano Novaes, Panciroli, ed altri, il 
santo Pontefice Pio'V ei^esse la chie- 
sa di 8. Girolamo degli Schiavoni 
in titolo Cardinalizio, e pel prinu) 



48 CHI 

lo conferì al Cardinal Santacroce, 
creatura di Pio IV, poscia Io diede 
al Caixlinal di Angennes , e quindi , 
avendo esaltato nel 1570 fr. Felice 
Peretti della Marca col titolo pres- 
biterale di s. Simone, non andò gua- 
rì, che lo trasferì a questo di s. Gì* 
rolamo. Mentre n'era titolare, ai 
24 aprile i585, fu creato Papa col 
nome di Sisto V. Egli poi innalzan- 
do alla sagra porpora, ai i3 del 
seguente maggio, il nipote Alessan- 
dro Damasceni Peretti di Montalto, 
gli assegnò per titolo questa mede- 
sima chiesa. Anzi riconoscendo Sisto 
y la sua origine dalla nazione dal- 
matina, o illirica, con animo gran- 
de Tolle riedificare dai fondamenti 
la chiesa, coU'opera dei Talenti ar- 
chitetti Martino Longhi il vecchio, 
e dì Gio. Domenico Fontana. L'ar- 
ricchì di privilegi e di reliquie, e 
vuoisi che pensasse ivi trasportare 
da s. Maria Maggiore il venerando 
corpo di s. Girolamo, ovvero parte 
di esso. Quindi, col disposto della 
costituzione Sapientiam Sanctorum 
narrerà popuUy emanata il dì prìmo 
agosto 1589, perchè vi risplendesse 
il divin culto, e fosse onorato san 
Girolamo, v'istituì una collegiata 
con arciprete, cinque canonici, quat- 
tro beneficiati , e due cappellani , i 
quali dovessero essere illirìci, dalma- 
ti, o schiavoni, stabilendone juspa- 
tronati i suoi pronipoti Peretti prin- 
cipi di Venafro, e i loro discendenti. 
Ma per le vicende de' tempi, delle 
rendite stabilite per questo capitolo 
da Sisto V, non ne rimasero se non 
che per le prebende di due canonici, 
e di due beneficiati, che perciò no- 
mina il duca Sforza-Cesarini, erede 
del cognome e delle ragioni della 
famiglia Peretti. Siccome poi pel 
rimanente delle prebende supplisce 
la congregazione illirica colle sue 



CHI 

rendite, penàò gli altri canonici, e 
beneficiati sono nominati dal Car- 
dinal vicarìo, visitatore apostolico di 
detta congi*egazione. Non deve poi 
tacersi, che questo capitolo, tanto in 
coro, che nelle processioni del clero 
romano cui interviepe, usa il distin- 
tivo dell'almuzia. 

La facciata esterna di questa chie- 
sa è di travertino, l'interno è lodato 
per le sue proporzioni, con buoni 
quadri, ed altri stimabili dipinti, 
rappresentando i freschi del coro le 
gesta del santo dottore, eseguiti dal 
Viviani, e da Andi*ea di Ancona. 
L'aitare maggiore è isolato come 
quello delle antiche basiliche, ed ha 
una bella urna di verde antico, con 
ornati di bronzo dorato. La festa 
di s. Girolamo vi si celebra a' 3o 
settembre. Le alti*e interessanti no- 
tizie riguardanti la chiesa, e l'ospe- 
dale di s. Girolamo degli Schiavoni, 
si possono leggere in Gaspare Ai- 
vero, Roma in ogni stato ^ a pag. 7 1 
e seguenti. 

*$". Giuliano in Banchi. V, Aaa- 

CONFRATEBinTA DI S. GnTLIAITO. 

S. GiirsEPPE a capo le Case delle 
Carmelitane Scalze, Vedi, 

S. Giuseppe de* Falegnami, V. Ar- 

CICONFRATERNITA DI S. GIUSEPPE DEI 
FALEGNAMI, 6 CAAGERB. 

S. Giuseppe alla Longara de'PU 
Operai. P^edi. 

S, Giuseppe delle monache Orso- 
line. Vedi. 

S, Gregorio de Muratori a Bipel" 

ta. V. AACICONFRATERNrrA DI s. 

Gregorio de' muratori a Ripetta. 

Ss. Gregorio ed Andrea al mon- 
te Celio j al CUvio di Scauro, 



CHI 

tiiolo Cardinalizio y in cura dei 
monaci camaldolesi j nel rione 
CampùelU. 

U monte Celio prese tal nome da 
tra Taloroso capitano così chiamato^ 
il quale si recò a Roma in soccorso 
di Romolo nella guerra contro il 
re Latino. Dall'essere stato poi que- 
sto colle più degli altri di Roma 
«elvaggio, fu detto dagli antichi 
mtenjuetulanus j quasi qiterceo, dai 
vasti querceti che lo cuoprivano. 
Dicesi al Clivo di Scauro, perchè da 
Scauro fu fatto il clivo, die divide 
il Celio dal Celiolo, non come altri 
ci*edono, perchè ivi avesse la casa, 
la quale dagli archeologi è posta 
sul colle incontro. Quivi, e nel Ce- 
liolo ebbe la sua casa paterna il 
santo Pontefice Gregorio I, che per 
le sue virtù, e magoanime geste fu 
meritamente appellato il magno, o 
il grande, discendente dalla celeber- 
rima famiglia Ànicia, figlio di Gor- 
diano senatore di Roma, e della 
santa matrona Silvia, che molti vo- 
gliono siciliana di Messina, ove se ne 
celebra la memoria a' ii marzo. 
Dopo la morte del padre di s. Gre- 
gorio, colle ampie ricchezze che pos- 
sedeva, non solo fondò sei monisteri 
in Sicilia, ma uno anche in questa sua 
casa paterna, e lo dotò di rendite. 
Quindi, nell'anno S'j5y si fece mo- 
naco beoedettino, come affermano 
Mabillon, Tiraboschi, Loretto ec. 
Racconta il Baronio, che s. Silvia 
abitava nel celebre monistero di s. 
Sabba, e che ogni giorno mandava 
al monaco figlio una minestra di 
legumi in una scodella d'argento in 
questo monistero, e che non aven- 
dola i monaci rìmandata, s. Grego- 
rìo la diede ad un bisoguoso, che 
per la terza volta erasi presentato 
alla porta del monistero» non bastan- 
vot, itir. 



CHI 



49 



dogli i soccorsi ricevuti. In premio 
della canta del santo poi si seppe 
che il povero era un angelo. /^. 
Alberto Cassio, Memorie storiche di 
s. Silvia^ Roma 1765, p. 64, e 66. 
A pag. poi 173, num. 3, il mede- 
simo Cassio aggiunge, che nel detto 
monistero di s. Sabba, s. Gregorio 
fece dipingere l'effigie di santa Sil- 
via sua madre. 

Oltre il monistero, s. Gregorio 
nel medesimo luogo fondò una chie- 
sa in onore dell' apostolo s. Andrea, 
di cui era divotissimo, il perchè di- 
venuto Pontefice l' anno Sqo, nel- 
l'orazione della messa, che comin- 
cia Libera nos^ aggiunse il di lui 
nome, perchè morì in croce, coni e 
Cristo, e s. Pietro, e neir anno secon- 
do del suo pontificato solennemente 
dedicò la chiesa al s. Apostolo, aven- 
do domandato ed ottenuto dall'im- 
peratore Tiberio un braccio del 
santo. Da questo monistero s. Gre- 
gorio spedì s. Agostino, abbate del- 
lo stesso monistero di s. Andrea, in 
Inghilterra a conveitirla alla vera 
fede. Nel medesimo, secondo Novaes 
tom. I, p. ^4^, fece dipingere la 
sua effigie per tener sempre desto il 
fervore de' monaci colla sua presen- 
za. Quivi ridusse a miglior forma 
e consonanza il canto ecclesiastico, 
che perciò prese il nome di grego- 
riano. Il suo palazzo era una scuo- 
la di virtù e di scienza, servendosi 
di chierici e monaci per consiglie- 
ri, né i gravi studii gì' impedivano 
l'esercizio della carità. Ogni gior- 
no trattava a pi*anzo dodici poveri 
servendoli colle sue mani, pei* cui 
meritò, che una volta vi si trovasse 
assiso un angelo per decimoterzo. 
Nella cappella di s. Barbara, della 
quale parleremo, presso questa chie- 
sa, si conserva la tavola di marmo 
sulla quale il Papa imbandiva il prau- 

4 



So CHI 

20 a' poveri, e vi si legge il seguen- 
te distico: 

Bis senos hic Gregorius pascebal 

egentes. 
Angelus et decinms tertius accU" 

buit. 

In questa chiesa, s. Gregorio, nel 
giorno della festa di s. Andrea, re- 
citò la quinta omelia suU' evangelo. 
Dair Epistola 9, cap. 38, e dai 
Dialoghi^ I. 4 e. 55, del medesi- 
mo Pontefice, si conosce il grande 
rigore. di lui sulla povertà, che esige- 
va dai suoi monaci, e che uno di 
questi chiamato Giusto, avendo pres- 
so di sé tre scudi allorché si am- 
malò, proibì che ninno lo visitasse, 
meno il suo fratello. E sebbene il 
monaco si pentisse del trasgredito 
dovere, venuto a morte, il Ponte- 
fice per altrui salutare terrore, non 
volle che fosse sepolto nella chiesa, 
ma fuori di essa, e coi ù*e scudi. 
Quindi mosso a compassione disse 
al fratello del defonto, che gli ce- 
lebrasse trenta messe in altrettanti 
giorni continui, acciocché venisse 
liberato dai purgatorio, siccome av- 
venne, e si seppe apparendo il de- 
funto al fratello. Altri poi dicono 
che il santo stesso celebrò le mes- 
se, e che vedesse Giusto circon- 
dato di luce, liberato con quel suf- 
fragio dalle pene del purgatorio. Da 
ciò ebbe origine la devozione del po- 
polo per questa chiesa, non solamen- 
te di farvi celebrare messe pei trapas- 
sati, ma di visitarla in tutto Fotta- 
vario de' fedeli defunti, e di voler 
esser sepolti nel vicino cimitero. 
Racconta poi il Panciroli, Tesori 
nascosti, p. 897, che s. Gregorio 
non solo dedicò questa chiesa a s. 
Andrea, ma vi consacrò quattro al- 
tari dichiarandoli privilegiati in suf- 



CHI 

fragio dei defunti, cioè V altare mag- 
giore, i due ad esso laterali, e quel- 
lo, che resta a destra appena si en- 
tra in chiesa. 

In progi^esso i monaci di questo 
monistero dedicarono la chiesa anco 
a s. Gregorio I, nome che prese 
pure il medesimo monistero, chia- 
mandosi de' ss. Andrea e Gregorio^ 
8d>bene volgarmente si chiami sol- 
tanto col secondo titolo. Indi i mo- 
naci vi propagarono pure il culto 
di s. Silvia, col benedire dnture di 
seta bianca mercè apposita orazio- 
ne, per quelli, che molestati dalle 
convulsioni, ricorrono al valido pa- 
trocinio della santa. Non è vei*o ciò, 
che scrissero alcuni, che il corpo di 
8. Gregorio I fosse sepolto in questa 
chiesa, la quale però possiede un di 
lui braccio, mentre si venera nella 
basilica vaticana. Altri attribuiscono 
a Papa s. Gregoiio II la dedicazio- 
ne della chiesa al suo predecessore. 
Certo è, che s. Gregorio II vi fece 
rifiorire la monastica disciplina, di- 
venendo piti che mai insigne il mo- 
nistero, e la chiesa, con essere an^ 
noverato fra le venti abbazie pri- 
vilegiate di Roma, i cui al^ti un 
tempo assistevano al Papa tutte 
le volte che celebrava pontifical- 
mente. Nel decorso secolo, l' abbate 
Ruggieri, bibliotecario della biblio- 
teca imperiale, rinvenne in essa un 
antico registro in pergamena di que- 
sto monistei*o di s. Gregorio in Cli- 
vo Scauri , mancante però del prin- 
cipio, sul quale Francesco Parisi jfe- 
ce di suo pugno l'argomento ad 
ogni istromento. Da quest'istromen- 
ti rilevasi la serie di quegli abbati, 
e siccome mancava del principio, ve 
lo pose, incominciando dal secolo 
VI, e ne collocò copia nella bibho- 
teca del Cardinal Mareibschi. Tut- 
tavolta è tal serie alquanto diver- 



CHI 

sa da quella degli Annali Camal- 
dolesi, 

Nel secolo XII, il Pontefice Ono- 
rio Il ritoraando da Benevento nel 
1 1 3o, ed essendosi ammalato, dal 
patriarchio lateranense si fece tras- 
portare al monastero di s. Gregorio, 
ore mori a' 1 4 febbraio, e fu se- 
polto al Laterano. Non vacò la sede, 
e nel medésimo monistero da sedici 
Cardinali, ad onta della sua ripu- 
gnanza, fu eletto Papa Innocenzo 
II. A questa elezione fece parte Gio- 
vanni Cardinal vescovo Ostiense, 
già priore del sacro eremo di Ca- 
maldoli, a cui spettava la consacra- 
zione del nuovo Pontefice. V. Hu- 
bertum epis. Lucensem in Epist ad 
fforbertum archiep, Magdeburgen' 
sem apud Echardum, t. II. Non 
si deve qui tacere, che nelle vite 
de' Papi si legge come nel moniste- 
ro presso al Settizonio al Clivo di 
Scauro, furono eletti nel 1198 In- 
nocenzo III, nel 12^7 Gregorio IX, 
e nel i!x4i Celestino IV. Tali no- 
tizie riportiamo all'articolo Chiesa. 
m s. Lucu NEL Cerchio, o al set- 
tizonio, perchè eretta in quell'edi- 
fizio, che stava incontro di questa 
chiesa di s. Gregorio. Or dunque 
non essendovi nel Settizonio moni- 
stero, per la gran vicinanza con que- 
sto di s. Gregorio, probabilmente 
esso sarà stato il vero luogo , 
ove furono celebrati tali comizi. 

A varie vicende andarono sog- 
getti col volgere degli anni il mo- 
nistero e la chiesa, che, divenuta 
(X)mmenda, doveva darsi a un Car- 
dinale^ goveniando il monistero l'ab- 
bate de' monaci benedettini. Però 
non saprebbesi precisare l' epoca, in 
cui l'abbazia fu commendata. Negli 
AwiaU Camaldolesi^ tom. VII, p. 
^37, si legge. *» Idem Nicolaus V 
n anno i44^> stylo buUarum, hoc 



CHI 



Si 



» est anno i449> idibus januarii, 
M pontificatus sui anno II, Leonar- 
M dum , alias Marcellum , ordinis 
>9 praedicatorum constituit in abba- 
'» tem monasteri! ss. Andreae et 
» Gregorii de Urbe, quod vacat ob 
M mortem Sagacis episcopi cavensis^ 
«• cui Martinus V commendaverat 
M praefatum coenobium post obi- 
« tum Joannis quondam abbatis ". 
Certo è, che il Sommo Pontefi- 
ce Gregorio XIII, nell'anno 1578, 
vi pose i monaci camaldolesi (Fé- 
di)^ pure dell' Ordine di s. Bene- 
detto, che tuttora vi fioriscono. Va 
qui avvertito, oltre quanto dicemmo 
all' articolo Camaldolesi , che essi 
anticamente avevano una chiesa a 
s. Macuto, intitolata di s. Antonio 
Abbate, dicendo il Panciroli a p. 
a 1 8, eh' essa prima chiamavasì s. 
Nicolò, e che fu restaurata dai ca- 
maldolesi nel declìnai*e del secolo 
XVI. Quindi il Cardinale Antonio 
Maria Salvia ti, abbate commenda- 
tario, e creatura del menzionato 
Pontefice, non solo eresse accanto 
la chiesa di s. Gregorio, una bel- 
lissima cappella, di cui parleremo » 
ma siccome il popolo per recarsi 
alla chiesa di s. Gregorio doveva 
passare per un vicolo cui confinava 
una di lui vigna, il generoso por- 
porato spianò la vigna , e formò 
una comoda strada con ampia 
piazza innanzi la chiesa. Il gran 
Cardinal Baronio, che fu abbate 
commendatario di questa chiesa, ne 
fu benefattore, la restaurò massime 
nelle cappelle poco da essa distan- 
tì, e particolarmente in quella di 
s. Silvia, e rinnovò il cimitero, ed 
una fontana sotterranea, che esiste- 
va sino a' tempi di s. Gregorio. Po- 
scia il Cardinal Scipione Caffiirelli 
Borghese, abbate commendatario di 
questa abbazia , nipote di Paolo 



5i CHI 

V , e . penitenziei'e maggiore, nel 
i633, con disegno di Giovanni Bat- 
tista Soria, vi fece costruire la mae- 
stosa facciata di travertini, la gra- 
dinata, e il portico interno, orna- 
to di molte memorie sepolcrali, e 
di pitture del Pomarancio, il quale 
portico è di forma quadra d' or« 
dine dorico^ adorno di colonne. 

In sonito, e nel pontificato di 
Gemente XI, tanto il monistero 
che la chiesa vennero riedificati da- 
gli stessi monac» camaldolesi. I la- 
von della chiesa furono cominciati 
con architettura del monaco camal- 
dolese fr. Giuseppe Serratini, e ter- 
minati nell'anno 1725 con dise- 
gno di Francesco Ferrari, sebbe- 
ne il Venuti dica nell'anno 1734. 
Fu in questa circostanza, che dalla 
vecchia chiesa furono ivi trasportati 
e disposti nel claustro, o portico i 
monumenti sepolcrali, tra cui meri- 
tano special menzione, pel lavoro, 
quello a sinistra disegnato da Mar- 
tino Lunghi, e quello a destila del 
Riparoli, ove in basso rilievo di me- 
tal b veniva rappresentata l'entrata 
di Cristo in Gerusalemme, di Lo- 
renzetto scultore, con bei pultìni, e 
termini. 

L'interno della chiesa ha tre na- 
vate, ed è decorato di sedici colon- 
ne, la maggior parte di granito. La 
volta, per ordine del Cardinal An- 
ton felice Zondadari, fu dipinta a fre- 
sco da Placido Costanzi, il quale vi 
rappresentò la ss. Trinità, che accoglie 
s. Gregorio I, e s. Romualdo in cielo, 
colla Spagna, Francia, Inghilterra 
ed Africa, in gran parte convertite 
al cristianesimo per le zelanti cure 
di quel Pontefice. Indi, nel 1734, 
il Cardinal Angelo Maria Quirini, 
abbate commendatario di s. Grego- 
rio, con munificenza rifece l'altare 
maggiore coli' opera dell'architetto 



CHI 

cav. Dalmazzoni, adoi*nando la tri^ 
buna di begli stucchi e marmi , 
menti-e il quadro, che rappi^esenta 
i santi titolari Andrea e Gr^orio^ 
fu dipinto dal veronese Antonio 
Balestra. Inoltre il Cardinal Quiri- 
ni fece lastricare di marmi il pa- 
vimento della chiesa; però i marmi 
duri di esso sono opera più antica. 
E verosimile, che tal pavimento ab- 
bia appartenuto ad un tempio di 
Bacco, come taluno opinò, giacche, 
nell'ultima suaccennata riedificazio- 
ne, furono demoliti alcuni antichi 
avanzi di esso per dilatare le navi 
minori. Otto sono le cappelle delle 
navate minori, quattro per paite. 
La prima a destra , entrando in 
chiesa, è dedicata a s. Silvia, la se- 
conda a s. Pier Damiani, la tersa 
a s. Romualdo moribondo, e la 
quarta in fondo a s. Gregorio Ma- 
gno, il cui quadro vuoisi opera di 
un discepolo di Rai&ello, o di An- 
drea Sacchi, o di Sisto Badaloochi. 
Nella ]>arte davanti di questo altare 
si ammirano stupende sculture in 
basso rilievo, in cui è figurato quan- 
do s. Gregorio, celebrando in questa 
chiesa la messa, seppe per divina 
rivelazione, che veniva liberata un'a- 
nima dal purgatorio. Accanto a que- 
sta cappella evri una piccola stanza 
con custodia di reliquie, ed una se- 
dia antica di marmo, che la tradi- 
zione dice avere appartenuto a san 
Gregorio, come pur dice essere que- 
sto luogo stato il suo oratorio. Le 
cappelle della nave sinistra sono de- 
dicate, la prima al b. Michele, la 
seconda alla ss. Vergine e ad alcu» 
ni santi camaldolesi, e la terza al- 
l' Immacolata Concezione : in fondo 
evvi la cappella del ss. Sacramento» 
Tanto a questa, che alla tribuna 
del lai tare maggiore, ed alla cappeV* 
la di s. Gregorio, furono fatti rinr 



CHI 

novare gli stucchi, e le dorature dal 
Cardinal don Placido Zurla, il qua- 
le- già a vera appartenuto alla fa- 
miglia monastica dì (juesto luogo^ 
da lui beneficato pure in altri mo- 
di. Riposa il suo corpo dal lato si- 
nistro della detta cappella del ss. 
Sacramento, sotto un marmoreo a- 
Tello eseguito dal cav. Giuseppe 
.Fabrìs, col suo busto somigliantissi- 
mo. Dìcontro alle pareti si legge 
una marmorea iscrizione, eretta al 
regnante Pontefice, alla sua esalta- 
zione, dalla congregazione camaldo- 
lese, cui aveva appartenuto, come 
meglio si dirà. 

Dalla poi*ta laterale di quest' ul-' 
tima cappella si passa a quella edi- 
ficata a 5. Gregorio nel 1600 dal 
Cardinal Salviati summentovato, che 
▼i pose per quadro dell' altare il 
celebratissimo quadro di Annibale 
Caracci, il quale rappresenta quel 
Pontefice, e nelle infauste note vi- 
cende fu trasportato in Inghilter- 
ra. In esso il santo Pontefice era 
figurato in atto di pregare T im- 
magine di Maria Vergine, che col 
santo Bambino ivi si venera al la- 
to destro della cappella. Questa im- 
magine , secondo la pia tradizione, 
parlò allo stesso s. Gregorio, il qua- 
le si crede, che in questo luogo 
avesse la cella, cioè prima che venis- 
se assunto al pontificato, e che in es- 
sa celebrasse. Le quattro colonne 
deiraltare sono di cipollino, e le 
pitture della cupola sono di Gio. 
Battista Ricci di Novara. Incontro 
air immagine della Madonna si am- 
mira un superbo, ed antico ciborio 
di marmo di egregio lavoro, che il 
dottissimo monsignor d. Albertino 
Bellenghi ( arcivescovo di Nicosia , 
già abbate generale de' camaldolesi , 
in questa cappella sepolto) illustrò 
'colla Dissertazione sulle antiche cU" 



CHI 53 

stodic della ss. Eucaristia ^ Roma 
i836. Questa cappella fìi incomin- 
ciata da Francesco da Volterra, e 
terminata da Carlo Mademo. 

Dall'anzidetta cappella si passa 
nel chiostro de' monaci, ove antica- 
mente eravi il cimiterio, ed ove vi 
sono tre antiche cappelle , o chiese, 
rinnovale dal Cardinal Earonio, i! 
politico delle quali fu ornato , nel 
1744» dagli stessi camaldolesi. La 
prima è dedicata a s. Silvia, ed è 
ricca di colonne dì porfido verde, 
e di alabastro fiorito. La statua del- 
la santa è di Nicola Cordieri, dettò 
il Franciosìno, che l'eseguì sotto la 
direzione di Buonarroti. Dice poi il 
Piazza, nel tom. I, p. 660 del suo 
Emerologio di Roma, che detta sta* 
tua fìi lavorata simìjle all'antica, fcitta 
fare da s. Gregorio I quando moiì 
la madre, e che quivi fu traspor- 
tato il suo corpo. Le pitture dt-Jia 
volta della tribuna di tal cappdin, 
dal Cardinal Scipione Borghese licl 
1608 furono commesse a Guido Reni, 
che vi operò una gloria di angeli - 
ed inoltre quel Cardinale vi fece il 
soffitto. 

Nella seconda chìesina, o cappelli 
dedicata a s. Andrea apostolo, e rin- 
novata dal magnifico Cardinal Bor- 
ghese, con disegno del Domenichino, 
vi ha l'altai'e a due colonne di verde 
antico, colla tavola dipinta sullo stuc- 
co ad olio dal Roncalli, che vi fi- 
gurò la b. Vergine, e i ss. Andrea 
e Gregorio, mentre i ss. Pietix) e 
Paolo, dipinti ai lati dell'altare, so- 
no di Guido. Lo stesso porporato 
nelle pareti laterali commise al Do- 
menichino, e a Guido Reni due 
fi*eschi, che per averli fòtti con ga- 
ra, riuscirono meraviglia dell' arte. 
Il primo vi dipinse s. Andrea fla- 
gellato, cui da ultimo il Papa re- 
gnante fece copiare ad olio dal cav. 



54 CHI 

SiWagni, e poscia collooò nel palaz- 
zo apostolioo lateranense. Il secondo 
Vi figm*ò quell'apostolo in atto di 
adorare la croce prima di essere 
crocefisso. Si vuole, che in questa 
cappella, o nella pi^eoedente, s. Gre- 
gorio I recitasse alcune omelie. 

La terza chiesina, od oi'atorìo, i 
dedicata a s. Barbara, ed ha due 
colonne di giallo brecciato. Il Car- 
dinal Baronio la restaurò, e tì mi- 
se in fondo la statua di s. Grego- 
rio I sedente, abbozzata, o diretta 
da Michelangelo, ed eseguita dal 
Cordieri. Antonio Viviani da Urbi- 
no a fresco dipinse le pareti. Presso 
di questa cappella si vuole, che dor- 
misse il santo Pontefice; ivi sì conser- 
va ancora la tavola di marmo, sulla 
quale imbandiva la mensa ai pove- 
ri pellegrini, nella qual pratica ven- 
ne imitato dai suoi successori. 

Tanto queste tre cappelle che la 
chiesa sono in grande venerazione 
per le antiche memorie ecclesiasti- 
che, e per le indulgenze postevi dai 
Sommi Pontefici. Sono frequentate 
con gran divozione nell'ottava dei 
fedeli defontì, e, nel secolo decorso, 
ogni anno solevano recarvisi i Pon- 
tefici Clemente XI, Innocenzo XIII, 
e Benedetto XIII, per non dire di 
altri. Nel medesimo secolo passato, co- 
me sì legge nei Diarì di Roma, nella 
mattina dell'anniversario (}e'fedeli de- 
fonti, dopo la cappella, i Cardinali 
visitavano questa chiesa, che gode 
r indulgenza della stazione nel terzo 
giorno di quaresima, postavi da Cle^ 
mente Vili, Aldobrandim. A' nostri 
giorni poi Leone XII vi pose quel- 
la di s. Silvia ai 3 'novembre, e 
l'altra di s. Andrea apostolo ai 3o 
di detto mese. Quando ai 32 otto- 
bre del 1826 in questa chiesa il 
Cardinal Bertazzoli consagrò in ar- 
civescovo di Efeso l'attuale vescovo 



CHI 

di Osimo e Cingoli Cardinale Gio-» 
vanni Soglia, il Pontefice Lepne XII 
si recò subito dopo la funzione neU 
la chiesa, ascoltò la messa del p. d. 
Gerardo Sagredo, ora abbate ca- 
maldolescj e poscia passando a vi- 
sitare le cappelle, recatosi in que- 
sto monistero , volle assidersi alla 
mensa coi suddetti, col Cardinal Cap- 
pellari, colla monastica famiglia ed 
altri, e poscia volle vedere la scel- 
tissima biblioteca, e molti prezio* 
si codici. Laonde , per grata me* 
moria, i Cardinali camaldolesi don 
Placido Zurla, e d. Mauro CappeU 
lari, nel luogo ove s' imbandì la 
mensa, eressero analoga marmorea 
isciùzione. 

Lo stesso Leone XII confeiì la 
commenda abbaziale di s. Gregorio^ 
cioè delle ti^e Cappelle, in perpetuo 
al capitolo di s. Maria Maggiore 
coi relativi pesi, e colla consei*vazio< 
ne di esse. Le rendite erano prima 
amministrate dagli spogli. Gli ultinà 
abbati commendatali furono i Car* 
dinali Brascbi, che nel 1775 diven- 
ne Papa |Pio VI, e Gianfrancesoo 
Albani. Nel monistero camaldolese 
fiorirono molti grandi uomini, per 
sapere, vii*tii e santità di vita, e da 
ultimo tre, che n'erano stati abbai 
ti, furono annoverati al sagix> Cd» 
legio, cioè Andrea Giovannetti, Mau^ 
ro Cappellari, regnante Pontefice, e 
r altro vivente Ambrogio Biandiip 
Il secondo, non contento di avere 
arricchita la chiesa di preziose peli' 
quie e suppellettili, per mezzo del* 
r architetto cav. Gaspare Salvi, ne 
rìabbelFi l'atrio, restaurò i sepolcrali 
monumenti che air intorno lo fre- 
giano, e che erano stati per la mag^ 
gior parte deturpati, o dispersi nei 
miseri tempi del repubblicano deli- 
rio. Pur troppo per sempre fu tolto 
quello di bronzo di Lorenzetto ^ per 



CHI 

cui ora primeggia quello della filini^ 
glia Bonsi fiorentina, lavoro del secolo 
XVI. Poscia, dopo avere l'architet- 
to rassodato con forti costruzioni gli 
indeboliti fondamenti del vecchio 
nionistero, egualmente per pontifi- 
cio comando, vi aggiunse un nuo- 
vo braccio, e lo forni di portico, e 
di comodissima scala. Né lasciò sen- 
za ornamento la pai*te estema del 
divo, per cui vi si ascende; ma, riat- 
tata la muraglia, che serve di ripa- 
ro, vi aprì due nobili cancelli, Tuno 
de' quali conduce al chiostro, e l'al- 
tro ai giardini pubblici, che furono 
anch' essi aggranditi. £ perchè nul- 
la mancasse al compimento dell'in- 
tiera decorazione, ampliò magnifica- 
mente la lunga e diritta via, che 
divide il Palatino dai Celio, fian- 
cheggiandola di muri e di alberi, e 
facendo che l'arco di Costantino, 
sgombro d' ogni maceria, ne tenesse 
il bel mezzo. A memoria di tutto 
furono poste quattro ismzioni ai la- 
ti de' suddetti cancelli. 

Finalmente lo stesso Pontefice 
Gr^orio XVI, dopo aver benefica- 
to in più modi questa chiesa, e 
questo monistero da lui abitato da 
monaco ed abbate camaldolese, coi 
governo del medesimo, e talvol- 
ta anche da Cardinale » massime 
coir accrescere di preziosi libri la 
biblioteca veramente scelta, onde ri- 
parante le perdite fatte per le vi- 
cende degli accennati tempi , da ul- 
timo, colla bolla Romani Pontìfices^ 
data ai 28 giugno 1889^ soppres- 
se, secondo il disposto di Pio VII, 
cioè per quando venisse a vacare, il 
titolo Cardinalizio di s. Eusebio, il 
che avvenne nel concistoix) de' 13 
luglio 1 841 9 in cui il Cardinal Pao- 
lo Polidori, titolare di s. Eusebio, 
otto e conseguì quello di s. Prasse- 
de, ed invece elevò questa chiesa 



CHI 



55 



dei -sé. Andi*ea e Gregorio al monte 
Celio, al grado di titolo presbitera- 
le Cardinalizio, in considerazione dei 
grandi suoi pregi, e delle sue illu- 
stri memorie ecclesiastiche, seguen- 
do gli analoghi esempi dei Papi suoi 
predecessori. Quindi nel pubblicare 
agli 8 luglio Caixlinale il p. abba- 
te d. Ambrogio Bianchi camaldole* 
se, conferì a lui il nuovo titolo Car- 
dinalizio, avendone egli preso il con- 
sueto possesso. 

Nel pontificato di Clemente VIII, 
che per equipollenza canonizzò s. 
Romualdo, con decreto del magistra- 
to romano, del io maggio i6o3, fu 
stabilito doversi dai conservatori di 
Roma, e dal priore de' caporioni , 
fiire l'offerta a questa chiesa an-' 
nualmente del calice d'argento con 
quattro torcie, ai la marzo, festa 
di s. Gregorio; ma in progresso di 
tempo, l'offerta si cambiò per l'e- 
poca, in ogni bieùnio, come tuttora 
si effettua. F'. D. Mauro Sarti, 
Inscnptiones antiquae ex hìbUoAe* 
ca monachorum camaldiUensium s, 
Gregorii in monte Celio^ Romae 
1 765. 

aS*. GnisoGONOy titolo Cardinalizio 
con parrocchia j in cura de reli» 
giosi Carmelitani dell'antica os^ 
servanza^ nel rione di Traste* 
vere» 

Presso le terme Severiane di A- 
lessandro Severo, in questo luogo 
eravi una di quelle case, in cui nel 
tempo delle pei*secuzioni della Chie- 
sa, i fedeli si congi*egavano per le 
orazioni, e per celebi'arvi il saQto 
sagrifizio, e le sagre loro sinassi. Al- 
cuni dicono, che Costantino la tras- 
formasse in chiesa, e che s. SilvestiH> 
I la dedicasse in .onore di s. Griso- 
gono martire nobile romano, vi po^ 



56 



CHI 



nesse la stazione, e 1 erigesse in ti- 
U)\o Cardinalizio. Certo è che la 
chiesa, nel 49^9 ^^^ &^ titolo, dap- 
poiché nel concilio romano, celebra- 
to da Papa s. Simmaco, v'inter- 
Tennero tre preti di questo titolo. 
Nel giorno di lunedi, il Cardinal ti- 
tolare di s. Grisogono celebrava le 
funzioni ebdomadarie nell'altare pa- 
pale della basilica vaticana. Rovi- 
nando, a cagione dell' antichità e 
dell'ingiuria de' tempi, la chiesa, ven- 
ne rifabbricata da' fondamenti da 
9. Gregorio IH, creato l'anno 78 1. 
Inoltre questo Pontefice fece un 
magnifico ciborio d'argento, ed al- 
tre ricche suppellettili; indi edificò 
il contiguo monistero sotto il nome 
de' ss. Stefano, Lorenzo, e Grisogo- 
no, e togliendo la chiesa a' chierici, 
nella persecuzione, che Leone l'Isau- 
rico faceva alle saa*e immagini, l'af- 
fidò ai monaci fuggili dall'oriente, 
phe alcuni dicono essere stati basilia- 
ui, altri benedettini. Vero è, che l'im- 
mediato suo successore s. Zaccarìa 
fece Cardinale prete di questo ti- 
tolo Stefano romano, il quale nel 
752 divenne Papa col nome di Ste- 
fano II, ed egualmente creò Cardi- 
nale Sterno mònaco benedettino del 
monistero di s. Grisogono, il quale 
fu creato Papa nell'anno 768 col 
nome pure di Stefano detto IV. S. 
Gregorio IH dotò il monistero di 
buone rendite, giacche l'uffiziatura 
della chiesa era eguale a quella di 
». Pietro. Evvi in questa chiesa l'in- 
dulgenza ne' sette altari privilegiati, 
come nelle basiliche patriarcali ec. 
Il Martinelli dice, che Stefano IV 
denominò la chiesa anco a' ss. Ste- 
fano e Lorenzo , per le loro reli- 
quie quivi da lui riposte. 

Benedetto III dell' 855 ristorò la 
chiesa, e le donò cinque calici di 
#r^e;nto. Verso l' anno 879, Giovan- 



CHI 

ni VIII spedì Pietro Cardinale di 
6. Grisogono, legato in Costantino- 
poli. Stefano IX, detto X, quando 
nel 1057, fu esaltato al pontificalo, 
era prete Cardinale di questo tito- 
lo, ed il Panciroli dice, eh' era sta- 
to anco monaco benedettino del 
monistero. Minacciando la chiesa 
di cadere, il titolare di essa Car-^ 
dinal Giovanni da Crema, la rin- 
novò dai fondamenti, vi eresse, e 
consacrò un oratorio acciò servisse 
per coro nell'inverno, T arricchì di 
reliquie, fabbricò un altro moniste- 
ro, dotandolo di rendite, ed il tutto 
verso il 1228 nel pontificato di O- 
norio II. Presso questa chiesa, e nel 
contiguo palazzo abitarono alcuni 
Pontefice, come Urbano VI, e partico- 
larmente Eugenio IV, affermandolo 
il Borgia ed altrì, per cui si han- 
no diplomi, brevi, e bolle pontifi- 
ci^ colla data apud s. Chrysogonwn. 
Prima di Eugenio IV, cioè aVa5 
aprile i4o8 , essendosi recato in 
Roma Ladislao re di Napoli, dalla 
porta di s. Giovanni andò ad abi- 
tare questo palazzo o monistero, ed 
ivi fece i magìsti'ati del popolo l'o- 
rnano. 

Nel medesimo palazzo abitarono 
i Cardinali titolari della chiesa , 
Pietro Bembo, e Adriano Castellen- 
se. Per la loro scienza e celebrità, 
era divenuto quel palazzo un' acca- 
demia, e riunione di uomini dotti. 
Ma per riguardo alla chiesa, Y eb- 
bero in cura, oltre i monaci bene- 
dettini, anco i canonici regolari, 
finché Sisto IV, ovvero Innocenzo 
VIII, nel 14^4) ^^ concesse ai car- 
melitani dell' antica osservanza , e 
delia congregazione di Lombardia, 
che tuttora vi sono, ed amministra- 
no l'antichissima cura parrocchiale. 
Il Piazza^ nelle Opere Pie di R<h 
ma, a pag. 4^^ e 54i > parla 4i 



-CHI 

■^ue confraternite erette in questa 
.chiesa, una in onore -di s. Maria 
del Carmine, conosciuta sotto il ti- 
tolo di s. Maria Maler Dei^ la quale 
^essendo coli' andare dei tempo di- 
Hiinuita, nel i543, regnando Pao- 
lo III si rinnovò sotto gli auspicii del 
■ss. Sacramento i e di s. Maria Mater 
Dei del Carmine^ e ad una divota 
immagine della ss. Vergine fìibbricò 
un nobile oratorio. 

Il Cardinal Camillo Borghese vi- 
• carìo di Roma, mentre era titolare 
di questa chiesa, a' 26 settembre 
1602, ottenne per essa da Clemen- 
.te Vili, che in considerazione di 
essere s. Grisogono romano, ed es- 
sere presso questo luogo stato car- 
: celiato, e soccorso da s. Anastasia 
matrona romana, per decreto del 
senato romano le venisse stabilita 
r annua oblazione del calice^ e pa- 
tena d'argento , e quattro torcie. 
-£d inoltre, che tale oblazione fosse dal 
senato medesimo pi*esentata in questa 
chiesa nel dì della festa, cioè ai 24 
novembre, locchè tuttora si pratica , 
«ebbene ad ogni biennio. Divenuto 
poi il Cardinal Borghese, nel i6o5, 
Papa col nome di Paolo V, nel 
far Cardinale il suo nipote Scipio- 
.:i)e Caffarelli Borghese, gh confeiì 
.questo suo titolo, ed esso vi eserci- 
tò r animo suo gi*ande e splendido. 
'Dappoiché voile rìmodernaria con 
.architettura di Gio. Battista Soria 
-coi farvi un nobilissimo soffitto do- 
rato. Dipinse nella tribuna il cav. 
id'Arpino la b. Vergine col bambi- 
no, e nella nave di mezzo si vede 
-s. Grisogono in gloria, opera stu- 
penda del Guercino , alla quale, per 
essere stata ti*asportata nelle note 
Ji^icende in InghiUeiTa, fu ora so- 
stituita una copia. Fece pur di uuo- 
^o la facciata e il portico adorno 
4i quatt4X) colpnpe di granito; por* 



CHI 57 

tico che nel 1707, fu chiuso con 
cancelli da Clemente XI; ristaurò 
anche il campanile a forma pira- 
midale, e le campane, in compenso 
delle antiche, che il Cardinale per 
la loro grossezza, e pel suono 
veramente armonioso, fece tras- 
poitare alla sua abbazia di Grotta- 
ferrata. 

L'interno di questa chiesa è a 
tre navi, e quella di mezzo è dis- 
giunta dalle altre per venti due co- 
lonne di granito egizio, d'ordine jo- 
nico, che, secondo TUgonio, ed al- 
tri, appartenevano alla vicina Nau- 
machia d'Augusto o alle Terme Se- 
veriane. L'arco della tribuna è retto 
da due colonne di porfido rosso , 
mentre quattro colonne di alabasti*o 
sostengono il baldacchino dell'altare 
maggiore. Nella cappella delia ss. 
Trinità vi sono i monumenti della 
^miglia Poli, modellati dal cav. Ber- 
nini, e nella chiesa, oltre quella del 
Cardinal Millo, titolare della stessa, 
vi sono molte memorìe mortuarie 
di famiglie Corse, giacche i Corsi, 
ne' secoli XVI e XVII, ebbero nel- 
le vicinanze un quartiei*e per esser 
in que' tempi assoldati al servigio 
militare della Santa Sede. In questa 
chiesa , oltre la stazione , e la festa 
del santo titolare, nella domenica 
dopo il 16 luglio, si celebra la festa 
della b. Vergine del Carmine. 

S. Ignazio de' religiosi della com^ 
gnia di Gesù. V, Gesotti. 

Ss, Incarnazioue del Verbo Dlvi^ 
no delle monache barberine, V. 
Caamelitanb scalze. 

A questa chiesa, dedicata pure a 
s. Maria Maddalena de' Pazzi , in 
ogni quadriennio, a' ^5 maggio per 
)a fi^ta ancora di detta santa ^ il 



58 CHI 

senato romano fa T oblazione' d'uìa 
calice d' ai*gento , e di quattro tor- 
cia di cera. 

S, Isidoro de' minori osservanti ir» 
landesi, V, Francescaici. 

S, Ivo delV archiginnasio romano» 
V, Università^ bomava. 

S, Lazzaro del capitolo Vaticano^ 
nel rione Borgo. 

Questa chiesa sta fuori di porta 
Angelica, alla radice di monte Mario, 
m un luogo, ove prima del 1 187, in 
cui regnava Gregorio Vili, essendovi 
la pubblica osteria, un povero france- 
se lebbroso, colle limosi ne che i^c- 
colse dalla pietà de' fedeli, edificò 
una chiesa in onore di s. Lazzaro 
fratello delle ss. Maddalena e Marta, 
non che a s. Lazzaro mendico, con 
annesso ospedale pei lebbrasì. Verso 
il 1598, nel pontificato di Clemente 
Vili, fuvvi eretta una confidatemi ta di 
vignajuoli ed ortolani, della quale 
ti'atta il Piazza, Opere pie di Roma^ 
pag. 1 7 , Dell' ospedale di s. Laz- 
zaro, Ma dipoi, per le tenui sue 
rendite, l'ospedale fii unito a quello 
di s. Spirito in Sassia, finché Be- 
nedetto XIII, nel 1726, eresse in- 
vece quello di san Gallicano. La 
chiesa per lungo tempo fu parroc*- 
chia succursale di quella di s. Pietro, 
ma poscia venne riunita a quella 
di monte Mario. A* 17 dicembre vi 
si celebra la festa del santo titolare, 
e nella domenica di Passione vi è 
la stazione. 

S. Lorenzo in Borgo de' religiosi 
delle scuole pie j detti Scolopii. 
Vedi. 

S, Lorenzo in Fonle^ della congren 



CHI 

' gazione Urbana presso la Sw* 
burra. V. Famiglia db' Car]>in ali. 

S. Lorenzo al Macel de* corvi, del 
conservatorio di s. Eufemia. Fedi, 

iS» Lorenzo in Lucina, titolo Can» 

^ dinalizio del primo Cardinale del* 

Vordine de* preti, con parrocchia 

in cura de* chierici regolari mi* 

norij nel rione Colonna, 

Nel campo tiberino, già apparte- 
nente ai Taixjuini, e che per essei^ 
stato consacrato a Marte, si disse 
campo Marzo, il quale da Belisaria 
fu compreso con mura neUa città, 
e precisamente presso il luogo ove 
Augusto innalzò lobelisco , da Pio 
VI eretto poscia sulla piazza di mon- 
te Citorio, eravi il tempio di Giu- 
none Lucina , col suo bosQO saetto 
verso lo stagno di Terento. Laonde 
da lacus Lucince, ovvero dalla no- 
bile matrona romana Lucina, trasse 
il nome la chiesa da lei fiondala , 
e dotata in onore di s. Lorenzo ar- 
chile vita e martire. Quella chiesa, 
oltre che di s. Lorenzo in Lucina, 
fu detta anco ad craticulam , pel 
supplizio su di essa sostenuto dal 
santo, e per quella parte di detta 
Graticola, che conservasi in essa. 
S. Sisto III Papa, dell' anno 4^^» 
per testimonianza dell'Anastasio, ot- 
tenne il luogo dall'imperatore Va* 
lentiniano III, lo dedicò a s. Loren- 
zo, e Tadoinò ed arricchì di preziósi 
arredi sacri, che registra il Piazza 
nella Gerarchia^ pag. 5i5. Foi*se 
vi sarà stato prima il titolo Cardi* 
nalizio, giacché ^racconta il detto 
Piazza, nel suo Menohgio romano, 
a pag. 87, che questa chiesa fu ti* 
toio Cardinalizio sino dai tempi di 
8. Silvestro I, e di Costantino; 
nella Gerarchia^ apag.SiG^ aggiuiw 



CHI 

gè, che forse fu la prima chiesa in 
Roma stata edificata a s. Lorenzo, 
prima ancora di quella fuori le mu- 
ra. Certo è, che era titolo Cardina- 
lizio sotto s. Simmaco del 49^ > ^ 
quantunque il primo titolo sia quello 
di s. Maria in Trastevere, pui*e il 
primo Cardinale dell' ordine de' pre- 
ti gode sempre questo di s. Loi*en- 
zo. Vuoisi, che s. Gi'egorio I yi po- 
nesse la stazione nel venerdì dopo 
la tei^za domenica di quaresima, e 
che destinasse questa chiesa per le 
pubbliche preci. Nel settimo secolo 
fu restaurata da Benedetto II, elet- 
to nell'anno 684, facendo alti*ettan- 
to il magnifico Adriano I Terso l'an- 
no 780. 

Ne minore fu la beneficenza di 
Pasquale II, giacché da un'antica 
chiesa di s. Stefano, nel luogo det- 
to Acqua Traversa, avendo trovati 
i corpi de' ss. martiri Quinto, Pon- 
ziano, Eusebio, Vincenzo e Pelle- 
grino, e nella via latina quelU di 
fi, Felicola vergine e martire, e di 
s. Goixliano, li fece tutti riporre 
sotto l'altare maggiore nel ma. 
Dopo questo tempo si hanno memo- 
rìe, che la chiesa era divenuta colle- 
giata di numerosi canonici, con un ai*- 
dprete per prima dignità. Ugo Ge- 
remei, canonico ed arciprete di essa, 
nel iia5, fu fatto da Onorio II 
Cardinale di s. Teodoro. Mentre 
n' era titolai*e il Cai'dinale Anselmo, 
canonico regolai*e di Pavia, l'anti- 
papa Anacleto II, dopo il ii3o, 
Tolle consacrai^e la chiesa. In appres- 
so il Cardinal Gnzio Cenci titolare 
della medesima, non solo la restaurò 
dai fondamenti, ma, a motivo della il- 
legittima consacrazione fatta dal fal- 
so Pontefice , a' 26 maggio 1 1 96 , 
solennissimamente la fece consacrare 
dal Papa Celestino HI, e per la cele- 
brità di questo rito ne fu posta una 



CHI 59 

marmorea iscrizione nella dtiesc^ stes- 
sa. Prima di Cinzio, il Cardinal Al- 
berto di Mora, che nel 1187 di- 
venne Papa col nome di Gregorio 
Vili, avea ricevuto questo titolo da 
Adriano IV. Nel 1227, Gregorìo I.X 
fece Cardinale prete di s. Lorenzo 
in Lucina Sinibaldo Fieschi, che 
nel 1243 ascese al pontificato col 
nome d'Innocenzo IV. 

Il Cardinal Guglielmo Bragose, 
titolare, nel 1 367 , lasciò morendo 
la sua eredità a questa chiesa, in 
pentimento degl' improperi scagliati 
contro Urbano V, che era partito 
dalla Francia per restituire a Ro- 
ma la pontificia residenza. Dipoi il 
Cardinal Giovanni de la Roche Taisle, 
titolai*e nel i4^7) &bbricò presso la 
chiesa Un palazzo pei Cardinali ti- 
tolari. Questo palazzo fìi splendida- 
mente ristorato dal Cardinal Filip- 
po Catandrinì, fratello uterino di Ni- 
colo V, che n' era titolare , e che 
morì nel 1476. Fece altrettanto, 
verso il i55o, il Cardinal France- 
sco Gonzaga, altro titolare. Dice il 
Panciroli, a p. 4>S> clie la chiesa 
fu ristaurata ed abbellita dai Car- 
dinali Ugone d' Inghilterra, Giovan- 
ni di Rohano, ed Innico d'Aragona, 
tutti titolari. Regnando Gregorio 
XIII, nel 1578, in questa chiesa 
venne eretta la confraternita dei ss, 
Sagramento , della quale tratta il 
citato Piazza, nelle sue Opere pie 
di Romay a p. 534> Nel pontificato 
di Sisto V fu pure restaurata la 
chiesa, ed allora si trovò un'im- 
magine di Maria santissima sotto il 
titolo della Sanità, la quale fu po- 
sta nella sommità dell'altare mag- 
giore. Si rinvenne eziandio in quella 
circostanza un pozzo d'acqua Limpida, 
nel quale, essendo stati sepolti vari 
corpi di santi martiri, i fedeli co- 
miooiai'ono a berla per divozione.' 



6o CHI 

In tanta venerazione fu sempre 
questa chiesa, che Clemente YIII, 
ed Urbano Vili in tempo di pesti- 
lenza la sostituirono alla basilica di 
s. Lorenzo fuori le mura , per lu- 
crarvi l'indulgenza di una delle sette 
chiese di Roma. Paolo V, nel 1606, 
soppresse l'antica collegiata, ridusse 
i canonicati a cappellanie per la 
sontuosa cappella, che fabbricò nella 
basilica Liberiana, e diede la chiesa 
di s. Lorenzo in Lucina, in uno alla 
popolatissima parrocchia, ai chieri- 
ci regolai*! minori ( Vedi ). Quivi 
il p. Bartolomeo Elefanti, zelante 
religioso di tal Ordine, agli 8 set- 
tembre 1625, institui, coU'approva- 
zione d' Urbano Vili , una congre- 
gazione composta di sessantatre per- 
sone, sotto r invocazione della bea- 
ta Vergine. V, il Piazza , Opere 
pie, ec.j p. 767, Della congrega^ 
zione della natività della h, Ver^ 
gine degli artigiani^ in s. Lorenzo 
in Lucina, Divenuto titolare di que- 
sta dìiesa il Cardinal Nicolò Alber- 
gati Ludovisi, parente di Gregorio 
XV, con magnificenza la ornò con 
pitture, massime il portico che mu- 
nì di cancelli di ferro, e le donò 
una beila cassa di bronzo forato, 
per collocarvi la a*aticola di ferro, 
su cui fu arrostito s. Lorenzo. E 
quando, sotto Innocenzo X, i chie- 
lici regolari mi non dalla chiesa di 
s. Agnese in piazza Navona {Vedi) 
dovettero trasportare quivi il loro 
collegio, si obbligarono a sommini- 
6ti*are ottocento scudi annui al Car- 
dinale titolare, per aver ridotto il 
loro palazzo a collegio. Di poi per 
r anno santo 1 65o, con disegno di 
Cosimo da Bergamo, e per Tanno 
santo 1675, i i*eligiosì abbellirono, 
e in più modi ristorarono la chiesa: 
ed ai lì ottobre il Cardinal Car- 
pegna vicario di Roma, allora quan- 



GHI 

do furono rinnovati il coro e 1* alta- 
re maggiore, col disegno del Rinaldi, 
riconobbe formalmente i corpi del 
ss. martirì summentovati. La nota 
delle preziose i*eUquie, che si con- 
servano in questa chiesa, viene li- 
portata dal Piazza, neW Eorterologio 
a.pag. a 16. 

Nel 1702 il Cardinal titolare Car- 
lo Barberìni fece celebrare in que- 
sta chiesa sontuosissime esequie al 
re Giacomo II, ed il Cardinal ti- 
tolare Mariscotti, nel 17 15, v'isti- 
tuì la festa di s. Lucina, la cui im- 
magine si vede dipinta sulla tribu- 
na con una chiesa in mano, per 
indicare, che essa ne fu la prima 
fondatrice. Forse il Cardinal l'avrà 
rinnovata o resa più solenne, giac- 
ché il Piazza, che stampò nel 1713 
il suo Emerologìoy nel registi*are la 
festa di questa santa ai 3o giugno, 
dice che celebravasi in s. Lorenzo 
in Lucina dai chierici minori. Il 
Diario poi di Roma del 1721, al 
numero 62 4» dice che Innocenzo 
XIII fu a visitare per tal fèsta 
questa chiesa, ricevuto dal sagro Col- 
legio. Finalmente va osservato, che 
siccome Benedetto XIV nel creare 
Cardinale Gio. Teodoro de' duchi 
di Baviera, fratello dell' impei*atore 
Carlo VII, per grazia speciale gli 
aveva concesso il titolo di s. Loren- 
zo Paneperna, sebbene mai si re^ 
casse in Roma, in progresso' essen- 
do divenuto primo dell'ordine pres- 
biterale, passò a questo titolo col 
quale morì nel 1768. 

Pel portico , dipinto dal Garzi , 
si enti'a in questa chiesa, le cui prin- 
cipali decorazioni esistenti sono di 
Carlo Rinaldi. Ha una sola navata, 
con otto cappelle decorate di stu- 
pendi dipinti, ed ornamenti. L'alta- 
re maggiore, ricco di marmi, e di 
quattro belle colonue di oei'o auti* 



CHI 

co, ha il crocefisso, che la marche- 
sa Cristina Buglioli Angelelli fece 
dipingere dal celebre Guido Reni. 
Fra i monumenti sepolcrali vanno 
rammentati quello che, nel 174^9 
fece erigere Benedetto XIV al suo 
concittadino Cardinal Davia bolo- 
gnese, titolare della chiesa ; e quello 
non ha guari eretto dal eh. viscon- 
te di Chateaubriand al gran Pussi- 
no. Oltre la stazione, in questa chie- 
sa^ ai IO agosto, si celebra la festa 
del santo titolare. 

«y. LonBNzo in Miranda^ del coU 
legio de' Farmacisti* V» Speziali. 

«y. LonENZO in Pane-Perna^ tilO' 
lo Cardinalizio^ in cura delle niO' 
nadie di s. Chiara^ nel rione Monti. 

Questa chiesa fu eretta sul monte 
Viminale, tra rEsquiiino e il Qui- 
rinale, ove furono i bagni di Agrip- 
pina madide di Nerone, e il palazzo 
degli imperatori Decio e Valeriano, 
nel luogo ove quest' ultimo fece ar- 
rostire il diacono s. Lorenzo. L'e- 
rezione di questa chiesa , secondo 
il Piazza, rimonta a Costantino il 
Grande^ e la dedicazione al santo 
martire, al Papa s. Silvesti*o I. La 
sua denominazione in Panispema 
Palisperna^ o Pane Perna è incer- 
ta, e ne furono date diverse spie- 
gazioni, giacche alcuni vogliono, che 
derìvasse simile etimologia da una 
statua del dio Pane rinvenuta iii 
que' dintorni. Altri , col Nardini , e 
col Martinelli, da quel Perpenna 
Quadi*aziano, illustre e facoltaso ro- 
mano, che aveva la sua casa in que- 
sto luogo, e che ivi ristorò le ter- 
me di Olimpiade ; altri dicono, che 
avendo esso fòbbricato tal chiesa, 
dal suo nome si chiamò in tal mo- 
floy perchè un' isaizione di questa 



CHI 61 

famiglia si rinvenne presso la me- 
desima. Altri da una donna chia- 
mata Perna, la quale in questo si- 
to aveva un forno, per cui il pane, 
che da essa prendevasi, veniva det- 
tq il pane di Perna. Altrì finalme^- 
te, spiegando dal latino le due voci, 
dicono significar esse pane, e pro- 
sciutto, e rammentando che quivi 
fìi già un tempio dedicato a Giove 
Faguntale , così appellato da una 
selva di faggi a lui sagri, ricordano 
che quel luogo si chiamò pane e 
perna perchè a tal divinità si sa- 
grifìcava un porco, i cui avanzi si 
mangiavano avidamente con molto 
pane, e poi se ne celebrava la festa 
con conviti, nei quali in modo ec- 
cessivo si mangiava pane e pro- 
sciutto. Certo è, che anticamente 
nel giorno della festa di s. Loren- 
zo le monache del contiguo moni- 
stero dispensarono pane e prosciut- 
to; ma ora soltanto dispensano in 
tal giorno il pane benedetto, cioè 
particolare a quei, che vi si recano 
a celebrare la messa, e comune al 
popolo. 

Questo titolo fu detto frequente- 
mente ad Formosam, ovvero in For^ 
mosa^ perchè, come vuole il Gri- 
maldi , fu restaurato da Formoso, 
il quale fu fatto Papa V anno 89 1 . 
Dall'Anastasio si apprende, che Ana- 
stasio II del 496 ne adornò la con- 
fessione, e che successivamente la 
ristorarono Pelagio li dei 578, il 
quale tutta la rifece, san Grego- 
rio II del 71 5, Stefano 11^ detto 
III, del 752, e fu beneficata da s. 
Nicolò I , il quale fu elevato alla 
cattedra apostolica neir858. Da tem- 
po immemorabile, nel giovedì dopa 
la prima domenica di quaresima, vi 
si celebra la stazione; e dalle memo- 
rie del contiguo monistero si ha, die 
in questa chiesa riposano i coipi di 



Gì CHf 

s. Marmenia, e dei ss. Crispino, e 
Crispiniano, oltre le insigni reliquie 
di s. Lorenzo, di s. Eusebio Papa, 
non che di s. Brigida, che in questo 
luogo domandava la limosina pel 
suo ospedale. Anticamente abitaro- 
no neir annesso monistero i mona- 
ci , e divenne una delle primarie 
abbazie di Roma, per cui fu con- 
ceduta all'abbate la singolare pre- 
rogativa di assistere al sommo Fon- 
tefice quando celebrava pontifical- 
mente. 

Bonifacio Vili, nelFanno i3oo, 
riedificò la chiesa, la quale succes- 
sivamente fu abbellita, e ristorata 
dai Cardinali titolari, dopo che Leo- 
ne X, nel i5i7, la dichiarò titolo 
Cardinalizio, e sotto di lui le mo- 
nache fì*ancescane, le quali risiedevano 
in altro monistero del medesimo 
inone Monti, passarono in questo di 
s. Lorenzo pane e perna, ed in 
quello che lasciarono si è poi ma- 
nifestata la prodigiosa immagine la 
quale si venera nella chiesa di s. Ma- 
na de* Monti. Indi il celebre Car- 
dinale Guglielmo Sirleto , nel pon- 
tificato di Gregorio XIII, dai fon* 
damenti la rifabbricò, col concorso 
delle monache, venendo di nuovo 
consagrata nel i5j5 ai 26 settem- 
bre. L conservatori di Roma ogni 
anno ai io agosto, giorno della fe- 
sta del santo, per decreto di Cle- 
mente X dei 29 luglio 7671, fan- 
no a questa chiesa V oblazione d\m 
calice d'argento, e di quattro toi^ 
eie di cera. Nell'interno vi sono. di- 
pinti di buoni autori, e la facciata 
esterna fu colorita a fresco con gran 
diligenza da Pasquale Cati di Jesi. 
Nell'ingresso esterno si ascende alla 
chiesa per una doppia scala. Cle- 
mente XIII, nel creare Cardinale 
nel 1759 Fr. Lorenzo Ganganelli, 
gli conferì questo titolo, e poscia lo 



CHI 

ebbe in successore nel 1 769 , col 
nome di Clemente XIV. 

S. Lorenzo Juori le mura di Roma, 
basilica patriarcale, con parroc' 
chia in cura de^ canonici regolari 
lateranensij nel rione Monti. 

Questa insigne basilica, che è la 
quinta delie patriarcali , come dicem- 
mo parlando delle Chiese di Boma, 
e all'articolo Basilica, è posta sulla 
via Tiburtina, così detta perché 
conduce a Tivoli, circa un mìglio 
lungi dalle mura, e dalla poi*ta, 
che ora da essa prende il nome. 
Questa porta anticamente si chiamò 
Esquilina , di s. Maria Maggiore, e 
Taurina da una testa di toro posta 
sull'arco della stessa porta dal lato 
interno, chiamandosi perciò la re- 
gione Caput tauri. In questo liu^o, 
appellato campo Yerano, evvi il ci- 
miterio famoso di Ciriaca, di cui si 
tratta agli articoli Catacombe, b 
Cimiteri. Quivi, dopo il martirio, 
fu portato il corpo di s. Lorenzo, 
arcidiacono della Chiesa roinana, 
trasferito occultamente dalle terme 
di Olimpiade da sant'IppoHto; indi 
coir aiuto di s. Giustino prete ebbe 
quel santo a collocarlo in una grot* 
ta, detta poi la grotta Tiburtina. 
Sopra di essa il pio Costantino im- 
peratore fabbricò una magnifica 
chiesa, che con rito solenne fii con- 
sagrata da s. Silvestro I, neiranno 
33o, e quindi fu enumerata tra le 
cinque patriarcali. Assegnata Tenne 
a residenza del patriarca di Geru- 
salemme, allorquando si fosse recato 
■in Roma per la celebrazione di con- 
cili, o per altri a&ri della Chiesa. 
Inoltre fu compresa questa basilica 
nel numero delle sette chiese di 
Roma, che si visitano per lucrare 
r indulgenza plenaria. Si determinò 



CHI 

Gostantìno di &bbricar quivi con 
ìsplendidezza un sagro tempio, non 
solo perchè ti riposava il corpo di 
s. Lorenzo, ma ancora perchè vi tro- 
vò riposto numero incalcolabile di 
santi martìri. Vi fu poi depositato 
il corpo di s. Stefano protomartire, 
sotto il pontificato di Pelagio II, 
portato già a Roma da Costantino- 
poli ^ nel 557; e mentre quel Papa 
lo collocava! nel sepolcro, dov'era 
il corpo di s. Lorenzo, con meravi- 
glia di tutti si videro le ossa di 
questo santo da per sé ritirarsi ver- 
so il lato sinistro del sepolcro, affine 
di dar luogo a quelle del nuovo 
ospite. Ma raccontano il Panciroli, 
Tesori nascosti pag. 4^49 ^ ì^ Piaz- 
za, MenologiOy pag. 68, coir auto- 
rità di s. Gregorio I , che volendo 
Pelagio II restaurare la chiesa, 
mentre si eseguivano alcuni scavi, 
i monaci e i manuali ti*ovarono, e 
scuoprirono, senza saperlo, il sepol- 
cro di s. Lorenzo. Però nello spazio 
di dieci giorni morìrono tutti, e 
vuoisi che Dio ciò permettesse per- 
chè niuno ardisse rimuovei'e da 
quel luogo il santo. 

Antonio, padre di san Damaso I 
Papa del 867, fu lettore di questa 
chiesa, e il Pontefice s. Zosimo, nel- 
l'anno 418, venne sepolto nella ba- 
silica. Coir assenso dell' imperatore 
Yatentiniano III, Papa s. Sisto III, 
del 4^^> ^^ ^^c^ ^^' miglioramenti 
degni della sua munificenza , e ven- 
ne sepolto nelle contigue catacombe. 
Anche da Galla Piacidia, figlia di 
Teodosio il grande, fu resa più ma- 
gnìfica quesita basilica. Papa s. llai*o 
vi stabifi un monistero di monaci 
perdiè la uffiziassero e custodissero; 
e morendo nel 4^7? volle essere se- 
polto accanto Sisto III. Il Papa san 
Simmaco eresse un ospitale pei po- 
veri pellegi*ini, vicino alla basilica, 



CHI 63 

e san Giovanni I, nel 5i5, diede 
parte a questa chiesa de'ricdii doni 
ricevuti in Costantinopoli dall' im^» 
peratore Giustino. Pelagio II ebbe 
a rifabbricarla verso l' anno 578, e 
r immediato successore s. Gregorio I 
vi recitò quattro omelie, giacche 
altre volte i Pontefici vi si recavano 
a celebrare le stazioni, che ora pur 
vi sono nella domenica di settuage* 
sima, nella terza domenica di qua- 
resima, nel mercoledì dopo pascipia, 
e nel giovedì dopo la pentecoste. 
Anzi fra le cappelle papali, delle 
quali Sisto V volle restituire Ja 
celebrazione alle basiliche ed alle 
chiese di Roma, si noverano le due 
cappelle papali di questa chiesa nella 
terza domenica di quaresima, e a' io 
agosto giorno della festa del santo 
titolare. Altre riparazioni e risarci- 
menti furono fatti ad essa da san 
Gregorio II verso l'anno 720, e da 
Adriano I verso Tanno 772. Questo 
secondo ne cangiò le forme, aggiun- 
gendovi le navi attuali, e cambian- 
do gì' ingressi : il perchè per le pò* 
steriori vicende e riparazioni non 
v' ha piò vestigio della primiera fab- 
brica di Costantino. Dice il Panci- 
roli, che divenne questa basilica 
anche collegiata; ma che nell'anno 
95o tornò ad essere servita dai mo- 
naci^ essendovi stati da Agapito II 
introdotti i cluniacensi. Parlando il 
Piazza, Gerarchia p. 346, di questa 
chiesa , come patriarcale , ed una 
delle cinque cattedrali del Papa, e 
quale abbazia Cardinalizia, dice che 
solevano recarvisi i Pontefici come 
a cattedrale subordinata per farvi 
alcune funzioni papali, cioè nella 
domenica di settuagesima , in cui 
cantavano la messa, e pronunziava^ 
no il sermone o l'omelia al popolo, 
affine di spiegare l' introito della 
messa. Aggiunge inoltre il mede- 



64 CHI 

simo Piazza, che chiaoiossi la ba- 
silica abbaziale Cardiaalizìa al mo- 
do della patnarcale basìlica di s. 
Paolo, non però percihè V abbate 
fosse per privilegio Cardinale nato, 
siccome opinarono alcuni , fva quali 
il pad. della Noce, che ne trattò in 
Qhron, Sac. Monast, Cass. nura. 
r34o, lib. Ili; ma piuttosto l'ab- 
bate Cardinale di s. Lorenzo, e quel- 
lo di s. Paolo nello stretto signifi- 
cato s intendevano i primari , e prin- 
cipali abbati di Roma, come spiegò il 
della Noce, sì per la cospicuità delle 
loro basiliche, sì per la sontuosità, e 
magnificenza de' loro monisteri , e s\ 
per r osservanza esemplare della di- 
sciplina ne* monaci, per la copia 
delle rendite, e per altre distinte 
prerogative. Furono ancora chiamati 
abbati Cardinali quelli delle dette due 
basiliche, anche [>er essere di fi'e- 
quentc esaltati al Cardinalato, ov- 
vero perchè tali abbazie si solevano 
dare in cura, e commenda a' soli 
Cardinali. Aldemarìum quoque JeL 
mem, in ecclesia s, LaurentU^ quce 
appellatur foris muros CarcUnaLem 
simuli et aòbatem sacravi^ leggiamo 
in un'antica memoria. Quelle laudi 
poi, ed acclamazioni, che si fònno 
dal Cardinal primo diacono, dagli 
uditori di Rota, e dagli avvocati 
concistoriali nel di della coronazione 
del Papa, e in quello del possesso, 
anticamente si facevano, allorquando 
il Pontefice recavasi già coronato in 
s. Pietro al Laterano pel possesso, 
dal Cardinal abbate, o priore di s. 
Lorenzo extra muros ^ coi giudici, 
ed avvocali vestiti di piviali. 

Specialmente i romani onorano il 
s. diacono Lorenzo in questa sua 
basilica nel giorno di mercoledì in 
forza di una visione ricevuta da 
un santo monaco^ che nel secolo 
VI custodiva questa chiesa. Ecco 



CETI 

come ciò racconta il citato Piazza y 
nel suo Santuario a Menologio Ro' 

manoj a pag. 49^»* ^ ^* " ^^^ 
M tempo di Alessandro II nell' an- 
M no 1062, era nel monistero di 
M questa chiesa un monaco di san- 
M tissima vita, il quale levavasi ogni 
f» notte prima del mattutino, e vi- 
M sitava gli altari. Una notte prece* 
M dente al mercordì, nel mese di 
» agosto, facendo orazione all'alta- 
M re maggiore, vide cogli occhi aper- 
M ti entrare in chiesa un peraonag* 
» gio grande e venerando, vestito 
n di abiti sacerdotali con un diaco- 
M no e suddiacono per celebrare la 
M messa solenne. Seguivano molti 
M soldati, religiosi, signori, e altri 
M del popolo, che dovevano stare 
M presenti alla messa. Stupito il 
» monaco di tale novità, si accostò 
M al diacono, e con ogni rispetto 
M gli disse : Chi siete voi altri^ che vi 
>• preparate a tanta solennità? Rispo- 
M se il diacono : Quello cK e vestito 
»» da sacerdote è s, Pietro apostolo yio 
*» sono Lorenzo, che in tal giorno 
9» di mercordìj nel quale il SignO" 
» re Gesù Cristo Ju tradito, e dai 
» giudici fu determinato che moris- 
»• se^ ho patito per amor suo tan* 
M te pene, e però in memoria del 
>» mio martirio siamo venuti oggi 
9» a fare questa solennità^ che vedi 
» in questa chiesa. Jl suddiacono l 
w s. Stefano protomartire, e i mi" 
9» nistri sono gli angeli del parodi- 
99 so j gli altri sono apostoli, mar- 
9» tiri, confessori e vergini^ che in 
9* questi giorni del mio martirio han^ 
99 no voluto onorarmi. E perchè 
99 questa mia solennità, e onore 
99 fattomi, sia noto a tutto il mon» 
9* do, ho voluto che tu lo veda, ac-» 
9» ciò lo manifesti quando sarà gfor» 
9» no al Papa, e gli dica da mia 
» parte, che venga a questa cJiiesa 



CHI 

9» col suo clero a celebrarvi^ dart' 
n do al popolo queW indulgenza per- 
»» petua che gli parerà. E come 
»• darà fide alle mie parole, disse 
» il monaco, se non gli do qualche 
M segno della verità di questa vi-- 
u sione ? Allora il santo si levò il 
n cingolo, dei quale era cinto, e 
M glielo diede, perchè lo potesse 
M mostrare per segno della visione. 
99 Andò dunque il monaco pieno 
9* di giubilo al monistero, convocò 
M i monaci, e narrando loro la vi- 
M sione, mostrò il cingolo ricevuto 
M da s. Lorenzo. Onde l'abbate e 
99 ì monaci, che sapevano la santi- 
w tà del sagrestano, andarono tutti 
99 insieme dal Papa, il quale , di 
99 consiglio de' Cardinali, s' inviò con 
99 loro alla chiesa per celebrarvi la 
»» messa, e per istrada incontrarono 
9é un morto, di' era portato a sep- 
»> peilire. Volle il Papa con que- 
99 sta occasione fare sperienza del 
99 cingolo, e fatta orazione, lo pose 
99 sopra il morto, il quale subito 
99 resuscitò. Assicuratosi di piii del- 
9* la verità della visione, rese gra- 
99 zie a Dio e al santo, arrivò al- 
Tì la sua chiesa, vi celebrò solenne- 
M mente la messa, e concesse in- 
9» dulgenza di quaranta anni, e al- 
9» frettante quarantene a tutti quel- 
99 li, che pentiti e confessati visitas- 
9» sero la medesima chiesa, e ogni 
99 altra in qualsivoglia parte del 
99 mondo dedicata a s. Lorenzo, 
99 ogni mercordi dell' anno ' . £ ri- 
ferìta questa istoria anco dal dottis- 
simo ed erudito p. Sevei*ano della 
congregazione dell'oratorio di Roma^ 
nel celebre trattato delle sette chiese^ 
alla basilica di s. Lorenzo. Da ciò 
ebbe origine il fervore che tuttora 
è in pieno vigore de' fedeli di &r 
celebrare nell'altare di s. Loren- 
zo le messe cantate, colla pia cre- 

VOL. XII. 



CHI 65 

denza , che Dio Signore liberi un 
anima dal purgatorio per ogiù sa- 
crifizio. Cosi ebbe pure origine la 
pia unione, che di buon mattino 
in ogni raereordi va in questa ba- 
silica a venerare il santo martire , 
facendovi celebrare e cantare delle 
messe colle loro limosine, massime 
per le anime del purgatori o.- 

Fiorì tanto il contiguo monisteroy 
che diede molti monaci di santa 
vita, fra' quali s. Giovami della 
Ficoccìa, molti dotti Cardinali, e, se- 
condo il Panciroli, nel 1078, il 
Pontefice s. Gregorio VII. È poi 
certo che questo Papa ne fece ab- 
bate Raniero cluniacense, che poi 
fece Cardinale, e che poscia, nei 
1099, ad onta della sua virtuosa 
ripugnanza, fìi eletto Papa col no- 
me di Pasquale II. Prima di que- 
sto tempo, essendosi recato Damaso 
II a Palestrina,' ed ivi morendovi 
agli 8 agosto 1048, fu sepolto in 
questa basilica patriarcale. Poscia 
nel 1 1 88 Clemente III mise in or- 
dine il chiostro; ed Onorio III ri-i 
storò la basilica, e vi fece il porti- 
co. A'9 aprile 12 17, in essa basila 
ca solennemente fu coronato col! 
diadema d' oro in imperatore d' o-^ 
liente Pietro di Courtenai, conte di 
Auxerre, colla sposa Violante, sorel- 
la dei defunti imperatori Baldovino, 
ed Arrigo. Fece tal funzione Ono- 
rio III in questa chiesa, non sola 
perchè l'impero orientale non potes- 
se avere alcuna pretensione sull'oc^, 
cidentale, ma ancora per non pre-» 
giudicare il patriarca di Costantino-^ 
poli, cui apparteneva la coronazio- 
ne degl'imperatori d' oriente. Nel 
secolo seguente, mentre la residen- 
za pontifìcia stava in Avignone^ In- 
nocenzo VI fece coronare nel i355 
in Roma l* imperatore Carlo IV col- 
la moglie Anna dal Cardinal Ber- 

5 



66 



CITI 



fraudò nella basilica Taticana, quin- 
di l'Imperatore dopo aver desinato 
al palazzo lateranense, andò a per- 
nottare in questo monistero, peix)c- 
che il Papa gli aveva ordinato di 
non rimanere nella città neppure 
un gioiiio dopo la coronazione. 

P^icolò V, che fiorì nel i447> sic- 
come munificentissimo colle chiese 
di Roma, restaurò questa basilica, 
coir opera di Bernardo Rossellini. 
In seguilo nel pontificato di Sisto 
IV, a*eato nel i47'> fi* da quel 
Papa conceduta la basilica, col mo- 
nistero ai canonici regolari del ss. 
Salvatore in Selva di Bologna ( Ve- 
di)y i quali essendosi uniti coi cano- 
nici regolari iateranensi del ss. Salva- 
tore (Vedi)^ a questi tuttora si ap- 
partiene. Essendo protettore de' pri- 
mi il celd3re Cardinale Oliviero 
Cara£&, sotto Sisto. IV fece il bel 
soffitto, e il pavimento intarsiato di 
varie pietre antiche. Dipoi il Car- 
dinal Alessandro Farnese, abbate 
commendatario, restaurò gli altari , 
e fece degU altri ornamenti. Final- 
mente la suddetta congregazione 
del ss. Salvatore in Selva, che pre- 
se anco il nome di Renana, nel 1 647 
fii ridotta in basilica nello stato che 
si vede, mentre da ultimo il zelante 
p. abbate Manzoli ne fu assai bene- 
inerito sì pei restauri che pel dis- 
coprimento delle colonne scannel- 
late; A' nosti*i giorni poi, e nel i835 
il regnante Pontefice Gregorio XVI 
fece porre in uso pubblico l'annesso 
dmiterìo, che descriviamo all'artìco- 
lo Cimiteri. 

Il portico della basilica è soste- 
nuto da sei colonne antiche d'ordi- 
ne ionico, decorato d'un fregio di 
mosaico, del quale però appena ora 
resta un frammento, colle figure di 
s. Lorenzo, e di Onorio III. Di 
quell'epoca sono pui*e le pittui*e 



CHI 

entro il medesimo portico, l'appre- 
sentanti la coronazione dell'impera- 
tore latino, e la storia del santo. 
All'ingresso della poita, secondo l'an- 
tico costume, vi sono due leoni di 
pietra. JVeli' interno è divisa in tre 
navi separate da* venti colonne io- 
niche di granito con capitelli, ed ar- 
chitrave formato di pezzi accozzati 
da monumenti antichi. Nella nave 
di mezzo vi sono due pulpiti , o 
amboni di marmo , che servivano 
per cantare gli evangeli, e le epi- 
stole. La tribuna in alto é cii*con- 
data da dodici colonne di paonaz- 
zetto scannellate, alcune delle quali 
sono in parte sepolte; e sopra di es» 
se quattordici colonne minori r^go- 
no il portico superiore. Questa trì- 
buna apparteneva all'antica basili- 
ca, e viene riconosciuta per opera 
del sesto secolo, e dei pontificato di 
Pelagio II) ed ora serve a presbi- 
terio. L'altare maggiore sopra la 
confessione è papale, e perciò come 
in quello delie alti*e basiliche pa- 
triarcali, non vi può celebrare cha 
il Sommo Pontefice. Esso è isolato, 
e copeito di baldacchino, che viene 
sostenuto da quattro colonne di 
porfido. In fondo al presbiterio ev- 
vi l'antica sedia di marmo pontifi- 
cale decorata di pietre colorate ; e 
dietro la medesima tribuna si con- 
serva un' uraa, lavoro del medio 
evo. Singolare e nell'altra parte del- 
la tribuna, l'antico mosaico dei se- 
sto secolo, rappresentante il Salva- 
tore sopra un globo, in atto di be- 
nedire, avente a desti^ s. Pietro, 
s. Lorenzo, e il Papa Pelagio II, 
coir epigrafe Pelagius episcopus; e 
dall'altro lato i ss. Paolo, Stefano, 
ed Ippolito. Nella trìbuna si vede 
pure dal lato del vangelo circonda- 
ta da ferini, la pietra ove dioesi fos- 
se posto il corpo aiTOStito di s. Lo» 



CHI 

renzQ. Sotto questo altare evvi la 
confessione dove Papa Pelagio II 
collocò il corpo dì s. Lorenzo , e 
quello di s. Stefano, e dove cele- 
brò s. Damaso I, colle parole che 
riporta il Piazza nel suo Eorterolo- 
gio a pag. 179, e per le quali ri- 
levasi quanto fosse in venerazione 
la tomba di s. Lorenzo, prima an- 
cora che vi fosse posto il corpo di 
s. Stefano. Delle insigne reliquie, le 
quali si conservano in questa basi- 
lica, il medesimo autore parla a 
pag. 22 e i3. 

Nell'ingresso a destra della chie- 
sa si vede un bel sarcofago antico^ 
con bassorilievo, che rappresenta una 
antica cerimonia nuziale, nel qnale, 
secondo Mabillon, riposarono le ce- 
neri del Cardinal Guglielmo Fieschi, 
nipote d' Innocenzo IV. Sei sono le 
cappelle nelle due navate minori, 
con buoni quadri, avendo dipinto 
dalla parte destra a fresco le pare- 
ti intermedie Domenico Rainaldi, 
mentre quelli della nave sinistra so- 
no degli scolari del cav. Vanni. Da 
questa nave si scende alla di vota 
cappella sotterranea, nella quale vi 
è un altare piìvilegiato, cioè quel- 
lo ove si celebra un gran numero 
di messe per l'avvenimento prodi- 
gioso cotanto famigerato, e desciit- 
to di sopra, in sufiragio delle ani- 
me dei defunti, come si legge nel- 
r iscrizione che sovrasta l'arco. Per 
questa cappella si passa all'annes- 
so cimitero, e nelle catacombe di 
santa Ciriaca , proprietana del cam- 
po Verano. Menta finalmente di 
essere osservato , che nell' antico 
chiostro della canonica vi sono col- 
locate, per cura dei canonici regola- 
ri lateranerisi, delle iscrizioni rinve- 
nute nelle catacombe adiacenti per 
lo più ^ cristiane, ed interessanti, e 
che formano un piccolo museo. Nel- 



CHI 67 

l'odierao pontificato, e nell' anno 
i838 fu stabilita l'annua oblazio- 
ne del magistrato romano a questa 
basilica, d' un calice d' argento, e di 
quattro torcie, da farsi nella dome- 
nica di settuagesima. 

S, Lorenzo in Djmaso^ basilica 
con capitolo^ commenda^ titolo o 
diaconia Cardinalizia^ con par-- 
rocchia, nel rione Parione, 

In questo luogo, presso il famo- 
so teatro di Pompeo, adorno di cen« 
to colonne e perito in un incendio 
deiranno 25o delFei'a volgare, il Pon- 
tefice s. Damaso I, verso l'anno 870, 
servendosi probabilmente dei ma- 
tei*iali e delle colonne ad esso appfu*- 
tenenti, eresse una chiesa ad onore 
di s. Lorenzo, della sua medesima 
nazione spagnuola, sebbene alcuni 
dicano essere stato il Pontefice por- 
toghese. Vi stabiPi altresì una unione 
di sacerdoti per uffizi aria, la dichia». 
rò parrocchia e titolo Cardinalizio, 
l'arricchì di rendite, e di preziosi 
donativi, fissò la sua stazione nel 
martedì dopo la quai*ta domenica 
di quaresima, e le assegnò alcune 
case contigue per alloggio de' pelle- 
grini ragguardevoli. Il perchè viene 
questo luogo considei*ato quale un 
ospizio apostolico, e vuoisi che vi 
abitassero il dottore della chiesa 
8. Girolamo, che da alcuni si tiene 
pel primo Cardinale titolare di que* 
sta basilica, s. Brigida, un abbate 
deir Oixline di s. Antonio, mandato 
a Roma con dodici monaci quale 
'ambasciatore del re di Etiopia alla 
Santa Sede nel pontificato di £uge« 
nio IV, ed altri. Quindi divenne 
pregevole questa basilica per sessan- 
tasette parrocchie filiali, di cui fece 
espressa menzione il Pontefice Ur- 
buio III) nella bolla Apostolicae sw 



68 CHI 

bìimilas dìgnitatisj citata dal Bovio, 
dat, P^eronae per manus Transi- 
mundi S. R. E. notarli Xfl kaL 
niarlh'y indicL 4» ^^- 1 1 86. 

Fra gli altri oggetti, che costitui- 
scono venerabile questa insigne ba- 
silica, è il complesso delle numerose 
reliquie che si venerano. E primie- 
mmente vi è il corpo dello stesso 
suo fondatore s. Damaso I, il quale 
vi fu trasportato da altra basilica 
da lui eretta nella via Ardeatina, ove 
era stato deposto accanto alla sua 
madre, e alla sorella Irene. Vi sono 
i corpi de* ss. Giovin o, Faustino, ed 
Eutichio martiri, di s. Bono prete, 
e dei ss. Mauro e Fausto martiri; 
una spalla di s. Gio. Battista, e di 
s. Giacomo Apostolo, un pezzo del 
cilicio di s. Paolo, un pezzo del 
cranio di s. Barbam vergine e mar- 
tire, e tante altre, che lungo sareb- 
be il rammentare. Meritano special 
menzione le reliquie del santo tito- 
lare, cioè tre ampolle col grasso, e 
sangue del medesimo, dei carboni, 
e tre anelli co* quali fu legato nel- 
la graticola. Per 1^ venerazione, che 
il senato romano ebbe sempre a 
questa basilica, ogni anno ai io di 
agosto le fa 1' offerta di un calice di 
argento, e di quattro torcie di cera. 
Quivi si venera nella cappella del 
coro il ss. Crocefisso, il quale, si- 
milmente a quello che si venera nel- 
la basilica ostiense, si ha per pia 
tradizione che parlasse a s. Brigida, 
mentre abitava dappresso, ed è per- 
ciò tenuto con sommo onore nella 
detta cappella della famiglia «Massi- 
mo alle Colonne. Quivi è un' illu- 
stre congregazione dell'Immacolata 
Concezione, della quale si parla al- 
l'articolo Arciconfraternita dell'im- 
macolata Concezione^ la quale nel 
f465, ebbe orìgine ti^sportandosi 
da s. Salvatore in Arco, ora s. Ma- 



CHI 

ria di Grotta pirUa^ l'immagine del- 
la b. Vergine di scuola greca, di- 
pinta su tavola, la quale si venei*a 
nella cappella in fondo alla nave si- 
nistra. Quivi si adora con particola- 
re ossequio il ss. Sacramento dalla 
arciconiratemita erettavi per accom- 
pagnare il ss. Viatico, la quale fu 
la prima, che sotto Giulio II, nel 
i5o6, sia stata eretta per portarlo 
agi' infermi. Di essa tratta il Piazza 
Opere pie, p. 44o 5 e Del ss, SagrO' 
mento e cinque piaghe in s. Lo^ 
remo in Damaso. 

Quivi fu istituita la congregazione 
del soccorso de' poveri, che il Piazza 
descrive a pag. '/^'/^ e quivi il Gai*- 
dinal Montalto fqndò una congrega- 
zione di preti secolari per ammini- 
strare i ss. Sacramenti, applicandosi 
alcune entrate delle due chiese 
parrocchiali unite, cioè di s. Valen- 
tino de'merciarì, e di s. Maria in 
Cacaberi; congregazione, che Paolo 
V approvò nel i6i4* Splendida e 
decorosa è l'esposizione, che in que- 
sta basilica si fa nel giovedì di ses^ 
sagesima con cappella Cardinalizia, 
cui descrivemmo a quell' articolo; 
come decorosissima é la processione 
dell'ottava del Corpus Domini, Dice 
il Panciroli, Tesori nascosti, pag. 
407, che i banchieri vi godevano 
la cappella di s. Matteo apostolo, i 
fiamminghi quella di s. Nicolò, e i 
cursori pontificii quella del ss. Sa- 
cramento. Da questa chiesa poi i| 
clero romano, nel terzo giorno delle 
Rogazioni, si reca processionalmente 
in s. Pietro, dove si fa l'elezione 
del camerlengo del clero. 

Dopo l'erezione di questa basilica, 
il primo Cai*dinal titolare, che si 
nomina dopo s. Girolamo, all' anno 
494» è certo Projettizio; ma la se- 
rie de' Cardinali titolari si è da noi 
ripoitata da questo Projettizio sipa 



CHI 

'airodiernoy nell' articolo Gahceliebia 
DELLA Santa Romana Chiesa (Fedi). 
Ivi sono molte notizie, che riguar- 
dano la basilica, e gli autori i quali 
ne fecero la storia. 

Il prìmo Pontefice, che ristaurasse 
-questa basilica, si fu Adriano I, nel 
780, locché pur fece s. Leone 111. 
Nell'anno 908, e nell' elezione di 
Leone V, invase il pontificato Cri- 
stoforo titolare di questa chiesa, lo 
rì tenne sei mesi, e morendo nel 
904 fu sepolto in Vaticano. Lam- 
berto Cri velli, prete Cai*dinale di 
s. Lorenzo jn Dumaso, nel 11 85 
fu eletto Papa col nome di Urbano 
IH. Avendo Paolo II pubblicato nel 
1468 la pace coi principi d'Italia, 
pel giorno dell'Ascensione, celebi*ò 
solenne messa in questa basilica, e 
Ti si recò con decoix)sa processione, 
facendo inoltre pronunziare in lode 
di tal concordia, un' orazione da 
Domenico tcscoto di Brescia. 11 
Cardinale Scarampo Mezzai*ota de- 
corato di questo titolo da Eugenio 
IV, incominciò a fabbricare il son- 
tuoso palazzo della cancelleria, con- 
tiguo alla basilica, che la morte 
gì' impedì di compiere; ma il Car- 
dinale Ka^ele Riarìo, altro titolare 
di s. Lorenzo in Damaso, nipote di 
Sisto IV, e yicecancelliere di santa 
romana Chiesa, nel pontificato d' In- 
nocenzo Vili, demoFi l'antica basi- 
lica di s. Lorenzo in Damaso detto 
in PrasinOy che era di cinque navi, 
e sorgeva sul principio della via del 
pellegrino, e nei i486 cominciò a 
fabbricare quella, che ancora esiste 
con disegno del Bramante, senza 
per aitilo Ceciata, giacché è unita 
alla facciata del sontuoso palazzo, 
da lui edificato, e riunito a quello 
incominciato dal Cardinale Scaram- 
po. Per questo grandioso e magni- 
iico edifizio, non che pei* la basilicBi 



CHI 69 

il generoso?^ Cardinale si servì di 
molti avanzi delle antiche fabbiiche 
di Roma , particolarmente dei mar- 
mi , e travertini del Colosseo, e del- 
l' arco trionfale dell' imperatore Gor- 
diano, terminandosi tali edifizi nel 
1495, sotto Alessandro VL 

Leone X confiscò al Cardinal Ria- 
rio il palazzo, per le ragioni, che 
dicemmo altrove, accordandogliene 
r uso finché vivesse : ed é perciò 
che fece porre le proprie armi pon- 
tificie sulla porta del medesimo, 
volendo che vi fosse la cancelleria 
apostolica. Egli creò Cardinale Giu- 
liano de Medici suo cugino, e lo fece 
Vice-cancelliere, dopo di che divenne 
titolare della basilica, e nel i523 
fu assunto alla cattedra di s. Pietro 
col nome di Clemente VII. Fu allora, 
che* questi conferì si sublime carica 
al Cardinale Pompeo Colonna, il 
quale trova vasi prete Cardinale di s. 
Lorenzo in Damaso, per cui andò 
ad abitare il contiguo palazzo. Dopo 
la morte di lui, Clemente VII nel 
i53a conferì il titolo presbiterale 
dì s. Lorenzo in Damaso al Cardi- 
nale Ippolito de' Medici suo cugino, 
che sino dal 1529 lo avea dichia- 
rato vice-cancelliere, ed uni per 
sempre nel Cardinale, che avrebbe 
coperto questa carica, oltre l'abita- 
zione del contiguo palazzo, e la 
residenza di tutti gli ufBzi della can- 
celleria, il detto titolo dell' unita 
basilica. D'allora in poi costante- 
mente i vice- cancellieri sono stati, 
e lo sono tuttora, titolari di s. Lo- 
renzo in Damaso. Se il cancelliere 
però é vescovo suburbicario , lo 
ritiene in commenda; se é dell'or- 
dine presbiterale, finché funge il 
posto, la basilica diviene titolo; così 
se è dell'ordine de'diaconi, diventa 
diaconia. Il Cardinale nomina anche 
a tutti i canonicati e benefizi della 



70 CHI 

medesima, eccettuati quelli affetti 
alla Santa Sede, e tre canonicati, 
ed alcuni beneficiati di nomine par- 
ticolari. 

Il Cardinale prete, o diacono, 
promosso al cancellierato', pub ritenere 
in commenda il titolo, o la diaconia, di 
cui troTaTasi in possesso, giacché il 
suo titolo, o diaconia deve essere di 
s. Lorenzo in Damaso. Rinunziata la 
carica, cessa subito la basilica di 
essere titolo, diaconia, o commenda 
del rinunziante. Non deve poi ta- 
cersi, ad onore di questa chiesa, 
che anticamente il Cardinale titolare 
faceva il servizio ebdomadario nel 
giorno di giovedì nella patriarcale 
basilica vaticana, celebrando all'al- 
tare papale. Il capitolo di questa 
basilica nelle processioni va unito 
con quello della basilica di s. Maria 
in Trastevere, cedendosi alternati- 
vamente la destra, secondo il de- 
cretato di Benedetto XIV, per essere 
queste due basiliche le più degne 
fì*a le basiliche minoiì, che vanno 
nelle pixicessioni. Questo capitolo si 
compone di un prelato vicario del 
Calcinai vice-cancelliere, e di dieci 
canonici , uno de' quali è curato 
(secondo la disposizione di s. Pio V, 
il quale dichiarò questa basilica una 
delle vicarìe parrocchiali), e di due 
altri canonici di seconda erezione, 
Neil' inverno i canonici usano la 
cappa di saja paonazza, con fodera 
di armellini bianchi, e nelle altre 
stagioni assumono la cotta e il roc- 
chetto. Il parroco viene scelto dal 
capitolo, in seguito del concorso, e 
tra uno dei soggetti proposti dal 
Cardinal vicario. Siccome poi la 
cui-a è presso il capitolo, i( parroco 
ha il titolo di vicario curato perpe- 
tuo. Vi sono inoltre otto beneficiati, 
altrettanti chierici beneficiati, e sei 
cappellani, detti i Valtrini, quali tut^ 



CHI 

ti neir inverno usano cappe di saia 
paonazze con fodere di pelli bigie ^ 
e negli altri tempi la cotta. Dei 
cappellani Valtrini, così detti dal pio 
fondatore, tenuti a celebrare nd 
giorni, che agiscono gli ufBzi della 
cancelleria apostolica, facemmo men- 
zione a quest'articolo. Questa basìlica 
ha la pmpria cappella di musica, e 
tre sagrestie separate, cioè del capi- 
tolo, in cui evvi la statua di san 
Carlo BoiTomeo del Mademo; del- 
l' arciconfratemita del ss. Sagraroen- 
to, e delle cinque piaghe, e di quel- 
la dell' Immacolata Concezione, tut- 
tora fiorenti. 

Dopo la edificazione della pre- 
sente basilica, .il primo a restaurar^ 
la, e ad abbellirla fu il Cardinal 
Alessandro Farnese, che fece ornare 
e dorare il soffitto, pose il quadro 
grande all'altare maggiore dipinto 
sulla lavagna da Federìco Zuccari, 
e fece eseguire altre nobili pitture 
a fresco esprìmenti le geste di san 
Lorenzo, da Giovanni de' Vecchi, 
dal cavaliere d'Arpino, e da Pietro 
da Cortona. Quindi venne oonsa- 
grata il primo di settembre dell'an- 
no santo 1575, opinando il Piazza, 
che l'antica basilica fosse consagra* 
ta dallo stesso Papa s. Damaso I. 
L'altro titolare e vice-cancelliere Car- 
dinal Francesco Barberìni rifece la 
ti*ibuna con disegno del cav.- Loren- 
zo Bernini , la fece abbellire col pen- 
nello del Zuccari, apri due finestre 
a ponente, rinnovò con un nobile 
aitare la sotterranea confessione, e 
fece porre presso il battisterio in 
marmo i vei^si di s. Damaso I, ana- 
loghi a questo sagro fonte rigene-* 
ratore, ne' quali versi si legge l'an- 
tico titolo della basilica, cioè s. Lo- 
remo in Damaso appeìlantur in Pra» 
sino, Oltrp a ciò lo slesso Cardinal 
Barberini, per rendere più decoroso 



GHI 

l'ingresso della chiesa e del palaz- 
zo, lece demolire alcune case, e re* 
ie vasta e regolare la piazza. Poscia 
l'altro titolare e Tice-cancelliere Car- 
dinal Pietro Ottoboni, edificò la 
cappella pel ss. Sagramento nel ve- 
stibolo e a destra, con disegno del 
Rusconi, ornandola di bei marmi, 
e pitture del cav. Gasale; e con 
disegno del G'regorini abbellì la 
confessione di marmi e metalli, po- 
nendovi il corpo di s. Ippolito, con 
una statua di questo santo martire 
vescovo di Porto, simile a quella 
che sta nella biblioteca vaticana. E 
senza mentovare altri Cardinali vi- 
ce-cancellieri, il Cardinal Tommaso 
Rufio fece incrostare di nobili mar- 
mi la pi*ima cappella a destra con 
dis^;no di Nicola Salvi, Sebastiano 
Conca ne dipinse il quadi*o, e il 
Giacquìnto le pareti. 

Ma della principal parte delle 
suddescrìtte pitture ed ornamenti, 
non più esiste memoria: dappoi- 
ché nel declinai^ del decoi'so seco- 
lo, minacciando rovina la basìlica , 
fu chiusa nel 1799, ed il capitolo 
e la parrocchia furono trasportati 
nella chiesa vicina di s. Andrea del- 
la Valle, ove l' uno e l' altra rima- 
sero ventidue anni. Accorse con pon- 
tificia munificenza Pio VII a restau- 
rarla, servendosi del valente archi- 
tetto cav. Giuseppe Vàladier; e fu 
ridonata solennemente al pubblico 
culto ai 9 agosto i8ao, vigilia del- 
la festa del santo titolare, come si 
legge in una marmorea iscrizione, 
ei*etta a memoria del benefizio. Ri- 
tornati il capitolo, e la parrocchia 
in questa bellica, il medesimo Pio 
VII concesse alla chiesa di s. An- 
drea della Valle la stazione nello 
stesso giorno, che si celebra nella 
basilica, in ricordanza del trasferi- 
mento e deUa residenza temporanea 



CHI 71 

del capitolo, il quale vi aveva esegui- 
to tutte le uffiziature sue proprìe. 

Per ciò che nguarda il ss. Cro^* 
oefisso, che parlò a s. Brigida, come 
si ha dalla pia tradizione, e che è 
appartenente alla famiglia Massimo, 
prìma si venerava in uno de'quat<r 
tro pilastri, che sono in fondo alla 
nave maggiore, cioè nel secondo dal 
lato della porticella vicina all'altare 
del ss. Sagramento. Allorché poi fìi- 
rono distrutte ' le tre cappelle , che 
esistevano verso la sagrestia, per 
ridurle ad una sola affine di siste- 
marvi il coro d'inverilo, lo stesso 
Crocefisso venne collocato in detta 
cappella, la quale anticamente era 
dedicata alla ss. Annunziata, e di 
patronato dei Massimo. Nel trasfe- 
rimento del capitolo in s. Andrea, 
il ss. Crocefisso fu esposto alla ve« 
nerazione de' fedeli, prima nell' ora- 
tono dell' arciconfiraternita di s. Gae* 
tano, e poi in quella di s. Carlo, 
finché nel suddetto giorno 9 ago*^ 
sto 1820, venne riportato in que- 
sta basilica nella cappella del co- 
ro, come nella basilica stessa furo- 
no riportati i santi corpi, e le reli- 
quie. 

La porta, che dà ingresso alla 
basilica, é quella stessa fatta sotto 
il Vignola; quindi da un vestibolo 
si entra nella basilica, ch'é di for- 
ma quadra, con tre navi, e contie- 
ne i depositi del celebre Cardinale 
Scarampo, di Annibal Caro, del ri- 
nomato Cardinal Sadoleto, di Ales- 
sandro Valtrini benefattore per la 
istituzione de' cappellani suddetti, del 
pittore Caccianiga , e del general 
Caprara comandante le milizie pon- 
tificie di Pio VI. Da ultimo il prin«* 
cipe d. Camillo Massimo, dopo la 
morte della sua consorte principessa 
d. Cristina » figlia del principe Save- 
rio reggente di Polonia, figlio di 



72 CHI 

Augusto III re di tal regno, e duca 
di Sassonia, accaduta nel i837, fe- 
ae eseguire dal eh. scultore roma- 
no Gnaccherini, un bel marmoreo 
deposito dentro la cappella gentili- 
zia della famiglia, cioè in quella del 
coro, ove si venera il ss. Crocefisso 
summentovato, disponendo di esser- 
vi anch' egli tumulato, siccome av- 
venne nel 1840, allorché passò al- 
l' altra vita. Nella stessa cappella vi 
é stata pure sepolta d. Maria Ga- 
briella di Savoja Cari guano, mo- 
glie deir odierno principe Massimo , 
che figlio di d. Cristina volle a sfo- 
go di amor figliale, e conjugale far 
coniare ad amendue una bellissima 
medaglia. F", il Piazza, Gerarchia 
Cardinalizia j p. 4^2, Del titolo di 
s. Lorenzo in Damaso ; e pag. 409, 
Dell'antichità ed autorità del Car» 
dinal vice ' cancelliere della santa 
romana Chiesa, 

S. Luca, F. Chiesa di s. Mar- 
tuta. 

S. Lucia de* Ginnasi alle botteghe 
oscure y già delle Carmelitane Scàl' 
ze. Vedi. 

S. Lucia dell' arciconfraternita del 
Gonfalone^ detta volgarm^ente del- 
la chiavica^ con parrocchia^ nel 
rione Regola. V. Arciconfrater- 
nita DEL Gonfalone. 

• 

In ogni quattro anni ai i3 di- 
cembre per la festa di s. Lucia 
vergine e martire, il senato ro- 
mano fa 1^ oblazione di un calice 
d'argento, e di quattro tordo di 
cera. 

S. Lucia in Selce^ già diaconia 
Cardinalizia, (felle monache Ago- 
stiniane, nel rione Monti. 



CHI 

Questa antichissima chiesa fu chia- 
mata con pih nomi: in capite Sw* 
burray dalla vicinanza della contra- 
da di tal nome ove si trova ; in 
Orfea da un teinpio dedicato ad 
Orfeo, ovvero da un simulacro che 
quivi a lui fu eretto dai gentili; ed 
in Silice, o Selci, da un'antica stra- 
da lastricata da grossi selci presso la 
medesima. Sì congettura, che l'e- 
rezione di questa chiesa rimonti al- 
l' epoca di Costantino , e che sia 
una delle consacrate da s. Silvestro 
I. Certo è che, nell* anno 5oo, «ot- 
to s. Simmaco , . già era diaconia 
Cardinalizia. Dall' Anastasio si ap- 
prende che Onorio I, nel 626, la 
riedificò, e nuovamente la consacrò. 
Altri dicono, che fosse prima dedi- 
cata alla b. Vergine, appellandosi S. 
Maria in Orphea, e poi venisse de- 
dicata a s. Lucia martire romana. 
Narra il citato Anastasio all' anno 
847 nella vita di s. Leone IV, che 
presso s. Marìa in Orphea^ essen- 
dovi in una grotta un terribile ser- 
pente, o basilisco, di cui molti era- 
no rimasti vittime, il santo Ponte- 
fice vi si recò processionalmente dal 
Laterano, colla immagine del ss. Sal- 
vatore, e colle sue fervide preghiere 
potè liberare il popolo da tale fla- 
gello. 

Alcuni sostennero che, nel 1086, 
in questa chiesa fosse eletto Papa 
Vittore III ; ma più ragionevolmen- 
te deve ciò ritenersi essere avvenu- 
to nella chiesa di s. Lucia in Setti- 
zonio. Onorio If, nel 1 1 aS, creò 
Cardinale di s. Lucia in Selci certo 
Ste&Qo. Nel i i5S Adriano IV con- 
ferì questa diaconia al Cardinale 
Ubaldo. Celestino III nel 1192 *fe- 
ce Cardinale diacono di s. Lucia in 

• 

Selci Cencio Savelli, il quale poscia 
nel 12 16 divenne Papa Onorio III. 
Questi ordinò al Caixlinal diacono 



CHI 

(li essa, pei* nome Sterno, che la 
restaurasse. Dai monaci benedettini 
poi, che r uffiziavano, venne conse- 
gnata ai chierici. Poscia fa governa- 
ta dai certosini, prima che andasse- 
ro a s. Croce in Gerusalemme, nel 
pontificato dì Urbano V. Finalmen- 
te vi vennero collocate le monache 
di s. Agostino nei 1870, come af- 
ferma il Piazza, Gerarchia p. 782, 
e il Panciroli a p. 4^4* 

Fm*ono inoltre Cardinali diaconi 
di questa chiesa Giovanni Micheli - 
nell'anno 1468, creato dallo zio Pao- 
lo II| Filiberto Ugonotto nel i473, 
per volere di Sisto IV; Ranuccio 
Farnese nel i545, creato dall'avo 
Paolo III ; Giovanni Groppero, fatto 
da Paolo IV nel i555, il quale nel 
i557 la conferì al Cardinal Gio. 
Battista Consiglieri. Ma Sisto V sop- 
presse questa diaconia, e la trasferì 
nella chiesa de' ss. Vito e Modesto. 
Quindi le monache , verso V anno 
1604, con disegno di Carlo Maderno 
Instaurarono la chiesa, che pure ador- 
narono di buone pitture, e colla 
direzione di Antonio Casoni rinno- 
varono il monistero. Prima in -que- 
sta chiesa si celebrava soltanto la 
festa di s. Lucia matrona i*omana 
▼edova a* 16 settembre, ma ora vi 
sì celebra anco la festa di s. Lucia 
vergine e marti i*e siracusana che ca- 
de a' 1 3 dìcembi*e. In tal giorno os- 
sia per la festa di s. Lucia vergine 
e martire, in ogni quadrìennio il 
senato romano fa in questa chiesa 
l'oblazione d'un calice d'argento, e 
di quattro torcie di cera. 

S. Lucia nel cerchio^ diaconia Car- 
ddnalizia dLstrutia ^ chiamata in 
septem viis j in sepia soliis ^ in 
septodio, in septizoniOj ed in set- 
tisolio. 



CHI 73 

Quest'antichissima diaconia era 
sulla cima del celebre monumento 
volgarmente detto Settizonio, il qua- 
le sontuosamente si ergeva dirim- 
pètto alla chiesa dei ss. Andi-ea e 
Gr^orio, fìra il monte palatino, ed 
il clivo di Scauro. Tale chiesa, iu 
un agli avanzi del monumento, co- 
me in appresso dii*emo, fu fatta nei 
i585 demolire da Sisto V. Si disse 
s. Lucia in Cerchio, per essere nel 
cerchio palatino, in settodio dalle 
sette vie e strade, che quivi termi- 
navano, in settesolio o settizonio dai 
sette ordini delle colonne dell' edifi- 
zio stesso. Si disse anco s. Lucia 
in Orthea^ che anzi vuoisi il nome 
più conveniente a questa chiesa, sic- 
come derivano dal greco loggia ^ 
ringhiera , o mignano , mentre ap- 
punto la chiesa era stata eretta sul- 
le ringhiera de' colonnati. Essa ei*a 
vasta e magnifica, appartenendo al 
suo Cardinal diacono due rioni, cioè 
il quarto, e il nono. A voler far 
menzione di alcuno de' suoi Cardi- 
nali diaconi, diremo che Celestino lì 
nel 1 144 ^cce Cardinale diacono di 
s. Lucia in Settisolio Ridolfo , che 
morì nel 1 1 68; Urbano VI nel 1 38 1 
la conferì ad Angelo Maria da Som- 
mari va, Cardinale camaldolese ; Pao- 
lo III ne fece Cardinal diacono il 
suo parente Jacopo Savelli ; e Giu- 
lio III, nel i55e , creò Cardinale 
Alessandro Campeggi, e gli confei'ì 
la diaconia per titolo presbiterale. 

Trovandosi questa chiesa su di 
un luogo forte, qual era il Settizo- 
nio, vi furono celebrati diversi sacri 
comizi, per l'elezione del Papa. £ 
primieramente Vittore III, a'24 mag- 
gio 1086, giorno di Pentecoste, ivi 
fu creato Papa, sebbene qualche sa*it- 
tore dica nella chiesa di s. Lucia in 
Selci detta in Orfea, Forse vi sarà 
stato dappresso un monistero, perchè 



74 CHI 

ti leggie che agli 8 gennaio 1 198, In- 
nocenzo III venne eletto Papa nel nio« 
nìstero al Settizonio al cHto di Scauro; 
che Gregorio IX a' 19 marzo 1227 fu 
esaitato al pontificato nel monistero 
di Settizonio, e che GJestino IV ven- 
ne eletto nel luogo chiamato Sette 
soli 9 a' 2 settembre 124I9 ove dal 
senatore, e dai romani erano stati 
rinchiusi dieci Cardinali. Gomechè 
possa anco interpretarsi stante la vi* 
cinanza del monistero di s. Gregorio, 
nel quale piuttosto si effettuarono 
le elezioni d'Innocenzo III, Grego- 
rio IX e Celestino IV. Questo luogo 
si chiamò pure Sette Soli^ e i diver- 
si oixlini dell'edifizio Chiostri del 
sole, perchè si opina che la chiesa 
di s. Lucia prima fosse un tempio 
dedicato ad Apoiline palatino, cioè 
al Sole, e che poi dai primi Pon- 
tefici fosse convertito in uso sacro j 
e a s. Lucia consacrato. Era quel 
tempio sì magnifico, che il Rosi no, 
Antiq, Rom, lib. Il, cap. 7, lo chia- 
mò, donis optdentissinuun^ et opere 
magnificentissimtim. In questo tem- 
pio furono portate, per sacrificare 
alla statua d'Apollo, le sante vergini 
romane Martina e Pnsca. Altm te- 
stimonianza che Tedifizio fosse luogo 
fortificato, in considerazione della sua 
forma e struttura , l' abbiamo dal 
Baronio, e da Anastasio biblioteca- 
rio. Allorquando Enrico IV si recò 
in Roma nel 1084 col suo esercito 
e colFantipapa Clemente III , dopo 
aver distrutto le case de' Corsi, sì 
dispose ad abliattere con più mac- 
chine da guerra i Sette Solii ^ nei 
quali slava Rustico nipote del Pon- 
tefice s. Gregorio VII; ma però 
non gli rìuscì che gettare a terra 
alcune colonne nell'edifizio, perchè 
sovraggiunto in aiuto di Gragorio 
VII Roberto Guiscardo, Enrico IV, 
pet non essere ucciso ^ o &tto pri- 



<;iii 

pioniere, abbandonò l'assedio del 
Settizonio. 

Per dire ora qualche cosa del ce- 
lebrato Settizonio, avverte il Nardi- 
ni lib. VI, cap. i5, reg. io, esserci 
stati diversi edifizi chiamati Setti' 
zonii^ uno de' quali sorgeva pi*esso 
le terme di Tito. Quello di contro 
alla chiesa di s. Gregorio fu eretto 
dall' imperatore Severo in prospetto 
della via Appia, acciocché nel pri- 
mo ingresso in Roma fosse ammi- 
rato dalle nazioni straniei*e, massi- 
me dall'afrìcana da lui soggiogata. 
Dice il Baronio, che l'edifizio era 
sostenuto da molti ordini di colon- 
ne, con altrettanti distinti solii, ov- 
vero alzamenti , e che sembrava 
un'alta torre, la quale successiva- 
mente andava diminuendo. La chie- 
sa, che dice vasi di s. Lucia in septem 
soUis, era, come quella di s. Ange- 
lo, nella sommità della mole Adria- 
na, o Castel s. Angelo. Ma pegl' in- 
cendi , e terremoti , essendo ridotto 
l'edifizio a poche colonne con tre 
solii, Sisto V lo fece demolire ser- 
vendosi de' materiali per altre &b- 
briche. Eccone la descrizione data da 
Giacomo Lauro, nella sua erudita 
opera Splendore deW antica Roma: 
M 11 Settizonio fu così detto da set- 
M te ordini di colonne in altezza, 
H uno sopra l'altro; ovvero dalle 
M sette zone del mondo, avendone 
»* qualche similitudine. Chiamossi 
H Setlodio dalla voce greca che si- 
H gnifica sette vie^ che quivi d' in- 
» torno vi concorrevano. Non si sa 
*» a che effetto Severo imperatore 
M fabbricasse così magnifica mole. 
M Alcuni pensarono, che lo facesse 
•» come un portico accanto il mon- 
M te palatino. Altri dissero che lo 
M fecesse per suo sepolci^, sul co- 
M minciare della via Appia, ad eRèt- 
M to che venendo a Roma i suoi 



CHI 

*» oompatriotti dell' Afiica si meravi- 
M gUassei*o di ^eder sepolto ia se- 
^ poitura così magnifica e superba 
M un loro concittadino, e insieme 
M capital nemico principalmente del- 
9» la città di Letta, di cui aveva 
M trion&to, ed anco sebbene morto 
M mettesse loro spavento , come lo 
M aveva dato da vivo. Altri, come 
»9 Svetonio^ sono di parere che fosse 
M prima &bbncato da Tito, ma 
M che poi Severo lo terminasse, e 
M sei facesse suo. Stupiscono gli ar- 
» chitetti più periti, come potessero 
» tanti ordini in si grande altezza 
» sostenersi l' uno sopra T altro ; e 
M perdo fbrono di opinione alcuni, 
M che si chiamasse Siettizonio, non 
M dai sette oi*dini di colonne, ma 
- da sette ordini di sassi ampi e 
M larghi , che a guisa di zone cit*^ 
» condavano l'edifizio, e la diversi- 
M ta delle pietre di esso ben da- 
«» va a conoscere, che erano state 
M tolte da altri sontuosi edificii moU 
M to nella città segnalati, e le sue 
M colonne medesime altre erano di 
M porfido, altre di marmi divem e 
f» scannellate "• Finalmente dalla 
iconografica delineazione di questo 
edifizio, di cui Sisto V lasciò me- 
moria fra le pitture della biblioteca 
vaticana, sappiamo che ciascuno dei 
primi tre ordini, i quali erano rimasti 
a tempo di quel Pontefice, era com- 
posto di trenta colonne, mentre il 
quarto si componeva di otto colon* 
ne, il sesto di sei e Tultìmo di cin- 
que, con una sontuosa e comoda 
scala a spira 'per aspendere alla ci-* 
ma. Il prospetto però dell' edifizio 
era maestoso, e ornato di statue. 

S, Lucia della Tìnta, già basilica 
nel rione Canapo Marzo, 

Chiamasi quest'antica chiesa della 
Tinta, forse perdiè l'arte tintorìa 



CHI 75 

avea qui le sue officine. Il Bernar- 
dini nella Descrizione del ripartimene 
to de' Rioni di Roma^ fatto da Be- 
nedetto XIV, chiama questa chiesa 
di s. Lucia ad quatuor portarunij^ 
alla qual denominazione Ridolfino 
Venuti aggiunge etdeserenaiis, Maria- 
no Vasi, nel suo Itinerario di Roma 
antica e moderna, t. I, p. 3i i, dice 
che questo luogo anticamente chia- 
mavasi Terento, donde foiose poi la 
chiesa pi^ese il nome della Tinta. Il 
nome di Terento si vuole, ohe le 
derivasse dal consumo, cui faceva 
vicino a questo luogo la ripa del 
Tevere, dicendosi dai latini terere. 
Quivi dicono i poeti sbarcò per la 
prima volta l'arcade Evandro. Nel 
sito medesimo, ove fu poi eretta la 
chiesa, anticamente era vi un altare 
dedicato a Dite, e a Proserpina, 
posto venti palmi sotto terra, come 
agli dei infernali si costumava. Fu 
eretto dai romani in occasione della 
guerra cogli albani. 

Nell'anno 860 circa, il canonico 
di questa chiesa Giovanni Romanuo- 
cio, sotto Papa s. Nicolò I, riedificò 
la chiesa dedicata alla matrona e 
vedova romana s. Lucia, in questo 
luogo ov'essa pati il martirio, ed 
il cui corpo con quello di s. Gemi* 
niano, oltra molte altre reliquie, 
quivi si venera. Tanto rilevasi da 
una lapide in carattere gotico, nella 
medesima esistente. Nicolò I vi con- 
fermò la collegiata, che in progresso 
di tempo andò ad estinguersi. £ls<« 
sendosi però, nel i54^> trasportata 
in questa chiesa una immagine di 
Maria Santissima, che era nella pub- 
blica strada, per le molte grazie, le 
quali si ricevevano da quelli, che la 
veneravano, e concorrendovi conti-^ 
nuamente il popolo ad appagai^ hi 
sua divozione, ad aca^escimento del 
suo culto, e del decoro della chiesa. 



76 CHI 

prima coll'approvazione dì Paolo TU 
y'ì fu istituita la confraternita di s. 
Maria degli Angeli da alcuni carroz- 
zieri, e poi vi fu trasferita la colle- 
giata eretta in s. Maria del Pianto 
col titolo di s. Maria Regina Coeli, 
dal pio cav. Orazio Ricci di Voghe- 
1^, mantenendone T istituzione nelle 
forme> stabilite dal fondatore. Quin- 
di nel i58o-fu rifabbricata la chie- 
sa, che in seguito, a' 19 luglio 1616, 
venne dichiai*ata basilica da Paolo V, 
e siccome stabifi il juspatronato di 
sua famiglia su alcuni benefici, ven- 
ne poi ornata dai principi Borghese. 
Va notato, che in seguito Paolo V 
avea stabilito, che la collegiata an- 
dasse a risiedere in una chiesa, cui 
egli voleva erigere presso il suo pa- 
lazzo Borghese, avendo peixiò de- 
positato ottanta mila scudi. Intanto 
fece cambiare l'abito ai canonici 
ch'era rosso, quasi simile a quello 
de' Cardinali , e concesse loro la 
cappa colle pelli di armellino; ma 
morto itPapa, i danari furono im- 
piegati per la chiesa di Monte Com- 
patri. In questa chiesa risiedette la 
confraternita de* carrozzieri sino a 
che andò nella chiesa di s. Maria 
in Campo Carleo, e poi vi si stabilì 
quella de' cocchieri, che operò gli 
accennati ristauri, e vi rimase finché 
passò a s. Maria in Cacabetis, Fu 
pure parrocchia, la quale per altix) 
restò soppi*essa da Leone XI 1. Que- 
sto zelante Pontefice, considerando 
essere la chiesa molto piccola, e non 
propoi*zionata al grado di basilica 
minore , trasferì il capitolo nella 
chiesa di s. Maria in monte Santo 
\Fedi)y e la elevò alla dignità di 
basilica, prendendo ancOs il nome di 
Regina Coeli, Quindi lo stesso Pon- 
tefice concesse la chiesa di s. Lucia 
all'arciconfi^ternita della Curia Ro^ 
mana^ sotto il titolo di s. Marìa 



CHI 

salute degl'infermi, e dei ss. Ivoné, 
Egidio, e Ginnesio, con un Cardi- 
nale per protettore. L'aitar maggio- 
re dedicato alla b. Vergine, e a s. 
Giuseppe, ha al di sopra a lettere 
d'oro l'epigrafe: A\*e Regina CcB" 
lonun. Di questa chiesa scrisse eru- 
dite notizie TAIveri, nella sua R3nui 
in ogni stato j a pag. 81, e seg. 

S. Luigi de*francesi^ già parrocchia 
nel rione s, Eustachio. 

Qui già era una chiesa dedicata 
alla beatissima Vergine, con un 
priorato di monaci benedettini ap- 
partenente all'abbazia di Farfìi in 
Sabina. A detta chiesa, ditre l'o- 
spedale di s. Giacomo alle terme 
de' Lombardi o Longobardi, era in 
perpetuo unita la vicina chiesa di 
s. Salvatore in Themiis, così detta 
per essere stata edificata sulle rovine 
delle terme di Nerone, o Aleasaa- 
diìne, sino dalla piti remota anti- 
chità, stimando l'Alveri, come dice 
Bidolfino Venuti, Roma moderna 
tom. II, pag. 6o5, che fosse con- 
sacrata da s. Silvestro I, e che san 
Gregorio I poi vi racchiudesse molte 
reliquie dentro il suo altare. Il Pan* 
ciroli è di parere, che quel Ponte- 
fice lo consacrasse, il quale inoltre 
concesse alla chiesa molte indulgen- 
ze, massime nella quaresima. 

Aggiungiamo collo stesso Panci- 
roli. Tesori nascosti pag. 7489 che 
questa chiesa si chiamò ancora san 
Salvatore della pietà (come anche 
per la sua piccolezza volgarmente 
dicesi s. Salvatorello) , forse perchè 
ivi esisteva un piccolo tempio dedi- 
cato alla pietà, che fu demolito da 
s. Silvestro I. Tuttora questa chiesa 
è unita a quella di s. Luigi de'fran- 
oesi. In seguito la nazione fi:Bncese 
fece coli' abbazia di Far& una per- 



CHI 

muta della chiesa di s. Maria, del 
Ss. Salvatore, e dell' ospedale dì s. 
Giacomo, coli' antica sua chiesa ed 
ospedale, che possedeva nella via 
della Valle, sotto ì* invocazione di 
s. Luigi IX, re di Francia. Detta 
poscia la chiesa s. Maria in Molinis^ 
venne data alla confraternita dei 
credenzieri, che la dedicarono a s. 
Elena imperatrice. 

11 Sommo Pontefice Sisto IV, nel 
1478, approvò tali permute, alla 
chiesa di s. Maria, e le aggiunse a 
patroni i ss. Dionigi areopagita, e 
Luigi IX re di Francia; dispose che 
il governo, e la cura della medesi- 
ma, di s. Salvatore alle Terme, e 
dell'ospedale di s. Giacomo de' lom- 
bardi, o longobardi, fosse esercitata 
,dai nazionali francesi; ed unì e in- 
corporò alla chiesa di s. Maria, che 
poi prese la denominazione di san 
Luigi de' francesi, due parrocchie 
viciniori, cioè di santo Andrea, e 
di san Benedetto a piazza Mada- 
ma, la cui chiesa come la precedente 
più non esiste. Quindi dai deputati 
francesi fu data ai notali della Ro- 
ta la detta chiesa di s. Benedetto. 
Poscia Giulio III, nel i553, vi unì 
ancora la parrocchia di s. Nicolò al 
palazzo de' Medici, avuta in custodia 
dai domenicani. Crescendo la chiesa 
di s. Luigi in isplendore ecclesiastico 
pel culto divino, nonché per l'ospi- 
talità verso i connazionali, e per la 
cura degl'infermi costantemente pra- 
ticate, Caterina de Medici, regina di 
Francia, donò varie somme per 
r erezione d' una nuova chiesa più 
nobile e vasta, ed un' isola di case 
Tidne al palazzo da lei eretto sopra 
la diiesa di s. Salvatore alle Terme, 
chiamato Madama, ed ora del go- 
verno. Concorsevi eziandio il Cardi- 
nal Matteo Contarelli francese di 
Moranes nell'Angiò, il quale fabbri- 



CHI yf 

co il coro, la cappella dell'altare 
maggiore ricca di marmi, stucchi 
e dorature, col quadro dell'Assunta 
dipinto dal Bassano, non che la 
cappella di s. Matteo, e morendo 
nel i585 lasciò molti beni pel suo 
abbellimento. Nel pontificato di Si- 
sto V, ed agli 8 ottobre iSSg, ven- 
ne la nuova chiesa solennemente 
consacrata. 

La chiesa riuscì magnifica e splen- 
dida di pitture, di bellissimi mai*mi, 
stucchi dorati, e superbi depositi 
sepolcrali. Dieci sono le cappelle, 
oltre quella dell'altare maggiore, e 
vi si ammirano i monumenti sepol» 
crali dei Cardinali d' Ossat amba- 
sciatore di tnrico IV a Clemente 
Vili, de la Grange, padre della i-e- 
gina di Polonia, de la Tremouille, 
e de Beiiiis pur ambasciatori presso 
la Santa Sede, e per non dire d'al- 
tri, del celebre Angincourt. La cap- 
pella di s. . Cecilia si distingue pel 
quadro copiato da Guido Reni su 
quello di Bafi^ello, e pei freschi 
laterali, opere sublimi del Domeni- 
chino, che ;vi espresse due storìe 
della santa. La decoi^one interna 
della chiesa fu diretta dal cav. De- 
rizet, la nave di mezzo è oraata di 
rinvestimenti di diaspro di Sicilia, 
e la volta fu colorita da m. NatoirCr 
La facciata e prospetto esterno, com- 
posta di travertini con due ordini 
dorico, e jonico, è disegno di Gia- 
como della Porta, ed il contiguo 
grandioso palazzo fu architettato da. 
Carlo Bizzaccheri. Ad esso palazzo 
fu già unito l'ospedale pei nazionali. 

Il Piazza nelle Opere Pie di R(h 
may trattando a pap "eU^ospe-- 

dnle di s. Luigi d dice 

che i pellegrini di >•■ 

bero in Roma 1^ 

] '' re chieii 

ificatf 



78 CHI 

Questa chiesa di s. Luigi è officiata 
da dodici i-egi cappellani francesi, 
compreso il superiore. Vi si celebra 
la festa del giorno onomastico del 
re de'francesi, e a'a5 agosto quella 
di s. Lodovico IX re di Francia, con 
cappella Cardinalizia (Feeli); ma 
non ha guari la sua cum panx>c- 
chiaie, ch'era amministrata da un 
cappellano, fu trasferita nella chiesa 
di s. Maddalena dei padri ministri 
degl' infermi. F". Ridolfino Venuti, 
Di s. Luigi de" francesi, e del suo 
ospedale. 

S. Mjìcuto, della confraternita dei 
Curiali, F, Curia. Romaita. 

SS. MARCELUjro e Pietro a tor 
Pignatlara, e s, Elbna del Ca- 
pitolo lateranense con cura par- 
rocchiale fuori di porta maggio^ 
re, nel rione Monti, 

Nella vìa prenestina, o labicana, 
nel cimiterio di s. Tiburzio, Costan- 
tino febbricò una chiesa in onore 
de' ss. Marcellino prete, e Pietro e- 
sorcista, ed in sontuoso mausoleo fu 
seppellita l'imperatrice s. Elena sua 
madre, per cui fu anche chiamato 
Ccemeterium ad s. Helenam ad duos 
lauros. Tre miglia fuori di tal por- 
ta trovasi la piccola chiesa de' ss. 
Marcellino e Pietro, cui è annesso 
quanto ci resta del mausoleo di s. 
Elena. Gli avanzi di tal mausoleo 
di forma sferica, eretto dal detto 
imperatore allo madre, ne' bassi tem- 
pi servì ad uso di torre, per cui il 
luogo ritiene anche oggi il nome di 
torrCy dicendosi pignaltara, perchè 
conforme a molti edifici dell'epoca 
costantiniana, nelle volte e nei mu- 
ri sono vi molte olle o pignatte, eS*- 
fine di rendere leggiere le volte, ed 
a risparmio nella costruzione dei mu- 



CHI 

ri Nel mausoleo riposarono le cene- 
ri di s. Elena, finché sotto Anasta- 
sio IV vennero -ti*asportate a santa 
Maria d' Araceli. La magnifica ama 
di porfido, che le racchiudeva, dai 
detto Pontefice si é posta nella ba- 
silica lateranense per di lui sepoltura, 
e dipoi fu collocata nel museo fa- 
ticano. 

Nella chiesa antica de' ss. Bfaroel- 
lino e Pietro, vi è l' indulgenza ple- 
naria, e prima eravi la stazione, 
nella quale s. Gregorio I fece un'o- 
melia. Anastasio bibliotecario, nella 
vita di s. Silvestro I la chiamò ba- 
silica, dicendoci, che innanzi i doe 
corpi de' ss. martiri ardeva balsamo. 
Onorio I, nell'anno 6^5, la rifece» 
ma venendo abbandonata nelle in- 
cursioni de' barbari, in uno al mau- 
soleo di 8. Elena, cadde m tal ro- 
vina, che quando s. Nicolò I del- 
l' 858 voleva ristaurarla, con diffi- 
coltà se ne rinvennero gli avanzi; 
il perchè dice il PanciroU erano 
stati trasportati in Francia, o in Ma- 
strìcht, come asserisce il Piazza nel 
MenologiOy i corpi de' ss. Marcelli- 
no e Pietro due anni avanti tal'e* 
poca. In progresso di tempo accorse 
la munificenza di Urbano Vili a 
conservare la memoria dei dae edi- 
fici, dappoiché nel i632 li restau- 
rò, erigendo nel sito della chiesa' 
de' ss. martiri una cappella, che con- 
segnò alla custodia del capitolo di 
s. Giovanni in Laterano. Venne po- 
scia stabilito il parroco pegli abita- 
tori delle circostanti campagne. 

Il pavimento di questa chiesa vie- 
ne formato da fi^ntumi di marmo 
tolti dalle catacombe contigue, alte 
quali si discende dal lato della sa- 
gi*estia. Leggesi sulla porta una me- 
morìa del 1769 del Cai*dinale Ne- 
reo Corsini, che ne rese agevole 
l'adito. Nei sotterranei della chiestf' 



CHI 

sì veggono gli avanzi del detto cT- 
mitero, o catacomba nobilissima ( Ve* 
di)y e vi s'indica il luogo ove Ìut 
ix>no sepolti i due santi, restaurato 
nel 1779, ed in forma di cappella. 
Ivi leggevasi 1* elogio de' due marti- 
ri scritto da s. Damaso I, ed inciso 
tu tavole di maimo, come riporta 
il Piazza a p. 874 òeW Emerologio, 
parlando de' due santi, la cui festa 
ivi celebrasi a' a di giugno. Dintor- 
no poi al mausoleo di s. Elena, si 
leggono varie antiche iscrizioni, in- 
castrate nelle pareti, di cui tratta 
A. I^ibby nella descrizione, che fa 
di questo monumento nel tom. HI, 
p. 244 <^^ll^ erudita Anaìisi stori- 
co-topograficO'Ontùjfuaria de'dintorni 
di Roma. 

Ss. Marcellino e Pietbo, titolo 
Cardinalizio in cura delle mona' 
che carmelitane scalze, nel rione 
Montij presso la basilica latera^ 
nense. 

Nella valle, che divide il monte 
Celio dal Quirinale, sulla via Labi- 
cana, secondo il Vasi, nel declinar 
del IV secolo, da Papa s. Siricio, 
fu eretta la chiesa, che sotto s. Gre- 
gorio I divenne titolo* Cardinalizio. 
Quel Pontefice vi trasferì quello 
della distrutta chiesa di s. Crescen* 
ziana, mentre nel sinodo romano 
celebrato da lui nell'anno 600 , si 
trova la sottoscrizione dì un Albi- 
no prete di questo titolo. Il mede- 
simo Pontefice vi pose la stazione 
Bel sabbato della seconda settimana 
di quaterna, avendo egli pronun- 
ziato in quel giorno la sua sesta 
omelia. Per la gran venerazione in 
cui si tenne questa chiesa denomi- 
nata anche basilica, continuai'ono i 
Papi successori a recitarvi nel gior* 
uu della stazione le sacre omelie. 



CHI 79 

Nell'anno 78 1, s. Gregorio III la, 
ristaurò dai fondamenti; s. Leone IV, 
dell' 847, vi pose le reliquie de' sette 
fi'alelli figliuoli di s. Felicita, come 
può vedersi dalla nota delle reli- 
quie di quelli e di alti*i santi che 
ivi si venerano, scritta in un antico 
marmo esistente pella chiesa mede- 
sima. In quel marmo sono pure no- 
tate le reliquie de' ss. Marcellino 
prete, e Pietro esorcista martiri ro- 
mani, titolari della chiesa. Scrìsse 
gli atti del martino di questi due 
santi, s. Damaso I Papa, che fino 
da fanciullo era stato annoverato 
tra i notarì e lettorì della Chiesa 
Romana. Aveva egli tutto appreso 
dalla bocca dello stesso cai*nefice Do- 
roteo, che li martirìzzò, il quale gli 
confessò puranco di aver veduto le 
loro anime volare al cielo. 

Benedetto HI, Papa dell' 855, rì- 
staurò il tetto della chiesa, e fece 
il suo portico j che però non più 
esiste. Onorìo II, nel 1127, conferì 
questo titolo presbiterale al Cardi- 
nal Sigizzo Cianchetti. Fu pure que- 
sta chiesa ristaurata da Alessandro 
IV, il quale solennemente la consa- 
crò il lunedì dopo la seconda do- 
menica di quaresima del 1 256. Qui 
appresso vuoisi .che vi fosse un mo- 
nistero di monache, forse sotto l'in- 
vocazione di s. Lucia, l'immagine 
della quale col suo nome fu dipin^ 
ta nella facciata, o prospetto. Certo 
è, che da questa chiesa, come scrì- 
ve s. Gregorìo di Tours, uscivano 
nelle pubbliche processioni le abba- 
desse con tutte le monache, le quali 
quivi si trattenevano, sinché veniva 
la vece loro: Omnes abbatissae cum 
congregatiombus suis egrediantur ah 
ecclesia ss. mart. Marcellini, et Pe* 
tri cum presb. regionis I. Questo fu 
il prìmo rìone di Roma , del quale 
fu suddiacono j cioè coadiutore nel 



8o CHI 

distribuire le limosine, un tal Pie- 
tro, uomo dottissimo, a cui s. Ago- 
stino nel 4i4 intitolò il libro delie 
otto questioni. 

Uno de' maggiori benefattori di 
questa chiesa fu Giussano Casati de- 
gli Anguisoni milanese, fatto nel 
1281, da Martino IV prete Cardi- 
nale della medesima, il quale con 
pia munificenza splendidamente la 
restaurò. Dipoi vi operarono dei ri- 
stauri il Pontefice Paolo IV; ed il 
Cardinal Mariano Pier-Benedetti, al- 
tro titolare, che nel pontificato di 
Gregorio XIV, vi pose i frati agosti- 
niani di s. Maria del Popolo, come 
dice il Panciroli a p. 701, rinnovò 
le pitture della tribuna, e fece di- 
versi miglioramenti, ed abbellimen- 
ti. Lo stesso fecero in appresso gli 
altri titolari Cardinali Boncompagnt 
arcivescovo di Bologna, e Francesco 
Pignatelli. Poscia Clemente XI la 
riparò in diverse parti, la isolò, re- 
golarizzò il terreno che la circon* 
dava, vi fece rifiorire il divin culto, 
e, ad istanza del p. abbate Eva , 
vi pose nel 1707 i monaci maroniti 
di s. Antonio del Monte Libano , 
fabbricando ancora il contiguo mo- 
instero. Ma Benedetto XIV, Lam- 
bertlniy eh* era stato titolare di que- 
sta chiesa, prima trasferì i detti mo- 
naci in un luogo pressa la chiesa 
di s. Pietro i/i yincuUs^ ove era la 
villa dei duchi Mattei Paganica, e 
poscia, con disegno del marchese 
Girolamo Teodoli, riedificò dalle 
fondamenta la chiesa, ed a' 27 apri- 
le del 1754, la fece solennemente 
consacrare dal Cardinal Vincenzo 
Maria Malvezzi titolare, donando la 
chiesa, e il monistero, da lui pure 
ingrandito, alle monache carmelita- 
ne scalze {Vedi)y o teresiane dette 
Ginnasie, perchè fondate dal Cardi- 
nal Domenico Ginnasi , decano del 



CHI 

sagro Collegio. Lo stesso Benedetto 
XIV deputò il Cardinal titolare prò 
tempore^ insieme a quello de' ss. A- 
postoli, per giudice e conservatore 
della basilica di s. Francesco d'As- 
sisi. 

L' interno della chiesa è vasto con 
una sola navata; vi sono de' buoni 
quadri , ed oltre la stazione , a' 2 
giugno vi si celebra la festa de' santi 
titolari. Giacomo Laderchi scrìsse 
la storia di questa chiesa con que- 
sto titolo: Dissertatio historica de 
sacris basilicis ss. mm. MarceUini et 
Petri, Romae i7o5; e nel t. VII 
del Tesoro delle antichità ecclesia" 
sticlie, 

S. MARCELLO 9 tìtolo CardinalhiOf 
con parrocchia in cura de reli" 
giosi serviti^ nel rione Trevi, 

Nella via del Corso, pi*esso il luo* 
go ove ergevasi il famoso tempio 
d' Iside exoratay s. Mai^cello I Pa- 
pa, nella casa della matrona roma- 
na s. Lucina, vedova di Fakxmio 
Pinìano, pi*òconsole dell' Asia, proni- 
pote di Gallieno, fondò una chiesa, 
largamente dotata di beni dalla stes- 
sa santa, e nella quale il Pontefice 
esercitò le funzioni e gli atti del suo 
pontificato, consacrolla e vi celebrò 
la messa. Venuto ciò in cognizione 
di Massenzio tiranno di Roma, esi- 
liò s. Lucina dalla città, e siccome 
già avea precedentemente condan- 
nato il Pontefice a servire nella stal- 
la imperiale, ridusse la stessa chiesa 
in una stalla di cavalli, ovvero, co- 
me vuole il Panvinio, di bufali. S. 
Marcello I vi mori pegli stenti so& 
ferti, a' 16 gennaio delfanno Sog, 
e per opera di s. Lucina, e di Gio- 
vanni prete della santa romana Chie- 
sa, fu seppellito nel cimitero di Pri- 
scilla, donde poi da s. Pasquale I 



CHI 

fu ti^asferìto a questa chiesa da luì 
edificata. Vinto però poco dopo l'em- 
pio Massehzio da Costantino^ il luo- 
go , Terso Tanno 820, fu ridonato 
C9n isplendore al divino culto dal 
Pontefice s. Silvestro I, che la de- 
dicò al Salvatore. In seguito lo po- 
se sotto l'invocazione di s. Marcel- 
lo, e vi assegnò il titolo Cardinali- 
zio, che anticamente appellavasi di 
Lucina seconda nella via Lata, per 
distinguerlo da s. Lorenzo in Luci- 
na. Evvi chi sostiene, che s. Mar- 
cello I, nel regolarizzare i venticin- 
que titoli Cardinalizi, comprendesse 
nel loro numero anche questa chie- 
sa. Alcuni dissero, che quivi, nel 
555, fosse trasportato da Siracusa, 
ove mori, il corpo di Papa Vigilio, 
ma quello fu invece depositato nella 
chiesa di s. Marcello nella via Sa- 
lare, come racconta Marcellino Con- 
te air anno 544» P^g- 296, e poi 
venne portato al Vaticano. 

S. Damaso I celebrò le gesta di 
s. Marcello I con un epitafio, com- 
pose Toffizio del santo antecessoi^, 
ed onorò questa chiesa colla prero- 
gativa della stazione pel mercoledì 
dopo la quinta domenica di quare- 
sima, ciò che poi confermò s. Gre- 
gorio L Nel sinodo celebrato da 
s. Gelasio I, il suo titolare Stefano 
si sottoscrisse, Stephanus presbyt. 
Cardinalis in titulo s, Christi mar" 
iyris Marcelli, S. Gregorio I desti- 
nò questa chiesa per le votive pro- 
(^essioni da esso ordinate, ancor pri- 
ma che fosse promosso al ponti fìca- 
* tò, nell'interregno di Pelagio II, 
per cagione della pestilenza ; dal che 
si scorge sin da quell'epoca qual 
fosse la divozione del popolo roma- 
no per essa. Molte sono le reliquie 
che ivi si venerano, delle quali, in 
uno ai corpi santi in essa esisten- 
ti, fa menzione il Piazza nella Gc' 

VOL. XII. 



CHI 81 

rarchia 3 pag. 46 1 , e in altre sue 
opere. Il Cardinal prete di questo 
titolo era destinato per la sua resi- 
denza alla celebrazione dei divini 
uffici i ebdomadari nella patriarcale 
basilica di s. Paolo, nel giorno di 
venerdì. S. Leone III , e s. Grego- 
rio IV beneficarono questa insigne 
chiesa con privilegi e donativi. Nel 
palazzo contiguo eravi la residenza 
del titolare, dappoiché, in esecuzio- 
ne de' sacri canoni, i Cardinali ti- 
tolari dovevano abitarvi dappresso, 
come i vescovi ne' loro episcopii, t 
i parrochi nelle parrocchie . Av- 
venne però, che certo Cardinal 
Anastasio, titolare di questa chiesa^ 
ambizioso di ascendere la veneran-* 
da cattedra di s. Pietro, stette as- 
sente dal tìtolo per lo spazio di cin- 
que anni, bngando nella corte del-f 
r imperatore Lotario I. 11 santo Pon- 
tefice Leone IV amorevolmente l'ii^ 
vitò a fòre ritomo alla sua chiesai 
lo minacciò delle censure ecclesia-* 
stiche, gì* inviò tre Cardinali con sue 
lettere per rimuoverlo, cioè Nicolò^ 
Petronace, e Giovanni, e gli intimò 
che dovesse trovarsi al Laterano pei 
1 5 novembre 853, alla celebrazione 
del sinodo. Ma non dando venia 
ascolto, fu dal sinodo scomunicatO| 
ed imperversando sempre più, potè 
alla morte di s. Leone IV, col fa- 
vore degli ambasciatori imperiali, 
neir 8 55, divenire antipapa. Sostenne 
lo scisma per due mesi e giorni con- 
tro il legittimo Benedetto III, cui 
vilipese empiamente. Tutta voi la, ve- 
nendo abbandonato dagli ambascia- 
tori e da tutti , fuggì , e tornò a[ 
Roma, e dopo tredici anni fu asso- 
luto, riconciliato da Nicolò I, e co- 
municato tra i laici da Adriano II 
nella di lui consacrazione. 

Altri benefattori di questa chie- 
sa furono Adriano I, Clemente III 

6 



82 



CHI 



e Clemente V. Non deve poi tacer- 
si quanto narra il Martinelli nel- 
la sua Roma Ethnica sacra, citan- 
clo r autorità dell' Ordine roma- 
no, cioè che nel vicino palazzo eravi 
un nionistero detto di s. And 1*68, 
con monache le quali vestivano di 
bianco, e che avevano la cura di 
nutrì re alcuni candidi agnelli senza 
veruna macchia. Nella domenica in 
Alhis 8Ì conduoevano essi nella ba- 
silica vaticana, e nel tempo, in cui 
cantavasi nella messa VJgnus Dei, 
si lasciavano correre intorno l'alta- 
re, e forse della loro lana forma- 
vansi i palili. Questa chiesa fu pri- 
ma una collegiata, con arciprete, 
e dieci canonici; ebbe soggette di- 
ciannove chiese , molte delle quali 
erano parrocchie, come si può ve- 
dere nel Piazza, Gerarchia, pag. 
461. Continuò ad essere collegiata, 
con rinomata biblioteca, celebrata 
dal Torrigio, Grotte vatic, pag. 2, 
citato dallo stesso Piazza, sino al 
1369 GÌi*ca, nel qual anno coll'as- 
senso del Cardinal Androino de la 
Roche titolare, trasferiti altrove i 
canonici, fu data la chiesa, colla ca- 
nonica e sue ragioni, all'Oleine dei 
Servi di Maria, chiamati comune- 
mente serviti (V^di) , de' quali il 
detto Cardinale era pure protettore. 
Poco dipoi ivi i medesimi religiosi 
introdussero la divozione alla b. Ver- 
gine addolorata , di cui si celebra 
solennemente la festa con processio- 
ne e ottavario nella tei*za domenica 
di settembre. Gregorìo X{ approvò 
la soppi'essione della collegiata, e lo 
stabilimento de' serviti nella chiesa 
di s. Mai*cello. Ridolfo Venuti, t. I, 
pag. 266 , dice che l'arciprete del- 
l'estinto capitolo era Cardinale. Nel 
pontificato di Leone X, per vec- 
chiezza e per un incendio cadde la 
chiesa ai 28 maggio 1 519, e i re- 



CHI 

ligiosi serviti, con disegno di Gio- 
vanni Sansovino, la riedificarono 
colle limosine de' fedeli , particolar- 
mente di monsignor Ascanio Parir* 
sani , allora dataino e vescovo di 
Rimini, e poscia &tto Cardinale da 
Paolo III. Fu prodigio stupendo, 
che nelle rovine, non solo rimase 
illeso il ss. Crocefisso che si venerava, 
e anche oggidì si venera in una 
cappella, ma si trovò la sua lam- 
pada ardergli innanzi ancora accesa. 
È a notarsi, che in detta riedificazio- 
ne, la porta principale della chiesa, 
eh' era verso ss. Apostoli, fu in vece 
ei*etta dalla parte del corso. Dal mi- 
racoloso avvenimento della preser- 
vazione del ss. Crocefisso, ebbe origi- 
ne la celebre e nobile arcicónfìnater- 
nita del ss. Crocefisso di s. Marcel- 
lo (Fedi), Nel 161 3 fu rìdotta la 
sua cappella nel modo, che si am- 
mira. 

I serviti riedificarono pure il con- 
tiguo convento, con architettura di 
Antonio Casoni, facendovi successi- 
vamente dipingere nel chiostro i ri- 
ti*atti dei Cardinali deli' Oi*dine. Il 
Pontefice Clemente VII donò loro 
le case annesse. In seguito venne 
fabbricata dai fratelli e dalle sorelle 
della divozione de'sette dolori e 00- 
roncina della b. Vergine, la magni- 
fica sua cappella, concorrendovi 
paiiioolarmente Domftilla Cesi. Nei 
i562 la dotò il pio prelato Matteo 
Grifoni, e nel 1607 terminò di ab- 
bellirla il cav. Gio. Matteo suo pa- 
rente. Prima di quest'epocti, e verso 
il 1597', monsignor Giulio Vitelli, 
decano de' chierici di camera, rifece 
l'altare maggiore, la tribuna con be- 
gli stucchi messi a oro, e con pittw'e,. 
non che il vago soffitto doi'ato. Po- 
scia il prelato Gataldi Boncompagm 
eresse con travertini la facciata 
prospetto esterno, con disegno di 



CHI 

Carlo Fontana. Decorata è queita 
faocìata da un bassorilievo di stucco, 
in cui il Haggi rappresentò s. Fi- 
lippo Benizi, e da sei statue di tra- 
Tcrtino del Cayallini. 

L' interno delia chiesa è vasto, 
di una sola navata, con dieci cap* 
pelle, oltre l'altare principale iso- 
lato. Essa è ricca di marmi , di 
dipinti, e di depositi di marmo in- 
teressanti. Tra essi meritano menzio- 
ne, quello del Cardinal Cennini 
^tto dal de Rossi; del Cardinal 
Fabrizio Paolucci nella sua cappella^ 
di Pietro Bracci; del Cardinal Gi- 
rolamo Dandini, il cui riti*atto vuoisi 
dipinto da Pellegrino da Modena, 
e senza fòr memoria d'altri pi*egie- 
voli per la loro antichità, come di 
Pietro Giglio, e Tarquinio Arcange- 
lo, diremo da ultimo, che il valente 
scultore padovano Rinaldo Rinaldi 
scolpi quello, il quale racchiude le 
ceneri del Cardinal Ercole Consalvì, 
nome equivalente al più splendido 
elogio. 

Sisto IV, nel 1478, con breve 
apostolico, uni la parrocchia di san 
Nicola in Arcione ai religiosi serviti 
nella chiesa di s. Marcello; ma nel 
pontificato di Urbano Vili, e per 
deci*eto della sagra visita de' 2 3 feb- 
braio 1.64 r, ne furono rimossi. Indi 
Papa Innocenzo X, con breve dei 
30 marzo 1648, T eresse in pei'pe- 
tua vicarìa, da doversi amministrare 
da un sacerdote secolare. Finalmente 
Benedetto XIII, con chirogi^afo dei 
6 marzo 1729, che confermò ai 22 
di detto mese , colla costituzione 
Exponi nobisy presso il Bull Rom. 
tom. XII, pag. 364, rastituì ai re- 
ligiosi la parrocchia, coli' obbligo di 
pagare l'annua somma di scudi ti^e- 
cento quaranta al vìcarìo curato di 
allora, ^Girolamo Amato Calbini. 
Questa chiesa fu onorata da Grego- 



CIII 



83 



rio XITI nel darle per titolare nel 
i583 il Cardinal Giambattista Ca- 
stagna il quale, nel iSgo, fu eletto 
Papa col nome di Urbano VII. Va 
poi rammentato, che in essa, ai 16 
gennaio, si celebra la festa di san 
Marcello I, che la stazione è nel 
gioino suindicato, e che si celebrano 
tutte le feste della b. Vergine Ad- 
dolorata, e della Ss. Croce, nella 
cui esaltazione, ai 14 Settembre, vi 
è cappella Cardinalizia (Fedi), 

11 magistrato ixnpano per la festa 
di s. Filippo Benizi, uno de^ sette 
fondatori de' serviti, ad ogni qua- 
driennio fa l'oblazione di un calice 
di argento, e di quattro torcie, e 
per quella di s. Giuliana Falconie- 
ri, somministra ogni anno quattro 
torcie. 

S, MjncOy collegiata^ tìtolo Cardi* 
nalizioy con parrocchia nel rione 
Pigna, 

Questo titolo presbiterale Cardi- 
nalizio de' ss. Malato evangelista, e 
Marco Papa, fu detto così^ perché 
venne dal secondo eretto al primo, 
come quello che venuto in Roma 
con s. Pietro, ad istanza de' roma-^ 
ni, salisse l'evangelo in latino. Fu 
detto ad Palatìnas o Palacinas, 
come di frequente lo chiama l'Ana- 
stasio, ovvero ad Porticus Palati^ 
nasy perchè in questo sito erano i 
bagni pubblici, come spiegò il Ful- 
vio sull'autorità di Cicerone, nell'o- 
razione fatta prò Rosaio, o dai por- 
tici palatini, di cui parla il Pancia 
roli. Tesori nascosti^ p. 444? men- 
tre il Venuti dice^ che questa chie- 
sa fu detta ad Platinasy et in Pia* 
finis. Sì raccoglie da s. Gregorio I, 
che quivi fosse una pubblica taber- 
na, situata presso Palacinasy et SaU 
gamuWy la quale insieme col detto 



84 CHI 

Salgamò era poco distante, vicino 
alle terme Àgrìppioe, verso l'arco 
della ciambella. Il vocabolo Salga- 
mò, di cui fa menzione s. Grego- 
rio I, secondo il Maci*i, significa il 
luogo ove si custodivano i comme- 
stibili salati e conditi. Fu eziandio 
usato questo vocabolo dagli eccle- 
siastici, per significare i donativi 
distribuiti dai vescovi al popolo nel 
giorno della loro consacrazione, con- 
sistenti in danarì, vesti e cibij per 
cui Salgamari furono detti i distri- 
butori di essi. 

Molti selettori ecclesiastici sosten- 
gono, che la chiesa e collegiata in- 
signe di san Marco, sia quella stes- 
sa, che eresse s. Marco , Papa del- 
l' anno 336, col rendere più gran- 
de un oratorio, che esisteva nella 
casa di certo Claudio uomo conso- 
lare, ed ove si vuole che abitasse 
eziandio il santo evangelista nella 
memorata sua venuta in Roma. In 
quel luogo nel tempo delle perse- 
cuzioni si ritiravano nascostamente 
i fedeli per assistere ai divini uffi- 
zi, ed ivi s. Marco stesso fu ordi^ 
nato prete. Divenuto quel santo Som- 
mo Pontefice, dedicò all'evangelista s. 
Marco la chiesa, alla quale l'impera- 
tore Costantino offrì molti preziosi 
donativi per maggiormente farvi ri- 
splendere il divin culto, con rendite 
e possessioni pel mantenimento dei 
suoi ministri; il perchè s. Damaso I 
fece menzione distinta della medesi- 
ma ; e nel sinodo romano del 494 > 
sotto s. Gelasio I, si sottoscrissero 
Cipriano ed Abbondio, l'uno prete 
del titolo di s. Marco, l'altro prete 
nel titolo medesimo. Altrettanto si 
legge nel sinodo del Papa s. Sim- 
maco, e in quello di s. Gregorio I 
sono sottoscritti Stefano ed Andrea. 
Lo stesso s. Gregorio I vi pose due 
stazioni, una nel lunedì della quar- 



CHI 

tà settimana di quaresima, T altra 
nel giorno della festa ai s. Marco 
evangelista a' 25 aprile, nel quale 
giorno, sino dall'anno Sgr, in cui 
s. Gregorio I istituì le litanie mag- 
giori o rogazioni per la cessazione 
della peste, si aduna tutto il clero 
di Roma, per recarsi processionat- 
mente alla basiKdà vaticana, dove 
. anticamente * il Cardinal titolare di 
8. Marco, in tutti i venerdì &ceva 
il servizio ebdomadario, assistendo 
a' divini uffizi, e celebrando la mes- 
sa sull'altare papale. L' Anastasio 
chiama questa chiesa di s. Marco 
col nome di basilica. 

Da una lettera scritta da Adria- 
no I a Carlo Magno si inleva quan- 
to era celebi*e questa chiesa , anco 
pe' suoi ornamenti, pitture e mosai- 
ci. Racconta poi il Baronie, all'an- 
no 772, che Adriano I, il quale era 
stato titolare di questa chiesa , l' am- 
pliò, beneficò, e munì di portici, ed 
il Maitinelli aggiunge, che tanta pre» 
dilezione le dimostrò quel Pontefice 
per esservi stato elevato, istruito, e 
forse addetto al servizio divino, e 
per averla frequentata da giovinetto, 
poiché avea la sua casa poco distan- 
te. Lo stesso Adriano I la rinnovò 
in gran parte, secondo la sua nota 
munificenza, vi fece 3ei archi d'ar- 
gento, e ristaurò i sacri an*edi, e i 
calici ministeriali, co' quali, secondo 
il rito di allora, distribuivasi al po- 
polo il prezioso sangue di disto. 
Non sembrando sufficiente al zelan- 
te Pontefice V uffiziatura di quella 
chiesa, rifece il monistera di s. Lo- 
renzo in Palatìnis ( forse esistente 
ov* è ora il palazzo Altieri) , e 1* unì 
all'altro vicino di s. Stefano, detto 
poi del Cacco, che si chiamava in 
Baganday ed obbligò i monaci di 
ambedue alla chiesa e titolo di s. 
Marco, per salmeggiare, e cantarvi 



CHI 

i dÌTÌni u£Glci senza interruzione, prò 
requie anùnae suae^ come si espri- 
me l'Anastasio, facendo di ciò men- 
zione le bolle di Leone III, Gre- 
gorio IV, e Benedetto III. Nel qual 
modo vuoisi, che avesse origine la 
collegiata. 

S. Pasquale I] creò prete Cardi- 
nale del titolo di s. Marco, Gregorio 
nobile romano, il quale cqI nome 
di Gregorio IV, neU*827, fu elevato 
alla venei^nda cattedra apostolica. 
Fu egli sollecito di rinnovare splen- 
didamente, e sino da' fondamenti la 
chiesa, Tabbein, e rinnovò i mo- 
saici, che tuttora esistono. Essi nel- 
r abside rappresentano il Salvatore, 
e gli emblemi degli evangeli; a de- 
stra s. Feli ciano, s. Marco evange- 
lista, il medesimo Gregorio IV colla 
chiesa in mano, venendone conside- 
rato come secondo fondatore, col- 
V aureola {Fedi)^ quadro sul capo, 
il che fa conoscere, che fu fatto 
mentre egli viveva; a sinistra il 
Pontefice s. Marco, s. Agapito, e 
s. Agnese. Sotto si vede il mistico 
agnello, con altri dodici agnelli, 
da una parte la città di Betlemme, 
idair alti'a la città di Gerusalemme, 
e sotto si leggono dei versi lati- 
ni, l'autore de' quali prega con essi 
a Gregorio IV prospera e lunga vi- 
ta, mediante il patrocinio del santo, 
cui è dedicata la chiesa. 

Nell'anno 867 divenne Papa A- 
drìano II, già Cardinal prete di s. 
Marco; e successivamente da Cardi- 
nali titolari di questa chiesa, furono 
sublimati al pontificato , nel 956 
-Giovanni XII, nel 1 143 Celestino 
II, nel II 59 Alessandro III, nel 
124^ Celestino IV; ed il Cardinal 
Pieti*o Peregrossi titolare^ nel 1288, 
donò a questa sua chiesa una cam- 
pana del peso di 1800 libbre, la 
quale durò fino al 1735. Mentre 



CHI 35 

però n' era titolare il Cardinal Ro- 
lando Bandi nelli, poi glorioso Ales- 
sandro HI summentovato , la chiesa 
di s. Marco fu arricchita nel ponti-^ 
ficato di Eugenio III, del venerando 
corpo del Pontefice s. Marco suo 
fondatore. Primieramente è a sapersi, 
che quando egli moiì a' 7 ottobre 
336, fu sepolto nel cimiterio di 
santa Balbìna nella via Ardeatina, 
dove a caso nell'anno 1080, regnan- 
do s. Gregorio VII, fu ritrovato da 
alcuni, i quali penetrarono nel detto 
cimiterio. Si recarono essi subito a 
darne avviso all'arciprete Benedetto, 
e a quelli che ufficiavano la colle- 
giata, ma essi nella credenza di già 
possederlo nella loro chiesa, non die^ 
dero loro ascolto; se non che una pia 
matrona, moglie di Teobaldo, si- 
gnore del castello di s. Silvestro 
nella campagna, bramosa di fate 
acquisto di qualche reliquia de' ss. 
martiri, ricevette, mediante un com- 
penso, dai detti ritrovatori il cor- 
po di s. M^irco Papa, che da essa 
fu collocato in una chiesa, cui ap- 
positamente ^bbricò nel suo castello. 
Venuta la cosa a cognizione dell'ar- 
ciprete, ed altri della collegiata, ne 
provarono essi un profondo dolore 
per aver disprezzato le offerte dei 
suddetti ritrovatori. Andarono per- 
tanto dalla pia matrona per tentar- 
ne l'acquisto, ma nulla giovai^ono 
le preghiere e le minaccìe. Né andò 
guari che essendo morta la menzio- 
nata signora, in progresso di tempo 
i di lei figli si ribellarono a Pasqua- 
le II, che dalle milizie pontificie 
fece distruggere il castello, mentre 
gli abitanti portarono in salvo il 
corpo di s. Marco nel castello di 
s. Giuliano nella diocesi di Velletri. 
Quel corpo fu posto dal Cardinal 
Leone, vescovo di quella diocesi, 
nella chiesa parrocchiale di s. Vito, 



86 €HI 

che dichiarò la prima dopo la cat- 
tedrale. Finalmente nel ii5o, sotto 
Eugenio IH, in un fatto d'armi tra 
i conti del castello di s. Giuliano, 
e i romani, questi e massime quelli 
della paiTOCc^ia di s. Marco, invola- 
rono il coi*po del santo Pontefice , e 
solennemente venne rìpostp in que- 
sta sua chiesa, ove si venera sotto 
l'altare maggiore, entro un' m*na 
antica di granito bigio. Molte poi 
sono le preziose reliquie, che pos- 
siede questa chiesa , fra le quali i 
corpi de'persiani ss. Abfion, e Sen- 
nen, di s. Ermete, e di molti altri 
santi, non che le reliquie dell'evan- 
gelista s. Marco, e quella insigne 
del velo inzuppato del sangue ed 
acqua, che scaturirono dal sacro 
costato di Gesù Cristo. Né deve qui 
tacciasi, che predicando s. Domenico 
in questa chiesa, resuscitò un fan- 
ciullo già morto, che la madre a- 
vea lasciato ia casa per udirlo pre- 
dicare. 

Innocenzo VII, nel i4o5, fece 
Cardinale prete di s. Marco, Angelo 
CorraiH) veneto, il quale nell'anno 
seguente gli successe col nome di 
Gregoiìo XII. Il di lui nipote Ga- 
briele Condulmieri , patrìzio veneto, 
fu pure titolare di s. Marco, e nel 
i43i divenne Papa col nome di 
Eugenio IV. Il successore, che fu 
Nicolò V, vedendo 1' Italia afflitta 
da guerre e da pestilenze, in solen- 
ne processiohe, e a piedi scalzi, a' 2 5, 
aprile 14^2, si recò dalla chiesa di 
s. iVfarco alla basilica vaticana. Pie- 
tro Barbo, pur veneziano e nipote 
di Eugenio IV, da Cardinale prete 
di s. Mai-co nel i464> ^u «letto 
Papa col nome di Paolo II. Sicco- 
me d'animo gi*ande e zelante del 
decoro delle chiese, non solo abbelfi 
vagamente questo titolo, ma si può 
dire che lo rifabbricò tranne la tri- 



CHI 

buna, e vi fece o rinnovò il porti- 
co, il quale vuoisi che già esistesse 
secondo l'antico rito, perchè servisse 
pei penitenti, detto perciò locus flenr 
tìum. Sopra quel portico il suddetto 
Pontefke fece costruire la loggia 
di travertini per dare da essa la 
benedizione apostolica al popolo, 
dalla quale la diedero anco i Papi 
suoi successori, in tutto il tempo 
ohe abitarono nell'annesso palazzo 
apostolico, di cui parleremo. Ma 
sotto Clemente XIV tale loggia fu 
concessa all'ambasciatore veneto, é 
perciò fìirono chiusi i suoi archi. 
Avendo Paolo II, nel 1468, pub- 
blicata la pace co' principi d'Italia, 
nacquero pure alcune difficoltà fin 
gli ambasciatori, per cui il Pontefice , 
nella messa solenne, che celebrò 
quivi nel giorno di s. Marco, volle 
che al segno della pace, tutti tra 
loro si riconciliassei*o. Lo stesso Pon- 
tefice dalle terme di Tito trasportò 
sulla piazza di s. Marco una conca 
di granito, che poi Paolo III collocò 
sulla piazza Farnese. Il vasto palaz- 
zo, che avea cominciato da Cai^di- 
nale, contiguo alla chiesa già appar- 
tenente a' suoi titolari, fu compito 
da Paolo II, nel suo pontificato, e 
con solenne cavalcata si recò ad 
abitarlo, facendo per la gioia correi^e 
dei pallii. Incominciò il corridore 
coperto, che poi terminò Paolo III, 
per dargli comunicazione coU'altit) 
pontificio palazzo di Araceli, tanto 
per passare a quella chiesa, quanto 
per sicui*ezza in qualche sìnistit> 
evento. Siccome da Paolo II sino a 
Paolo V, eletto, nel 160 5, nel pa- 
lazzo di s. Marco [Fedi) abitarono 
diversi Pontefici, che celebrai-onò 
eziandio nella contigua chiesa molte 
sacre funzioni, così le loro bolle, e 
brevi portano la data apuc! fi. Mar- 
cuni, Non deve poi tacersi, che in 



CHI 

questa chiesa si conservava un'an* 
fica sedia di marmo, la quale vuoisi 
essere stata nel coro secondo T an- 
tico uso delle basiliche. Sedevano 
in essa, massime nelle stazioni, i 
sommi Pontefici. V'ha chi suppone 
averla ivi posta lo stesso Papa san 
Marco, ed avervi seduto; ma di 
questa sedia torneremo a fave men- 
zione. Il medesimo Paolo II tolse 
dal l'uffizia tura della chiesa i monaci 
benedettini, e v'istituì la collegiata, 
nella quale tanto egli che i suoi 
successori sino al menzionato Paolo 
V, celebi'ai'ono anco la quotidiana 
uffiziatura palatina, coi cantori pon- 
tificii. Nello stesso palazzo emvi an- 
che r abitazione pei canonici, ed in 
esso mori Gregorìo XIV, si fecero 
molti concistori, si ricevettero diversi 
sovrani, e si trattarono gli afikri 
della Chiesa universale. Pio IV, che 
pui^ lo abitò, ne destinò parte pei 
Cardinal titolare, e pai*te per lam- 
basciatore della i*epubblica di Vene- 
zia, dalla quale essendone passata 
la proprietà neli' impei*o austriaco ^ 
vi risiede l'ambasciatola di quella 
potenza presso la santa Sede. 

Dal pontificato d'Innocenzo Vili 
il Cardinal titolare di questa chie- 
sa, unitamente e coli' alteraativa di 
quello di s. Pi*assede (ed in caso 
di vacanza o di assenza, oltre due 
diete dalla corte romana, di questi 
due titolari, succede quello di santa 
Cecilia di cui era stato titolai*e In- 
nocenzo Vili), gode la collazione del- 
le quattro cappellanie istituite prima 
di moi*ire da Innocenzo Vili nella 
basilica di s. Pietro, nella cappella 
della b. Vergine, e per la custodia 
delle reliquie maggiori, come quello 
che aveva donato alla detta l>asilica, 
la. sacra lancia, e la testa di s. An- 
drea apostolo. Ed in caso di difetto 
di tal collazione, si devolve simile 



cm 87 

privilegio ai guardiani dell' arcìcon*^ 
fraternità del Ss. Salvatore ad Sancia 
Sancloinni, Le quali disposizioni il 
Cardinal Lorenzo Cibo, nipote d' In- 
nocenzo Vili, e titolare di s. Ceci- 
lia fece convalidare, con bolla dei 
17 ottobre i499> da Alessandro VI, 
il quale di ciò era stato supplicato 
anco dal Cardinal Antoniotto Palla- 
vicini titolare di s. Prassede. Chia- 
roansi Innocenziane queste cappel- 
lanie dal loro fondatore, ed il Piaz- 
za ne riporta gli obblighi, e i privi- 
legi a pag. 4^0 della Gerarchia. 

Questa cliiesa parrocdiiale è una 
delle vicarie perpetue, e la cura 
viene esercitata da. un canonico, 
prescelto dal capitolo in una terna-, 
che presentasi al medesimo dal Car- 
dinal vicario. Come chiesa matrice, 
la sua parrocchia fu in seguito in- 
grandita dalle parrocchie delle chie- 
se filiali soppresse. Nella sua par- 
rocchiale giurisdizione comprende il 
Campidoglio; il perché i conserva- 
tòri di Koma offrono un calice di 
argento, con quattro torcie di cei*a 
per la processione del Corpus Do' 
mini cui interviene il senatore, coi 
conservatori di Roma, e il priore 
de' caporioni colle insegne de' XIV 
noni della città, e i ministiù addetti 
al tribunale, e camelea capitolina. 
Ha inolti'e questa chiesa alcune cap- 
pellanie anche di juspatronato. Il ca- 
pitolo è composto di dieci canonici, di- 
visi nei due ordini presbiterale, e dia- 
conale, con alcuni cappellani bene^ 
ficiati, e cappellani corali; i primi 
sono di nomina dei patroni, i secon- 
di del capitolo. I canonici sono no- 
minati dal Cardinal titolare, meno 
gli affetti alla santa Sede; hanno il 
distintivo dell'almuzia, e vari anti- 
chi privilegi accordati dai Papi, fra 
i quali quello della bugia ordinaria- 
mente, e quello del canone nelle 



88 CHI 

messe solenni; e questi privilegi li 
usano eziandio nel circondano della 
paiToochia, nelle chiese filiali, e in 
quelle di loro juspatronato. 

Fra i Cardinali titolari benefattori, 
va rammentato il celebre Agostino 
Valerio nobile veneziano, della qual 
nazione molti sono pure stati i Car- 
dinali titolali. Annoverato il Valerio 
al sagro Collegio da Gregorio XIII, 
pose nel coro i sedili di noce inta- 
gliati pei canonici, ornò il coro me- 
desimo di pitture, senza mentovare 
altre beneficenze, di cu^ fu largo, 
per la divozione, che aveva verso il 
santo evangelista, principal patro- 
no della sua repubblica. Beneme- 
rito ne fu prima di lui pure» il 
Cardinal veneto Domenico Grimani, 
il quale dopo averla abbellita di pit- 
ture, e avervi rifatto il pavimento, 
morì nel iSaS. Fra gli ambasciatori 
veneti poi, che si distinsero nella cura, 
e nello splendore di essa chiesa, piti di 
tutti si deve ricordare Nicolò Sagredo 
nobile veneziano, il quale la ridusse 
^ miglior forma coU' opera del cav. 
Fontana. Perciò il capitolo, nel 
'^^7> gU eresse un' onorevole e 
marmorea iscrizione. Nel 1689 fu 
sublimato al pontificio triregno Tal- 
tro veneziano Alessandro Vili, Otto- 
boni, ch'era stato prete Cardinale 
di s. Marco, ed anch'esso si mostrò 
amorevole coli* antico suo titolo, 
chiuse il portico con cancelli di fer- 
ro, e donò alla chiesa vaiii ricchi 
paramenti sacri, già appartenuti alla 
sua cappella Cardinalizia. Il Cardi- 
nal Angelo Maria Quirini veneziano, 
altro titolare, fece di nuovo Y altare 
principale, che già avea restaurato 
coir architettura di Michelangelo 
Specchi; rivestì tutta la tribuna e 
l'abside di rari marmi, con balau- 
stra, e scale di marmo, rifece i se- 
dili del coro, pose le quattio colon- 



Chi 

ne di porfido, che sorreggevano il 
baldacchino dell'altare, sotto i due 
archi laterali, che sovrastalo l'al- 
tare stesso; altrettanti abbellinotenti 
fece nella cappella del Ss. Scicra* 
mento, fece dipingere i quadri della 
nave grande, e accomodò l'ingresso 
della chiesa, erigendovi due coretti, 
il tutto per mezzo degli architetti 
Orazio Turriani, e Filippo Bapigio- 
ni. Dipoi Clemente XIII, Rezzonico, 
veneziano, avendo nel 1761 beatifir 
cato solennemente il b. Gr^orìo 
Barbarigo, già Cardinale titolare di 
questa chiesa, in questa chiesa me- 
desima eresse a di lui onore, e per 
la propria famiglia una bellissima 
cappella, col quadro del beato in 
basso rilievo. In ogni quadiùennio 
il magistrato romano a' 30 giugno, 
& per questo beato la offerta d'un 
calice d'argento, con torcie ài cera. 
Finalmente il Cardinal Ercolini ti- 
tolare si dimostrò generoso e ma* 
gnifico con questa sua chiesa, per 
le molte cose, che ridus^ in mi- 
glior forma, e fece di nuovQ. Fra 
esse si nota una superba muta di 
- candellieri con croce di legno ben 
intagliata per l'altare principale, 
la cantoria, ed un sontuoso organo, 
il quale vuoisi uno de' migliori di 
Boma. In morte volle quivi essere 
sepolto. 

Questa chiesa ha innanzi una 
piazza, che da essa prende il nome, 
ove da un lato evvi la limosa sta- 
tua, che pare il colosso di una don- 
na chiamata madama Lucrezia. U 
popolo imbellettò, ed ornò quel co- 
losso nell'occasione, in che si cele- 
brò qualche festa nella chiesa, di 
s. Marco, e dai satirici si fece piìi 
volte parlare nelle famigerate ed ar*- 
gute pasquinate romane. Il Cancel- 
lieri, nel suo Mercato, a pag. 160 
ed altrove, ci dà di questo antico 



Chi 

simulacro erudite notizie. Anzi nella 
detta opera riconta, che sotto Pao- 
lo IV a* 20 settembre iSSj^ perchè 
il Tevere aveva inondato piazza Na- 
vona, il mercato si fece nella piazza 
di s. Marco; e che i canonici di 
questa chiesa regalarono a Pio VI 
la biga circense, che si ammira nel 
museo vaticano, la quale era l'anti- 
ca sedia, di cui fòcemmo di sopra 
menzione, e che il Cardinal Ago- 
stino Valerio aveva tolta dal coro. 
Sul portico della chiesa si vede una 
scultuiti rappresentante Tevangelista 
s. Marco, lavoro del XIII secolo. 
Dal portico si discende nella chiesa, 
che ha tre navi, venendo sostenuta 
quella di mezzo da venti colonne 
di diaspro di Sicilia, e d'ordine jo- 
nico, con istucchi, e pitture di buoni 
artisti. £ rimarchevole il soffitto del- 
la nave maggiore di colore azzurro 
co' ripartiménti quadrati e dorati ; 
con cento ventiquattro rosoni tutti 
di differente intaglio messi essi pure 
ad oro. Questo pregevole soffitto fu 
fatto eziandio nei i/^65 da Paolo II, 
come Io confermano i suoi stemmi 
pontificii, e vuoisi che sia il più antico 
tra quelli eseguiti in Roma, e che 
servisse di modello agli altri fatti suc- 
cessivamente nella detta città. Vi 
sono inoltre eccellenti pitture nelle 
due navi minori, massime n«i qua? 
dri degli altari delle cappelle j, le 
quaU sono dieci^ compresa quella 
dell'altare mag^ore. La custodia del- 
le sacre relìquie adorna di bei mar- 
mi, e il candelabro di breccia co- 
ralhna pel cereo pasquale, si deve 
alla pietà dellattuale parroco e ca- 
nonico d. Gioachino di Giovanni. 
Prossimo alla detta custodia è si- 
tuato l'antico e magnifico ciborio di 
marmo fatto lavorare per ordine del 
Cardinal Barbo per conservarvi la 
3s. Eucaristia in mezzo dellabsìde. 



CHI 89 

Di presente però vi si conservano i, 
sacri olii. Fra i monumenti sepol- 
crali vanno rammentati i depositi 
del Cardinal Capranica, dei Cardi- 
nali veneziani Bragadino, Pisani e 
Widmann, titolari della chiesa, del 
Cardinal Pietro Basadonna egual- 
mente veneto,' e, senza dire di al- 
tri, di Leonardo Pesaro ambascia- 
tore della sua patria Venezia , ope- 
ra di Canova. Finalmente meri- 
ta special menzione il tetto di que- 
sta chiesa, ricoperto per ordine di 
Paolo II di tegole di piombo, ognuna 
delle quali porta ' inciso il di lui 
stemma pontifìcio. Sono esse assicu- 
rate con chiodi colla testa decorata 
di un' incisione rappresentante l'effi- 
gie di quel Papa. Questo tetto pro- 
duce in chi lo osserva un meravi- 
glioso effetto, sembrando un tappeto. 

S. MjniÀ degli Angeli^ detta in 
Macella Martyrum^ de pp, del- 
la Penitenza^ delti volgarmente 
Scalzetti, Vedi, 

S, Maria degli Angeli alle terme 
di Diocleziano, titolo Cardinali- 
zio de^ religiosi certosini, nel rio- 
ne Monti, 

Fra le sontuose terme, che furo- 
no edificate in Roma, quelle fatte 
fabbricare dagl' imperatori Dioclezia- 
no e Massimiano superarono le al- 
tre in vastità ed ornamenti. Dal 
foro Traiano vi fu trasportata la 
celebre biblioteca Ulpia, ed in una 
ampia sala della pinacoteca vi fìi 
riunita una collezione di stupende 
e rare pitture, e sculture. Nell'are^ 
di questa sala, fu eretta la detta 
chiesa in memoria de' quarantamila 
cristiani, che fabbricarono le dette 
terre, e le bagnarono del loro su- 
dore del sangue loro, avendo sof> 



9P 



CHI 



fello per la maggior parte il mar- 
tìrio. Fra questi santi martiri si fa 
spedai menzione di due, cioè di san 
Ciriaco e di 6. Sisinnio, come quelli, 
che non solo adempivano ai faticosi 
loro doveri, ma con carità aiutava- 
no gli altri, i quaK al modo di s. Sa- 
turnino erano impotenti. II perchè 
furono in premio dichiarati da Pa- 
pa s. Marcello I, diaconi della Chie- 
sa romana. Fra i detti martìri la- 
voratori, si noverano pure i ss. Lar- 
go e Smaragdo. In questo luogo 
pertanto fu eretto un sacro tempio, 
nelle vicinanze del quale ei*a stata 
edificata una chiesa a. san Ciriaco 
(F^edi), Questa divenne titolo Car- 
dinalizio, ma per la sua vecchiezza 
Sisto IV nel 1478, trasferì il titolo 
a' ss. Quirieo e Giuiitta. Tuttavolta 
la chiesa di s. Ciriaco duro sino a 
Paolo III, che la diede al Cardinal 
Bembo; ma poi rimase distrutta. 
Fu martirizzato s. Ciriaco perchè 
celebrava le feste in onore di Gesù 
Cristo, battezzava i novelli cristiani, 
ed avea convertita s. Serena moglie 
dell'imperatore Diocleziano. Celebre 
fu il sacro fonte di s. Ciriaco, e se 
ne possono leggere i pregi nel Piazza, 
Gerarchia Cardinalizia ^ pag. 620. 
Nel pontificato di Clemente VII, 
e nell'anno 1527, si recò a Roma 
un pio sacerdote di Cefalù nella 
Sicilia, chiamato Antonio del Duca, 
colle immagini dei sette Angeli Mi- 
chele, Gabriele, Raflfaele, Uriele, 
Saultiele, Geudiele e Barachiele, dei 
quali trattano pure parlando di que- 
sta chiesa il Panciroli a pag. 4^^> 
e seg. , e Carlo Bartolomeo Piazza 
nel Santuario romano, a pag, 98. 
Avea quel sacerdote fatti dipingere 
i sette angeli in Palermo, da quelli 
esistenti in una chiesa di detta città, 
dedicata a s. Angelo carmelitano. 
Bramoso di propagarne la divozio- 



CHI 

ne , si sentì ispirato a' 7 settembre 
1 54 1 , di fòrli dipingere in questo 
luogq delle terme Diocleziane, giac- 
ché non gli era stato permesso al- 
ti*ove. Laonde gli riuscì ottenere nel 
i55i da Giulio III di poter bene- 
dire il luogo, di dedicarlo a s. Ma- 
ria degli Angeli, di affiggere alle co- 
lonne delle terme l'effigie de' sette 
angeli, con sotto il nome di (^nuno ; 
anzi , come racconta T Oldmno in 
Ciacconio, tom. Ili, col. 754, Giu- 
lio III pel vescovo di Sebaste fece 
consacrare la chiesa col titolo di 
s. Maria degli Angeli. In tal ma- 
niera sino da quel tempo, in que- 
sta parte delle terme Diocleziane 
s' incominciarono a celebrai*e sotto 
quest' invocazione i sacrosanti miste- 
ri. Ma nel i559, divenuto Ponte- 
fice Pio IV, Medici, milanese, proi- 
bì la divozione ed il riconoscimento 
de' detti sette angeli, e ne fece to- 
gliere la effigie dalle terme Diocle- 
uane, e cassare dalle colonne i no- 
mi. Così egli decretò, incidendo a 
quanto avea stabilito il Pontefice s. 
Zaccaria, il quale nel 748, avea proi- 
bito di poter chiamai*e con nomi pro- 
pri altri Angeli, oltre Michele, Ga- 
briele, e Ral&ele, essendo che i nomi 
degli altri non si rivengono nella 
Sacra Scrittura, ed ebbero origine 
soltanto dalla superstizione. 

Lo stesso Papa Pio IV, volendo 
ridurre la detta sala quadrilunga 
delle terme a vera chiesa, ne inca- 
ricò per la riduzione il gran Mi- 
chelangelo Buonarroti, il quale tro- 
vando che l'ampia sala, giù limosa 
pinacoteca, era costruita a volta e 
sostenuta da otto grandiose colonne 
di grapito bigio orientale di sedici 
piedi di circonferenza, da questa 
ricavò in forma di crace greca la 
presente chiesa, che riuscì una delle 
più maestose^ e magnifiche di Ho- 



CHI 

ma. Il medesimo Buonarroti per 
togliere l'umidità che derivava dai- 
r antico piano, ne alzò uno nuovo, 
restando però sepolte le basi e parte 
delle otto colonne, cui vennero so* 
stituite le basi di stucco, e così l'al- 
tezza dal pavimento alla volta è di 
cento trenta palmi. Quindi, a'5 ago- 
sto i56i, Pio IV vi si recò solen- 
nemente a consacrarla, vi pose in- 
signi reliquie, vi celebrò la messa, 
e dedicò la chiesa a s. Maria degli 
Angeli. Poscia v'istituì la stazione 
nel medesimo giorno, che ha luogo 
nella vicina chiesa di s. Susanna, 
cioè nel sabbato dopo la terza do- 
menica di quaresima. Diede in cu- 
stodia la chiesa a' certosini {Vedi)^ 
che trasferì dalla chiesa di s. Croce 
in Gerusalemme, e concedette loro 
tutte le indulgenze, cui godevano 
in s. Croce, oltre averli aiutati ad 
erigere con disegno del Buonarroti la 
contigua Certosa (Fedi)^ col son- 
tuoso claustiH). Indi, ad istanza del 
tiipoie Cardinal St Carlo Borromeo, 
nel i564) l'eresse in titolo Cardi- 
nalizio, e pel primo lo conferì al- 
l'altro nipote Cardinal Gio. Antonio 
Sorbelloni, che eiB diacono di san 
Giorgio in Velabro. Venuto poi a 
morte, nel i565, dispose di essere 
tumulato in questa chiesa, e i ni.* 
poli ne eseguirono la volontà nel 
i583, in cui le sue ceneri dal Va- 
ticano furono trasportale sotto il 
pavimento dell' aliare maggiore, e 
Buonarroti eresse a questo Pontefice, 
e al detto Cardinal Sorbelloni due 
depositi semplici nel disegno. Pio IV 
nella tiibuna, sotto il di lui stem- 
ma, fece incidere in marmo i due 
s^uenti versi, allusivi all' edificio 
convertito in luogo sacro; 

Quod fiat idolum mine tcniplum 
est Virgiais: auctop 



CHI 

Est Pius ipse pater y 
aufhgite. 



9» 

Dcenwnes 



Gregorio XIII , nel i583, diede 
questo titolo al Cardinal Simeone 
Tagliavia, che pe'suoi eminenti mé- 
nti, fu poi l'arbitro ne' pontificati 
di Urbano VII, e Gregorio XIV. Ol- 
tre a ciò Gregorio XllI fece lastri- 
care di marmi il pavimento, e il 
successore Sisto V dilatò la gran 
piazza, che è avanti la chiesa, la 
rese regolare, ed al suo fianco sini- 
stro aprì la lunga strada, la quale 
conduce alla porta di s. Lorenzo. 
Nell'anno santo 1700, il p. Gio, 
Maria Roccaforte priore di questa 
Certosa, eresse un magnifico altai*e 
al fondatore del suo Ordine s. Bi*u- 
none, al cui aliare, a' 6 ottobre, 
pel primo vi celebrò la prima messa 
il Cardinal Gianfrancesco Albani, 
ohe quivi erasi ritirato per ordinarsi 
prete, e da dove entrando in con- 
clave, fu eletto Papa col nome di 
Clemente XI. Conservando egli amo- 
re per questa chiesa, fece eseguire 
sul pavimento dal celebre monsignor 
Francesco Bianchini, coadiuvato dal 
Maraldi, una bella meridiana deli- 
neata con diligenza, e adorna di 
metalli, e nobili marmi. In essa so- 
no rappresentati i dodici segni del 
zodiaco, ed è lunga palmi duecento 
cinque. Il Piazza nella sua Gerar- 
cliia, e a pag. 6iS^ fa un interes- 
sante, ed erudito discorso storico- 
geografico sulla detta meridiana ec., 
er conoscere il tempo di celebrare 
a pasqua secondo le decisioni del 
concilio JViceno, e i divini uffici. 

Finalmente, nel 1749? il Caixli-r 
nal Bichi, titolare di questa chiesa, 
e ilp. Alessandro Montecatini, allo- 
ra priore dell' annessa Certosa , e 
perciò procuratore generale dell'Or* 
dine, la fecero nuovamente risluu* 



i 



92 CHI 

rare ed abbellire , dall' architetto 
Luigi Vanvitelli, che la lidusse nello 
stato attuale, e fece de'cambìameuti, 
inassime nel vestibolo. Nello stes- 
so tempo ne fu benemerito Bene- 
detto XIV, il quale non solo vi 
eresse una bellissima cappella al 
suo concittadino, il b. Nicolò Alber- 
gati, Cai*dinale di s. Chiesa, e cer- 
tosino bolognese, ma vi fece traspor- 
tare diversi dipinti, che servirono 
pei mosaici della basilica vaticana. 
Neir ingresso si discende in un avan- 
corpo, o vestibolo rotondo, che servì 
anticamente anche di adito al salo- 
ne. Questo vestibolo ha due altari, 
e quattro sepolcri, cioè quello di 
Salvator Rosa pittore e poeta illu- 
stre, quello del celebre dipintore 
Carlo Maratta, e de' due seguenti 
Cardinali. U deposito del dottissimo 
Cardinal Francesco Alciati ha la 
seguente iscrizione; 

VIRTUT? . VIXIT 

MEMORIA . VIVIT 

GLORIA . VrVET. 

Il deposito del Cardinal Pietro 
Paolo Parisìo di Cosenza, ha V iscri- 
zione : 

CORPUS . HVMO . TEGITVR 

FAMA . PER . ORA . VOLAT 

3PIRITVS . ASTRA . TENET. 

L'interno della chiesa è magnifico 
e sorprendente. Nella nave traversa è 
collocata la maggior parte de'qua- 
dri originali, mentre le copie loro in 
mosaico formano i quadri dei dodici 
altari della basilica vaticana. Per 
gli altri superbi dipinti, i quali 
decorano le cappelle, e persino la 
sagrestia, si può dire, che questa 
sia ritornata una preziosa pinacote- 
ca. Anche pregevoli marmi formano 
parte delle sue decorazioni. 



CHI 

Da questa chiesa^ e per la villa 
di Sisto V, ora del prìncipe Massi- 
mo, in diversi tempi pei giubilei 
straordinari, e per pubbliche calami- 
tà , i Pontefici col sagro Collegio ec., 
processionalmente si recarono alla 
basilica liberiana, o alla basilica la- 
teranense. Da ultimo, ad esempio 
di Clemente Vili, il quale, in que- 
sta chiesa consagrò in ardyesoovo 
di Milano, il Cardinal Federìco Bor- 
romeo, titolare della medesima e 
cugino di s. Carlo, Leone Xll, nel 
1826, coir assistenza de' Cardinali 
palatini, e dei monsignorì Perugini 
sagrìsta, e Filonardi elemosiniere, 
consagrò i monsignori iChiarìssimo 
Falconieri in arcivescovo di Raven» 
na, e Gaspare Beniardo Pianetti, 
in vescovo di Viterbo e Toscanella. 
Dal regnante Pontefice fui*ono esà 
poscia creati Cardinali di santa ror 
mana Chiesa, e governano tuttora 
con pastorale zelo le dette chiese. 

Oltre la stazione, in questa chiesa 
si celebra la festa principale di s. 
Marìa degli Angeli ai 2 agosto, e 
quella di s. Brunone ai 6 di ot- 
tobre. La descrizione di questa chiesa 
si legge smtta elegantemente da Fi- 
lippo Titi, nella sua opera: Nuovo 
studio di pittura, scoUura ed archi- 
tettura nelle chiese^ e palazti di 
RonuZj Macerata 1763. 

S, Marij dell'Anima, dei Teutonica 
V, Germaxtia. 

S. Maria in Acquiro, diaconia iJar- 
dinalizia^ con parrocchia^ in 
cura de' religiosi Somaschij nel 
rione Colonna, 

Questo vocabolo di Acquiro vuoisi 
derivato dall* essere vicino questo 
luogo all'acquedotto dell'acqua ver- 
gine, ove era il tempio di Gjiutur- 



CHI 

na. Qudli poi, die lo cbiamaroiio 
in Equiro, od in Equaria, il dedu- 
oono dai giuochi Equiri, che si di- 
cevano colle carrette tirate da'ca- 
Talli uscendo per sei porte dd mau- 
soleo di Augusto, e passavano di 
qua per andare al cerchio Flami- 
nio, o al monte Celio in tempo d'i- 
nondazione del Tevere ; giuochi che 
avevano luogo ai !io gennaio, ai 37 
febbraio, ai i3 marzo, e ai i3 a- 
prìle, ristituzione de* quali viene rac- 
contata da Pesto : Equini ludi quos 
Romulus Mard instiiuii per equo- 
rum cursuiHj qui in campo marlio 
ejcercebantur. 

Il Pontefice s. Anastasia I, nel- 
r anno 4oo^ presso il tempio di Giu- 
tuma, per convertire in luogo sa- 
gro il profìino, nel quale furono tro- 
-vate le anitre di bronzo, edificò una 
chiesa in onore di Marì^ Vei^ne, 
e di s. Elisabetta, doé della visita- 
zione, che fece quella a questa, per 
cui fu detta la chiesa di s. Elisa- 
betta. Quindi il medesimo s. Ana- 
stasio I in essa instituì la diaconia 
Cardinalizia, per cui divenne una 
delle quattoi'did r^'onarie. Poscia 
«. Gregorio III, nell'anno 735, la 
restaurò da' fondamenti, l'amplio 
ed abbellì. Nel 1 127, Onorio II con- 
ferì questa diaconia al Cardinal Ri- 
dolfo di Imola , ed Innocenzo II , 
nel II 33, al Cardinal diacono Ivo- 
ne. In un mss. della biblioteca va- 
ticana, si trovarono due iscrizioni 
della consagrazione di due altari di 
questa chiesa. La prima dice, che 
Alessandro III, nella tei'za domeni- 
ca dopo rotta va di Pasqua del 1 1 89 
(deve essere eiTore di data perchè 
quel Papa mori ai 3o agosto i 181 ) 
-assistito da quattro vescovi, ad istan- 
za dell' arciprete e dei canonici del- 
la chiesa, consagrò un altare, e vi 
pose delle reliquie. La seconda iscri« 



CHI 93 

done poi dichiara, che nd pontifi- 
cato dì Boniikdo VII!, ai 6 dicem- 
bre 1295, il Cardinal Jacopo Co- 
lonna diacono di s. Maria in Vìa 
Lata, e oommendatarìo di questa di 
s. Maria in Acquiro, oonsagrò nel 
giorno di s. Nicola, un altare dedi- 
cato a questo santo, e v; ripose mol- 
te reliquie, eh' erano state raccolte 
dai religiosi di s. Francesco. 

Avvertiamo qui ooU'Ugonio, che 
questa chiesa per un tempo trala- 
sdò di essei*e diaconia Cardinalizia, 
e divenne commenda soggetta al 
celebre monistero delle monache di 
s. Maria in Via Lata, il cui diaco- 
no era il commendatario. Si ha an- 
cora memorìa, che un tempo vi fu 
un capitolo composto di canonici col 
loro arciprete. Nel pontificato dì Pio 
II, e nell'anno i45»9,in questa chie- 
sa venne istituita una pia sodetà di 
sacerdoti, la quale in progresso di 
tempo, avendo rallentato il fervore, 
sotto Giulio II fu rinnovata, finche 
istituito nel contiguo luogo l' ospi- 
zio pegli orfani, la pia società pri- 
ma fu trasferita nella chiesa di s. 
Barbara, e poi sotto Gregorio XIII 
a s. Lucia presso le botteghe oscu- 
re. In seguito il Pontefice Paolo III 
diede la chiesa all' a idcon fidatemi ta 
della b. Vergine della Visitazione 
degli orfani {Fedi), istituita nel i54r 
dallo zelo di s. Ignazio Lojola fon- 
datore della Compagnia di Gesti, 
acciò prendesse cura degli orfani 
tanto maschi, che feranaine. I pri- 
mi furono collocati nell' orfanotit)- 
fio {Vedi), che Paolo III eresse 
nelle case contigue alla chiesa, e 
le seconde presso la chiesa de' ss. 
Quattro. 

Per gran ventura di questa chie- 
sa , ed orfanotrofio , Gregorio XIII 
nel 1 583 creò Cardinale diacono di 
5, Maria in Acquiro, Antonio V 



94 eni 

Salviati, ed insieme protettore mii- 
DÌficentissìmo degli orfanelli, il quale 
con generosità ecclesiastica, con di- 
segno di Francesco da VolteiTa, ri- 
fece dai fondameoti la chiesa, che 
già ei*a paiTOCchia, con una bella 
cupola, e i due altari laterali. Nel- 
l'annesso or&notrofio eresse uo col- 
legio pegli orfani, che dal suo no- 
me chiamossi collegio Salviati^ as- 
segnando corrispondenti rendite, an- 
co pel divino servigio della chiesa. 
Questo collegio ebbe a rettore il 
dottissimo Pompeo Ugonio, tanto be- 
nemerito delle notizie delie chiese 
di Roma, al quale succedette nella 
protezione il Cardinal Farnese, che 
ne fu benefattore, e che ebbe ad 
ampliarne Tedifizio. Quindi Paolo 
Y , con decreto degli 1 1 maggio 
1610, stabifi che i conservatori di 
B.oma facessero ai questa chiesa To- 
blazione d'un calice d'argento, con 
quattro torcie di cera : oblazione 
che ora ha luogo ad ogni biennio. 
Il Cardinal Girolamo Yidoni, fatto 
da Urbano YIII nel 1626 Cardi- 
nale diacono di s. Maria in Acqui- 
ro, vi fece T organo, e la cantoria 
pei musici. Nel i68r Innocenzo XI 
conferì la diaconia al Cardinal Mi- 
chelangelo Ricci, il quale per la sua 
ripugnanza alla porpora, e per un 
corredo di belle doti , merita qui 
particolare menzione. Da ultimo la 
congregazione del pio luogo adorno 
la magnifica tribuna^ e l'altare con 
bei marmi, per testamentaria dispo- 
sizione di monsignor Ugolini, e con 
architettura di Mattia de Rossi. Fi- 
nalmente nel decorso secolo con di- 
segno di Pietro Camporesi fu fab- 
bricato il prospetto esterno, con due 
campanili ai lati : il suo interno è 
a tre navate divise da pilastri , e 
nelle cappelle, e tribuna vi hanno 
de' buoni dipinti. Leone XII pose 



CHI 

alla custodia e alla direzione dell'an* 
nesso orfanotrofio, i religiosi «chieri- 
ci regolari somaschi, che non ha gua- 
ri restaurarono la casa. La festa 
principale della chiesa celebrasi ai 
a luglio. 

S. Mjrij iP Araceli, titolo Cardia 
nalizioy in cura de^ religiosi mi' 
nori osservanti^ nel rione Cam* 
pitelH, 

Dal Iato destro del Campidoglio 
romano ( P^edi ) sorge questo ve- 
nerabile e gi^andioso tempio ^ cui si 
ascende per una scalinata composta 
di cento ventiquattro gradini di mar- 
mo lunghi palmi sessantactnque, di- 
stribuiti in quindici branche > tolti 
dall' antico tempio di Romolo^ nella 
valle di Quirino. Quella scalinata 
fu fabbricata colle limosine fette al- 
la miracolosa immagine, che si ve- 
nera nella chiesa, per una crudel 
pestilenza, ed ascendenti a dnque 
mila fiorini, coli' opera di Lorenzo 
Simeone Andreozzi, fabbricatoi*e 1*0- 
mano, che ne incominciò la costru- 
zione ai 25 ottobre i348. Fu ri- 
sarcita verso la metà del secolo XYI, 
e talvolta venne visitata per divo- 
zione, avendone registrato alcune cu- 
riose notizie il Cancellieri nel suo 
Mercato^ a pag. io. 

Ebbe il nome questa chiesa di 
Araceli, dall'altare ivi eretto da Au- 
gusto, secondo una popolare tradi- 
zione. Federico Mallero, Jl/i Cae^ 
sari Augusto quidquam de Nati" 
vitate Christi innotueritt ha cer- 
cato , se fosse nota ad Augusto 
la nascita di Gesti Cristo. Alcuni 
però credono, che in onore di Cri- 
sto da quell'imperatore si ei'gcsse 
un altare, chiamato Ara primoge^ 
ni ti Deiy il quale poi fu compreso 
nella edificazione di questa chiesa di 



I 



CHI 

Ara Coeli, Giacche, come nanano 
Suida, Pfìceforo, e Cedreuo, consul- 
tando Augusto l'oracolo di Delfo» 
intese che non poteva parlai^ più, 
costretto a cedere a un fòuciuUo 
ebreo, che in quel punto era nato, 
Dìo e gOTematoi*e di tutto il mon- 
do, onde dovevano cadere gl'idoli, 
e i loro altari. Commosso l'impe- 
ratore da tal risposta, innalzò in 
Homa sul Campidoglio vai Ara Mas- 
sima, Questo racconto ha poca cre- 
denza, così quello della Sibilla Ti- 
burtina, la quale si vuole che ad 
Augusto mostrasse il cielo aperto, e 
sopra un altare una bellissima ver- 
gine, che sosteneva ' sulle braccia un 
fanciullo, risuonando intanto all'o- 
i^cchie dell' imperatore , una voce , 
€he gli disse: Haec Ara Filli Dei 
estj e che per tal ragione la chie- 
sa edificata sul Campidoglio, fu poi 
denominata Ara Coeli, Non può 
adunque prestatasi fede neppure a 
questa seconda narrazione, afferman- 
do Solino, che nessuna Sibilla vi- 
veva a' tempi di Augusto. Cèrto è 
però, che la denominazione di que- 
sta chiesa, dee ripetersi dall'opinio- 
ne, che quivi Augusto signore dei 
mondo, nel sito più splendido, jcd 
onoi*evoIe della capitale dell' univer- 
so , avesse &tto innalzai*e un'ara 
colla riferita iscrìzione, destinata ai 
sacrifidi, ed alle preghiere. Il Can- 
cellieri, nelle sue Notizie della no- 
vena, {vigilia, notte, e festa di Na-- 
tak, riporta preziose analoghe noti- 
zie. Il Baronio, e il Vadingo sono 
di opinione, che essendo Augusto 
dedito alla lettura dei libri Sibilli- 
ni, apprendesse da questi il prossi- 
mo nascimento d' un re supei*iore a 
tutti i principi della terra , e che 
persuaso di ciò innalzasse in questo 
luogo , ov' era la sua camera , un 
altare colla riferita iscrizione. Ma il 



9^ 



CHI 

celebre p. Casimiro da Roma, ìHÌc- 
morie storiche della chiesa e con* 
vento di s. Maria in Araceli, Ro- 
ma 1736, a pag. 161, dice che 
l'altare piuttosto possa essere stato 
fabbricato in tempo assai posteriore, 
ma che nell'XI secolo, gli autori 
parlando di s. Maria del Campido-» 
glio, uno dei nomi antichi di que* 
sta chiesa , dicono che in essa est 
Ara Fila Dei, Di questo luogo però 
divenuto la Cappella santa, riparle- 
remo in seguito. 

Nel sito pertanto ove Romolo fab- 
bricò il primo tempio di Roma , e 
lo consagrò a Giove Feretrio , che 
dal colle fu detto Capitolino, venne 
edificata questa chiesa, la cui origi- 
ne è assai incerta ed oscura. Alcu- 
ni l'attribuiscono a Costantino, ed 
a s. Gregorio I; ma questo non può 
essere, giacche il tempio capitolino 
non era ancora interamente distrut- 
to a' 27 ottobre dell'anno 6^5, nel 
qual giorno fu eletto il Pontefice 
Onorio I, sotto del quale, siccome 
opina il citato p. Casimiro nel cap. 
I , vuoisi eretta la chiesa. Il me- 
desimo p. Casimiro aggiunge che fu 
data in cura de' monaci benedetti- 
ni, e che divenne una delle venti 
abbazie prìvilegiate di Roma, col 
nome di s. Maria in Capitolio , col 
quale nome sino alla fine, del seco- 
lo XIII si é chiamata, prendendo 
dappoi quello di Araceli. Nel ioi5, 
regnando Benedetto Vili, già era dei 
benedettini, ed il suo abbate dove- 
va assistere al sommo Pontefice nelle 
solenni funzioni , e alla processione 
nel giorno di s. Marco, ove riceveva 
pel monistero di s. Maria in Cam- 
pidoglio per questa sola funzione il 
presbiterio di tre soldi, ciascuno dei 
quali dal Ciacconio è valutato quat- 
tro scudi d'oro. Abbiamo dal Piaz- 
za, e dal Pauciroli che, nel 1 1 3o, 



96 CHI 

Tantipapa Anacleto II cinse di quat- 
tro colonne l'ara massima > la quale 
6ta presso Taltare maggiore dalla par- 
te ijeirevangelio , la consagrò, e vi 
posp delle reliquie, intorno alla qual 
cosa il p. Casimiro in tutto non 
conviene. Girolamo Centelli, vescovo 
di Cavaillon, verso il i6o5, abbelfì 
l' ara con vaghi lavori di marmo 
in forma di tempio con cupola; e 
prese il nome della Cappella santa. 
Tutta volta tali abbellimenti furono 
compili dair arcicon fraternità del 
Gonfalone, per le ragioni che sopra 
essa avea acquistato per le conces- 
sioni de'religiosi ; anzi essendo negli 
ultimi anni del secolo decorso caduto 
il tempietto, il medesimo sodalizio 



CHI 

lo fece riedificare dall' architettò 
HoU, e vi pose otto colonne di giallo 
antico. Nell'urna dì porfido, ch'era 
sotto l'altare con altii corpi santi, 
ma che il p. Casimiro non Tuole 
stabilire quali si fossero, si conser- 
va quello di sant' Elena, per cui la 
cappella prese il suo nome. Qui fu 
ti*asportato quel coi*po quando fu 
levato dalla grand' m*na di porfido, 
che lo l'acchiudeva presso la chiesa 
de' ss. Marcellino, e Pietro a Tojr- 
re Pigna ttara; urna che collocata 
in seguito nel Laterano, venne poi 
collocata nel museo vaticano. 

Ecco le iscrizioni, che sono intor- 
no a questa Cappella santa. 



ARAM . SOIEMNI . RFTV . SAGRAVIT . HI . IDVS . SBXTa . AlTIfO . M . DCCCXXHa 

iriCOLAVS . FERARELLIVS . EPISCOP . MAROVAB 

TEMPLVM . S. BELElf AE . AVG. CINERIBVS . SACEVM . IMPROBORTM 

FACTIONE . SVBVERSVM . PROTOSODALES . EX JVRE . PATRONATyS 

RESTITVERVKT . ARNO . M . DCCCXXXUI 

H^C . QVJE . ARACOELI . APPEIL . EODEM . IN . LOCO . DEDICATO . CREDITVR 

Ilf . QVO VIRGO . SS. DEI . MiTER . CVM . BUIO . SVO . SE . CiESABI 

AVGVSTO . IN . AVREO . CIRCVLO . E . COELO . MONSTRASSE . PBRHIBBT 



Ritornando alla chiesa , abbiamo 
che nel secolo XIII il Papa Inno- 
cenzo IV, per le suppliche de' frati 
minori di s. Francesco, che molto 
soffrivano nelle case religiose di Tras- 
tevere, concesse loro il monistero e 
la chiesa di s. Maria de Capitolioy 
cóme si legge nella bolla Lampas 
insrgnis caelestium^ emanata a' 26 
giugno 1 25o ; facendo il Pontefice 
suddividere in vari monisteri i be- 
nedettini che vi dimoravano, e con- 
fermando tali disposizioni colla bolla 
lis quae autlioritate, de* 1 8 novem- 
bre i25i. Che questa chiesa venis- 
se chiamata basilica, lo rileviamo 
dal p. Casimiro, il quale a pag. 23 



dice, che la chiesa jdi s. Maria in 
Araceli merita il nome di basilica, 
perchè, secondo il Crescimbeni , un 
edifizio sagro deve chiamarsi basi- 
lica , quando in esso trovansi tre 
navate, la mezzana delle quali sia 
piti vasta, e alta delle altre; aM>ìa 
un ordine almeno di colonne per 
parte; la nave a croce, la tiìbuna, 
e la proporzione della larghezza alla 
lunghezza, cioè che quella non sia 
meno di una terza parte, né più 
della metà di questa, se la natura 
del luogo non l'impedisca. Ha di 
piii questa chiesa il privilegio sin- 
golare, che conveniva alle basiliche 
ne' tempi di Adiiauo I fiorito nel- 



CHI 

r-aiino 772, di avere tre porte cor- 
mpondenti alle tre navi interiori , 
nocioochè in essa il popolo entrasse 
comodamente senza afifollai^si, e gli 
uomini avessero ingresso separato 
dalle donne. Conchiude lo stesso p. 
Casimiro, che avendo questa chiesa 
tutte le dette prerogative può esse- 
re chiamata basilica, come la chia- 
mò il Baronio. Ora la tribima non 
vi è più, a cagione del coro fìd>brìca- 
todopo la metà del secolo XVI. Dice 
il Vasari, che prima della metà del 
secolo XIV, Pietro Cavallini dipinse 
.sulla tribuna la b. Vergine col s. 
bambino in braccio, circondata da 
im cerchio di sole, ed al di sotto 
stava Ottaviano Augusto imperatore , 
ni quale la sibilla tìburtina mosti'a- 
va Gesù Cristo, che da lui veniva 
adorato. 

Questa chiesa soggiacque a varie 
vicende, conseguenza di quelle del- 
ia città, massime perchè situata sul 
Campidoglio, che fìi sempre il luo- 
go più facile a risentirne gli effetti. 
Laonde fu più volte rovinata e gua- 
sta ed eziandio rìstaurata ed abbel- 
lita, principalmente dai religiosi fran- 
c^escani, e dal popolo romano, sotto 
la protezione del quale è la chiesa, 
s€MX>ndo le prescrizioni di Eugenio 
IV, riportate dal p. Casimiro a p. 
458 e seg. Questo Pontefice, veden- 
do che i francescani conventuali di- 
moranti nel convento d'Araceli, e 
custodi della chiesa , avevano fòtto 
degli acquisti, ed erasi rallentato al- 
quanto il rigido loro tenore di vita, 
nel i444> concesse la chiesa e il 
convento ai francescani detti del- 
l' osservanza, che seguendo T esem- 
pio di s. Giovanni da Capistrano, 
osservavano interamente la regola . 
Per la sua vastità quel convento 
divenne la residenza del generale 
deirOi'dine. Il Cardinal Oliviero 

VOL. XII. 



CHI 97 

Caraffa, verso l'anno 1464, rifab- 
bricò due terze parti della chiesa, 
cioè le due volte delle navi latera- 
li; e Paolo II, nel 1468, nel giorno 
della Purificazióne, vi pubblicò con 
solennità la pace co' principi. Di al- 
cune funzioni celebrate in questa 
chiesa dai Pontefici, si fece menzio- 
ne all'articolo Cappelle Pontificie. 

Leone X creando in una promozio- 
ne, nel i5i7, trentuno Cardinali, 
eresse la chiesa in titolo Cardinali- 
zio, e pel primo lo conferì al Car- 
dinal Cristoforo Numay, fatto in quel 
medesimo anno generale del suo 
Ordine fi:ancescano; ma nel i5a7 
Clemente VII, col breve OUni feli- 
ciSy lo soppresse. Ciò ignorando il 
successore Paolo III, nel i5449 lo 
diede al Cardinal Francesco Men- 
doza , che per altro trasferì a quel- 
lo di s. Giovanni a Porta Latina, 
quando seppe tal disposizione. Fi- 
nalmente Giulio III di fkao lo rj-^ 
pristino nominandovi nel i55i il 
Cardinal Gio. Michele Saraceni. Pao« 
lo III, predecessore di Giulio III, 
compiacendosi dell'amena posizione 
del Campidoglio, edificò accanto a 
questo convento un magnifico pa« 
lazzo, l'abitò, e vi fece un ponte o 
arco di comunicazione con quello di 
s. Marco. Giulio III unì il palazzo 
al titolo Cardinalizio, per cui sotto 
di lui l'abitò il suddetto Cardinal 
Gio. Michele detto Girifalco; ma 
Paolo IV, considerando le strettez- 
ze ed angustie nelle quali erano sta- 
ti ridotti i frati, nel i556, donò il 
palazzo a' medesimi religiosi, privan- 
done dell'uso il Cardinal titolare* 
Tuttavia Pio IV, eletto nel i559, 
compiacendosi di esso volle abitarlo, 
l'accrebbe di camere, V ornò con pit- 
ture, e vi fece costruire la gran 
loggia. Finalmente Sisto V, nel 1585^ 
colla bolla Licet ea, per sempre 

7 



98 CHI 

lo concesse al guardiano^ ed a' reli- 
giosi di Araceli. 

Nel pontificato di Paolo IV i re- 
ligiosi incominciarono la fid>brica del 
coro, e io qudlo di s. Pio Y, il 
popolo romano in solenne rendi- 
mento di grazie alla beatissima Ver- 
gine, per la vittoria riportata dalle 
armi cristiane contro i turchi nel 
golfo di Lepanto, fece fere il nobi- 
le soffitto della nave di mezzo ric- 
co d'intagli, doro, di pitture, e 
poscia vi fece costituire anche l'or- 
gano. Lungo sarebbe il riportare 
qui i tanti benefizii del popolo roma- 
no verso questa chiesa. Molte sono 
in essa le memorie che lo attesta- 
no. In diversi incontri il senato 
ix)mano assistette alle sacre fun- 
zioni in questa chiesa, alla qua- 
le ÙL le seguenti oblazioni di tre 
calici d'argento, col solito accompa- 
gnamento delle torcie di cera. Uno 
di questi calid fu dal senato roma- 
no decretato sotto Eugenio IV in 
memorìa di aver il prode Vitelle- 
schi posto in fuga l'inimico, nel 
giorno della festa di s. Luigi re di 
Francia; uno a' 29 gennaio in me- 
moria di avere Clemente Vili ricu* 
perato Fen'ara, e perno nel calice, 
olti*e lo stemma del popolo roma- 
no, ewi l'iscrizione: ob Ferrarum 
RECUPERATAM ; ed uno agli 8 dicem- 
bre per la festa dell'immacolata 
Concezione. Tutte le altre annuali 
beneficenze del popolo romano per 
questa chiesa, ed i restauri, che ut in 
alcune parti della medesima, sono 
descritti dal p. Casimiro a p. 467, 
e si leggono ancora a pag. 3i, e 
seg. della TabeUa delle chiese di 
Roma^ alle quali il senato romano 
fa le sue pie oblazioni. 

Senza mentovare gli ultimi ab- 
bellimenti, e risarcimenti operati nella 
chiesa di Araceli, meritano menzione 



CHI 
quelli, che nel 1 686 furono es^^ui. 
ti per lo zelo del padre guardiano 
Antonio Ricchi. Diversi Papi ù re- 
carono a pi*esiedere nel medesimo 
convento ai capitoli generali (Fedi), 
e il Cardinale Carlo Rezzonico ve- 
neto, quando nel 1758 venne subii- 
mato al triregno col nome di Cle- 
mente XIII, era titolare della chie- 
sa. Nel pontificato di Clemente XII, 
fr. Giovanni de Fonseca da Evora, 
procuratore e commissario generale 
de' mi non osservanti ,. e ministro 
plenipotenziario di Giovanni I re 
di Poi*togallo presso la santa Sede, 
ed eletto vescovo di quel reame, 
non solo fu benemerito fondatore, 
e ristauratore dei conventi nella pro- 
vincia romana, ma oltre Taver ope- 
rato nel convento d' Araceli molti 
miglioramenti, colle generose som- 
me somministrate dal re Giovanni 
V, e da molti gran signori porto- 
ghesi, fondò una nuova biblioteca 
in questo stesso convento, e l'arric- 
chì con molta quantità di volumi^ 
come si legge nella lapide di mar- 
mo ivi eretta. F» Biblioteca Aba- 

CELITANA. 

Il pi*ospetto estemo di questa chie- 
sa si volle conservare nel modo sem- 
plice e maestoso, come si ammira, 
pel pregio della sua antichità; pu- 
re fU adorna di mosaici. Il suo in- 
terno è mirabile per la copia dei 
monumenti artistici, é ha ti*e navi 
divise da ventidue colonne di mar- 
mo, la maggior parte delle quali 
vuoisi che appartenessero al sum- 
mentovato tempio di Giove. Molte 
sono le sue cappelle, rioche di mar- 
mi, di pitture, di depositi ed oma«- 
menti, e molte sono quelle gentili- 
zie^ Nell'altare maggiore, ornato di 
bei marmi, si venera una immagine 
della b. Vergine, che vuoisi una di 
quelle dipinte da s. Luca, e che a 



CHI 

Gregorio I portò in pix)oessioiie nel- 
la pestilenza, da cui era alili tta la 
città di Roma. Allora quando tale im- 
magine era vicina al ponte s. Angelo, 
un coro d'angeli salutò la b. Vergine, 
coir antifona: Regina Coelilaetdre etc. 
(Fedi), Se poi questa immagine, ov- 
vero quella, che si venera nella ba- 
silica di s. Maria Maggiore, sia la 
salutata dagli angeli, può vedei^i 
nelle Memorie^ ec. del p. Casimiro a 
pag. 1 3 1 e seg. , ove fra le altre 
cose, dice essere probabile, che am- 
bedue le dette immagini, insieme 
ad altre in particolare venerazione, 
per la città fossero portate in pro- 
cessione da s. Gregorio I, e forse 
in giorni e processioni diverse. Cer- 
to é però, die tanto i religiosi del 
convento d'Araceli, che il capitolo 
di s. Maria Maggiore, giunti che 
sono sul ponte s. Angelo, nella pro- 
cessione, che si h. dal clero roma^ 
no alla basilica vaticana, si ferma- 
no, e cantano solennemente Tanti* 
fona Regina Coeli etc. col versetto,* 
responsorìo, ed orazione, locchè fan- 
no per rendere nuove grazie alTOn- 
nipotente, e ricordare a' romani il 
beneficio segnalato, che riportarono 
nel pontificato di s. Gregorio I per 
r intercessione della b. Vergine. 

Finalmente in questa chiesa sono 
sepolti molti servi di Dio, e diversi 
Cardinali, e personaggi illustri. Ol- 
tre i genitori di Onorio IV della 
nobilissima casa Savelli, si vogliono 
ivi trasportate le ceneri di quel Pon^ 
tefice per ordine di Paolo III, in- 
sieme alla statua sepolcrale di lui, 
dalla basìlica vaticana. Ed essendo 
morta sotto Sisto IV Caterina regina 
di Bosnia, eh' erasi recata in Roma 
accompagnata da quaranta cavalieri , 
nel 1478, fii quivi sepolta. Né deve 
tacersi, che in questa chiesa si con- 
serva con gran venerazione un mi- 



CHI 99 

racoloso bambino adomo di gemme, 
il quale viene ti*asportato agl'infer- 
mi, che ne hanno specialissima fi- 
ducia e divozione; e che licoiTono 
al divino aiuta. Quel santo bam- 
bino nel Natale si espone nella 
seconda cappella a sinistra in un 
presepio (Vedi) in cui si espongono 
altresì i simulacri di Augusto, e 
della Sibilla in memoria del sudde- 
scrìtto vaticinio. 

S, Maria in Campi telli^ diaconia 
Cardinalìzia, con parrocchia^ in 
cura dei chierici regolari della 
Madre di Dio ^ nel rione Cam- 
pitela. 

Dal nome della regione diiamasi 
anche questa chiesa in Portico, pet 
la prodigiosa immagine della b. Ver-" 
gine quivi, come si dirà, ti*asportata 
dalla chie^ di s. Maria in Portico 
(Vedi), Anticamente in questo me- 
desimo luogo ergevasi un tempio 
famoso dì Marte, dinanzi al quale 
eravi una colonna chiamata bellica^ 
perchè dedicata a Bellona dea del- 
la guerra. In esso si congregava per 
determinarla contro qualche nazio- 
ne il romano senato, e stabilita la 
guerra, ascendeva sulla colonna un 
soldato , ovvero un console , come 
opina Dione, e scagliava una lancia 
verso quella parte in cui trovavasi 
il popolo nemico , e siccome avanti 
il tempio e la colonna eravi una 
piccola piazza, derivò ad essa il no- 
me di Campitello. Qui d'appresso 
eravi il circo Flaminio, la porta Car- 
mentale, cosi detta da Carmenta 
madre di Evandro, e appellata scel- 
lerata, perchè da essa uscirono i 
trecento Fabj uccisi poi dai veienti. 
Qui pure era un tempio dedicato 
ad Apolline, ove il senato riceveva 
gli ambasciatori delle nazioni. I« 



lOO 



CHI 



questo sito pertanto fu edificata una 
obiesa, che s. Pier Damiani chiamò 
hasilica, ed una di quelle dedicate 
alla beatissima Vergine, di cui il 
popolo romano nutriva particolare 
divozione. Il Pontefice Onorio III, 
nel 12 17, la ristaurò, e nel giorno 
sacro all'Assunzione della ss. Vergi- 
ne la consacrò ed arrìcchì di molte 
reliquie. Come attesta il Panciroli, 
divenne parrocchia, e le due nobili 
famiglie Capizucchi e Muti vi eres- 
sero due belle cappelle. Rovinata 
per la sua antichità, nel pontificato 
di Paolo V, nel 1619, fu demolita 
per gettarvi i fondamenti di altra 
più grande; funzione che eseguì il 
Cai^dinal Mellini vicario di Roma, 
ma non essendo riuscita quale si 
desiderava, fu demolito quanto erasi 
fabbricato, e nel 1642 se ne inco- 
minciò altra più ampia, e magnifica. 
La terribile pestilenza", che nei 
primordi! del pontificato di Alessan- 
d>*o VII, Chigi, afflisse l' Italia, nel 
1 656 desolò Roma. Confidando il 
popolo romano nel patrocinio della 
b. Vergine che si venei^ava nella 
chiesa di s. Maria in Portico, per 
la cessazione del flagello, nel dì del- 
la festa della sua Concezione, il se- 
natore, i conservatori di Roma, e il 
priore de* capo-rioni si recarono in 
detta chiesa, e col beneplacito pon- 
tificio fecero leggere dal loro can- 
celliere il formale voto, di spendere 
qualche somma dì denaro per col- 
locare con migliore decoro Y imma- 
gine della Madonna, cui era rivolta 
l'uni versai fiducia, e la quale in 
altre simili calamitose circostanze, 
avea esaudito le preghiere de' ro- 
mani. Primieramente Alessandro VII, 
a* 21 gennaio 1657, andò a visitare 
la santa immagine; quindi a' 3o di 
aprile ordinò che si rìapris.se la chie- 
sa al divin culto, per cui tutti i 



CHI 

romani vi si recarono a rendere le 
dovute grazie. Poscia l' immagine 
fu portata in tutti i luoghi di Ro- 
ma dove la peste avea fatto mag- 
gior strage. A' 3 marzo 16 58, con 
solennissima processione che partì 
dalla chiesa dì Ara-coeli 3 Alessandro 
VII andò a cantare il Te Deum , 
nella chiesa, di s. Maria in Poi*tìco. 
Indi, venendo stabilito di proseguire 
la fabbrica della chiesa di Campi- 
tela, per collocarvi la divota e mi- 
racolosa immagine, non reputandosi 
conveniente la località ov' era situa- 
ta quella di s. Maria in Portico, il 
Pontefice dopo matura deliberazio- 
ne decretò, che i chierici regolari 
della madre di Dio, esistenti presso 
l'antica chiesa di Campitelli , con 
quelli dimoranti presso quella in 
Portico, avvrebbero formata una 
sola &miglia religiosa ; che la chiesa 
in CampitelH si sarebbe denomina- 
ta s. Maria in Portico in Campi- 
temi e che quell'antica di s. Maria 
' in Portico, sarebbe chiamata col ti- 
tolo di s. Galla. 

Volendo concon*ere anche il Papa 
all'erezione della nuova chiesa in 
Campitelli, a' 29 settembre 1660, 
in presenza del magistrato romano, 
si recò a gettare la prima pietra 
della tribuna, e con disegno di Car- 
lo Rainaldi venne eretta la nuova 
chiesa, la cui Pedata col santuario 
fu compita nel 1 667. Alessandro VII 
fece a sue spese il santuario, i chie- 
rici regolari della Madre di Dio vi 
spesero circa cinquantamila scudi, e 
il senato romano v'impiegò vistose 
somme. L' immagine della Madonna 
la sera de' i4 gennaio 1662 , da 
monsignor Cara& vicegerente fu le- 
vata dall'antico suo ciborio della 
chiesa in Portico , e fu portata in 
quello di Campitelli , seguita dai 
chierici regolari che vi trasportaro*- 



CHI 

no pui^ il corpo del loro fondatore. 
Iodi, nel concistoro de^ 16 luglio, 
Alessandro VII trasferì la diaconia 
Cardinalizia da s. Maria in Portico 
alla nuoTa chiesa di s. Maria in 
Portico in Campitelli. TuttaTolta la 
immagine si potè collocare nella tri- 
buna ove ora si venera, soltanto da 
Clemente IX, ne si compì Tedifizio 
che sotto Clemente X, concorren- 
dovi il di lui nipote il Cardinal Pa- 
lazzo Albertoni Altieri, il quale poco 
distante avea il palazzo della sua 
nobilissima ed antica famiglia Al- 
bertoni. Ora la famiglia Altieri ha 
in questa chiesa due cappelle gen-^ 
tilizie, in una delle quali ^no de- 
gni di osservazione dei belli depositi, 
anco per le semplici, e morali epi- 
grafi, che si leggono su due di essi, 
in uno NROL, nell'altro itmbea. 

La santa immagine fu collocata 
nel ciborio sulla tribuna a'3o otto- 
bre 1667 ^° grandissimo concorso 
di popolo, e nel giorno dell'Imma* 
colata Concezione dell'anno santo 
1675, fu la chiesa apei'ta al pub* 
blico culto, e per la prima volta 
ebbe luogo l' offerta presantta al 
senato romano da Alessandro VII , 
fino dagli 11 settembflè 1666, d'un 
calice d'argento, e quattro torde 
di cera, offèrta che ora si eseguisce 
nel mercoledì fra l'ottava della fe- 
sta. In seguito i chierici regolari 
della madre di Dio lasciarono l'an- 
tica chiesa di s. Maria in Portico, 
vendettero la cdutigua casa agli O- 
descalchi, che vi formarono l'ospe- 
dale di s. Galla, e tutti si unirono 
con quelli della casa di Campitelli. 
Oltreché in questa nuova chiesa, la 
quale ritenne la parrocchia dell'an- 
tica, si celebra a' 17 luglio la festa 
dell'Apparizione dell' immagine della 
Madonna, colle stesse indulgenze, 
che godeva la chiesa in Portico, nel 



CHI loi 

carnevale, e nella domenica di ses- 
sagesima con gran magnificenza si 
espone il ss. Sacramento in forma 
di quaranta ore, e suole talvolta il 
Sommo Pontefice visitarlo, accompa- 
gnato dalla sua corte. Prima tale espo- 
sizione si &ceva con qualche figm*ata 
rappresentanza di alcun &tto del- 
l' antico testamento. Questa partico- 
lar venerazione ed ss. Saci*amenlo 
vuoisi originata da Innocenzo XI, 
Odescalchìj per compensare con al- 
trettanto di ossequio e venerazione 
la ss. Eucaristia, poiché nell'antica 
chiesa di Campitelli, nel i5a7, al- 
lorché fu saccheggiata Roma, i sol- 
dati eretici empiamente cavarono 
dal tabernacolo le Ostie, e le calpe- 
starono co' piedi. 

La facciata esterna di questo gran- 
dioso tempio é di travertini a due 
ordini corintio, e composito; l'inter- 
no é a croce latina con cappelle 
sfondate; il tutto é decorato di 
grandi colonne scanalate , la cui 
parte infeiiore é di marmo. Le cap- 
pelle sono ricche di pittm^e e di 
marmi, e di diverse decorazioni. 
A destra evvi la cappella di s. Mi- 
chele Arcangelo de' pitxsuratori di 
collegio (Fedi)y i quali dopo che 
nel pontificato, di Benedetto XIH, 
andarono via dalla chiesa di s. Eu- 
stachio, quivi si stabilirono. Nel son- 
tuoso altare maggiore si venera 
r immagine della Madonna , e in 
una finestra di forma rotonda della 
cupola, evvi una a^oce formata di 
alcuni pezzi d'una colonna spirale 
d'alabastro, che mostra la «uà tra- 
sparenza dalla luce che ha di dietimo, 
e che prima stava nella chiesa in 
Portico. Quella colonna vuoisi rin- 
venuta tra le rovine dei portici di 
Ottavia. Oltre il p. Ludovico Mai- 
racci, scrissero la storia di questa 
chiesa, il p. Carlo Erra, Storia di 



ioa CHI 

s. Maria in Portico di CarìipiUilU; 
Roma 1750, e il p. Giovanni Leo- 
nardi, Memorie di s. Maria in 
Portico di Roma, Roma 1675. Tali 
autorì sono tutti chierici regolari 
della Madre di Dio (VedC), e l'ul- 
timo ne fu il principal fondatore. 

S. Maria della Consolazione, V. 
Ospedale di s. Mabu della Gox- 

$OLAtIO]fB« 

S, Mama in CosmediHj detta la 
Bocca della inerita, e Scuola 
greca j basilica j diaconia cardinal 
liziaj con parrocchia^ nel rione 
Ripa. 

Gelebratissimo fu questo luogo, 
dappoiché nelle sue Tìdnanze eravi 
il Girco Massimo, edificato da Tar- 
quinio Prisco, migliorato da Tarqui- 
nio il Superbo, e cambialo in pieti-a 
da Giulio Gesai-e, mentre lo nobili- 
tarono sempre piti Glaudio, ed Elio- 
gabalo. Ancora esistono molti aranzi 
del tempio di Vesta, ove le vestali 
mantenneix) il fuoco sagi'o, e che la 
famiglia Savelli dedicò al protomar- 
tire s, Stefano. Indi per un miraco- 
loso avvenimento d' un' immagine 
della b. Vergine, fc| chiamato del 
Sole, come si può vedere a pag. 
579 de* Tesori nascosti del Panci- 
roli. Sulla piazza ei*anvi i pistiìni 
O forni pubblid, giacché ivi erano 
trenta vasi di pietra, ove pestavasi 
il grano cotto, prima dell'uso delle 
mole, e cento quarantacinque gra- 
nari. Quivi si trovava l'ara massima o 
altare, così detto per la sua grandez- 
za, che poi venne demolita da Sisto 
IV. Poco lungi fu il tempio della dea 
Bona, e quelli di Fauno, di Vene- 
re, e di Giunone; il celebre ponte 
Sublicio , r ai*milustro o armeria 
degli antichi romani, e le malau-^ 



GHI 

gurate scale getnonie. Ma Hello stesso 
luogo ove oggi i la chiesa, ei^vi il 
fòmoso tempio della Pudicisia patri- 
zia, la cui sontuosità fu resa noia, da- 
gli storici, anzi si ritiene che entro i 
pilastri della chiesa sienvi dieci gro§- 
se colonne di marmo, avanio di 
quel tempio. 

Varie denominazioni ebbe questa 
basilica, e pel prìmo (u chiamata 
con quella di s. Maria in Cosme- 
din, che vuol dire ornamento con' 
venevole, o ornamento de* sacerdoti, 
per le splendide restaurazioni £itte^ 
vi da diversi Pontefici, ovvero come 
l^ogliono Giacomo Moroni, e il Mer- 
cato, eruditi antiquarii, che ne esami- 
narono l'etimologia, quel Gosmedin 
vuol dire, ornato tempio di Giove, 
composto di tre voci greche, ag- 
giungendo che tal vocabolo deii- 
vasse dall' Ara massima dedicata a 
Giove Ammone. Alti^ primitiva de- 
nominazione fu di «. Maria Scho- 
la Groecorum ad sanctos Mariy* 
res, per essere piima stata dedicata 
ai ss. Dionisio areopagita, Rustico, ed 
Eleuterio martiii, ovvero per la gran 
copia delle reliquie de' santi marti- 
ri quivi traspoi*tati dai cimiteri da 
Steéino III, da s. Paolo I, e da Ca- 
listo II , se pure quel nome non de* 
nvasse dalle vie sotterranee della 
chiesa comunicanti colle catacombe 
di s. Sebastiano, da cui i cristia- 
ni nelle persecuzioni portavansi in 
questo luogo per provvedersi del pa- 
ne. Fu poi detta Stuoia greca ^ o 
perché ivi si facessero i sagiìfizi con 
usi e cerìmonie greche, o perché ivi 
si istruisse con eccellenti maestri la 
romana gioventù, od anco per es- 
servi stato fondato un monisteix» in, 
cui si ritirarono i monaci greci quan- 
do fuggirono dall' oriente per la per- 
secuzione delle sagre immagini. Si 
dice ancora che in questi dit^tom^ 



CHI 

abitassero i greci, e che rimpera-< 
tore Adriano vi apiisse un ateneo o 
scuola greca: che poi poco distante 
esistesse la scuola di Cassio, e il gin- 
nasio pubblico, raSermano varii ar- 
cheologi. Per molto tempo i Car- 
dinali diaconi della medesima si sot- 
toscrìssero con tal denominazione : 
Diac. Card, in Schola Graeca, Si 
disse ancora scuola di s. Agostino , 
adendosi per tradizione, che quel 
santo dottore vi leggesse rettorìca. 
Finalmente fu detta questa basilica 
Bocca della verità^ da quell'antico 
sasso marmoreo rotondo, che si ve- 
de nel lato sinistro del portico, fbi'se 
trasferitovi da qualche cortile, in 
mezzo al quale faceva le veci di 
chiavica ; ma perché con rozza scol- 
tura rappresenta un mascherone con 
occhi forati, e con larga bocca , il 
volgo crede che essa si chiudesse 
allorché chi vi aveva posto la ma- 
no per giurare, aveva giurato il 
fiilso. Il Piazza, il Crescimbeni, e 
altrì illustrarono questo antico e sì 
£imoso simulacro, che lungi dal cre- 
dere un copeixJiio ignobile di chia- 
vica, col Severano piuttosto voglio- 
no essese stato, non una mola da 
macinar grano come alcuni opina- 
rono, ma piuttosto avesse apparte- 
nuto alla summentovata Ara mas-* 
sima , e rappresentante dalla sua fi- 
gura con corna d'ariete, un Giove 
Ammone. 

L' ongine di questa chiesa rimon- 
ta al terzo secolo ad onta della dis- 
crepanza sulla vera epoca degli scrit- 
tori. E ascritta la sua orìgine al Pon- 
tefice s. Dionisio greco nel 278, ed 
alcuni dicono nella stessa sua casa, 
mentre regnava Gallieno piuttosto 
indulgente co' crìstiani. Ne fii causa 
la condanna nel concìlio antioche- 
no di Paolo Samosateno, eh' erasi 
scagliato contro l' incai^nazione del 



CRI io3 

divin Verbo, e contro Timmacolata 
purità di Maria, laonde quel zelante 
Papa a memoria di tal ti^ionfo, ove 
già fu il tempio alla Pudicizia, eres- 
se in onore della regina delle ver- 
gini questa chiesa, che vuoisi la se- 
conda ad essa dedicata in Roma. 
Dipoi s. Gregorio I l'annoverò tia 
le diaconie Cardinalizie, e verso l'an- 
no 770 vi furono posti ad ufiiziarla 
i monaci greci perché vi celebrassero 
le sagre funzioni co'loro rìti: tutta- 
volta si vuole che tali monaci fosse- 
ro ivi già posti nel 755 daStefònoII 
detto III, e che il monistero si chia- 
masse di s. Dionisio. Aggiungiamo col 
Pandroli, che tanto Stefano III, che 
Paolo I operarono in questa basili- 
ca molti miglioramenti. Da un'iscri- 
zione che si legge in questa chiesa 
rilevasi, essere stata ad essa contigua 
l'abitazione delle povere diaconesse^ 
alle quali presiedevano un diacono, e 
un sacerdote col titolo di padre. In un 
antico diurno si legge il privilegio 
d' istituire il diacono in questa dia-» 
conia, dove si prescrìve: Ut (pian- 
do lucerna perficitur (cioè il lucer- 
narìo corrispondente alla nostra com- 
pieta, e secondo il rìto ambrogiano 
al vespero), Omnes diaconìtes, ti 
pauperes ChrisU Kyrie eUisoti excla* 
mare sludeànt Adriano I, magnani- 
mo Pontefice del 772 , dai fonda- 
menti restaurò questa basilica, l'am- 
pliò, rabbellì, l'adornò con tre tii- 
bune nel capo delle ti^e navate, e 
le tolse d'intorno quanto l'ingom- 
brava. Laonde per la sua vaghezze! 
chiamolla Feram Costnedln, vag9 
ornamento. Aggiungiamo col Volu- 
ti, oltre quanto sopra dicemmo, su 
tal denominazione, che la Madonna 
di 8. Marìa in Cosmedin, significa 
Signora del mondo, l ss. Pontefid 
Leone III, e Gregorìo IV gran di- 
vozione ebbero per questa chiesa, 



io4 CHI 

cui fecero magnifici donativi sicccome 
desmve Anastasio bibliotecaiio nelle 
loro vite. Dal medesimo Anastasio si 
ha che s. Nicolò I, creato nell'SSS, vi 
edificò d'appresso un palazzo ponti- 
fìcio, poi abitato da lui, non che da 
alcuni Papi, e dai Cardinali diaco- 
ni della diiesa. Ecco le parole del- 
l' Anastasio : fecU et in eadem ec- 
clesia hospitium ad utìUtatem Pori' 
dficunty ubi ipse cum omnibus^ qui 
ei famulantur, hospitaretur. Oltre a 
ciò 8. Nicolò I vi rinnovò il segre- 
tario o sagrestia, tì fece appresso il 
presbiterio, rinnovò il portico, ed edi- 
ficò Toratorìo dì s. Nicolò, per ac- 
crescere a questo santo venerazione 
nella stessa chiesa , ove già ricorse 
al di lui patiH>cinio Selcio arcivesco- 
vo di Ravenna. Ed affinchè nulla 
mancasse a renderla conveniente re- 
sidenza pontificia, e tale che i Pon- 
tefici ivi potessero celebrare mol- 
te funzioni, vi fabbricò un bellissi- 
mo Triclinio, per i pubblici conviti 
con l'intervento del Papa, de' Car- 
dinali , de' prelati ec. , e de' re e 
principi. 

' Crescendo in lusti*o questa basi- 
lica, come la piii distìnta, Pasquale 
)T la conferì al Cardinal Giovanni 
Gaetani, che vi fece il ciborio dì 
marmo , poi rinnovato dal Cardinal 
diacono Francesco Gaetani, ornato 
con mosaici, cogli stemmi di sua ca- 
sa , cioè le onde d' oro in campo 
azzurro, e divenuto nel 1 1 1 8 Pon- 
tefice col nome di Gelasio II, donò 
alla chiesa varie insigni reliquie, che 
dipoi ripose in una conca di gra- 
nito sotto l'altare maggiore Calisto 
JI, allora quando a' 6 maggio 1 1^3 
consagrò solennemente quell'altare. 
•Alcuni autori pai*lano anco di al- 
tre beneficenze di Gelasio II verso 
questa chiesa , ed altri di quelle 
splendidissime, por donazione di am- 



CHI 

pli podèrì di certi Euslazio, e Gìoi^ 
gio ehe si vogliono o diaconi regio- 
narii, o diaconi Cardinah. V'ha chi 
attrìbuisce la oonsagrazione della 
chiesa a san Nicolò I, e chi al 
detto Calisto II, il quale era stato 
diacono Cardinale della raedesinuu 
Certo è che la festa della dedica- 
zione della chiesa si celebra nei me- 
desimo giorno de* 6 maggio. Sì 'voo* 
le ancora che fra i corpi santi che 
quivi si venerano, tì sia quello di 
s. Valentino martire trasportatovi 
dalla chiesa eretta a tal santo fìiorì 
della porta Flaminia. Né qui deve 
tacersi, che presso la basilica esiste- 
va altra chiesa dedicata a s. Valen- 
tino, di cui tratta il Piazza, Gerar- 
chia, pag. 764, la quale venendo 
demolita verso il 1570, le rendite, 
e i canonici della medesima, ooh 
tutte le sue prerogative e i*agioni, 
fiirono incorporate alla chiesa di s. 
Marìa in Cosmedin. 

Onorìo II fece diacono Cardina- 
le di questa chiesa. Giacinto Bobò 
Orsini inumano, il quale dopo averla 
avuta sessantacinque anni, nel 1191 
fu sublimato alla cattedra dì s. Pìeti*o 
col nome di Celestino III. Altri però 
dicono che ne fosse diacono soli cin- 
quant'anni. Certo è che ne fii amo- 
revole, e benefattore. Accrescendosi 
il lustro della basilica, essendo uffi- 
ziata da' canonici secolari , i cano- 
nicati non si confeiivano die a pei*- 
sonaggi distinti, per cui Cencio Sa- 
velli, che poi nel 1 a 16 fu Papa 
Onorio III, n'era stato canonico» 
Anche la diaconia solevasi conferire 
ai più degni CardinaU, ed ai con- 
giunti de' Pontefici, i quali Caixli- 
nali diaconi per lo più abitavano 
nelle case contìgue. Urbano IV la 
conferì nel 1261 al Cardinal Jaco- 
po Savelli che nel i285 divenne 
Pontefice Onorio IV, ed ancUq es^iQ 



CHI 

non mancò di beneficarla. Da una 
soltoscrìzione del Cardinal Gugliel- 
mo del Giudice nipote di Clemente 
VI , diaconus CarcUnalis s, Marice 
in Cosmedin^ sìve schola graeca 
prior diaconorumj si rileva che al- 
lora il più anziano de' diaconi non 
aveva diaconia determinata. Quindi 
Gregorio XI nel i3'j5 creò Cardi- 
nale diacono di s. Maria in Cosnie- 
dìn Pietro di Luna, che nel 1894 
col Dome di Benedetto XIII s'in- 
truse nel pontificato, e visse soste- 
nitore dello scisma trentati^ anni. 

Divenuto Pontefice Eugenio IV, co- 
me quello, che era assai propenso alla 
vita monastica, mentre era Cardina- 
le diacono della chiesa Lucido Con- 
ti, capitano generale dell' esercito 
spedito contro i bolognesi, soppresse 
nel 1435 la diaconia, e la collegia- 
ta, e la concesse, in uno a tutte le 
entrate e ragioni, ai monaci di san 
Paolo della congregazione cassinese, 
perchè quel monistero diminuito 
nelle, sue i^ndite, era esposto alle 
incursioni de' malviventi , o della 
gente di mare, aveva l'aria insalu- 
bre, e perchè la congregazione non 
aveva in Roma né monistero né ospi- 
zio. I monaci ridussei*o le case a 
monistero, e l' uffizìarono per settan- 
totto anni, finché Leone X, nel i5i3, 
la restituì all'antico suo grado di 
diaconia Cardinalizia, e di collegia- 
ta secolare^ rilasciando però ai cas- 
sinesi una parte delle sue entrate, 
derogando alle disposizioni di Eu- 
genio IV, confermate da Nicolò V. 
11 tutto fece Leone X ad istanza 
del popolo romano, laonde vi sta- 
biPi un arciprete per dignità , con 
nove canonici, e sei cappellani amo- 
TÌbili; la raccomandò al senato ro- 
mano, ingiungendo, che almeno ne 
visitassero la chiesa una volta, l'an- 
Mìpf e assoggettò la cura parrocchia- 



io5 



CHI 

le alFarclprete. Dipoi s. Pio V, nel 
sopprimere la parixicchia di s. Ma- 
ria Egiziaca, per ivi fondarvi l'ospi- 
zio degli armeni, V unì con bolla 
de' i4 ottobre 1570 a questa di s. 
Maria in Cosmedin, che eresse in 
vicaria perpetua, la quale ora si 
amministra da un canonico, dietro 
il concorso che si fii per ordine del 
Cardinal vicario, che ne propone i 
prescelti al capitolo per la nomina. 
In seguito il canonico Agostino Var- 
rotti romano v'istituì quattro bene- 
fiziati. Attualmente il capitolo si com- 
pone dell'arciprete, e dieci canonici, 
che hanno Tuso della cappa magna, e 
del rocchetto; di sei benefiziati, coU'u- 
so delle cappe con fodere di pelli bi- 
gie nell'inverno ; di quattro cappellani 
corali amovibili. I canonici sono no- 
minati, qualora non sieno affetti al- 
la- santa Sede, dal Cardinal diacono, il 
quale vi tiene un prelato per vica- 
rio ; i benefiziati sono nominati, parte 
dal capitolo, e parte dai patroni, e 
i cappellai^ d&l capitoli. Sui privi- 
legi, e prerogative di questo capi- 
tolo, P^, Consti tutioncs insigìiis ba- 
silicae diaconalisy coUegiaiae, et par- 
rocchiaUs Ecclesiae s, Mariae in. 
Cosmedin de urbe Roniae 1882. 
Ora si sta trattando V ultimazione 
della causa del ven. d. Gio: Batti- 
sta de Rossi, canonico di questa ba- 
silica, per la beatificazione del qua- 
le d. Gio. Maria Tojetti scrisse la 
vita, cui pubblicò in Roma nell'an- 
no 1768. 

Che questa chiesa prima di Eu- 
genio IV fosse parrocchia, e colle- 
giata, lo si legge dalla bolla di quel 
Papa, e dalla iscrizione incisa sopra 
delle sue campane, che porta la da- 
ta del MCCLXXXVi. Di alcune provi- 
sioni de' suoi canonicati vi sono me- 
morie nelle bolle di Bonifacio IX 
del 1389, e di Maitino V. Quindi 



io6 CHI 

il primo Gii*dinale diacono, dopo 
la restaurazione, fu Luigi marchese 
, di Gerace, figlio di Ferdinando V 
re di Aragona, elevato alla porpora 
nel i5ig dallo stesso Leone X. Sot- 
to il di lui glorioso pontificato, in 
una casa soggetta alla panxKchia si 
manifestò una miracolosa immagine 
della Madonna, la quale pei gran 
pix)digi che operò, fii in essa tras- 
portata. Già esìsteva per alti*o l'al- 
tra antica e divotissima immagine 
della beata Vergine dipinta da va- 
lente pennello su tavola nella tri- 
buna del coro, col santo bambino 
in atto di benedire, e dal lavoro si 
tiene per certo, che sia quivi collo- 
cata dai monaci greci alloitsbè, fug- 
giti dall'Oriente, si stabilirono in 
questa chiesa. Porla in caratteri 
greci una iscrizione, che significa: 
Fìrgo Mater Dei, Tale immagine 
fii celebrata dal gran Cardinale Ba- 
lenio, e riscosse sempre la venera- 
zione del popolo romano, che la ri- 
guarda per una delle più insigni di 
Roma. In un al bambino, dal ca- 
pitolo vaticano fu coronata con co- 
rona d'oro. Carlo Castelli mantova- 
no, benemerito canonico della col- 
legiata nel i638 la celebrò con una 
iscrizione. Sulla porta, nelP interno 
della chiesa, eravi aitila antichissi- 
ma immagine di Maria ss. fatta in 
mosaico, donata dal detto capitolo va- 
ticano ad Antonio Ghezzi, canonico 
decano della collegiata nel i635, dal- 
la cui isciùzione si legge che fu fatta 
nel 7o5 sotto Giovanni VII, e posta 
nella sua cappella del presepio, colla 
effigie da un lato del medesimo Papa. 
In seguito tal mosaico fu traspor- 
tato in sagi^tia. Altri benefòttori di 
questa chiesa furono i seguenti Car- 
dinali diaconi: Giacomo Savelli di 
Roma, Vincenzo Gonzaga, il quale 
peluche il segretario edificato daNioo* 



CHI 

lo I per la vecchiezza era rovinato, 
edificò il coro per V inverno dedican- 
dolo a s. Gio. Battista, senza men- 
tovare altre bene&enze, come il d- 
miterìo ec Ai suddetti si devono 
aggiugnere: Ascanio, e Girolamo 
Colonna, Leopoldo de Medici, Car- 
lo Barberini ec U Cardinal Anni- 
bale Albani nipote di Clemente XI 
nel 1 718 vi eresse la facciata, e rin- 
novò il portico con disegno di Giu- 
seppe Sardi. Quel Pontefice ne fu 
pure benemerito, dappoiché nel 1715 
fece abbassare la pisuiza, lìalzò il 
piano della chiesa, ch'era sepolto 
circa otto palmi sotto di essa, e la 
ridusse in miglior forma. Inoltre fe- 
ce nella piazza una bella fontana 
architettata dal Bizzaccheri, e un 
fontanile da un Iato. L'altro nipote 
di Clemente XT, il Cardinal Ales- 
sandro Albani, nel 1727, vi eresse 
il fonte battesimale. 

Delle insigni reliquie dì questa 
chiesa, parla il citato Piazza a pag. 
771. Mentre n'era titolare il Car- 
dinal Antonio Frosini, vi furono 
operati molti ristaurì, ed ottenne 
dal Pontefice Leone XII l'incorpo- 
razione delle rendite del capitolo 
della chiesa di s. Anastasia {J^edi)^ 
nel modo che dicemmo a quell'ar- 
ticolo. Il medesimo Cardinale la be- 
neficò in vari modi, le donò ricchi 
paramenti, e costmi il bellissimo 
organo. Mirabile è la torre delle 
campane, o campanile per la sua 
altezza, forma quadra e antichità, 
che rimonta all'ottavo secolo, non 
potendosi stabilire se lo edificasse 
Adriano I, o Nicolò I. Sulla pknta 
di questa chiesa è a leggere quanto 
scrive il Piazza a pag, 774, ove né 
riporta il disegno. Ritenendo in gran 
parte le forme delle chiese orìentali 
di rìto gl'eco, delle parti che com- 
pongono tali edifici; abbiamo fattoi 



CHI 

parok all'articolo Chiesa (Fedi), 
Sopra tutti Ta consultato Gio. Ma* 
rìo Crescimbeni sulla storia di que- 
sta basilica, ch'egli produsse in tre 
opere^ doè: Istoria della basilica 
Saconale collegiata di s. Maria in 
Cosmedm di Roma, Roma 17 15/ 
Isteriche notizie della b. tergine 
titolare della basilica di s. Maria 
in Cosmedxn, estratte daW istoria, 
e dallo stato di detta basilica, Ro- 
ma 1722; Stato della basilica dia» 
canale coUegiata, e parrocchiale di 
s. Maria in Cosmea di Roma nel 
presente anno 17 19 descritto, Roma 
1719. Questo rispettabile letterato, 
che è qui sepolto, prima fu cano- 
nico e poi arciprete di questa chie- 
sa. Fra le sue benemerenze evvi 
quella di avei^ nel 17 17 riaperta, 
dopo essere stata chiusa per duecen- 
t'anni, e perciò da molti ignorata , 
la confessione, come si Tede in altre 
basiliche, ove riposa il corpo di s. 
Cirìlla, figlia dell'imperatore Decio. 
La fornì di doppia scala, l'abbelFi, 
vi fece consacrar Taltare, e 1* arric- 
chì con molte reliquie. 

La chiesa è a tre navi con anti- 
che colonne, dalla disposizione delle 
quali vuoisi ritenere che l'antico e- 
difizio sia stato piuttosto un porti- 
co, che un tempio, come tanti asse- 
riscono. Di bel lavoro sono i capi- 
telli; il presbiterio è elevato, cogli 
amboni ai lati secondo la forma 
delle primitive chiese : l'altare prin- 
cipale è coperto da un baldacchino 
sostenuto da quattro colonne di gra- 
nito rosso. Nel fine della chiesa si 
veggono da ambo i lati della porta 
due sassi rotondi di marmo nero, 
con un ferro in cima, che serviva- 
no per istraziare i santi martiri. Nel 
mezzo del coro evvi una sedia di 
marmo con due leoni accanto di 
lpai*OQK> bianco, in cui sedettero i 



CHI ,07 

Pontefici, e i Cardinali diaconi nel 
celebrarvi le sacre funzioni. Final- 
mente, fi-a i benefattori di questa 
insigne chiesa, va rammentato cerio 
Alfimo, camerlengo di s. Chiesa, 
sepolto nel portico, il quale fece 
eseguire il pavimento a mosaico con 
bellissime e variate pieti*e. Le mi- 
gliori però di quelle pietre furono 
tolte cUi mani rapaci. Oltre le prin- 
cipali feste della b. Vergine, nel 
primo giorno di quai^sima, vi è la 
stazione. 

*$". Marta inDommca, diaconia Car- 
dinalizia, in cura de'monaci greco- 
melchiti, nel rione Campitela, sul 
monte CeUo, detta la Navicella. 

Qui fu la casa di s. Ciriaca ma- 
trona romana, che alloggiava i cri- 
stiani perseguitati per la fede ed 
avendo donato tutto il suo alla 
chiesa, ridusse la stessa casa in sa- 
cro tempio, consacrato poi da san 
Silvestro I. Sì chiama questa chiesa 
in Domnica, o in Dominica. La- 
sciando diverse inverosimili inter- 
pretazioni, dee ritenem piuttosto 
che siccome il nome di Ciriaca^ 
dalla quale fu fondata, significa 
Dominica, così è lo stesso il di- 
re s. Maria in Ciriaca^ che s. Ma-» 
ria in Dominica, Dioesi poi in No* 
vicella da quella nave di pietra, che 
sta dinanzi la chiesa, forse eretta 
per ornamento, o per voto alla b. 
Vergine da qualche navigante, ov-» 
vero per alludere alla medesima ss. 
Vergine, chiamata stella del mare. 
Leone X tolse l'antica navicella di 
marmo, di' erasi spezzata, e ve ne 
pose una copia, pei*ò inferiore nella 
scultura. In questa parte meridiona- 
le del Celio erano gli alloggiamenti 
de'soldati stranieri, chiamati Castra 
peregrinorum ; ma più di frequenta 



loB CHI 

vi passavano ì soldati, che stavano 
di stazione sul monte Albano. E sic- 
come quivi, quando il Tevere avea 
inondato il campo MaiTO, si faceva- 
no le corse de' cavalli, dette Equi' 
ria, alcuni opinarono che i romani 
vi ponessero la detta piccola nave. 
Pi^esso questo luogo nei prìmi del 
secolo XIII fu eretto un gran rao- 
nistero ed ospedale da Innocenzo III, 
che l'affidò alla custodia de' religiosi 
della ss. Trinità del Riscatto, con 
pingui rendite. 

Questa chiesa vuoisi divenisse dia- 
conia Cardinalizia dall' epoca della 
sua fondazione, e fosse rìguardata 
sino all'anno mille, come vuole il 
Panvinio , per la prima diaconia 
Cardinalìzia, per ciò detta arcidia- 
coniay o diaconia e residenza del 
Cardinal arcidiacono della santa ro- 
mana Chiesa, cioè del Cardinal 
camei'lengo. L' ultimo ne fu s. Gre- 
gorio VII, dappoiché soppressa dai 
Pontefici tal dignità, siccome di 
ti'oppa autorità, e divenuta sorgente 
di grandi abusi, rimase quella sola 
di camerlengo. In questo luogo di 
sua residenza, s. Lorenzo fatto arci- 
diacono della s. romana Chiesa da 
s. Sisto II, aveva distribuiti per 
ordine di quel Pontefice ai poveri, 
i tesori della chiesa, che il tiranno 
Dedo voleva usurpare. E quando 
fu ricercato di manifestar dove quei 
tesori si conservavano , rispose il 
santo archilevita: Facultales Eccle^ 
sice^ quas requirìsy manus pauperum 
deportaverunt 

S. Gregorio I vi pose la stazione 
nella seconda domenica di quaresi- 
ma, e fu la prima tra le diaconie 
stazionali. S. Pasquale I, eletto Papa 
neiranno 8 1 7, essendo stato titolare 
di questa chiesa, la rifabbricò in for- 
ma diversa dell'antica, la fece piii 
ampia, e più bella, e le donò molte 



CHI 

e preziose cose ,• che sono descritte 
dall'Anastasio. Vi fece il ciborio ed 
il propiziatoiio tutto di argento, 
colla confessione adornata con lami- 
ne di tal metallo. E perchè si co- 
noscesse, che la chiesa sino dalla sua 
origine era stata dedicata alla san- 
tissima Vergine Maria, il santo Pon- 
tefice, nell'abside della tribuna, e 
quasi con egual composizione da lui 
fatta eseguire nella chiesa di santa 
Cecilia , si fece dipingere nel mosai- 
co, restaurato poscia da Clemente 
XI, in atto di baciare il piede de- 
stro alla Madonna, che fu rappre- 
sentata sedente su di una ricca se- 
dia , col suo divin Figliuolo in atteg- 
giamento di benedire. E nel giro 
della tribuna pure in mosaico po- 
se un'analoga iscrizione in versi, 
ancora esistente. 

Innocenzo Vili creò GarcKuale 
diacono di s. Maria in Domnica, 
Giovanni de Medici fiorentino^ il 
quale ne fu divoto e bene&ttore. 
Verso Tanno i5oo, con dis^;no di 
Raffiiello, massime nella i&cciata, la 
rìedificò con nobile soffitto, e fece 
fare da Giulio Romano, e da Pie- 
rin del Vaga, il fregio che gira in- 
torno alla navata, non che il portico 
eseguito da Buonarroti. Fatto Pon- 
tefice, nel i5i3, col nome di Leo- 
ne X, nel dì della stazione tì si 
recava a visitarla in cavalcata. Poco 
di poi quel Pontefice elevò al Car- 
dinalato il proprio cugino Giulio 
de Medici, conferendogli questa ri- 
spettabile diaconia Cardinalizia. Di- 
venuto egli pure sommo Pontefice, 
nel iSiZy col nome di Clemente VII, 
non mancò operarvi diversi ristauri. 
Questa chiesa fu ufficiata dai ma- 
nici Olivetani, che vi avevano dap- 
presso il monistero; poi fu data sotto 
Paolo V in cura a un chierico be- 
nefiziato, uno de quali fu il celebra- 



CHI 

tissimo letterato Leone Allazio, fin- 
ché il Papa Clemente XII diede 
in custodia la chiesa alla congrega- 
zione di s. Gio. Battista del monte 
Libano, de' monaci greco-melchiti, i 
quali ne presero possesiso a' 2 9 luglio 
1734» affinchè vi formassei'O un 
collegio pei missionari della Siria, 
sotto l'ubbidienza della sagra con- 
gregazione di propaganda. Nel pre- 
cedente pontificato di Benedetto 
XIII, fu questa diaconia solleva- 
ta al grado presbiterale, e con- 
ferita al famoso Cardinal Nicolò 
Coscia, ma dipoi tornò ad essere 
diaconia Cardinalizia. Altri Cardinali 
diaconi benefattori di questa chiesa, 
sono Ferdinando de Medici, che 
divenne granduca di Toscana, e che 
fu autore di vari suoi oiiiamenti 
e miglioramenti, e per ultimo va 
rammentato il Cardinal Tommaso 
Riaiìo Sforza, che insieme coi mo- 
naci concorse nei restauri. Questo 
porporato, passato essendo alla dia- 
conia di s. Maria in via Lata, per. 
]' amore che nutriva per questa 
chiesa ottenne di poter temporaria* 
mente ritenerla in commenda. 

Questa chiesa è a tre navi, divisa 
da diciotto colonne di granito assai 
stimato per la sua bellezza e rarità. 
Di porfido sono le colonne agli an- 
goli dell'abside, o arco del presbi- 
terio. I freschi sotto della tribuna 
sono del Baldi; l'altare maggiore, 
secondo l'antico rito, è isolato, e 
nel presbiterio evvi il seggio ponti- 
ficale in mezzo con tre gradini, e 
decorazioni di mosaico. 

S. Mama Egiziaca degli Armem, V. 
Ospizio della nazione Aiimena 
DI Roma. 

S. Makia delle Fornaci y de' Trinitari 
scalzi del Riscatto, f^edi. 



CHI 109 

S, Maria Maddalena al Quirinale, 
delle monache Adoratrici perpetue 
del Ss, SagramentOy nel rione 
Monti, 

Nell'anno i58i, Maddalena Or- 
sini, nobile romana, edificò la chiesa, 
e il monistero, e vi prese l'abito 
religioso di s. Domenico. Quindi nel 
pontificato di Clemente XI, la chiesa 
con disegno del Burioni fu rifabbri- 
cata. Ma, nel 1889, il regnante 
Pontefice avendo trasferite le mo- 
nache domenicane ne' monisteri dei 
ss. Domenico e Sisto, e di s. Cate- 
rina a Montcmagnanapoli, vi collocò 
le monache Adoratrici perpetue del 
Ss, Sagramento [F'edi)^ le quali 
non solo hanno restaurata la chiesa, 
e il monistero, ma ne ampliarono 
l'edifizio, e ne abbellirono il pro- 
spettò estemo. La festa di s. Maria 
Maddalena vi si celebra a' 2 2 luglio, 
nel qual giorno ogni quattro anni, 
il magistrato romano ùl l'oblazione 
di un calice d'argento, colle torcie 
di cera. 

S. Maria Maddalena de' Ministri 
degV Infermi , . detti i Crociferi. 
Fedi. 

S. Maria Maggiore^ basilica patriar- 
cale, in cura del capitolo, con 
parrocchia, nel rione Monti, 

§ I. Nomi coi quali è stata chiamata, 
e sue qualifiche principali. 

Sul monte Esquilino sorge questa 
sontuosa, e veneranda patriarcale 
basiUca, la quale fu appellata con 
più nomi. Chiamossi nella sua ere- 
zione Liberiana dal santo Pontefice 
<;he la edificò; s. Maria ad Nivcs, 
dalla prodigiosa neve che cadde, nel 
luogo ove fu edificata , a' 5 agosto, 



I IO 



CHI 

giorno in cui la Chiesa' ne celebra 
la dedicazione sotto il titolo di s. 
Maria della Nes^; Sistina per averla 
rifabbricata con magnificenza Sisto 
III; s. Maria semplicemente per la 
sua eccellenza; s. Maria del Presepio^ 
dopo che nel pontificato di Teodoro 
I y nativo di Gerusalemme, ed eletto 
nell'anno 642 1 fìirono trasferite da 
Betlemme in questa basilica la sa- 
gra culla 9 o sia i legni che forma- 
vano la mangiatoia del presepio, sul 
quale giacque nella sua nascita il 
di vili Redentore nella grotta di Bet- 
lemme, nonché delle fiisce, e del 
fieno, su cui rìposarono, e furono 
avvolte le divine sue membra; nella 
quaPepoca probabilmente dalla pre^ 
detta città fu quivi portato il corpo 
del dottore della Chiesa s. Girola- 
mo, sebbene altri dicono che le di 
lui ossa dalla spelonca di Betlemtne, 
furono quivi solo trasportate sul fine 
del secolo XII, quando Saladino 
occupò la Palestina, afi&nchè nep- . 
pure dopo morto restasse diviso, e 
lontano dal Presepio. Fu detta poi 
questa chiesa s. Maria Maggiore, 
per essere la principale di Roma, 
che sìa dedicata a Maria Vergine, 
pel suo grado di basilica patriarcale, 
e per lo splendore del suo edifizio, 
e delle sue memorie ecclesiastiche, 
e de' sagri pregi, che merìtamente 
tanto la distinguono. Spno a consul- 
tarsi: Francesco Bianchini, De trans" 
latione saerorum cunahulorum , ac 
prcesepio Domini, nec non corporìs 
b, Hieronymi ab ecclesia Bedehemi- 
tica ad basiìicam Liberianam, in 
tom. III, Anastasia, Sect. 11, i3, 
et 3i , De Sacri» Imaginibus ec. 
p. Ili, ec. ; e Paolo Arnghi, De 
Sacris Christl IncunabuUs, in tom. 
Il, Romas subter. pag. 5 16. 

Questa chiesa è una delle cinque 
basiliche patriarcali di Roma, ed una 



CHI 

delle quatti*o basiliche aventi la por- 
ta santa, che si apre e chiude ioA- 
Tanno santo dell'universale ' giolnleo 
da un Cardinal legato a laiere de- 
putato dal sommo Pontefice ( die 
per lo pih vi nomina il suo Cardi- 
nal arciprete), è una delle quattro, 
che debbonsi visitare per l'acquisto 
deir indulgenza dell'anno santo, ed 
è una delle sette prìndpali chièse 
di Roma, che si visitano annual- 
mente per lucrare il tesoro delle in- 
dulgenze. P^, Brevis narratio tacro- 
rum rituum servatorum in aperien- 
do, et claudendo portam sandam 
patriarchaUs basilicae liberianae, Ro- 
mae 1 726. Questa basilica ha la sin- 
goiar prerogativa di avere due alta- 
ri papaU; uno è quello in oaezzo 
alla nave grande avanti l'abside, e 
l'altro nella magnifica cappella eret- 
ta da Sisto y , e detta del Presepio , 
per essere ivi custodito. Di questo 
altare parlammo al volume Vili, 
pag. 360 del Dizionario, Vanto è 
altresì di questa insigne basilica, che 
l'antifona Alma Redemptoris Mater, 
usata nella Chiesa nel tèmpo del- 
l'avvento, e in tutti i quaranta gior- 
ni dalla nascita del Salvatore, com- 
posta come vuoisi da Ermanno die 
visse nel io 54, mentre si trovava 
in Roma, fu la prima volta in essa 
cantata in onore della beatissima 
Vergine, regina del cielo. 

Presso questa basilica, e nel con- 
tiguo palazzo risiedettero diversi 
Pontefici. É pei*cib chiamato quel 
palazzo anco patriarchio, ed era pure 
considerato come abitazione del pa- 
trìaica d'Antiochia , qualora si fosse 
recato a Roma alla celebrazione di 
alcun concilio. Nell'anno 498, vi fu 
eletto e consagrato l'antipapa Lo- 
renzo, e vi tenne la sede finche, ri- 
conosciutosi legittimo Pontefice Sim- 
maco, fu da questo promosso al ve- 



CHI 

scovato di Nooera. Nello scisma di 
Silvestro III Tanno lo^S vi risie- 
dette Giovanni Graziano arciprete 
di s. Giovanni a porta Latina, che 
eletto a suo coaudiutore dal Papa 
Benedetto IX, prese il nome di Gre- 
gorio VI, e vi eserdtò i diritti pon- 
tificali. Il Panvinio dice, che Tanti- 
papa Silvestro IH fu qui pure elet- 
to; ma ricorda che fece la sua re- 
sidenza presso la basilica vaticana. 
Glemtote III fu educato nel pati^iar- 
chio di questa basilica; altrettanto 
si dica di Onorio III. Vi fecero in- 
oltre residenza Nicolò IV, Martino V, 
Nicolò V, Calisto III e Sisto IV, 
come meglio si dirà in seguito, non 
che all'articolo Palazzo apostolico 
DI 8. Maria Maggiore (Fedi), E 
sebbene, per aver Paolo II eretto il 
palazzo pontificio di s. Marco, e per 
aver altri Papi ingrandito quello 
vaticano, non andassero più i Pon- 
tefici ad abitare presso s. Maria 
Maggiore , avendo Paolo V reso più 
comodo e più vasto quello sul monte 
Quirinale, egli e i suoi successori 
fecero quivi la maggior parte della 
residenza loro, datando sempre le 
bolle e i brevi, apud s. Maricun 
Majorem. Lo stesso Paolo V inco- 
minciò una tal pratica, ai i4 gen- 
naio i6i4* 

Distinguesi ancora questa basilica 
per le insigni reliquie, che possiede. 
Oltre la culla di Gesù Cristo, che si 
porta processionai mente per la chiesa 
nella notte del s. Natale, e che sì tiene 
esposta alla pubblica venerazione nel 
seguente giorno, vi sono anche delle 
pietre del presepio, e del fieno, e dei 
pannicelli su cui giacque, e fu in- 
volto il divino Infante. Oltre il cor- 
po di s. Girolamo, vi sono ancora 
quelli di s. Pio V, di s. Mattia apo- 
stolo, di s. Epafra vescovo e mar- 
tire, dei ss. SÌ9)plicio, Beatrice e 



CHI III 

Faustina martiri, delle ss. vergini 
Romola, e Redenta, le teste di san 
Marcellino Papa e martire, e di s. 
Bibiana vergine e martire, un bi-ac- 
cio di s. Matteo apostolo, un altro 
di s. Luca evangelista, i menti di 
s. Basilissa e di s. Anatolia, un den- 
te di s. Filippo Neri, ed innumera- 
bili alti'a sagre reliquie, senza parla- 
la di quelle, che si trovano in tutte 
le altre basiliche, come di quelle dei 
ss. Apostoti Pietro e Paolo, della ss. 
Croce, e di Maria santissima, e una 
porzione del s. sepolcro. Delle sagre 
immagini e reliquie, monsign. Fi-an-^ 
Cesco Biianchini ci diede. De sacris 
imaginibus a Syxto P, M, ex Libe- 
riana basilica constructis et de prae-^ 
sepioy oc cunis Christi, Roraas 1727, 
con figure; e Gio. Cristoforo But- 
telli, Sacrae imagines inserendae of- 
ficUs propriis ss, ad usum cleri sac. 
patriarch. bas, léiberionae S. M, Ma^ 
jor. Romae 1715. 

Aitila onorevole prerogativa di 
questa basilica era quella, che i Car- 
dinali titolari dell'ordine presbite- 
rale, cioè dei ss. Apostoli, di s. Ci- 
riaco, di s. Eusebio, di s. Puden- 
ziana, di s. Vitale, de' ss. Marcelli'? 
no e Pietro, e di s. Clemente era- 
no suoi ebdomadari, celebrando essi 
per turno in ogni giorno della set^ 
timana sulT altare papale, e facen^^ 
do le veci del sommo Pontefice. Ai 
5 agosto di ogni anno, il senato 
romano qui . si conduce a fare T oC» 
ferta di un calice d'argento, e di sei 
torce di cera, ed in oltre sommini- 
stra annualmente al capitolo scudi 
diciassette per cento libbre di cera 
gialla per T uffizio delle tenebre. 
Ma delle altre qualifiche, eccellenze 
e prerogative, oltre quanto 9Ì dirà 
in questo articolo, va consultato l'e- 
rudito d. Paolo de Angelis, Basili- 
eoe s, Mariae Majoris de Urbe a 



1 12 



CHI 



Liberio Papa I usque ad Paiilum 
V, P. M, Descrìptio oc deUneaù'o, 
Romaae iBai, in fol. 

Da Alessandro VII in poi, come 
cìicesi airarticolo Canonico, un ca- 
nonico di questa patriarcale e sem- 
pre suddiacono delle Cappelle Pon- 
tificie (Fedi), Fra i suoi Cardinali 
arcipreti, vi furono un santo, un 
l>eato, e sei sovrani Pontefici, cioè 
Clemente III, Onorio III, Adriano 
V, Gregorio XI, Alessandro VI, e 
Leone XII. Sono poi innumerevoli 
quegli arcipreti, che si distinsero 
per preclare gesta, molli de' quali 
furono nipoti dei Papi. 

§ II. Notizie deir erezione dèlia ba- 
silica y suoi ristauri ed abòdU- 
menti. 

Uno stupendo prodigio operato 
dair Onnipotente per intercessione 
di Mai'ia Vergine fu cagione dell'e- 
dificazione di questa quarta basili- 
ca patriarcale, detta patriarcale, per- 
ché, come si disse all' articolo Basi- 
lica, le basiliche patriaixali erano 
assegnate ai patriarchi maggiori, ac- 
ciocché vi abitassero dappresso quan- 
do si recavano in Roma, Questa di 
s. Maria Maggiore ei'a appunto, co- 
me si disse più sopra, stabilita pel 
patriarca d' Antiochia. Abbiamo poi 
una costante e pia tradizione, che 
dopo la metà del quarto secolo, 
certo Giovanni e la sua consorte, di 
famiglia patrizia romana, non, co- 
me vollero alcuni, della famiglia 
Pati*iziy essendo senza prole, si ri- 
volgessero con fervore alla ss. Ver- 
gine, e la pregassero a voler loro 
additare, in qual' opera dì suo gra- 
dimento potessero impiegare le loro 
pingui rendite. Furono tali suppli- 
che esaudite, e la notte de* 4 ^gO" 
sto dell'anno 352, tanto i detti coniu- 



CHI 

gi che il sunto Pontefice Liberio ro- 
mano, in visione furono avvisati da 
Maria ss. di fabbricarle una diiesa in 
suo onore, nel luogo, in cui nel se- 
guente mattino, ad onta dell'eccessivo 
caldo proprio della stagione estiva, 
avessero ritix)vato il suolo coperto di 
candida neve. Frattanto sul monte 
Esquilino, apud Macellum iMnae 
( r. Nardini lib. IV, cap. 3. Reg. 
V, e Donati pag. 3o6) cadde gran 
copia di neve , ed al primo fl3Ìx>re 
del giorao 5, si propagò per tutta 
la citta la fama di sì straordmarìo 
portento. Fu allora che s. Liberio 
processionai mente si recò suH'Esqui- 
Uno, in un a Giovanni e sua con- 
sorte, e presa una zappa, incomin- 
ciò con essa a rompere la neve. 
Allora alla presenza d' innumorabtle 
popolo accadde un altro prodìgio. 
Non appena infatti il Papa toccò col 
ferro la neve, che si divise in una 
gran linea come un canale, appa- 
rendo indicata l'area pel piano deUa 
chiesa, la quale venne poscia eretta 
dalla generosità de' coniugi , e fìi 
consacrata solennemente dal Ponte- 
fice Liberio, foi^e ne' primordi del 
seguente anno 353, secondo la co- 
mune opinione. Tuttavolta gravi au- 
tori dimostrano j che tale avveni- 
mento debba attribuirsi ad altre 
epoca, probabilmente all'anno 365, 
ovvero nell'anno 366. Osserva il 
Piazza nel suo Santuario RomanOy 
pag. 34, che questa chiesa fu eretta 
nel campo, o foro Esquilino ot' eb- 
be luogo una carneficina e macello 
di martiri, laonde per tal sangue 
sparso, e per la neve caduta, il col- 
le Esquilino, può chiamai*si candido, 
e rubicondo. S. Carlo Borromeo, 
Clemente Vili, e tante pie perso- 
ne ascesero questo colle in ginoc- 
chioni , incominciando dalla chiesa 
di s. Pudenzìana. . . 



CHI 

S'ignora la primitiva forma di 
questa basilica, la quale sarà stata 
come quelle delle altre prìme chie- 
se de' cristiani, cioè un quadrilate- 
ro con tre . navi, quale poi la rifab- 
briob Sisto III, che è credibile ne 
conservasse la primiera forma. Cer- 
to è, che il tempio Liberiano non 
fu di lunga durata, perchè settan- 
t'anni dopo vi fu bisogno che Sisto 
III Io riedificasse nella maggior parte. 
Era allora costume, che quando ve- 
niva convinto e condannato un er- 
rore di qualche eresiarca da un con- 
cilio generale, i romani Pontefici ne 
perpetuassero la memoria, come in 
i*endimento di grazie a Dio, in qual- 
cuna delle principali chiese di Ro* 
ma, fecendovi rappresentare prima 
in pittura, e poi in mosaico i fatti 
principali, come fecero s. Silvestro 
I nella basilica lateranense dopo il 
concìlio niceno, e s. Damaso I nella 
chiesa di s. Anastasia, dopo quello 
di Costantinopoli. £ perciò che ne- 
gandosi empiamente da Nestorìo la 
divina maternità della Vergine , il 
concilio generale efesino condannò 
r errore, e in conferma del domma, 
col quale la Chiesa universale rì- 
conobbe in Maiia la madre di Dio, 
in vane parti del cristianesimo si 
&M)rìcarono chiese in suo onore. Il 
menzionato Papa Sisto III, eletto 
Tanno 43^» volendo erigere un tro- 
feo alla b. Vergine per tal vittoria 
contro la nestoiiana eresia, nella 
capitale del cattolicismo , liedificò 
con maggior ampiezza e magnificen- 
za la prindpal chiesa ivi a lei de- 
dicata, vi fece costruire il grand' ar- 
co trionfale coi mosaici che ancora 
lo adornano, e fece distribuire in 
trentotto quadri gli altri della nave 
di mezzo, come ne assicui*a l'epigra- 
fe di tal mosaico: xystvs episcopvs 
FLEBu DEL Cou ciò voUc esprimere 

VOI. xiu 



CHI ii3 

che la riedificazione di questa chie- 
sa testificasse alla cristianità, all'u- 
nione de' credenti, al popolo di Dio, 
la prerogativa divina della Madon- 
na. Vero è però, che simile epigra- 
fe si rese comune nelle chiese di Ro- 
ma, come si legge nel Ciampini , 
Fetera Monumenta, pag. 204. Fe- 
ce pertanto Sisto- III rappresentare 
nel mezzo dell'arco, il codice degli 
evangeli coi sette sigilli collocato so- 
pra una specie di pulpito, come co- 
stumavasi ne* condii ecumenid : la 
sedia pontificale, addobbata di veli, 
la mensa dell'altare colle oblazio- 
ni, il titolo della croce, le immagi- 
ni de* principi degli apostoli, anzi 
tra esse è rimarchevole per la so- 
miglianza quella di s. Pieti*o, come 
quella che fu eseguita presso il per- 
fetto ritratto conservato da s. Sil- 
vestro. I, non che i simboli de' quat- 
ti*o, evangelisti, per indicar la vera 
sorgente della fede cattoHca. Ne' lati 
dell'arco medesimo, e ne' mentovati 
quadri lateraU sui muri della nave di 
mezzo, fece Sisto III rappresentare 
istorie del vecchio e nuovo testamento 
allusive ali* incarnazione del Verbo. 
La serie di questi mosaici distri- 
buiti allora lungo tutta la nave prìn- 
dpale dalla porta maggiore sino al 
grande arco della tiibuna, la cui 
posizione non vi è memoria che siasi 
posteriormente variata , dà a cono- 
scere la forma, e le dimensioni della 
basilica nella seconda sua edifica- 
none, che, meno le aggiunte mo- 
derne, e i ristaurì che in epoche 
diverse vi si fecero per consei*varla 
od abbellirla dai Papi, e dai bene- 
&ttorì, diversificano dalle presenti 
soltanto di poco. Così a Sisto III 
si attrìbuisce il nobile poiiicato della 
nave suddetta, sostenuto da ti*enta- 
sei colonne d'un he. marmo greco 
candido d'ordine jonico^ oltre le 

8 



ii4 CHI 

(juattro altre di granito, che sosten- 
gono i due arooni della medesima 
navata. Appartenevano forse quegli 
arooni a qualcuna delle basiliche dei 
gentili poste su TEsquilie, o nelle 
vicinanze, come di Gajo, di Lucio 
di Sicinio ec. , del tempio di Giu'> 



CHI 

none Licina, o di altro risfpettalÀ' 
le edificio. Leggiamo nel De Ange- 
lìs, Basilicae S. Marine Majoris, 
capo IX, p. 88, che sull'antica por- 
ta d'ingresso, in prova che Sisto 
III fosse stato l'autore dell'intero 
edifizio, eravi la seguente iscrizione: 



VIBGO . MARIA . TIBI . SIXTV8 . NOVAT 
VIRGO . MARIA . TIBI . SIXTV8 . NO VA . I^TA . DICAVIT 



Anastasio bibliotecario enumera 
i molti e ricchi doni offerti da Si- 
sto III a questa basilica, fra i quali 
un magnifico altare di argento, ov- 
vero, come dicono alcuni, ricoprì il 
suo altare con lamine di tal metal- 
lo del peso di trecento libbre. Aven- 
do la basilica tre navi, altrettante 
erano le porte dal lato del prospet- 
to estemo, essendo moderne quelle 
laterali alla tribuna. Ognuna delle 
dette tre porte corrispondeva quindi 
ad una nave, ed una delle due late- 
rali è quella che oggi è porta san- 
ta, l'altra è quella che rispetto alla 
chiesa è murata. Cessata la discipli- 
na nella Chiesa, circa la divisione 
de' due sessi anco relativamente al- 
l' ingresso, non si tenne più al me- 
todo antico ; ond' è che nei moderni 
ristami si aprirono tutte le porte 
nella nave di mezzo. Di una quar- 
ta porta i& menzione il citato De 
Angelis, chiamata Regina ^ perchè 
sopra di essa era stata per molti 
anni alla pubbUca venerazione l'im- 
magine della b. Vergine, che vuoisi 
dipinta da s. Luca, col suo divin 
Figliuolo in braccio. Tale antichis- 
sima, e prodigiosa immagine, collo- 
cata, come diremo, da Paolo V 
nella cappella sontuosa che quivi 
eresse, dicesi portata in Roma da 
Gerusalemme, o da Costantinopoli , 
e posta nella basilica da s» Liberio, 
o più probabilmente da Sisto III. 



Per la gran devozione, che ad essa 
ebbe sempre il popolo romano, fii 
costume di portarla, in im alla ve- 
nerabile immagine del ss. Salvatore, 
nelle processioni più solenni, e per 
le cause straordinarie e di pubblica 
fiventuraj come si dirà in progresso. 

Alla rìedificazione di Sisto m, 
l'abside non fu fatto con qadlo 
sfondo com'è attualmente, per coi 
il presbiterio era situato al di qua 
dell'altare, e nell'aula. Avanti il 
presbiterio stava il coro innalzato 
di alcuni gradini sopra il piano del- 
l'aula, e forse chiuso da cancelli; ai 
lati del coro erano situati gli ambo- 
ni, che poi furono rinnovati da A- 
lessandro III. Il De Angelis, che 
pubblicò nel 1621 la storia della 
basilica, io cui ei-a ancora un avan- 
zo del presbiterio, e del coro, oe ne 
ha lasciata la descrizione a p. 54- 

Afflitta Roma nell'anno 5^Z da 
una grande pestilenza, che mieteva 
molte vittime, s. Gregorio I, il qua- 
le allora governava Ja Chiesa univer- 
sale, volle servim della mentovata 
sagra immagine di Maria per pla- 
care Dio. Adunato in questa hsisi- 
lica il clero, ed il popolo romano, 
nella mattina di pasqua con una pro- 
cessione di penitenza, portando egli 
stesso il quadro della Madonna, s'av- 
viò per la basìlica vaticana; ma 
giunta la processione innana» la mo- 
le Adriana, che pel seguente awe- 



CHI 

nifncnto si chiamò poi Castel S. Atì* 
gelo, li Pontefice vide sulla sommi- 
tà di tal edifizio un angelo che ri- 
poneva la spada nel fodero, e da 
un coro d'angeli, da tutti si sentì 
cantare Regina Coeli laetare, aUelu- 
jUy quia quem menasti portare, al- 
lelujay resurrexity sicut dixit^ alle- 
luj'a. Sorpi'eso il Papa, non che il 
popolo da tal prodigio, rìspose, ora 
prò nobis Deunij aUelu/a, con gran- 
dissima divozione, e subito si vide 
cessare la peste per tutta la città. 
Da quel tempo in poi la Chiesa 
adottò il rito di incitare quest'anti- 
fona nel tempo pasquale. Ed in 
memoria del miracolo viene canta- 
ta dal capitolo della basilica, nella 
pix)cessione di s. Marco , allorché 
passa pel ponte s. Angelo. Non si 
deve occultare esservi alcuno che as- 
serisce, ciò essere avvenuto portan- 
dosi in processione l'immagine di 
Marìa ss., che si venera nella chie- 
sa di s. Maria d^AraóoBli {Vedi), 
ovvero allorché ambedue portaronsi 
processionalmente. Il medesimo Pon- 
tefice s. Gregorio I fu divotissimo 
di questa basilica, vi recitò nelle sa- 
cre funzioni varie omelie, doé l'ot- 
tava nel giorno di Natale, la vente- 
sima prima in quello di Pasqua, e 
la ventesima seconda nel sabbato 
fira r ottava di tal solennità. II Du- 
rando racconta, che mentre una vol- 
ta vi celebrava la messa, nel dire: 
Pax Domini sii semper vobiscum, 
un angelo rispose al santo Pontefi- 
ce: Et cum spinili tuo. 

Dopo s. Sisto III, il primo Papa, 
die beneficò questa basilica, fu san 
Simmaco , eletto nell' anno 49^ i 
quindi s. Gr^orio III nell'anno 782 
perfezionò il oniicione, che posa 
sulle colonne , rinnovò il tetto, e 
nell'oratorio del presepio pose una 
imniagiiie di Marìa Vei^ne col suo 



CHI TI 5 

divin Figlio tutta oi*nata di gemme 
ed oro, come riferisce il Baionia 
Dall'Anastasio si apprende, che A- 
drìano I, del 772, donò alla ba- 
silica preziosi paramenti sacri, ornò 
la confessione con tavole di argen- 
to, e l'altare dei presepio con lami- 
ne d'oro istoriate. Il soffitto di que- 
sta basilica, che era di semplice 
travatura di legno, e scoperto, co- 
me già quel di s. faolo e di alti-e 
antiche basiliche, fu pure risarcito 
da Adriano I, il quale donò ezian- 
dio un calice d'oro di libbre venti. 
Nell'anno 795 successe a detto Pon- 
tefice s. Leone III, che bramoso di 
onorare la ss. Vergine, fece copio- 
sissimi doni a questa chiesa, cioè 
ricchi paramenti, archi, vasi, coro- 
ne, comici, lampadi, lampadari, e 
croci d'oro e di argento, senza men- 
tovare altre suppellettili, un ciborio 
d'argento di libbi'e 610, ed altro 
ciborio d'argento, che s. Gregorio I 
avea donato alla basilica di s. Pie- 
tro. Stefano IV, detto V, successo 
neir8i6 a Leone III, regalò alla 
basilica liberiana alcuni bacili con 
lampade d' argento, e ordinò che 
si accendessero nel tempo . nottur- 
no de' divini uffizi. Da ciò rilevasi 
l'uso antico della Chiesa di canta- 
re nella notte i mattutini, donde il 
ripartimento di essi si chiamò. IVot- 
turni. 

Intanto, siccome il presbiterio al 
di qua dell'altare, e nell'aula, olti^e 
l'essere contrario alla consuetudine, 
portava l'inconveniente, che il po- 
polo nei pontificah quivi celebrati dal 
Papa, fosse troppo prossimo al suo 
trono^ massime per le donne dal lato 
loro, il magnifico s. Pasquale I, crea- 
to neir 8 1 7, volle togliere tal disor- • 
dine. Risarcì la basilica, rinnovò l'ab- 
side, traspoitò dentro di esso il pres- 
biterio, e l'innalzò in modo, che per 



ii6 CHI 

ascendervi feceva duopo salire undi- 
ci gradini; il perchè divenne il più 
alto delle basiliche di Roma. Inol- 
tra Pasquale I donò molte suppel- 
lettili, arredi sacri, ornamenti , e al- 
tro , che r Anastasio fa ascendere a 
centoquarantanove libbre d' oro , e 
milleduecento venticinque d' argento. 
Tal prodigiosa quantità di donativi 
sembra incredibile; ma pure gli au- 
tori sono concordi in affermarlo, an- 
co in fòvore delle altre chiese di Ro- 
ma. Dalla lavorazione dei quali si può 
trarre indubitato argomento, non es- 
sersi in que' secoli del medio evo 
del tutto spente tra noi le arti; e 
se le vicende de' tempi, la poca cu- 
ra di tanti tesori, e più ancora Ta- 
vìdità degli uomini non ci avessero 
defraudato di sì preziosi monumenti^ 
ne potressimo ammirare i pregi, e 
giudicare se realmente V ignoranza, 
e la rozzezza furono quali vengono 
descritti. 

San Gregorio IV, che ascese la 
cattedra apostolica nelF 827, vi fece 
un ciborio d'argento, di libbre quat- 
trocento, ed alcune corone d'oro di 
libbre dieci, con altri ornamenti di 
drappi d' oro , ingiojellati di pietre 
preziose. Benedetto X antipapa, do- 
po che fu deposto dai concilio di 
Sutri, nel loSg, visse ed abitò ab- 
bietto presso questa basilica, ove poi 
fu sepolto fì*a gli altari del Prese- 
pio, e di s. Girolamo. In questa 
cappella del Presepio, nell' anno 
1076, mentre vi celebrava nella 
notte del santo IN^atale, il santo 
Pontefice Gregorio VII, certo Quin- 
zio, o Cencio, partigiano di Enrico 
IV, empiamente assali con gente anima- 
ta la chiesa , fece strage del popolo, e 
giunto all'altare feri gravemente il 
Papa, e spogliatoio sacrilegamente 
delie sacre vesti, lo portò prigione in 
sua casa 9 donde poi fu liberato dal 



CHI 

popolo romano, che avrebbe uooiso 
r assassino , se Gr^orìo VII non 
avesse preso a proteggerlo. Insorto 
dipoi nel 1 1 3o contro Innocenzo U^ 
l'antipapa Anacleto II, per sostenersi 
nell'usm^pata dignità, derubò gran 
parte dei tesori della basilica. 

Dopo i suddescritti rìstaurì ed 
abbellimenti, le cose degne di osser- 
vazione si devono ad Eugenio III, 
creato Papa nel i i^Sy il quale inol- 
tre edificò un bel portico con otto 
colonne di granito, e l'ornò di ec- 
cellentissimi mosaici, in cui fece 
rappresentare l' istoria dell' orìgine 
della basilica , e la neve caduta nelle 
sua area, come ho letto nel celebre 
mss. del Bianchini, che si conserva 
nell'archivio di essa basilica. Il mo- 
saico esprimente quel fatto è il più 
antico documento, che si abbia della 
pia tradizione sulla caduta della, 
neve. Tuttociò Eugenio III fece per 
la tenera divozione, cui nutriva 
verso la b. Vergine , e per. la prchr 
pensione verso questa basilica. Il 
marmo dell'architrave, in cui dai 
versi scolpiti si rilevano tali beneficii, 
ora si vede nel coiiile, che. mette 
alla nuova sagrestia. Gregorio XIII 
rinnovò il medesimo portico Euge- 
niano nel 1^7 5, della qual' epoca di 
Eugenio III è il nobilissimo pavimen- 
to della nave di mezzo, intarsiato di 
pietre dure, e di un vago lavoro &t- 
tovi a spese di due nobili romani. 
Scoto, eGiovanniPaperoni, ove imer 
desimi ebbero sepoltura. Il Cardinal 
Paolino Scolari romano, educato presso 
questa basilica, di cui fu pure canoiii- 
co , come divenne vescovo di Pale- 
strina, fabbricò un palaEzo presso 
la medesima per sé, e per i futuri 
vescovi prenestini, il qual palazzo^ 
dopo che nel 1187, fu eletto Papa 
coi nome di Clemente III, donò ai 
canonici. Poco dipoi furono fatti, o 



CHI 

rinnovati due altari coi cibori, cia- 
scuno de 'quali aveva due quadri, 
uno dalla parte della nave, l'altro 
della tribuna, ed erano opere di Gìo. 
Giacomo Semenza, e del Zucca fio- 
rentino. Essi precisamente furono si- 
tuati avanti il coro nell' aula , cioè 
quello dedicato a s. Gregorio I dal 
senato e popolo romano; l'altro, 
detto delle relìquie, da Giacomo 
Gio. Capocci , e Vinia sua moglie , 
prò redemptìone animarum suanim 
anno Domini i256. Sono poi de- 
scritti dal De Angelis a pag. 56 e 
8 a, coi loro rispettivi rami. Questi 
due cibori particolari, e non comu- 
ni alle altre basiliche, massime per 
la località ed uso, vi rimasero sino 
al pontificato di Benedetto XIV.- 
Nell'altare e ciborio di s. Gregorio 
I si custodiva la sacra culla forse 
sino dal pontificato di Teodoro I, 
e probabilmente vi fu allora anche 
collocata l'immagine di Maria Ver- 
gine, che vuoisi dipinta da s. Luca, 
e che venerossì, come si disse, pure 
sulla porta chiamata Regina, situa- 
ta nel mezzo della chiesa, per cui 
in supplemento vi fu in appresso 
collocata altra immagine della Ma- 
donna dipinta da Guido Reni. 

Onoiìo II f, Savelliy romano, elet- 
to Papa nel 12 16, siccome era sta- 
to canonico di s. Maria Maggiore , 
presso la quale sino da fanciullo 
era stato educato, morendo a' 18 
marzo 1227, volle essere sepolto 
nella basilica presso Taltare del Pre» 
sepìo. Ma assunto al pontificato nel 
1288 Nicolò IV, come quegli, che 
amava sommamente questa chiesa, 
&céndovi dappresso l' ordinaria resi- 
denza, riedificò l' abside , e l' ampliò 
da quel che era sotto Sisto II1| e 
Pasquale I. 

Dal celebre Fi". Giacomo da Tur- 
rita (piccolo castello del Sanese) 



CHI 117 

rinomato pittore in mosaico di quel 
secolo, Nicolò IV, Papa dell' Ordine 
de' minori, fece abbellire di mosai- 
ci la tribuna, ove fu posto il di luì 
ritratto, opera ch'ebbe termine dopo 
la sua morte. Fece ancora Nicolò IV 
il pavimento di mosaico alla tribuna, 
ed ivi volle essere umilmente sepol- 
to senza veruna distinzione; finché 
il Cardinal fr. Felice Peretti pure 
francescano, divenuto poscia Sisto V, 
col consenso del capitolo e del Car- 
dinal Sforza, arciprete, gli eresse un 
bel deposito coli' opera di Leonardo 
da Sarzana, e il disegno di Dome- 
nico Fontana, che ora vedesi pres- 
so le porte della basilica fattovi tras- 
portare da Benedetto XIV. F. Be- 
nedicd XIV , dissertando circa pu- 
hlicum cultum, quem in sancta Ma- 
ria Ma/ori quidam - vellens Nìcolao 
Papae IVy asserere, Venetiis 1751. 
Il qual culto Benedetto XIV con 
efficacissime ragioni prova non sus- 
sistere. 

Sono pure del secolo XIII le ri- 
staurazioni dei mosaici , che erano 
nell' esterno prospetto dell' antico 
portico, ed ora sebbene mutilati so- 
no nel pòrtico superiore, e furono 
fatti a spese del Cardinale Pietro 
Colonna, del quale ivi si vede lo 
stemma. Debbonsipoi que'ristaurì at- 
tribuire al suddetto fr. Giacomo o Mi- 
no da Turrita, o ad altri, perchè vi si 
legge il nome di certo Filippo Ros- 
suto, forse discepolotdel celebre mo- 
saicista Cosimati. Dell'erezione del 
mosaico dell' esterna Ceciata dell'an- 
tico portico, per -opera di Eugenio 
III, e del ri^ttou dal detto Cardi- 
nale Colonna, vi è memoria nel- 
r archivio capitolare del citato Fran- 
cesco Bianchini. Devesi similmente 
al Cardinal Giacomo Colonna, zio 
del Cardinal Pietro, il mosaico so- 
pra l'altare della tiibuna, rappre- 



ii8 



CHI 



sentante l'assunzione di Mano Ver- 
gine, ed i mosaici tra le finestre la- 
terali si attrìbuiscono a Gaddo Cad- 
di, e furono poi rìstaurati nel i ^S5 
per ordine d' Innocenzo Vili, Cibo^ 
e nel 1750 per Tolere di Benedet- 
to XIV. 

Però avvenne nella basilica il 
cambiamento del coro, che essendo 
stato sino a quel tempo neU'aula, fu 
dai due menzionati Cardinali traslo- 
cato nel presbiterio. Quindi si molti- 
plicarono le cappelle , e gli altari in 
guisa , che la sola famiglia Colonna ne 
aveva quattro. Nel medesimo secolo, 
e nel 1376 Gregorio XI fece co*- 
stniii*e il bel campanile, lodato da- 
gì' intendenti dell' arte , dappoiché 
in esso appariscono i pi*ogressi del- 
l'architettura di que' tempi, e i piatti 
concavi di majolica verde sono in- 
castrati con simmetiìa, e circondati 
da cornici di marmo bianco pure 
rotonde. Nella parte anteriore vi è 
nel primo ordine la mostra dell'o- 
rologio, ed a Paolo V si deve il suo 
ristauro. 

Il Cancellieri, Delle Campane^ p. 
47 dice, che la torre di questa chie- 
sa sia la più grande de' campanili 
di Roma, non la più bella, come 
vorrebbe il De Angelis. Questi però 
giustamente celebra il suono delle 
sue quattro campane come il più 
sonoro, e il più armonioso che si 
abbia in Roma, e ne registra i di- 
versi toni. La seconda di dette cam- 
pane suona ogni sera a due ore di 
notte, e volgarmente chiamasi // suO' 
no della sperduta. Questo suono 
fuori d' ora si attribuisce ad un' an- 
tica tradizione , cioè che essendosi 
smarrito nelle campagne romane un 
distinto viaggiatore, questi potè giu- 
gnere in Roma seguendo il suono 
di tal campana. In ringraziamento 
alla ss. Vergine, cui si era racco- 



CHI 

mandato, lasciò egli un fondo alla 
basilica coli' obbligo, che ogni sera 
alla detta oi*a si suonasse la men- 
tovata campana in memoria del- 
l'avvenimento. Non si hanno di dò 
documenti , ma la tradizione è sì 
generale e costante, che abbiamo 
creduto &me parola. 

Nel seguente secolo, Nicolò V feb- 
bricò accanto la basilica un palazzo 
per abitazione de' Sommi Pontefici; 
e il Cardinal arciprete Guglielmo 
d' Estouteville ne fu grandem^ite 
munìfico. Apri le due poi*te laterali 
alla trìbuna, edificò varie cappelle, 
fece a volta il sofiitto della crocie- 
ra e delle navi minorì , e rinnovò 
con magnificenza, e ricchezza l'alta- 
re della confessione, ove pose quat- 
tro colonne di porfido. Nello stesso 
tempo Calisto III, Borgia, incomin- 
ciò il bel soffitto della nave di mez- 
zo , tutto intagliato a scomparti- 
menti con disegno di Giuliano da 
Sangallo, e posda, dal di lui nipote 
Alessandi*o VI, Bor^a^ stato andi'e- 
gli arciprete della basilica, fu fetto 
compiere, e dorare col piimo oro, 
che dalla scoperta America gli man- 
darono i piissimi monai'clii delle 
Spagne Ferdinando, e Isabella. Nuo- 
vamente fecero indorare quel soffitto 
sì Benedetto XIV, e sì nel iSaS Leo- 
ne XII, non esistendo più il suo 
fondo azzurro. 

Varie altre sontuose cappelle fb* 
rono costruite in questa basìlica o 
dai susseguenti Cardinali ardpretì, 
o da altri personaggi. Tra esse sono 
degne di speciale menzione la Cesi, 
fatta costruire ad onore di s. Cate* 
lina dal Cardinal Federico di tal 
cognome. Di questo porporato e dd 
Cai^dinal Paolo di lui fratello ed ar- 
ciprete della basilica, sono nella me» 
desima cappella i rìspettivì sepolcri 
colle loro statue di bronzo gettate 



CHI 

sili modelli di Guglielmo della Por- 
ta. Nella detta cappella Cesi si espo- 
ne il ss. Sacramento, quando il Pa- 
pa celebra le funzioni in questa ba* 
silica. In pari tempo rammenteremo 
la cappella dedicata airAssunzione, 
che pi*esentemente serve di coix) ai 
canonici. Fu incominciata dal Car- 
dinal Guido Ascanio Sforza con di- 
segno di Bonarroti, e venne compi- 
ta dal di lui fratello Cardinal Ales- 
sandro, ambedue arcipreti della ba- 
silica , colla direzione di Giacomo 
della Porta. Anche questa cappella 
è ornata di depositi in marmo dei 
due porporati Sforza, con bellissime 
colonne di giallo antico. 

Serve di ornamento a questo ve- 
nerando tempio il collegio de* Peni- 
tenzieri di divise lingue, e dell'Or- 
dine di s. Domenico, quivi posti dal 
Pontefice s. Pio V del medesimo 
Ordine nel i568, a comodo del po- 
polo, e de' pellegrini che lo visita- 
no, y. Penitenzieri di s. Maru 
Maggiore. Tal Papa era si devoto 
del presepio, che nella notte del s. 
Natale quivi interveniva a* divini 
uffizi, ed a celebrarvi cappella pon- 
tificale; anzi racconta il Castiglia 
nella di lui vita, che accorgendosi egli 
una volta, aver i musici di troppo af- 
frettato il canto del mattutino, sen- 
za punto turbarsi allorché fu ter- 
minato, si alzò in piedi, e recitato 
il Pater nostery intuonò di nuovo il 
mattutino, laonde con comune edi- 
ficazione, fu cantato colla dovuta 
devozione, pausa e raccoglimento . 
Morendo quel Pontefice nel 1572, 
fu sepolto nella basilica vaticana* in 
forma di deposito, finché venisse il 
tempo di condurlo, com'egli lasciò 
oinline, al convento de' domenicani 
di Bosco da lui fopdato; ma Sisto 
V, che' da lui era stato a*eato Car- 
dinale, non volendo privare Boma 



CHI 119 

del venerando suo corpo, a'g gen- 
naio i588, lo trasferì, con solenne 
pompa, ad un sepolcro sotterraneo, 
die gli fabbricò nella cappella del 
presepio, e perché da lui edificata, 
come diremo, chiamata Sistina. Da 
quel sepolcro Innocenzo XII, a' 16 
settembre 1698, lo fece estrarre e 
collocare in un'urna di verde an- 
tico, ove attualmente si vede ele- 
vato. A' 28 dello stesso mese fece 
celebrare poi un solenne pontificale 
in di lui onore , e da Clemente XI 
fu canonizzato. A' 5 maggio, festa 
del Pontefice s. Pio V, si vede il 
di lui corpo nell'apertura davanti 
dell'urna. 

Nel pontificato di Gregorio XIII 
(il quale, come dicemmo, ristaurò 
il portico, e colla demolizione di ca- 
se e vigne dirizzò la strada che da 
s. Maria Maggiore conduce alla ba- 
silica lateranense ), il Cardinal fr. 
Felice Peretti di Montalto, che sul- 
l'Esquilino avea una vigna da lui 
ridotta a magnifica villa, incominciò 
dal lato di essa, e dalla parte della 
nave destra una superbissima cappella. 
Terminolla co' materiali del distrutto 
monumento chiamato il settizonio 
(Fedijy dopo essere stato nel i585 
assunto al pontificato col nome di 
Sisto V, per cui la cappella, che 
può chiamarsi sontuoso tempio, pre- 
se il nome di Cappella Sistina, Al 
§ X, numeri 46 e 47 dell'arti- 
colo Cappelle PoifTinciE, si ripor- 
tano le pontificali funzioni in essa 
celebrate dai Papi. Chiamasi que- 
sta cappella anco del Presepio, per- 
ché nel sotteritmeo di essa ripa* 
se Sisto y l'altare antico del pi^ese- 
pio, colle pietre del presepio stesso, e 
con del fieno, e pannolini ove giac- 
que e fu ravvolto il santo Bambino. 
L'architetto di tal cappella fu il 
cav. Domenico Fontana. ' * di- 



lao CHI 

stribui in forma di croce greca, con 
una cupola sostenuta da quattro 
grandi arconi, e pose nel mezzo la 
cappella del Presepio, che era entro 
la stessa basilica, trasportandovela 
tutta intera , e coprendola al di so 
pra con un singoiar tabernacolo 
retto da quattro angeli fusi in me- 
tallo per conservarvi il Ss. Sagra- 
mento, per cui la cappella chiamasi 
pure del Ss. Sagramento. Di contro, 
neir arco di prospetto evvi il luogo 
pel trono pontificio. 

La cappella antica del Presepio 
era stata fabbricata in altro luogo 
della chiesa sotto Innocenzo III, da 
Marchione Aretino, come si ha dalla 
di lui vita scrìtta dal Milizia, tomo 
I, pag. 126, donde fu dal Fontana 
quivi trasportata, tutta intera, ben- 
diè fosse vecchia, ed avesse archi, 
finestre, porte ed altri vacui; tanto 
rilevasi dalla sua vita, tom. II, pag. 
8x. A destila vi è la piccola cap- 
pella di s. Luda, ed incontro quella 
di s. Girolamo. Nell'arco a destra, 
vivente lo stesso Sisto V, fu fatto 
il di lui deposito ornato da quattro 
colonne di verde antico, e dai basso- 
rilievi, che rappresentano la Carità, 
la Giustizia, e la coronazione di 
Sisto V medesimo, la cui bella sta- 
tua genuflessa in atto di adorare il 
Ss. Sagramento, è opera lodata di 
Gio. Antonio Paracca da Valsoldo, 
senza mentovare le statue che ne 
adoiiiano i lati. Morto Sisto V, ai 
27 agosto i5go, dopo essere stato 
il di lui corpo nella basilica vaticana 
sino a' 20 agosto iSqi^ il Cardinal 
Alessandro Peretti di lui nipote con 
solenne pompa quivi lo trasportò, 
secondo la disposizione del defunto. 
Da Leonardo da Sarzana fece i^re 
Sisto V sì la statua di s. Pio V 
sedente con triregno in capo, pel 
mausoleo che incontro al suo eresse 



CHI 

a quel Pontefice» e sV alcune ftcN^ 
laterali in basso rilievo, non che in 
alto la di lui coronazione , senza 
dire delle statue che gli stanno late* 
ralmente, giacché lunga sarebbe k 
enumerazione di esse, dei basso- 
rilievi, degli stucchi, delle pitture 
a fresco, e a olio, e dei diver^ mar- 
mi, che formano un meraviglioso 
complesso di bellezze artistiche. Per- 
sino nella particolare contigua sagi^e- 
stia , vi hanno de' bei dipinti, e per 
dir tutto in breve, furonvi impiegati 
i migliori artisti, che allora vives- 
sero, aiCne di render degna del suo 
fondatore si meravigliosa cappella. 

Sisto y dichiarò papale l'altare 
della medesima cappella, come av- 
vertimmo supei*iormente , e ooUa 
nota sua liberalità la dotò di ren- 
dite, costituendovi un preposto con 
quattrocento scudi all'anno, un col- 
legio di quattro cappellani, e di 
quattix) chierìci benefiziati, ed il 
sagrìsta. A questo e ai cappellani 
assegnò annui cento cinquanta scudi, 
e cinquanta ne stabiFi ai chierici. 
Volle, che il preposto fosse la prima 
dignità della basilica, dopo l'arci- 
prete, e che gli altri fossero bene- 
fiziati, con molti privilegi, e deco- 
razioni, di cui per aitilo mai fecero 
uso. Obbligò la celebrazione di quat- 
tro messe ne' giorni festivi , e cU tre 
ne' giorni ferìali , con tre anniversari 
perpetui : il primo per Pio V; anni- 
versarìo che cessò non molto dopo 
sotto Paolo y, nel ^si il processo 
per la beatificazione; il secondo per 
r anima sua, e il terzo pei patroni 
della cappella, che dichiarò per pri- 
mo dover essere il suo nipote Mi- 
chele Peretti, dalla qual ^miglia 
passò poi il juspatronato nella no- 
bilissima Sforza- Cesari ni. 

Sisto y destinò a protettore di 
questa cappella T altro nipote Car- 



dinal Alessandro Peretti detto Mon- 
eolio, in mancanza del quale dichiarb 
dovesse subentrare il più antico Car- 
dinale della Marca 9 nella cui pro- 
vincia egli nacque, e per mancanza 
di esso il primo Cardinale prete del 
sagro Collegio. /^. La Costituzione 
89 Gìorìosoe^ dì questa erezione data 
^'9 pugi^o 15^87, BuU, Rom, tom. 
IV, parte IV, pag. 3 1 1 . Di questa 
cappella Sistina scrìsse la storia Fran- 
cesco Benci: De Sacello Exquìlino 
a Sixto V condito, Exstat in op, 
poet, ^usdem, V, Pietro Marcellino 
di Lucìa, JJ abbazia di s, Giovanni 
a Pira unita dalla sa, me. di Sisto 
V alla sua insigne cappella del ss. 
Presepio, eretta dentro la. sacrosanta 
basilica di S, M> Maggiore, Roma 
lySo., Hieron. Badesi, De Sacello 
ExquiUno a Sixto V P, M. con- 
structo. Né deve qui tacersi che nel 
1587 ^^ medesimo Sisto V, nella 
piazza dietro la tribuna fece erigere, 
in onore della ss. Croce, l'obelisco 
( Vedi), che Y imperatore Claudio 
aveva innalzato nel mausoleo d'Au- 
gusto a queir imperatore. Inoltre 
dal sito ove eresse l'obelisco, aprì 
una strada che conduce alla Trinità 
de'montì, e dalla parte della facciata 
prindpaie ne aprì due, una per 
conduiTe alla basìlica di s. Lorenzo 
fuori le miu^, l'altra a quella di 
s. Croce in Gerusalemme. Di jBanoo 
alla basilica, cioè dalla parte della 
tribuna Sisto V avea incominciato 
ad aprire altra via, che conducesse 
a san Marco; ma i lunghi lavori 
richiesti di valli da innalzare, di 
colline da abbassare, e di case che 
dovevansi demolire, gì' impedirono 
di portarla a compimento innanzi 
molte. 

Si ha per tradizione, che avendo 
lo stesso Sisto V eretto in Roma 
la chiesa di s. Ghx)lamo degli Schia- 



CHI 



llkl 



voni (Vedi)y per renderla celebre 
avesse stabilito di trasferirvi da santa 
Maria Maggiore, ove giace, parte, o 
tutto il corpo del s. dottore Gii*o- 
lamo; ma ne fu distolto, e dalla 
morte, e dallo zelo del capitolo libe- 
riano, che volea conservare presso 
di se sì preziose reliquie. 

Va qui notato, che in fondo della 
nave destra di questo tempio evvi 
il deposito del Cardinal Gonsalvo 
Rodinguez vescovo di Albano, morto 
nel 1299, sopra il cui deposito si 
vede un'antica tavola di mosaico, 
nel mezzo della quale Giovanni de 
Cosìmati, distinto artista romano, 
rappresentò la b. Vergine col bam- 
bino in braccio, a mano dritta l'a- 
postolo s. Mattia con un cartello in 
mano, e le parole in caratteri gotici : 
me tenet ara prior; a sinistra s. Gi- 
rolamo con simile cartello, nel quale 
leggesi: recubo prcesepis ad antrumj 
pui*e in carattere gotico. Ciò serve 
a dimostrare l'esistenza dei corpi di 
questi due santi nella basilica, e 
che ora riposano al basso sotto l'al- 
tare patriarcale, sebbene a cagione 
delle tante innovazioni cui soggia- 
cque l'edifizio, alcuni vogliono che 
se ne ignori il sito. Il Panvinio di- 
ce, che il corpo di s. Girolamo si 
venerava sotto l'altare a lui dedi- 
cato; e dalle memorie dell'archivio 
capitolare, riportate dal de Angelis, 
apparisce che l'altare, in onore di 
s. Girolamo, sia stato eretto e do- 
tato circa l'anno i4oo da un certo 
Stefano di Paolo Ottaviano de Va- 
schis; ma presentemente più non 
esiste. In luogo di esso Sisto V 
ei*esse quello, che indicammo nella 
descritta sua cappella. 

Benemerito egualmente della ba- 
silica fu Clemente Vili, Aìdobran- 
dini, perchè donò al capitolo il 
palazzo apostoUco attìguo alla chiesa, 



132 



CHI 

e tutti i siti adiacenti, oltre averne 
aumentato copiosamente le rendite. 
Tanta poi era la sua divozione all'im- 
magine della beata Vergine, che le 
donò mia corona di gemme, e veli di 
gran valore, e nei bisogni più gra- 
vi della Chiesa, ad onta de' suoi 
frequenti incomodi di podagra, e 
chiragra, si recava a piedi scalzi a 
questa basilica prima dell' appari- 
re del giorno per celebrare al di 
lei altare la qnessa ; anzi fu più vol- 
te veduto salire genuflesso il mon- 
te, e giunto alla porta della basilica 
aspettare che si aprisse. Ed è per- 
ciò, che Paolo V, Borghese, ì\ quale 
da lui era stato innalzato alla porpo- 
ra, quasi interpretando le sue divote 
intenzioni, gli eresse un nobilissimo 
deposito presso la medesima imma- 
gine della b. Vergine, nella splen- 
dida, e sontuosa cappella da esso 
eretta, e che andiamo brevemente 
a descrivere. Clemente Vili, essendo 
morto nel i6o5, fu sepolto nel ya- 
ticano, donde poi a' 2 3 aprile 1646, 
secondo la disposizione di Paolo V, 
fu trasportato nel detto deposito dal 
nipote principe Marc' Antonio Bor- 
ghese. 

A' 16 maggio i6o5 fu assunto al 
triregno Paolo V, che da prelato 
era stato vicario della basilica, e che 
da Papa se ne addimosti'ò magna- 
nimo beneEittore. Egli pertanto nel 
1608 vi fece celebrare pompose 
esequie, e seppellire Antonio Nigrìta 
marchese di Funesta, spedito a lui 
dal re di Congo a rendergli ubbi- 
dienza. Quest' è queir ambasciatore 
cui nel 1629, Urbano Vili eresse 
sulla porta della sagrestia un bel 
mausoleo, coli' opem del Bernini. 
Quindi il medesimo Paolo V rad- 
drizzò la strada, che dalle quattro 
fontane conduce alla basìlica, e sulla 
piazza principale di essa eresse un 



CHI 

fonte, e vi fece innalzare una grsin- 
dissima colonna (per la quale l'in- 
glese Tommaso Gourtneo scrisse un 
poema latino e greco), che Vespa- 
siano imperatore aveva già eretta 
nel tempio della Pace in Roma, al 
termine della gueiTa giudaica, co- 
me racconta il Ciacconio, Fit, PP. 
tom. IV, col. 38o, e seg. Su di 
essa fece collocare eziandio la sta* 
tua di bronzo dorato di Maria Ver- 
gine col bambino in braccio model- 
lata da Bartolot; mentre il Maderno 
alzò la colonna, e disegnò la fon- 
tana. Inoltre lo stesso Pontefice con^ 
cesse indulgenza a chi salutava tale 
immagine. Ornò ed ampUò la basi- 
lica, ne decorò la facciata esteraa 
con aggiungervi due fabbiidie per 
comodo del capitolo, restaurò il 
campanile due volte dai fulmini 
danneggiato a cagione della sua 
punta acuminata (per cui Pio VII 
lo fece munire di conduttori elet- 
trici), Gioendovi eziandio rifondere la 
campana grande, che non era di 
perfetto suono. Fabbricò pure Paolo 
V la nuova sagi^stia con ai*chitet- 
tura di Flaminio Ponzio, e la fece 
decorare colle pitture del Passigna- 
ni, e del Bastaro. Nell'adito avanti,' 
il rìconoscente capitolo libeiicmo 
eresse a Paolo V una statua colos^ 
sale di bronzo, opera di Paolo San^ 
quirico. Il medesimo Papa edificò 
il coro pei musici, sopra il quale 
fece costruire comode camere pei 
canonici. Quindi, emulo del gran- 
dioso Sisto V, incontro alla sua cap- 
pella, con maggioi'e splendidezza é 
buon gusto, nella nave sinistra, e 
oon disegno di Flaminio Ponzio mi- 
lanese, eresse una sontuosa cappella, 
ricca di marmi , e pietre rarissime, 
decorata di stucchi , dorature, e pit- 
tm^e, in onore della b. Vergine, che 
venera va$i nella stessa basilica, e 



CHI 

che dal cogaotne di' sua famiglia, 
die la dichiarò sua patrona, prese 
la denominaKione di Cappella Bor^ 
giiesiana, o Paolina. Questa cappella 
è formata come la Sistina a u'oce 
giacca, con quattro arconì, che reg- 
gono la cupola. 

L'altare prìncipale fh edificato con 
ai*chitettura di Giuliano, o Girola- 
lamo Rainaldiy e di Pompeo Tai*- 
goni. Sopra di esso si collocò la det- 
ta immagine della ss. Vergine, che 
nella basilica prima era stata sulla 
porta in mezzo per cui la porta era 
chiamata Regina, e poi fu messa 
in uno de' due suddescritti cibori. 
Questo altare riuscì il più ricco di 
Homa, per le quattro colonne sca- 
nalate di diaspro orientale , e per le 
pietre preziose e metalli dorati delle 
basi, de' capitelli , e delle Uste , che 
ne formano l'insieme. Di agata sono 
le pieti*e de' piedistalli , e del fi*egio 
del cornicione; ed olti*e diverse gioie, 
largo è il campo di lapislazzoli, che 
contiene il gruppo di angeli di bron- 
zo dorati, sostenenti la sacra imma- 
gine ivi da Paolo V stata collocata 
nel 1612 dopo una solenne proces- 
sione col sagro Collegio de'Cardinali, 
e con tutto il clero, onde fu presa 
dall'altare maggiore della basilica 
a' 27 gennaio, giorno in cui seguì 
la sua solenne dedicazione. Il me- 
desimo altare è sovi^stato da un 
basso rilievo di bronzo , disegno 
di Maderno , che rappresenta il 
Papa s. Liberio, il quale ti'accia 
sulla neve l'area della chiesa. Vi 
lavoi*arono i più abili scultori, pit- 
tori ed artisti, che fiorirono nel pon- 
tificato di Paolo V, il perchè lungi 
dal fare il dettaglio de' suoi singo- 
lai'i pregi, ci limiteremo a dire, che 
le due cappelle laterali sono dedi* 
cate al Cardinal s. Carlo Borromeo, 
ed a s. Francesca Romana, ambc- 



GHI 123 

due canonizzati dallo stesso Paolo V. 
11 deposito a destra è di Clemente 
Vili, con quattro colonne di verde 
antico; la sua statua è di Siila ds^ 
Vigiii milanese, che lo rappi^esentò 
sedente col triregno, e col piviale, 
contornato di bassi rilievi, termini 
e statue. Di contilo si vede quello, 
che Paolo V ancor vivente si fece 
costruire genuflesso cogli abiti pon- 
tificali, e colla sacra tiara da un 
lato, in atto di pregare la b. Ver- 
gine, mentre nel resto degli ornati 
è come il precedente. Persino il lato 
esterno della medesima cappella, dal 
generoso Pontefice fu fòtto abbellire 
con travertini, e con istatue. Oltre 
a ciò, Paolo V fornì la contigua 
sagrestia, adornoUa di stimabili di- 
. pinti, di preziosi aiTedi, e paramen- 
ti sacri, come descrìve il menzionato 
Ciacconio al detto tomo IV col. 383, 
pel valore di trentaduemila scudi. 
V'istituì un collegio di sacerdoti o 
beneficiati, composto di dodici cap- 
pellani , il primo de' quali gode la 
dignità di priore, coll'obbligo di uf- 
fiziarvi quotidianamente, e vi stabilì 
dei cantori per cantare nel sabbato 
le litanie, e altri inservienti, dispo- 
nendo ohe i detti cappellani assistes- 
sero al coro, quando il capitolo della 
basilica si reca ad uffiziare in que- 
sta cappella, alla quale il Pontefice 
fondatore diede per protettore un 
Cardinale di sua famiglia, o atti- 
nente ad essa per parentela. Sui pri- 
vilegi, e sulle prerogative della me^ 
d esima, veggasi la costituzione 253 
data a' 28 ottobre i6i5, BuU.Rom^ 
tom. V, part. IV, pag. i83. 

Finalmente, giunto Paolo V al 
termine di sua vita, benché indispo- 
sto di salute, volle per l'ultima vol- 
ta, a' 22 gennaio 1621, divotamente 
visitare questa sua cappella, e poscia 
a' 28 di detto mese spirò nel bacio 



ia4 CHI 

del Signore. Il suo corpo tempora- 
neamente fu sepolto nella basilica 
di 8. Pietro, donde con maestosa 
pompa a' 3o gennaio dell'anno se- 
guente, il Cardinal Scipione di lui 
nipote, lo fece trasportare nel suo 
deposito iu questa cappella, facen- 
dovi aggiungere un lungo, e veritiero 
q)itafio. Su questa celebratissima 
cappella Andrea Bajano sa^sse un 
poema, e Andrea VittorelU un opu- 
scolo con questo titolo : Delle glo^ 
riose memorie della B, V, Madre 
di DiOy gran parte deUe quali sono 
accennate con pitture^ statue^ ed al- 
tro nella meravigliosa cappella dei 
Borghesi^ da Paolo V edificata nel 
Colle EsquiUno , Roma 1616. Da 
Pomponio Brunelli abbiamo: Ora* 
tio in laudem B. M, V, qua Ro- 
vice loquitur, oc ss, D, N. Paulo 
V, P. M» de amplissima asde in 
basilica s. Marice Major,, summo 
artificio et ornata exacdificata grò- 
tulatur, Romae 161 3. Non deve ta- 
cersi che in questa cappella, per là 
festa deir Assunzione della b. Yei^gi- 
ne, prima si teneva la cappella pa- 
pale, come pub vedersi al num. 3i 
del § X deir articolo Cappelle pon- 
tificie, mentre a quello delle Cap- 
pelle Cardinalizie, e al numero i5 
del § IV, si descrive il vespero, che 
ivi si celebra dal capitolo con in- 
tervento de' Cardinali a* 5 agosto , 
festa della dedicazione della basilica, 
ed a quel § pur dicesi delle mera- 
viglie e de' gelsomini, che si fanno 
caders dalla volta in memoria della 
neve caduta in tal giorno in questo 
luogo. Talvolta il Papa interveniva 
anticamente alle litanie, che nella 
cappella si cantano nel sabbato, ed 
ora la visita per adorai*e il ss. Sacra- 
mento esposto decorosamente, quan- 
do si porta nella basilica, massime 
nel carnovale. 



CHI 

Giulio Rospigliosi fu canonico e 
vicario della basilica, ed allordiè 
esercitò la nunziatura in Ispagnc^ il 
re Filippo IV, che lo amava, asse- 
gnò a suo riguardo a detta basilica, 
la perpetua ed annua pensione di 
scudi quattromila, come si legge nel- 
rOldoino, rit, Pont. tom. IV, col. 
729. Quindi il capitolo, per grati- 
tudine fece fondere in bronzo dal 
cav. Lucenti la statua del re, e la 
pose nel vestibolo della sagrestia, e 
poi nel portico incontro alla scala, 
che conduce alla loggia della bene- 
dizione. Per le beneficenze da Fi- 
lippo IV £itte alla basilica, i suc- 
cessori vennero riguardati bene&t- 
tori, e quasi canonici . della medesi- 
ma. Ma questa pensione, che si ri- 
« cavava dalle mense vescovili di Cata- 
nia, e Mazzara in Sicilia, e si fruiva 
da vari canonici per regio brevetto, 
ebbe a cessare allorquando il regno 
delle due Sicilie nel secolo decorso 
fu diviso dalla monarchia Spagnuo- 
la. Divenuto il Rospigliosi, nel 1667, 
Sommo Pontefice col nome dì Cle- 
mente IX, per dare una prova del 
suo afiètto verso la basilica, volle no- 
bilitare di travertini il prospetto 
esterno della tribuna, servendosi del- 
l'architetto Carlo Rinaldi; ma col- 
pito nel 1669 dalla morte, il suo 
successore Clemente X, Altieri^ con- 
tinuò tal lavoro, e il compi nel 
1678, laonde in memoria di ciò, 
oltre l'iscrizione che sul prospetto 
si legge, sovrastata dallo stemma gen- 
tilizio, fu battuto il grosso senza an^ 
no, colFeffigie della b. Vergine col 
santo bambino, e l'epigrafe: dilexi 

DECOREM DOMVS TVJE, AvCVa dispOStO 

il virtuoso Clemente IX, che poi dal 
Vaticano il suo corpo fosse trasferi- 
to nella basilica libeiùana in piana 
terra 5 colla iscrizione: ClemenTis tx 
ciNEREs; ma Clemente X, in grati- 



CHI 

tudine di essere stato innalzato da 
lui al Cardinalato^ nella stessa basi- 
lica^ nel 1671, gli fece fòbbricare 
un sontuoso deposito con iscrizione, 
che riporta TOIdoino citato, alla 
col. 786, al destro lato della navata 
principale^ con disegno del Rinaldi. 
£ situato questo mausoleo incontro 
a quello di Nicolò IV, e n*è consi- 
mile neirarchitettura. La statua se- 
dente di Clemente IX è del Guidi. 
Ha essa ai lati quelle della Fede, 
e della Carità, però il di lui corpo 
tuttora riposa nel pavimento avanti 
Taltare patiiarcale. Aggiungiamo col 
Piazza , pag. 344 9 ^^ dovendo la 
mentovata iscrizione, dettata da Cle- 
mente IX al proprio segretario, por- 
si sul pavimento, si astenne dal no- 
minare in essa il nome della ss. 
Vergine, cui era sommamente divoto, 
perchè non fosse co' piedi calpestato, 
e invece si espresse: sub ejus pros- 
sidium ^ quce janua coeli est, etc. 
Inoltre Clemente X, a' lati della tri- 
buna, eresse due nobilissimi organi. 
Nel fine del pontificato di Gre- 
gorio XIII, e sul principio di quel- 
lo di Sisto V, furono tolti gli am- 
boni che vi erano rimasti. L'antico 
presbiterìo, l'altare della confessione, 
i due ciborii, il portico esterno vi 
rimasero sull'antica forma sino a 
Benedetto XIV, la divozione del 
qual magnanimo Papa verso l'im- 
magine della Madonna, innanzi alla 
quale recavasi ogni sabbato ad as- 
sistere al canto delle litanie, si estese 
nel concepire il disegno di rimoder- 
nare tutta ia basilica. Non venne pe- 
rò conisposto nelle sue grandiose in- 
tenzioni dagli architetti, dacché tra- 
scorsa era l'età del buon gusto. Il 
presbiterio, nel quale si vedono quat- 
tro bassorìlievi dell'antico taberna- 
colo dell'altare maggiore, fu abbas- 
sato e ridotto quasi al piano della 



CHI 125 

chiesa, perdendo così l'antica sua 
maestà. Fu ingrandito l'altare della 
confessione, e sovrappostovi un ricchi»^ 
Simo baldacchino non proporzionato 
alle colonne di poi^do, che il sosten- 
gono, per cui si ricorse all'insuffi- 
ciente ripiego di circondarle con 
fasci di palme di metallo dorato. 
Nel primo anno pertanto del suo 
pontificato. Benedetto XIV diede al 
capitolo ventimila scudi, e nel se- 
guente 1 74 1 j essendo demolito l'an- 
tico portico, a' 4 marzo, con solen- 
nità vi collocò la prima pietra da 
lui benedetta in un padiglione ivi 
eretto. CoU'opera dell'arcliitetto cav. 
Ferdinando Fuga, il quale si servi 
delle antiche colonne, lo edificò dop- 
pio a due ordini jonico, e corintio, 
•ed il fece pivi grandioso. I mosaici, 
ch'erano nella facciata, rappresen- 
tanti il miracolo della neve, muti- 
lati vennero per appoggiarvi la 
volta dello stesso portico, ma furo^ 
no trasportati al di dentro della 
loggia superiore, che il Pontefice fece 
fabbricare per dare (dopo la cap- 
pella dell'Assunta, che in questa ba- 
silica celebrano i Sommi Pontefici) 
la solenne apostolica benedizione. Al 
portico inferiore furono dati cinque 
aditi corrispondenti ad altrettante 
porte della basilica, compresa quella 
santa, che si apre e chiude nell'an- 
no santo. Tali porte sono tutte de- 
corate al di sopra di pregevoli bas- 
sorilievi. Alzò dai fondamenti quel 
Pontefice ed ingrandì gli edifizii 
esterni contigui, riducendoli a più 
regolar foima, e qui va notato, che 
uno, come dicemmo, era stato eretto 
da Paolo V, l'altro dal Cardinal 
Gio Francesco Negroni. Fece di più. 
la facciata ed ornoila di statue, fra 
le quali vi fu collocata quella del 
b. Cardinale Nicolò Albergati, già 
ai^dprete della basilica, il cui cui' 



laò 



CHI 



imroemorabìk fu approvato da Bo- 
nedetto XIV. Le parti intcrìoi^i fu- 
rono rinnovate sì nel mosaico della 
tribuna, e sì nel discoperto mirabile 
pavimento di mosaico della nave 
principale. Le navi laterali furono 
decorate in un agli altari, con pi- 
lastri e stucchi, e per seguir le regole 
della sinunetria, vennero tolte le 
magnifiche facciate di alcune cap- 
pelle, tra le quali la Sforza; ed il 
suddetto altare papale egualmente 
fu rinnovato, come Io furono il coro 
col suo altare, e il soffitto. Benedetto 
XIV solennemente consacrò questo 
altare a'3o settembre i75o, giorno 
dedicato al massimo dottore s. Gi- 
rolamo. Questo altare papale è iso- 
lato, e si è foi*mato di un'antica urna 
di porfido, sulla quale posa una 
larga mensa di marmo bianco e nero, 
sostenuta da quattro putti di bronzo 
dorato. Una tradizione dice, che 
Tuima servisse già di sepolcro ai fon- 
datori della basilica, al patrizio ro- 
mano Giovanni, e sua consorte. Che 
Giovanni sia sepolto nella basilica, 
lo attesta una lapide, la quale si 
legge nella sagrestia. 

A mantenimento poi di tanti ab- 
bellimenti, coli autorità della costi- 
tuzione Ad Romanum, data agli 1 1 
febbraio 174^, Bull. Magn, tom. 
XVI, p. 281, Benedetto XIV ob- 
bligò r amministi*azione della santa 
Casa di Loreto, a somministrare al- 
la basilica l'annua pensione di scudi 
cinquecento, da durare sinché i suoi 
successori non avessero diversamen- 
te provveduto. Nondimeno la santa 
Casa, per liberarsi da tal annua 
prestazione, cedette al capitolo tanti 
luoghi di monte, che davano l'an- 
nuo frutto di scudi cinquecento. 

A' giorni nostri lo zelo apostoli- 
co di Leone XII pel decoro dei 
sacri templi, e l'amore particolare 



CHI 

da lui nutrito per questa insigne 
basilica, di cui era stato arciprete, 
lo resero ad essa benemerito, pei 
riattamenti e dorature, che tì fece 
eseguire , massime nel soffitto, e pei 
restauri de' suoi importanti e pre- 
gevoli mosaici. Oltre di che avendo 
ridonata alla basilica la parrocchia, 
pel disposto della costituzione «Sil- 
ver urdversamy emanata il dì primo 
novembre i824> volle erigervi un 
magnifico ' fonte battesimale degno 
di lui , e della bellezza della diiesa. 
Trasportato altrove il coro che ser- 
viva nella stagione estiva, e che ei'a 
nella gran cappella contigua alla sa- 
gi^estia canonicale dedicata alla As- 
sunzione di Maria Vergine, ivi, sic- 
come luogo separato, eresse il bat- 
tisterìo. Esso è formato di una va- 
sta tazza circolare di porfido, come 

10 è la sua gi*an base decorata di 
festoni di metallo dorati, e sostenu- 
ti da teste di cherubini. Tutta la 
tazza ricuopresì di una gran lastra 
pur di metallo dorato messa ad in- 
tagli e rilievi, con analoghe iscrizio- 
ni, e coir immagine della ss. Ver- 
gine, che venerasi nella basilica. 
Nel mezzo v'ha una base di me- 
tallo su cui vi sono angeli, sorreg- 
genti un basso rilievo ove è effi- 
giata la ss. Trinità, e sulla cima la 
statua di s. Gio. Battista pur di 
metallo dorato, in atto di battezza- 
re. Il fonte è chiuso da una ringhie- 
ra, con balaustri di alabastro con 
quattro eleganti cancelli, da' quali 
si discende per tre gradini al (onte. 

11 tutto è rinchiuso poi da una can- 
cellata di ferro, che divide la cap- 
pella in due parti, mediante un ar- 
co sostenuto da magnifiche colonne 
di granito orientale. Una conduce 
alle sagrestie, l'altra al fonte. Ricca 
è poi la cappella di stucchi, basso- 
rilievi, pitture, e colonne di verde 



CHI 

antioo. L'architetto fu il caT. Vala- 
dìer, e l'autore delle opere metal- 
liche Giuseppe Spagna. Lo stesso 
Lesone XII volle benedirlo per la 
prima Tolta nella vigilia, di Pente- 
coste, battezzandovi poscia sei ebrei. 
Oltre tutte le cappelle enumerate, 
ed altre esistenti nelle navi minori 
di questa patriarcale, dee farsi spe- 
cial menzione della cappella del ss. 
Crocefisso, cosi chiamata per qu'^llo 
che ivi si venera, e che prima sta- 
va all'ingresso della chiesa. Questa 
cappella^ ridotta da Benedetto XIV, 
e situata nella nave destra, è vaga 
per le sue decorazioni, essendo or- 
nata da dieci colonne di porfido, 
e da pilastri eguali. Lateralmente 
vi sono due armadi, uno pieno di 
reliquie, l'altro colla sagra culla, 
la quale è racchiusa in una bella 
umetta di argento, con il s. Bam- 
bino al di sopra, sostituita in que- 
sto secolo dalla pietà di d. Maria 
Emmanuela, duchessa di Villa Her- 
mosa, all'antica donata già nell'an- 
no 1 606 da Margherita arciduches- 
sa d'Austria, moglie di Filippo IH 
re di Spagna. Nella notte di Natale 
questa culla si porta processional- 
mente per la chiesa suUe spalle di 
quattro canonici, e si espone nella 
cappella Sistina, e sull'altare pontifi- 
cio della tribuna. 

Per riguardo a' personaggi illustri 
sepolti in questa basilica, lunga ne 
sarebbe la descrizione . Ci limiteremo 
soltanto a far menzione, oltre tutti 
quelli di sopra mentovati, e senza 
ricordare le memorie sepolcrali del 
vestibolo della sagrestia, de' soli se» 
guenti: i.^ Girolamo Muziano, ce- 
lebre pittore morto nel iSgo. Tu- 
mulato esso venne presso la detta 
cappella del ss. Crocefisso, e sulla 
tomba gli fu posto il quadro di Laz- 
zaro risuscitato, che ora sta nella 



CHI 1^7 

sala Clementina del soffitto dorato 
al Vaticano. iJ* In fondo della nave 
sinistra vi é il deposito di monsignor 
Favoriti, canonico deUa basilica. 3.** 
In alto evvi il mausoleo del Cardi- 
nal Francesco di Toledo, il primo 
Cardinale gesuita, dìvotissimo della 
basilica così, che vi si recava dal Va- 
ticano a piedi , e così benemerito 
che le donò un calice d'oro, quattor- 
dici lampade d' argento ed altre pre- 
ziose suppellettili, oltre aver fondate 
diverse cappellanie. Nella basilica ev- 
vi ancora il deposito di monsignor 
Sergardi, gran letterato cognominato 
Settano. All'estremità poi dell'altra 
nave, il prelato Merlini ha il suo 
sepolcro. 

Questa sagra patriarcale basilica 
per le tante bellezze che in sé rac- 
chiude , presenta in ogni angolo co- 
se così pregevoli e per arte e per 
ricchezza , che dopo il tempio vatica^' 
no, il quale non ammette confiron- 
to con altro qualunque edificio an- 
tico e moderno, è senza questione 
la più bella di Roma. Ciò pure ri- 
levasi dalle tante descrizioni, che ab- 
biamo dagli antiquari, e dagli ai*» 
cheologi , tra' quali merita lode la 
dotta Dissertazione sulla basilica 
Liberiana 9 stampata in Roma nel 
1825^ e copfipilata da Nicola Ratti, 
e da lui dedicata a Leone XII. Da 
ultimo si è pubblicata in Roma, con 
bellissimi rami. La patriarcale ba- 
silica Liberiana^ descritta^ e illustra* 
ta da Agostino Valentini. 

Notizie sul capitolo ed arcipreti del' 
la basilica di s. Maria Mag' 
giore. 

Poco dopo l'erezione della basi- 
lica, vi fu posto un clero composto 
prima di chierici, e in seguito di 
canonici coll'arciprete, che, come di- 



128 CHI 

remo, divenne Cardinale sotto Eu- 
genio III. Indi, Terso Fanno 468, il 
Ponte6ce s. Simplicio sali' Esquilino, 
e presso questa basilica fondò la 
chiesa di s. Andrea, col titolo in 
Barbara, o Catabarbara, ove dipoi 
fu fabbricata la chiesa di s. Anto- 
nio abbate, ora in cura delie mo- 
nache camaldolesi. Nel pontificato di 
8. Gregorio li, ciccato l'anno 7i5, 
fu per suo ordine eretto, accanto 
la detta chiesa di s. Andrea, un mo- 
nistero pei monaci, a' quali si diede 
un oratorio nella basilica perchè in- 
sieme ai chierici medesimi T ufficias- 
sero di giorno e di notte. Continua-' 
rono essi nella direzione e piena am- 
ministrazione della basilica, come 
riporta il De Angelis, De archipres' 
hyterìs, vicarus, et canonicìs s. Ma' 
riae Majorìs pag. 28. Della qual 
promiscua uffiziatura, in uso in va- 
rie chiese, fa parola il Piazza, Ge^ 
rarchia Cardinalizia pag. 34o , ci- 
tando il Panvinio, De Sept. EccL 
in hac basilica. In progresso di tem- 
po cessarono i monaci d'intervenir- 
vi, e rìmase il solo capitolo al sei*- 
vizio della chiesa , accresciuto poi 
successivamente dalla pietà dei be- 
nefattori. Uno di questi fu il Car- 
dinal Pietro Colonna nel XIV se- 
colo, il quale assegnò pingui ren- 
dite al capitolo, per essere stato li- 
berato nel recarsi ad Avignone, da 
un imminente naufragio, dopo ave- 
re invocata la b. Vergine, che si 
venera nella basilica; ed in oltre 
a dò in morte volle essere sepolto 
nella chiesa, col seguente ingegnoso 
epitaffio : 

Petra Petrum tegit hoec animanufue 

fovet Petra ChristuSy 
Sic salvum retinet utraque Petra 

Petrum, 



CHI 

DegU altrì benefattori della basi- 
lica, e del capitolo, tratta il De An- 
gelis nel libro IV; De orione be^ 
nefidatorumy cappdlanorum^ eie,, e 
nel libro VII, De donatiombus ex 
Summis Pontificibus, imperatoribus, 
regibus et caeteris mobiÙuniy atque 
ùnmobiUum, derivads. Il citato Piaz- 
za a pag. 344 riporta il nome di 
alcuni istitutori di prebende benefi- 
cicu4e. Da ultimo Benedetto XIV, 
non contento degU abbellimenti fòtti 
alla basihca, ne accrebbe il suo de- 
1*0, dando l'uso della cappa bigia e 
lo stallo in coro a quei cappellani 
ch'erano cantori, ed istituendo in 
vece loro la cappella de' musici , 
onde il clero divenne più che mai 
numeroso. Indi Leone XII diede al 
medesimo capitolo l' abbazia de' ss. 
Andrea e Gregorìo al monte Celio, 
cioè le tre cappelle annesse a detta 
chiesa, prima goduta da un Cardi- 
nale in commenda. Ed il regnante 
Pontefice, col contenuto del breve 
apostolico Coelestis Regina, Maxima 
Firginum Maria, Datum Romae 
apiid s, Mariam Majorem, XVmen- 
sis augusti anno MDCCCXXXV III, 
confermò alla basilica, ed al capito- 
lo le concessioni tutte accordate dai 
sommi Pontefici, dichiarando che at 
la medesima, ed al suo clero comu- 
nicati sieno tutti i dirìtti, privilegi, 
grazie ed onori, di cui godono, e 
goder potranno le altre patriarcali 
basiUche di Roma, come se le cose 
anzidette fossero state concesse alla 
stessa basilica Liberiana. 

Attualmente questo illustre capir 
tolo, da cui in ogni tempo uscirono 
uomini chiari per santità, dottrina e 
dignità ecclesiastiche, si compone del 
Cardinal arciprete, d' un prelato vi- 
cario, di sedici canonici, divisi in 
tre ordini, di preti, diaconi, e sud- 
diaconi, di dieciotto beneficiati (uno 



CHI 

de' quali è il dicano curato ) pure 
divisi nei detti tre ordini; di dodi- 
ci chiei*ici beneficiati, divisi in sud- 
diaconi, ed accoliti; di sedici cap- 
pellani beneficiati di vane istituzio- 
ni, e di ventun altrì cappellani pa- 
rimenti di diverse istituzioni, ed i 
quali hanno posto dopo i benefiziati. 
I canonici nel!' inverno usano cappa 
di saja paonazza, con fodere di pelli 
di armellini bianche, con rocchetto, 
e nelle altre stagioni cotta e roc- 
chetto. Gli altri nell'inverno usano 
cappe di saja paonazza con fodere 
di pelli bigie con i*occhetto senza 
maniche, e nelle altre stagioni la 
sola cotta. Il sigillo e lo stemma 
del capitolo portano la seguente 
iscrizione, sovrastata dal triregno e 
dalle chiavi pontificie : sacrosangta 

PATRIABCHALIS BASILICA SAtfCTJB BfARLE 

BfAJORis. F. Antonio Marìa Santa- 
relli, Memorie notabili deUa hasiU» 
ca di s, Marìa Madore, e di al- 
cuni suoi canonici nd pontificati di 
Clemente FUI, Leone XI, Paolo 
V^ e Gregorio XV, Roma 1647. 

Il Cardinal arciprete, come di- 
cemmo all'articolo ARaPRETi delle 
chiese e basiliche di Roma, godeva 
prìma ampia fecoltà di giudicare 
tutte le cause civili e criminali, ci- 
tra poenàni songuims , et corporis 
ajfflictivam, privativamente, rispetto 
a tutto il clero, offiziali, e ministri 
della basilica, e abitanti nel patriar- 
chio liberiano ; ma tali Scolta e pri- 
vilegi rimasero sospesi per la bolla 
d' InnocenziP XII. I canonicati , e i 
beneficii affetti sono conferiti dal 
Papa, e gli altri per turno, due 
settimane dal Cai*dinal arciprete, ^d 
una settimana dai canoùici. 

Ecco r elenco de' Cardinali arci- 
preti della basilica 5 secondo il De 
Angelis,Gardella,e Novaes. Le biogra^- 
fiq. loro riportansi a'rìspettivi articoli. 
VOI. xir« 



CHI 129 

Matteo, prete Cardinale, creato 
da Eugenio III, nel 11 5o, divenne 
arciprete nel 11 53. 

Paolino Scolari, romano, educa- 
to presso la basilica, canonico della 
medesima, fatto nel 1 1 66 arciprete, 
Cardinale da Alessandro III nel 
1 1 79, e creato Papa col nome di 
Clemente III nel 11 87, benefattore 
insigne della basilica. 

Rolando, Cardinale di Lucio III, 
arciprete nel 119 1« 

Pietro Sassi d'Anagni, Cardinale 
d' Innocenzo III, vicario di Roma ^ 
arciprete nel 1 2 1 2, morto nel 121 8^ 

Cencio SavelU, romano, educato 
presso la basilica, canonico della me* 
desima, Cardinale di Celestino III ^ 
ed arciprete, nel 12 16, divenne Pa- 
pa Onorio III. 

Romano Bonaventura, romano || 
reputato l'oracolo di Roma, di cui 
fu vicario, promosso al Cardinalato 
da Innocenzo III, e quindi da lui 
&tto arciprete; morto nel 1280. 

A storre ^ Cardinale, arciprete nel 
1 244. 

Pietro Capocci, romano, Cardi-^ 
naie d' Innocenzo IV, ardprete, ce^ 
lebratissimo personaggio, il quale 
presso l'antica chiesa di s. Andrea 
in Catabarbara edificò la chiesa di 
s* Antonio coli' ospitale^ e morì nel 
1259. 

Ottùbono PiescU, genovese. Car- 
dinale e nipote d' Innocenzo IV, ar-^- 
ciprete, e poi nel 1217 6 Pontefice 
Adriano Y* 

Giacomo Colónna^ roiiiiàno> Car^ 
dinaie di Nicolò III, indi arciprete^ 
Fu prìvato nel 1SS98 da Boni&cio 
YIII di tutte le dignità, le quali 
in un all' arcipretato gli furono re- 
stituite nel i3o5 da Clemente Y; 
morì nel i3i8 e lasciò erede d^ 
suoi beni la basilica. 

Francesco Napoleone Orsini^ 

9 



i3o CHI 

mano, Cardinale di Bonifado Vili, 
che in vece del precedente lo fece 
arciprete di s. Maria Maggiore. 

Pietro Colonna^ romano, nipote 
del Cardinal Giacomo, fetto arcipre- 
te nel i325 da Giovanni XXII, 
gi*an benefìittoi*e della basilica, mor- 
to in Avignone nel 1826, donde 
fu trasferito il di lui corpo nella 
basilica. 

Pietro Roger, francese, nipote di 
Clemente VI, che nel i348, lo fe- 
ce Cardinale, poscia divenne arci- 
prete, e nel 1870 Pontefice col no- 
me di Gregorio XI , glorioso per 
aver restituito a Roma la pontificia 
residenza. 

Marino del Giudice^ di Amalfi, 
Cardinale di Urbano VI nel i38i, 
arciprete della basilica, morto nel 
i385. Il De Angelis in vece ripor- 
ta un Marino Vulcani fatto Cardi- 
nale nel i38i ; ma egli fu del ti- 
tolo di s. Maria Nuova, e morì nel 
1390. 

Stefano Palocci Nornumno^ pa- 
trizio romano, canonico della basi- 
lica, e vicario di Roma. Fu &tto 
arciprete nel 1890 da Bonifacio IX, 
e Cardinale da Urbano VI sino dal 
i38i ; morì nel 1398. 

Enrico Minutolo, napolitano. Car- 
dinale di Bonifacio IX, ai*ciprete 
della basilica, morto nel i4i2. 

Rinaldo Brancaccio napolitano, 
Cardinale di Urbano VI, arciprete, 
morto nel 1427* . 

Francesco Landi^ veneto. Cardi* 
naie di Giovanni XXIII, arciprete, 
mòrto nell'anno i4^7* 

Giovanni La-Roche-Taislcy detto 
Rupescissay francese, Cardinale di 
Mai'tino V, arciprete, morto nel 
1437. 

Giovanni Vitelli Fitelleschij oriun- 
do di Foligno, nato in Corneto, 
Cardinale di Eugenio IV del i437> 



CHI 

arciprete per volere dello stesso Pa-< 
pa, morto nel 1489, o i44o* 

Anlomo Casini^ sanese, Qurdinale 
di Martino V, fatto arciprete da 
Eugenio IV, morto nel 1439. 

B. Nicolò AWergatìy certosino bo- 
lognese, Cardinale di Martino V» 
&tto nel 1439 da Eugenio IV ar- 
ciprete, morto santamente in Siena 
nel 1443* 

Guglielmo d'Estouteville, di Nor- 
mandia, detto di Rohany Cardinale 
di Eugenio IV, che nel i44^ lo 
fece arciprete Liberiano. Sostenne 
tal dignità sino alla sua morte av« 
venuta nel i483, dopo aver splen* 
didamente beneficato la basilica, ed 
essere stato decano del sagro Col- 
legio. 

Roderico LenzuoU Borgia^ spa^ 
gnuolo^ nipote di Calisto III, che il 
creò Cardinale, e per morte óA 
precedente, Sisto IV lo dichiarò ar- 
ciprete. Quindi fu creato Papa ne} 
1492 col nome di Alessandro VI. 

Giambattista SavelU^ romano, Cai^- 
dinale di Sisto IV, arciprete, moi*- 
to nel 1494 '^ Castel Gandolfo, 
ov' erasi ritirato, bendié Alessandro 
VI gli avesse conferito tal dignità. 

Giambattista Orsini, ix)miino, Cai'- 
dinale di Sisto IV, fatto arciprete 
nel 1494 ^^ Alessandro VI, cessò 
di vivere nel 1 5o3, dopo aver aper- 
to e chiuso la poi^ santa nell'animo 
santo del giubileo i5oo. 

Giuliano Cesarinij romano, Car- 
dinale di Alessandro VI, che il pro- 
mosse a questo ardpretato. Finì di 
vivere nel i5io. 

Pier Luigi Borgia^ spagnnolo. 
Cardinale di Àlessandix) VI, fatto 
arciprete da Giulio II, e morì nel 
i5i I. 

Pietro Tsualles, dì Messina, crea- 
to Cardinale prete di s. Ciriaco da 
Alessandro VI, e da GiuUo II no- 



CHI 

minato aixìprete, morto in settem- 
bre i5ii. 

Leonardo Grosso della Rovere, 
nipote di Sisto IV, creato dal suo 
parente Giulio II, Cardinale de' ss. 
XII Apostoli, e dal medesimo Iktto 
arciprete. Terminò di vivere nell'an- 
no l520. 

Andrea della Valle^ romano, Car^ 
dinaie di Leone X, che inoltre di- 
chiarollo arciprete, terminando la 
sua carrìera mortale nel i534) do- 
po avere aperto e chiuso la porta 
santa della basilica nell'anno santo 
i525. 

Paolo Endlio Cesi, romano. Car- 
dinale di Leone X, fatto da Paolo 
III arciprete, moito nel iSSy. 

Alessandro Farnese, romano, ni- 
pote di Paolo III, che lo promosse 
al Cardinalato e a questa arcipre- 
tura, dalla quale nel i543 lo pas- 
sò a quella dell'altra basilica Vati- 
cana. Morì nel iSSg decano del sa- 
gro Collegio. 

Guido Ascanio Sforza, romano, 
nipote di Paolo III, che il decorò 
della sagra porpora, e nel i543 il 
fece arciprete Liberiano. Venne rap- 
presentato nella sua assenza dà Ro- 
ma dal Cardinal Giambattista Ci- 
cala, e mori nel i564, dopo avere 
nell'anno santo i55o aperto e chiù- 
so la porta santa, e dopo aver ce- 
duto al capitolo di s. Maria Mag- 
giore in perpetuo la prebenda, che 
come arciprete, godeva sulla chiesa 
di s. Pudenziana. 

S, Carlo Borromeo, milanese, ni- 
pote di Pio IV, che lo annoverò ài 
sagro Collegio , e nel 1 564 , il di- 
chiarò arciprete, dignità cui rinun- 
ziò nel 1572, morendo poi santa- 
uaente nel i535. Essendo seguita 
la rinunzia ai 19 novembre a ca- 
gione della residenza che doveva 
faìre a Milano come suo arcivesco- 



CHI ,3r 

vo, gliene scrisse condoglianze il ca- 
pitolo, cui il Caixlinale rispose ai 7 
gennaio 1573, con amorevole let- 
tera riportata dal Piazza. 

Alessandro Sforza ^ romano, ni- 
pote di Paolo III, Cardinale di Pio 
IV, fatto ai*ciprete da Gregorio XIII 
nel 1572. Teiininò di vivei'e nel 
i58i, dopo avere* aperto e chiuso 
la porta santa nell'anno santo iS'jS. 

Filippo Boncompagno, bolognese, 
nipote di Gregorio XIII, che pri- 
ma il fece Cardinale, e poi arci- 
prete nel i58f, morto nel i586. . 

Decio Azzolini, di Fermo, Car- 
dinale di Sisto V, il quale pura lo 
nominò a questa cospicua aixàpre* 
tura, che lasciò colla vita nel 1587. 

Domenico PinelU, genovese. Car- 
dinale di Sisto V, e per lui arci- 
prete della basilica, nella quale apiì 
e chiuse la porta santa nel 1600, 
morendo decano del sagro Collegio 
nel 1 6 1 1 , dopo essere stato bene« 
merito della basilica. Restaurò in 
essa la confessione, fece dipingere 
tutta la volta della tribuna, ove si 
veggono i di lui stemmi, tra i mo- 
saici di Nicolò IV e l'arco trion&le 
di Sisto III, e tutti i quadri tra le 
finestre della nave principale. Sic- 
come dei trentotto quadri di mo- 
saico, che sono neUe pareti della 
detta nave, undici erano misera- 
mente periti, alcuni in parte, altii 
dei tutto, il Cardinale fece suppli- 
re con altrettante pitture, imitanti 
il mosaico. 

Michelangelo Tonti , di Rimini , 
Cardinale di Paolo V, che nell'anno 
161 1 lo pose arciprete in questa 
patriarcale, e morì in Roma nel 
1622. 

Giangarda Millini, romano. Car- 
dinale di Paolo V, e da lui fatto 
vicario di Roma, nominato da Gre- 
gorio XV, arciprete, morì nel i^**" 



3a 



CHI 



dopo avei*e aperta e chiusa la por- 
ta santa nell'anno santo 1625. 

Antonio Barherìni, fiorentino, ni- 
pote di Urbano Vili, che lo fece 
Cardinale, e arciprete della basilica. 
Nella sua assenza da Roma, il di lui 
nipote Cardinal Carlo fece le veci 
di arciprete. Mori nel 1671. 

Francesco Maidalchini, di Viter- 
bo, nipote di d. Olimpia, cognata 
d' Innocenzo X. Questo Pontefice 
lo esaltò alla porpora nel 1647, 
indi nell'assenza del Cardinal Bar- 
berini lo dichiarò legato a laterc 
per aprire e chiudere la porta san- 
ti^ deUa stessa patriarcale neiranno 
santo i65o, della quale poi diyen- 
ne arciprete, e cessò di vivere nel 
1700. 

Jacopo Rospigliosi^ di Pistoja, fiit- 
to Cardinale nel 1667, dallo zio 
Clemente IX, e poi arciprete. Aprì 
e chiuse la porta santa nel 1675, 
e mori nel i684* 

Felice Rospigliosi^ di Pistoja, ni- 
pote di Clemente IX. Per morte del 
precedente suo fì*atello, Innocenzo 

XI lo fece arciprete, e morì nel 
1688. 

Filippo Tonunaso Howard ingle- 
se, religioso domenicano, Cardinale 
di Clemente X, arciprete della ba- 
silica, morto nel 1694. 

Benedetto Pamphily romano, pro- 
nipote d'Innocenzo X, Cardinale di 
Innocenzo XI, fatto da Innocenzo 

XII arciprete liberiano, e poi di s. 
Gio. in Laterano ove, neir anno 
santo del 1700, aprì e chiuse la 
porta santa. Terminò i suoi giorni 
nel 1780. 

Jacopo Antonio Morigia, milane- 
se, religioso barnabita. Cardinale 
d' Innocenzo XII , e poi arciprete. 
Nel 1700 per Tanno santo apri e 
chiuse la porta santa liberiana, e 
morì nel 1708. 



CHI 

Pietro Ottoboni, veneziano, nipote, 
di Alessandro Vili, che il creò Car-. 
dinaie, poi divenne arciprete di s. 
Maria Msiggiore, donde paissò alla 
lateranense, dopo avere nel 1735 
aperto e chiuso la porta santa libe- 
riana per volere di Benedetto XIII. 
Morì decano del sagro Collegio nel 
1740. 

Ludovico Pico, dei duchi della 
Mirandola, Cardinale di Clemente 
XI, poi arciprete della baàlica, 
morto nel i743* 

Girolamo Colonna^ romano. Car- 
dinale di Benedetto XIY, il quale 
lo fece arciprete, e nell'anno santo 
del giubileo i75o, T incaricò, di 
aprire e chiudere la porta santa. 
Morì nel 1763. 

Marc* Antonio Colonna^ romano, 
Cardinale di Qemente XIII, che 
inoltre lo fece arciprete. Divenne 
vicario di Roma, nell'anno santo 
1775, apri e chiuse questa porta 
santa, e morì nel 1793. 

Andrea Corsini, fiorentino, pro- 
nipote di Clemente XII, Cardinale 
di Gemente XIII, fatto da Pio VI 
e divenuto arciprete per morte del 
precedente , fu anche vicario di Ro- 
ma, e mori nel 1795. 

Gianfrancesco Albani^ romano , 
pronipote di Clemente XI, Cardinale 
di Benedetto XIY, ed ai*ciprete per 
Pio VI, morto decano del sagro 
Collegio nel 180 3. 

Antonio Despuig-y^DametOj spa- 
gnuolo. Cardinale di Pio VII, che 
per morte del precedente lo fece 
arciprete della basilica, quindi cessò 
di vivere nel 181 3 in Lucca. 

Gio. Filippo Galkrati Scotti, mi- 
lanese. Cardinale di Pio VII, nel 
18 14 dichiarato arciprete liberiano, 
mori presso Orvieto nel 181 9. 

Anton Maria Doria - Pamphily, 
genovese, Cardinale di Pio VI, pri-*. 



CHI 

mo diacono di s. Romana Chiesa, 
fiitto nel 1819 da Pio Vllarciprete, 
moiì ai 3i gennaio 182 1. 

AmdbaU della Gengaj di Spoleto, 
Cardinale di Pio VII, vicario di 
Rdma, fatto arciprete per morte del 
precedente, divenne a' a 8 settembre 
i8a3. Sommo Pontefice Leone XII, 
che fu bene&ttore della basilica. 

Benedetto Naro Patrizi, romano, 
Cardinale di Pio VII, da Leone 
XII fu promosso all'ardpretura do- 
po la sua assunzione al pontificato. 
Per autorizzazione dello stesso Pon- 
tefice nell'anno santo dell'universale 
giubileo 1825, apri e chiuse la porta 
santa della medesima basilica, e poi 
morì nel 1882 a' 6 ottobre. 

Carlo Odescalchi, romano. Car- 
dinale di Pio VII, fòtto dal i*egnante 
Pontefice Gregorio XVI, vicario di 
Roma, ed arcipi^te successore del 
precedente. Egli con general ammi- 
razione, nel concistoro dei 3o no- 
vembre iS38, virtuosamente rinun- 
ziò la sagra porpora, e tutte le 
ecclesiastiche dignità, per entrain 
nella veneranda compagnia di Gesù, 
ove santamente non ha guari morì. 

Giuseppe Antonio Sala^ romano, 
già canonico della basilica. Cardi- 
nale di Gregorio XVI, e da lui 
fatto arciprete successore del prece- 
dente, morto nel i83g ai 23 giu- 
gno, dopo aver beneficato la sua 
basilica. Allorché fu canonico, per 
l'altare papale donò sei candellieri, 
con croce e controlumi di metallo 
dorato, eseguiti lodevolmente nell'of* 
ficina degli Spagna. 

Luigi del Drago y romano, già 
canonico della patriarcale, e suddia-. 
cono della cappella pontificia, fatto 
Cardinale dal Papa regnante, e per. 
morte del Cardinal Sala, arciprete 
della basilica, cui con zelo in tal 
dignità presiede. 



CHI 



33 



Funzioni principali, che si cdebra" 
vano nella basilica liberiana di 
santa Maria Madore, e nota di 
^udle, che hanno luogo oggidì, 

A voler fìu* menzione delle prin- 
cipali funzioni, che si celebrarono, 
e tuttora celebransi in questa sagro- 
santa basilica, come la chiamò Ni- 
colò V, ci limiteremo solo a' seguenti 
cenni. 

Primieramente della celebre pro- 
cessione, che si eseguì nella vigilia 
della festa dell'Assunzione della b. 
Vergine, dal Laterano a questa chiesa 
colla ss. immagine del Salvatore, e 
colla messa ivi pontificata dal Papa, 
si tratta al volume IX pag. 83 del 
Dizionario. Anzi nel medesimo vo- 
lume, e a pag. 1 00 e seguenti, dicesi 
del vespeix) pontificale, mattutino e 
messa, che i Sommi Pontefici cele- 
bravano nella vigilia, e notte del 
natale, e della messa pontificata pur 
da loro nella solennità della seguente 
mattina, come da ultimo praticò 
Leone XII. Nel medesimo volume, 
a pag. IO*, e seguenti si descrive 
l'altro pontificale che il Papa cele- 
brava in questa basilica, preceduto, 
e seguito da solenne cavalcata, non 
che il solenne convito che avea luo- 
go nell' architriclinio. Tanta fu la 
venerazione per questa basilica, sino 
dalla più rimota antichità, che quan- 
do Pietro patriarca di Costantinopo- 
li, fautore de' monoteliti, mandò la 
sua epistola sinodica, giusta il co- 
stume, al Pontefice s. Eugenio I, 
creato nel 654» il clero, ed il po- 
polo di Roma, temendo con ragio- 
ne del malvagio contenuto della 
medesima, compresi da religioso ze- 
lo, non permisero al Papa di cele* 
brare in s. Maria Maggiore, prima 
ch'egli promettesse solennemente 
non nceverla, ne di approvarla. 



i34 CHI 

Nella stessa mattina di Pasqua 
di risurrezione, solevano i Ponte- 
fici vestirsi pontificalmente nella cap- 
pella di s. Lorenzo di Sancta Sari' 
ctoruniy sino alla dalmatica; poi a- 
privano l'immagine del ss. Salva- 
tore, le baciavano i piedi, cantando 
ti^ volte con voce sonora, Surreocit 
Domìnus de sepulcro Allduja; cui 
rispondevano gli astanti : Qui prò 
nobis pependit in ligno y AUeluja, 
Poscia il Papa tornava alla sua se- 
dia ivi preparata, a dare la pace 
all'arcidiacono, e al secondo diaco- 
no dicendo : Surrexit Domìnus vere, 
ed essi rispondevano: Et apparuit 
Simoni; quindi davano la pace agli 
altri secondo l'ordine. Allora il Pa- 
pa prendeva la pianeta bianca, il 
pallio e la mitra, e scendendo dal 
patriarchio lateranense, in cavalca- 
ta , processionalmente con tutti i 
gradi del clero, si recava a questa 
basilica, per celebrai'vi solennemen- 
te la messa. 

A questa basilica dal Laterano 
molti Pontefici portarono l'imma- 
gine del ss. Salvatore ne' gravi bi- 
sogni j come fece Stefano III. Da 
essa altri si partirono processional- 
mente per qualche disastro, sicco- 
me praticò s. Leone IV, quando un 
drago faceva strage in Roma, e in 
questa basilica altri si recarono a 
rendere solenni azioni di grazie, pei 
benefizi ricevuti, come praticò In- 
nocenzo XI, per la liberazione di 
Vienna assediata dai tm-chi. Nel tem- 
po delle stazioni, i Papi andavano 
a celebrarvi i divini uffizi ; e nel 
mercoledì delle quattro tempora del- 
l' avvento, dalla basilica di s. Pietro 
in Vincoli, dove facevasi la colletta, 
il sovrano Pontefice veniva nella ba- 
silica il) processione, e vi cantava 
la messa, nominando quelli, che vo- 
leva ordinare nel sabbato, con que- 



CHI 

ste parole: Auxiliante Dea, éi Star 
vatore Nostto Jesu Christo, elegunus 
hunc diaconum in presbyterum : d 
quis habet aliquid contra eum, prò 
Dea cum fiducia exeat et dicat: c«- 
rumtamen memor sii conditìonis sua. 
In questa basilica, e nei mercolecfi 
della tempora costumavano i Papi e- 
ziandio di pubblicamente promulgare 
i Cardinali di S. R. C, non die i 
preti, e i diaconi, cui divisaTano 
creare. 

Ha pure luogo nel primo giorno 
delle rogazioni, l'adunai^sì del clero 
romano nella chiesa di 8. Adriano 
per la processione, che si porta nelk 
basilica, ove apresi l' immagine della 
santissima Vergine. La stazione con 
indulgenza plenaria tuttora vi ri- 
corre ne' seguenti giorni : nella * se- 
conda domenica di quaresima , nel 
mercoledì santo, nella domemca di 
Pasqua di risuiTezlone , nel primo 
giorno delle rogazioni, nel mercO' 
ledi delle tempora estive, nel mer- 
coledì delle tempora autunnali, nel- 
la prima domenica dell'avvento, nel 
mercoledì delle tempora invernali, 
ai 24 ^ ^^ dicembre, vigilia e festa 
della natività di G. C, ai 27 per la 
festa di s. Gio. Evangelista, ai 24 f^ 
braio per la festa di s. Mattia apo- 
stolo, e ai 3o settembre per quella 
del dottore s. Girolamo. Nella detta 
notte e giorno di Natale con solen- 
ne pompa vi si celebra il santo mi- 
stero, ed a beneplacito de'Pa{n vi 
suole essere cappella papale. A' i5 
agosto vi si solennizza l'assunzione 
della ss. Vergine in cielo, celebran- 
do il Cardinal arciprete , coli' assi- 
stenza del Pon^tefice, de' Cardinali , 
e di tutti quelli che hanno luogo 
in cappella, e dando poi il Papa 
dalla gran loggia del prospetto ester- 
no, l'apostolica benedizione con in- 
dulgenza plenaria, secondo l'istilu* 



CHI 

zìone di Benedetto XIV. Questo 
Pontefice agli 8 dicembre avea pre- 
scritto ancora, che in questa basilica 
6i dovesse cdebrai^e la cappella pa- 
pale per r immacolata Concezione, 
che ora celebrasi nel palazzo apo- 
stolico. I secondi vesperi solenni, cui 
assistono - i Cardinali , invitati dal 
Cardinal arciprete, sono nel giorno 
di Pasqua , a'5 agosto nella cappella 
Borghesiana , ai 1 5 agosto, e ai a 5 
dicembi'e. Anticamente nella quinta 
domenica di quaresima celebraTasi 
in questa basilica la cappella Pa-^ 
pale, come si legge nell^ bolla £- 
gregiaj emanata da Sisto V. 

Faremo ora menzione della so- 
lenne coronazione della b. Vergine, 
e del s. Bambino^ che yenerasi nella 
detta cappella Borghesiana, fótta dal 
Papa regnante Gregorio XVI in 
rendimento di grazie, pel micidial 
morbo del Gholera, che tanto af- 
flisse Roma, lo stato Pontificio, e 
gran parte del mondo. E primiera- 
mente ad invocare il potentissimo 
suo patrocinio, nel punto in cui 
stava per isooppiare in Roma la pe- 
stilenza, il Pontefice ai 6 agosto 
1837 con processione del clero re- 
golare e secolare fece ti*asportare 
la miracolosa immagine nella chie- 
sa del Gesh, seguendo egli stesso 
la processione col sagro Collegio. 
Con altra simile processione fu tras- 
ferita la santa immagine in s. Ma- 
ria in Vallicella, e quindi nella ba- 
silica vaticana, facendosi poi altret- 
tanto nel riportarla alla sua basilica. 
Ovunque fu esposta, immenso fu 
il concorso del popolo a venerarla, 
e il Papa si recò a celebrarvi la 
messa , e a dispensarvi la ss. Euca- 
ristia. E nella vigilia, e festa del- 
l'Assunzione, spontanea, universale, 
e indescrivibile fu T illuminazione , 
che ogni ceto di persone fece in 



CHI i35 

onore della regina del cielo, e che 
si ripetè collo stesso religioso entu- 
siasmo, nel seguente anno nelle 
menzionate sere. 

Nel detto anno, e nella mattina dei 
14 agosto, prima della cappella pa- 
pale, essendo stata esposta splendi- 
damente la veneranda immagine sul- 
laltare pontificio, ed ivi preceden- 
temente dal Papa, da' Cardinali , e 
dai vescovi essendosi celebrato un 
trìduo, il prelodato Gregorio XVI, 
coi consueti riti, solennemente co- 
ronò con corona d'oro ornata di 
gemme l'immagine di Maria ss., e 
quella del suo divin Figliuolo, per 
la liberazione del morbo colerico , 
che mediante il suo patrocinio in 
Roma fu meno violento che altrove. 

Ne deve tacersi, che la corona 
di gemme di che Clemente VII! 
avea coronata altra volta, come di* 
cemmo, la medesima immagine^ e 
quelle eziandio che le imposero al- 
tri Pontefici, vennero insieme col 
resto involate nelle calamitose no- 
tissime vicende degli ultimi tempi. 
A perpetua memoria , il medesimo 
Gregorio XVI emanò un apposito 
breve, Ss. Domini Nostri Gregorii 
divina prosndentia Papce XVI9 LiU 
teruB apostolicce . quibus beneficia ^ a 
Deipara Virgine in urbeni Romam 
tempore cholericce pestilentiae collata 
enumerantur^ solemnis ccerimorda in 
basilica liberiana habita ad ima^ 
nem Mariar Sanctce corona donan- 
dam commemoratureic, Romae 1 838. 
p^, Bitus a Summo Ponùfice Gre- 
gorio XVI servandus in coronationé 
imaginis b, Marios Firginisy in ba- 
silica liberiana^ in festo Assumptìo- 
nis (jusdem B. M. K Anno Do- 
mini MDCCCXXXriII, e il Dia- 
rio di Roma, numero 79 di detto 
anno, che descrive tal sagra fun- 
zione. 



ise CHI 

S, Maria ad Marlyrcs^ detta la Ro- 
tonda, ^ famoso Panteon, col- 
Idiota con diaconia Cardinalizia, 
nel rione Pigna. 

Questo superbo» e sontuoso tem- 
pio, il più insigne e il più bel mo- 
numento superstite dell'antichità ro- 
mana, è riguardato per la sua archi- 
.tettm*a un capo d' opera, sì per l 'in- 
tegrale sua conservazione, sì per la 
^lidità sua, per Y eleganza delle sue 
forme, per la sveltezza, e la rego- 
larità delle sue proporzioni, per cui 
giustamente ottenne mai sempre 
r ammirazione universale. Tempio, 
che dalla sterminatrice mano dei 
tempi fi della nordica barbarie fu 
rispettato, perchè in ceito modo fos- 
se monumento ^ì posteri della pri- 
sca grandezza di Roma. A seoon^ 
da dell'iscrizione, che si legge sulla 
faccia esterna del suo portico, cioè 
nel fregio sottoposto al timpano, esso 
lu eletto da Marco Agrippa genera 
di Augusto nel terzo suo consolato, 
pirca venticinque, o ventisette anni 
avanti la nascita di Gesti Cristo, 
sebbene alcuni dicano soli ti^ anni 
prima di essa, e altri sostengano 
quattordici anni dopo. Ricusata da 
Augusto la dedica, che Agrìppa glie- 
.ne volte va fare, questi dedicollo in- 
vece a Marte, e a Giove Ultore, in 
memoria della vittoria ottenuta da 
Augusto contro Marc' Antonio e Cleo- 
patra. Lp dedicò per altro anche a 
Cibele madre di tutti gli dei, per- 
chè tutti in quiesto tempio avevano 
la propria statua, chi di bronzo, 
diì di argento, chi di oro, e chi di 
pietre preziose. Per questo il tem- 
pio fu chiamato con voce greca Pan^ 
iheon, che significa unione degli dei. 
Dipoi fii restaurato dagl'imperatori 
Adriano, Antonino, Settimio Severo, 
e Antonino Caracalla, avvegnaché 



CUI 

sotto Trajano era stato arso e pei^ 
cosso dal fulmine, e sotto Comodo 
avea soggiaciuto ad un incendio, che 
pure si vuole avvenuto neirimpero 
idi Tito. 

Pretesero alcuni archeologi, non 
essere esso stato un tempio, ma un 
vestibolo o gran sala delle terme, 
che il medesimo A grippa vi . avea 
edificato d'appresso. Altri dissero, 
che A grippa soltanto aggiunse il 
politico, e che la cella o mole ro- 
tonda preesistesse , e fosse eretta da 
altri. Per sette gradini si ascendeva 
al medesimo poilico, il che Io ren- 
deva ancor più maestoso; ma es- 
sendone coperti cinque dalla strada, 
ne rimangono due soli, dai quali si 
ascende al pronao del tempio. Il 
portico viene sostenuto da sedici 
stopende colonne d'un sol pezzo, di 
granito orientale, e di ordine corìn- 
tio: otto sono di fironte, e sosten- 
gono il cornicione, su cui eravi un 
bassorilievo di bronzo, il quale rap- 
presentava Giove in atto di 'fulmi- 
nare i giganti, e le altre otto sosten- 
gono la profondità del portico. Tut* 
te hanno basi, e capitelli di marmo 
bianco. Le travi del soffitto prima 
erano copeite di grosse liscie di 
bronzo, che levate furono da Ur- 
bano Vili per &re il baldacchino e 
le colonne per l'altare papale della 
basìlica vaticana, nonché alcuni can- 
noni pel Castel s. Angelo. Anche 
la cupola ed il portico erano co- 
perti di tegole di bronzo dorate, 
ma nel 663 furono tolte da Costan- 
zo II, per pollarle a Costantinopoli. 
Le pareti delle due grandi nicchie 
laterali all'ingresso del tempio,, co- 
me anche quelle da un pilastro al- 
l'altro, erano rivestite di lastre di 
marmo. In una delle nicchie eravi 
la statua di Augusto, e nell'altra 
quella di Agi^ippa. Nel mezzo del 



CUI 

portico è la gran porta di bronzo, 
che vuoisi sia Tantica, ma l'estau- 
rata in epoche diverse, per la quale 
si entra nel tempio. L'interno è 
sorprendente per la sua maestà e 
bellezza, e per essere di figura cir- 
colare, prese tutto Tedifizio il no» 
me di Rotonda. KiceTe esso il lu- 
me da una sola apertura circolai*e, 
che è nella sommità della volta del- 
la cupola. La cupola supei*a di li*e 
palmi in circonferenza quella vati- 
cana, la quale però è alta piii di 
palmi trenta. La tribuna ddlaltai^ 
maggiore è formata da un emiciclo 
incavato nella grossezza del muro, 
e il suo grande arco, eguale a quel- 
lo della poita d'ingresso, è soste- 
nuto da due grosse colonne di giallo 
antico. 

Sei sono le cappelle all'intorno 
del tempio, pure incavate nella gros- 
sezza del muro, tre per parte. Cia- 
scuna ha due pilastri, e due colon- 
ne isolate corintie scanalate di un 
solo pezzo di marmo. Otto sono di 
paonazzetto, e quattro di giallo an- 
tico, con basi e capitelli di marmo 
bianco. Tanto queste colonne, che 
i suddetti quattro pilastri sostengo- 
no un maestoso cornicione di mar- 
mo bianco, il quale gira air intomo, 
sopra di cui evvi una specie di at- 
tico con quattordici finestre, che ora 
sono murate, e che prima davano 
lume agli sfondi delle sei cappelle. 
Sull'attico medesimo posa la gran 
volta. Vuoisi, che ti'a le finestix vi 
fossero cariatidi di bronzo, lavorate 
da Diogene d'Atene. Perite però 
negl' incendii, gl'imperatori Setti- 
niio, e Caracalla vi sostituirono i 
pilastri di marmo, i quali ancora 
furono tolti. La detta volta è de- 
corata da cinque ordini di casset- 
toni riquadrati, che sembra essere 
prima stati coperti di lastre d'ar- 



CHI ì3j 

gento, e di bronzo dorato. L'inva- 
sione de' barbari, e l' ignoranza dei 
tempi distrusseix) tali oi*namenti, che 
furono solo ristaurati nell'intonaco 
da vari Pontefici. Tra una e l'al- 
tra delle dette cappelle vi sono ad- 
dossati al muro, che segna la cii"- 
conferenza intema, otto altri altari, 
adomi di due colonne corintie, sos- 
tenenti i loro frontespizii. Quattro 
di questi altari hanno le colonne 
di giallo antico. I muri sino al cor- 
nicione sono tutti copeiti di vari 
marmi, come lo è il pavimento. Nel 
mezzo della tribuna ergevasi la sta- 
tua colossale di Giove Ultore, cui 
era principalmente dedicato il tem- 
pio; nelle edicole però, e nei sei 
aitai*], vuoisi che fossero i simula- 
cri, e le statue delle altre divinità. 
Anticamente l'edificio era isolato 
air intomo, e solo dalla parte po- 
steriore si univa alle terme dallo 
stesso Agrippa costrutte. Aveva in- 
nanzi una vasta platea, e l'edificio 
sorgeva sopra un basamento qua- 
drato sul quale ve n' era un altiK) 
circolare, come può vedersi all'ester- 
nò a destra, ove é discoperta una 
parte di queste costruzioni. L'edifi- 
cio al di fuori è composto di costru- 
zione di terra cotta o mattoni, detta 
a cortina, ed è a tre ordini d'archi 
solidissimi insieme uniti e sovrap- 
posti. Dal Cancellieri si racconta nel- 
le sue opere, che quando nell'anno 
i536 Carlo V ascese sulla cupola 
del Pantheon, nell' affacciarsi alloo- 
chio, o cerchio dell'apertura interna, 
Crescenzio cav. l'omano, per vendi- 
car Roma, che nel 1527 fii fatta 
saccheggiare da quell' imperatore, 
s' intese tentato di gettarlo da quel- 
r apertura; ma che avendo poi ciò 
raccontato al genitore, questi gli 
disse : Figliuolo^ queste cose si fanno ^ 
e non si dicono. 



i38 CHI 

Questo celebratìssimo Pantheoa 
deve la sua conservazione prima a 
Costantino, che non permise si di- 
struggesse, poi all'imperatore Ono- 
rio, il qusde vietò la demolizione 
degli antichi edifici, e principal- 
mente alla religione per essere stato, 
come andiamo a narrare, dedicato 
al culto del vero Dio. I romani 
Pontefici gareggiarono in proteggei^ 
la sua intera conservazione. 

Primieramente il Papa s. Bonifa- 
do IV, a purgare quest'edifizio dalla 
superstizione deiridolatria, lo impe- 
trò, ed ottenne dall' imperatore Fo- 
ca, e verso Tanno 610, a'i3 mag- 
gio, lo consacrò solennemente ad 
onore di Dio, alla Vergine beatissi- 
ma, e a tutti i santi martiri, dap- 
poiché ivi, e sotto l'altare maggiore 
pose ventotto carri de' corpi loro, 
estratti dai tanti cimiteri di Roma. 
Per ciò il tempio prese la denomi- 
nazione di s. Maria ad Martyres. 
Quindi nell'anno 685 s. Benedetto 
II vi fece alcuni miglioramenti, s. 
Gregorio III, eletto nel 781, lo 
riparò, e lo ricopri di piombo; nel 
pontificato di s. Vitaliano, sebbe- 
ne nella sua venuta a Roma l'im- 
peratore Costanzo II offrisse gran 
doni alle basiliche, pure tolse dalla 
città diversi ornamenti, fra i quali le 
menzionate tegole della cupola, e del 
portico di questo tempio. S. Grego- 
rio I V, neir 834 , in questa chiesa ove 
Bonifacio IV avea per Roma istituita 
la festa di tutti i Santi pei 1 3 
maggio, fece promulgare quella festa 
per tutto l'occidente con ottava, da 
essere celebrata nel primo di novem- 
bre. Egli dilatò la celebrazione di 
quella festa, perchè a cagione della 
rarità del beneficio spirituale del- 
l' indulgenza plenaria concessa da 
Bonifacio IV ai i3 maggio, era sì 
glande il concordo in Roma per 



CHI 

lucrarla, che talvolta mancarono i 
necessarì viveri. Lo stesso Gr^orìo 
IV dedicò ancora la chiesa a tutti 
i lanti , e si sa inoltre che grinia ^ 
della dedicazione di questa chiesa, 
nel di primo di maggio celdMavad 
la festa di tutti gli apostoli. 

Al suddetto Bonifacio IV vuoisi 
far rimontare l'origine del capitold 
di questa collegiata, che è la prima 
di Roma, si perchè gode l' onorevole 
qualifica di basilica e sì perdbi 
anticamente dicevasi archipresbùera' 
to. Tal dignità sussiste ancora, e 
l'arciprete di questa chiesa é il pri- 
mo degli otto canonici di eòi for- 
masi il capitolo. E prima che Leo** 
ne XII, cioè nel 18249 riducesse 
le pannocchie allo stato attuale, e^ 
esercitava le fìmzi'oni di parroco, 
essendovi quivi unita la cara d'ani- 
me. I canonicati, qualora non sieno 
affetti alla santa Sede, sono di no- 
mina del Cardinal diacono, che per 
solito è il primo di tal ordine. La 
forma veramente di collegiata, o la 
ripristinazione, devesi al Pontefice 
Onorio III, del I a 16. I c&uionici 
non godono di speciali insegne co- 
rali, e qualora si determinassero ad 
implorare quelle della cappa e del 
rocchetto, il capitolo prenderebbe la 
precedenza alle due minori baàliche 
di s. Maria in Gosmedin, e di A0- 
gina CoeUj ed in ordine incederebbe 
dopo quelle di s. Maria in Traste- 
vere, e di s. Lorenzo in Damaso. 

Sì vuole, che Papa Benedetto 
VIII, fiorito nel loia, dichiarasse 
questa chiesa titolo Cardinalizio; ma 
né il Piazza nella sua Gerarchia y 
e trattato dc^ tìtoli CardinaUziy né il 
Panciroli ne' Tesori nascosti di Ro- 
ma, Émno di ciò menzione. Certo 
è, che Benedetto XIII, nel conci- 
storo de' 23 luglio dell'anno santo 
1725, Tei^esse in diaconia Cardina- 



CHI 

IJzia, e la conferì pel primo al Car- 
dinal Nicolò del Giudice napolita- 
no, che da suo maggiordomo Tavea 
aggregato al sagro Collegio agli 1 1 
del precedente giugno. 

Tornando all'edifizio di questa 
chiesa diremo, che anche Adriano 
I, del 772, TI operò alcuni ristau- 
ri, e senza nominai*e altri Pontefici 
che lo imitarono, ricorderemo, che 
essendo stato elevato alla cattedra 
apostolica, nel 11 53, Anastasio lY 
romano, yì edificò dappresso un pa- 
lazzo pontificio, come narra il Pa- 
pebrodiio in Propylaeo , par. 2 , 
pag. 23, num. 2, e come aferma- 
no altri autori. Poscia nel medesimo 
secolo, e nei seguenti XIII, e XIV, a 
cagione de' tempi e degli avvenimen- 
ti, per cui le dizioni talvolta vi si 
fortificarono, V edifizio soffri alquan- 
ti danni. Il poitico era rimasto pri- 
TO di tutto il lato orientale, la ter- 
ra lo ingombrava sino a tale altez- 
za, che nel tempio si scendeva per 
alcuni scalini, e persino alcune £d)i- 
tazioni, ed alcune botteghe erano 
state costituite fi*a le colonne. Ma 
avendo Martino V ridonato colla sua 
elezione la pace all'Italia, e a Ko- 
ma, nel recarsi a Boma nel 1420, 
ristorò il tetto di questa basilica, 
che grandemente ne abbisognava, 
ed Eugenio IV ^ che gli successe 
liei i43i> ne sgombrò interamente 
il portico, e fece rìpulire le colon- 
ne, Imparando eziandio la cupola. Ne 
fu pure benemeiito Nicolò V, mas- 
sime per la copertura di piombo, 
cui rifece al tetto. Dipoi Pio IV, 
del 1559, restaurò le porte di bron- 
zo, ma Sisto V dal portico trasportò 
alla grandiosa fontana da lui eretta 
sulla piazza di Termini i due gi*an 
leoni egizi con iscrizioni in gerogli- 
fici di bellissimo basalto, i quali non 
ha. guarì vennero con saggia dispo- 



CHI 139 

sizione dal Papa regnante tolti dal 
fonte, e portati nel museo egiziano^ 
che ha formato in Vaticano. 

Urbano Vili, in compenso delle fo- 
dere delle travi e chiodi di bronzo, i 
quali ebbe levati, come sopra dicem-* 
mo , fece erìgere i due campanili la* 
tei'ali, e riparò le colonne. Quindi, 
verso il 1666, Alessandro VII fece 
sgombrare le rovine, che eransi de- 
positate nella piazza, abbassò la 
piazza medesima, tolse l'incomodo 
di scendere alcune scale per entrar- 
vi, scuoprendo del tutto il portico, e 
le sue colonne, le basi quasi sepol^ 
te, e risaixsendo due colonne con 
quelle, da lui rìnvenute nei dintor- 
ni. Nell'interno fece ripulire i mar^ 
mi, ed operovvi divei*si abbellimen^ 
ti. In appresso Clemente XI rìfèce 
la fontana, che sulla piazza era stata 
eretta da Gi*egorìo XIII, e la de- 
corò di un obelisco egiziano: rin- 
chiuse il portico con cancelli di fer- 
ro, rìstaurò l'altare maggiore, che 
prima era situato piti in avan|i, ed 
era formato a tempio soiTetto da 
quattro colonne di porfido , non che 
i suoi ornati, ma trasportò al museo 
vaticano le colonne di porfido, per 
cui prìvo di quegli ornamenti il pre^^ 
sente altare è inferiore all' antico. Be- 
nedetto XIV non solo operò diverse 
rìparazioni in questa basilica, ma 
per la diligente sua conservazione, 
col disposto della costituzione Ad 
Summi de' 18 febbraio 1757, Bull, 
Maga, tom. XIX, p. 271, ordinò 
ai maggiordomi Pontificii prò tempo* 
rCj che a spese del palazzo aposto- 
lico accorresseix) a farvi gli oppor- 
tuni risarcimenti. Da ultimo, e nel 
pontificato di Pio VII, siccome nel- 
le piccole nicchie ovali delle cappelle 
erano collocati i ritratti In busti di 
marmo de' prìncipali artisti, i quali e- 
rauo quivi sepolti, o avevano avuto 



i4d chi 

r onorificenza di esservi collocati a 
memoria del lora sapere, a cura del 
celebre Canova Del 1820 furono quei 
ritratti trasportati nella protomoteca 
in Campidoglio. L'attuai generoso 
e zelante del culto divino Cardinal 
Agostino Rivarola di Genova, primo 
dell'ordine de' diaconi, che ne gode 
la diaconia, forni a dovizia di og- 
getti sacri questo tempio, e non ha 
guari il volle fregiato nell'abside di 
un sontuoso e magnifico coro di 
noce di cui mancava, per uso del 
rispettabile capitolo, con disegno del 
eh. cav. Luigi Poletti architetto. Di 
questo coro, quel bello ingegno del- 
l' ab. Domenico Zanelli anemone- 
se, non ha guari ci diede l'inte- 
ressante descinzione, nel riputato 
giornale letterano VAìhuniy de' 16 

ottobre. 1 84 1* 

Lungo sarebbe il far menzione 
di tutti gli uomini grandi in que- 
sto tempio sepolti. Piuttosto solo ci 
limiteremo a dire che Ra&ello di 
Urbino, &moso dipintore, che cessò 
di vivere nel fiore di sua età a' 6 
aprìle i520, avendo ordinato che si 
ristaurasse una delie sue edicole, e 
scegliendola per sepoltura sua, volle 
che sull'altare fosse collocata una 
statua delia b. Vergine, scolpita da 
Lorenzo Lotti, mentre al lato destro 
fu posto il seguente distico del Car- 
dinal Bembo : 

lUe hic est Raphael^ tìmidi quo 
sospite sdruci 
Rerum m^gna parens^ et mo* 
riente mori. 

Giovanni Bellori lo tradusse in ita- 
liano così: 

Questi è (fuel Raffael cui vivo 
vitita 



CHI 

Esser credea natura, e morto 
estìnta. 

La congregazione de' Virtuosi qui- 
vi eretta da un canonico (per cui 
i canonici sempre ne &nno parte, 
come si può vedere all'articolo Aio- 
GADEMiE ), bramosa di ricercare le ce- 
neri di tal sommo artista, a nserito 
principalmente del cav. Giuseppe 
Fabris suo reggente perpetuo, ai 
i4 settembre i833, le rinvenne 
sotto l'arco, che sorregge la detta 
statua della b. Vergine, e tolta la 
cassa di legno, furono le ossa col- 
locate in un'urna marmorea. Oltre 
di tal pia ed artistica congregazio- 
ne, in questa chiesa fu eretta una 
confiraternita per onorare il ss. Sa- 
cramento , congregazione che fu ap- 
provata da Gregorio XIII nel 1578. 
ì^. Piazza Opere pie di Roma^ pag. 
540, Del ss. Sagramento aUa Ri- 
tonda. 

La saa*a immagine della b. Ver- 
gine, che qui si venera all'altare 
maggiore, ove la collocò Clemente 
XI, perchè prima stava in altro al- 
tare, fu trasportata da Gerusalemme 
in Roma, e si crede dipinta da san 
Luca. Quivi pure si conservò per 
molto tempo il volto santo {f^edi), 
che nel pontificato di Giovanni VII 
fu trasferito in Roma. Si esponeva 
sull'altare principale nel dì della 
dedicazione della chiesa, e nelle pe- 
ricolose circostanze della città; fu 
collocato in custodia in varie chie- 
se, e per molto tempo in quella di 
s. Spirito, dalla quale Gregorio XII 
la fece porre in Castel s. Angelo, 
allorché Roma venne invasa da La- 
dislao. Nel i4io però fu riposto 
per sempre nella basihca vaticana. 
In questa chiesa del Pantheon con- 
servasi ancoia la cassa ove stette 
il volto sauto racchiuso con tredici 



CHI 

serrature > le cui chiavi stavano 
presso altrettanti caporioni. 

Questa chiesa venne chiamata dai 
Pontefici Cappella papale, per le 
funzioni che i Sommi Pontefici si 
portavano a celebrarvi^ massime nel" 
la domenica avanti la Pentecoste 
in cui celebravano la stazione, e la 
messa, e vi pronunziavano un'ome- 
lia sulla discesa dello Spirito Santo 
nel cenacolo. Frattanto dal foro 
della cupola si gettavano delle rose, 
in memoria di che in tal giorno si 
dispensano di que'fiori ai canonici 
in coro. Ed è perciò che nell'Ordi- 
ne XI del canonico Benedetto, scrìt- 
to avanti il 114^9 si legge: Domi-' 
idea de Rosa stado ad s, Mariani 
Rotundam, ubi Pondfex debet cane" 
re missam, et in praedicatione dice" 
re de adventu Spiritus Sancd, quia 
de altitudine tempii mittuntur rosae 
in Jigura ejusdem Spiritus Sancti. 

Apprendiamo poi dal diarista Ya- 
lesio la ragione per cui i fedeli 
nell'anni versano dei defimti accen- 
dono gran quantità di lumi in que- 
sta chiesa. Sino al 1701, era vi 
r uso in sufGragio e ad onore de' mor- 
ti, d'illuminare i due cornicioni in- 
temi in tutta la loro rotondità, il 
che durava sino a due ore di not- 
te; ma essendo accaduto qualche 
sconcerto. Clemente XI ordinò, che 
non si facesse più la illuminazione, 
e che la chiesa si chiudesse alle ore 
ventiquattro. Anticamente eravi la 
stazione nel venerdì di Pasqua, la 
quale dura ancora, celebrandosi la 
festa della sua dedicazione a' 1 3 
maggio. Il p. Pietro Lazzeri gesuita 
nel 1749 pubblicò in Roma la dis- 
sertazione: Della consagrazione del 
Pantheon fatta da Bonifacio IV, 
discorso aUa Santità di N. S. Pa- 
pa Benedetto XIV. Nel di primo 
novembre, festa d'Ognissanti, ogni 



CHI ,4, 

anno il magistrato romano, fa a 
questa chiesa l' oblazione d'un calice 
di argento, con torcie di cera. 

S. Mabia sopra Minerva^ titolo Car- 
dinatizióy con parrocchia in cura 
de' religiosi domenicani, nel rione 
Pigna, 

Questo tempio viene chiamato so- 
pra Minerva per essere stato edifi- 
cato presso quello che Pompeo Ma- 
gno, dopo trent'anni di guerre e 
vittorie, eresse alla dea Minerva , 
nelle vicinanze delle terme di A grip- 
pa, e del tempio del Buon evento • 
11 gran Pontefice s. Zaccaria del 
74 1 9 dopo aver purgati i luoghi 
adiacenti dalle gentilesche pro&nità, 
diede la chiesa, che nel quinto se- 
colo era stata fòbbricata in onore 
di Maria santissima, alle monache 
greche basiliane, le quali da Co-. 
stantinopoli, e dal monistero chia«« 
mato di sant' Anastasia , si porta- 
rono a Roma con molte insigni 
reliquie, e col corpo di s. Gregorio 
Nazianzeno, fuggendo la persecuzio- 
ne dell' imperatore Costantino V. 
Nell'anno 1198, Celestino III con 
sua bolla ricevè sotto la sua prote- 
zione il monistero di Campo Marzo, 
che le monache avevano pur fon- 
dato, confermando loro eziandio il 
possesso della chiesa della Minerva, 
cui ebbero sino al 1275. Il Panci- 
roli, Tesori nascosti p. 527, dice, 
che allorquando le monadie passa- 
rono a Campo Marzo, ove ancora 
stanno osservando la regola di s. 
Benedetto, si riservarono il dominio 
della chiesa, e vendettero ad un 
gentiluomo romano il contiguo mo- 
nistero da loro abitato. Non si co- 
nosce poi il motivo per cui un tem- 
po la nazione fiorentina sia divenu<^ 
ta proprietaria della chiesa, nelli 



i4^ CHI 

quale cominciò a rifare il pavimen- 
to nella navata di s. Girolamo, ed 
ebbe molti sepolcrì» ove furono tu- 
mulati parecchi fiorentini. 

Certo è che le monache abban- 
donarono la chiesa, perchè minac- 
ciava rovina, non nel pontificato di 
Gregorio XI e nell'anno 1370, co- 
me vogliono alcuni, ma sibbene in 
quello dei b. Gregorio X, e nel 
1275. Né pure è vero (ad onta che 
ancor noi lo dicemmo altrove ) che 
il popolo romano la concedesse ai re- 
ligiosi domenicani (FccB), desiderosi 
di un luogo centrale nella città, per 
meglio impiegai*si alla salute delle 
anime, poiché riuscivano di grave 
loro incomodo la chiesa e il conven- 
to di s. Sabina ad essi assegnato 
sul monte Aventiiio da Onorio III ; 
il qual convento inoltre non era ab- 
bastanza comodo pel numero de' re- 
ligiosi. Dalle memorie dell'archivio 
di questa chiesa risulta, che real- 
mente Gregorìo X nel 127$, con 
bolla data in s. Sabina, approvò la 
permuta sanzionata dal suo vicario 
Aldobrandino Cavalcanti domenica* 
no, vescovo d' Oi'vieto, tra le mona- 
che e i religiosi domenicani, di al- 
cuni terreni da quelle ceduti a que- 
sti per vari orti e case presso la 
diiesa: e che nel seguente anno 
1276 Giovanni XXI tutto approvò 
con bolla, insieme alla parrocchia. 
I domenicani pertanto subito si ac- 
cìnsero a rifabbricare la chiesa ed 
il convento che fu terminato nel 
1279, e che poi venne ampliato 
per mezzo delle pie largizioni di 
varie fòmiglie romane, e personag- 
gi distinti. Nicolò III, con bolla dei 
24 gennaio 1280, ingiunse ai se- 
natori di Roma, che ciascuno do- 
vesse contiùbuii^e una certa somma 
di danaro, affinché fosse compita 
questa chiesa con celerità, stante la . 



CHI 

povertà de' religiosi domenicani. Pa- 
re in diversi tempi la chiesa e il 
convento furono ampliati, restaurati, 
ed abbelliti. Ristaurò il convento e 
ingrandillo prima il Papa Clemente 
VII, e poi il Cardinal Antonio Bar- 
berini; la facciata estema (ove si 
veggono varie lapidi, che rìoordaiiD 
fin dove ariivò l'acqua nelle ^ii 
celebri inondazioni del Tevere) fii 
fatta da Francesco Orsini, e la por- 
ta prìncipale dal Cardinal Capranì- 
ca; la nave di mezzo, e il nobile 
chiostro dal Cardinal Turrecremata 
domenicano ; le due navi laterali, e 
quella della crociera da altri baie* 
fattori. Il gi*and'aixx) sopra T altare 
si attribuisce ai Caetani. La grande 
tribuna, minacciando rovina, fu rie- 
dificata dai signori di Palombara» 
con architettura di Carlo Mademo, 
che vi aggiunse il coro a spese dei 
Savelli; mentre il Cardinal Scipio- 
ne Cafiarelli Borghese, fece &re ì 
due celebri organi. Vari furono gii 
architetti di questa chiesa, ridotta 
in diversi tempi nel modo che ora 
si vede. Essa però é forse • V unica 
chiesa di Roma, nelle cui propor- 
zioni, e prindpalmente nelle volte, 
siensi mantenute le forme dell'anti- 
ca architettura italiana, sebbene mol- 
to partecipi della gotica. Semplici 
però, e senza ornato di sorte alcuna 
sono le sue forme. Ciò non pertan- 
to piacciono alla vista, la sua mae- 
stosa semplicità, le sue tre navi, e 
i suoi monumenti d' arte , che la 
costituiscono una delie più cospicue 
di Roma, come per le sue memorie 
ecclesiastiche é una delle più vene- 
rande, e delle diligentemente uffiziate. 
Tutte le sue numei*ose cappelle 
sono pregevoli per marmi, per istuo- 
chi, dorature, e pitture. Noi ci li- 
miteremo a far menzione delle prin- 
cipali. Nella prima cappella a de- 



CHI 

sti*a, Benedetto XIII fece erìgere il 
fonte battesimale, giacché é antica 
parrocchia amministrata da un re- 
ligioso domenicano. La cappella della 
ss. Annunziata fu architettata dal 
Maderno> e fu dipinta da Cesare 
Nebbia; ed il quadro dell'Annun- 
ziata in fondo d'oro, è lavoro del 
b. Angelico da Fiesole domenicano. 
Altra mano però yi dipinse il Tur- 
recremata istitutore dell' arci confra- 
ternita della ss. Annunziata (F^edi), 
per dotare le povere zitelle roma- 
ne. Magnifica, e ricca di statue e 
di depositi è la cappella Aldobran- 
dini, ove riposano le ceneri degl'il- 
lustii genitori, ed i parenti di Cle- 
mente VII!, che la eresse, per cui 
t' ha ivi il suo busto. Nella crocie- 
ra la cappella dei Caraffa, pure de- 
dicata alla ss. Annunziata , è una 
delle più stimabili per le pitture, 
perché il quadro a compartimenti 
neir altare é dipinto da Filippo Lip- 
pi, che vi rappresentò la b. Vergi- 
ne, s. Tommaso d' Aquino, e il Car- 
dinal Oliviero Caraffa fondatore del- 
la cappella. Vi sono in essa altri 
stupendi dipinti del Lippì, e di Raf- 
faellino del Garbo. Segue la cappel- 
la degli Altieri, rinnovata da Cle- 
mente X con disegno dell'erudito 
Cardinal Massimo. Accanto ewi quel- 
la del Aosario, sotto il cui altare 
liposa il corpo di s. Caterina da 
Siena domenicana. A' lati dell'altare 
principale a destra vi é la statua 
del Salvatore in piedi del Bonar- 
roti, a sinistra un gruppo rappre- 
sentante in marmo la ss. Vergine, 
col suo divin Figlio, e il santo pre- 
cursore, opera di Francesco Sicilia- 
no. L'altra i»ppella della crociera 
dedicata a s. Domenico, è ricca so- 
pra tutte di marmi. 

Molti poi sono i depositi d' illustri 
personaggi^ che quivi furono sepolti. 



CHI i43 

Nel coro pertanto sorgono V uno 
contro l'altro quelli di Leone X, 
e di Clemente VII, Medici^ archi- 
tettura, e scultura di Baccio Ban- 
dinelli; però la statua di Leone X 
é dì Rafiaele da Montelupo, e quella 
dì Clemente VII é di -Gio. di Bac- 
cio Bigio. Clemente VII prima di 
morire lasciò una somma di danaro 
da impiegarsi nel suo sepolcro, e in 
quello del cugino Leone X. Perciò 
gli esecutori testamentarii K edifi« 
careno entrambi in questa chiesa, 
acquistando a tal uopo alcune case 
contigue, per ingrandire la volta 
del coro, e a' 6 giugno iS^2 vi 
furono trasportati dal Vaticano i 
corpi di ambedue. Nella cappella 
Caraffii san Pio V fece erigere un 
magnifico deposito a Paolo IV, Co- 
rqffa, facendone la statua Pirro Lì- 
gorio, mentre gli abiti pontificali 
co' marmi coloriti , e con istudiato 
artificio, fui*ono fatti da Giacomo, 
e Tommaso Casignola. Le mortali 
spoglie di quel Pontefice, dal Vati- 
cano fui*ono quivi trasferite a' a ot- 
tobre i566. 

Avendo poi Urbano VII, Casta* 
gna, lasciato la sua eredità all'arà- 
confi^ateraita della ss. Annunziata, 
allorché morì nel 1590, quel soda- 
lizio in riconoscenza, nella sua cap- 
pella summentovata, gli fabbricò un 
marmoreo monumento, sul quale è 
scolpita la sua statua; le ceneri poi 
vi furono portate dal Vaticano a' 2 a 
settembre 1606. Finalmente Bene- 
detto XIII, già dell'Ordine de'pre- 
dicatori, morto nel 1780, fu sepolto 
nella basilica vaticana, da dove, secon- 
do la di lui disposizione, i suoi 
oorreligiosi a' a 2 febbraio 1738, ne 
trasferirono il corpo in questa chie- 
sa , in un deposito di stucco, donde 
Io collocarono a' 2 febbraio 1 768 
in quello di marmo eretto nella 



i44 CHI 

cappella di s. Domenico dall' archi- 
tetto Marchionni. La statua di lui 
fu scolpita da Pietro Bracci. 

A voler far pura memoria de'prìn- 
cìpali depositi quivi esistenti, oltre 
i suindicati, meritano ricordanza, 
per Tarte, e per la qualità de' de- 
funti, quelli del cavalier Pucci, del 
Cardinal Tibaldi, del Cardinal La- 
tino Frangipani Oi*sini, del Torna- 
buoni, di monsignor Fabretti, di 
Paolo Manuzio, della Raggi, del- 
l' Ubaldini , di monsignor Durando 
celebre liturgico, del Cardinal Pi- 
mentel, del Cardinal Bembo, del 
Cardinal Bonelli nipote di s. Pio Y, 
dei Rustici, del Cardinal d'Aquino, 
del Cardinal de Yio detto il Gae- 
tano domenicano, del Cardinal So- 
maglia, del Cardinal Bertazzoli, e 
per non dire d'altri, del b. Angelico' 
da Fiesole del medesimo Ordine, cele- 
bratissimo dipintore, di cui disse 
Michelangelo in ammirare le sacre 
sue pitture : io credo che i/uesto 
frate vada in delo a considerare- 
quei beati volti j e poi li venga a 
dipingere quaggiù fra noi. I versi 
metrici, che leggonsi nel suo depo- 
sito, si attribuiscono a Nicolò Y, 
che tanto lo amò e stimò. 

Nel chiostro poi, decorato delle 
pitture a fresco del Yalesio, del 
Nappi, del Lelli, del Paglia, e di 
altri, che vi rappresentarono le sto- 
rie del Redentore, della b. Yergine, 
di 8. Domenico, e di s. Tommaso 
d'Aquino, vi sono ancora i depositi 
dei Caixlinali Ferrici, lavoro del 
XY secolo, e Agnensi beneventano 
o napolitano, morto nel i^Si. 

Passando a dire dei pregi eccle- 
siastici di questa chiesa, in essa 
furono istituite quattro confraternite, 
cioè del ss. Rosario, dell'Annunziata, 
per opera del mentovato Cardinale 
Turrecremata ; del ss. Sacramento, 



CHI 

istituita da fr. Tommaso SteDa do- 
menicano; e del ss. Salvatore, inco- 
minciata da fr. Yincenzo da Paie- 
strina domenicano, nel i$glS. La 
recita del rosario in due cori ebbe 
principio ne' chiostri di questo con- 
vento, nell'anno 1600, tre volte la 
settimana, per opera di Girolamo 
Saverio generale de' domenicani, e 
poi &tto Cardinale da Paolo V; 
indi 8* introdusse di recitarlo in 
chiesa a vicenda dagli uomini, e 
dalle donne, colla spi^aaone dal 
pulpito de' mbterì riguardanti la 
vita di Gesù Cristo, pel zelo del p. 
Timoteo Ricci, f^. Rosabio, al qoal 
articolo si tratta- della solenne proces- 
sione, che si celebra in questa diiesa 
nella prima domenica di ottobre, 
ed Arciconfratemita del ss. Rosario. 
Per riguardo .all' ardconfi^tendta 
della ss. Annunziata, oltre l' artico- 
lo, si vegga il volume YIII dd 
Dizionario a p. 149» dove si parla 
della cappella papale, che per la 
sua festa si tiene in questa chiesa, 
e della grandiosa cavalcata colla 
quale prima vi si recavano i Pon- 
tefici. Per conto dell'arciconfratemita 
del ss. Sacramento, che fri la prima 
a fondarsi in Roma, e per cui gode 
il privilegio di frire la processione 
nel dì seguente alla festa del Corpus 
Domini, è a vedersi l'articolo del 
nostro Dizionario, nel Yol. II, pag. 
3o5. Al medesimo volume, e a pag. 
309, si parla dell'altro sodalizio del 
ss. Salvatore. £ da farsi menzione 
di altra confraternita fondata in que* 
sta chiesa, cioè quella del santissimo 
Nome di Dio, alla quale appar- 
tenne s. Ignazio, istituita per togliere 
l'enorme peccato della bestemmia, 
e degli spergiuri. Da ciò provenne, 
che in questa chiesa più volte fri- 
rono bruciati libri contenenti eresie, 
ed ivi si ricevettero le abjure solennii 



CHI 

degli eretici. Delle cappelle Cardina- 
lizie, che quivi annualmente hanno 
luogo per la festa di s. Tommaso 
d'Aquino, pei' quella di s. Pietro 
martire, per l'esequie anniversarie 
di Paolo IV, e per quelle di un 
Cardinale appartenente alla congre- 
gazione del s. OfSzio, si legga l'ar- 
ticolo Cappelle Cardinalizie. 

Il sommo Pontefice Paolo IV, 
nel iSSjy elevò la chiesa di s. Ma- 
ria sopra Minerva al grado di titolo 
presbiterale Cardinalizio, e pel pri- 
mo lo conferì a £r. Michele Ghislieri 
domenicano, il quale, divenuto nel 
i566 Papa col nome di Pio V, 
creò Cardinale il suo nipote fr. Mi- 
chele Bonelli domenicano, gli diede 
questa chiesa per titolo, ma gli vietò 
di lasciar l'abito religioso, e di usare 
il cappello rosso. Molti titolari fu- 
rono benefattori di questa chiesa, e 
nella suaccennata cappella papale 
della ss. Annunziata, incombe ad 
essi cantare la messa. Oltre a ciò 
nel venerdì della settimana di pa- 
squa, vi si celebra la stazione, e ai 
4 agosto la festa di s. Domenico. 

Nel contiguo grandioso convento, 
die venne dì molto aca^esduto nel 
generalato dal p. KJoche fi^ancese, 
la menzionata congregazione Cardi- 
nalizia dei s. Offizio, nei mercoledì 
tiene le sue ordinarie congregazioni. 
In esso risiede il p. generale dei 
domenicani, e il p. segretario della 
congregazione dell'Indice, ch'è sem- 
pre un domenicano. Nel medesimo 
convento vi è la celebratìssima bi- 
blioteca Casanatense ( Fedi)^ intor- 
no alla quale, oltre quanto dicem- 
mo a quell'articolo, non riuscirà dis- 
caro di sapere quanto segue. Gio. 
Battista Castellani, che alcuni chia- 
mano Gio. Malia delle Carcai^e nel 
Genovesato, archiatro di Papa Gre- 
gorio XV, fu il primo istitutore del- 

VOL. XIL 



CHI 145 

la biblioteca, lasciando per l'erezio** 
ne della medesima dodicimila scudi 
d'oro, e parecchie mighaia di vo<> 
lumi. Il di lui testamento porta la 
data dei 6 luglio i655, e l'istitu- 
zione fu i&tta a favore dei religiosi 
domenicani, come custodi della me- 
desima biblioteca. Stabiliva egU col 
testamento un bibliotecario, e due 
conversi, per la direzione ed assi- 
stenza della biblioteca, dello stessa 
Ordine. Egli è sepolto nella mede- 
sima tomba, e colio stesso abito dei 
domenicani, nella contigua chiesa « 
In s^uito la biblioteca prese il no- 
me di Casanatense dal Cardinal 
Giacomo Casanata, morto nel 1700, 
il quale l'aumentò di copiosi, e ra- 
ri volumi, di ricca rendita, per ac- 
crescere il numero de' conversi , e 
de' bibliotecarì, e di più teologi, 
come leggesi nel suo testamento, e 
nelle Memorie del p. Audifredi, don- 
de si trassero questi ulteriori x^enni. 
Menta che ora si parli della sa- 
grestia di questa insigne chiesa, die- 
tro al cui altare vi è la camera di 
s. Caterìna da Siena, trasportata 
dal Cardinal Antonio Barberini, nel 
1687, dalla casa spettante all'arcir 
confraternita della ss. Annunziata 
incontro la chiesa di s. Chiara. Der 
corata è questa dalle pitture della 
scuola di Pietro Perugino. In essa 
sagrestia vennero eletti Eugenio IV, 
e Nicolò V, e poco mancò che non 
vi si ^cessero altri conclavi , pei 
motivi che andiamo a narrare. Mor- 
to nel 1292 Nicolò IV, il conclave 
s' incominciò a celebrare nel palazzo 
di s. Maria Maggiore, quindi venne 
trasportato nel convento di s. Maria 
sopra Minerva; ma a cagione delle 
di£ferenze tra i Cardinali, fu trasfe- 
rito altrove, finché in Perugia fu 
eletto s.Celestino V. Dipoi, nel i43i, 
per morte di Martino V, si dispa- 



io 



i46 CHI 

se il conclave in questo convento, 
laonde il primo marzo, altri dico- 
no a' 2 marzo > ad ore ventiquat* 
tro vi entrarono tredici, o quat- 
tordici Cardinali, ed essendo stata 
sbarrata la piazza dai romani, ai 3 
ad ore 2 1 in giorno di sabbato fu 
eletto Papa il Cardinal Condulmero 
▼eneto, col nome di Eugenio IV. Il 
Papebrochio, nel Propylaeo p. 258, 
descrìve la contesa promossa da al- 
cuni baroni romani, i quali preten- 
devano di essere ammessi nel con* 
clave di quel Pontefice, per aver 
luogo neir elezione del nuovo Papa, 
ma ebbero una rìpulsa dal sagro 
Collegio. Venendo questo zelante 
Pontefice a morte a' 28 febbraio 

14479 fu stabilito celebrarsi nuova- 
mente il conclave nel convento della 



CHI 

Minerva, dove, a' 4 marzo ad ora 
di vespero, enti^arono diciotto Car- 
dinali. La guardia della prima por- 
ta fu a£Sdata a quatti*o prebiti, 
quella della seconda ad Enea Silvio 
Piccolomini, ambasciatore Cesareo, 
divenuto poscia Pio II, insieme cogli 
aitici ambasciatori. Perciò nella sa* 
grestia, ove era stato eletto Euge« 
nio IV, a' 6 marzo in giorno di lu- 
nedì, e ad ora terza, esaltarono al 
pontificato il Cardinal Parentucelli, 
che prese il nome di Nicolò V, pub- 
blicandolo al popolo alle ore nove 
il Cardinal Colonna, primo dell'or- 
dine de' diaconi. A perpetua memo- 
ria di queste due creazioni, sulla 
porta intema della sagrestia, si leg- 
ge la seguente isci*izione: 



MEMOBUE . CREATIOinS . HIC . HABITJE 
SVMM . POIfTlF . EVGENU • IV . ET . NICOLAI . V 



Su tale iscrizione Giambattista 
Speranza romano rappresentò a fre- 
sco simile avvenimento, venendo co- 
lorita la volta da un fiammingo. 

Nel i464j per morte di Pio II, 
nel Vaticano fu eletto in successore 
Paolo II; ma perchè Antonio, ni- 
pote del defunto, ancora riteneva il 
Castel s. Angelo, alcuni Cardinali 
per timore volevano tornar a tene- 
re per la terza volta il conclave nel 
convento della Minerva. Poscia mo- 
rendo a' 18 agosto i5o3 Alessan- 
dro VI, Cesare Borgia di lui figlio 
saccheggiò il palazzo apostolico, e 
fece assediare il Castel s. Angelo, e 
il Vaticano, dove i Cardinali si do- 
vevano rinchiudere in conclave ; ma 
il sagro Collegio per porsi in sicu- 
ro si rifugiò in questa chiesa, alla 
quale Micheletto Careglia, capitano 
di Cesare Borgia, pose l'assedio, che 
però subito tolse perchè il popolo 



romano prese le armi in fevore e 
difesa de' Cardinali. 

A questa chiesa, a' 17 gennaio, 
festa di s. Antonio, il ntiagistrato 
romano offi*e un calice d'argento 
e quattro torcie di cera, per decreto 
de' 9 febbraio i566, in riconoscen- 
za delle statue da Pio V donate ai 
palazzi di Campidoglio, le quali pri- 
ma stavano a Belvedere, obbligan- 
dosi lo stesso magistrato di assiste- 
re alla solenne messa, che nella me- 
desima chiesa si sarebbe celebrata 
in tal giorno siccome anni versano 
della coronazione di Pio V, e festa 
del nome che gli fu imposto nel 
battesimo. Altra offerta si fk dal ro- 
mano magistrato a questa chiesa, 
secondo il chirografo di Clemente 
X, la quale consiste in quattro tor- 
cie di cera, cioè ai 5 maggio festa 
di s. Pio V, siccome benemerito di 
Roma, e della Chiesa universale. 



CHI 

Finalmente 9 a decorare la piazza 
che sta innanzi alla chiesa, nel 1667, 
Alessandro VII eresse sopra il dorso 
di un elefante, un obelisco egiziano, 
rinvenuto nel giardino d^li stessi 
domenicani. 

S. Maria de' Miracoli. F. S. Ma- 
ria di Monte santo. 

S. Maria di Monte santo, o basili" 
ca di s. Maria Regina CoeUy con 
capitolo, nel rione Campo Marzo. 

I fi:ati carmelitani della provin- 
eia di Monte santo in Sicilia, sino 
dal 1640, possedevano questa chie- 
sa, che è posta al principio della 
strada del Babuino incontro alla por- 
ta Flaminia. Dall' altro lato della 
via del Corso, ed al principio della 
via di Ripetta eravi un'altra chie- 
sa, chiamata di s. Maria de' Mira- 
coli, eh' ebbe nome ed origine dal 
seguente avvenimento. Sotto di un 
arco vicino al Tevere si trovava 
dipinta al muro una immagine della 
beatissima Vergine, alla quale, si per 
aver fatto un prodigio, raccontato 
dal Panciroli a pag. 534, e sì per 
la gran divozione, che suscitò ne' fe- 
deli, i superiori dell'arciconfratemi- 
ta di s. Giacomo degl' incurabili , 
colle pie oblazioni, nel 15^5, fabbri- 
carono una piccola chiesa, in cui la 
collocarono. Diede posda il Cardinal 
Francesco Barberìni nel 1628 la cu- 
stodia della chiesuola ( che prese il 
titolo di s. Maria de' Miracoli per 
quelli, che in gran copia faceva la 
detta immagine ) ai religiosi france- 
scani riformati detti Picpusi da Pie- 
quepusy ov'ebbero origine. Erano in 
questo stato le chiese di s. Maria 
di Monte santo, e di s. Maria dei 
Miracoli, quando Alessandro VII, 
restaurata la principale porta di B.0* 



CHI 147. 

ma chiamata Flaminia, o del Po- 
polo, ad ornamento dell' ingresso di 
essa, concepì il disegno di amplia- 
re le dette due chiese con uniforme 
architettura, mettendo capo a tre 
bellissime strade, quali sono quelle 
del Babuino, del Corso, e di Bi- 
petta summentovate. 

Ma non potendo i religiosi di 
ambedue le dette chiese concorrere 
alle spese, ed essendo morto Ales- 
sandro VII, le fabbriche rimasero 
sospese. Avvenne intanto che il Car- 
dinal Girolamo Gastaldi, genovese, 
legato di Bologna nel 1678, volen- 
do fare la facciata estema della ba- 
silica di s. Petronio in quella città, 
non gli si volle accordare di porvi 
il suo stemma gentilizio. Becatosi 
poi a Roma, volle invece compiere 
con animo grande le menzionate due 
chiese, che coll'architettura dei va- 
lenti cavalieri Bernini, e Fontana, e 
di Carlo Rainaldi, ebbero una for- 
ma concentrica. Decollati furono i 
loro ingressi da due portici maestosi 
ed aperti, con colonne reggenti un 
bel frontone. Sì maestosi templi col- 
le eguali loro cupole sorprendono chi 
entra nella dttà. 

I loro intemi elittid, con tre cap- 
pelle per banda, vennero decorati 
di marmi e pitture pregevoli. Nella 
chiesa di s. Maria de' Miracoli nel 
i685 fu tumulato il Cardinal Ga- 
staldi in magnifico deposito, e la 
custodia di questa chiesa dai fran- 
cescani passò ad una confraternita, 
sotto il titolo dell'Assunta, per con- 
cessione di Pio VI nel 1793, la 
quale poi assunse il titolo della chie- 
sa, ed il convento fu ridotto ad 
abitazioni dal cav. Navona, che vi 
eresse il campanile. La chiesa di 
s. Maria in Monte santo, al cui al- 
tare maggiore si venera un' antica 
e divota immagine di Maria ss., ha 



i48 CHI 

sul frontispizio due angeli bene scol- 
pili , e neir interno è più grande 
deir altra. Il marchese Girolamo 
Theodoli architettò il contiguo con- 
ventOy e il suo campanile; ma as- 
sunto al pontificato Leone XII, e 
considerando che alla chiesa di s. 
Lucia della Tinta, per la sua pic- 
colezza non conveniva il grado di 
basilica minore di cui Tavea fregia- 
ta Paolo V, nell'anno 1825, ne 
trasferì il titolo di basilica, e il ca- 
pitolo in questa chiesa di s. Maria 
di Monte santo, o di s. Maria Re* 
gina Cceìiy togliendola ai carmelitani. 
Oltre a ciò, Leone XII fece intera- 
mente restaurare questa chiesa, e 
la sua cupola a squamme di lavagna, 
e rabbellì in diversi modi, indi agli 
18 febbraio si portò a visitare, e a 
venerare la prodigiosa immagine di 
Maria ss. 

AHarticolo Chiesa di s. Lucia del- 
la Tinta si è detto, che il cavalie- 
re gerosolimitano Orazio Ricci di 
Voghera, a' 19 gennaio deiran- 
no 16 18, eresse nella chiesa di s. 
Marìa del Pianto una collegiata , 
sotto il titolo di s. Maria Regina 
Coeliy la quale trasferita nella chiesa 
di s. Lucia fu dichiarata basilica 
minore da Paolo V, Borghese ( ciò 
che approvò Urbano VIII con bolla 
de' i3 giugno dell'anno 1629), che 
v'istituì alcuni canonicati dì juspatro- 
nato della sua fiimigUa, ed è perciò 
che cumulativamente gli otto cano- 
nicati di cui si compone, i quali 
hanno l'uso della cappa e del roc- 
chetto, sono nominati quattro dal 
principe Borghese, e quattro dalla 
città di Voghera in Piemonte, come 
patria del cav. Ricci. Evvi inoltre 
un prelato primicerio, che però vien 
nominato dal principe Borghese ; ed 
anco l'arciprete, che fra i canonici est 
vrìmus inter oscfuolcs^ pur nomina 



CHI 

dei Borghesi. Prima icanonid per be- 
neplacito di Urbano VIII,'e in consi- 
derazione del primario istitutore ca- 
valiere gerosolimitano, andavano insi- 
gniti di questo illustre Ordine eque- 
stre ed ospitalario. Da ultimo il ca- 
nonico Fontana, di questa basilica, 
vi ha istituito un beneficio, e ne 
concedette la nomina al capitolo. Fi- 
nalmente è a sapersi, che il primi- 
cerio per bolla di Paolo V è giu- 
dice ordinario in tutte le cause, li- 
ti, e controversie di questa insigne 
collegiata basilica. I canonici poi 
non solamente hanno i mentovati 
distintivi, eguali a quelli d'ella ba- 
silica di s. Lorenzo in Damaso, ma 
per concessione del medesimo Pao- 
lo V, godono in tutto i loro privi- 
legi . 

S, MATtid de* Montiy chiesa parroc» 
chìale , in cura dei religiosi Pd 
Operarii, Vedi. 

S. Mjrtj del ss. Rosario a monie 
Mario y con parrocchia, in cura 
domenicani, Vedi. 

S, Maria in Monticelli, chiesa par- 
rocchiale, in cura do* religiosi dot- 
trinane Fedi. 

S. Marta deW orazione della morte. 
F. Arciconfraterotta dell' O&a- 
ziONE e della Morte. 

S. Maria Nuova, o s. Francesca 
Romana, già diaconia Cardina- 
I liziay in cura d£ monaci oliveta^ 
ni, nel rione Monti. 

Nel foro romano, presso il tem- 
pio della Pace, esiste questa anti- 
chissima chiesa, eretta ove fu il. ve- 
stibolo del palazzo di Nerone, e dove 
si vuole che questo imperatore si 



CHI 

recasse a vedere il volo di Simon ma- 
go, patriarca degli eretici; ed ove 
i ss. apostoli Pietro e Paolo fecero 
orazione per ottenere da Dio, che 
rimanesse pubblicamente confusa Tim- 
postura del mago alla presenza del 
popolo romano. Ognun sa come fu- 
rono esauditi, dappoicliè abbando* 
nato in aria Simone da' suoi diavoli, 
cadde e si fracassò le membi*a. In 
questa chiesa si conserva la pietra 
colle vestigia delle ginocchia, per le 
orazioni fatte dai detti principi de- 
gli apostoli. Lasciando da parte, se 
realmente quivi esistesse un tempio 
dedicato al Sole, e alla Luna; co- 
me vuole il Panciroli, e se edificata 
fosse la chiesa in onore degli stessi 
santi apostoli da s. Silvestro I o da 
altri Pontefici, certo è che nel se- 
colo VIII già era diaconia Cardina- 
lizia , coi titolo di s. Maria antica , 
per una niiracolosa immagine della 
Madonna ivi portata da Gerusalem- 
me, o, come dice il Yittorelli, da 
Troade nell'Asia. Si crede dipinta 
da s. Luca^ e nella chiesa venne 
posta da Angelo Frangipane, nel 
suo ritorno dall'Asia. Non si deve 
poi tacere, che alcuni dicono esservi 
stata collocata molti secoli dopo , e 
verso il iioo, come ancora non si 
dee passar sotto silenzio che questa 
chiesa fu chiamata col titolo di s. 
Maria Minore. 

Nell'anno 7o5 n' era diacono Gio- 
vanni greco, Cardinale, che eletto 
Papa si chiamò Giovanni VII. Egli 
la fece restaurare, e si vuole che 
prendesse il nonie di s. Maria Nuo- 
va. Nel contiguo palazzo, o moni- 
stero abitò quel Pontefice i tre an- 
ni del suo pontificato, come affeima- 
no il Piazza, Gerarchia , pag. 'jiG^ 
e il Panciroli citato. Tesori^ p.S^t. 
La riparò ancora s. Leone IV, eletto 
nell'anno 847» e Benedetto III del- 



CHI ,49 

r855 vi fece de' doni rifei-iti dal- 
l' Anastasio. Non andò guari, che do- 
po queste ultime riparazioni la chie- 
sa soggiacque ad un incendio, e fu 
prodigio che la menzionata immagi- 
ne di Marìa ss. stette ti^e giorni fra 
le fiamme senza bruciarsi. Accorse 
alla riedificazione Papa s. Nicolò Ij 
trasportandosi intanto l' immagine 
in deposito alla vicina chiesa di san 
Adriano. Nicolò I la rifabbricò dai 
fondamenti, l'abbelFi di pitture, ador- 
nò la tribuna di mosaici, e vi fece 
diverse offerte, che pur descrive Ana- 
stasio bibliotecario. Alcuni però dico- 
no, che soltanto allora prendesse la 
chiesa il nome di Nuova, Terminati i 
lavori, nel volersi quivi riportare la 
Madonna, gli abitanti vicini alla 
chiesa di s. Adriano si opposero a 
s^no, che mentre erano venuti alle 
mani, un bambino, con sorpresa di 
tutti 9 impedì il loro eccidio , ed a 
chiai*a voce disse loro: chef atei la 
Madonna è già aUa sua chiesa, ove 
di&tti si trovò, per esservi miracolo- 
samente ritornata. Così si accrebbe 
la divozione del popolo verso di essa. 
Il Pontefice Gregorio V, del 996, 
dal cimiterio di Calisto, ove li avea 
posti s. Stefano I, pi^ese i corpi del 
ss. martiri Nemezio, e Lucilla sua 
figliuola. Olimpio, ed Esuperia sua 
moglie. Teodolo, e Sempronio, dei 
quali si fa menzione nel martirolo- 
gio romano ai 3 1 ottobre^ e li po- 
se in questa chiesa. Ma dipoi Gre- 
gorio XIII, nell'anno i58o, or- 
dinò che fossero disposti sotto l'al- 
tare maggiore. La chiesa anticamen- 
te si governò dai preti secolari, co- 
me tutte le primitive chiese di Roma, 
sotto la soggezione de' Caixlinali dia- 
coni. Alessandro II, verso il io6r, 
vi pose i canonici regolari della con- 
gregazione di s. Frediano di Lucca, 
cui avea appai*tenuto, colla prerogati* 



i5o 



CHI 



Ta che la chiesa si conferisse in tì- 
tolo a' Cardinali di tal congregazio- 
ne, ciò che non sempre venne os- 
servato. Calisto II del iii9> affidò 
la custodia della chiesa ai canonici 
regolari lateranensi, il perchè molti 
individui Cardinali di tal congi*ega- 
zione ne furono insigniti, finché ver- 
so la fine del XIV secolo fìi data, 
in uno al monistero, ai monaci Oli* 
vetani. Vedi. 

In questa chiesa, ai 23 febbraio 
ii3o, fu ordinato prete, e ooosa- 
grato Papa Innocenzo II. Poscia 
Alessandro III, che govei'nò la 
Chiesa universale dalli 59 all'anno 
I181, la consagrò, la dotò di ren- 
dite, e la unì alla chiesa di s. Se- 
bastiano. Quindi Onorio III, eletto 
nel 12 16, fu di essa benemerito per 
le grandi restaurazioni, ciù vi ope- 
rò. Clemente VI, nel i348, nel 
creare Cardinale il nipote Pietro 
Roger, gli diede questa diaconia 
Cai'dinalizia; ma nel 1370 divenuto 
in Avignone Papa col nome di Gre- 
gorio XI, ed avuta la gloria nel 
1377 di recarsi in Roma a ristabi- 
lire la residenza pontificia, nel mo- 
rire ai 2 marzo 1378, fii sepolto 
in questa chiesa, dove gli furono 
terminate le esequie novendiah, che 
si erano cominciate in s. Pietro. 
Grato il popolo romano al gran 
beneficio ricevuto da Gregorio XI, 
nel 1584» gli eresse un magnifico 
deporto, nell'alto del presbiterio a 
destra, ove Pietro Paolo Olivieri 
romano vi e^resse in basso rilievo 
il di lui ingresso in Roma, rappre- 
sentando questa città quasi diroccata 
per la lunga assenza dei Papi. 
L'onorevole epitaffio, che vi pose il 
senato romano, si legge nel mento- 
vato Piazza a pag. .728. 

Eugenio IV, nel i44oj esaltò al 
Cardinalato il nipote Pietro Barbo 



CHI 

veneto, il quale nel i464 ^ subli- 
mato al triregno col nome di Paolo 
IL In sonito il Pontefice Alessan- 
dro VI, nel 1493, conferì questa 
diaconia colla porpora al suo figlio 
Cesare Borgia, che poi in un al 
Cardinalato, rinunziò nel i49^f P^ 
divenire duca del Vakntinois. Il 
perchè Alessandro VI, nell' anno 
seguente, ei*esse la chiesa in titolo 
presbiterale, e lo concesse al Cardi- 
nal Raimondo Pei*auld francese. Di 
poi tornò ad essere diaconia, e molti 
Papi la conferirono ai proprì parenti, 
finché Alessandi*o VII, per togliere 
le controversie giurisdizionali, tra il 
Cardinal diacono e i monaci Olive- 
tani, soppresse la diaconia Cardina- 
lizia, ed in vece eresse quella di 
s. Marìa della Scala, 

In questa chiesa, e sotto l'altare 
maggiope fu sepolta s. Francesca 
Romana, fondatrice delle oUate di 
Tor de' Specchi, ad onore della qua- 
le il sagro Collegio vi celebra ai 
9 marzo, giorno anniversario di sua 
morte avvenuta nel 144^9 ^^ ^^P* 
pella Cardinalizia ( Vedi ) ; e il ma- 
gistrato romano o^i anno fa l'o- 
blazione in chiesa d'un calice di ar- 
gento, e di quattro torde di cera. 
I monaci Olivetani nel pontificato di 
Paolo V, che canonizzò s. Francesca, 
fecero fare a proprie spese il prospetto 
esterno di questa chiesa, l'interno del- 
la quale è decorato d' un bel soffitto 
intagliato, mentre la cappelle laterali 
hanno buoni quadri. Per una dop- 
pia scalinata si ascende al presbite- 
rio, dove nell'abside sorge l'altare 
maggiore, in cui si venei*a la beata 
Vergine. Tra le due scale evvi la 
tomba di s. Francesca, che suor 
Agata Pamphily, sorella d'Innocen- 
zo X, e monaca di Tor de' Specchi, 
con disegno del Berniuo sontuosa- 
mente abbellì. Nella cappella set- 



CHI 

teiTanea sogliono essere sepolte te 
dette oblate, appresso la loro isti- 
tutiioe. Sono poi degni di osserva- 
zione i singoli depositi dei Cardi- 
nali Vulcani, e Adiraari, non che 
di Antonio Ridio, castellano di Ca- 
stel s. Angelo. 

Anticamente, quando nella vigi- 
lia della festa deli' Assunta si porta- 
va in processione T immagine del 
santissimo Salvatore, ai legge negli 
Ordini romani, che veniva deposi- 
tata nella chiesa di s. Maria Mino* 
re, col qual nome appellossi questa 
chiesa. Quivi si cantava il mattuti- 
no, e si lavavano i piedi a detta 
immagine con basilisco odoroso. Ta- 
le funzione si praticò sino a s. Pio 
y, e ne tiTitta l'Ordine romano XI, 
presso il Mabillon, nel tomo II, 
p. ii8 del Mus. ItaL Dall* anno 
798, in cui ebbero orìgine le pro- 
cessioni per le rogazionì, nd secon- 
do gioi*no di esse il dero romano 
si aduna in questa chiesa, e proces- 
si onalmente si reca alla basilica la« 
teranense. 

S, Maria della Pace, titolo Car^ 
dinalizio, nel rione Ponte, 

In questo luogo sorgeva una chie- 
sa parrocchiale dedicata a s. Andrea, 
e filiale della basilica di s. Lorenzo 
in Damaso. Per tale fu riconosdu- 
ta dalla bolla ApostoUcae subUnd" 
tas, emanata nel 1186 da— fJi^no 
III. Fu detta anche degh Acqua* 
narUy forse perché quivi abitavano 
i cavatori de' pozzi, ovvero i pub- 
blid venditori o portatori d'acqua , 
quando in Roma si penuriava di 
acqua per l'abbandono in che era- 
no gli antichi acquedotti. Altri pe« 
rò dicono che quivi abitavano i pe- 
scatori^ o i portatori d'arena pei* le 



CHI 



5i 



fabbriche ; perdo si disse s. Andrea 
de Acquarenarìis , AcquaristarUsy e 
con voce corrotta IncaricarUy. o //i- 
quìrinarii, come osserva il Bovio 
nella Pietà trionfante , pag. 147. 
Avanti questa chiesa eravi un pori 
tioo, ove veneravasi un'antica im- 
magine dipinta della b. Vergine col 
suo divin Figlio in bracdo. Accad- 
de però un giorno, che indispettiti 
alcuni giuocatori di aver perduto al 
giuoco, empiamente sfogarono la lo- 
ro rabbia contro la s. immagine, e 
le tirarono de' sassi, per cui vuoisi 
che distillasse prodigiosamente alcu- 
ne gocde di sangue, locchè fece 
produrre nel popolo una maggior 
divozione. Regnava allora Sisto IV, 
il quale rìcon'endo al suo patitKU- 
nio, a cagione delle guerre che tur- 
bavano la pace ddla cristiana re- 
pubblica, per la concordia che vide 
succedere, e pei* la vittoria, cui il 
prode Malatesta colle milizie papa* 
li^ in un ai veneziani, ripoi*tò sui 
Calabresi presso Velletri, con disegno 
di. Baccio Pintelli rifabbricò la chie- 
sa, la dedicò alla b. Marìa della 
Pace, e poi la diede in cura ai ca- 
nonia regolali lateranensi {Vedi) 
nel i483, dopo averli levati dalla 
basilica lateranense. Liberò i cano* 
jiid regolari dalla soggezione alla 
detta basilica di s. Lorenzo, con* 
fermò loro la cura di anime, diede 
il titolo di preposto o priore all'ab^ 
bate del contiguo monistero colle 
insegne pontificali, ed altri privilegi 
accordò loro, dicendo il Cresci mbe- 
ni, Ist di s, Gio, a Porla Latina 
p. 3o5, die il primo priore, o pre- 
posto fu d. Costantino Appiani mi- 
lanese. Inoltre Sisto IV, nella chie- 
sa, pose l'indulgenza plenaria nei 
sabbatì, che cadono fra l'anno, e 
dalla metà di quaresima sino al 
mai*tedi di pasqua, come si ha dal 



i52 CHI 

Piazza, Gerarchia pag. 653, ove di- 
ce pure che Giulio II, nipote di 
Sisto IV, concesse l'indulgenza nel 
giorno della festa di s. Martino ve- 
scovo (la cui immagine dal portico 
fu trasferita nella chiesa), nel dì del- 
la festa di s. Andrea, come titolare 
deir antica chiesa , ed in quella di 
s. Agostino, sotto alla cui regola vi- 
vono i canonici lateranesi. Gr^o- 
rio XIII pose la indulgenza ai 6 
ottobre, -giorno in cui fu consagra- 
ta la diiesa, e Paolo V accordò la 
indulgènza per tutte le feste della 
Madonna. Anche a' nostri giorni la 
sagra si celebra a* & ottobre. Dopo 
la morte di Sisto lY, il successore 
Innocenzo YIII, avendo esperì men- 
tato gh efifetti del patrocinio della 
b. Vergine che quivi si venera, non 
solo diede compimento alla &bbri- 
ca della chiesa, ma eresse un ma- 
gniHco tabernacolo di mai*mo a det- 
ta immagine. Nello stesso tempo il 
celebre Cardinal Oliviero Caraffii, 
protettore de' canonici regolari, pro- 
segui l'annesso monistero, incomin- 
ciato da Sisto IV coll'opera di Bra- 
mante Lazzai'i, ed il compì nel 
i504, e fu il primo da lui fatto 
in Roma. Degno è però di ammi- 
razione il chiostro a doppio portico 
commendevole per la sua sveltezza, 
e decorato di monumenti sepolci*a- 
li, fra' quali, pel lavoro che lo di- 
stingue, è degno di essere ricordato 
quello del vescovo di Modena Bo- 
ciaccìo. 

Quindi il gran Pontefice Sisto V, 
eletto nel i585, mosso dalla divo- 
zione che il popolo romano avea 
per questa chiesa, l'elevò al grado 
di titolo presbiterale Cardinalizio, 
che Paolo V conferì prima al Car- 
dinal Iacopo Serra, e poi al Cardi- 
nal Melchiorre Klesselio, vescovo di 
Vienna. Nel pontificato del medesimo 



CHI 

Paolo V, Gaspare Rivaldi nobile ro- 
mano, ingrandì la chiesa con aggiua- 
geiTi la nobile tribuna, oiiiandola con 
bei marmi e pitture, fi*a le quali 
coi ritratti di alcuni della sua Simi- 
glia. Uno poi di questa femiglia, 
monsignor Ascanio Rivaldi vicege- 
rente di Roma, fece d^li altri su« 
perbi ornamenti alla tribuna, a 
maggior onore della miracolosa im- 
magine della b. Vei^gine, che ivi 
collocò, essendo stata sino allora 
sotto la cupola nel ciborio d'Inno- 
cenzo Vili. Ciò avvenne ai a lu- 
glio i6i4* Il medesimo pi^to vi 
eresse l'altare maggiore con disegno 
di Carlo Madei*no, ricco di marmi 
di diaspro nero, e di verde antico, 
e morendo istituì vane dotazioni 
alle zitelle. In seguito Urbano VIII, 
con chirografo dei io giugno 1624, 
stabiPi, che il senato in)mano ai 2 
luglio, per la festa della Visitazio- 
ne, si recasse in questa chiesa colla 
oblazione d'un calice d'argento, e 
di quattro torcie di cera, che poi 
con beneplacito apostolico fu ridot- 
ta ad ogni biennio. 

Finalmente Alessandro VII, Chi' 
giy per ottenere dall' intercessione 
della b. Vergine la pace fra' prin- 
cipi cristiani, restaurò la chiesa in 
forma ottangolare, i' abbellì nell'in- 
terno e neir esterno con architettu- 
ra di Pietro da Cortona ; vi aggiun- 
se un nuovo prospetto, ed un hA 
poi^co semicircolare sostenuto da 
molte colonne di travertino, fian- 
cheggiato da due porte laterali, ol- 
tre quella di mezzo, sopra le quali 
sono due medaglioni in basso rilievo 
colla effigie di Sisto IV, e Alessan* 
dro VII, ed analoghe iscrizioni. L'in* 
terno della chiesa è a crace latina 
con una sola navata, con cupola 
ottagona. Molti stupendi dipinti, e 
mai*mi la rendono assai pregevole» 



CHI 

RafTaello tì dipinse le quatti*o si- 
bille Gumana, Persica, Frigia, e Tì- 
burtina, nella quale operazione fu 
aiutato dal suo discepolo e concit* 
tadino Timoteo della Vite, il quale 
pur dipinse i profeti al di sopra, 
ed Adamo ed Eva sulla bella cap- 
pella di casa Cesi. Fra i distinti 
personaggi, eh' ebbero sepoltura in 
questa chiesa, vanno rammentati i 
Cardinali Flaminio Taja Sanese, e 
Ferdinando Ponzetti fiorentino. Nel 
pontificato di Pio VII, la chiesa e 
il convento furono dati ai domeni- 
cani. Poscia Leone XII, soppressa 
la pan*occhia, vi pose la pia unio- 
ne de' sacerdoti sotto T invocazione 
del sagro Cuore di Gesii, special- 
mente per quelli, che frequentano 
le scuole del seminai*ìo romano. 

S. Màma del Popolo y titolo Cardi- 
nalizio, con parrocchiay in cura 
dei religiosi Agostiniani^ nel rio- 
ne Campo Marzo. 

Accanto alla porta Flaminia, la 
principale delle mura di Roma, det- 
ta volgarmente del Popolo dal nome 
di questa chiesa, *e della sorpren- 
dente piazza, fu eretto questo ve- 
nerabile tempio per T avvenimen- 
to, che andiamo a narrare. In que- 
sto sito era vi un folto bosco di piop- 
pi pel passeggio de' romani , mas- 
sime ne' tempi estivi, e sul contiguo 
amenissimo monte Pincio, gli orti de- 
liziosi della famiglia Domizia. L'im- 
pei*atore Nerone, che discendeva di 
tale Simiglia, e che pei* essere con- 
dannato a moiie infòme , presso 
questo luogo disperatamente si uc- 
cise col pugnale, ebbe quivi sepol- 
tura ne' sepolcri de' suoi maggiori, 
senza gli onori dovuti ai Cesari. 
Vuole la tradizione, che in progres- 



CHI 



i53 



so di tempo sulla di lui tomba ger- 
mogliasse un gi'an albero di noce, 
che divenne sede dei maligni spiri- 
ti, i quali molestavano chiunque 
passava per colà, giacché non è la 
sepoltura di Nerone quella, che il 
volgo appella, quattro miglia distan- 
te dalla porta Flaminia, ma sibbe- 
ne di Publio Virio Mariano. Mosso 
di ciò a compassione il Pontefice 
Pasquale II, intimò al popolo roma- 
no pubbliche preghiere, e il digiuno 
per tre giorni, in capo a' quali la 
b. Vergine gli fece intendere, che si 
recasse sul luogo, demolisse l'albe- 
ro e la sepoltura, gettasse le cene- 
ri di Nerone nel Tevere, ed ivi 
santificasse il luogo con erigervi 
una chiesa a di lei onore. Tutto 
eseguì il Pontefice ; si recò sul luo- 
go processionalmente nel giovedì 
dopo la terza domenica di quaresi- 
ma dell' anno . 1 099, pose la prima 
pietra per la chiesa, e vi eresse un 
altare, intorno al quale dipoi con 
tavole si venne a formare una cap- 
pella. Dipoi, a memoria del fatto, 
Alessandi*o VI nel 001*0 fece espri- 
mere in pittura, e in basso-rilievi 
di stucco messi a oro, la detta 
sepoltura di Nerone, l'albero della 
noce, e gli spinti maligni, che vi di- 
moravano, come tuttora si vede. 

Allorché avea presa la forma di 
chiesa. Pasquale II tornò a consa- 
grarla, accompagnato da dieci Car- 
dinali, da quattro arcivescovi, da 
dieci vescovi, dal clero e dal popo- 
lo romano, e ripose nell' altare molte 
reliquie. Crescendo per essa la ve- 
nerazione nel popolo romano, con 
generose limosine fii compiuta la 
erezione della chiesa, che perciò 
prese il nome di s. Maria del 
Popolo, nome reso comune alla por- 
ta, e alla piazza mentovata. Confe- 
rito fu il governo della chiesa ad 



i54 CHI 

una pia unione di gentiluomini ro- 
mani; e nel suo altare niuno po- 
teva celebrare fuori del Sommo 
Pontefice, ovvero chi da lui fosse 
autorizzato, finché Gregorio XIV, 
con breve dei 5 settembre i $9 1 , 
ne concesse la facoltà a tutti i sa- 
cerdoti. 

Verso Tanno 1 28 1, siccome testifi- 
ca l'annalista Baronio, Papa Gregorio 
IX, in occasione di una micidial pesti- 
lenza, prese nella cappella di San* 
età Sanctoruniy un' immagine della 
b. Vergine, che dicesi dipinta da s. 
Luca, e processionalmente la portò 
in questa chiesa. £ siccome la pe- 
stilenza ebbe subito a cessare, ivi 
lasciò l'immagine che fu collocata 
sull'altare maggiore, eretto da Pa- 
squale II. Questa immagine ci dice 
il Piazza, con l'autorità di diversi 
scrittori, essere indubitatamente stata 
dipinta da s. Luca, e da questo col- 
locata nella chiesa d' Antiochia, don- 
de la piissima imperatrice Pulche- 
rìa la trasportò a Costantinopoli nel 
sontuoso tempio da lei fabbricato.' 
Da di là fu poi portata nel Late- 
rano. 

Eletto Martino V in Costanza, 
nel 14^0, si recò in Roma con som- 
mo tripudio de' romani, e giuntovi 
ai 28 settembre, alloggiò presso que- 
sta chiesa, donde ai 3o di detto me- 
se, con gran pompa s' inviò al Va- 
ticano. Il suo immediato successore 
Eugenio IV, dopo una lunga assen- 
za da Roma, vi fece ritorno ai nsi 
settembre 144^9 ^^ notte dormi pres- 
so la chiesa, e nel di seguente co- 
me in trionfo recossi al Vatica- 
no. Quindi , nel 1462 , Pio II 
andò fuori della porta Flaminia a 
ricevere la testa dell'apostolo s. 
Andrea, donatagli da Tommaso Pa- 
tologo, la depositò per una notte 
in questa chiesa, e poi con solennis- 



CHI 

sima processione la condusse nelh 
basilica di s. Pietro. Paolo II, die 
gli successe nel 14^4» si portò a 8. 
Maria del Popolo processionaloaen- 
te, e a piedi nudi col sagro Colle- 
gio : ivi prese V immagine della Ma- 
donna, e col capo di s. Gio. Bat» 
tista andò per la città, per ottene- 
re da Dio la liberazione dalla pos- 
sanza turchesca, che sempre piti mi- 
nacciava la cristianità. Gli successe 
Sisto IV, detta Rovere, il quale con 
disegno di Baccio Pintelli ri&U)rir 
cò ed abbellì tutta la chiesa; edi- 
ficò accanto un grandioso oonveo* 
to, rinchiudendovi spaziosi orti e 
giardini alle ^de del monte Pincto; 
e nel i474 diede la diiesa e il 
convento ai religiosi agostiniani (Fe- 
di) della congi*egazione di Lombar- 
dia, con diversi privilegi, istituen- 
dovi sei penitenzieri, come nelle 
principali basiliche, ordinando al ma- 
gistrato romano di ofiTrire ogni an- 
no in questa chiesa, per la fèsta 
della Natività della b. Vergine, un 
calice di argento, e delle toràe di 
cera. Il suo successore Innocenzo 
VIII, Cibo 9 viene annoverato tra i 
Papi, che furono generosi con que- 
sta chiesa. * 

Alessandra VI, Borgia, fu diToto 
di questa chiesa, tì fece dÌTersi be- 
neficii, e nella cappella di s. Lucia, 
sino ad Alessandro VII, si yedeva 
una tavola di eccellente penndlo, 
col di lui ritratto, e quelli della 
sua numerosa fòmiglia. Nel 14969 
Alessandro VI si recò in questa 
chiesa in solenne cavalcata a tenervi 
cappella, pubblicò l'alleanza che avea 
&tto con Emico VII re d'Inghil- 
terra; poscia vi ritornò nell'anno 
santo i5oo in cavalcata, a ringra- 
ziare la ss. Vergine per essere scam- 
pato da un perìcolo. Della cappel- 
la pontificia, che quivi ha luogo per 



CHI 

la festa della Natività, ove il Papa 
prima si i*ecava con sontuosa cavai-, 
cata, ed ora col treno nobile, si 
tratta al volume IX pag. 87 , ove 
pui'e dicesi dei Papi, che in questa 
chiesa dopo tal cappella ricevettero 
formalmente il censo delia chinea. 
Quando poi i Cardinali novelli do- 
vevano l'ecarsi al concistoro pubbli- 
co, per prendere il cappello Cardi- 
nalizio, dovevano partire in nobile 
cavalcata dal convento annesso a 
questa chiesa, ove ricevevano le con- 
gratulazioni, come dicesi a p. i83 
del citato volume del Dizionario. 

Giulio II, delia Rovere y nipote di 
Sisto IV, abbelPi la chiesa con pit- 
ture, e scolture pieghevolissime, e 
iitoi*nando a Roma, dopo avere ri- 
cuperato al dominio della s. Sede 
molte dttà, vi entrò con pompa 
trionfòle ai 27 mai*zo i5o7, eh era 
la domenica delle Palme, e per la 
stanchezza del viaggio, volle pernot- 
tare nel convento. Giulio HI, e Pao- 
lo IV furono eziandio benefattori di 
questa chiesa, e il secondo ne impe- 
dì la demolizione. Pio IV rifabbricò 
il monistero, che in parte era stato 
demolito, per fortificare le mura del- 
la città; e nel dar compimento al 
concilio di Trento, in un giubileo 
straordinaiìo, vi andò processional- 
mente con tutto il clero. Dipoi, nel 
1576, Gregorio XIII collo stesso cle- 
ro romano si portò in processione a 
questa chiesa, per implorare dal divi- 
no aiuto la liberazione della peste , e 
dichiarò privilegiato l'altare del ss. 
Crocefisso. Ma il magnanimo Sisto 
V non solo nobilitò la piazza col- 
Tei'ezione di un obelisco, e sostituì 
questa chiesa a quella di s. Seba- 
stiano tanto in caso di pestilenza 
per la visita delle sette chiese, per 
cui dichiarò privilegiati sette de' suoi 
altari; ma confermando la celebra- 



CHI 



i55 



zione della cappella Papale per la 
festa della Natività, a cagione della 
lontananza dispose che si tenessero 
nella chiesa di s. Maria del Popolo 
le due cappelle pontificie, le quali 
celebravansi nella detta chiesa di s. 
Sebastiano, cioè nella prima dome- 
nica di quaresima, e per la festivi- 
tà della Circoncisione. Queste cap- 
pelle poi in progresso di tempo ce- 
lebraronsi al palazzo apostolico. Quin- 
di ornò la diiesa col titolo presbi- 
tei*ale Cardinalizio, e pel primo lo 
conferì a Tolomeo Galli, detto il 
Cardinal di Como, secondo il Piaz- 
za. Certo è peraltro che Sisto V lo 
conferì a Scipione Gonzaga di Man- 
tova, cui creò Cardinale ai 18 di- 
cembre 1587 ; e che Clemente Vili, 
nel 1596, lo diede al Cardinal Fran- 
cesco Mantica. Il precedente la be- 
neficò assai con pi^ziosi arredi, e 
paramenti sagri, per tacere di altri 
titolari. 

Altro titolare di questa chiesa fu 
Fabio Chigi di Siena, che l'ebbe 
in un alla sagra poipora nel i652 
da Innocenzo X. Successo a questo 
nel Pontificato col nome di Alessan- 
dro VII, questi perchè Agostino Chi- 
gi, splendidissimo suo antenato, vi 
avea fondata una cappella, la restau- 
rò, e vi fece molti abbellimenti me- 
diante r opera del cav. Bernini, con 
diversi stucchi, e due organi assai 
leggiadri. Da ultimo , l'annesso con- 
vento essendo stato in parte demoli- 
to, per dar luogo alla vicina pubblica 
passeggiata. Pio VII con disegno del 
cav. Valadier fece erigere 1* odierno. 
La fkcciata, o prospetto della chiesa, 
è semplice con ti-e poi*te, collocata 
sopra akuni gradini : V intei*no è a 
croce latina a tre navi , con cap- 
pelle sfondate, e cupola ettagona. 
Quasi tutte le cappelle sono pregie- 
volissime per superbi dipinti, marmi 



56 



CHI 



e bassorilievi. Noi però ci limitere- 
mo a indicar le sole, principali. La 
cappella fondata dal Cardinal Lo- 
renzo Cibo, nipote d'Innocenzo Vili, 
e consagfata dal Cardinal Alderano 
Cibo, decano del sagro Collegio, fu 
architettata dal Fontana, con cu- 
pola dipinta dal Gara, con lìcchez- 
za di maimì: il quadro, che rap- 
pi*esenta la Concezione di Maria, e 
i quattro dottori della Chiesa, è ce- 
lebre dipinto di Cai*lo Maratta. L'al- 
tare maggiore fu rifatto sotto Ur- 
bano Vili dal Cardinal Anton Ma- 
na Sauli : esso è adorno di quattro 
colonne di bel marmo bigio mora- 
to, mentre la cupola e i pieducci 
furono dipinti dal Vanni : la volta 
del coro ha un grandioso riparto, 
in cui il Finturicchio dipìnse gli 
evangelisti, i dottori, e le virti)i. La 
cappella Chigi è insigne pei* monu- 
menti, e per essere stata architet- 
tata da Aafiaello d' Urbino , ìsoq 
graziosa cupola. Égli medesimo di- 
segnò il quadro della Natività di 
Maria Vergine, poi colorito da fr. 
Sebastiano del Piombo. Anche i mo- 
saici della sua cupola sono disegno 
di Ra£faello. Belle sono le statue, 
die l'adornano, e del Bernini sono i 
depositi di Agostino, e Sigismondo 
Chigi ; fuori della cappella evvi quel- 
lo della principessa Chigi nata Ode- 
scalchL Altre singolarì memorie se- 
polci^ali sono nelle navi, e nelle cap- 
pelle, essendo le principali quelle dei 
Cardinali A Scanio Sforza, e Girola- 
mo Basso della Rovere , del Caixli- 
nal Garzia, e di Urbano Mellini, 
del Cardinal Albani, di monsignor 
Rondanini, d'Ei^molao Barbaro, dei 
Cardinali Lonati, e Portocarrero , 
dei pittorì Celio, e Gisleni, e nel- 
l'ingresso del convento quello di 
Bernardino Anglona Helvino, teso- 
liere dì Paolo III. In questa chie- 



CHl 

sa evvi la stazione nel martedì aan^ 
to. Della confi-atemita ivi istituita 
del ss. Sagramento , tratta Cario 
Bartolomeo Piazza, nelle Opere pk 
di Ronta^ pag. 548. /^. Jacopd 
Alberici, Compendio deUe grandesse 
deW illustre y e divodssima chiesa di 
s. Maria del Popolo di Roma, Ro- 
ma 1600. Il medesimo nell'anno 
precedente, e in Roma avea pub- 
blicato, Historiarum ss. P^irginii 
Mariae Deiparae de Popolo almae 
Urbis compendium. Di poi AmbrO" 
gio Landucci ci diede : Origine dd 
tempio dedicato in Roma alla Vtr^ 
ffne madre di DiOy presso la porta 
Flaminia detta oggi del Popolo, Ro- 
ma 1646. 

tSl Maria Avendniense dd Priorato 

di Moka, F. CrBROSOLUOTASO 

Ordine. 

S, Maria ih Portico 9 già diaconia 
Cardinalizia, 

Nel luogo, ov'è ora l'ospedale di 
s. Galla f' f^efl&'^, sorgeva l'antica 
chiesa di s. Maria in Portico, così 
chiamata dalla venerabile immagine 
della b. Vergine, che ivi si veiiera?a, 
e che poi, come diremo, fu trasferìta 
nella chiesa di s. Maiia in Campitelli 
(Fedi), Si disse in Portico, perchè 
in quel sito ove fu eretta la chiesa, 
Augusto, in onore di Ottavia sua 
sorella, edificò presso il sontuoso 
teatro di Marcello mi magnifico 
portico lungo più di mille passi, 
colle spoglie de' dalmati soggiogati. 
In una parte di tali portici , e nella 
casa di s. Galla nobile romana, fi- 
glia di Simmaco iuniore coiisole, 
nel pontificato di s. Giovanni I, 
sotto la dominazione di Teodorico 
re de' goti , mentre la santa cai*ita- 
tevolmente imbandiva ogni giorno 



CHI 

la mensa a dodici poveri, ai 17 lu- 
glio dell'anno 524, prodigiosamente 
si manifestò in quella sala una im- 
magine di Maria Vergine col santo 
Bambino, fra due arboscelli d'oro, 
ed in alto le teste de' principi degli 
apostoli Pietro e Paolo, il tutto 
scolpito in una gemma di zaffiro, 
ovvero pasta od altro, a fili d'oro, 
alta un palmo, e larga la metà. Il 
Piazza, Gerarchia pag. 787, ed il 
Panciroli, Tesori nascosti^ pag. i56, 
ne fanno la descrizione. Subito s. 
Galla ne diede partecipazione a san 
Giovanni I, il quale con solenne 
processione vi si recò dal patriarchio 
lateranense con gran concorso di 
popolo; laonde volendo la santa 
esporre V immagine alla pubblica 
venerazione, nel medesimo luogo 
fabbricò una chiesa, la quale venne 
consagrata dal detto Papa, che con- 
cesse r indulgenza plenarìa nel di 
anniversario dell'apparizione, e quin- 
di s. Galla la dotò co' suoi beni , e 
vuoisi che nella sua vedovanza vi 
menasse dappresso, come in un mo- 
nistero, vita monastica. 

Il popolo romano afflitto poco 
dipoi dalla peste, invocò con prospe- 
ro successo il patrocinio di Maria ss., 
ciocché pur fece nell'anno €00 san 
Gregorio I, che avendo portata V im- 
magine processionalmente nella ba- 
silica vaticana, ivi la lasciò sino al 
giorno seguente, a cagione del con- 
tagio, che faceva sti*age in Roma, 
e cessò miracolosamente. Il perchè 
s. Gregoiio I non solo confej^mò 
la suddetta indulgenza, ma diede 
a questa chiesa la prerogativa di 
diaconia Cardinalizia, onore cl^e al- 
cuni credono a lei concesso prima da 
Giovanni I. Certo è, che fu tenuta 
per una delle più antiche diaconie, 
il cui diacono era annoverato tra i 
quattro palatini, i quali avevano 



CHI i57 

per uffizio di cantare Tevangelo 
nella basilica lateranense; ed abbia- 
mo che Leone Ostiense chiamò il 
Cardinal Teodino, eh' era diacono 
di s. Maria in Portico: Levitarti in 
patriarchio lateranensi. Tale e tanta 
fu la divozione verso questa imma- 
gine, che nel dì annivei^arìo della 
sua manifestazione, sia per lucrai*e 
r indulgenza plenaiìa, sia per divo- 
zione alla regina del cielo, vi con- 
correvano devoti anche da vari luo- 
ghi d'Italia. Alessandro II, nel io6t, 
riconfermò l'indulgenza, ed istituì 
nella chiesa una pia, unione di per- 
sone, sotto l' invocazione di s. Maria 
in Portico. Il di lui suocessoi*e san 
Gregorio VII, nel 1078, volle re- 
staurare la chiesa, e quindi la ricon- 
sagrò agli 8 luglio del medesimo 
anno, siccome testifica ne' sudi Art" 
noli il Bai*onio. Si vuole poi, che 
Gregorio VII vi fecesse un bel ci- 
borio di marmo ornato di mosaico, 
e sostenuto da quattro colonne di 
pietra di molto pregio, per custo- 
dirvi la s. immagine, ove leggevansi 
i seguenti versi: 

Hcec est iUa pia Genitricis ima^ 

Marice^ 
Quce discumhenti GaUce patuit 

metuenti. 

Alcuni stimano, dbe tal ciborio 
sia siato eretto, coli' opera di santa 
Galla , dallo stesso s. Giovanni I , 
poi ristorato, e abbellito da Giovan- 
ni VI, del 701. In appi^esso Cele- 
stino III , divoto di questa chiesa , 
v' istituì un ospedale, e lo dotò di 
rendite. Nei pontificati di Calisto 
III , e di Alessandro VI, ne' pericoli 
della peste, fu questa immagine 
portata per Roma in processione, 
locchè pur si fece nel i522 sotto 
Adriano VI. Di due strepitosi mt 



i58 



CHI 



raooli opei*ati da questa immagine 
a' tempi di Paolo il, e Gemente 
VII, coli' autorità del p. Maracci, 
e del canonico Ferri, ne tratta il 
Piazza a pag. 785. Sotto Leone X, 
per i gravi bisogni della cristianità , 
fu solennemente poitata in proces- 
sione, ed altrettanto si fece per co- 
mando di Paolo UT. 

Restaurò notabilmente la chiesa 
il Cardinale diacono della medesima, 
Bernardo Tarlato Dovizi, detto di 
Bibbiena, rifabbricandola da' fonda- 
menti verso il i5r4. L'altro Cardi- 
nal diacono Ugo Verdala, gran mae* 
stro dell'Ordine gerosolimitano, vi 
fece il soffitto dorato, e il Cardinal 
diacono Bartolomeo Cesi fece di- 
pingere tutta la chiesa dai piti ec- 
cellenti pittori, e colla storia della 
venerabile immagine. Questa chiesa 
da tempo antico era governata da 
una collegiata di canonici, i quali 
essendosi ridotti a sei , e con piccole 
rendite, Clemente Vili, nel 1601, 
la soppresse, e diede la chiesa ai 
chierici regolari della Madre di Dio, 
mentre dipoi Alessandro VII divise 
la parrocchia stessa esistente, tra le 
chiese di s. Nicola in Carcere, e di 
s. Maria in Cosmedin. Lo stesso Pon- 
tefice per la strage, che fece la 
peste in Roma, avendo fatto edifi- 
care la magnifica chiesa di Gampi- 
telli, vi trasportò la miracolosa im- 
magine ove tuttora si venera, men- 
tre avendovi pure Alessandix) VII 
trasferita la diaconia Cardinalizia, 
questa di s. Maria in Portico ne 
rimase priva. Quindi, siccome l'edi- 
ficio minacciava rovinare per la 
vecchiezza, nel i683, Tommaso O- 
descalchi, nipote d' Innocenzo XI, lo 
fece demolire, e vi eresse un ospe- 
dale pei poveri dispersi e convale- 
scenti , facendovi fabbricare ^altra 
chiesa^ che in un all' ospedale chiamò 



CHI 

di s. Galla. V. Bartolomeo Piazza, 
Opere pie di Roma pag. 38, cap. 
XI, DeW Ospedale di s. Maria 
in Portico, delle Grazie, e della 
Consolazione, De' Cardinali diaconi 
di s. Maria in Portico meritevoli 
di speciale menzione, tratta il me- 
desimo Piazza a pag. 796 della d- 
tata Gerarchia, come di certo Pie- 
tro che, nell'anno 773, fu dal Papa 
spedito legato in Francia, di Teo- 
dino de' Conti del 1088, di Griso- 
gono del 1 1 35, di Guidone creato 
da Eugenio III, di Giovanni Pizzuti 
fatto Cardinale da Adriano lY, gran 
difensore di Alessandro III, contro 
r antipapa Vittore IV. Lo . stesso 
Piazza fa menzione eziandio di Mat- 
teo Rosso Orsini, fatto titolare nel 
1 262 , da Urbano IV, il quale la 
ritenne per quarantatre anni,* nel 
qual tempo intervenne a tredici 
conclavi , e qual primo diàcono co- 
ronò cinque Papi. Fu ^li il primo, 
che si sottoscrisse Prior diacanorum, 
giacche allora tal titolo non era 
annesso a vernina diaconia stabile. 
Il Cardinal diacono Ferdinando 
Gonzaga , de' duchi di Mantova , 
viene annoverato tra i segnalati be- 
nefattori della chiesa, la quale in 
uno alla porpora, nel i6a6, rìnmi- 
ziò pel ducato mantovano; e per 
non dire d'altri, il Cardinal Ferdi- 
nando d'Austria, figlio di Pilippo II! 
re di Spagna, assegnò alla diiesa 
scudi trecento annui finché visse, e 
morì nel 1622. Per la divozione 
poi ch'ali nutriva alla b. Vei^ine, 
si sottoscriveva : El Cardenal In' 
fand esciavo della Fergen Maria, 

S. Makia Regina CoeU, delle ma' 
nache Carmelitane scalze. FedL 

In questa chiesa il magistrato 
remano, in ogni quadriennio per la 



CHI 

fèsta dell'Assunzione di Maria Ver- 
gine, & l'oblazione dì un calice di 
argento, e delle torcie di cera. 

S, Mjrij della Scala , diaconia 
Cardinalizia, in cura dei Carme" 
Utani scalzi, nel rione Traste- 

L' origine di questa chiesa, la prì- 
ma ch'ebbero i calameli tani scalzi 
(Fedi) in Roma, e dove custodisco- 
no un piede della loro madi*e san- 
ta Teresa, e un dito di s. Giovan- 
ni dalla Croce, rimonta al pontifi- 
cato di Clemente Vili, che concor- 
se alla sua erezione, e la diede ai 
detti religiosi. Sotto la volta di una 
casa, spettante alle religiose di san- 
ta Chiara, o sia al pio luogo delle 
convertite, e per una scala, eravi 
un'immagine della b. Vergine, che 
con istupendi miracoli, vei'so l'an- 
no 1592, incominciò a manifestar- 
si, e a destare ne' fedeli una gran 
divozione, massime negli abitanti 
della regione di Trastevere. Era 
protettore del pio luogo il zelante 
Cardinal Tolomeo Galli di Como, 
detto comunemente il Cardinal di 
Como, laonde insieme co' deputati , 
e col permesso dì Clemente Vili, 
venne stabilito di demolire le cir- 
costanti case per erigere a detta im- 
magine una chiesa, perchè fosse 
meglio venerata. S'incominciò la 
fabbrica con disegno di Francesco 
di Volterra, venendo ultimata in un 
al prospetto estemo da Ottavio Ma- 
scherìno, e quindi fu segato il muro 
dalla scala ove stava la prodigiosa 
immagine, la quale fu collocata nel- 
la chiesa, che dalla località ove si 
manifestò la b. Vergine, prese il 
nome di s. Maria della Scala. 
Clemente Vili ne affidò la custodia 
a' carmelitaui scalzi, cui donò le ca« 



CHI i59 

se annesse, ove fu febbricato il con- 
vento con architettura di Matteo 
di Città di Castello. I i^ligiosi in 
detto anno, e nel giorno sagro alla 
Pui*ificazione della ss. Vergine, pre- 
sero possesso della chiesa, per mez- 
zo di fr. Giovanni di s. Girolamo, 
con gran vantaggio temporale, e 
spirituale de' trasteverini ; e nel con- 
vento posero la celebre spezieria , 
di cui parlammo al citato loro ar- 
ticolo. 

Paolo V, avendo portato sul vi- 
cino monte Gianicolo l'acqua dal 
lago di Bracciano, poterono i reli- 
giosi pro6ttarne , e tralasciare di 
bere quella del Tevere. Alessandi^o 
VII poi, avendo liei 1664 soppressa 
nella chiesa di s. Maria Nuova la 
diaconia Cardinalizia, eresse in vece 
questa chiesa in diaconia, e pel pri- 
mo la conferì colla porpora a Pao- 
lo Savelli, come il successore Cle- 
mente IX, nel 1669, ne fece dia- 
cono Cardinale Buonaccorso Buo- 
naccorsi. Avendo Innocenzo XI fòt- 
to Cardinale, nel 1 68 1 , Marco Gal- 
li di Como, nipote del precedente, 
imitatore della generosità dello zio, 
che quivi volle essere sepolto, colla 
spesa di dodici mila scudi, terminò 
la volta e la tribuna della chiesa, 
ove ancor egli comandò di essere 
tumulato. Questa diaconia Cardi- 
nalizia, nel secolo decorso, fu tenu- 
ta dal Cardinal Ludovico di Bor- 
bone infante di Spagna, e nei pri- 
mi del corrente dal di lui figlio 
Cardinal Luigi, il quale vi operò 
alcuni abbellimenti. 

Di buone forme è la facciata 
esterna, alla cui porta sovrasta la 
b. Vergine col s. Bambino ; l'inter- 
no è bello, decoroso, e con pavi- 
mento di marmi di colon diversi. 
L'altare maggiore è disegno del 
Rainaldi, eoa sedici colonnette dì 



iGo 



CHI 



diaspro oncntale, che adornano il 
tabernacolo : nella cappella dei San- 
tacroce, disegno, e scoltura delFAI- 
gardi, si venera la miracolosa im- 
magine di s. Maria della Scala, ^el- 
le cappelle, e nel coro, oltre altri 
buoni dipinti, marmi , e statue, vi 
sono commende voli opere del padre 
Luca Fiammingo carmelitano, e ce- 
lebre pittoi*e. Nella domenica in Al- 
bis in questa chiesa avvi la stazio- 
ne. In ogni biennio, ed ai i5 otto- 
bre per la festa di s. Teresa, il 
magistrato romano fa a questa l'o- 
blazione del calice d'argento, e del- 
le torcie di cera. 

S, Maria del Sole. V. S. Màru 

IN GoSMEDXN. 

S, Maria del Suffragioy dell'arci' 
confraternita delia B. V* del Suf- 
fragio. Vedi, 

In ogni quadinenno il magistrato 
romano, nella prima domenica di 
novembre, ofiQre a questa chiesa un 
calice di ai*gento> e le torcie di cera. 

aS*. Maria in Tmsponiina , titolo 
Cardinalizio, con parroccìUa^ in 
cura de* religiosi Carmelitani cai' 
zati, nel none Borgo, 

L'antica chiesa chiamavasi di s. 
Maria in portico j o in capite por- 
ticusy perchè ove stava incomincia- 
vano i portici, che conducevano a 
s. Pietro , fu detta ancora in capite 
Pontis, per essere al di là del ponte 
s. Angelo verso il campo vaticano, 
e perciò si chiamò anco Traspada- 
na , Traspadiruty e Traspontina; poi 
chiamossi lungo la via Alessandrina, 
perchè Alessandro VI raddrizzò la 
strada, ora detta Borgo nuovo (Vedi), 
ove sta la nuova chiesa. Adriano I, 
ferito l'anno 772, edificò l'antica 



CHI 

vicino alla mole Adriana, ossia Ca- 
stel s. Angelo, dove ora é Ja fona 
coi baloardi dell' istessa fortezza, nel 
capo della strada che sania una 
volta chiamavasi, ed anco via Mot' 
tyrum, et camma sancta, pei mol- 
tissimi martiri, i quali per essa pas- 
savano , quando erano condotti al 
martirio negli Orti, e cerchio di 
Nerone. Presso questa chiesa Taòlsi 
che monsse Pasquale II ai a i gennado 
1 1 1 8 , donde il suo corpo fu por* 
tato a seppellirsi nella basilica late» 
ranense. Eletto a di lui sucoessore 
ai 25 gennaio Gelasio II, Caetani, 
dal palazzo lateranense quivi si ri- 
tirò ai 2 marzo per fuggire le vio- 
lenze dell' imperatore Enrico Y; 
quindi su d'una barca fuggì aUa 
sua patiia Gaeta. 

Celestino III, ai i5 maggio 1 194» 
consagrò l'altare de' ss. Pietro e Pao- 
lo, riponendovi molte raliquie;, fra 
le quali voglionsi compresi i oorpi 
de' ss. martiri Basilide, Magdalo, e 
Tripodio. Evvi tradizione, che le 
due colonne dell'altare sieno qudle 
del carcere Mamertìno, ove furono 
legati, e battuti i due principi de- 
gli apostoli, essendo il maroiQ ve- 
nato di color bianco e rosso. Di 
esse eruditamente parla il Piazza, 
Gerarchia, pag. 658. In .progresso 
nella chiesa venne eretta una col- 
legiata di canonici, con arciprete per 
prima dignità, come ricavasi da una 
bolla di Paolo IL Già Adriano I 
l'avea dichiarata una delle tre dia- 
conie, non pei*ò Cardinalizie, ed ecco 
come di essa si esprime Anastasio 
Bibliotecario, parlando di tal Papa : 
Hic coangelicus vir divina inspira* 
tione ignitus, constituit diaconias tres 
etc,; aliam vero intemeratcs Domxnm 
nostne Marice j quce sita est fins 
portam b. Petri apostoli in capili 
porticus» 



CHI 

Assunto al pontificato Innocenzo 
Vili, che nel Cardinalato era stato 
protettore de' carmelitani, non sola- 
mente arricchì l'Ordine di privilegi 
ed onori, ma gli concesse la chiesa 
di s. Maria in Traspontina co' suoi 
diritti, prerogative e rendite, le qua- 
li aumentò, come si legge nella sua 
bolla, lY idus novemb. an. i484* 
Ma dipoi volendo Pio IV fortificare 
la città Leonina, il borgo, e il Ca- 
stel s. Angelo, ai 23 agosto i565, 
ne ordinò l'atterramento per aprire 
nel suo sito le fosse per alzarvi i 
ripari di detto castello, avendo pe- 
rò anteriormente, agli 8 maggio 
i56i, fatta gettare la prima pietra 
nel luogo ove ora in un col con- 
vento si trova. Alti'i però dicono che, 
successo a quel Pontefice s. Pio V, que- 
sti con bolla de' i8 febbraio i566, 
diede incominciamento alla nuova 
fabbrica, benedicendone la prima pie- 
tra. Questa, insieme ad alcune me- 
daglie di argento, fu collocata for- 
malmente ne' fondamenti dal Car- 
dinal Guido Ferreri vice- protettore 
dell' Ordine carmelitano , in luogo 
del protettore Cardinal s. Carlo Bor- 
romeo, che trovavasi alla sua sede 
di Milano. Assistette alla funzione 
il Cardinal Bonelli, detto Y Alessan- 
drino, nipote di s. Pio V, con gran 
concorso di popolo, e sparo delle 
artiglierie di Castel s. Angelo. Dì poi 
6Ì rinnovarono tali dimostrazioni di 
giubilo, quando agli 8 febbraio iSij 
nella domenica di quinquagesima , 
dalla vecchia alla nuova chiesa fu 
trasportato in processione il ss. Sa«> 
gramento, insieme ad una miraco- 
losa immagine della ss. Vergine, che 
si vuole portata dal monte Carme- 
lo da alcuni carmelitani, ad un di« 
voto Crocefisso, unitamente alle reli- 
quie de* santi, e alle due menzionate 
colonne. Poscia, ai i3 aprile, ilPon- 

VOL. XII. 



. CHI i6i 

tefice Sisto V dichiarò la nuova chie- 
sa titolo Cardinalizio, che pel prìroo 
conferì al Cardinale Giovanni Men- 
doza, spagnuolo, da lui elevato alla 
porpora ai i8 dicembre del mede- 
simo anno; ed essendo morto nel 
iSgB, in tal anno Clemente Vili 
la diede al celebre Francesco To- 
ledo, il primo gesuita esaltato alla 
dignità Cardinalizia. Il Cardinal Gia- 
como Corradi, creato da Innocenzo 
X nel i655, e fatto titolare di que- 
sta chiesa, allorché morì nel i666, 
le lasciò la metà della sua eredità, a 
Attualmente n'è titolare il Cardi- f 
nal Placido Maria Tadini, arcive- 
scovo di Genova, del medesimo Or- 
dine de' carmelitani dell' antica os- 
servanza. Vedi, 

JVe furono architetti Francesco 
Pepparelli, e Ottaviano Marchesino, 
il quale la terminò colla tribuna, 
cupola, e coro , e Gio: Sallustio, fi- 
glio di Baldassare Peruzzi fornì il 
disegno per la facciata, cui diede 
compimento il Mascherino. Dice il 
Piazza, che la demolizione dell'an- 
tica chiesa si effettuò interamente 
soltanto nel 1687, dopo che furono 
compiuti r altare maggiore , e le 
ale della crociera, mentre la cupo- 
la ebbe termine nel 1668* Il ta- 
bernacolo di marmo del detto alta- 
re maggiore, ove si venera l'im- 
magine della b. Vergine, ricco di 
marmi, di metalli dorati^ e di sta- 
tue, con suo disegno dal Fontana 
fu perfezionato nel 1674, per cui 
Clemente X, accompagnato ,da molti 
Cardinali, si recò a visitarla ai 23 
dicembre. Anche altii Pontefici an- 
darono a questa chiesa , massime 
neir averla stabilita per visita di 
qualche giubileo straordinario, e in 
quello dell'anno santo. Clemente XI 
vi si recò nella grande inondazio- 
ne del Tevere, avvenuta nel 170'" 

1 1 



iGi 



CHI 



e ne esperimento il celeste patroci- 
nio. Benedetto XIII poi nel 1728 
consagrò solennemente la chiesa, e 
l'altare della cappella di s. Maria 
Maddalena de Pazzi. 

Sotto il suo pontificato morì il 
Cardinal Giuseppe Sacripanti di Nar- 
ni, il quale essóìdo stato protettore 
di tutto l'Ordine carmelitano, fid>- 
Imìoò il contiguo oratorio con altare 
ornato di belli marmi, per istruii^ 
vi i £mciulli della parrocchia, nella 
dottrina cristiana, come si legge dal- 
l' isciìzione posta sull'architrave della 
\ porta. In questa chiesa evvi una 
cappella dedicata a s. Barbara, pro- 
tettrìoe delle milizie pontificie, mas- 
sime de' bombardieri, i quali nel 
giorno della sua fèsta ai 4 dicem- 
bi^ vi si recano a celebrarla , per 
cui spara Tartigliena di Castel s. 
Angelo all'alba e all'elevazione del- 
la messa. Della confraternita di s. 
Barbara de' bombai*dierì, istituita in 
questa chiesa nel pontificato di Cle- 
mente Vili, parla il Piazza, nelle 
Opere pie di Roma, capo XXVII, 
pag. 659. Le altre cappelle sono 
stimabili per dipinti, marmi, ed al- 
tri ornamenti ; fi*a i monumenti se- 
polcrali merita menzione quello del 
tanto rìnomato meccanico Nicolò Za- 
baglia, che lavoi*ò ed esercitò il suo 
felice ingegno nella basìlica vatica- 
na, come capo maestro dei Sampie- 
trini, addetti ai lavori di quel tem- 
pio; autore delle macchine per la- 
vorare in qualunque parte perico- 
losa e inaccessibile del medesimo, i 
cui disegni più volte si diedero al- 
la luce, ritenendosi quali capo- lavo- 
ri in fatto di meccanica. Nel conti- 
guo convento risiede il prioi*e gene- 
rale dell'Ordine carmelitano. 

S, Maria in Trastei^ere , basilica 
cou capitoÌQj titolo CardiiiaUziOi 



CHI 

con parroodda nd rione Trastc^ 
vere. 

Con varie denominazioni venne 
chiamata questa insigne diiesa, la 
prima dedicata in Roma alla B. Y. 
Maria, non che de' titoU Cardinali- 
zi, e delle parrocchie di Roma. Que- 
sta celebre chiesa chiamossi baàlica, 
come l'appellò s. Damaso I, primie- 
ramente S. Maria in Trasievere, 
daUa regione di là dal Tevere in 
cui tix)vasi, sebbene vi sieno in essa 
altre chiese dedicate alla Madonna; 
r^one nobilitata dal prìncipe degli 
apostoli, e piimo Pontefice s. Pie- 
tro appena giunto in Roma, ed ove 
pel primo cominciò a predicare il 
vangelo a' suoi oonnazionaU ivi di- 
moranti. Fu detta Basilica di Ca- 
listo, perché il Papa s. Calisto I la 
consagrò, e dedicò prima d'ogni 
altra in Roma ad onore dell' inef- 
£ibile mistero dell'incarnazione, e 
della nascita del Figliuolo di Dio: 
perciò fii detta ancora del Presepe^ 
essendovi sino dai tempi di s. Gre- 
gorio IV un altare dedicato alla 
nascita del Salvatore chiamato del 
PresepiOy se pure non era l'altare 
maggiore, da quel Papa miralnl* 
mente ornato e coperto d'oro. For- 
se per tal motivo Calisto II posevi 
la stazione nel dì della ottava della 
nascita del Redentore , eh' è il pri- 
mo dì dell'anno. Si disse Basilica 
di s. Giulio ly perchè fu da lui i-i- 
fabbricata, n'ebbe gran divozione, e 
vi fu sepolto, portatovi dal dmite- 
rìo di Calepodio nella via Am*elia. 
Venne appellata di s, Cornelio, per- 
chè questo Papa dalle catacombe 
trasferì nella basilica molti corpi dei 
ss. martiri, e poi dal cimiterio di 
Calisto fu quivi portato il suo. Chia- 
mossi s. Maria in Monastero, peix^hè 
amicamente fu governata dai tuo» 



CHI 

nàci benedettini, dicendosi l'annesso 
luogo da loix) abitato il Monastero 
ili s. Maria, di cui fu abbate sotto 
s. Nicolò I, Anastasio bibliotecario. 
Fu detta Tempio fife' Ravennati^ per- 
ché Augusto venendo a Roma as- 
seguò questo luogo per alloggiamen- 
to assoldati che teneva a Ravenna 
per sicurezza del mare Adriatico ; 
il perchè la regione Trastevere per 
molto tempo si disse de' Ravennati. 

Finalmente la basilica di s. Ma- 
ria in Trastevere fu ed è chiamata 
Fons Old, ad Fontem Old, pel 
fonte d'olio ivi scatmìto nel modo 
e luogo, che andiamo a narrare, 
per cui gli stranieii qui recavansi 
ad osservare il sito del seguito pro- 
digio , che essendo presso l' altaica 
maggiore, vi si leggono queste pa- 
role: Nasdtur hinc Oleum Deus, 
ut de Virginey utroque eleo sacra' 
ta est Roma terrarum caput. L' Ai- 
veri dice, che la basilica fu detta anco 
s. Maria in Fontibus^ e s. Maria 
della Clemenza^ dall'immagine, che 
ivi si venera. 

Mentre regnava T imperatore Ot- 
taviano Augusto, nella Taverna o 
Taherna detta Meritoria^ cioè pub- 
blica, o, come altri dicono, ospizio 
de' soldati invalidi ove loro si som- 
ministrava il cibo, si vide all'im- 
provviso uscire dalla terra un zam- 
pillo di olio, il quale continuando 
per un giorno intero scorse sino al 
Tevere. Questo misterioso portento 
indicava, come dal fatto fu in ap- 
presso indicato, la prossima nascita 
di Gesù Crìsto, il quale appunto 
apparve e si manifestò al mondo, 
allorché si godeva in esso una pace 
universale simboleggiata dall' uUvo, 
da cui si trae l' olio ; mentre Eu- 
tropio nel ruscello di olio vide fi- 
gurata la grazia di Cristo, che do- 
veva comunicarsi alle genti, arreni- 



CHI i63 

mento cui alcuni dicono accaduto 
tre anni avanti la detta natività. 
Tanto affermano Paolo Orosio, lib. 
VI histor, contra Pagan. cap. ao, 
commendato dai ss. dottori Agosti- 
no e Girolamo, e dal citato EutiY>- 
pio. De gest Bom. ad F aleni, y ed 
altri gravi autori. Per altro Bene- 
detto XIV, Lambertiniy nella sua 
opera de festis Domini nostri Jesu 
Christij et b, Mariae Virginis, par- 
lando della festa del s. Natale , dice 
essere accaduto simile prodigio qua- 
ranta anni avanti la nascita di Ge- 
sii Crìsto. Nari'a però Eusebio di 
Cesarea, che nell'anno ySS di Ro- 
ma, ed ultimo avanti l'era volgare, 
alle falde del monte Gianicolo, pres- 
so la Tabema Meritoria, sgorgò un 
fonte d'olio o di petrolio, il quale* 
seguitò a scoiTere per un' intera 
gtoraata senza interruzione. Questa 
spontanea emanazione fu creduta al- 
lora prodigiosa, e da un naturale 
fenomeno ebbe orìgine la narrata 
pia tradizione. Così pensarono al- 
cuni, ma noi, seguendo la tradizio- 
ne, che costante si mantenne sino 
a' nostri giorni, invitiamo a consul- 
tare il dotto Moretti, De basilica 
s, Marias Drmstyberimy caput FI* 
Quo loco trans Tjrberim basilicam 
suam extruxerit s, CaUistus, propo- 
sitis , rejectisque falsis opinionibus, 
statuitury extraxisse super tàbemam 
scaturigine fontis old periUustrem. 
Historia hujus prodiga elucidatur, 
ac defenditur, cap. VII, Copiose 
disserilur de vera conditione taber* 
noe meriiorioCj e quajluxit oleum i 
reUqua inde ad originem basilicae 
CalUsdànae pertinentia paucis expen- 
duntur. 

Questo luogo fu pertanto ricono- 
sciuto dai cristiani dei prìmi tempi, 
e siccome cessando ivi l' uso di man- 
tenei^fi ì soldati invalidi, fu abban- 



i64 CHI 

donata la tabema, i medesimi cri- 
stiani mancando stabilmente di al- 
cun luogo pubblico in Roma, per 
adunarvisi e compiere i loro atti 
religiosi, presero in affitto la taber- 
na, o osteria per erigervi un ora- 
torio. I tavernari insorsero a dispu- 
targliene il possesso, per esercitarvi 
la loro professione, e vendervi il vi- 
no, ricorrendo a tal effetto all'im- 
peratore Alessandro Severo. Questi 
però, volendo favorire i cristiani, 
anco in ossequio di Mammea sua 
madre^ che avea professata la loro 
i^igione, nell'anno 224, pronunziò 
il memorabile decreto: È pur mc- 
glio, che quivi si adori alcun Dio^ 
che sia destinato a crapulare. Su- 
bito s. Calisto I, il quale allora go- 
•vemava la Chiesa universale, vi fab- 
bricò una piccola chiesa, cui dedicò 
e consagrò al parto della ss. Ver- 
gine; e fu la prima ad erìgersi in 
Roma pubblicamente al culto divi- 
no, in faccia a' pagani magistrati, e 
dove il santo Pontefice esercitò le apo- 
stoliche funzioni del suo ministero, 
ed ancora vi si adunavano i cristiani 
a salmeggiare, ed a compiere gli altri 
uffizi di pietà, da cui però dovet- 
tero cessare ben presto per le nuo- 
ve persecuzioni, cui andarono sog- 
getti, promosse da Domizio Yulpia- 
no prefetto di Roma , che tolse ad 
essi persino questo pubblico luogo 
di adunanza. Dice poi il Pancii*oli 
pag. 588, che avendo il Pontefice 
domandato e ottenuto dall'impera- 
tore Tedifizio della Taberna Meri- 
toria, questo essendo grande, grande 
dovette essere la chiesa, o in luogo 
da lui convertito in sagro tempio, e 
non piccolo oratorio. Se questa chiesa 
sia stata la prima a fabbricarsi in 
Roma, come lo fu certamente tra 
quelle dedicate alla B. Vergine, o 
se lo sia quella di s. Pudenziana^ 



CHI 

ne tratta il Piazza nella Gerarchia 
a p. 375. Certo è però, che il san- 
to Pontefice Lino, successore di s. 
Pietro, vietò alle donne di entrar 
nelle chiese col capo scoperto , e s. 
l^ino che gli successe prescrisse la 
solennità nella dedicazione delle chie- 
se, con analoghe provvidenze sulla 
loro erezione, lo che dimostra che 
in qualche epoca ne furono prima 
della basilica fabbricate. F. Saverio 
Marini, Sé in Ravenna vi fossero 
chiese pubbliche^ prima che Costarti 
tino desse la pace alla Chiesa?' 

Ritornata quindi la pace alla 
Chiesa nel pontificato di s. Mel- 
chiade, e consolidata in quello di 
s. Silvestro I, succedendogli poco 
dipoi Papa s. Giulio I, questi nel- 
l'anno 340 la riedificò, e da lui e 
da Calisto I ne prese il nome; Di 
fatti, nell'elenco, o Notizia Cardinal 
Uum titularium insignis basilicee s, 
Mariae Transtyberim, che il dtato 
Moretti, canonico della medesima, 
riporta nella menzionata opera, per 
primo registra s. Calepodio, per 
secondo quivi seppellito, s. Asterio, 
e per terzo PauÙnus presbyter Cor- 
dinalis s. Murice Transtyherim in 
titulo Callisti et Julii Cardia., 
qui anno Chrìst 4g4 vivehant, Ge^ 
lasio L Che sotto s. Simmaco Pa- 
pa, e nel sinodo romano , celebra- 
to nel 499» "^ fossero Cardinali 
titolari di questa chiesa, chiaramen- 
te lo dice il Piazza parlando di es- 
sa, nella sua Gerarchia Cardinali" 
zia, p. 364, aggiungendo a pag. 367, 
che appresso il Panvinio si trovano 
alcuni Cardinali intitolati ai^cipreti 
di s. Calisto, come lo avevano ed 
hanno le basiliche patriarcali. Anzi 
lo stesso Moretti, nel riportare per 
quarto titolare Marcellino, dice che 
il Panvinio e il Ciacconio riporta- 
no un Marcellus archipreshyier s. 



CHI 

Mariae in tìtolo Callisti et JuUi 
Transtyberim appdlatus etc. Non riu- 
scirà discaro, che qui si avverta co- 
me ritirandosi nella vicina casa di 
Ponziano, presso questa chiesa, il 
Pontefice s. Calisto I, nelle persecu- 
zioni suscitategli contro dai sacer- 
doti pagani, ed essendo egli stato 
gettato in un contiguo pozzo, fu 
eretta ivi poi una diiesa col di lui no- 
me, la qual chiesa però non si deve 
confondere colla basilica, chiamata, 
come dicemmo, di si Calisto, tanto più 
che la chiesa ove patì il martino di- 
venne anch'essa titolo Cardinalizio 
nel i458 sotto Calisto IH. F, Chiesa 
DI s. Calisto, tìtolo Cardinalizio, in 
cura dei monaci Cassinesi. Antica- 
mente l'arciprete di s. Maria in 
Trastevere, nella domenica, celebra- 
va nell'altare papale della patriar^ 
cale basilica vaticana, essendo il pri- 
mo de' sette Carditiali assegnati al 
suo servizio ebdomadario. 

I Pontefici si diedero tutta la cu- 
ra di conservare, e di abbellire 
questa basilica, che con quella di s. 
Lorenzo e Damaso primeggia fra 
le basiliche minori, per cui i ri- 
spettivi capitoli, nelle processioni, al- 
ternativamente si cedono la destra. 
La ornarono pertanto il Pontefice 
Giovanni VII, creato nell'anno 7o5, 
con pitture; s. Gregorio II del 7i5; 
s. Gregorio III, che nel 734 la re- 
staurò; Adriano I del 772, che Tac- 
ci'ebbe di due navi, e sulla piazza 
innanzi la chiesa eresse una fonta- 
na, rinnovata da altri Papi. Altri 
ristauri e preziosi doni le fece s. 
Leone III, creato nel 79^: indi s. 
Gregorio IV, dell' 827, eresse la 
cappella del Presepio, vi fondò un 
monistero sotto il nome di s. Corne- 
lio, di canonici regolari di s. Agostino, 
cui ne affidò la custodia. Neil' 848, 
Leone IV non solo la ristorò, ma 



CHI 



i65 



le diede per Cardinale titolare Be- 
nedetto canonico regolare, che nel- 
r 855, succedendogli col nome di 
Benedetto III, vi edificò la tribuna. 
Dall' Ugonio si apprende, che s. Ni- 
colò I, di lui successore, donò alla 
basilica un libro degli evangeli coper- 
to di lamine di argento, con altri 
vasi simili. 

Il Piazza dice, che in seguito dei 
canonici regolari, il monistero con- 
tiguo venisse abitato dalle mona- 
che, finché Calisto II, eletto nel 
mg, vi eresse una collegiata, as- 
soggettando alla basilica come a lo- 
ro matrice le chiese vicine, di s. 
Egidio, de' ss. Crispino e Crispinia- 
noj^ di s. Dorotea, delle ss. Rujffina 
e Seconda, e di s. Giovanni della 
Malva. Mentre era Cardinale prete 
di questa chiesa Pier Leone, ' morì 
Onorio II, e, a' i5 febbraio i i3o, 
sedici Cardinali canonicamente eles- 
seix» Papa col nome d'Innocenzo II 
il Cardinal Gregorio Papareschi , 
romano di Trastevere, già canonico 
regolare, e gli altri scismaticamente 
posero sulla cattedra apostolica il 
Cardinal Pier Leone, il quale aven- 
do preso il nome di Anacleto II , 
colle sue ricchezze, e col suo poten- 
te partito si sostenne nell' antipapa- 
to, e costrinse a fuggire in Fran- 
cia Innocenzo IL Poscia questi ri- 
tornato a Roma, ed essendo morto 
nel II 38 l' antipapa, il buon Pon- 
tefice per la gran divozione, che 
nutriva alla basilica, nell'anno se- 
guente la riedificò dai fondamenti , 
l'abbelFi, e l'amcchì di rendite. Vi 
fece un nobile pavimento, e di mo- 
saico, adornò tutta la tiibuna nel- 
l'alto dell'abside, colle figure del 
Salvatore, della b. Vergine sedente, 
di s. Pietro, de' Pontefici Cornelio 
e Giulio, e di s. Calepodio prete, 
tutti dalla parte sinistra, mentre 



i66 CHI 

dalla destra vennero rappresentati 
s. Calisto Papa, e s. Lorenzo, &• 
cendovi porre da un lato la propria 
effigie: nella fascia, pure in mosai- 
co, sì figurarono le città di Geru- 
salemme, e di Betlemme, dalle qua- 
li escono dodici angeli, venendovi 
eseguite anche le figure d'Isaia, e 
di Geremia. Però vuoisi, che tanto 
la restaurazione della chiesa, quan- 
to i musaici, fossero terminati dal 
Cardinal Pietro Papareschì, fratello 
d'Innocenzo II, verso Tanno 1 148. 
A memoria di tali benefici, e di 
quanto venne rappresentato riguar- 
do all'istoria del parto della Ver* 
gine, si posero i seguenti versi di 
stile rozzo secondo i tempi : 

Haec in honore tuo praefidgida Ma- 
ter honoris. 

Regia divini rutìlat fulgore decoris. 

In qua Christe sedes manet ultra, a 
saeculi sedes. 

Digna tui dixeris est quam tegit 
aurea vestis, 

Cum moles natura factus Jòret hinc 
oriundus 

Innocentius hanc renovavit Papa 
secundus , 

Non solo Innocenzo II decorò di 
musaici la trìbuna, che fu pure da 
lui ingrandita, ma vi fece il taber- 
nacolo di marmo, con quattro pre- 
ziose colonne di porfido, per la con- 
fessione e altare maggiore, entro il 
qual tabernacolo si conservano le 
insigni reliquie, che sogliono mo- 
strarsi al popolo nella domenica in 
Aìhis, La cappella, che s. Gregorio 
IV, ad imitazione di quella della 
basilica liberiana», aveva eretta al 
Presepio, fu da Innocenzo lì abbel- 
lita, arricchita di preziosi arredi sa- 
gri e di vasi d* oro e d'argento. Que- 
sto Pontefice la consagrò nel gior- 



CHI 

no della festa della Purificazione y 
ripristinò il monistero de' monaci 
benedettini accanto la chiesa per 
uffiziarla, e morendo ai 34 settem- 
bre 1 1 43, dal Laterano ove fu se- 
polto, dopo sette anni il di lui cor- 
po fu trasportato in questa basili- 
ca. Non molto dopo Eugenio III 
nel I i5o fece Ccuxlinale prete di s. 
Calisto, cioè di s. Malìa in Traste* 
vere. Guido di Crema, il quale nel- 
lo scisma contro AlessajDdro III, nel 
II 64 successe tkeU' antipapato ool 
nome di Pasquale II, vi visse dr* 
ca quattro anni, e canonizzò Carlo 
Magno, locchè non fu approvato, ma 
solo tollerato dalla Chiesa. 

Di alti*o restauro va debitrice la 
chiesa ad Innocenzo III, il quale 
siccome divotissimo della b. Vela- 
ne, per rendere piti sguaiata la ba- 
silica, giacche s. Gregorio lY non 
avea che consagrato l'altare mag- 
giore, ad istanza del Cardinal Gio. 
Conti o Guidoni vescovo di Pale- 
striua, eh' ei^a stato titolare della 
chiesa, e di tutto il popolo traste- 
verino, mentre si celebrava il con- 
cilio generale XII con l'intervento di 
mila duecento ottantonove padri, e 
coir assistenza di tutti i vescovi con- 
ciliarii, solennemente oonsagrò la 
basilica ai i5 novembre iao3, nd 
qual giorno tuttora si celebra la 
sagra. Egli le assegnò inoltre di- 
verse entrate^ le oSrì ricchi doni, e 
le concesse molte indulgenze, e quel- 
la della stazione nel primo dell'an- 
no in memorìa del parto di Maria 
Vergine. Dipoi, verso il 1 290, Ber- 
toldo figlio di Pieti*o Ste&neschi , 
nel basso della tribuna fece esegui- 
re alcuni mosaici dal Cavallini, rap- 
presentanti la vita della b. Vergine, 
e nel centro questa coi ss. Pietro e 
Paolo. 

Urbano VI, eletto nel 1 378, nel- 



CHI 

lo stesso anno si ritirò ad abitare il 
palazzo o monìstero contìguo a que- 
sta chiesa, ove ai i8 -settembre fe- 
ce una promozione di ventinove 
Gaixlinali, e dopo due giorni Fu in 
Fondi fòtto antipapa Clemente VII» 
fòvorito da Giovanna I, regina di 
Napoli. In quesito luogo Urbano VI 
tenne diversi concistori, ne' quali 
depose dal regno la regina, e ful- 
minò delle censure ecclesiastiche il 
pseudo-Pontefice , e gli scismatici 
suoi fautori, le quali nel medesimo 
palazzo rinnovò nel 1879. ^'^ P^^ 
fu benefattore di questa basilica Ni- 
colò V pei restauri, che per mezzo 
deir architetto Bernardo Rossellino 
▼i eseguì, massime nel musaico del- 
la facciata esterna nel fregio sotto 
il tfmpano, opera del XII secolo, 
perchè fatto fare da Eugenio III , 
e terminato nel XIY da Pietro Ca- 
vallini. Esso rappresenta la b. Ver- 
gine, colle dieci vergini della para- 
bola evangelica, cioè le cinque pru- 
denti, e le cinque stolte. Verso Tan- 
no 148 3, il Cardinal Stefano Nar- 
dini titolare, omo ed arricchì la 
sagrestia, é fece restaurare la fon- 
tana della piazza, rinnovata poi 
da Clemente YIII, da Alessandro 
VII, e da Innocenzo XII. Il Car- 
dinal titolare Antouio Sanseverino 
fu benemerìto di alcuni ristauri, e 
di aver fi:)ndati alcuni inservienti pel 
coro, e per la sagrestia colle ren- 
dite del Cardinal titolare. Il Cardi* 
nal titolare Michele da Silva por- 
toghese, per la sua tenera divozio- 
ne verso la b. Vergine, edificò un 
palazzo nelle vicinanze della basili- 
ca, per essere più comodo nel visi- 
tarla. Altro illustre titolare fu il 
Cardinal Giampietro Carafi&, che 
nel i555, venne creato Pontefice, 
Paolo IV. 
Assunto al pontificato s. Pio V, 



CHI 167 

GhisUerì^ ed osservando che 1* uffi- 
ciatura della basilica era trascurata, 
giacché non essendovi piìi i monaci 
benedettini, i sacei'doti benefiziati 
che l'avevano in cura non le pi^e- 
stavano per lo scarso loro numero 
quel servigio di cui abbisognava, vi 
eresse di nuòvo la collegiata con un 
capitolo composto di dodici canoni- 
ci, ed otto beneficiati, i quali ora 
sono dieci con alcuni cappellani ed 
inservienti, confermando il tutto 
Gregorio XIII suo successore. La 
dichiarò vicaria perpetua parrocchia- 
le, stabilendone la provvisione, men- 
tre per le ultime disposizioni di 
Leone XII, la cura che anticamente 
esercitavasi da un beneficiato deU 
la basilica, ora è affidata ad un 
canonico della medesima. Dei cano- 
nicati,* e dei beneficiati, qualora non 
sieno affetti, gode la nomina il 
Cardinal titolare. I canonici hanno 
r uso della cappa di saja paonazza 
e il rocchetto, col singoiar privilegio 
di poter sciogliere la coda della cap- 
pa, allorquando nel venerdì santo 
vanno ad adorare la croce. I bene- 
ficiati poi hanno Fuso delle cappe ^ 
con fodera di pelli bigie nelT inver- 
no, e rocchetto senza maniche, men- 
tre nelle altre stagioni assumono la 
sola cotta. Da questo illustre capi- 
tolo uscirono molti personaggi enco- 
miati pei* pietà, dottrina, e dignità 
ecclesiastiche, ' godendo molti privi- 
legi , e possedendo un ottimo archi- 
vio, che contiene memorie antiche. 
Il Cardinal titolare vi nomina un 
prelato per vicaiìo. 

Giulio Antonio Santorio, Cardi- 
nal titolare, vi fece il soffitto dorato, 
che avanti il coix) traversa la parte 
superiore della basilica. 11 Cardinal 
titolare Marco Sittico Altemps, ni- 
pote di Pio IV, nella nave sinistra 
eresse la magnifica oappella del ss» 



68 



CHI 



Sagramento, trasferendovi al suo 
altare un'antica e miracolosa im- 
magine, che da tempo immemora- 
bile veneravasi in questa chiesa sotto 
la denominazione della Clemenza. 
Il Porporato si servì dell' architetto 
Martino Lunghi, e di valenti pittori 
e scultori per abbellirla; vi fondò 
un collegio di cappellani corali , con 
regole e costituzioni particolari, la 
dichiarò juspatronato della ^miglia 
Altemps, la forni di sagri an*edi, e 
di copiose rendite, ottenendo da 
Gregorio XIII il privilegio, che il 
suo altare fosse privilegiato in per- 
petuo pei defonti, e volle ivi essere 
sepolto. Della confraternita eretta in 
questa cappella sotto l' invocazione 
del ss. Sagramento trattarono il 
Piazza, Opere Pie di Roma, capo 
XVI, pag. 537, e TAlveri tom. II, 
pag. 332. 

Alessandro de' Medici , Cardinale 
titolare, sotto il musaico d'Inno- 
cenzo II, e nel coro fece eseguire 
vaghe e nobili pitture, e nel i6o5 
fìi elevato alla cattedra apostolica 
col nome di Leone XI. ' Quindi il 
Cardinal Pietro Aldobrandini, nipote 
di Clemente Vili, titolare della 
chiesa, apri nuove finestre colle 
quali illuminò la basilica ch'era al- 
quanto oscura, e fece fare il son- 
tuoso soffitto della nave di mezzo, 
pregevole per le dorature , pegli 
intagli, e pel famoso quadro dell' As- 
sunzione della b. Vergine del Do- 
menichìno, ma si dovettero togliere 
i musaici dell* arcone. Il Pontefice 
Paolo V, nel dare nel 1 608 ai cas- 
sinesi la chiesa di s. Calisto, concesse 
loro anche il palazzo del titolare di 
s. Maria in Trastevere, e il palazzo 
contiguo alla basilica, il quale fu 
dai cassinesi rifabbricato. Questo 
secondo palazzo apparteneva ai ca- 
nonici, ed era stato abitato da di- 



CHI 

versi Pontefici, dando Paolo V ai 
canonici un annuo compenso,* ooom; 
lo diede al Cardinal titolare per 
l'altro. Paolo V conferì questo ti- 
tolo al Cardinal Alessandro Ludo- 
visi, il quale nel 1622 divenne 
Gregorio XY. II di lui parente Ni- 
colò Albergati Ludo visi, fetto Car- 
dinale da Innocenzo X, divenuto 
titolare della chiesa, ne fu benefiit- 
tore col fare d'argento i reliquiari, 
che prima erano di legno, e con 
altre generose dimostrazioni, volendo 
poi essere ivi sepolto, quando morì 
decano del sagro Colico. Di poi Cle- 
mente XI, Albani, amorevole verso 
questa basilica, perchè vi riposavano 
le ceneri di vati suoi antenati, oltre 
a molti e notabili risarcimenti, con 
disegno del cavalier Carlo Fontana, 
vi fece l'antichissimo portico, con 
cancelli di ferro; sull'architrave fece 
collocare quattro gi*andiose statue 
de' fondatori, e del primo titolare 
della basilica, cioè de' quattro Pon- 
tefici e martiri Calisto, e Cornelio, 
di Papa s. Giulio I, e di s. Cale- 
podio prete e martire. 11 capitolo, 
nel 1702, per memoria gì' innalzò 
una marmorea iscrizione, e decretò 
un anniversario perpetuo agli ante- 
nati di Clemente XI, il quale pei* 
questa restaurazione e abbellimento 
fece coniare una medaglia d'argento, 
coir effigie da un lato della b. Vei"- 
gine della Clemenza, coli' epigrafe: 
Dilexi decorem domus luce, e nel 
rovescio il pontificio ritratto. 

Il detto portico sovi^astato dalla 
facciata estema, ha cinque archi, 
decorati da quattro colonne di gra- 
nito, e sopra la ringhiera sono le 
mentovate statue. Sotto al portico 
vi sono diverse antiche iscrizioni 
postevi dall' eruditissimo canonico 
Boldetti, una pittura dell'Annunziata 
del Cavallini, ed un'altra in fondo 



CHI 

a sinistra, bel lavoro del secolo XIII. 
Si entra per tre porte nella basilica, 
la principale di cui ha un superbo 
fr^io di antico marmo, la qual por- 
ta nel tempo dell'anno santo, se la 
funzione non può farsi, come diremo, 
alla basilica di s. Paolo, ùl le veci 
di essa, e tì si fa l'apertura, e chiu- 
sura della porta santa. L' interno 
della basilica é a tre navi, divise da 
ventiquattro colonne di gi*anito ros- 
so e bigio, tutte di differenti forme, 
e con capitelli antichi diversi nelle 
forme, alcuni de' quali sono d'ordi- 
ne ionico. Vi si osservano nelle vo- 
lute scolpite le immagini d' Iside, di 
Serapide, e di Arpoa^te. I mosaici 
della tribuna furono da ultimo re- 
staurati dalla reverenda camera 
apostolica. A sinistra si legge: Ta- 
BERNA MERITORIA, e a dcstra : Inno- 
cEirrius HAWc rexovavit Papa secuic- 
nus. Nelle cappelle vi sono memo- 
rie antiche, marmi bellissimi, e su- 
perbe pitture, senza mentovare altri 
ornati. Fra quelle della nave destra 
rammenteremo quella del Presepio, 
che fu ornata dal Cardinal France- 
sco Antonio Finy titolare; quella 
della b. Vergine detta di Strada 
Cupa, perchè ritrovata in una stra- 
da così chiamata, architettata dal 
Domenichino, che dovendo dipinger- 
la ne cominciò una parte sopra 
l'altare, e solo vi dipìnse un putto: 
di poi gli ornati furono fatti dal 
Cardinal duca di Yorck, commen- 
datario della chiesa. Fra quelle poi 
della nave sinistra merita special 
menzione quella dedicata a' santi 
Filippo e Giacomo, restaurata dal 
Cardinal Filippo d'Alen^on ivi se- 
polto, fratello del ve Filippo di Va- 
lois, dicoutro al quale vedesi il de- 
posito del celebre Cardinal Pietro 
Stefaneschi degli Annibaldi, i quali 
depositi sono ambedue interessanti. 



CHI ,69 

Oltre questi, e gli altri summento- 
vati sono in questa basiUca pui* se- 
polti i Cardinali Corradini, Armel- 
lini, Gio. Battista Bussi, Orio, Gras- 
si, Cecchini, Condulmero ec., Bertol- 
do Stefaneschi, il duca Roberto di 
Altemps, Filippo ed Annibale Al- 
bani zii di Clemente XI , e i due 
famigerati dipintori Lanfranco, e 
Ciro Ferri. Finalmente nella sagre- 
stia, ove ammirasi un bel ciborìo di 
marmo, vi è una memoria sepol- 
crale del dotto ai*cheologo Boldetti, 
canonico di questa basilica. Gasparo 
Alveri, Roma in ogni stato, non solo 
nel tom. II, pag. 33 1 e seg. tratta 
di questa basilica, ma anche de'suoi 
monumenti ed iscrìzioni sepolcrali. 

Oltre i santi corpi indicati supe- 
riormente, vi si venerano molte ed 
insigni reliquie, come il ci^nio di 
s. Urbano I Papa, il corpo di san 
Quirino vescovo, il legno della ss. 
Croce, della Spongia, Sudario, e 
e presepio di Gesii Cristo , del velo 
e de' capelli della ss. Vergine, senza 
mentovare le altre reliquie registra- 
te nel catalogo di questa chiesa. Il 
venerando corpo poi del suo pri- 
mario fondatore s. Calisto I, fu pri- 
ma sepolto nel cimiterio di s. Ca- 
lepodio nella via Aurelia, donde fu 
trasferito nella basilica. Il Muratori 
nelle Dissertazioni sulle antichità 
italiane, tomo III, Dissert 58, pag. 
198, dice, che volendo neL secolo 
ottavo Everardo, duca del Friuli, 
edificare il monistero cesoniense, im- 
petrò dalla santa Sede il corpo di 
s. Calisto I Papa, come scrive Flo- 
<loardo nella Storia di Reims, 1. IV, 
cap. I. Il citato Moretti però, con- 
venendo che alcuna parte del corpo 
di s. Calisto I fosse concessa alle 
persone e luoghi ch'egli enumera, 
dice che la maggior parte si custo- 
disce e venera sotto l'altare princi- 



I70 CHI 

pale della basilica, intorno a che è 
a Yedersi il capo XI della di lui 
opera. 

In questa chiesa ti celebra la sta- 
zione nel di primo gennaio» la 
dedmasesta di quaresima, e nella 
centesima prima domenica dopo la 
Pentocoste. Ai 1 5 agosto ogni anno 
il senato romano & a questa basi- 
lica l'oblazione del calice con pate- 
na d'argento, e quattro torcie di 
cera. In tempo dì pestilenza, e per 
le grandi inondazioni del Tevere, i 
ix>mani Pontefici sostituirono questa 
basilica a quella di s. Paolo fuori 
le mura tanto per la visita delle 
sette chiese, che per lucrare l'in- 
dulgenza dell'anno santo, come per 
questo avvenne sotto Urbano Vili, 
Clemente XI, e Leone XII, lo che 
si può vedei*e all'articolo Anno santo. 
Solo c[ui aggiungeremo, che Leone 
XII avendo deputato per legato a 
latere ^ ad aprire e chiudere, nel 
1825, la porta santa di questa ba- 
silica di s. Maria in Trastevere ( per 
essersi disgi*aziatamente incendiata 
quella di san Paolo, ora risorta 
splendidamente), il Cai*dìnal Barto- 
lommeo Pacca allora sotto-decano 
e oggidì decano del sagro Colle- 
gio, volle però ancora che la por- 
ta santa della basilica ostiense ve- 
nisse, come negli anni santi 1625, 
e 1700, aperta e chiusa, rinnovan- 
done gli antichi materiali, e sosti- 
tuendone altri nuovi, che portassero 
la memorìa di quell'anno santo. 
Per comando del Papa questa fun- 
zione fu nella basilica ostiense ese- 
guita dal padre abbate di s. Pao- 
lo, suddelegato dal Cardinal Pac- 
ca, colle solite cerimonie nel gior- 
no 23 settembre 1823. Questo e- 
simio pprporato, a voler celebrare 
l'epoca di tal sostituzione, e la^ia- 
re alla numismatica una memoria 



CHI 

dell' infausto avvenimento, con lodar 
to pensiero fece incidere una me- 
daglia ove da un lato si vede la 
basilica ostiense distrutta d£d fuo- 
co, e fra le rovine cagionate da si 
deplorato disastro, avvi questa iscri- 
zione sotto: BasiUc. s, PauU ex 
incendio XF juL MDCCCXXIII; 
e nel rovescio, Subsù'tuta a Leone 
XII^ Pont, Max. s. Maria Trans 
Tiber. In ea sacr, ritus implevii 
prò juhilaso an. MDCCCXXV Card., 
epìsc, Portuensis Bartholonueus Poe* 
ca. Tal medaglia per altro lo stes- 
so Cardinale fece collocare dal p. 
abbate da lui suddelegato, alla por- 
ta santa di s. Paolo, giacché que- 
sta di 8. Maria in Trastevere non 
fu chiusa col muro, ma colla so- 
lita porta di legno, sopra la quale 
si posero due croci di metallo do- 
rato, avendo però il Cardinal ler 
gato praticate le solite cerimonie in 
questa porta della basilica di santa 
Maria in Trastevere, si nell'apertu- 
ra, che chiusura dell* anno san- 
to. Oltre a ciò, anche nei giubilei 
straordinarì , talvolta la basilica di 
s. Maria in Trastevere fu assegnata 
per una delle chiese da visitai*si per 
lucrarvi l'indulgenza, e talora vi si 
recarono i Pontefici, anco pi'ocessio- 
nal mente. 

Salissero su questa basilica, oltre 
tutti gì' istoriografi delle chiese di 
Roma, Giuseppe Lancisi, Notizie del- 
la basilica di s. Maria in Traste* 
vere, Boma 1728, Petrus Morettus^ 
De s, Calisto pp, et mari, ejasque 
basilica i, Marix Trans Tyberim, * 
nuncupata, disquisitiones duce crid' 
co'Jiistoricce duobus tonds exhibiùe, 
tom. I, Romae 17S2. Resta a desi- 
derarsi il tomo II di quest'opera 
eruditissima, che vuoisi essere custo- 
dito mss. nel pregevolissimo archi- 
vio del rispettabile capitolo. Non ù 



CHI 

deve poi tacere, che nei pri morelli 
del corrente secolo, avendo il detto 
capitolo concesso un luogo contìguo 
alla basilica, ai confratì dell' arci- 
confraternita della Madonna ss. Ad- 
dolorata deir anime del purgatorio, 
esso vi edificò un oratorio, e il ci« 
miterio, cioè nel sito che anticamen- 
te serviva ad egual uso. Nel qual 
cimiterìo, per l'otta vario dei fedeli 
defonti , «si suole rappresentare un 
fatto sagro. Il protettore del soda- 
lizio è il Cardinal titolare prò tem- 
porcy e primicerìo un canonico di 
essa basilica. 

S, Mjria in Trwio, de clderìci 
regolari minori. Kedi, 

S, Maria in VcdUceìla^ detta w>/- 
gar niente la Chiesa nuova, dei 
pp. Filippini, Vedi. 

S. Maria in Via^ titolo Cardinalizio, 
con parrocchia in cura de^relìgiosi 
serviti, nel rione Trevi, 

Chiamasi questa chiesa in Via, 
perchè fu eretta sulla via pubblica 
pel seguente avvenimento, e nel 
pontificato di Alessandro IV. Presso 
la scuderìa del palazzo del celebra 
Cardinal Pietro Capocci, e nell'an- 
no I a56 per caso, o appositamente, 
fu gettata in un pozzo ivi esistente, 
una tegola o selce, ove eravi dipinta 
una divota immagine di Maria Ver- 
gine col 8. Bambino. Appena questa 
toccò le acque, che con singolare 
prodigio s'innalzarono siSattamente, 
che uscendo dall'orlo del pozzo, al- 
lagarono la contigua stalla. Al ru- 
more, cui fecero i cavalli che vi 
erano entro, si scuopn l'allagamen- 
to, e si vide galleggiare sulle acque 
la stessa immagine. Venuto il Car- 
dinale in cognizione dell'accaduto, 



CHI 171 

con riverenza estrasse dalle acque 
l'immagine, e direttamente la col- 
locò nel suo palazzo. Quindi recatosi 
da Alessandro IV, e accontatogli^ 
l'accaduto, il Pontefice ordinò che 
il luogo si convertisse in chiesa, ove 
con solenne processione, cui inter- 
venne lo stesso Sommo Pontefice, 
il Cardinale la ripose nel sito in 
cui si venera. Nel pozzo fu gettato 
un pezzo di quello della Samaritana, 
e le sue acque incominciaronsi a 
bere con riverenza dai fedeli, e 
di voti della sagra immagine, il cui 
culto molto si propagò a cagione 
delle grazie, che incominciò a fài*e. 
Il Piazza, citando il Torrigio, dice 
che questa chiesa fu edificata sugli 
avanzi d'un arco trionfale, la cui 
metà si vedeva sotto Innocenzo VIII, 
il quale, perchè la chiesa minacciava 
rovina, ai 23 giugno 149I9 inco- 
minciò a riedificarsi coi mai*mi dello 
stesso avanzo d' arco, concorrendovi 
il Papa, i Cardinali Borgia, e Ria- 
rio, e persino gli architetti. La 
chiesa, poco dopo la sua fondazione, 
venne eretta in parrocchia, in cura 
dei prati secolari. Ma assunto al 
pontificato, nel i5i3, Leone X la 
concesse in un alla cura parrocchiale 
ai religiosi servi di Maria, chiamati 
volgarmente i Serviti (Vedi), abili- 
tandoli a fòbbricai*vi un contiguo 
convento, e il parroco e rettore 
d'allora Desiderìo Morelli, famigliai 
del Pontefice, rassegnò la cura, che 
era stata sottoposta al Cardinal tito- 
lare di san Marcello. Poscia per la 
venerazione, in cui era questa chiesa, 
nel i55i. Papa Giulio III l'eresse 
in titolo presbiterale Cardinalizio, 
che pel primo conferì al suo nipote 
Fulvio della Cornìa di Perugia, al- 
lorquando ai 20 dicembre dello 
stesso anno il creò Cardinale. Pio 
IV nel i565, lo diede al Cardinal 



irjT, CHI 

Alessandro Sforza, nipote di Paolo 
HI, e Gregorio XIII al Cardinal 
Vincenzo Lauri, di sommi meriti. 
Indi, nel iSyG, fu quiyi eretta una 
confraternita del ss. Sagramento, 
che confermata da Gregorio XIII, 
con grazie e indulgenze, fabbricò poi 
r annesso oratorio. Di essa tratta 
Carlo Bartolomeo Piazza, Opere pie 
di Romay pag. Sij, 

Minacciando nuovamente questa 
chiesa di rovin *, i religiosi sei*YÌti 
con ai*chitettura di Mainino Lunghi 
il Tccchio, la riféoero dalle fonda- 
menta secondo le antiche forme, 
ma più ampia ed ornata, verso 
l'anno i5g4* Nel seguente monsi- 
gnor Gio. Battista Canobio bologne- 
se, protonotario apostolico, serven- 
dosi del medesimo architetto, eresse 
la facciata esterna, la quale però, a 
cagione di sua morte, rimase sospesa 
al cornicione, e solo nel 1681 fu 
ripresa, continuata, e compita da 
monsignor Giorgio Bolognetti, che 
ne ampliò la porta, con disino del 
cavai. Bainaldi. Nel pontificato di 
Clemente Vili, in cui si operò la 
riedificazione della chiesa, il di lui 
fratello Pietro vi eresse la cappella 
della ss. Annunziata, e con tanta 
quantità di scelti marmi, che riuscì 
una delle piti nobili cappelle, le quali 
allora si vedevano in Roma, dipin- 
gendone il quadro, e i laterali il 
cav. d'Arpino. In essa d. Olimpia 
Aldobrandini figlia del fondatore, 
eresse due cappellanie. Questo tito- 
lo, nel 1599, da Clemente Vili fu 
conferito al ven. Cardinal Roberto 
Bellarmino gesuita, nipote di Mar- 
cello II, il qual Cai*dinale in segui- 
to ne fu largo e munifico benefat- 
tore, dappoiché ne terminò la tri- 
buna, il coro, e la volta che fece 
dipingere dal Piastrini, con altii 
ornamenti. Emulatore del Cardinal 



CHI 

Baronio, e delle antiche pratiche 
religiose, più volte si recò a questa 
sua chiesa, a pronunziarvi omelie, 
a distribuirvi elemosine ai parroc- 
chiani , a istruirli nella dottrina 
aìstiana, e in altre esemplari oostih 
manze dei primitivi Cardinali titolari 
delle chiese; e morendo lasciò per 
testamento una delle sue preziose 
pianete a questo amato suo titolo. 

Beneficarono eziandio la chiesa il 
Cardinal titolare Silvio Sa velli con 
candellieri di argento, e varie no- 
bili pianete ; il Cardinal Egidio Al* 
bornoz con copiose limosine, si alla 
chiesa, che a' parrocchiani, e, per non 
dire di altri, il titolare Cardinal 
Carlo Caraffa fu con essa largo di 
arredi e paramenti sagri. Questa 
chiesa ha diverse cappelle con bèi 
dipinti, e nella prima a destra si 
venera la suddetta immagine di 
Maria ss. , e si vede il pozzo tu cui 
galleggiò. 

S. Maria in via-Lata^ collegiata 
con capitolo^ diaconia CardinaU' 
zia, con parrocchia, nel rione 
Pigna, 

Questa chiesa, che T Anastasio 
annoverò tra le basiliche, fu eret- 
ta presso l'arco di Gordiano, doé 
nel luogo ove esistette questo, nel- 
la strada e regione di Fia Lata^ 
donde prese il nome, ed ebbe ori- 
gine dal suo oratorio sotterraneo. 
Lungo sarebbe a voler parlare di 
tutte le sue venerabili memorie ec- 
clesiastiche, e singolarissimi pi*^; il 
perchè colla scorta di Fioravante, 
Martinelli, e Carlo Bartolommeo 
Piazza, diremo in compendio ciò, 
che principalmente la riguarda . IL 
Panvinio dice, che dopoché la chie- 
sa di santa Maria in Domnica ces- 
sò di essere arcidiaconia, la chiesa 



CHI 

di &. Maria in Via Lata venne co- 
munemente reputata la prima dia- 
conia Cardinalizia, devoluta al prio- 
re, o primo de' Cardinali diaconi ; 
seppure questi si contenta di altra 
diaconia, allora la gode il secondo, 
o altro Cardinal diacono. 

Nella venuta di s. Pietro in Ro- 
ma, gli fu compagno s. Marziale 
stato discepolo del Redentore, come 
lo fu della predicazione nella capi- 
tale del mondo. Dimorava s. Mar- 
ziale in un luogo, che si chiama- 
va Via Lata; ove dicesi, che eresse 
un piccolo oratorio per celebrarvi 
il divin sagrifizio, orarvi, istituire, e 
battezzare i convertiti alla fede. Ve- 
nuto poscia a Roma per la prima 
volta anco s. Paolo coi suoi disce- 
poli, insieme all' evangelista s. Lu- 
ca, il principe degli apostoli s. Pie- 
tro deliberò di propagare per le 
Provincie la luce del vangelo, e per- 
ciò spedi san Marziale a Ravenna , 
e agli oltramontani, restando V ora- 
torio a s. Paolo, e a s. Luca. Il 
primo vi predicò la fede cristiana , 
e vi battezzò molta gente, come 
tra gli altri vuoisi s. Savina con 
tutta la famiglia, san Novato, san 
Timoteo , santa Pudenziana , e s. 
Prassede, co' soccorsi de' quali l'o- 
ratorio fu ingrandito. Siccome poi 
in esso non eravi acqua per am- 
ministrare il battesimo , il santo 
apostolo si pose in orazione, ed al- 
lora fu che gli comparve un an- 
gelo, il quale toccando il sito ove 
r acqua si ascondeva, quella fu poi 
appellata acqua santa, e si beve an- 
cora con divozione. Il secondo, cioè 
s. Luca, vuoisi che in questo ora- 
torio dipìngesse la prima immagi- 
ne della b. Vergine Maria, rappre- 
sentandola coir anello in dito e pia- 
mente si crede, che sia la medesima 
immagine, la quale venerasi suU' al- 



CHI 173 

tare maggiore della sovrastante chie- 
sa, anzi evvi tradizione, che lo stesso 
s. Luca quivi ancora dipingesse mol- 
te delle immagini 'della ss. Vergi- 
ne, che sono in Roma, e che nel 
medesimo oratorio scrivesse gli atti 
apostolici. Perciò 1' oratorio fu detto 
ora di s. Paolo, ora dì s. Luca, ed 
ora di san Marziale nella via La- 
ta, sulla cui porta si legge questa 
iscrizione: Oratorium quondam s, 
PauU apostoli^ Lucae evangdistac y 
et Martialis martyris^ in quo ima" 
go Mariae Virginis repena siste* 
baty una ex septem a b. Luca dc' 
pictis. 

S. Paolo si recò in Roma, per- 
chè essendo egli imprigionato, qual 
cittadino romano, domandò, ed ot- 
tenne di appellarsi all'imperatore, 
laonde in Roma e in questo luogo 
fu dato in guardia ad un capitano 
per nome Giulio, che lo consegnò 
ad un soldato. Costui lo tenne car- 
cerato ed in catene per due anni, 
senza impedirgli 1' esercizio del suo 
apostolico ministero, cui s. Paolo 
esercitò non solamente nel naodo 
suindicato, ma anco con lettere e 
ambascerie, cui ricevette dall'orien- 
te, dagli ebrei, dagli efesini, dai 
filippensi ec, dai quali ebbe al- 
tresì soccorsi nel difendere che 
egli faceva la propria causa. Egli 
convertì persino alcuni della fami- 
glia imperiale, e venne confortato 
dal Signore che gli apparve, e av- 
visò della sua vicina liberazione. 
Alcuni opinano perciò, ch'egli nel 
partire da Roma per memoria la- 
sciasse ivi la suddetta immagine di 
Maria Vergine. V, il Panciroli a 
pag. 608. 

Il Martinelli celebra questo san- 
to luogo come la prima chiesa che 
si aprisse in Roma, e come il pri- 
mo albergo apostolico pontifìcio, 



174 CHI 

giacche egli sostiene, che ivi pur 
abitasse s. Pietro nella sua prima 
venuta in Roma, dopo che part\ 
dalla regione di Trastevere, per 
evitar le insidie de' giudei, e avan- 
ti che passasse sul monte Vimina- 
le nella casa di Pudente. Dice inol- 
tre, che quivi stabilisse la cattedra 
apostolica, celebrasse la messa, eser- 
citasse il suo pontificai ministero, 
per cui chiama quel luogo Gremio 
di santa Chiesa; e finalmente asseri- 
sce, che di qua i ss. Pietro e Paolo 
furono condotti al carcei*e mamer- 
tino, donde passarono a sostenere 
il glorìoso martirio. Giovanni Boni- 
fazio poi néX Istoria Verginale ag- 
giunge, che in questo luogo i due 
apostoli celebrarono le prime imes- 
se, come luogo consagrato alla b. 
Vergine, ed ecco come si esprime: 
Rqmae iUam domuniy in qua Petrus, 
et Paulus sanctissimam dixere mis^ 
sam in Via Lata consecratani Vér- 
gini esse purissiniae nemo unquam 
duhitavit 

Fu l'oratorio reso più celebre e 
venerando, quando Papa s. Sergio I, 
verso Tanno 700, vi fabbricò so- 
pm e dedicò la chiesa, sebbene non 
manchi chi congetturasse aver ciò 
fatto s. Silvestro I, e quindi dicono 
che sia stata rifabbricata da s. Ser- 
gio I, perchè avendo Dio operato 
per mezzo dell' immagine della Ma- 
donna un sorprendente prodigio, pel 
gran concoi*so di popolo, che si por- 
tò ad ossequiai*la, e per le abbon- 
danti limosine e donativi che vi fe- 
ce, potè il Papa edificarvi una de- 
corosa chiesa, e provvederla di co- 
piose rendite pel mantenimento del 
culto divino. Il citato Fioravante 
Martinelli racconta, che nell'anno 
700 fu fabbricata la chiesa, in cui 
venne posta l'immagine di Maria ss. 
perchè Teodora sorella di Alberico 



CU! 

senatore di Roma, dolente oòlrìoóo 
suo consorte, che l' unico loro figlio 
era privo dell'uso delle membra, 
e tutto paralitico, si rivolse per mei- 
zo del sacerdote Maurizio custode 
della sagra immagine, a supplicare 
la b. Vergine, promettendo dhe so 
concedeva la sanità al figlio, sopra 
r oratorio avrebbero eretta una 
chiesa colla congrua dotazione. Di- 
fatti, avendo ottenuta la grazia, jue- 
ni di giubilo domandarono ar St 
Sergio I il permesso di efifettuare le 
loro promesse. E certo, che sotto 
tal Pontefice si edificò, o ri&bbricò 
la chiesa, la quale venne da lui so- 
lennemente consagrata , riponendo 
sotto l'altare maggiore il corpo di 
8. Agapito martire ; quindi fii eret- 
ta in diaconia Cardinalizia, ma non 
delle sette ragionarie già esistenti, 
sì bene la prima delle quattro palati- 
ne aggiunte alle quattordici, il cui 
principal uffizio era di assistere il 
sommo Pontefice mentie celebrava 
nella basilica lateranense, . e nel suo 
palazzo apostolico, e perciò non de- 
stinato alla sorveglianza di alcun 
rione, come non prendeva alcuna 
denominazione dalla chiesa, locché 
ebbe luogo soltanto sotto Uibano U. 

Verso l'anno 810, s. Leone III, 
come abbiamo da Anastasio biblio- 
tecario, donò aU' immagine della b. 
Vergine una corona di argento di 
libbre nove ; il quale autore aggiun- 
ge che, neir827, s. Gregorio IV 
regalò alla medesima alcuni para- 
menti sacri. S. Leone IX, fiorito 
nel 10499 coir assistenza di molti 
vescovi e Cardinali, in occasione di 
rìstaurare l'altare maggiore, vi ri- 
pose diverse reliquie. Nel 11 33, ne 
fu Cardinale diacono Ubaldo di 
Lunata, e nel 1 144 l^ietro retto^ 
re di Benevento. 

In progresso di tempo in questa 



CHI 

chiesa furono posti dei canonici ad 
uffiziarla, ed essendosi ridotti a sette 
e con tenue prebenda, il Cardinal 
Domenico Capranica, che n'era dia- 
cono , verso il 1435, ricorse per 
qualche provvedimento al Pontefìce 
Eugenio IV^ il quale premuroso del 
culto di questa chiesa, che in una 
sua bolla chiama vetustate^ et vene' 
ratìonc fideUum venerabilis^ la re- 
staurò, e le concesse i beni delle 
due chiese vicine ad essa, cioè dèi 
ss. Ste&no, e Ciriaco detta ad arcum 
TiburtU in Via Lata^ col contiguo 
monistero di monache benedettine, 
e della chiesa di s. Nicolò vicino a 
quella di s. Ciriaco, ove oggidì si 
ammira il palazzo Doria-Pamphìly, 
che s* incominciò a . fòbbrìcare da 
Nicolò Acciapacci, dal medesimo Eu- 
genio ly fatto Cardinale nel 1439. 
Concesse questo Pontefice a tal chie- 
sa tutte le prerogative e ragioni 
delle due mentovate, come si legge 
nella sua bolla. Ad exequendam 
Pastoralis Offidi ^ emanata in Fi- 
renze ai 19 marzo i435. Avanti 
di progredire nel racconto di quanto 
riguarda l' insigne chiesa di s. Maria 
in Via Lata, ' riporteremo alcune 
notizie della celebre chiesa e moni- 
stero de'ss. Stefano e Ciriaco, comu- 
nemente appellata di s. Ciriaco, e 
poi di quella di s. Nicolò. 

Sedendo sulla cattedra apostolica 
Papa Agapito II, eletto nel 946, 
tre nobilissime matrone romane, 
sorelle di Alberico console di Roma, 
chiamate Marozia, Stefania, e Teo- 
dora, avendo fabbricato nella Via 
Lata presso il luogo chiamato il 
'Circo di Tiburzioj una chiesa con 
monistero di monache in onore di 
s. Stefano, bramose di riporvi un 
corpo dì qualche martire, si porta- 
rono al cimiterio di s. Ciriaco nella 
via ostiense, e vi presero il capo e 



CHI 175 

parte del corpio, cioè un braccio di 
8. Ciriaco martire, che riconobbero 
da questa isciùzione: Hic recondituni 
est corpus almi levitce et martyris 
Ciriaci a matrona Lucina recondi' 
tum. Ma con singoiar prodigio i por- 
tatori delle sagre reliquie divennero 
immobili appena usciti dal cimite- 
rio, e solo dopo le più vive preghiere, 
e le promesse che le matrone fecero 
a Dio, di volere onorare le ossa di 
s. Ciriaco, poterono proseguire il 
cammino. Se non che per la via 
ostiense, e pel Tevere, giunti alla 
via portuense in un luogo chiamato 
Campo Merloy di nuovo venne im- 
pedita la traslazione di dette reli- 
quie. Replicaronsi suppliche e pro- 
messe , per cui per Trastevere e 
Campidoglio poterono giungere alla 
via Lata. Quivi per la tei^za volta 
si rinnovò il portento, né vi fìi foi^za 
umana, che potesse rimuovere il 
carro, sul quale eransi collocate le 
reliquie di s. Ciriaco. Vi accorsero 
il popolo e il clero ad ammirare 
il prodigio, finché il Pontefice ordi- 
nò, che si attaccassero due soli buoi 
al carro, e senza guida si lasciassero 
andare ove volessero. Mentre le 
dette matrone rinnovarono le loro 
promesse di donare dei poderi pel 
culto del santo, i bovi si recarono 
precisamente avanti la chiesa di s. 
Stefano, dove con giubilo universale 
il Papa prese le ossa di s. Ciriaco, 
ed ivi solennemente le collocò, or- 
dinando che d'allora in poi la chiesa 
si chiamasse col nome di s. Ciriaco. 
Si acci^ebbe poi la divozione verso 
tal santo, quando nel pontificato di 
Gregorio IX, ai io maggio i^33, 
il di lui capo stillò sangue vivo, nel 
modo che descrive il Piazza, Cerar* 
chi a pag. 81!?., il perchè nella sua 
chiesa tre volte all'anno se ne cele- 
brava la festa, cioè ai 16 mat-^o 



176 CHI 

anniTersai'ìo del martirio, ai i o mag- 
gio con indulgenza plenaria pel mi- 
racolo del sangue, e agli 8 agosto 
pur con una tal indulgenza , e colla 
distribuzione del pane benedetto , 
contro gli ossessi , per la deposizione 
del suo corpo fatta da Lucina in 
detto giorno nella via ostiense, co- 
me riferiscono Andrea Fulvio nel 
Trattato dell* Indulgenze^ e il Palla- 
dio nelle sue Antidata ec. con altre 
interessanti particolarità e notizie. 
In progresso il monistero e la chiesa 
di s. Ciriaco divennero assai ricchi 
di entrate, e di preziose suppellet- 
tili, e parecchi monisteri di Roma 
divennero filiali e soggetti all' abba- 
dessa di s. Ciriaco, fra' quali il mo- 
nistero del ss. Salvatore ad diios 
AmanteSy ed altro alla Riccia, con 
diverse chiese dentro e fuori di Ro- 
ma, il perchè Tabbadessa ebbe estesa 
giurisdizione, e veniva denominata 
diacona. Per la sua potenza poi 
veniva eletta ad abbadessa una delle 
primarie signore di Roma, giacché 
le monache erano nobili. 

Volendo dire qualche cosa della 
chiesa di s. Nicolò, è a sapersi che 
verso Tanno 990 si recò in Roma 
Ottone III imperatore, mentre re- 
gnava Giovanni XV, detto XVI. 
Avendo egli saputo in quanta ve- 
nerazione erano le reliquie di san 
Ciriaco, domandò, e ottenne dal 
Papa parte del corpo del santo. 
Inconsolabile T abbadessa del moni- 
stero della perdita, ebbe coraggio 
di presentarsi ali* imperatore per 
esporgli la sua afflizione, e quella 
delle monache. Ottone III riconobbe 
in essa una sua parente, e, lungi 
dal contentarla, si offrì in vece di 
favorirla in qualunque altra cosa, 
ed alle reliquie di s. Ciriaco, nel 
suo ritorno in Germania, eresse una 
magnifica chiesa, con monistero di 



CHI 

monache, cui assoggettò a quello di 
Roma. L'abbadessa pertanto, siocome 
di vota di s. Nicolò arciTesoovo di 
Mira, impegnò Y imperatore d' im- 
petrarle da quello di oriente Basilio, 
una parte delle sue reliquie, per 
cui Ottone III fece accompagoare 
a Costantinopoli da un suo conte 
palatino labbadessa, la quale accolta 
con onorificenza, formalmente rice- 
vette da tre vescovi, per ordine del- 
l' imperatore Basilio, un dente di 
s. Nicolò in un vaso d'oro, insieme 
a vari sagri donativi; e ritornata 
in Roma, presso la chiesa di s. Ma- 
ria in Via Lata, fabbricò una chiesa 
in di lui onore, poco distar te dal 
monistero. 

Furono adunque la chiesa di s. 
Nicolò, e quella di s. Ciriaco col 
monistero, e tutte le pingui sue 
rendite, e particolari prerogative , 
unite a questa chiesa di santa Ma- 
ria in Via Lata, e Nicolò V, die 
successe ad Eugenio IV, trasferì le 
monache in altri monisteri. Quello 
poi di s. Ciriaco diventò abitazione 
de' Cardinali diaconi , fu restaurato 
dal Cardinal AgrienseDomizio Zecdi, 
e vuoisi che sia quel medesimo 
ridotto a palazzo dal summentovato 
Cardinal Acciapacci, poscia compito 
dal Cardinal Fabio San torio, quando 
nell'anno i5o7 il comperò con altre 
case ed orti annessi dai canonici. 
Venendo poi demolite per la loro 
antichità le chiese di s. Nicolò, e di 
s. Ciriaco, ne occupa l'area il detto 
palazzo, che, come dicemmo, po- 
scia divenne proprietà dei Pamphily. 
Nella unione di s. Nicolò a questa 
chiesa, quivi si ti*asportò , oltre la 
testa, anche il corpo di s. Ciriaco 
e posto sotto r altare , nella sua 
cappella a corna evangeUi^ ed ezian- 
dio vi furono portati i corpi dei 
santi martiri Largo e Smaragdo.. 



CHI 

Neil* anno 1 485 Innocenzo Vili , 
CihOy splendidamente restaurò la 
chiesa sino dai fondamenti, demo- 
lendo r antico arco di Gordiano, 
che- attraversava la strada, dicendoci 
V Infessura , e il Platina , che tal 
deràolizione ebbe effetto ai 23 ago- 
sto i49'> e nel giorno seguente 
fu rimosso l'altare, e vennero co- 
nosciute le sante reliquie. Dipoi, 
nel i636, il cav. Fi'ancesco d'Aste, 
nel pontificato di Urbano Vili, rì- 
lece nobilmente l'altare maggiore, 
l'adornò con pietre pi*eziose, coti 
metalli dorati, e con pitture del 
Camassèi , ed abbelfì anco il soffitto, 
il quale poi con pitture del Brandi 
venne migliorato dal Cardinal An- 
tonio Barberini, diacono della me- 
desima, e con istucchi messi a oro. 
Finalmente il canonico di questa 
collegiata Antonio Ridolii fiorentino, 
nunzio apostolico in Germania, di 
Alessandro VII, per la divozione- 
che nutriva alla b. Vergine,, le la- 
sciò 4a sua eredità; laonde il mede- 
simo Alessandro VII con essa, e 
con «quanto egli vi fece aggiungere, 
nel 1661, restaurò l'oratoiio sotter- 
i*aneo de'ss. Marziale, Paolo, e Luca, 
e con disegno di Pietro da Cortona 
fece eiìgere una maestosa Ceciata 
estema con doppio portico, e nell' in- 
temo della chiesa ne accrebbe gli or- 
nati. Questo interno é a tre navi, eret- 
to con disegno di Cosimo di Bergamo, 
venendo decorato da dodici colonne 
di cipollino, le quali fuiY>no rivestite 
di lastre di diaspro di Sicilia; il 
. presbiteiio è elevato, e dal portico 
si discende nell'oratorio. V, il Piazza 
nelle Opere Pie di Roma, a p. 546, 
Della confraternita del divino amore 
in s. Maria in Via Lata, 

La collegiata è antichissima, ed 
in una memoria del ii44> ^^ ^^ 
menzione di un tal Pietro, che $i 

VOL. '\iu 



CHI 177 

chiama: Dei gratia arckipreshyter 
venerabilis diaconice s, Marice in 
Via Lata una cum N,N, presbyte- 
ris, et prò cuncta congrpgatione etc., 
dove per nome di preti s' intendo- 
no i canonici. Indi nell' anno 1 299 
in altra memoria sono nominati 
Clerici et Capitulum; nell'anno i3o3 
Capitulam et Canonici, ed accrescen- 
dosi a questa diaconia le entrate in 
proporzione si aumentò lo splendore 
del culto ecclesiastico, ed accrebbe 
il capitolo, avendo Nicolò V istituito 
nove canonici, e un priore, ciò che 
confermò Calisto III con bolla, Rom. 
Eccles.j emanata ai 25 novembre 

1457. 

Il Cardinal Odoardo Farnese dia- 
cono di questa chiesa, nel 1618, 
ottenne da Paolo V l'erezione di 
sette chiericati o benefiziati. Nel 
1647 fu istituita la cappellania Pe- 
nìa , la cui nomina spetta all'uditore 
di Rota d'Aragona, e in sua man- 
canza al collegio degli uditori di 
Rota; il cappellano prende posto 
tra i chierici beneficiati. Il beneficio 
Quinziani fu istituito nel 1764^ 
spettandone la nomina al collegio 
de' beneficiati unitamente al prìore. 
Questo capitolo, in cui il Cardinal 
diacono tiene un prelato per vicario, 
sempre fiorì per ecclesiastici spec*^ 
chiati, dotti, di nobili natali, e co- 
stituiti in cariche, molti de' quali 
vennero promossi alla prelatura, e 
al Cardinalato. Presentemente' si 
compone di quattordici canonici^ 
compresa la dignità del priore, seo'< 
za enumerarvi i coadiutori,- e gH 
onorari, di sette beneficiati, compreso 
il Quinziani, che è l'ultimo; di ak 
tretlanti chierici beneficiati, l'ultimo 
de' quali è il Penia; e di quattro 
cappellani coristi, oltre il sagrìsta. 
Meno la dignità, e i due mentova '' 
beneficii, e gli affetti, il Cardi? 

12 



178 CHI 

diacono nonfiìna nelle vacanze. San 
Pio V, nel 1 567 y la dichiarò vicarìa 
perpetua. Prima la cura d'anime 
s' esercitava dal prìore , per mez- 
zo di alcuni sacerdoti amovibili, e 
da ultimo Leone XII stabili, che 
il vicario curato fosse un cano« 
nico. 

Oltre le suddescrìtte reliquie, 
molte sonò quelle che quivi si ve« 
nerano, e le principali sono : il capo 
di s. Eustrazio martire, un dente, 
osso e sangue, e dito di s. Stefano 
martire, un dito pollice di s. Biagio 
vescovo e martire, il cingolo di s. 
Maria Maddalena de' Pazzi, del le- 
gno della ss. Croce, della spongia, 
e della veste inconsutile, e della 
fascia di Gesù Crìsto, dei capelli, 
latte e vesti della b. Vergine, ed 
il capo di s. Ciriaco, che da ultimo 
fu riposto in un bel reliquiario fatto 
in forma di tempio, dal vicario Lu- 
dovico Altieri, ora nunzio apostolico 
in Vienna, ed arcivescovo di Efeso. 
Nel dì della festa di s. Ciriaco agli 
8 agosto, dal capitolo si benedice 
e distribuisce il pane, onde cantò 
Novidio ne* suoi Fasti Sagrì: 

Tertia pars Nonas^ Orci qui tela 
tìmebit ; 

Ciriaci Cerereni ^ prassidiumque 
petat. 

Questa consuetudine, che avevano 
introdotto le monache, trovasi che 
nel 14^2 già la praticavano i cano- 
nici, i quali nel detto giorno, ne 
umiliano anco al sommo Ponte- 
6ce. 

Da un antico stazionario di Pom- 
peo Ugonio, si riferisce, che in 
questa diaconia nella feria V del- 
^•^ domenica di passione si faceva 

colletta, per andare a porre la 



CHI 

stazione alla chiesa di s. Apollinare; 
e in un antico manoscritto della 
biblioteca vaticana, si trova un' iscri- 
zione &tta per memoria della oon- 
sagrazione di un altare di s. Maria 
in Aquiro, che quella diaconia Caiv 
dinalizia e chiesa era in commenda 
nello spirituale e temporale di que- 
sta di s. Maria in Via Lata, e del 
Cardinal diacono di essa, il quale 
n'era il commendatario. Gode que- 
sta chiesa il privilegio della stazione 
concessale da Sisto V, nella feria 
terza della domenica di passione, 
allorché decise una controversia nata 
colla chiesa di s. Quirico, peroodié 
eravi stato trasferito il titolo di s. 
Grìaco, a livore di questa diaconia, 
non solamente perchè possedeva la 
reliquia di s. Ciriaco, al quale era 
già dedicata una chiesa nelle terme 
diocleziane con tal privilegio, quanto 
perchè l'antica chiesa delle monache 
benedettine pure lo possedeva. V, 
il Piazza , Le Sagre Stazioni di Ro- 
ma a pag. 3 1 2 , ove parla della 
stazione a s. Maria in Via Lata. 
Nel 1743, Benedetto XIV stabili 
che gli udì tori, di Rota, nel quarto 
giorno dell'ottava della festa de' ss. 
Pietro e Paolo, si portassero ad 
assistere alla solenne messa, la quale 
si pontifìcherebbe da un vescovo in 
questa chiesa, ove talvolta si reca- 
rono i Pontefici alla novena, che 
precede la festività de' medesimi ss. 
Apostoli, Il magistrato romano ogni 
due anni, per la festa della com- 
memorazione di s. Paolo, ofire un 
calice d'argento con torcie di cera. 
P^. Fioravante Martinelli: Primo 
trofeo della Croce eretto in Roma 
nella Via Lata da s. Pietro^ nel 
quale si spiegano le prerogative del" 
la chiesa di santa Maria , del 
principio j e progressi della sua 
insigne collegiata j B 



CHI 

S, Marx A delle Verini ^ delle mo- 
nache Agostiniane ^ nel none 
Trevù 

Questa chiesa, in un al monisteit) 
contiguo, fu ei*etta alle falde del 
Quirìnale nel pontificato di Gemente 
Vili, nell'anno i6o4.» Quindi le 
monache agostiniane (F'edi)y nel 
1627, abbellirono e restaurarono la 
chiesa, massirae Taltare maggiore, 
con architettura di Mattia de Rossi, 
nel quale si venera il quadro del- 
l'Assunta. Ogni quadriennio il senato 
romano, per la festa dell'Assunzione 
in cielo di Maria Vergine, fa in 
questa chiesa l'offei'ta d'un calice 
d'argento con torcie di . cera, ed 
ogni anno o£S:e altre quattro torcie 
di cera. 

S, Maria della fattoria, in cura 
dei Carmelitani Scalzi, nel rione 
Trevi. 

Nel luogo ove sorge questa chiesa, 
sino all'anno 1607, non vi era che 
una villetta chiamata il Boschetto. 
I carmelitani scalzi di s. Maria della 
Scala ne fecero l'acquisto dal duca 
Muti per edificarvi una chiesa e 
convento per loit> uso, a tutte pro- 
prìe spese. Nel pontificato pertanto 
di Paolo V venne aperta la chiesa 
ella pubblica venerazione ai 7 no- 
vembre 161 2, sotto l'invocazione 
di s. Paolo apostolo, e siccome nel 
cavare i fondamenti fu rinvenuta 
la celebre statua dell'Ermafrodito, i 
religiosi la donarono al Gai*dinal Sci- 
pione Borghese, penitenziere mag- 
giore e nipote del Papa, die la 
pose nella sua villa Borghese, donde 
poi nelle ultime vicende fu traspor- 
tata al museo del Louvre a Parigi. 
Orrato il Cardinale a tal donativo^ 
im &icciata estema di tra ver* 



CHI 179 

tini, con disegno di Gio. Battista 
Soria. 

Nella guerra della lega cattolica 
detta usiliari(t contro gli eretici col- 
legati in Germania, Paolo V mandò 
per assistenza dei cattolici il ven. p. 
Domenico di Gesti Maria carmeli- 
tano scalzo, il quale avendo preso 
una sagra immagine della b. Ver- 
gine, che gli eretici avevano vilipesa 
e guasta, la portò al campo dell'eser- 
cito comandato per V imperatore 
Ferdinando II, da Massimiliano duca 
di Baviera, ed avendo con essa ani- 
mato e incoraggito i soldati, agli 8 
novembre 1620, questi presso Praga 
riportarono pel manifesto patrocinio 
della b. Vergine, una compiuta vit- 
toria sui ribelli eretici di Boemia ed 
Ungheria. Tornando il religioso a 
Koma portò seco la sagi^ immagine 
di Maria, la quale per ordine di 
Gregorìo XV fu prima esposta nella 
basilica liberiana alla divozione dei 
fedeli, e poi agli 8 maggio 1622 il 
Papa, coi Cardinali, e il clei*o ro- 
mano, la portò con solenne proces- 
sione in questa chiesa, che volle 
d'allora in poi non si chiamasse 
più di s. Paolo, ma di s. Maria 
della Fittoria, da quella riportata 
pel di lei patrocinio , come pure 
volle che il contiguo convento pren- 
desse una tale denominazione. Gre- 
gorio XV inoltre per la divozione, 
che aveva per sì santa immagine, 
celebrò la messa al suo altare, e 
concesse alla diiesa l' indulgenza ple- 
naria pei giorni 8 maggio, ed 8 
novembre, in memoria della solenne 
traslazione, e della memorabile vit- 
toria , fissandone poi Alessandra VII 
la sua festa nella seconda domenica 
di novembre. 

La sagra immagine fu quindi co- 
ronata dal capitolo vaticano, ed è 
la terza in ordine a tali coronazioni 



i8o CHI 

dal medesimo fatte. Il senato roma- 
no decretò T offerta del calice, e 
delle torcie di cera, che tuttora 
eseguisce in ogni quadriennio nella 
detta seconda domenica di novembre. 
In venerazione verso questa chiesa 
molti della primaria nobiltà vi eres- 
sero bellissime cappelle ricche di 
marmi, e di stupende pitture, ed i 
principi cattolici più volte le spedi- 
rono in dono stendardi, bandiere, 
ed armi tolte a' nemici della catto- 
lica religione, nelle diverse vittorìe 
l'iportate sopra di essi. Nel convento 
ancoi*a si conservano alcuni grandi 
quadi*i, rappresentanti la vittoria di 
Praga, menti*e nelle note vicende 
si dispei'sero armi, bombe, ed altri 
attrezzi ed armi militari donate dai 
prìncipi, che esponevansi in una 
camera nel . dì della festa. InoIti*e 
in questa chiesa si celebrano la stazio- 
ne, e la festa del ss. Nóme di Maria 
nella domenica fì*a V ottava della 
Natività, in memoria della libera- 
zione di Vienna avvenuta sotto In- 
nocenzo XI ai 12 settembre i583, 
per cui nella domenica seguente 
r arciconfraternita del ss. Nome di 
Maria (F'edi)y dalla propria chiesa, 
e dopo aver ricevuto nel palazzo 
Quirinale la benedizione dal Papa, 
vi si reca in solenne processione. 

Pio VI, ai i5 luglio 1776, elevò 
questa chie^sa al grado di tìtolo pres- 
biterale Gaixiinalizio , trasfei^ndovi 
quello di s. Matteo in Merulana, 
ma non lo conferì ad alcun Cardi- 
nale. Quindi Pio VII colla bolla, 
Christiani, emanata ai io gennaio 
1801, confermò tal' erezione, e poi 
lo conferì al Cardinal Michelangelo 
Luchi della sua congregazione cassi- 
nese, che pubblicò ai 28 settembre 
di detto anno. Il secondo Gai*dinale 
titolare fu Giuseppe Fesch, creato 
da Pio VII ai 17 gennaio i8o3, 



CHI 

che, divenuto primo prete del tit(^o 
di s. Lorenzo in Lucina, per l'amore 
cui portava a questa chiesa, volle 
ritenerla in commenda, finché dopo 
la sua morte il regnante Pontefice 
lo ha dato nel 1889 al Cardinal 
Ferdinando Maria Pignatelli, della 
congregazione de' chierici regolari 
teatini, attuale arcivescovo di Pa- 
lermo. 

L' intemo della chiesa fu costrutto 
e nobilmente decorato da Carlo Ma- 
demo con belli marmi, stucchi e 
dorature; i pilastri sono di diaspro 
di Sicilia, e i paliotti degli altari 
sono meravigliosamente rivestiti da 
varie pietre. L' altare maggiore ave- 
va un bel tabernacolo di legno in- 
tagliato, ricco di ornamenti, dentro 
il quale si conservava la menzionata 
sagra immagine, che jftì distrutta 
da un incendio ai 29 giugno i833. 
La cupola della chiesa fu dipinta 
dal Cerrini, detto il cav. Perugino. 
Nella a*ociata vi sono due altari di 
s. Teresa, e di s. Giuseppe. Il pri- 
mo ha quattro cobnne di marmo 
afiicano, ed in esso il gruppo della 
santa coll'angelo, fu scolpito dal cav. 
Bernini. Il secondo ha quattro co- 
lonne di verde antico, ed il Guidi 
scolpì la statua del santo, fri- 
voli sono pure le cappelle dei Vido- 
ni, e dei Cornai*o, ove sono sepolti 
i Cardinali di questo nome, mentre 
il deposito del Cardinal Tanara, 
decano del sagro Collegio, e bene- 
lettore della chiesa, per avervi &tto 
il pavimento intarsiato di marmi, 
sta in fondo al corridore, che con- 
duce alla sagrestia. I ax)nisti del- 
l'Ordine de'carmelitani scalzi (Fedi) 
trattano di questa chiesa, massime 
il p. Eusebio d'Ognissanti, Enchy- 
ridion Historicum pag. i3i. Il p. 
Teodoro di s. Maria ci diede le Me- 
morie storielle della miracolosa im^ 



CHI 

magine della Madonna ss. della 
ViUoria. 

S. Maria ddV Umiltà y deUe monache 
della FisUazione^ o Salesiane. 
Fedi. 

S. Maria presso il collegio romano^ 
dpUe monache di s. ^gostino^ nel 
rione Pigna. 

In questo luogo s. Ignazio Lojola 
fondò un monistero per le donne pe- 
nitenti, che vi rimasero sino al i56i. 
Queste poi, essendo state ti-asfertte in 
altro luogo, vi furono invece collocate 
le monache agostiniane (Fedi)y che 
nel 1673 fecero risarcire ed abbel- 
lire la chiesa dall'architetto Fonta- 
na, il quale ne decorò benissimo 
r interno. Nel di della festa di santa 
Marta ai 29 luglio, il magistrato 
romano in ogni quadriennio vi fa 
l'offerta di un calice d'argento, e 
delle torcie di cera. F. il Panciroli, 
Tesori nascosti pag. 614. 

S. Maria presso il Faticano^ vicino 
V Ospedale delia famiglia Ponti' 
ficia. Fedi. 

S. Martina^ ossia san Luca. F. 
AcciDEMu DI s. Luca. 

Il senato romano in ogni qua- 
driennio, a' 18 ottobre per la festa 
di s. Luca, ùl l'oblazione d'un ca- 
lice di argento con quattro torce 
di cera. 

Santi Martino b Silvestro ai 
Monti, titolo Cardinalizio j con 
parrocchia in cura dei carmelitani 
calzati, nel rione Monti. 

. Nel monte Esquilino, in un fianco 
meridionale, e nel luogo denominato 



CHI i8i 

le Carine, sorge questa antica ed 
illustre chiesa dedicata a s. Silvestro 
I Papa, a s. Martino vescovo,^ e a 
s. Martino I Pontefice romano. £ det- 
ta titolo di Equizio, perchè fondata 
nella possessione d'un prete chiamato 
Equizìo di nobile e potente famìglia 
romana, presso le terme di Trajano, 
secondo la piti comune opinione. 
Vuobi pertanto, che il Pontefice s. 
Silvestro I, dopo il suo ritorno dal 
monte Soratte, si ritirasse in questo 
luogo, e vi abitasse per dieci anni, 
mentre il gran Costantino permet- 
teva la pubblica promulgazione della 
fede di Gesii Cristo. Quivi il Pon- 
tefice edificò un oratorio sotteiTaneo 
in onore del ss. Salvatore, che po- 
scia il detto imperatore ingrandì, 
ornò ed arricchì di rendite nel mo- 
do che 1' Anastasio descrive nella 
vita di s. Silvestro I. Nel medesimo 
sito il santo Pontefice celebrò nel- 
l'anno. 824 un concìlio romano col- 
r intervento di duecento ottanta- 
quattro vescovi, dello stesso Co- 
stantino, e del prefetto di Roma 
Calfurnio, per l'esaltazione della re- 
ligione cattolica, ed estirpazione 
dell' eresie di Ario, ed aitici, e vi 
furono Eitti molti canoni in vantag- 
gio della disciplina ecclesiastica. Al- 
tro concilio si vuole, che nello stesso 
luogo celebrasse s. Silvestro I nel 
326 coir assistenza di duecento set- 
tantacìnque vescovi, per confermare 
i santi canoni del concilio niceno. 

Quindi, verso l'anno 5oo, Papa 
s. Simmaco, sopra al detto' oratorio 
Gostl'usse una chiesa, cui dedicò e 
consagrò a s. Martino vescovo di 
Tours, allora tanto celebre per mi- 
racoli, e la dichiarò tìtolo Cardina- 
lizio. Tuttavolta osserva il Novaes, 
nella vita di tal Pontefice, che nel 
concilio celebrato dall' immediato 
suo predecessore Gelasio I, si legge 



i8:> CHI 

sottoscritto un Felice col titolo della 
medesima chiesa , cioè del titolo di 
Edilizio, come chiamossi l'oratorio. 
Il successore di Papa Simmaco, saa 
Ormisda, fece prete Caixliaale di 
s. Martino Felice Fimbri, die nel- 
Tanno 5^6 divenne Pontefice san 
Felice III detto IV. Adriano I re- 
staurò la chiesa, e s. Pasquale I la 
diede in titolo a Sergio, il quale 
nell'anno 844 divenuto Papa col 
nome di Sergio II, rifece la chiesa 
dai fondamenti nella forma che tut- 
tora si vede, vi Eibbricò un conti- 
guo monistero, per collocarvi i mo- 
naci, essendo la chiesa u£Giciata dai 
chierici secolari. La consagrò solen- 
nemente, r arricchì di molti corpi 
di santi martiri e confessori, di s. 
Giusta madre di s. Silvestro I, non 
già del corpo di questo come scrìs- 
sero alcuni, ma bensì di quello del 
Pontefice s. Martino I, che ripose 
neir altare maggiore a lui dedicato, 
mentre intitolò la chiesa ai ss. Sil- 
vestro I Papa, e a s. Martino ve- 
scovo. Laonde d'allora in poi si 
chiamò de' ss. Martino e Silvestro 
ai Monti ^ dal nome della regione, 
e per distinguerla da s, Silvestro in 
Capite^ ove realmente si venera il 
corpo di s. Silvestro I. Fino da quel 
tempo era vi contigua V abitazione 
del Cardinal titolare, giacché il detto 
Cardinal Sergio trovavasi in essa 
quando fu creato Pontefice, per cui 
i Cardinali, col clero romano ivi si 
recarono in cavalcata, e lo condus- 
sero al Laterano. 

La morte impedì a Sergio II di 
compire gli abbellimenti della chie- 
sa, e s. Leone IV che, nell*847, 
gli successe , la fece dipingere tutta, 
e adornò di musaici la tribuna; e 
nel monistero fabbricato dall'ante- 
cessore pose i monaci, che alcuni 
dissero dell' Ordine di s. Basilio, 



CHI 

altri di quello di s. Benedetta Dei 
ripchi donativi, che vennero fiittt a 
questa chiesa in preziose suppellettili 
sacre, tratta il Piazza a pag. 4^4 
della sua Gerarchia de' titoU Car- 
dinaUzii, L'antipapa Pasquale HI 
la diede in titolo a Giovanni Un- 
garo, che, nel 1176, gli successe 
nel falso pontificato col nome di 
Calisto IH. Nello stesso secolo vi 
tornarono ad uffiziarla i preti seco- 
lari, e il Cardinal Capocci nel i25g 
lasciò loro un legato per un anni- 
versano; ma essendo stato concesso 
questo titolo da Nicolò IV 'al Car- 
dinal Benedetto Gaetani, divenuto 
questi nel 1 294 Papa Bonifacio VIII, 
diede la chiesa, la cura parrocchia- 
le, e il convento ai religiosi carme- 
litani dell'antica osservanza (Fedi)^ 
che tuttora vi fioriscono, e ne fu- 
rono, siccome diremo, assai bene- 
meriti. 

Molti Cardinali titolari sucoessiva- 
mente la restaurarono, e ne accreb- 
bero i pregi. Mentre n'era titolare 
il Cardinal Carvajal, imbandì un 
pranzo nel i523 al Pontefice Adria- 
no VI , neir annesso convento. Il 
Cardinal Diomede Caràflb, nipote 
di Paolo IV, fu bene&ttore di que- 
sto suo titolo, ed avendo rinvenuto 
delle memorie antiche, che s. Gre- 
gorio I vi avea posta la stazione 
nel giovedì dopo la quinta domenica 
di quaresima, ottenne dallo zio la 
sua ripristinazione, e poi morì san- 
tamente nel convento, nell' anno 
i56o. Nel pontificato di Pio IV, ad 
istanza del nipote Cardinal s. Carlo 
Borromeo, che ne fu titolare, venne 
rifatto il soffitto con vaghi lavori in- 
tagliati; e poscia il Cardinal titolare 
Gabriele Paleotti, rinnovò il coro, e 
la porta grande della chiesa. Sisto V 
la diede in titolo al celebre Cardi- 
nale Guglielmo Alano inglese, ciie 



CHI 

la beneficò, e vi fece una campana» 
Di questa 9 di quella fetta dal Car- 
dinal Caraf&, e del suo campanile, 
il Cancellieri fu parola a pag. i38 
delle sue Campane. 

L' insigne oratorio di & Silve- 
stro I (che portò isuiche il tìtolo 
di Equizio, dal nome del prete 
proprìetsurio del luogo , e Simi- 
gliare di quel Pontefice ), il quale 
prima che il senato e magistrato ro- 
mano avesse secondato la protezione 
che Costantino accordava alla Chiesa, 
fu il luogo in cui, come si disse, eser- 
citò le funzioni del suo apostolico 
ministero ed abitò, dovizioso di me- 
morie ecclesiastiche, e del più gran- 
de interesse per V archeologia sagra, 
per le vicende de' tempi fu molto ' 
rovinato, e lasciato in abbandono. 
Pfel pontificato però di Urbano Vili, 
il p. generale de' Carmelitani, Gio. 
Antonio Filippini , romano, con im- 
mense spese riapri V oratorio sotter- 
raneo, lo abbein splendidamente, o- 
perando eguali e magnifici restauri 
alla chiesa superiore in modo da 
formare l'ammirazione di chi vi si 
reca. V^. il citato Piazza a pag. 4^^* 
Finalmente beneficai'ono questa chie- 
sa il b. Cardinal Tomnaasi suo tito- 
lare, il quale quasi ogni giorno, se 
non era impedito, assisteva in coro al- 
la salmodia co' religiosi Carmefitani: 
egli vi spese due mila scudi d'oro, 
e volle essere sepolto nel sotterraneo. 
L'altro bene&ttore, poi è Bene- 
detto XIV che riedifica la cappella 
maggiore. 

Questa chiesa ha un duplice in- 
gresso, e la facciata estema del prin- 
cipale fu eretta nel 1676 dal genera- 
le dell'Ordine p. Francesco Scanna- 
pieco. Dividesi in tre navi da ven- 
tiquattro colonne antiche, ed è tut- 
ta nobilmente decorata di marmi, e 
stucchi con disegno di Filippo Ga- 



Cm i83 

gliai^i, die fu V ai*chitetto dell' ul- 
tima restaurazione, mentre Pietra 
da Cortona diresse gli ornati della 
scala per cui si discende alla chiesa 
sotterranea. Il pavimento di essa è 
di musaico, come lo é I' immagine 
della b. Vergine, che sta sull'altare. 
Le navi laterali furono dipinte dal 
Pussino, dal Testa e da altri bravi 
pittori. Sono poi considerevoli i fi*e- 
schi dell' intemo delle basiliche Late- 
ranense, e Vaticana, e qudlo che 
rappresenta il concilio di s. Silvestro. 
Nobilissime e ricche sono le cappelle, 
principalmente quella della Madonna 
del Carmine, con vaghe pitture di 
Antonio Cavallucci da Sermoneta, che 
vi rappresentò s. Elia, e il purgatoria 
Nell'altare maggioi*e, che in forma 
svelta è situato in alto, si custodi- 
scono i corpi santi. 

Anticamente il titolare di que- 
sta chiesa dovevasi celebrare nella 
basilica di s. Pietro in tutti i giorni 
di sabbato. S. Pio V, in conti*asse- 
gno dell'amore che portava ad essa, 
la costituì parrocchia matrice, asse- 
gnandole quelle di s. Prassede, dei 
ss. Sergio e Bacco, poi trasferita a 
s. Francesco di Paola, di s. Giovanni 
detto de Cai^apuUo, di s. Salvatore 
alla Suburra, e di s. Salvatore alle 
tre Immagini. Il senato romano ogni 
quadriennio per la festa di Maria 
ss. del Carmine, ai 16 luglio, & 
l'offerta in questa chiesa di un ca- 
lice di argento, e di torcie di cera. 
Il suddetto p. Gio. Antonio Filip- 
pini nel 1689, pubblicò in Roma, 
Ristretto di tutto quello che appar* 
tiene alP antìdUtàf e ^venerazione 
della chiesa de' ss. Silvestro e Mar- 
tino a^ Monti di Roma. 

S. Matteo ,in Meridana, titolo 
Cardinalizio distrutto^ nel rione 
Monti. 



i84 CHI 

Tra r EsquilÌDO, e il Odio, e tra 
la YÌa di s. Maria Maggiore e di 
f. Gio. in Laterano> sino agli ultimi 
del secolo decorso, esistette questa 
antichissima e venerabile chiesa, 
eretta presso le terme di Filippo, 
in una contrada detta Taherna o 
Tavemole. Chiamossi principalmente 
in Merutana, da un podere vicino 
che avea tal denominazione, e non 
dai trofei di Mario, perchè si sareb- 
be detta in Mariana, né dall'emis- 
sario dell'acqua Marzia o Marcia 
ivi esistente. £ a deplorarsi la per- 
dita di memoria sì illustre, dappoi- 
ché appena s. Cleto roncano apprese 
le verità evangeliche da s. Pietro, 
da cui fu ordinato e poi fatto co- 
adiutore nel ministero apostolico 
pei sobborghi di Roma , ed al quale 
nell'anno 80 successe il secondo nel 
pontificato, convertì la sua' casa pa- 
terna che quivi aveva, ed ov' era 
nato e stato educato, in oratorio, 
chiesa, o titolo, con un ospizio ed 
ospedale pei pellegrini, e siccome il 
s. Pontefice si rìconosce per fondator 
de' religiosi Crociferi, poi soppressi 
da Alessandro VII, ed autore della 
divisione ecclesiastica, colla quale co- 
stituì in Roma venticinque parroc- 
chie, così vuoisi da alcuno die qui- 
vi egli ne fondasse una, e che quivi 
ponesse i detti religiosi ad ufficiar- 
la. Altri poi dicono che uno de' ven- 
ticinque titoli istituiti da s. Mar- 
cello I eletto neir anno 3o4 fos- 
se questo di san Matteo in Meru- 
Jana. 

Verso l'anno ^10 \di chiesa pro- 
vò gli effetti del saccheggio cui sog- 
giacque Roma, per ordine di Alari- 
co re de' goti, ma i religiosi Croci- 
feri colle entrate lasciate loro da s. 
Cleto la restaurarono, di che si fé- 
ce menzione nel concilio romano ce- 
lebrato da s. Simmaco nel. 499, do- 



CHI 

ve si sottoscrisse il Cardinale titola- 
re. 11 suo predecessore Gelasio J Fa- 
veva conferito ad Andrea Cardinal 
prete. Nel pontificato di s. Gregorio 
I, e verso l'anno 660 si vuole che fos- 
se r ultimo titolo Cardinalizio ; raa 
essendo la chiesa per la sua veccbìez- 
la in cattivo stato, quel. Pontefice 
trasferì il titolo a s. Ste&no roton- 
do. Di poi venendo la chiesa restau- 
rata, a' 28 aprile del ino, Pasqua- 
le II la consacrò in onore della b. 
Vergine, e del santo apostolo ed e- 
vangelista Matteo, con quatti'O alta- 
ri, con solennissiraa funzione ed • as- 
sistenza di motti Cardinali; vi pose 
molte insigni reliquie, e vi concesse 
r indulgenza «plenaria. Verso il i2ia- 
' regnando Innocenzo HI, due roioa-* 
ni facoltosi chiamati Andrea, ed An- 
dreotto, restaurarono la chièsa, ripri- 
stinarono l'ospedale; indi sembra che 
ai . Crociferi succedessero nella custo- 
dia ed ufficiatura i preti secolari, fin- 
ché ritornati di nuovo i Crociferi 
verso il i43o cessarono per sem- 
pre di esercitarvi 1' ospitalità , e di- 
venne priorato e commenda, che in 
seguito Sisto IV conferì ad. un suo 
famigliare frate agostiniano. Questi 
però con indulto apostolico la ras- 
segnò alla sagrestia della chiesa di 
s. Agostino, sopprimendosi nel i477 
il priorato, per cui d'allora in poi 
vi si stabilirono gli Agostiniani. Nel 
pontificato di Alessandro VI fu qui- 
vi portata una immagine di Maria ss. 
assai miracolosa, e fu detta la JRf^ 
donna di s, Matteo, 

Finalmente, nel i5i7, Leone X 
ripristinò il titolo Cardinalizio, e pel 
primo lo conferì al celebre Cardinal 
Egidio Canisio da Viterbo, il quale 
yi fece il soffitto, ed altri mighora- 
menti degni di lui. Quando Grego- 
rio XIII aprì la strada, che conduca 
dalla basilica liberiana alla laten^? 



CHI 

ncnsc, dovelle demolirsi il portico, 
e variare il luògo della porta, per 
cui il Cardinal Decio Àzzolini \i fe- 
ce la facciata, e V adornò di pitture. 
Però sotto Innocenzo X, nella sop- 
pressione de' piccoli conventi, vi Ìli 
compreso ancor questo, per cui le s?ì- 
gre reliquie furono.trasferite nella vici- 
na basilica Liberiana ove nmasero. Pfel 
1 658 fu da Alessandro VII data agli 
agostiniani ibernesi, indi vi passaro- 
no quelli delia provincia perugina, 
e ne furono dopo quel tempo gene- 
rosi bene&ttori i Cardinali titolari 
Mancini, eNerli. Avendo dipoi a' i5 
luglio 1776 soppresso il titolo Papa 
Pio VI, ed eretto in vece quello di 
s. Maria della Vittoria, nelF anno se- 
guente vi collocò in luogo degli a- 
gostiniani le monache dette di s. 
Norberto, a doratrici perpetue del ss. 
Sacramento, fondate in- Germania, 
le quali a cagione delle note lut- 
tuose vicende popò vi rimasero, an- 
zi la chiesa venne demolita , ed o« 
ra non ne rimane che la memoria. 
Anticamente il suo Cardinal titolare 
esercitava il servigio ebdomadario 
nella basìlica Liberiana, in tutti i 
mercoledì, celebrando la messa al- 
l' altare papale, e assistendo a'divini 
uffici. In questa chiesa, e nella fe- 
stività di Pasqua di risurrezione , 
mentre il Papa dal palazzo laterar 
nense recavasi alia basilica mentor 
vata, faceva pubblicare da un nor 
taro apostolico i nomi de' battezzati 
nel precedente sabbato santo con 
quella formola e modo, che dicem- 
mo altrove. Altre illustri memorie di 
questa chiesa si possono leggere nel 
Piazza, Gerarchia p. 525, Del tìtolo 
di s, Matteo in Merulana, e nel 
Menologio a p. 187; in Panciroli , 
Tesori nascosti, p. 622, e, per non 
dine di altri, in Ridolfìno Venuti, 
Roma moderna ec. t. I. p. ()(>. 



CHI i85 

Ss. Michele^ e MJgno in Borgo 
del Capitolo Vaticano^ nel rione 
Borgo. 

Fu detta questa chiesa in Sassìa, 
dalle abitazioni che in tal luogo vi eb- 
bero gli antichi sassoni. La sua erezio- 
ne si deve all' imperatore Carlo Ma- 
gno, che verso l'anno 81 3, la dedicò 
a s. Michele arcangelo, e a s. Magno 
vescovo e martire, il cui corpo 
qui in gi'an parte conservasi. Serve 
di chiesa parrocchiale al capitolo 
vaticano, per cui il curato di san 
Pietro vi esercita le funzioni par- 
rocchiali, e talvolta vi celebra qual- 
che divota funzione i' arciconfra^ 
temila del ss, Sagramento (Vedi), 
che ha l'oratorio accanto a questa 
chiesa. 

S. Michele in Ripa, dell'Ospizio 
apostolico. Fedi, 

Ss. Natività* di Nostro Signore, 
dell' arciconfratcrnita degli Ago^ 
nizzanti. Vedi. 

Il magistrato romano in, ogni 
quadriennio, e a' 28 dicembre, fa 
in questa chiesa l'oblazione di un 
calice di argento, con torcie di cera. 

Ss. Nereo ed Achilleo y titolo Carr 
dinalizio, in cura dei pp, della 
congregazione dell'oratorio, detti 
Filippini, nel rione Ripa, 

La insigne ed antica chiesa dei 
ss. Nereo, Achilleo, e Domitilla, 
detto titolo in Fasciola nella via 
Appia, che .l'Anastasio chiamò basi- 
lica, fu eretta presso il palazzo e le 
sontuose terme di Antonino Cara- 
calla (luogo che perciò è ora detto 
l'Antoniana), le quali furono com- 
pite da Alessandro Severo, eie 



i86 CHI 

sito ove vuoisi fosse già un tempio 
sagro ad Iside, servito da sacei'doti 
egiziani, e distrutto dall'imperatore 
Tiberio per la grave onta fatta alle 
matrone romane. la questo mede- 
simo sito Fasciola matrona romana 
possedeva una casa, nella quale 
eresse un titolo, e dedicò ad onore 
de' ss. Nereo ed Achilleo, fratelli ro- 
mani battezzati da s. Pietro, eunuchi 
di Flavia Domitilla, i quali patiro- 
no glorioso martirio nell'isola Pon- 
Eia sotto l'impero di Trajano. Quin- 
di fu posta tra i titoli de' Cardina- 
li, e si Q'ede sia uno di quelli isti- 
tuiti da s. Evaristo, che fu creato 
Papa l'anno 112. Altra origine dà 
la tradizione al nome di questa chie- 
sa, per cui fu detta in Fasciola ^ 
cioè da quella, che ivi vuoisi cadu- 
ta dalia gamba di s. Pieti'o, impia- 
gata dalla strettezza dei ceppi, allor- 
quando il santo apostolo, a persua- 
sione e coU'ajuto de' ss. Processo e 
Martìniano, custodi del cai'cere Ma- 
mertino, usci da questo per partire 
da Roma, ove subito ritornò dopo 
aver incontrato Gesti Cristo. Laonde 
piamente si ritiene, che avendo i 
primitivi cristiani raccolta quella fa- 
scetta o fascìola, la custodissero nella 
chiesa de' ss. Nereo ed Achilleo poi 
ivi edificata, come memoria della 
pazienza e dei patimenti sofferti in 
prigione da s. Pietro. Dei Cardina- 
li titolari rimontano le notizie al 
quinto secolo, perchè si legge nel- 
la vita di s. Felice II, detto UT, 
creato Papa nell'anno 4^3, ch'egli 
era figlio di Felice, prete Cardina- 
le de' ss. Nereo ed Achilleo, titolo 
che alcuni danno ancora a questo 
s. Felice II, suo figlio. Certo è poi, 
che sotto s. Gelasio I, e nell'anno 
494» vi sono memorie di un Acon- 
zio prete Cardinale, e di Paolino 
arciprete nel medesimo titolo. Quin- 



CHI 

di si vede il medesimo tìtolo nota-* 
to nel pontificato di s. Simmaco, 
nel concilio romano celebrato nel 
498. Assunto nell'anno 5^4 alla 
cattedi*a apostolica s. Giovanni I, 
rifabbricò, ed abbellì la chiesa, e vi 
pose i coipi de' ss. Nereo ed Adiil- 
leo, cui poi fu aggiunto quello del- 
la loro padrona s. Flavia Domitilla 
vergine e martire, figlia di s. Plau- 
tina dìscepola di s. Pietro, che pa6 
il martirio nella suddetta isola di 
Ponzia. Non deve occultane che 
l'Anastasio dice: Hic Papa Joan* 
nes fecit coemeterìum beatonun Ne- 
rei et Achillei via Ardeatina, È no- 
to, che essendo la via Appia confi- 
nante coH'Ardeatina, talvolta si con- 
fusero le denominazioni, come che an- 
ticamente si disse cimiterio per chiesa. 
L'antichità, e venerazione di que- 
sta chiesa si raccoglie dall'omelia 28 
in Ei^ang.y che nel giorno festivo di 
questi santi, fece nella stessa dbiesa 
s. Gregorio I, la quale omelia il Car- 
dinal Baronio fece poi incidere in 
caratteri quadrati, nel dorso di una 
antica sedia di marmo, che ancora 
esiste in mezzo all'abside, il qua! 
fatto vedesi al di sopra dello stes- 
so abside effigiato con antico dipin- 
to a fresco. Quindi il Pontefice s. 
Leone IH, del 79$, nella generale 
restaurazione, che fece, delle più an- 
tiche basiliche e chiese di Roma, 
osservando che questa, come posta 
in luogo basso, perchè situata in 
quella parte della piscina pubblica, 
dove concorrevano molte acque, ne 
soffriva perciò notabile umidità, 
ne alzò il piano, la rifabbricò, e vi 
edificò dappresso un cimiterio, lo 
che diede argomento all' Alemanni^ 
De parieL Later, cap. 3, di assei'i- 
re contro il Cardinal Baronio, che 
s. Gregorio I non facesse la sua o- 
melia in questa chiesa, ma in un 



CHI 

altra ov'era il dmiterìo. Àncora si 
ammira il musaico di s. Leone III 
sulla fronte dell'abside, rappresen- 
tante la trasfigurazione del Signore. 

Sotto Eugenio 111, e nel ii5o 
fu eletto titolare il Cardinal Enrìco 
Mori cotti, abbate de' ss. Vincenzo ed 
Anastasio, fatto abbate da s. Bernar- 
do, che si rese celebre per le sue 
legazioni per la santa Sede. In pro- 
gresso di. tempo, come riporta il 
Piazza, Gerarchia pag. 444> ^^ ^^' 
pa Alessandro IV, eletto nel i254> 
col consenso del sagro Collegio dei 
Cardinali, diede la chiesa in custo- 
dia air ardTescovo di Napoli, ciò 
che durò poco tempo, ovvero non 
ebbe effetto la disposizione. Nel se- 
colo seguente, a grande suo lustro, 
Benedetto XII, nel i338, fece Car- 
dinale Pietro Roger della nobilissi- 
ma casa di Beaufort, gli conferì questo 
titolo, e nel 1842 questi gli successe 
col nome di Clemente VI, il quale 
elevando alla porpora il nipote, chia- 
malo pur Pietro Roger, col divenire 
nel 1870 Gregorio XI, ebbe la glo- 
ria di l'estituire a Roma la residenza 
pontificia. 

Ristorò anche questa chiesa Sisto 
IV, verso l'anno i470> mentre mi- 
nacciava di rovinare; e dalla chiesa di 
s. Silvestro in capite, mediante per- 
muta di altre cose in sei*vigio di 
essa, quivi ti^asportò due pulpiti, o 
amboni, ricchi di scelti marmi, per 
la lettura del vangelo, e dell' epi- 
stola , secondo V uso antico della 
Chiesa. Ivi il Cardinal titolare nel 
di della festa, o in quello della sta- 
zione soleva pronunziare un'omelia, 
o predicai^ al popolo; e quando 
r angelico Cardinal Roberto de No- 
bili, nipote di Giulio III, visitava 
le sette chiese, soleva ascendere l'am- 
bone, e fare un discoi-so morale ȓ 
propri famigliari, intervenepdovi' 



CHI 187 

udirlo anco gli estranei ; ciò che pur 
faceva in altre chiese di Roma, se- 
condo l'uso de' primi secoli della 
Chiesa. Per gran ventura di questo 
titolo, Clemente VIII, nel creare 
Cardinale nel 1 596 Cesare Baix)nio 
della congregazione dell' oratorio , 
immortai autore degli AnnaU ec^ 
ctesiasticiy gli conferì questo titolo, 
da lui ricercato, e il Papa sorriden- 
do gli disse : a voi si deve appwt" 
tOy come a Cardinal ricchissimo, 
per doversi poi rimettere in piedi. 
Ad onta, che sì amplissimo Cardi- 
nale fosse povero, poiché era zelan- 
te ed amatore delle antichità ec- 
clesiastiche, nel recarsi alla vìsita 
delle sette chiese, ne deplorava la 
rovina, e lo stato abbietto in cui 
era, e perciò con animo generoso 
contrasse un debito di sette mila 
scudi per riedificarla, abbellirla, e 
&rvi rifiorire il suo culto. 

Ne risarcì il pavimento, restaurò 
la tribuna, rinnovò il soilitto, e con 
pitture di Nicolò Circìgnano, e del 
cav. Roncalli, fece rappresentare le 
gesta dei santi martiri titolari nella 
navata grande, e nelle piccole pare- 
ti si vedono i diversi martini dati 
agli apostoli. Siccome i corpi de' ss. 
Nereo, Achilleo, e Domitilla, sen- 
za sapersene con certezza la cagio- 
ne, erano stati trasferiti, forse sotto 
Gregorio IX perchè non fossero in- 
volati, alla chiesa di s. Adriano, il 
Cardinal Baronio ottenne da Cle- 
mente Vili, che nella vigilia della 
loro festa con solenne processione 
fossero restituiti a questa loro chie- 
sa, cioè agli 1 1 maggio 1 597^ pas- 
sando la pix)cessione pel Campido- 
gho, e sotto gli archi trionfali di 
Settimio, di Tito, e di Costantino, 
perchè alla famiglia dei due ultimi 
imnei'atori appartiene s. Domitilla. 
». dò il iP-^-^imo Cardinale 



,88 CHI 

collocò in questa chiesa altii corpi 
santi, e sagre reliquie, e siccome an- 
ticamente eravi la stazione nel lune- 
di santo. Clemente Vili ve la ripo- 
se, stabilendola invece nel mei*cole- 
d'i dopo la terza domenica di qua- 
resima, nel qual giorno evvi anco 
nella vicina chiesa di s. Sisto. Fu 
poi così premuroso il Cardinale suf- 
la conservazione delle antiche for- 
me, le quali rendono più venerabi- 
le questa chiesa, che avendo collo- 
cata nella tribuna una lapide mar- 
morea, pregò i titolari successori a 
non farvi alcuna innovazione, colle 
parole: nihil demito, nihil MiNuno, 
jfEC MUTATO. Perchè poi fosse sem- 
pre la chiesa diligentemente custo- 
dita ed uffizìata, ottenne da Clemen- 
te Vili la bolla Ex debito^ die 29 
junii i597, colla quale quel Ponte- 
fice, esimendola da qualunque di- 
pendenza, interamente 1* affidò alla 
custodia de' suoi pp. della congrega- 
zione dell'oratorio, detti i Filippini 
{VecWjy i quali tuttora decentemen- 
te la custodiscono, e in vari tempi 
la ripararono ed abbellirono, secon- 
do r ingiunzione di Clemente Vili. 
Ogni anno, nel dì della festa de' ss. 
martiri titolari, cioè a' 12 maggio, 
il Cardinal Baronio si recava a ce- 
lebrarvi la messa, e fra l'anno tal- 
volta assisteva a' divini uffizi; e, ad 
imitazione de' Papi, e de' titolari dei 
primitivi secoli della Chiesa, faceva 
al popolo il sermone, e pronuncia- 
va dottissime omelie su di un pul- 
pito di marmo, pure da lui eretto, 
di forma ettagona, intarsiato di pie- 
tre orientali, con basamento di afri- 
cano, e di porfido. Finalmente il 
Cardinal Baronio ordinò, che ivi 
dopo morto fosse sepolto, ma i suoi 
antichi confratelli non permisero, 
che dalla loro chiesa di s. Maria in 
Valliceila fosse tolta sì preziosa me- 



CHI 

moria. Ivi furono bensì sepolti per 
singoiar prìvilegio due graa servi di 
Dio della medesima congregazione 
deir oratorio, cioè i pp. Pier Fran- 
cesco Scarampì, e Prospero Airoli, 
ambedue morti nel i656 nella pe- 
stilenza, che afflisse Roma sotto A- 
lessandix) VII. 

Il Cardinal titolare di questa 
chiesa anticamente era destinato ad 
uffiziare nella basilica di.s. Paolo, 
in tutti i mercoledì, secondo l'ordi- 
ne ebdomadario, che avea luogo nel- 
le basiliche patriarcali di Roma, ed 
a celebrare la messa sull'altare pa- 
pale. Illustri, e benemeriti titolari fu- 
rono Flaminio Taja, creato Cardinale 
ad onta della sua ripugnanza nel 1 68 1 
da Innocenzo XI, e Leandro Col- 
loredo della congregazione deircnra- 
torìo nel 1686, innalzato al Cardi- 
nalato dallo stesso Innocenzo XI. 
Il regnante Pontefice nell'annovera- 
re meritamente al sagro Collegio l'at- 
tuale patriarca di Venezia Jacopo Me- 
nico, nel i833, e nel conferirgli que- 
sta illustre chiesa per titolo, rinno- 
vò la memoria di altro patriarca di 
Venezia, cioè di Maffeo Gerardo, già 
abbate camaldolese di s. Michele di 
Murano, che creato Cardinale nel 
1489 da Innocenzo Vili, ebbe in 
titolo la chiesa de' ss. Nereo ed A* 
chilleo: 

S, Nicola in Carcere TuMiano, 
diaconia Cardinalizia, collegiata^ 
e parrocchia, nel rione Ripa, 

Questa chiesa e basilica aiitichis- 
sima prende il nome dal carcere 
ivi fabbricato da Servio Tullio, sesto 
re di Roma, secondo il parere di 
molti, sebbene alcuni dicano, che il 
carcere Tulliano fosse la custodia 
Mamertina alle radici di Campido- 
glio. Altri asseriscono, che quivi 



CHI 

fosse il carcere decemvirale, edifi- 
cato dal decemviro Appio Claudio; 
altri sono di opinione, che ivi esi- 
stesse il carcere centumvirale, che 
serviva pei rei di delitti civili, de- 
bitori e simili; altii finalmente ri- 
conoscono in questo luogo gli avanzi 
di ti*e templi, cioè della Speranza, 
quello della Pietà, e quello piccolo 
della dea Matua, o Ino, nutrice di 
Bacco, tutti occupanti l'area dell'an- 
tico foro Olitorio, ove si vendevano 
gli erbaggi, ora chiamata piazza 
montanai^a, dai contadini, e dagli 
abitatori delle montagne, che quivi 
si radunano per' impiegarsi a lavo- 
i*ai'e la terra. Ma su queste diver- 
genti opinioni sono a consultarsi gli 
archeologi, che hanno trattato delle 
cose di Roma, il *Cancellieri nel suo 
Carcere Tulliano^ e l'articolo Car- 
ceri DI Roma. F^edL 

Diverse ancora sono le opinioni 
suir epoca dell'erezione di questa 
chiesa, che il Piazza nella sua Ge- 
rarchia h. rimontare al quarto se- 
colo, perchè dice essiere stata affidata 
la cura di essa a s. Damaso, cioè 
quando Sfa ancor diacono, il quale 
poscia venne assunto al pontificato, 
nell'anno 36^/, Siccome poi a lui 
era stato affidato di sollevare i car- 
cerati con limosino, così per le car- 
ceri,'' che prima erano qui state, tut- 
te le carceri di Roma furano quin- 
di soggette a questa chiesa, che in 
seguito eresse un altare allo stesso s. 
Damaso I. Il medesimo Piazza aggiun- 
ge, che quando s. Nicola il grande, 
arcivescovo di Mira andò in Roma a 
visitare'! luoghi santi, questa chiesa, 
la quale pei corpi santi, che si ve- 
neravano nella confessione, fu pure 
da lui visitata, era dedicata al ss. 
Salvatore, e perciò una delle prìme 
chiese a questo consagrate dopo la 
basilica lateranense. Abbiamo ancor 



CHI 189 

ra , che s. Damaso I fu eletto Pon- 
tefice ventidue anni circa dopo la 
morte di s. Nicola, e siccome la 
chiesa era stata anco dedicata a 
lui, compose una messa in versi, e 
volle, che in di lui onore quivi si 
dicesse. Va qui osservato, che V isto- 
ria della traslazione delle reliquie di 
s. Nicola in Bari, e perciò così ge- 
neralmente chiamato, pone la sua 
morte nell'anno 34^; ed ecco altra 
testimonianza , che questa chiesa esi- 
stesse nel quarto secolo. Nel seguente 
fiorì s. Felice II, detto IH, creato 
Papa l'anno 4^3, e di lui i>i ha, 
che arricchì la confessione di reli- 
quie, e però sotto di essa vi fu 
posta la di lui immagine, con quelle 
di san Calisto, e di san Bonifacio IV, 
e legge vasi inciso sul marmo: Pax 
tecum Felix. 

Sì congettura da alcune memorie, 
che dal V secolo in poi , la chiesa 
fosse governata dai preti secolari, 
venendo considerata ne' posteriori 
secoli qual collegiata, dappoiché le 
diaconie per lo più furono abitate 
dai religiosi e monaci, come luoghi 
frequentati, pel patrimonio della 
chiesa, che ivi dispensavano i dia- 
coni. Va riferita la cagione, per 
cui s. Gregorio I, fiorito nei 5go, 
si determinò ad erigere questa chiesa 
in diaconia CardinaUzia, che, secondo 
r antico computo, per ordine fu l'un- 
decima, cui era affidata l'XI regio- 
ne. S. Gregorio I pertanto, in osse- 
quio della gran venerazione, in cui 
era s. Nicola anco presso i romani , 
dichiarò la chiesa diaconia, vi pose 
la stazione nel sabbato dopo la 
quarta domenica di quaresima, detta 
i^lientesj e ad onore del santo nella 
messa si pose analogo introito, gra- 
duale, oifertorio, e comunione. Il 
primo colle parole Sitienles venite 
ad acjuas^ dichiara V affetto e la 



I90 CHI 

carità del santo Tescovo nel!' in- 
vitare i poveri a ricorrere a luì nel- 
le necessità. Il secondo, colle pa- 
role : factaa est Dominus protector 
meus; come colle altre: Tibi dere- 
lictus est pauper, pupillo tii eris ad- 
jutor, serve a risvegliare col di lui 
esempio i poveri e travagliati, alla 
fiducia e confidenza in Dio. 

Di nessun diacono Cardinale si 
trova menzione fino al iioo, in cui 
si ha un certo Grisogonoj sotto Pa- 
squale II. La causa, pei* cui non si 
conoscono i precedenti, si è perchè 
i Cardinali diaconi nei primi secoli 
non si denominavano dai titoli delle 
chiese, appresso le quali abitavano, 
ma delle regioni di cui avevano 
cura, loro assegnate sino da Papa 
s. Fabiano, cioè due rioni per cia- 
scuno; quindi i diaconi ad imitazio- 
ne de' Cardinali preti, cominciarono 
essi pure a chiamarsi col titolo, 
ovvero coU'aggiunta della chiesa ove 
esercitavano il diaconale ministero, 
quantunque non fosse cura parroc- 
chiale. Presso questa chiesa era vi il 
palazzo dei Pierleoni, famiglia ro- 
mana ricca e potente, per cui tal- 
volta questa diaconia fu chiamata: 
Ecclesia Petri Leords, Urbano II, 
per lo spazio di due anni, abitò in 
questo palazzo, per porsi in salvo 
da alcune persecuzioni, ed ivi mori 
ai 29 luglio 1099, <2ome rilevasi 
dalle analoghe notizie, che riferisce 
il Piazza, trattando di questa dia- 
conia a pag. 864 e 865. Aggiunge 
inoltre, che l'altare di s. Nicola fu 
fondato e dotato nel i585 da Lu- 
crezia Pierleoni; e che il Cardinal 
Guido Pierleoni donò a questa sua 
diaconia parte di un braccio di s. 
Alessio, e di s. Bonifacio martire. 
Altre reliquie nel saccheggio di Ro- 
ma, del i527, furono rubate, rima- 

idone tuttavia un buon numero. 



CHI 

Leggo però in Novaes tom. IH, pag. 
i53, che le due prime reliquie Gi- 
rono donate da Guido di Besonzio 
di Orvieto, fatto Cardinale di questa 
diaconia da Innocenzo III nel i3o5. 
Fu poi consagrata questa diiesa, 
come si legge da un'iscrizione mar- 
morea esistente sopra un pilastro 
della medesima, in onore di s. Ni- 
cola, ai 12 maggio iiaS, dal Som- 
mo Pontefice Onorio IL Indi il di 
lui successore Innocenzo II, nel 
1 1 38, creò Cardinale diacono di t. 
Nicola in Carqpre Ottavio Conti, il 
quale poscia contro il legittimo Pon- 
tefice Alessandro III fu eletto nel 
I iSg antipapa col nome di Vittore 
IV. Prima che la Pierleoni erigesse 
l'altare a s. Nicola, ovvero lo rìe> 
dificasse ed abbellisse^ ne esigeva un 
altro, perchè si ha che Alessandro 
III, nel giorno stesso della £bsta del 
santo, e nell'anno 1180 ilconsagrò, 
ponendovi le reliquie Paolo yescovo 
di Orte, che gli concesse T indulgen- 
za di un anno e quaranta giorni, 
come si legge iti un antico marmo, 
in cui sono da notarsi le seguen- 
ti parole : » Item firma vit ex par- 
te Dei Omnipotentis , et B. M. 
Virg., et omnium Sanctorum cum 
consensu Ioannis archypresb. s. 
Marci, et presb. Martini ejusdem 
Ecclesiae, et totius populi, sub poe- 
na excommunicationis, ut si quis 
clericus, vel laicus praesumeret 
vendere, aut pignorare bona e- 
jusdem Ecclesiae, calicem^ [dane- 
tam, crucem, libros, domos, ma- 
ledictus sit in pei^etuum, et ha- 
beat partem cum homidda He* 
rode, et Juda traditore in ignem 
aetei*num. Fiat etc. ". 
Innocenzo IV creò diacono Car- 
dinale di questa chiesa Giovanni 
Gaetano Orsini, il quale coronò 
Giovanni XKI, e succedendogli nel 



CHI 

1277, in memoria della sua amata 
diaconia, prese il nome di Nicolò 
III. Egli fece alla medesima molti 
miglioramenti , e in un marmo si 
legge scritta questa lapide: Has de 
Ursinis FEcrr fortas lEvriA Joahnes. 
Tapto e sì segnalato onore poco di 
poi si rinnovò a questa insigne chie- 
sa, cioè quando Martino IV, nel 
I a8 1 creò Cardinale Benedetto Gae^ 
tani, dandogli questa diaconia, don- 
de passò all'ordine presbiterale, e 
nel 1 294? divenne il magnanimo Pon- 
tefice Bonifacio Vili. Altro Cardi- 
nal diacono sublimato al pontifica- 
to, fu Boderico Borgia spagnuolo, 
nipote di Calisto III, il quale nel 
1456 lo fece Cardinal diacono .di 
s. Nicola in Carcere, diaconia che 
ritenne Tenti anni, e nel 1492 ^ 
creato Papa col nome di Alessan- 
dro VI. Benefattore generoso fu egli 
della chiesa, rabbellì, e la restaurò, 
ed ancora ne rìmane qualche me- 
moria nei genti lizii suoi stemmi. 
Paolo III nel i534 creò Cardinale 
il nipote Guido Ascanio Sforza, lo 
fece inolti^e arciprete ^di s. Maria 
Maggiore, e canonico di questa chie- 
sa collegiata, di che se ne ha au- 
tentico documento negli atti del 
Tommasi, in data 24 ottobre i5^2. 
Deputò il Cardinale a prendere il* 
possesso del canonicato, Giulio de 
Alsani canonico lateranense. Altro 
consimile esempio lo abbiamo in 
Francesco Sforza, nipote del prece- 
dente, che mentre era di essa ca- 
nonico, nel i583, fu fatto Cardinal 
diacono da Gregori,o XIII, di questa 
collegiata, dove seguitò ad essere 
jcanonico anco da Cardinale, come 
lo dimostra il Torrigio nel libro su 
questa diaconia a pag. 29. 

In questa collegiata s. Pio V sta- 
bilì la vicaria perpetua della par^ 
«rocchia , sotto il di lui successore 



CHI 191 

Gregorio XIII, e nell'anno i583 fu 
istituita una confraternita, della qua- 
le scrisse Carlo Bartolonieo Piazza; 
Opere pie dì Roma, p. 53 2 Della 
Confraternita del Ss, Sagramento a 
s, Nicola in Carcere : quindi Sisto V 
unì a questa chiesa quella* di s. Mar- 
tina, o di s. Luca nel foro romano. 
In seguito fu onorata, e beneficata la 
collegiata da diversi Cardinali diaconi, 
massime dai seguenti. Il Cardinal 
Federico Borromeo fòtto Cardinale 
da Sisto V nel i587, era cugino di 
s. Carlo. Egli a seconda di quanto 
fece alle diaconie di cui fu diaco- 
no, con pia ^generosità trasferì dal- 
l'altare sotterraneo della confessione 
all'altare maggiore da lui nobilmen- 
te restaurato, in un maestoso e ric- 
co deposito, o urna di porfido nero, 
i corpi de' ss. martiri Marco e Mar- 
celliano, Faustina e Beatrice. Vi fe- 
ce sopra un elegante ciborio di mar- 
mo sostenuto da quattro colonne di 
porta santa. Visitò la diaconia, fece 
diversi ordini, decreti, e costituzioni 
pel buon governo dell'illustre ca- 
pitolo, ed inoltre gli donò un in- 
tero parato bianco di damasco, per 
le maggiori solennità. Altre leggi 
€ costituzioni, dice il Piazza, a pag. 
865 della Gerarchia, che le facesse 
per la diaconia anco il Cardinal 
Ascanio Colonna. Quindi Pietro Al- 
dobrandino dallo zio Clemente Vili 
fòtto Cardinale diacono di questa 
chiesa , nel 1 599, con disegno di 
Giacomo della Porta rìfece la Ce- 
ciata, ne allargò la piazza, abbellì 
l'interao, e lo decorò di dipinti, 
massime l'altare del ss. Sagramen- 
to, e v'istituì una cappellania. Al- 
tro segnalato benefòttore della chie- 
sa si fu il Cardinal Rinaldo di £s(e, 
fetto Cardinale diacono nel 1 64 r da 
Urbano Vili, e ne' quarant' anni del 
suo Cardinalato giammai volle cam- 



192 CHI 

biarla con altra diaconia, per l'a* 
more che ad essa portava. Final- 
mente Clemente XII nell'anno 1737 
ne dichiarò diacono Cardinale il ve- 
neto Carlo Rezzonico, che poi pas- 
sò air ordine presbiterale, e nel 1 758 
fu eletto Pontefice col nome di Cle- 
mente XI If. 

La chiesa è a tre navi, e vuoisi 
che le colonne abbiano appartenu- 
to ai sum mentovati tempi. La tri- 
buna fu dipinta dal Gentileschi, la 
confessione era in gran venerazio- 
ne, portandovisi già nel sotterraneo, 
che prima era tutto dipinto, gli os- 
sessi che ricorrevano {il pati*ocinio 
di s. Nicola, la cui storia vedesi 
rappresentata nelle pareti della na- 
vata grande, con pitture del Mon- 
tagna. 11 Torrìgio fa menzione di 
un antico e miracoloso crcicefisso 
con quattro chiodi, che quivi vene- 
ravasi nella cappella dal lato sini- 
stro deir ingresso, ma poi nel rìstau- 
ro della chiesa operato da Pio VII 
nel 1807, ^^^ trasferito nella detta 
cappella de' Pierleoni , che è la se- 
conda a destra. Ed oltre le menzio- 
nate reliquie, vi sono in questa chie- 
sa quelle della passione del Nostro 
Signor GesLi Cristo, cioè d'un pez- 
zetto di tela inzuppato nell' acqua 
e sangue , che uscirono dal suo sagro 
costato, dono della ^miglia Orsini, 
che l'aveva ricevuto dai Sa velli. Vi 
sono ancora le reliquie della bea- 
tissima Vergine, ed altre. 

Ai 6 dicembre, festività di s. Ni- 
cola, ogni quadriennio il magistra- 
to romano office in questa chiesa 
un calice di argento, e delle torcie 
di cera. Da ultimo nel .pontificato 
di Pio VII il canonico di questa 
chiesa Francesco Albertini, poi ve- 
scovo di Terracina, in venerazione 
della detta reliquia, istituì un'adu- 
nanza, che poscia divenne arciconfra- 



CIII ^ 

temita del preziosissimo sangue di 
Gesii Cristo. Presidente annuale del- 
la confraternita è un canonico della 
collegiata : ma alla morte del fon- 
datore ne fu presidente pei*petuo d. 
Gregorio Muccioli, poi vescovo in 
partibus di Agatopoli, che se ne rese 
benemerìto. 

L'intiero capitolo, dopo l'erezio- 
ne fatta da Benedetto XIV dell'ar- 
ci pretura <x)n cura di anime, in di- 
gnità, viene rappresentato cbili'arci- 
prete, e da sei canonici, dei quali 
i due seniori sono di ordine sacer- 
dotale, i due seguenti di ordine 
diaconale, e i due ultimi di ordine 
suddiaconale. Vi sono inoltre quat* 
tro cappellani di coro. L'arciprete 
va per concorso a cagione dell'an- 
nessa parrocchia, ed a seconda del- 
le disposizioni di Leone XII. I ca- 
nonicati poi, qualora non sieno a& 
fetti alla santa Sede, sono nominati 
dal Cardinal diacono, il quale vi 
tiene un prelato per vicario. L'abi- 
to di coro dell'arcipretale dignità, 
e dei canonici, consiste in sottana, 
cotta, berretta, ed almuzia. II Gat- 
diual Pietro Vidoni, diacono di 
questa basilica, cui donò un osten- 
sorio di argento, fece pubblicare in 
Koma nel 1 8 1 9, le Costituzioni del 
capitolo della perìnsigne basilica di 
s, Nicolò in Carcere TuUiaho, sot- 
toscritte dal suo vicario, ora Car- 
dinal Nicola Grimaldi, zelante dia- 
cono della medesima sino dal i834, 
in cui il Papa regnante gliela' con- 
ferì, dopo averlo annovei*ato al sa- 
gro Collegio. Abbiamo poi da Fran- 
cesco Maria Torrigio: // sagro coro 
delU Cardinali della diaconia di s, 
Nicola in Carcere TidUano, Roma 
1645. Va pure consultato • France- 
sco Cancellieri : Notizie, del Carcere 
Tulliano detto poi Mamertino alle ra» 
dici del Campidoglio, ec. Roipa 1 788. 



CHI 

S. Nicolò db* Lobenesi, V. Lorena. 

S, Nicolò di Tolentino delle mo- 
nache battistine. Vedi, 

S. Nicolò tra le immagini ^ titolo 
Cardinalizio distrutto. 

La chiesa di s, Nicolò inter Ima" 
gìnes esisteva presso la chiesa di s. 
Clem^te, che poi per vecchiezza 
▼enn^ demolita, e forma un locale 
spettai>te al ss. Salvatore ad San- 
età Sanctorum, Dice il Piazza nella 
sua Gerarchia pag. 700, che il pri- 
mo e l'ulti mo Cardinal titolare ne 
fu PietiK) Foscari, che da primice- 
rio di s. Marco, fìi £itto protono- 
tario apostolico, designato Cardinale 
da Pio II, ma pubblicato da Sisto 
lY, il quale forse per mancanza di 
titoli gli diede questo di s. Nicolò 
tra le immagini, che poi permutò 
in quello di s. Sisto. Aggiungo per 
altro, che il Foscari non da Pio 
li , ma da Paolo li Ux destinato 
Cardinale, e fu pubblicato nel 1477 
da Sisto ly con questo titolo; che 
Alessandro Yl, nel 149^9 confe- 
rì questo titolo colla porpora a Do- 
menico Grimani figlio del doge di 
Venezia; e che s. Pio Y nel 1570 
lo diede a Yincenzo Giustiniani ge- 
nerale de' domenicani, che morì nel 
i582. Dopo quest'epoca certamen- 
te la chiesa andò distrutta, perchè 
il Panciroli, il quale pubblicò i Teso^ 
ri nascosti di Roma nel 1600, non 
ne £1 veruna menzione. 

S, NicoMEDE y titolo Cardinalizio 
distrutto. 

Questa chiesa esisteva nella via 
Nomentana, e fu già uno dei pri- 
mi ventotto titoli Cardinahzi. Ce- 
lebre è questa chiesa pel suo cimi'^ 

VOI. xu. 



CHI 193 

terio doTe s. Nicomede fu sepolto. 
Quel cimitero era in avanti un or- 
to di un chierico di s. Nicomede chia- 
mato Giusto. Della dedicazione di 
questa chiesa si leggono ne' suoi atti 
esistenti nella biblioteca Yallìcellia- 
na, queste parole: »> In quo loco 
9> dedicata fuit ecclesia in kal. ju- 
»3 nii, quae nunc penitus destru- 
»i età est. Ideo festivitas hodiema 
M est passionis ejusdem martyris; 
M alia ejusdem ecclesia dedicationis, 
»' quae plebibus hoc nescientibus in 
*» dictis kalendis coli tur ". Di tal 
dedicazione si £i menzione nei mar- 
tirologi di Beda, di Adone, di U- 
suardo, e del beato Noterò. Laon- 
de chiaramente si raccoglie essere 
stata questa chiesa e titolo assai ce- 
lebre ed in gran venerazione. II 
Sosio, Rom. subt, lib. III, cap. 44» 
é di parere che questa chiesa aves- 
se orìgine sotto Bonifacio Y, assun- 
to al pontificato nell'anno 6 ig. Scris- 
se Anastasio Bibliotecario aver lui 
adoraato, ampliato e dedicato il 
cìmiterio di s. Nicomede, mentre 
Adriano I del 772 restaurò la me- 
desima chiesa. 

Altri opinano non essere questa 
la chiesa titolare di s. Nicomede, 
ma piuttosto esservene un' aitila est- 
stente in Roma^ di cui si fa men<» 
zione nel concilio romano celebrato 
sotto s. Gelasio I nel declinar del V 
secolo nella persona di Sebastiano 
prete di questo titolo Cardinalizio, 
e di Genesio arciprete di esso, che vi 
si sottoscrissero; altri dicono anco- 
ra &rsì menzione di questa basilica 
nel concilio celebrato poi dà Papa 
s. Simmaco, sebbene, quando nel 
590 fu creato Papa s. Gregorio I, 
essendo la chiesa rovinata, ne trasfe- 
rì ad altro il detto gradóni Nel 1601, 
il Bosio citato scuoprì nella via No- 
mentana i Testigi del cimiterìo di s. 



194 CHI 

Nicomede, nelle TÌcinanze di s. Agne- 
se, ove probabilmente arra pure e- 
sistito la sua chiesa, tanto celebre 
negli atti de' martiri , e ne' sinodi 
romani de' primi secoli. Da detto 
cimiterio e chiesa fu trasferito in 
Roma da s. Pasquale I il corpo di 
8. Nicolò I, e con altri corpi santi 
fu posto nella chiesa di s. Prassede, 
Terso l'anno 817. 

Ss. Nome di Maria deW arcìcon- 
fraternità del Ss. Nome di Ma- 
ria, Fedi, 

Il magisti*ato romano ogni quat- 
tro anui, agli 8 di settembre, ùl a 
questa chiesa V oblazione d'un cali- 
ce di argento, e delle tome di cera. 

S, Norberto^ delle monache figlie 
del Calvario. Vedi. 

S. Onofrio^ titolo Cardinalizio , in 
cura de'religiosi Girolamini, nel 
rione Trastevere. 

Esso é posto sul monte Gianico- 
lo, ed era già detto ventoso per es- 
sere da per tutto esposto all'impe- 
to de' venti. Vi fu un piccolo romi- 
torio con sua cappelletta ove stan- 
ziarono alcuni romiti della congre- 
gazione del b. Pietro da Pisa, del- 
l' Ordine di s. Giralamo. Uno di 
que' romiti, distinto per austerità di 
vita, e gran pietà, chiamato il b. 
Nicolò di Fui-capalena, luogo pres- 
so Pozzuoli, co' suoi compagni si 
procacciò molta venerazione, ed ot- 
tenne da Eugenio IV questo luogo, 
che sovrastante la via della Lunga- 
ra, e posto sulla punta del Giani- 
colo, è in uno de' più bei punti di 
vista per godere Roma. Verso l'an- 
no 1439, il b. Nicolò, cogli aiuti 
ricevuti dal Pontefice, da vari bene- 



CHI 

fili tori, e principalmente dal Cardi- 
nal Domenico de Gupis, inoomindò 
la ^bbrica della chiesa in onore 4> 
s. Ono&ìo, e del monistero, che 
andò compito nel i446* '^^^ ^^'^ 
dopo mori qui santamente, e {u 
sepolto colla sua effigie in marmo al 
naturale, nella porta del monistero 
cioè sotto al portico. 

L'antipapa Felice V, nella sua ter- 
za creazione de' &i&i Cardinali, fetta 
nel 1 44o> ^^ comprese Giovanni de 
Malestroict, o Malestrot fi*anoese, (a 
cui biografia riportiamo al voi. IV 
pag. 1 66, e gli conferì per titolo que- 
sta chiesa di s. Onofrio, mentre il 
pseudo-Pontefice risiedeva in Basi- 
lea. Dipoi Giulio II, nel i5o8, ri- 
legò in questo convento 11 Cardinal 
Antonio Ferrari, in castigo di aver 
male amministrata la legazione di 
Bologna, pei* cui oppi*esso dal do- 
lore vi morì dopo due mesi, e fu 
sepolto nella chiesa di 8. Agostino 
senza pompa funebre. Nella celd>re 
promozione, che Leone X fece nd 
i5i7 di ti*entuno Cardinali, eresse 
la chiesa in diaconia Cai*dinalizia, 
e poi la confei*ì al Cardinal Giovai^ 
ni di Lorena, figlio di Renato II, 
duca dì Lorena e re di Sicilicu Ma 
volendo Sisto V stabilire il nume- 
1*0 delle diaconie a quattordici, fece 
questa chiesa titolo Cardinalizio^ e 
pel primo, nel i586, lo diede al 
Cai*dinal Filippo de Lenoncourt Ed 
acciocché si ascendesse a questa chie- 
sa più agevolmente, Sisto V apn 
un'ampia strada, sino ai bastioni 
e porta di s. Spirito, nel i588, la 
quale poscia, sotto Clemente Vili 
fu lastricata colle limosine di alcuni 
benefattori. Abbiamo dal Piazza, che il 
Cai*dinal Ludovico Madrucci, il qua- 
le morì nel 1600, ne fu pure titolai*e, 
^i fabbricò ed abbellì la cappella 
della Madonna, e quivi, senza me« 



CHI 

moria sepola'ale, fu tumulato. Nel- 
la medesima cappella, siccome gen- 
tilizia de' Madrucci, fu posto il cada- 
Tere del Cardinal Cristoforo Madruc- 
ci con isa'izione, e il cadai^ere del 
Cardinal Carlo Madnicci senza alcu- 
na memoria. 

Paolo V, nel 1606, creò prete 
Cardinale Maffeo Barberini, gii die- 
de per titolo la chiesa di s. Pietro 
Montorìo, che nel 1610 gli permu- 
tò con questa di s. Onofrio, cui 
ritenne finché nel 1628 il Barberi- 
ni fu eletto Papa col nome cii Ur- 
bano YIII. Di lui si legge quivi la 
seguente n^emorìa: Sanctissimi sa- 
ceìhim hoc Rosarii iisdemy quibus 
apud s, Mariani supra Minervam 
graùisj aique indulgentìis Maphaeo 
Barberino Cardia, fautore ditatur^ 
Anno 1620. Quindi Urbano Vili 
nel arcare Cardinale Antonio suo 
degnissimo fratello dell'Ordine dei 
cappuccini, gli diede questo an- 
tico suo titolo , laonde fu da tut- 
ti chiamato il Cardinal di s, O- 
nofiio. Di poi neir anno 1 645 , 
Innocenzo X annoverò al sagro Col- 
legio e all'ordine de' diaconi Bene- 
detto Odescalchi , donde passò al 
presbiterale col titolo di s. Onofrio, 
venendo sublimato nel 1676 al tri- 
regno col nome di Innocenzo XI. 
Nel 1773, Clemente XIV fece Car- 
dinale prete di questo titolo Gian- 
nangelo Braschi, che poi nel 1775 
gli successe, e fu il glorioso Pio VI. 

S. Pio V pose l'indulgenza ple- 
naria in questa chiesa nella quarta 
domenica di quaresima pei soli uo- 
mini, e pei religiosi del contiguo 
monisteit); ma la stazione evvi nel 
lunedi in Albis^ e la festa di s. O- 
nofrio vi si celebra ai 12 giugno, 
coir esposizione di una sua gamba, 
e braccio. Questo santo penitente 
anacoreta fiorì nel terzo secolo, e 



CHI 195 

visse nella solitudine sessanta anni. 
Nel giardino annesso, ove si gode 
un'incantevole veduta di Roma, ev« 
vi ancora una grande gradinata in 
forma di anfiteatro, in cui s. Filip- 
po Neri soleva tenere delle pie a- 
dunanze di piacevole trattenimento 
ne' giorni festivi, e in alcuni tempi 
dell' anno, pio costume che si osser- 
va tuttora dai Filippini da lui isti- 
tuiti. 

Questa chiesa ha un portico, no- 
bilitato dalle pitture del Domeni- 
chino, che vi effigiò alcuni fatti 
della vita di s. Girolamo, e da al'- 
cune colonne antiche. L' interno ha 
diverse cappelle pregevoh pei di- 
pinti, e pei marmi : pei dipinti poi 
va sovra tutti adorno l'altare mag- 
giorCv. Fra i monumenti sepol- 
crali, oltre i summentovati , vanno 
rammentati quelli di Torquato Tas- 
so, primo epico italiano, che mo- 
rì nel contiguo convento nel iS^S, 
ed a cui il Cardinal Bevilacqua nel 
1644 pose un'onorevole iscrizione. 
Ora il cav. Fabris sta lavorando 
un magnifico mausoleo di marmo, 
che quivi sarà civetto, mercè le offer- 
te degli ammiratori di sì graà poe- 
ta. Avvi il monumento di Gio. Bar- 
clay letterato illustre, e di Alessan- 
dro Guidi poeta lirico. Nel chiostix), 
adorno di venti colonne di marmo, 
il cav. d'Ai^pino vi rappresentò col 
suo celebre pennello, la storia del 
santo anacoreta Onofrio. Sulle no- 
tizie poi di questa chiesa ^ e prin- 
cipalmente sulle interessanti sue iscri- 
zioni sepolcrali, va letto Gaspare Ai- 
veri, Roma in ogni stato, parte II, 
pag. 283 sino a pag. 297. 

S. Pancrazio, titolo Cardinalizio , 
in cura di religiosi Carmelitani 
scalzi, nel rione Trastevere. 



ig6 CHI 

Fuori della via Aui*elia (óaì vi- 
cino colle chiamata pure gianico- 
lense, ed anco pancraziana a cagio- 
ne di questa chiesa , che diede pur 
nome alla porta Aurelia di Roma), 
trovasi il cimiterìo di s. Galepodio, 
da lui eretto in un suo podere, o 
ristorato ed ampliato. Divenne esso 
celebre per esservi stati sepolti i 
santi Pontefici Calisto I, e Giulio 
I, ed un gran numero di martiri, 
Tanto a questo cimiterìo che a 
questa chiesa si giunge per la via 
Yitellia, così chiamata dalla illustre 
^miglia romana di tal nome, che 
la fece e ristorò, come si ha da Sve- 
tonio. Vuoisi pure, che s. Felice II, 
eletto nell'anno 355, in onore di 
s. Felice I, che pafì il martirio nel- 
l'anno 275, e sul cimiteiio, edificas- 
se e consagrasse una chiesa, presso 
la quale volle egli pm*e essere slb- 
polto. Questa chiesa di s. Felice 
altra non può essere, secondo che 
congettura il Papebrochio, in Co- 
nata ad Calai, ss, Pont. pag. 38, 
se non la odierna chiesa di s. Pan- 
crazio. 

U essere da alcuni posta la chiesa 
di s.' Felice nella via Portuense, e 
da altri nella via Aurelia, non osta, 
che sia la medesima, imperocché 
r una e l'altra sti*ada si dividono a 
s. Pancrazio, come si osserva nel 
Fabretti, De aquis et aquaeducl, 
veteris RomaCy Dissert, 3. Veggasi 
il medesimo Papebrochio, che ne 
tratta eruditamente nel luogo cita- 
to. Il Bosio però, nella sua Roma 
sotterranea lib. II, cap. 16, pag. 
1 1 9, malgrado le diligenze da lui 
fatte, confessa di non aver trovato 
ne vestigio, ne memoria, tanto del 
cimitei*io quanto della chiesa di s. 
Felice, l'uno e l'altra posti nella 
via Portuense. Il Panciroli poi ed 
altri sono di avviso, che sul cimi- 



CHI 

terio di Calepodio s. Felice I'edi«> 
ficasse una chiesa, ove poscia fu se- 
polto, per cui si disse anche cimi- 
terio di s. Felice I ; ma che per 
esservi stato riposto dopo circa tren- 
t'anni il corpo di 8. Pancrazio, dal- 
la nobile matrona Ottavilk, comin- 
ciarono la chiesa, la via, e la porta col 
di lui nome ad essere chiamate, per 
la gran divozione che contrasse il 
popolo verso di lui. Questo santo 
giovinetto, essendo or&no, dalla Frì- 
gia si portò in Roma, ove dicesi 
fosse battezzato da Papa s. Mar- 
cellino, e dove presso questo luogo 
patì glorioso martirìo nelle persecu- 
zioni di Diocleziano e Massimiano. 
S. Simmaco, verso l'anno 5oo, ri- 
fabbricò la chiesa, e la dedicò a 
s. Pancrazio, non solo per la sua 
invitta costanza nel confessare la fe- 
de, ma pei prodigi, che Dio ope*- 
rava a di lui intercessione, raccon- 
tando s. Gregorio di ' Tours, nel lib. 
dei Marlir. cap. 3o, che gli sper* 
giuri si conducevano al sepolcro di 
s. Pancrazio, e ne ricevevano il ca- 
stigo. 

Narra V Anastasio , che Narsete ^ 
famoso capitano dell'imperatore Giu- 
stiniano, nell'anno 555, dopo aver 
discacciato i Goti da Roma, col 
Pontefice Pelagio I fece una solen- 
ne processione da questa diiesa al- 
la basilica vaticana, ove il Papa à 
purgò con un pubblico giuramento 
della calunnia di essere contrario a 
Vigilio suo immediato predecessore. 
Papa s. Gregorio I in questa diie- 
sa, ai 12 maggio, giorno della fe- 
sta di s. Panci*azio, recitò la 72 
omelia, e vedendo che non era ben 
ufilziata la chiesa dai preti secolari, 
ne li rimosse, e vi costituì un mo- 
nistero di monaci benedettini di 
Monte Cassino nel 5g49 allorché i 
longobardi disti*ussero quell' insigne 



CHI 

inonistero. Raccomandò all' abbate 
Mauro il culto della medesima con 
queste parole : Sed et hoc prae om" 
nibus curae tuae sit^ ut ibi ad sacra» 
tissimum corpus b, Pancratii quoti» 
die opus Dei peragatur» Per volere 
dello stesso Pontefice la chiesa, e il 
monistero divennero una delle venti 
abbazie privilegiate, i cui abbati as- 
sistevano al Sommo Pontefice quan- 
do celebrava solennemente. Il men- 
tovato Bosio, lib. 2, cap. io, ùl 
menzione di un'antica iscrizione, che 
si lèggeva nel musaico della tribu- 
na fatto da Onorio I, creato nell'an- 
no 625, quando restaurò dai fon- 
damenti la chiesa, in quell' iscrizione 
chiamata basilica. Rammenta pure, 
che il corpo del santo, quod ex. 
obliquo aulae jacebaty altari insi- 
gnibus ornato metallisy loco proprio 
coUocavit, Sotto l' altare, che sta nel 
capo di questa chiesa, giaceva il cor- 
po di s. Vittore martire, dal cui 
nome vennero eziandio chiamati la 
chiesa e il monistero, dicendoci l'A- 
nastasio, che appella vasi il moni- 
stero de'ss. Vittore e Pancrazio. Nel- 
la vita di Adriano I del 772, si 
legge che ristorò questa chiesa: Ba» 
silicam b, Pancratii mart, nimia 
vetustate dirutam, atque ruinis prae» 
ventanti idemAlnnficus in integrum a 
novo nimio decorcy cum monasterio 
s, Fìctorb ibidem sito restaurant. 
Al medesimo monistero di s. Vit- 
tore si legge, che s. Leone IH, fio- 
rito nel 795, diede un ciborio di ar- 
gento, e diversi donativi riferiti dal- 
l' Anastasio. 
' Innocenzo III, nel 1204, vi fece 
coronar re d' Aragona, dal Cardinal 
Pietro Galluzzi vescovo di Porto agli 
1 1 novembre, Pietro IT, ovvero lo 
fece ungere e consagrare re, coro- 
nandolo poi il Pontefice nella ba- 
silica vaticana, e vestendolo delle 



CHI, ,97 

regie insegne, per cui il re fece il 
suo reame tributario alla santa Se- 
de. Altri dicono che la coronazione 
pure seguì in questa basilica di s. 
Pancrazio. I benedettini non man- 
carono di custodire la chiesa dili- 
gentemente ; ma essendo stato re- 
staurato il loro monistero di Mon- 
te Cassino, fecero a quello ritorno 
nel 1257, per cui Alessandro IV 
dichiarò 1' abbazia inmiediatamen- 
te soggetta alla santa Sede. In que- 
sta medesima chiesa nel i4ii 9 Ciò- 
vanni XXIII ricevette Lodovico d' An- 
giò, da lui riconosciuto re di Na- 
poli, contro il competitore Ladislao. 
Dopo che questa chiesa passò sotto 
r immediata giurisdizione de' Papi, 
fu da essi conceduta alle monache 
cistcrciensi, che vi dimorarono cen- 
tottanta anni ,' finché 1' abbadessa 
Margherita, nel i438, cede la ba- 
silica e il monistero ai religiosi del- 
rOrdine de'ss. Barnaba ed Ambro- 
gio del Bosco, detti ad Nemusy ma 
essi non ebbero quella cura che ri- 
chiedeva luogo così insigne. Dipoi, 
allorquando nel i5i7, Leone X 
creò ti'entuno Cardinali, eresse la 
chiesa in titolo Caixlinalizio, e pel 
primo la conferì al Cardinal Fer- 
dinando Ponzetti dottissimo, che mo- 
rì nel i527 di cordoglio, per es- 
sere stato spogliato nel tremendo 
saccheggio di quell' anno. Vuoisi an- 
cora, che Leone X vi ponesse la sta- 
zione, la quale tuttora celebrasi nella 
donienica in Albis, Paolo III, nel 
i536, creò prete Cardinale di s. 
Pana*azio, Giampietro Caraffa, il 
quale passando poi ad altri tìtoli, 
nel i555 divenne Papa Paolo IV. 
Però succedendo a Paolo 1IT, il 
Pontéfice Giulio III, nel i55o, unì 
questo titolo a quello di s. Clemen- 
te, cioè nel dì .ultimo di febbraio, per 
cui il Cardinal titolai^ di s. Clemen- 



198 CHI 

te, si chiamò ancora di s. Pancra- 
zio. Ma neiranno seguente, e ai !t 
dicembre lo stesso Giulio III tornò 
a separarli, mentre n' era titolare il 
Cardinal Giovanni Aivarez spagnuo- 
lo. Né fu la prima volta che la chie- 
sa di s. Pancrazio fosse stata unita 
a quella di s. Clemente, ove pure 
erano i religiosi di s. Ambrogio ad 
Nemusy il perchè negU atti conci - 
stonali viene chiamata: Nova unio 
non che; cui alias etc. Ecclesia 
ipsa s, Pancratu tane certo modo 
vacans apostolica auctoritate unita 
Juerat, 

Sisto V, nel i585, creò prete 
Cardinale Ippolita Aldobrandini, gli 
diede questa chiesa per titolo, e poi 
nel 1592 ascese al trono pontifica- 
le col nome di Clemente Vili. Al- 
lora egli offrì preziosi doni al santo 
martire s. Pancrazio. Nel 1 606 Paolo 
V neir innalzare al Caixlinalato Lui- 
gi Torres, arcivescovo di Monreale , 
gli diede il titolo di s. Pancrazio, 
ed egli con ecclesiastica munificen- 
za lo rinnovò dai fondamenti, ag- 
giungendovi, secondo l'antica strut- 
tura, le due navi laterali alla prin- 
cipale, levandovi la chiusura mar- 
morea di mezzo, perchè in una so- 
la occhiata tutta la chiesa si potes- 
se godere. Va qui perciò rammen- 
tato, che questa chiesa secondo gli 
antichi riti, prima aveva un presbi- 
terio chiuso da tavole di porfido 
con sedili intorno, ed un altare 
avanti con due pulpiti, o amboni 
di marmo decorati di porfido, e di 
altre pietre e figure, per cantarvi 
l'epistola, e il vangelo. Ma tutto 
ciò fu rimodernato sino dal ponti- 
ficato d' Innocenzo IV da un abba- 
te del monistero chiamato Ugone. 
Il medesimo Cardinale l'ornò di 
magnifico soffitto intarsiato, e lavo- 
rato con basso rilievi, di statue, diar- 



CHI 

mi, di cornid, firegi, edemblenù di va- 
ne forme. In mezzo di esso soffitto si 
vede la statua di 8. Pancrazio ve- 
stito secondo l'uso de' militari ro- 
mani di quel tempo, e nel - 1627 
fece collocare il corpo di s. Pan- 
crazio nel sotterraneo, o confisssione 
corrispondente al di sotto dell'al- 
tare maggiore, dove si discendeva 
per la parte davanti. In tal urna, o 
sepolcro il medesimo Cardinale pose 
pure il corpo di un altro 8. Pancra- 
zio vescovo e martire. E per esM- 
re morto tal titolare, il Cardinal Co* 
Simo Torres suo nipote ultimò, e 
perfezionò le beneficenze dello zia 
Altri titolali benefattori furono il 
Cardinal Girolamo Vidoni , che fece 
molti restauri, massime nella tribù* 
na, e il Cardinale Pallotta. 

Allorché Innocenzo X fece Car- 
dinale nel 1647 Francesco Msddal- 
chini, nipote di sua cognata d. O* 
limpia, gli diede questa chiesa per 
diaconia, donde poi passò a quella 
di s. Maria in Portico, Innocenzo 
X soppresse in seguito i religiosi di 
s. Ambrogio ad NemuSy e nel i654 
avendo fatta una promozione di Car- 
dinali, per essere tutte occupate le 
diaconie, eresse questa chiesa in dia- 
conia, afilne di conferìrla al Cardinale 
dell' ordine de' diaconi Carlo -Gual- 
tieri. Ed allorquando passò quel 
Cardinale al titolo di s. Eusebio , 
pel motivo che dicemmo parlando 
di quella chiesa, tornò questa ad es- 
sere titolo presbiterale. Simile mu- 
tazione seguì nella prima creazione 
de' Cardinali fatta da Clemente X, 
perocché egli la dichiarò diaconia 
pel Cardinal Gaspare Carpegna , e 
lo fu sino a che quel Cardinale pas- 
sò al titolo di s. Silvestro in Ca- 
pite. Finalmente nel 1681 Inno- 
cenzo XI aggregò al senato aposto- 
lico, con questo titolo, Antonio Pi- 



CHI 

gnatelli» il quale meritò nel i6gi il 
pontificato, nel quale assunse il nome 
di Innocenzo XII. Molte e gravi 
devastazioni sofirì questa rispettabi- 
le chiesa nelle invasioni sti^nìere 
del 17989 e nell'altra successiva^ 
disperse fìirono le reliquie sante , 
tolti i marmi preziosi , né rispar- 
miate furono nemmeno le sepoltu- 
re. A tutto ripararono i carmelita- 
ni scalzi, che, come diremo, qui furo- 
no posti sotto Alessandro VII, con in- 
defesso zelo, e con immense spese, seb- 
bene assai prima, e particolarmente 
nel 1673, vi avessero operato nota- 
bili restauri ed abbellimenti. Intor- 
no al venerabile corpo di s. Pan- 
crazio, che n'andò pur disperso, é 
a vedersi il Diario Romano^ ai 12 
maggio, il quale dice, che in s. Gio. 
in Laterano ne esiste il capo. 

Nel contiguo convento vi è il se- 
minario delle missioni orientali dei 
Carmelitani scalzi (F'edi)^ di cui par- 
lammo a quell'ai^ticolo, sotto la pre- 
sidenza di un religioso, e la dire- 
zione della congregazione Cardina- 
lizia di Propaganda. Qui però ag- 
giungeremo, che l'erezione di tal 
collegio incominciò nel convento del- 
lo stesso Ordine di s. Silvestro sui 
monti tusculani, e quindi fu trasfe- 
rito in Roma nel convento della 
Yittoiia alle Terme. Ma volendo i 
superiori trasferirlo altrove , trova- 
rono neiranimo del Cardinale Fran- 
cesco Maidalchini, che dopo il Car- 
dinal GuaHierì aveva ricevuta que- 
sta diaconia in commenda, la dis- 
posizione di cedere a' cai*melìtani 
scalzi tanto il convento che la chie- 
sa, perloché ai 7 gennaio 1662, si 
rogò formale istromento, che ven- 
ne confermato da Alessandro VII 
il ^^ primo marzo del medesimo 
anno, col breve Inscrutabili Divi" 
nae provtdentiae. Ed allora fu che 



i carmelitani scalzi istaurarono, ed 
abbellirono la chiesa, e dai fonda- 
menti aggiunsero un braccio nuovo 
al monistero o convento, concorren- 
dovi puranco pii benefattori, non 
che la duchessa di Parma, suor Te- 
resa Margherita dell' Annunziazione, 
monaca carmelitana scalza. La rìe- 
difìcazione, e i nobili e sontuosi mi- 
glioramenti fatti dopo la suaccenna- 
ta deturpazione, o manomessione 
del tempio, sì debbono allo zelo e 
attività indefessa del p. Eustachio 
Maria di s. Raffaello della nobile 
famiglia romana de' conti Sebastia- 
ni, carmelitano scalzo, e definitore 
generale, che quivi fii sepolto. 

Nel prospetto della chiesa evvi 
l'arma d'Innocenzo Vili, donde si 
congettura che da lui, o sotto il 
suo pontificato fu eretta. Avanti la 
piazza era vi una fontana poscia di- 
strutta. V interno va adorno di tre 
navi, con tre gi*andi porte all'orien- 
te. Su quella di mezzo si legge 
l'iscrizione : wdulgbnza plenaria quo- 
tidiana PERPETUA. É l'altare maggio- 
re, che monsignor Candido Maria 
Frattini, vicegerente di Roma, consa- 
grò nel 18 16, come quelli delle ba- 
siliche, in cui il sacerdote nel ce- 
lebrare volge la faccia al popola 
Nei pilastri sono murate le colon- 
ne scanalate, che prima facevano 
di loro bella mostra ; e il baldac- 
chino della tiibuna è sostenuto da 
quattro colonne dì porfido. Nel luo- 
go ov' era l'ambone si vede una bel- 
la colonna striata di un. marmo 
ametistino a macchie paonazze, con 
caratteri antichi, dai cui versi pare, 
che vi si ponesse sopra il cereo pa- 
squale. Da una delle navate mino- 
ri si scende nel cimìterio, sulle cui 
porte evvi questa iscrizione : cobme- 

TERIUM S. CAlEPOniI PRESBYTERI ET 

MARTYRis GERISTI. Al capo delle na* 



2op CHI 

Tate vi sono due aitati uno dedicato 
a s. Teresa, cioè a coma epistolae, 
l'altro a s. Gio. della Croce. Le ta- 
vole di questi due altari sono state 
dipìnte egregiamente, la prima dal 
cav. Tommaso Conca, e la seconda 
dal suo figlio cav. Giacomo. Oltre 
i suddetti, vi sono in questa chiesa 
tumulati il Cardinal Panciatici, e il 
Cai^dinal Cosimo Torres ambedue 
titolari. Nel pavimento antico di mu- 
saico eravi un ' epitaffio di uno Spa- 
tario di Belisario, e un altro cre- 
duto del famoso Crescenzio Numen- 
tano tii'anno di Roma, che per ave- 
re dominato il castel s. Angelo, quel 
castello ne portò un tempo il no- 
me. Yuobi che essendo egli stato 
ucciso in questi dintorni dai soldati 
di Ottone III, fosse qui seppellito. 
Più dettagliate notizie di questa 
chiesa, e monistero si hanno dalle 
Breifi e semplici notizie della basi' 
lica di s. Pancrazio^ fuori le mu' 
ra di Ronuty Roma i838. V, il p. 
Paulino a s. Barlholomaeo, De ha-- 
siUca s, Pancratii Mart, Disquisitio, 
Romae i8o3; e il p. Giambattista 
di s. Giuseppe, // cimiterio di Ca- 
lepodioy os^vew la chiesa di s. Pati'- 
crazio martire^ Perugia, 1816. 

S. Pantaleo y de" religiosi delle 
sckole Pie, detti gli Scolopj. Vedi, 

4?. Paolo alle tre fontane. V, Chie- 
sa DE* ss. Vincenzo ed Anastasio 
alle tre fontane. 

*S Paolo y basilica patriarcale j con 
parrocchia j in cura de' monaci 
cassinesiy nella via Ostiense, fuo' 
ri le mura di Roma y nel rione 
Ripa, 

Tfomi, pregiy qualifiche principali, e 
funzioni, che si celebrarono in que- 
sta basilica. 



CHI. 

La via moderna, che conduce ad 
Ostia, ha principio dov'è in og^ 
la porta di s. Paolo. Due miglia e 
un terzo circa distante da questa 
vi è la rÌ8oi*ta basilica, che essendo 
dedicata al dottore delle genti a. 
Paolo, ne presero nome e la porta 
e la basilica, dicendosi anco fuori 
delle mura di Roma, e al di là dd- 
la porla Trigemina, dove ia oggi è 
l'arco della Salara. Siccome questa 
porta era frequentata assai, perchè 
di là si andava al luogo ove sta»-* 
davano le navi, ed ove trattavans» 
gli affari di commercio; essa ebbe 
tre fornici, o volte, o archi, e così fu 
detta Trigemina, Dice il Piazza nel. 
suo Menologioj ed altrove, che la. 
porta la quale conduceva alla basilica- 
di s. Paolo, fu anticamente chiamata 
Trigemina, e dagli antichi cristiani, 
la basilica fu in sì grande yenera- 
zione, che pel concorso numeroso. 
che avea luogo, venne fatto un or- 
dine di portici, che dalla porta ar-' 
rivava alla chiesa, coperto di piom- 
bo, e sostenuto da colonne di mar- 
mo. Di detti portici fa menzione 
Procopio nelle guerre de' goti, ag- 
giungendo che que' barbari, sebbe- 
ne nemici delle grandezze di Roma 
e de' suoi pubblici edifici , lasciaro- 
no illesi quelli che eransi rifugiali 
nella basilica, e ne rispettarono per- 
sino le mura: ma dopo il secolo 
decimo di tali portici, che difende- 
vano dal sole, e dalla pioggia^ non 
se ne trova fatta piti menzione. Tra 
i rifugiati nella. detta epoca si no- 
vera la discepola di s. Girolamo, 
s. Marcella, la quale, abbandonato 
l'Aventino, quivi si rifugiò colla pro- 
prìa figlia Principia. 

Questa chiesa è una delle cinque 
basiliche patriarcali di Roma , una 
delle quattro, che si visitano nell'an- 
no santo dell'universale giubileo, ed 



CHI 

una delle sette chiese di Roma, nella 
cui visita evvi 1* indulgenza plena- 
ria. Appena nel 1 3oo Bonifacio Vili 
nstabilì, e fissò la celebrazione del- 
l'anno santo, prescrisse per lucrare 
il tesoro delle sante indulgenze, le 
visite delle basiliche di s. Pietro, e 
di s. Paolo trenta volte pei roma- 
ni, e quindici pei forestieri. Di poi 
da altri Pontefici vennero aggiunte 
le basiliche di s. Giovanni in Late- 
rano, e di s. Maria Maggiore; sur- 
rogando altn a questa basilica O- 
stiense, anco per la visita delle sette 
diiese, allorché il suo accesso era 
impedito o da inondazione del Te* 
vere, o da misure sanitarie per le 
pestilenze, ad tempus la basilica di 
s. Maria in Trastevere, come av- 
venne ne' pontificati .di Urbano Vili, 
Clemente XI , e Leone XII , cioè 
quando la basilica incominciavasi a 
rìcostruire, come dicesi a' rispettivi 
ai^ticoli degli Anni santi. Va però 
avvertito, che nei due primi anni 
santi ebbe luogo l'apertura, e chiu- 
sura della porta santa della basilica 
Ostiense. Siccome santa chiama vasi la 
porta per la quale i fedeli nell'an- 
no santo entravano nelle basiliche, 
Alessandro VI nel i5oo, Fu il primo 
che incominciò la solenne cerimo- 
nia dell'apertura e chiusura della 
porta santa vaticana, rito che tutto- 
ra si pratica. Quella di questa ba- 
siUca AlessandiX) VI la fece aprire 
da un arcivescovo suo prelato do- 
mestico, il quale pure la chiuse. 
Clemente VII nell'anno santo i5iS 
dichiarò legato a latere per ambe- 
due le funzioni, il Cardinal Anto- ' 
nio del Monte vescovo suburbicario 
di Porto, come protettore del con- 
tiguo monistero. Giulio III nel i55o 
vi deputò il Cardinal Giovanni Sal- 
viati, pur vescovo portuense, che 
era protettore della basilica , e del 



CHI 20I 

monistero. Gregorio XIII nel i5j% 
creò legato a Intere per l'apertura 
e chiusura della porta santa, il ce- 
lebre Cardinal Giovanni Moroni 
decano del sagro Collegio, il quale 
essendo stato poi dal Papa inviato 
legato apostolico a Genova, fu de- 
putato a chiuderla il Cardinal A- 
lessandro Farnese, vescovo suburbi- 
cario di Frascati. Clemente Vili nel 
1600 nominò legato a latere il 
Cardinal Alfonso Gesualdo, decano 
del sagro Collegio. Urbano Vili nel 
1625 incaricò dell'aprimento e chiu- 
sura della porta santa, il Cardinal 
Francesco Maria Bourbon del Mon- 
te s. Maria, decano del sagro Col- 
legio, vescovo di Ostia e Velletri. 
Innocenzo X nel i65o vi destinò 
Marcello Lante, altro Cardinal de- 
cano del sagro Collegio, e vescovo 
ostiense. Clemente X nei 1675 vi 
deputò il Cardinal Francesco Bar- 
berini, decano del sagro Collegio, ec. 
Innocenzo XII nel 1700 fece lega- 
to a latere Bandi no Pancia tici, co- 
me protettore de' monaci cassi nesì, 
chiudendola poi sotto Clemente XI. 
Il Pontefice Benedetto XIII fece le- 
gato a latere all'apertura di questa 
porta santa, il Cardinal Fabiizio 
Paolucd vescovo portuense. Bene* 
detto XIV nel 1750 fece aprirla 
dal Cardinal Tommaso Rutfb, deca- 
no del sagro Collegio, ma per la sua 
gi*ave età, nominò poi legato, per 
richiuderla il Cardinal Pier- Luigi Ca- 
raffa, vescovo di Albano. Nel 177^, 
Pio VI la fece aprire e chiudere 
dal Cardinal GianfrancesiK» Albani, 
decano del sagro Collegio. Ma a- 
vendo, come diremo, un incendio 
distrutta la basilica, Leone XII, nel 
modo che diciamo al voi. Vili, 
pag. 200 del Dizionario^ vi fece pub- 
blicare nella basilica ostiense giusta 
il soUto, la bolla di promulgazione 



ao2 CHI 

deiranno santo i8a5, e incaricò 
deirapertura e chiusura della surro- 
gata basilica di s. Maria in Traste- 
vere il Cardinal Baitolomeo Pacca 
vescovo Portuense, ora decano del 
sagro Collegio. Volle inoltre Leone 
XII, che la porta santa della basi- 
lica ostiense venisse, come negli an- 
ni 1625, e 1700, aperta, e chiusa, 
rinnovandone i materiali antichi, e 
sostituendone altri nuovi, che por- 
tassero la memoria di quell'anno 
santo. Per ordine pontificio, questa 
funzione venne eseguita in s. Paolo 
dal p. abbate di s. Paolo, suddele- 
gato dai Cardinal Pacca, con le de- 
bite cerimonie nel giorno 23 dicem- 
bre 1825. Il medesimo Cardinale 
con commendevole divisamento nel- 
le medaglie, che fece porre alle fon- 
damenta della porta santa ostiense, 
fece rappresentare dal cav. Giro- 
metti lo stato della basilica subito 
dopo il disastro, a memoria del dis- 
graziato avvenimento, che portò la 
conseguenza della surrogata chiesa. In 
quanto alla porta santa della basilica 
di s. Maina in Trastevere, fu chiusa 
dal Cardinale legato non col muro, 
locchè non si poteva, ma colla solita 
porta dì legno, sopra la quale si 
posero due croci di metallo dorato. 
Di più per decisione di Leone XII 
si conservò alla basilica di s. Paolo 
il diritto della penitenzieria da eser- 
citarsi nella stessa basìlica ostiense 
non solo, ma bensì in quella di s. 
Mana in Trastevere, ed anche nel- 
la vicina chiesa di s. Calisto, esclu- 
dendo da questo ministero il capi- 
tolo di s. Maria, ad eccezione del 
solo curato, il quale però doveva in 
parte separata dai penitenzieri, e 
senza la bacchetta udire la confes- 
sione. La descrìzione delle suddette 
medaglie si può leggere all'articolo 
Chiesa di s. Maru in Trastevere. 



CHI 

Né si deve tacere, die nell*ando 
VII del regnante Gregorio XVI per 
la prima volta ne fiirono coniate 
anche alcune, aventi da una pa^ 
te la basilica incendiata, e dal- 
l'altra, invece dell'iscrizione, TeflS- 
gie del medesimo Papa, perchè la 
commissione deputata alla riedifica- 
zione della basilica ostiense potesse 
fame un presente a' pei^sonaggì di 
eccelsa dignità che visitano la ba- 
sihca, e ad alcuni benemeriti della 
nuova febbrica. 

Questa chiesa patriarcale, in oc- 
casione che per qualche sinodo si 
fosse recato in Roma il patriarca 
di Alessandria, veniva anticamente 
considerata come di sua residenza ; 
ed al suo altare papale doveva 
ogni giorno cantare messa un Car- 
dinale, e fervi l'ebdomadaria uf- 
fizìatura sette Cardinali dell' ordi- 
ne dei preti , e de' seguenti titoli. 
Il Cardinal prete di s. Sabina nella 
domenica, quello di s. Prisca nel 
lunedì, quello di s. Balbina nel 
martedì, quello de' ss. Nereo ed 
Achilleo nel mercordì, quello di s. 
Sisto nel giovedì, quello di s. Mar- 
cello nel venerdì, e quello di s. Su- 
sanna nel sabbato, il primo de'qua- 
li, secondo il Piazza, Gerarchia Car- 
dinalizia pag. 357, veniva chiama- 
to arciprete della basilica di s. Pao- 
lo. Sebbene nell'altare papale non 
celebrassero che il Sommo Pontefi- 
ce, e i Cardinali ebdomadari, Bo- 
nifacio Vili permise che vi cele- 
brasse pure il p. abbate del conti- 
guo monistero ; Benedetto XIV, 
che nel dì della Commemorazione 
di s. Paolo facesse altrettanto un 
vescovo assistente al soglio, coli' in- 
tervento del Collegio de' medesimi 
vescovi assistenti al soglio, nella cap- 
pella prelatizia da lui istituita in 
tal giorno ; e il Papa regnante ac- 



CHI 

cordò eguale indulto per la festa 
della Conversione di s. Paolo nel 
1 84o al p. abbate attuale di s. Pao- 
lo cassinese, lo che si può meglio 
Tedere nel voi. IX, pag. i5o, ove 
si tratta della cappella che si cele- 
bra nella basilica ai 3o giugno per 
la festa della Commemorazione di 
s. Paolo. Della funzione poi, che il 
Papa faceva qui ne' primi vesperi 
di tal festività, del fermarsi ch'egli 
diceva pel mattutino della notte, e 
delta messa che cantava nel seguen- 
te giorno, lo si dice al citato volu- 
me del Dizionario a pag. 78. 01- 
treacciò, prima si celebrava cappel- 
la Papale nella basilica ostiense col- 
r intervento del Sommo Pontefice, 
de' Cardinali ec, anche per la Con- 
versione di s. Paolo, nella seconda 
domenica di quaresima, e nella quar- 
ta domenica dell'avvento, come si 
legge nella bolla Egregia^ pubblica- 
ta da Sisto y, nel i586. 

Quattro sono le stazioni poste 
dai Pontefici in questa basilica : la 
prima nella domenica di sessagesi- 
ma, la seconda nel mercoledì dopo 
la quarta domenica di quaresima, 
la terza nel martedì dopo Pasqua, 
e la quarta ai 38 dicembre, festa 
de' ss. Innocenti. Nella seconda sta- 
zione, i monaci del monistero di s. 
Anastasio, e s. Zenone alle acque 
Salvie, passavano in processione dal 
loro celebre cimiterio per una via 
sotterranea, e per diversi cimiteri 
si recavano alla basilica dì s. Pao- 
lo, ed uscivano per l' oratorio, ov- 
veix) cimiterio di s. Lucina, il cui 
ingresso poi fu chiuso. Anco il cle- 
ro lateranense portavasi pracessio- 
nalmente colla sua croce stazionale 
a questo cimiterio, e gli si davano 
tutte le offeite fatte a s. Paolo. 

Questa basilica, come pati*iarcale, 
fu considerata qual altra cattedi'alu 



CHI 203» 

del Romano Pontefice, per le fun- 
zioni che vi si celebravano, e per la 
piena giurisdizione da lui esercita- 
ta. Fu pure chiamata la basilica 
abbaziale Cardinalizia, come la pa- 
trìarcale di s. Lorenzo fuori le mu- 
ra, non perchè gli abbati de' due 
monisteii fossero per privilegio Car- 
dinali nati, ma perchè prendevano 
tal titolo dallo stretto senso del vo- 
cabolo Cardinale, cioè di primari, o 
principali, vale a dire, come dice il 
della Noce, abbati principali tra gli 
altri di Roma, ciò loro convenendo 
per la cospicuità delle loro basili- 
iche, per la sontuosità degli annessi 
monisterì, per la disciplina esem- 
plare in essi osservata dai monaci, 
per le insigni prerogative, e per le 
pingui rendite che godevano. Fu- 
rono chiamati abbati Cardinali, dap« 
poiché per lo più venivano creali 
Cardinali, ovvero perchè tali abba- 
zie sì conferìvano in commenda e 
cura dei Cardinali. Nella vita di 
Gelasio II del 11 18 si legge: Ab- 
has s, Laurentii et Ahhas s, Pau^ 
li dicebantur abbates Cardinales , 
qiiod cum abbatis dignitate Cardi- 
nalatum assequebantur. Nella sede 
vacante del i5i3, per morte di 
Giulio IT, la nobiltà romana, e ì 
conservatori di Roma, presentarono 
istanza al sagro Collegio de' Cardi- 
nali, perchè si riducesse a collegia- 
ta di canonici romani, con yn Car- 
dinale per arciprete, la basilica di 
s. Paolo, che in quei giorni era 
stata saccheggiata , a somiglianza 
delle altre tre patinarcali, lateranen* 
se, vaticana e liberiana, come si 
legge nel Diario di Paride de Gras- 
sis, e presso monsignor Marini, Ruo- 
lo de* professori dell' archiginnasio 
Romano per V anno 1 5 1 4? pag- 1 4> 
e 32. Quest' ultimo aggiunge, che i 
monaci benedettini nel luglio del 



2o4 CHI 

i5i3, rappresentarono a Leone X, 
essersi perduto nella sede vacante 
di Giulio IT, un indulto pontificio, 
cum multìs aìiis scrìpturis^ et pri-' 
sfilegiis, ac jurìhus monasteriiy prO' 
pfer prcsdatìonem et spoliationem mo' 
nasterii etc. 

In questa sagmsanta basilica, fra 
le cose che sono in gran venera- 
zione, vi è il celebre Crocefisso, di 
cui vi ha costante tradizione, che 
mentre s. Brigida vi &ceva preghie- 
re, rivolgesse a lei il capo, e le 
parlasse. Per tale motivo solo in al- 
cuni tempi dell'anno si discopre al- 
la pubblica venerazione. Né sola- 
mente in questa basilica vi sono la 
metà dei corpi de' principi degli 
apostoli, ivi collocati dal Pontefice 
s. Silvestro I, ovvero il solo corpo 
di s. Paolo, salvato miracolosamenr 
te nel furioso incendio del 1823, 
in uno ad un gran numero di al- 
tre reliquie, come sono un braccio, 
e dito di s. Anna madre della b.' 
Vergine, una parte della testa di 
s. Anania, da cui s. Paolo fu bat- 
tezzato, una porzione del bastone, 
che portava lo stesso santo aposto- 
lo ne' suoi viaggi, cinque corpi dei 
ss. Innocenti martiri, gran parte dei 
capo di s. Marco Papa, e tante altre, 
insieme ai corpi de' ss. Celso, Giu- 
liano, Basilissa, Martinella> e Timo- 
teo di Antiochia, vescovo di Efeso 
e martire. Altre reliquie insigni che 
pure quivi custodisconsi sono: un non 
piccolo pezzo dei legno della ss. Cro- 
ce, le catene di s. Paolo, la testa di s. 
Stefano, i corpi di s. Giusto, di s. Aga- 
tone, di s. Gordiano, di s. Valerio mar- 
tire, di s. Severo, e di s. Flavia, oltre 
ad un. braccio di s. Bartolomeo. In 
questa patriarcale ogni anno, ai 25 
gennaio, il magistrato romano ùl 
l'oblazione di un calice di argen- 
to, e delie torce di cera, maggiori 



CHI 

delle altre comuni; e tutti qnelK 
che sono obbligati alla visita de' sa- 
gri Li mini, oltre il sepolcro del prìn- 
cipe degli apostoli, debbono eaan*' 
dio visitare questo di s. Paolo suo 
collega. 

Di questa basilica furono som- 
mamente divoti, 8. Girolamo, a. Bri» 
gida, s. Fmncesca Romana, 8. Igna- 
zio Lojola, s. Carlo Borromeo, per 
non mentovare altri santi. Ann i. 
Ignazio Scendo la visita delle sette 
chiese co' suoi compagni, in questa 
volle fare la solenne professione dd- 
la sua i*egola e del benemeiìto isti- 
tuto deUa compagnia di Gesti da 
lui fondato ai 22 aprile i54i. Ciò 
fece egli avanti V immagine . ddla 
Madonna, ch'era nel pilastro presso' 
l'altare d^li apostoli, ove allora oon- 
servavasi il ss. Sagramento. Si con- 
fessò a tal fine, e celebrando k 
messa al detto altare degli apostoB, 
nel tempo della comunione, prese 
r ostia sagrosanta con una DMino, e 
coir altra la sua professione acntta 
da lui, si volse a' suoi, e ad alta vo- 
ce la pronunciò, prendendo dipoi in 
un a' compagni la ss. comunione. 
Fecero essi egual professione al co- 
spetto del Signore, e della b. Ver- 
gine. 

Notizie sull'erezione, restauri^ ed ab» 
bellimenti dell'antica basilica. 

È degna di riportarsi primieni- 
mente la cagione, allegata da mólti 
scrittori, perchè lessendo stati i due 
ss. apostoli Pietrb e Paolo posti in 
una medesima prigione condannati 
per una stessa causa , e da un me- 
desimo giudice, e fatti in egual gior- 
no morire (sebbene altri non con- 
vengano in questo ultimo punto), 
il piimo fosse martirizzato nel Va- 
ticano, o, come altri dicono, sul mon- 



CHI 

te Gìanìcolo , il secondo nella vìa 
Ostiense, luoghi fra loro cosi distanti 
e lontani. La ragione adunque si 
fu, che essendo s. Pietro giudeo di 
Galilea, e perciò dai romani stima- 
to di Til nazione, il condannarono 
a morire nel Vaticano ove celehra- 
Tansi i giuochi e gli spettacoli puh- 
blici per esporlo alla derisione del 
popolo, e col supplizio della croce, 
riputata morte ignominiosa. S. Pao- 
lo all'incontro, siccome cittadino 
romano, erasi appellato a Cesare; 
il peluche si volle trattare con ri- 
guardo, e fli Bàtto morire nella par- 
te più rimota della città, nella via 
dì Ostia,' colla decapitazione. Cosi i 
santi apostoli col loro sangue santi- 
ficarono Roma in due opposte parti, 
consagrando l'una e Faltra riva del 
fiume Tevere, la destra col glorio- 
so martirio di s. Pietro, la sinisti^ 
con quello di s. Paolo. 

Decapitato per ordine dell'empio 
ìmperatoi*e Nerone il grande apo- 
stolo, e dottore delle genti s. Pao- 
lo, fu sepolto il sagro di lui corpo 
da s. Timoteo suo discepolo e da 
Lucina, matrona romana e discepo- 
la del medesimo, nel luogo ov'é 
ora la confessione di questa patriar- 
cale, cioè ove Lucina tumulava le 
spoglie de' ss. martiri, e che alcuni 
dicono essere stato suo predio. Egli 
però soffiì il martirio due miglia 
circa in là, nel luogo detto antica- 
mente Ad aquas Salvias, o ancora 
Ad guttam jugiter manantem, dove 
sono tre chiese fra di loi*o vicinis- 
sime, ed erette in memoria della 
testa del decapitato apostolo che fe- 
ce tre salti, e delle allora scaturìte 
tre fonti diverse, cioè precisamente 
dove è tuttora la chiesa ad aquas 
Salviasy e come meglio si dirà al- 
l'articolo Chiesa db' ss. Vincenzo ed 
Anastasio alle tre fontane. S. Ana* 



CHI 2o5 

cleto prete, poi Papa nell'anno io 3, 
eresse una cappella, sopra il sepol- 
cro di s. Paolo, la quale veniva con- 
tìnuamente visitata con gran divo- 
zione dai cristiani , tanto romani , 
quanto stranieri, che espressamente 
vi si portavano, inti*aprendendo lun- 
ghi e disastrosi viaggi, non meno 
all'oratorio che lo stesso s. Ana- 
cleto avea edificato sul sepolcro di 
s. Pietro. Vennero quindi chiamati 
i due sepolcri i Trofei degli apO' 
stoli 9 le Confessioni degli apo- 
sloliy e piii comunemente i Limini 
degli apostoli i Limina Apostolorum, 
Fedi. 

Restituita poi la pace alla Chie- 
sa, Costantino imperatore, dopo aver 
fabbricato con sontuosa magnificen- 
za r arcibasilica del ss. Salvatore 
nel Laterano, e la basilica di s. 
Pietro nel Vaticano, edificò pure, 
con non minor grandiosità, quella 
di s. Paolo, verso Tanno 324> la quale 
fu, siccome le altre due, come si ha 
pure dal Breviario Romano, con 
rito solenne consagrata ai i8 no- 
vembre, alcuni dicono nel medesi- 
mo dì che lo fu quella Vaticana, 
dal Pontefice s. Silvestro I. Fra le 
testimonianze, le quali fanno dubita- 
re della tradizione che s. Sìlvestra I 
consegrasse la baàlica, e pel riflesso 
che a cagione della lontananza sem- 
bra difficile che la consagrazione 
delle due basìliche avesse luogo in 
un medesimo giorno, ripoi*teremo 
qui quanto si legge nel SuppU^ 
mento al numero 60 del Diario di 
Roma^ de 28 luglio i838, il quale 
nel riportare la descrizione delle 
cose vedute dal Papa regnante nel- 
la visita da lui fatta alla basilica 
ai 22 dello stesso mese, dice : » Ap- 
M pagava poi il santo Padre la sua 
» dotta curiosità, leggendo sopra 
n uno degli antichi fusti di colon- 



2o6 CHI CHI 

» ne, stato ora posto in terra nei- n chitetti , la ismzione antica jsof^ 
» la sua integrità a cura degli ar- m pita sotto al guscio del coUarmo: 



SIRICIUS EPISCOPUS 



v^ll^ 



TOTA MEITTE DEYOTUS: 



M iscrizione ripetuta al terzo del 
M fusto colie sole parole: episco- 
M PUS DEYOTUS. Siccome poi, secondo 
n il piti comune parere de'biografi 
M dei sommi Pontefici, Siricio resse 
M la santa romana Chiesa oltre a 
9» quindici anni, essendo mancato 
M a' vivi il dì 12 febbraio dellan- 
» no 398 ; e siccome nella base di 
M esso fusto vedesi scolpita una iscri- 
99 zione mancante di moltissime let- 
9» tei^e, in cui però ieggesi: valen- 

99 TIN .... NI . AVO . un . ET . NE 

M oTERi . V . e ( consolato che cor- 
M risponde all'anno 3^0 dell'era 
99 volgare, seguendo i pili accredi- 
99 tati scrittori de' fasti di Roma), 
99 così si ripeteva la opinione de- 
99 gli storìci, che essendo stata con- 
99 dotta a buon fine la fabbrica del- 
M la basilica ostiense da Teodosio 
M imperatore , e dal suo figlio Ono- 
M rìo, i quali nell'anno 389 entra- 
M rono in Roma, e vi dettero il 
99 congiario, il sommo Pontefice Si- 
99 ricio, abbia, colla divozione di 
H tutto il suo aniuio , benedetta e 
99 consagi'ata la basilica stessa nel 
99 prefato anno 390, sotto il con- 
99 solato di Valentiniano , console 
M per la quarta volta, e di Neotero, 
M lasciandone ai posteri il ricordo 
99 per la scoltura 4i quella isci*izio- 
M ne. Ordinò quindi Nosti*o Signo- 
99 re, uniformandosi al parere della 
M commissione, che quel fusto e 
99 quella base si conservino nella 
M nuova &bbrica per la storia del 
99 tempio, e per l'ei^udizione eccle- 
99 siastica". Ed ora è stata innal- 
zata tra le colonne del portico della 
^lave traversa dal lato verso la cit- 



tà. La basilica fu quindi dal ma- ' 
gnanimo imperatore dotata di co- 
piose rendite, e arricchita di pre- 
ziosi donativi di suppellettili sagre, 
e di una cassa di argento con una 
croce d'oro sopra del peso di cento 
cinquanta libbre (sebbene altri di- 
cano die ricuoprisse il sepola*o con 
un pesante coperchio di metallo, 
con detta superior croce), nella 
quale 5. Silvestro I collocò un nu- 
mero grande di relìquie. Ch'egli 
vi ripose la metà dei corpi dei prin- 
cipi degli apostoli à rileva duara- 
mente anco da una epistola di s. 
Gregorio I, lib. III, epist. So*. 

Alcuni però ritengono, che in 
questa basilica si veneri il solo cor- 
po di s. Paolo, e nella Vaticana 
quello soltanto di s. Pietro. 

Non si deve poi tacere, che il 
luogo, ove fu riposto il corpo di s. 
Paolo, si chiamò anche cimiterio 
di s. Timoteo, perchè ricevette se- 
poltura presso di lui, cioè da Sisto 
V nel 1.587. Risogna avvertire che 
il s. Timoteo sepolto presso il cor- 
po di s. Paolo non è già il disce- 
polo dell'apostolo, ma s. Timoteo 
di Antiochia, che ^i portò in Roma 
nel pontificato di 8, Melchiade, e fìi 
mai'tirizzato per ordiine di Tarqui- 
nio prefetto della citta. Questo san- 
to, per la particolare dixozìone che 
nutriva verso s. Paolo, ro\\e essere 
ivi sepolto ; il perchè Sisto V, dopo 
i cambiamenti fatti nella basilica , 

10 fece riporre nello stesso luogo. 

11 Panciroli però e Pietro di Na- 
tale dicono, che il predio ove fu 
eretto il cimiterio, fu d'una pia 
donna chiamata Teona, e che il 



CHI 

dividere i corpi de' beati apostoli 
.'ttlèUe basiliche vaticana ed ostiense, 
' collocandosi le loro s^gre teste in 
quella lateranense, fu pixidente cau- 
tela de' sommi Pontefici, perchè se 
V mai disgraziatamente si fosse deru- 
i bata una parte, ad onta che Ko- 
ma fòsse sempre gelosa della loro in- 
tegrale conservazione, ne restassero 
delle altre. Questo cimiterio fu di 
fi*equente visitato da s. Girolamo 
ogni domenica e in tutte le feste, 
co' suoi discepoli. Gran divozione 
pel sepolcro di s. Paolo ebbe pur 
sempre s. Gio.'Grisostomo, e fra le 
sue lodi esclamò: » Mostrami il se- 
M polcix) di Alessandix)! Dimmi il 
>9 giorno nel quale è morto 1 Non 
9» potrai. Ma il sacro coi^o di s. 
*9 Paolo vedm chiunque verrà alla 
>i città reale, e 1* illustre giorno del- 
» la sua morte è celebrato da tutto 
M il mondo: le geste di quello i 
» suoi proprii noi sanno, V opere 
M dì questo sono conosciute sino 
»> dai barbari, e il sepolcro del 
» servo di Cristo è piti illustre che 
» i palagi dei re ". Ed altrove : Chi 
M mi concederà, ch'io possa ab- 
» bracciare il corpo di Paolo? Che 
•* io possa attaccarmi alla sua se- 
« poi tura, veder la polve del cor- 
» pò di colui, che le stimmate di 
*» Cristo portava, che per tutto la 
»> predicazion del vangelo semina- 
« va''? 

In progresso di tempo, crescen- 
do il numeroso concorso de' fedeli 
a questa chiesa, a seconda del pro- 
gressivo aumento della cristianità, 
e della divozione pel santo aposto- 
lo, sembrò la basilica piccola, e non 
bastantemente comoda a ricevere la 
moltitudine de'suoi veneratori; quin- 
di lasciando in tutto la forma, che 
le aveva data il gran Costantino, 
gi'imperatorì Yalentiniano II, Teo- 



CHI 207 

dosio I, il Grande y ed Arcadio suo 
figlio nell'anno 386 scrissero una 
lettera a Sallustio prefetto di Roma, 
che si legge nel Piazza, Gerarchia 
pag. 34?) imponendogli a tal effet- 
to che fòcesse un disegno più am- 
pio, racchiudendovi 1* antica. Laon- 
de neiranno 388 il prefetto pose 
mano alla riedificazione del tempio, 
che poscia venne condotto a fine 
da Onorio, altro figlio di Teodo- 
sio I, verso l'anno 3g5, come ne fa- 
cevano fède que' versi che si leg- 
gevano neir arco grande, il qua- 
le metteva nella nave traversa, e 
sono: 

Thcodosius coepity perfecit Honorius 

aulam 
Docioris mundi sacratam corpore 

Pauli, 

Yalentiniano UT, che divenne im- 
peratore nell'anno 4^ ^9 ^ i^ V^^' 
mo, che si abbia memorìa, a de- 
corare e nobilitare la confessione 
propriamente detta, sopra il sepol- 
cro di s. Paolo, e la adornò con 
duecento libbre d'oro. Forse questa 
confessione allora fu pure decorata 
con belle colonne di porfido. Eudo- 
sia, figlia di Teodosio II, e moglie di 
Yalentiniano III, la fece riparare nel- 
l'anno 44^^ ì"^^ ^^^^^ splendide be- 
neficenze vi operò Galla Placidia, 
sorella di Arcadio ed Onorio, nel 
compiei'ne V edifizio. Nel medesimo 
tempo s. Leone I fece erigere il 
grand' arco, sorretto da due smisu- 
rale colonne di marmo greco, sotto 
cui si saliva alla crocerà. Fu ab- 
bellito da lui l'arco con pitture di 
musaico, rappresentanti il Salvatore 
circondato da ventiquattro seniori, 
di cui si parla nell'Apocalisse, e per 
testimonianza vi furono posti i se- 
guenti versi : 



ao8 CHI 

Placidiae pia mens opcris dècus 

orane patemi 
Gaiidet Pontificia studio splendere 

Leonis, 

Non si deve occultai'e, che l'ab- 
bate Uggeri ha provato dottamente 
che l'arco maggiore non deve as- 
solutamente dirsi di Placidia, come 
si ci^de da alcuni, ma sì bene di 
s. Leone I, dicendosi di lui : Arcum 
ibidem maforen faciens, e l'iscrizio- 
ne in fatti dice che la pia mente di 
Placidia, figlia dell' imperatore Teo- 
dosio I, e sorella di Arcadio ed 
Onorio, gode di vedere risplendere 
per cura del Pontefice Leone tutta 
la dignità dell'opera patei*na. E 
quindi, incominciando da s. Leone 
f, che in quell'anno fu assunto alla 
cattedra apostolica, diversi Sommi 
Pontefici ristorarono, e in più mo- 
di abbellirono la basilica, mante- 
nendo essi però sempre le forme 
della chiesa, come si trovava dopo 
r edificazione di Teodosio ed Ono- 
rio. 

Non solo s. Leone I fu bene- 
merito dell'edifizio, e dello stesso 
arco eretto da Placidia ; ma nel 
saccheggio, che diede a Roma nel 
455 Genserico re de' Vandali, ot- 
tenne che fosse risparmiata la ba- 
silica. Pure un improvviso incendio 
recò ai materiali molti danni. Pa- 
pa s. Felice II, detto III, morì ai 
26 febbraio ^gi, e fu sepolto nel- 
la basilica. Poco dopo, venendo as- 
sunto nel 498 al pontificato s. Sim- 
maco, rinnovò con pitture la tri- 
buna, fece proseguire nelle pareti 
della gi'an nave le pitture rappre- 
sentanti storie bibliche dell'antico e 
nuovo testamento, che avea già in- 
cominciate il predecessore Leone I, 
e continuare quelle dei riti^atti dei 
Papi sino a lui, cotanto utili alla 



CHI 

pontificia a^onologia; giacché il mò 
desimo s. Leone I vi avea fatto dèli» 
neare quello di s. Pietro, e de' succes- 
sori Pontefici sino ad esso inclusive. È 
da notarsi, che nella sommità dei detti 
muri, sostenuti dalle quaranta colon- 
ne della nave di mezzo, stavano altret- - 
tante fenestre arcuate quanti erano 
gl'intercolunnii; ma quattro sole per 
parte, in progresso, rimasero aperte. 
Oltre a ciò s. Simmaco eresse un 
bel fonte nell'atrio avanti la chiesa^ 
e donò una statua del Salvatore^ 
e quelle de' dodici apostoli d'argen- 
to, in tutte del peso di cento venti 
libbre : eresse un ospedale pei pove- 
ri pellegrini vicino alla basilica, co- 
me avea pur fatto presso quelle di 
s. Pietro e di s. Lorenzo. S. Ormis- 
da, che gli successe nel 5i4, donò 
alcuni vasi, ed ornamenti diargen- 
to del peso di duecento sessanta- 
cìnque libbre. S. Giovanni I, nel- 
l'anno 5^5, diede a questa basilica 
ostiense, porzione de' ricchi donativi, 
che avea ricevuti dall' impei^tore 
Giustino. Pel mantenimento de' lu- 
mi, che s. Gregorio I voleva di con- 
tinuo ardenti intorno al corpo di 
s. Paolo, neir anno 6o4) donò la 
possessione delle acque Salvie. La 
massa delle acque Salvie costitui- 
va l'aggregazione di dieci fondi pres- 
so il luogo chiamato Aquae Sai- 
viacy cioè: Cella P^inaria, Anto- 
rdanOy Villa Pertusa^ BifurcOy Pri- 
miniano, Cassiano ^ Sì Ione, CornC' 
Ho, Tersellata, e Corneliano; senza 
enumerare altri fondi, riportati nel- 
la bolla di s. Gregorio I. Il motivo 
principale, clie nella bolla si addu- 
ce, perchè questa massa, a prefe- 
renza di altre , che possedeva la 
Chiesa Romana, venisse pi^escelta a 
tale uso, si fu la ti^adizione costan- 
te, che in essa il santo apostolo avea 
ricevuta la palma del suo glorioso 



CHI 

tpartìrio coir essere decollato: Et 
vaide incongruum oc esse durissU 
mum ìdderetur, ut illa ei speciaUter 
possessio non servirei, in qua pai- 
mam sumens martyrii capite est trun- 
catusi'ut viverety etc 
.^ Papa Teodoro I, eletto nel 642, 
ndle vicinanze della basilica fabbricò 
un oratorio, dedicandolo a s. Euplo 
diacono e martire, di cui erano as- 
sai di voti i romani : oratorìo che fu 
ristorato da Adriano I, e di cui 
tratta il Piazza, Emerologio di Ro* 
ma, tomo II, pag. 524* Poi fu de» 
dicato queir oratorìo al ss. Salvato* 
i*e, e vuobi che sia il luogo ove s. 
Paolo, nell'andare al martirio, in- 
contrasse la pia matrona romana 
Plautina. 

Dono I, creato Pontefice Tanno 
676, secondo che dice il Novaes 
nella sua vita, restaurò e dedicò la 
basilica, di cui fu pur benemerito 
s. Sergio I del 687 ; e Giovanni 
YI , che gli successe, egualmente ne 
fu benefattore. Il primo sostituì alle 
vecchie le nuove travi fatte venire 
dalla Calabria, e il secondo pose 
fra le colonne dell'altare della con- 
fessione laveaque vela alba. S. Gre- 
gorio II del 71 5, coprì la massima 
parte del caduto tetto colle dette 
travi, restaurò il monistero, sistemò 
ì regolamenti de' monaci , e rifece 
il ciborio di argento all'altare della 
confessione. S. Gregorio III, succes- 
sore del precedente nel 78 1 , e ». 
Zaccaria del 742, ne furono egual- 
mente benefattori. Ma Stefano II, 
detto III, creato nel 752 , donò a 
questa basilica una croce di metal- 
lo, che da un lato aveva queste 
memorabili parole: CKa% romano- 
rum VICARIA, ROMANORITM ARMA, RO- 

MANORUM FORTiTUDo; 6 dall'altro: 

IMPERAT Iir SiBCULA, REGNAT IV ATER- 
;rUM CBRISTUS DEI FILIUS, VICIT JURAR 
VOL. XII. 



CHI 109 

RBGifft ROMANORtTM. Il- SUO immediato 
successore s. Paolo I, per isfuggtre 
i calori della città, passò dalla sua 
casa presso la chiesa da lui edifi- 
cata di s. Silvestro in capite ^ ad 
abitare nel palazzo annesso alia basì- 
lica di s. Paolo, il cui sito presente- 
mente é inabitabile nell'estate. Allora 
questo sceglievasi per luogo di refirige- 
rio , ma per una infermità soprag- 
giuntagli, ivi cessò quel Pontefice di 
vivere ai 28 di giugno del 767, e 
vi restò sepolto, finché fìi poi tras- 
portato dal clero , e dai cittadini 
in una navicella pel Tevere alla ba- 
silica vaticana, dove fu onorevol- 
mente tumulato nella cappella da 
lui eretta alla b. Vergine, in un 
monumento, ch'egli stesso si era 
preparato, y. il Galletti Del Pri- 
micerio , a pag. i56, e seg. 

Adriano I, divotissimo di que- 
sta chiesa, coprì con lamine di ar- 
gento la confessione, e le porte di 
essa con sagre storie, e vi pose 
un'immagine di dieci libbre di ar- 
gento : ornò T altare d' argento , e 
d'oro coir immagine dipinta del 
Salvatore, e di due angeli* di ai> 
gento, con molte lampade di egual 
metallo, del peso di duecento libbre 
di argento 9 oltre i preziosi para- 
menti sagri che pure gli donò in 
suo servigio. Quando Desiderio i*e 
de' longobardi diede il guasto ai 
dintorni di Roma, rovinò ancora 
la basilica di s. Paolo; ma Adria- 
no I, oltre l'averne salvato gli og- 
getti preziosi, ne restaurò il tetto, 
e le mw*a dell'edificio, ed il sum- 
mentovato portico che dalla porta 
della città in retta linea vi dava co- 
modo e sicuro ingresso. Ma soprat- 
tutti i mentovati , Papa s. Leone 
III ne fu grandemente benemerito, 
jgiacchè nello spaventevole terremo- 
to che neir 80 1 atterrò varie città 

«4 



aio CHI 

.d' Italia, e pel quale propagò e sta- 
bili le litanie delle rogazioni minori, 
la basilica fu in gran parte distrut- 
ta; il 3o aprile cadde il suo tetto, 
€ l'altare della confessione ed i suoi 
ornamenti Tennero perciò l'ovinatì. 
•S. Leone JII la riedificò con ispese 
immense, aiutato da Carlo Magno, 
che impiegò a tal uopo le prede 
fatte sugli unni. Adoimò allora la 
confessione con gioie, e con altri 
ornamenti d'oro del peso di libbre 
duecento trenta, e di argento del peso 
di libbre duecento venti : sopra l'alta- 
re fece un ciborio di argento con cin- 
qu^ntacinque colonne di libbre due 
mila e quindici, con tre immagini rap- 
presentanti il Salvatore, e i santi 
Pietro e Paolo di oro del peso di 
sessanta libbre. Restaurò ì' anti- 
co oratorio sotto l'altare della Con- 
fessione, e l'altare di essa, per cui 
quell'oratorio fu chiamato di s. Leo- 
ne III, come si conosce dall' iscri- 
cìoné che riportiamo qui appresso. 
Nel mezzo del coro póse una sedia 
pontificale di marmo, sulla qua! 
sedia scrisse il lodato Luigi More- 
schi, per confutare la opinione di 
coloro che sostenevano essere sem- 
pre stato nel centro dell* abside un 
altare , V eruditissime Osservazioni 
sulla sedia pontificale eh* era nel' 
f abside della basilica di s. Paolo 
nella via ostiense^ Roma i838. Do- 
nò altresì alcuni vasi d'argento, 
come calici, lampade, croci, e sta- 
tuette; copri il trave dell'altare 
maggiore, ch'era sotto 1* arco prin- 
cipale con mille trecento cinquan- 
tadue libbre di argento, ed abbellì 
l'altare medesimo con turiboli , e 
Ci*ocefisso di oro di libbre centocin- 
quantadue,e di lampade, senza men- 
tovare altri ornati di argento di lib- 
bre trecentosessantotto. Nell'ingres- 
so della confessione, s. Leone HI 



CHI 

pose uno scudo di argento, nel 
quale avea fatto incidere il simbolo 
della fede, che dai fedeli costuma- 
vasi professare in questa basilica, e 
nel modo che praticavasi nella Vatica- 
na , e donò altresì molti sagri para- 
menti ricchi di perle e di gemme. 
A cagione di averla resa cosi son- 
tuosa e pregevole, il Papa minac- 
ciò le censure ecclesiastiche, e gravi 
pene contro i rapitori di questa ba- 
silica, facendole incidere nella co- 
lonna grande che sosteneva 1* arco 
principale, dal lato del crocefisso, 
il cui tenore si legge a pag. 6 del- 
la erudita Descrizione del Taber- 
nacolOy che orna la confessione, della 
basilica di s. Paolo, dei eh. Luigi 
Moreschi, Roma i84o. Racconta 
poi il dotto Severano, Delle sette 
chiese, p. 894, che di tutto Leone 
III pose memoria nel portico da 
esso pure rifatto, con sedici versi, due 
dei quali sono i seguenti: 

Dum ChrisU Anlistes cunctis Leo 

pordbus Aedes 
ConsuliCj et ceteris tecta reformat 

ope. 

Sopra la scala poi della confes- 
sione, venne posta la seguente isa*i- 
zione: 

Leo Grada Dei tertius Epitcopus 

hunc ingressum 
Plebi Dei miro decore omavit. 

Verso il medesimo tempo il pio 
Carlo Maglio re di Francia, dal detto 
Leone III coronato imperatore ro- 
mano, fu talmente di voto di questa 
patriarcale, che oltre ciò che per 
essa diede al detto Papa, le donò 
una mensa o altare di argento coi 
piedi, ed alcuni vasi di simile me- 
tallo d* una mara!vigliosa grandezza ; 



CHI 

e le donò ancora un' antichissima 
Bibbia, smtta con bellissimi cai*atte« 
ri, con vaghe e stupende miniatu- 
re. Quindi ordinò molti restaurì, ed 
abbellimenti in vantaggio della ba- 
silica. 

S. Gregorio IV, eletto neir827, 
o£Eri alla basilica una veste sagra, 
degli ornamenti preziosi, veli, cor- 
tine , ed altro di sommo pregio. 
Quindi sotto di lui, e sotto Sergio 
II, essendo stata spogliata la basi- 
lica prima dai longobardi, e poi 
dalle incursioni de' saraceni , nel- 
Tanno 849, s. Leone IV si partì 
da Roma con un esercito per O- 
stia, ed ivi punì, e vinse i nemici ; 
quindi rìfece nella confessione il 
ciborio, con quattro colonne di ar- 
gento di libbre novecento quaran- 
tasei , donando ancora altri pre- 
ziosi ornamenti. Benedetto III, che 
gli successe nell'BSS, donò una co- 
rona o regno d'oro di due libbre, 
una lampada d' argento, e sette cro- 
ci di libbre cinquantuno, ornando 
la confessione con cento tre libbre 
di argento, perchè di nuovo i sa- 
raceni avevano disti*utto il sepolcro 
del santo Apostolo. I successori Ki- 
colò I e Stefano V, detto VI, do- 
narono alla basilica, il primo un 
candelabro d'argento, e il secondo 
una corona d' oro gioiellata con 
molti altiM ornamenti e ricchezze. 
Tutte le descrizioni di sì magnifici 
e preziosi donativi si leggono distin- 
tamente in Anastasio bibliotecario 
nelle vite de' mentovati Pontefici , 
nei suoi commentatori , e in altii 
autori. 

Assunto nell'anno 872 al ponti- 
ficato Giovanni Vili romano, a pur- 
gare r arìa de' contorni, e a poiTe 
in salvo la basilica dalle incursioni 
e dalle devastazioni de' masnadieri, 
e de' saraceni, che fi*equentemente 



CHI 3ri 

vi si recavano pel Tevere (dei quali de- 
plorati ancora l'ultima devastazio- 
ne che operarono), presso la mede- 
sima basilica fece fiibbricare una 
borgata, che dal di lui nome venne 
chiamata GhvarmopoU, Questa pic- 
cola città vuoisi che sorgesse nel 
prato verso la città, detto il pretto 
di s. Paolo, ove si vede una croce 
per indicare che ivi, nel pontificato 
di Alessandro VII, e negli anni 
i656 , e 1657, furono seppelliti 
circa quattordici mila abitanti di 
Roma, morti in quella terribile pe- 
stilenza. La borgata in progresso di 
tempo, e per le successive irruzioni 
fii afì&tto distrutta. 

Essendo morto ai 6 settembre 
del 972 il Pontefice Giovanni XIII, 
fu sepolto nella basilica, ed apposta 
vi fu sul sepolcro un' iscrizione. 
Delle tre porte di bronzo che avea 
nel portico questa patriarcale, quel* 
la di mezzo era veramente singo- 
lare, e venne lavorata in Costanti-^ 
nopoli verso l'anno 1070, nel pon- 
tificato di Alessandro II, per conto 
del console romano Pantaleone Ca- 
stelli, giacché la basilica era caduta 
in istato sì abbietto, che mancava 
pure di porte. Ne fu artefice cer- 
to Staurado di Scio, e con tal fi- 
nezza di lavoro, che il Nicolai la 
chiama più fodera che porta di 
bronzo. Vi si vedevano figure di 
profeti, storie degli apostoli, e il ri- 
tratto di Pantaleone in ginocchio » 
avente a lato il suo stemma gen- 
tilizio. 

li Piazza nel suo Eorterologio , 
ovvero le sagre stazioni di Roma, 

a pag. 4^9> ^^^ c^^ ^* Gregorio 
VII, il quale nel 1078, successe ad 
Alessandro II, fece molti donativi a 
questa chiesa, e quando era Cardi- 
nale abbate del contiguo moniste- 
ro, e legato apostolico, fece fare la 



212 CHI 

detta porta di bronzo, con cinquah- 
taquattro compartimenti, con diver- 
se sagre immagini, colle iscrizioni 
greche della vita di Gesù Cristo, 
della crocifissione di s. Pietro, del 
martirio di s. Paolo, e di quello di 
s. Andrea^ e con varie immagini di 
profeti coi loro nomi iil greco. Ta- 
li divergenti opinioni si debbono con- 
cordare coir autorità del Nicolai, il 
quale nella sua Storia della basilica 
dice, che s. Gregorio VII, allorché 
era legato in Costantinopoli, fece 
fare la porta di commissione di Pan- 
taleone. All'epoca dell'incendio esiste- 
va una sola porta di bronzo, cioè 
la maggiore, e questa per opera dei 
monaci fu sottratta alle fiamme, ed 
air altrui malintesa divozione. Del- 
le sei zone in fatti, se ne conser- 
vano cinque intatte nel contiguo mo- 
nistero. Con una sola zona, il cui 
bronzo non era più grosso dì due 
minuti di oncia, come si poterono 
dopo l'incendio formare que' tanti 
anelli, che si volieix) fare da qual- 
che speculatore, per profittare della 
pia credenza del popolo il quale li ri- 
cei*ca va avidamente? Non si deve poi 
tacere, che in princìpio del secolo 
XII un fulmine vi eccitò altro in- 
cendio, cioè nel pontificato di Pa- 
squale IL 

Nei primoixli del secolo XIII fii 
t^obilìtata la tnbuna nella volta con 
un musaico incominciato nel 1226 
sotto Onorio III, e poi compito d'or- 
dine d'un tal Aiiiolfo sagrista, e di 
Gio. Gaetano Orsini, abbate del- 
l' annesso monistero, il quale poi 
pel 1277 divenne Pontefice Nicolò 
III. E questo musaico diviso in due 
partì da una zona ornata. Nella 
prima, e più elevata, è rappresen- 
tato in figura colossale sedente nel 
mezzo il Salvatore, avente al lato 
inisti'o i ss. Pietro, ed Andrea a- 



CHI 

postoli, e al destro i ss. Paolo apo- 
stolo, e Luca evangelista, dopo i 
quali sono due alberi di palma, e 
più sotto genuflesso in piccola di- 
mensione Papa Onorio Ili prostra- 
to a' piedi del Salvatore. Nella se- 
conda, ed inferiore, si vede oggi di 
primitivo lavoro (come è stato sco- 
perto nel i835 togliendosi dall'ar- 
chitetto direttore la bizarra archi- 
tettura dell'altare e suo attico pe- 
santissimo) una gi*an croce sotto cui 
una mensa coi simboli di nostra re- 
denzione, ed avente ai lati le figu- 
re grandiose di due angeli, e più 
in basso il detto Gio. Gaetano ab- 
bate nel lato sinistro, e nel destro 
Adinolfo sagrista ambedue in ginoc- 
chio. Tra essi v' hanno le immagi- 
ni dei cinque santi innocenti mar- 
ti i*i, le cui ceneri si venerano nella 
basilica, come si disse di sopra. In 
questa inferior parte a destra e si- 
nistra si veggono conservate le gran- 
di figure degli altri apostoli, non 
che de' ss. Marco e Barnaba, simil- 
mente fra loro divisi da un albero 
di palma, e tutte queste immagini 
sono fornite di relativa iscrizione. 

Si pretende da molti, ma erro- 
neamente, e senza riflettere all'epoca 
della nascita del preteso suo auto- 
re, che il musaico sia opera di Pie- 
tro Cavallini, scolare ed ajuto del 
famoso Giotto da Bondone, il quale 
inoltre scolpì il crocefisso di questa 
basìlica, che parlò a s. Brigida, e 
fu poi sepolto nella basilica nel 
i334* Bensì il Cavallini valente 
scultore, pittore, e musai cista fece 
nella facciata esterna, e nella parte 
superiore, i musaici che l'adornavano: 
lavoro che incominciato dai mona- 
ci sarebbe rimasto imperfetto per 
mancanza di denaro, se. nel i325 
con bolla data i i hai, fehruarii, 
non vi accorreva il Pontefice Gio- 



CHI 

vanni XXII d'Euse di Cabors i*e- 
sidente iti Avignone, ordinando che 
a ciò si supplisse per un quin- 
quennio con le offerte, le quali dai 
fedeli sì Facevano all'aliare del san- 
to apostolo Paolo. Questo insigne 
artista, che morì santamente, fu so- 
prannominato Cavallini, dai molti 
cavalli, co' loro cavalieri armati in 
varie guise, da lui dipinti a fresco 
nella chiesa inferiore di s. France- 
sco d' Assisi. Siffatto musaico, mol- 
to danneggiato dalle in giurìe del 
tempo, e dell' incendio, è poi stato 
inportato, come meglio si dirà, con 
bel divisamento nel 1839 a deco- 
rare la nave travei*sa, adattandolo 
opportunamente nei sesti degli archi 
dell'abside, e di s. Leone I, detto 
comunemente di Placidia. 

Non riuscirà foi'se discara la de- 
scrizione del musaico, come trova- 
vasi prìma della sua i*emozione. La 
detta parte superiore della fronte 
prìncipale della basilica Ostiense era 
ornata ne' quattro spazi fra le tre 
finestre arcuate con una pittura in 
musaico , la quale rappresentava 
(guardandosi dalla sinistra alla de- 
stra ) la figura di s. Paolo in piedi 
avanti ad una magnifica sedia: poi 
la figura della beata Vergine col 
bambino Gesù fra le sue braccia 
seduta sopra un gran trono, coper- 
to da un ricco velo retto da due 
angeli; ìndi la figura di san Gio. 
Battista in piedi tenendo con la ma- 
no sinistra il simbolo dell' agnello, 
e posando la destra, come in atto 
di protezione, sul triregno, da cui 
è coperto il capo di un sommo 
Pontefice, in piccole forme umane 
a confronto di quelle del santo, e 
genuflesso in atto di pregare la Ma- 
dre di Dio, ed in ultimo la figura 
dell'apostolo s. Pietro, parimenti in 
pieàì avanti un gran trono quasi 



CHI 



2l3 



consimile all' altro del Dottore delle 
genti. Nel mezzo del musaico sopra 
la finestra ammiravasi il volto, con 
parte del petto del divin Redentore, 
il quale con la destra alzata faceva 
l'atto di benedire il popolo, tenen- 
do le dita piegate, secondo il rito 
greco; e con la sinistra reggendo il 
libro aperto degli evangeli. Egli ve- 
devasi circondato da una schiera di 
angeli, in vari atteggiamenti di ve- 
nerazione, e riverenza. Sopra cia- 
scuna delle prefate quattro figure 
erano i quattro simboli degli Evan- 
gelisti, ciascuno con quattro ali, cioè, 
il bue ( simbolo di s. Luca ) , so* 
pra la figura di s. Paolo ; la figura 
umana (simbolo di s. Matteo) qua-^ 
si sopra la 'ss. Vergine; l'aquila 
(simbolo di s. Giovanni) quasi so- 
pra questo santo; ed il leone (sim<> 
bolo di s. Marco) sopra s. Pietro. 
Chiudevasi il musaico con una pit- 
tura di arabeschi, la quale girava 
intomo al sesto delle finestre; e 
tutto il fondo della parete, sulla 
quale era il musaico, aveva gli smalti 
dorati. 

L' opera deve aver avuto il suo 
termine durante il pontificato di 
Giovanni XX!]I, giacché per ogni 
angolo del musaico si vedevano gli 
stem mi gentilìzi di lui ; e la figura 
del Pontefice genuflesso a lato di 
s. Gio. Battista non può essere che 
l'immagine di quel Pontefice, il qua« 
le eziandio portava il nome del Pre» 
cursore di Gesti Cristo. Gli stemmi 
poi di marmo, che si vedevano so^ 
pra il musaico, appartengono a Cle* 
mente VI, che governò dal 7 mag- 
gio 1 34^ al 6 dicembre 1 352, ed 
il quale deve aver concorso nel ren- 
dere pili magnìfica e decorosa quel- 
la Ceciata, com' è certo che applicò 
ancor egli in beneficio e nella ri- 
parazione della basilica, le oblazioni 



314 CHI 

e le rendite del prefato aitar mag- 
giore di s. Paolo. 

Di poi, e probabilmente nel prin- 
cipio del pontificato di Onorio IV, 
l'abbate del monistero, Bartolomeo 
monaco cluniacense, nel i285, in- 
cominciò a edificare il tabernacolo, 
che sovrasta il sepolcro di s. Paolo, 
servendosi d' un artista chiamato 
Arnolfo, che vuoisi essere l'archi- 
tetto toscano, il quale in Firenze fece 
la chiesa di s. Maria del fiore, e 
si vuole inoltre che facesse il lavoro 
insieme col suo compagno Pietro, 
cui il lodato Moreschi con buone 
ragioni crede sìa il menzionato Ca- 
Tallini. Questo t£d)ernacolo, o cibo* 
rio, è di gotica architettura, ed in 
forma piramidale, sostenuto da quat- 
tro colonne di porfido rosso, e di 
tal pregio, per le sculture, pitture, 
musaici, e dorature che lo adorna- 
no, quale dottamente il descrisse lo 
stesso Moreschi nella citata Descri- 
zione del tabernacolo, di cui ne dà 
il prospetto, lo spaccato, ed il det- 
taglio con tavole ed incisioni. 

Mentre la residenza pontificia, 
con grave danno di Roma, sotto 
sette pontificati era restata in Avi- 
gnone, in quello di Cfemente VI, e 
nel 1348, un terremoto avendone 
danneggiato il tetto, fu prontamente 
rifatto. 11 glorioso Gregorio XI, nel 
1377, "^^ ^^ riportò, essendo sbar- 
cato da Ostia pel Tevei^ alla ba- 
silica ostiense, dove volle ascoltare 
la santa Messa, che fu celebrata 
nell'altare papale della confessione, 
e poi fra immensi applausi, e V in- 
contro del clero, e dei romani, ri- 
éevette i magistrati della citta, nel- 
la quale si recò come in tnonfo la 
sera de' 1 7 gennaio, dirigendosi alla 
basilica di s. Pietro. Qui noteremo, 
che anche Adriano VI, allorché fu nel 
ì5a 3, eletto Papa, benché assente da 



CHI 

Roma, nel recarsi a questa con gran 
seguito, ai 38 agosto da Ostia giun- 
se pel Tevere a s. Paolo, ove si 
trattenne a dormire nell'annesso 
monistero. Frattanto, disputandosi 
nella corte, se il nuovo Papa si do- 
vesse coronare nella basilica di s. 
Paolo, per entrare coronato nella 
città, prevalse il riflesso di osser- 
varsi il rito antico della coronazio- 
ne, praticato sempre nella basilica 
vaticana. Il perché, portatisi i Car- 
dinali nella mattina seguente colla 
corte, e in nobile cavalcata, alla ba- 
silica ostiense, Adi*iano VI celebrò 
messa privatamente, indi disceso nel 
chiostro, ricevette dai Cardinali il 
bado della mano, ed entrato in chie- 
sa, ricevette da loro la formale ub- 
bidienza. Quindi trasfèi*itosi il Papa 
nella sagrestia, ringraziò i Cardinali 
della sua esaltazione ec. , e poscia 
fra gli evviva de' Romani, in deco- 
rosa cavalcata, si i*eoò alla basilica 
di s. Pietro. 

Sebbene tralasciamo di accenna-* 
re i diversi miglioramenti, ed ab- 
bellimenti, che successivamente ebbe 
la basilica dai romani Pontefici, di- 
remo che meritano special menzione 
Martino V, e Nicolò Y, i quali nota- 
bilmente la ristorarono, mentre Gre- 
gorio XIII fece cingere l' altare mag- 
giore con belli marmi, porfidi, e 
pitture, come dice Novaes nella di 
lui vita. Ma i' antichissimo coro o 
presbiterio, che circondava la con- 
fessione dalla parte dell'abside (ove 
eranvi due amboni, o pulpiti di 
marmo per la lettura dell'epistole, 
e degli evangeli, ornati di pietre pre- 
ziose, ed aventi fi:a loro il cande- 
labro marmoreo pel cereo pasquale 
di meraviglioso lavoro del secolo 
XI, illustrato dalTAginccwt, Storia 
dell' Arte, e dal più volte citato Ni- 
colai, che tuttora si conserva) ; coro 



CHI 

O pi^esbiterio ch'era cinto da Tenti 
colonne di porfido, ornato di pre« 
ziosi materiali, e talmente vasto, che 
abbracciava quasi tutto V altare 
della confessione; colla antica se- 
dia di Leone III , fu tolto affat- 
to dopo l'anno i586 dal Ponte- 
fice Sisto y, col divisamento d'in- 
grandire il sito dietro l'altare per 
adattarlo alle cappelle papali dì so- 
pra rammentate, togliendo cosi gli 
impedimenti, che ingombravano la 
Tisla dell' altare al Papa, e al sagro 
Collegio de' Cardinali, sedenti nel cir- 
cuito ed emiciclo della tribuna. Ta- ' 
li innovazioni diedero luogo a non 
poche osservazioni, dappoiché oltre 
r aver tolto V accesso all' oratorio 
sotterraneo, si demolì nel presbite- 
rio un rispettabile monumento del- 
l' antica liturgia, ed i. notati orna- 
menti, i quali doviziosamente il nobi- 
li tia vano. Vero è però, che nella de- 
scrizione della basilica, di monsignor 
rficolai, si legge che per essa molto 
fece Sisto Y, dappoiché rifece, q 
per lo meno ristorò il soffitto della 
nave traversa (come si vedeva da- 
gli stemmi di lui, e dalle analoghe 
iscrizioni collocate sullo stesso sof- 
fitto ), per cui restò quella parte 
della basilica molto meglio ornata, 
e con più decoro coperta. Tal soffit- 
to all'epoca dell'incendio era intat- 
to, come si vede dalle tavole del Ni- 
colai, ed oggi con ispecial disegno 
del bravo Poletti si vede ragionevol- 
mente rinnovato. 

Furono altresì dal Pontefice Si- 
sto y aggiunte alcune decorazioni 
intorno al predetto altai*e, le quali 
possono paragonarsi ai balaustri che 
girano intorno la confessione della 
basilica di s. Pietro, meno però la 
forma, giacché la vaticana é ovale, 
e la ostiense era quadra. Di più fu 
fatt(^ giunta di un quadrilungo dal- 



CHI 3ii5 

la paite dell' abside ov' erano itati 
costrutti due bracci di scale, per le 
quali si ascendeva all'altare sotter- 
raneo corrispondente a quello del- 
l' oratorio di s. Leone 111. Aggiun- 
geremo, che tutta l'area era di mar- 
mi mischi colorati ad arabeschi : i ba- 
laustri, che ne chiudevano lo spazio, 
erano di marmi pur colorati , e 
sostenevano le lampade, che arde- 
vano in buou numero avanti il 
sepolcro del santo apostolo. La 
mensa dell'altare era parimenti di 
marmo, e nella fronte, che guar- 
dava la facciata principale della 
basìlica, anzi per tre lati, si ve- 
deva una ferrata di ferro indo- 
rato. Si legge poi nel Nibby, Ro- 
ma nel i838^ parte prima moder- 
na pag. 58 1, che la mensa dell'al- 
tare della cappella sotterranea del- 
la confessione in lontani tempi con- 
sisteva in un sarcofago antico di 
marmo bianco, istoriato con fòtti del 
vecchio e nuovo testamento, conte- 
nente le reliquie de' ss. Innocenti; 
sarcofago che, insieme alle reliquie, 
da Sisto y fu tolto via, e portato 
nella cappelletta di s. Lucia, a de- 
stra della gran cappella da lui fat^ 
ta erigere splendidamente nella ba- 
silica di s. Mai'ia Maggiore, surrot 
gandosi un' urna di terra cotta con 
entro il corpo di s. Timoteo, ed an- 
cora sotto all'urna altre reliquie 
de' ss. Celso, Giuliano, e Marcianìl- 
la, di cui si leggono le seguenti 
iscrizioni. 

Neil' urna di s. Timoteo fu ti*o- 
vata la iscrizione in marmo se- 
guente: BIG REQUIESCIT CORPVS BEA- 
TI TYMOTHEI MARTYB. Q. I,EGITV. Ili 

VITA RATI. SILVRI. PF Ì" Ì" "j", ed 

una lanolina rotonda di rame con 
questa iscrizione da una parte : 

CORPVS S. TYMOTHEI MART. Q. Ilf VI- 
TA iS. SILVESTRI FP. LBGITUR , e 



^3i6 CHI 

.neli' altra: sixto y. poict. mix. re- 

GITAITTE. ALEIANDRO CARD. FARNESIO 
PfiOTEGEE. 10. BATTA STELLA ABBATE 

MDLXXxvii. Ora vi è stata aggiun- 
ta una stessa lamina con le se- 
guenti isaizioni da una parte: de- 
creto GREGORU XVI P. M. GORPVS S. 
TniMOTHEl MART. EX ARA AVERSA Ilf 
<JVA SIXTVS V. P. M. ANNO BCDLXXXVH 
POSVERAT. HVG TRASLATVM EST DIE 
XII MAH ANIffO MDGCGXXXX. ADSTANTI- 
BV6 JO. FRANC. ZELLt JOCOBVZZt ABBA- 
TE, ET PAVLO THEODOLI MONAST. PRIO- 
RE. Neir altra y cvrantibvs ee. vv. 

AlfT. DOMOIIGO GAMBERUVl PRAESIDE, 
ET ArrONIO TOSTI PRO PRAESIDE S. 
C02VCIL1I BASILICAE SAKCTI PAVLI VIA 
OSTIENSI REFIGIEICDAE PRAEPOSVIT. Al- 
tra iscrizione ancora era sotto l'ur- 
na, con altre reliquie dei inartìi*i. 
Quella in pietra diceva : istab svrt 

RELIQVIAE SCORVM. MART. JVLIA9I ET 
CELSI, ET BASILISSAE VIR VXORIS GLO- 
BI. MA JVLIANI ET MARCIAiriLLA MART. 

-}- -j- -j-. La lamina di rame aveva la 
isaizione: ss. celsvs, jvlianvs, basi- 
J.ISSA, MARGiiriLLA, e nel rovescio 
siXTo V ec, come nell* iscrizione di 
s. Timoteo. 

Tolto pertanto da Sisto V l'an- 
tico presbiterio, ed il coro che cir- 
condava r oratorio, ossia la confes- 
sione di s. Paolo, e destinati i ma- 
teriali marmorei ad altro uso, ri- 
mase l'altare della confessione iso- 
lato, in un al sovrappostovi taber- 
nacolo. Le colonne di porfido fu- 
rono impiegate a decorare i quat- 
tro altari della nave traversa, e 
deir altare della tribuna eretti dal- 
Tarchitetto Onorio Lunghi, nel pon- 
tifìcato di Clemente Vili, cioè nel- 
l'anno santo 1 600 da lui celebrato, 
come leggevasi nell' iscrizione scol- 
pita nel pesante attico dell'altare 
dell'abside ricordato di sopra^ dove 



CHI 

fa posto per quadro, un dipinto di 
Ludovico Cigoli, esprimente s. Pao- 
lo recato al sepolcro ; mentre ai la- 
ti, si misero quattro ovati, due per 
parte, coloriti dall' Avanzini di Cit- 
tà di Castello. A destra della tri- 
buna, nella cappella del Crocefisso 
ora sta una s. Brigida, che Sii- 
la da Vigiù scolpì; e Stefano Ma- 
derno architettò l'intera cappella. 
In questa cappella conservasi un'an- 
tica immagine della b. Vergine; 
avanti la quale s. Ignazio fece la 
professione già mentovata. A sini- 
stra evvi la cappella del ss. Sagra- 
mento eretta nel 1629 da Carlo 
Madernoy ove il Fontebuoni colorì 
la tolta, e Lanfranco il resto: ma 
per l'umidità soffrirono le pitture 
delle variazioni. Altri quattro alta- 
ri, cioè quelli eretti da Clemente 
Vili decoravano la crociera, ove si 
vedevano per quadri un' Assunta del 
Muziano, un s. Stefano lapidato di 
Lavinia Fontana, una Conversione 
di s. Paolo del Gentileschi, ed un 
s. Benedetto in estasi di Gio. de' 
Vecchi. 

Fino al pontificato d' Innocenzo 
XIII quasi nulla di notabile si fece 
all' edifkio, onde quel Pontefice, il 
cui fratello Cardinal d. Bernardo 
Conti era stato Cassinese, ordinò va- 
ri risarcimenti; ma essendo morto 
poco dopo, il successore Benedetto 
XIII nel 1724 ai 20 agosto donò 
diecimila scudi al p. abbate di s. 
Paolo, per risarcire la basilica. Di- 
fetti, essendo l'antico quadrìportico 
rovinato, con disegno di Antonio Ca- 
nevari, e Matteo Sassi fu rinnovato 
sui solo lato della Ceciata, nella 
quale occasione, come abbiamo dal 
Furietti de Musivisy pag. 1 1 o, fu- 
rono ristorati i musaici esistenti nel- 
la parte superiore della facciata del 
mentovato Pietro Cavallini. Furo- 



CHI 

410 pure aperte nuove porte, e fu ri- 
dotta la sti^ada al piano della chiesa. 
Il portico era composto di sette 
arcate, sostenute da quattordici co- 
lonne di marmo. A destra del por- 
tico, e presso la porta santa, stava 
collocato un sarcofago, scolpito nel- 
l'epoca della decadenza delle arti , 
con im basso rilievo rappresentante 
Marzia scorticato da Apollo, e den- 
tro vi furono collocate le ossa di 
Pier Leone nobile romano, il cui 
figlio Pietro ebbe ardire di farsi ti> 
ranno di Roma nel secolo XII. La 
iscrizione metrica, che ivi leggevasi, 
e riportala dal Piazza, TteW Eorterolo^ 
gioy a pag. 43 f* Nel medesimo por- 
tico eranvi alcune iscrizioni riguar- 
danti la basilica, e l'apertura e chiu- 
sura della sua porta santa. 

Finalmente il gran- Pontefice Be- 
nedetto XIV rinnovò i musaici del- 
ia basilica, con pitture continuò di- 
ligentemente la Cronologia de^ Pon-- 
tefici {Vedi), fino al suo Pontifica- 
to, seguendo quelli fòtti dipingere 
da s. Leone I, da s. Simmaco, e 
da Nicolò III, lavoro compito nel 
1749. Per l'accurata serie de'Papij 
Benedetto XIV ne diede sopra in- 
tendenza ai dottissimi pp. abbati 
Furietti, e di Costanzo, nonché al- 
l' erudito canonico Marangoni , che 
poi la pubblicò con ìntet*essantissi- 
ma opera, ed al p. abbate Capece, 
allora abbate dell'annesso moniste- 
ro, mentre ne esegiù le pitture il 
Monosiii. V. la Costituzione , Ad 
Romanam y data a' 11 febbraio 
1745, BìdL Maga. tom. XVI. p. 
281; Job. Marangoni, Chronologia 
superstes Ronianorum Pontjficum in 
pariete australi hasiUcae s. Palili, Ro« 
mae 1750. Dipoi i ritratti delia serie 
dei Papi furono continuati progressi- 
vamente sino a Pio VII, il quale avea 
assegnato sui fondi camerali annui 



CHI 3 17 

scudi trecento per le riparazioni ed 
ordinarie manutenzioni del teropio. 
Primo poi di narrare il fatai disastro, 
che distrusse questa costantiniana ba- 
silica, dai*emo il seguente cenno sullo 
stato in cui trovavasi il dì i5 lu- 
glio 1828. 

L'interno della basilica ebbe la 
forma dì croce latina, in lunghezza 
compresa la tiìbuna di palmi 6o3y 
ed in largo di palmi 3o8. Altra piii 
dettagliata misura, si legge nel DiO' 
rio di Roma, num. 59 del 1823, 
di cui parleremo. Come dicemmo, 
r altare della tribuna avea quat- 
tro colonne di porfido rosso; altret- 
tante ognuno dei due sedili late- 
rali, ch'erano nella curva dell'absi- 
de: qnatti'o altre sostenevano la 
confessione, e quatti*o altre dello 
slesso mnrmo avea ognuno dei quat- 
tro altari, ch'erano alle testate del- 
la nave traversa: laonde in tutte e- 
rano ventotto colonne di porfido. 
Si divideva in cinque navate, oltre 
la crocerà, oi*nate in quattro ordini 
da ottanta colonne, delle quali qua- 
ranta spettanti alla navata principa- 
le, ed altrettante alle navate latera- 
li. Fra le prime colonne, che sta- 
vano nella nave di mezzo, se ne 
numeravano ventiquattro di bellis- 
simo paonazzetto, marmo frigio de- 
gli antichi, scanalate, ed alle come le 
nuove di granito palmi quaranta- 
sette, e sette del diametro di cinque 
palmi. Esse, secondo alcuni, e massime 
secondo Stefano Piale, che il provò nel 
1828 con dissertazione, appartenne- 
ro in altri tempi al mausoleo di 
Adriano, e secondo altri alla cele- 
bre basilica Emilia del foro ix)mHno. 
Chi non ha veduto il magico effetto 
di questa foresta di colonne non 
può avere idea della grandezza del 
monumento. Le altre colonne ernno 
di marmo greco l'antico Jniczio, e 



:ij8 chi 

quelle àeWarco di Placidia della 
stessa qualità non venata detta co- 
munemente marmo salino. li pavi- 
mento componevasi di frammenti di 
antiche iscrizioni, che il p. d. Corne- 
lio Margarini cassinese raccolse in 
un libro. F^, V Illustrazione di due 
iscrizioni trovate nella basilica di s. 
Paolo nella via ostiense^ del can. 
Giuseppe Settele, Roma i83i. Nel- 
le cinque navate non vi erano al- 
tari, eccettuati due di cKsegno goti- 
co, con basso rilievi, ma non più 
in uso, forse a cagione deirumidità 
del tempio, cagionata dal prossimo 
Tevere, e dalle frequenti inondazio- 
ni che ivi si estendevano. Nel lato 
sinistro de' gradini sui quali ascen- 
devasi all'altare papale, o confessio- 
ne, ei*avi una statua di Bonifacio IX, 
eretta dai benedettini per gratitudi- 
ne, e poi nel XYII secolo rialzata 
da una discendente di quel Ponte- 
fice , Lua*ezia Colonna Tomazzelli. 
La travatura del soffitto sembrava 
una selva di legname, e nella sola 
nave di mezzo eranvi due ordini di 
travi di abete di una grandezza 
smisurata, cioè in numero di qua- 
ranta e quasi tutti di un pezzo , 
lunghi ciascuno cento venti palmi , 
il che destava soipresa e meravi- 
glia. Il Cancellieri nelle sue Dis-^ 
seriazioni epistolari^ bibliografiche^ a 
pagina 196 riporta erudite notizie 
sul maraviglioso soffitto, facendone 
con misure il paragone con quelli 
delle più grandi chiese di Roma; 
ed osserva che quando fu rifatto 
sotto Innocenzo VII il quale nell'anno 
1 4o4 successe al detto Bonifacio IX, 
ueir erezione delle cavallature^ vi 
concorsero alcuni rioni di Roma, 
e particolari cittadini, per cui su di- 
verse travi s' incisero le memorie 
dei benefattori che le somministra- 
rono. 



CHI 

Ma questa lagrosanta banlica, che, 
come si esprìme il Piazza nel Me- 
nològio a pag. 110, e nell' £brfie7Yi- 
hgio a pag. !ì54» era l' unica chiesa 
di Roma, la quale conservasse l'antica 
forma e maggior numeit) di me- 
morie della sua primaria fondazione 
costantiniana, e riscuoteva la vene- 
razione de' fedeli, a cagion del fuo- 
co distruggitore, meno l'altare pa- 
pale, il tabernacolo miracolosamente 
restati illesi, le cappelle del ss. Sa- 
gramento, e del ss. Crocefisso, la 
Ceciata esterna, il campanile , e il 
contiguo monistero, oltre le sagre 
reliquie per ti'atto mirabile della 
Provvidenza, miseramente peri nel- 
la notte del martedì venendo il 
mercoledì 16 luglio dell'anno i823. 
Per incurìa pertanto di due lavo- 
ranti, che la^ìiarono sul tetto del 
fuoco, questo trasportato dal vento 
si propagò rapidamente, e produsse 
un totale ed orrìdissìmo incendio, 
che, meno le suddette cose, tutto 
distrusse, e incenerì persino i mar- 
mi, pitture, e bronzi, né ad onta 
di qualunque sfoi*zo si potè impe- 
dire sì &talissimo disastro. Questa 
lagrimevole disgrazia, che privò, in 
sole cinque ore, Roma di un tem- 
pio ceiebratissimo per antichità, e 
licchezza, durato incontro alle vi- 
cende dei tempi per lo spazio di 
cii*ca quindici secoli, avvenne negli 
ultimi giorni del pontificato di Pio 
VII, Chiaramontiy il quale nel con- 
tiguo monistero de'Cassinesi, aveva 
professata la regola di s. Benedetto, 
alici quando vi aveva insegnato fi- 
losofia. A questo glorioso Pontefice, 
che bevette il calice di tante ama- 
rezze, una sola se ne lìsparmiò, 
perchè durante la malattia di lui 
venne occultato l'avvenimento, che 
sparse per tutto il cristianesimo acer- 
ba tristezza. La venerabile, e impor- 



CHI 

tante memoria di sì retusto e prezio- 
so monumento si legge negli autori 
che scrissero delle chiese di Koma, 
massime nella dotta e completa illu- 
strazione, con istoria pubblicata pel 
primo in Homa con rami di piante e 
disegni, nel 1 8 1 5, da monsig. Ni- 
cola Maria Nicolai, con questo tito- 
lo: DeUa basilica di s. Paolo. Sa- 
rebbe poi desiderabile che fossero 
stf mpate, 1* interessante Storia deUa 
basilica^ del celebre p. abbate don 
Giuseppe Giustino di Costanzo Cas- 
sinese, e le Memorie della basilica 
di s. Paolo, divise in trenta disser- 
tadoni, secondo il piano di detto ab- 
bate, con un'appendice di vari inni 
in onore del Dottore delle genti, e 
con due biblioteche, una alfabetica 
degli autori, i quali hanno trattato del 
santo apostolo, e l'aitila per ordine 
delle materie, secondo il progetto 
stampato neW Effemeridi romane di 
giugno del 1828, del eh. France- 
sco Cancellieri. Nel settembre del 
1 745, il p. abbate Pietro Paolo Gi- 
nanni Cassinese trattò Della fonda- 
zione della basilica di s. Paolo, e 
delle pitture e musaici di essa, nel- 
Taccademia di Storia ecclesiastica 
tenuta alla presenza di Benedetto 
XIV. 

La relazione poi esatta e ve- 
ridica delle circostanze, che prece - 
detteix) il fatale incendio della ba- 
silica di s. Paolo fuori le mura di 
Roma, con alcune notizie intorno al- 
la' sua fondazione, ed ai danni che 
so£Q*ì, fu pubblicata dal Diario diRo". 
ma^ numero Sq dell'anno 1828. 
Si rileva da tal relazione che due 
stagnari ponevano i canali di rame 
alle grondaie del tetto della nave 
grande, e precisamente nella terza 
trave che riguarda verso V orto il 
niouisteix) , prossimo alla facciata 
della basilica, le che partii'ono dal 



CHI 1219 

lavoro pnma delle ore ventitre, e 
che solo dopo le ore quattro della 
sera il buttaro Giuseppe Perna si 
avvide dell' incendio, laonde avvisa- 
ti i custodi della chiesa, e la guar- 
dia de' pompieri, si poterono salvare 
la ss. Eucaristia, le due cappelle del 
ss. Sagramento, e del ss. Crocefis- 
so, il monistero, e pochi altri resi- 
dui di tanto rinomata basilica. Ri- 
marchevole è poi lo stato delle co- 
lonne dopo l'incendio, la maggior 
parte cadute, alti*e calcinate, scaglia- 
te, e sfaldate, essendo poche quelle, 
le quali rimasero in istato di sevi- 
vire, benché avessero sofferto* 

Riedificazione della basilica di «. 
Paolo, e stato presente della mC" 
desima. 

Il disgraziato avvenimento del- 
l'incendiata basilica ostiense fu se- 
guito dalla morte di Pio VH ac- 
caduta ai 20 agosto 1823. Piacque 
alla divina Provvidenza dargU pre- 
sto in successore ai 28 settembre 
Leone XII, della Genga, il quale 
subito rivolse il magnanimo pensie- 
ro di fòre risorgere la basilica an- 
cor fumante nelle sue venerabili 
ceneri, le cui rovine destarono in 
lui il piti caldo zelo, e glorioso im- 
pegno di sollecitamente ripararti. 
Nulla badando agli insormontabi- 
li ostacoli che gli si presentarono, 
diede opera perchè risorgesse la ba- 
silica splendida e magnifica il più 
possìbile. Trovando però T erario 
esausto, ad esempio di Bonifacio 
IX, Martino V, Eugenio IV, Giu- 
lio n, Leone X ed altri Pontefici, 
che avevano invitato i cattolici a 
somministrare sovvenzioni per le li- 
parazioni delle basiliche dei princ 
degli apostoli, Leone XII ai iS ^ 
uaio 1825 diresse ai patriai'chi, 



210 CHI 

mali, arcivescovi, e vescovi del mon- 
do cattolico r enciclica Ad plurima^ 
atque gravissimas^ colla quale in- 
vitoUi d' impetrare dai fedeli loro 
soggetti, a coadiuvare a sì difficile 
e costosa impresa con volontarie 
sovvenzioni, assicurandoli che il tutto 
si sarebbe erogato.- Ut nova ex 
riiinis basiUcae Tnagnitudine eultu- 
que resurgaty qiiam Doctoris Geii' 
tium nomea ac dneres postulanL 
Felice si fu il risultato, dappoiché 
appena i vescovi manifestarono ai 
rispettivi diocesani il tenore della 
pontificia endclica, ovunque uber- 
tose riuscirono le collette anco nei 
più remoti paesi, e giunte a Roma 
le somme, successivamente si pub- 
blicarono colle stampe tutte le obla- 
zioni. Nello stato pontificio gl'im- 
piegati civili e militari, la famìglia 
pontificia, i possidenti, i nobili, il 
rispettabile corpo ecclesiastico di tut- 
ti i gradi della gerarchia concorsero 
generosi al commendevole e santo 
scopo, laonde il lodato Pontefice 
stabifi che il suo erario dovesse 
contribuirvi con annue somme non 
meno di cinquantamila scudi. 

Acciocché poi questa grand-opera 
fosse condotta con attività, diligen- 
za, e regolarmente, Leone XII ai 
26 mai'zo del medesimo anno santo 
1825 istituì una commissione spe- 
ciale per la riedificazione della ba- 
silica di s. Paolo, composta di Car- 
dinali, e prelati di varie nazioni^ 
per segretario vi pose il chiaiissimo 
antiquario abbate Angelo Uggeri 
(del quale abbiamo DeW Arco tìioti' 
fale detto di Placidia^ nelle Memo- 
rie rom, voi. IV: e Della basilica di 
s. Paolo, Roma 182 3), cui poscia de- 
gnamente successe Luigi Moreschi, 
ed a presidente vi nominò il Car- 
dinal Giulio Malia della Somaglia, 
allora decano del sagro Collegio, e 



CHI 

segretario di stato. La qual com- 
missione lo stesso Pontefice confer- 
mò col chirografo de' 18 settembre 
i8a5, che incomincia Per quanto 
fosse ardente il desiderio, ec. Ora 
però tal presidenza è devoluta al 
Cardinal segretaiùo per gli affiiri di 
stato interni. Col medesimo moto 
propno, il zelante Pontefice decre- 
tò che si dovessero inviolabilmente 
osservare nella riedificazione le an- 
teriori forme e proporzioni archi- 
tettoniche, meno le cose introdotte 
neir età posteriori , e qualche più 
ragionato ornamento, acciò fosse 
compiutamente soddisfatto - il voto 
degli eruditi, e di quanti zelano lo- 
devolmente la conservazione degli 
antichi monumenti nello stato in 
cui sursero per opera dei loro fon- 
datori. Nei dubbi riservò poi il giu- 
dizio sulla esecuzione di questa fòb- 
brica, e sopra gli annessi di essa 
all'inclita romana accademia di s. 
Luca^ die gode il magistero sulle 
arti. 

Immediatamente la commissione 
si accinse alla vasta impresa, eolla 
opera degli architetti Pasquale Belli 
come capo e direttore, di Pietro 
Bosio, ed Andrea Aleppi come ar- 
chitetti dipendenti nella esecuzione 
d^ lavori, succedendo in seguito al 
Belli, allorché morì nel i833, qual 
capo ed arohitetto direttore, il cav. 
Luigi Poletti , e all' Aleppi , il cav. 
Pietro Camporese, aggi ungendo visi in 
seguito come terzo ricontro il con- 
te Virginio Vespignani. Dalie mac- 
diie di Vi torchiano, ed altri luoghi 
dello stato si presero i legnami ne- 
cessari per le armature, puntella- 
ture, pei ponti €c. Per le incaval- 
lature per reggere i tetti, corrispon- 
denti alia vastità ed ampiezza dei 
medesimi, venne acquistato dalle 
foreste degli eremiti camaldolesi di 



CHI 

Firenze, e di monte Corona , un 
gran numero di grosse ti^vi di abe- 
te di alto fusto; mentre da quelle 
del Bellunese si tolsero in seguito 
le bellissime tarole di abete e di 
arraolo per la nuora soffitta. Quin- 
di materiali di ogni specie, nmrmi, 
colonne, tutto fu posto in ordine, 
come meglio si yedrà dai seguenti 
cenni, in cui l'opera fu spinta al 
più alto grado di ayanzamento. In- 
tanto essendo passato agli eterni ri- 
posi nel febbi*aio 1829 Leone XII, 
il suo successore Pio VIII si diede 
ogni cura perchè Tedifizio solleci- 
tamente sì proseguisse. Il più grande 
impulso , ed incremento però lo ri- 
cevette dal regnante Pontefice Gre- 
gorio XVI, il quale dal febbraio 
i83i in cui fu esaltato alla catte- 
dra apostolica, più volte di persona 
si è recato a visitare il risorgente 
tempio, ed animarne la commissio- 
ne , e gli artisti in modo che la 
fabbrica progredisce felicemente, e 
trovasi perciò nello stato che an- 
diamo a narrare. 

La nave grande detta di mezzo 
ha già in piedi i quarantaquattro 
grandi fusti, di granito bianco e ne^ 
ro del Sempione, cioè quaranta co- 
lonne, e quattro pilastrì quadrati, tut- 
ti di un sol pezzo con basi e ca- 
pitelli di marmo di Catrara d* or*' 
dine corìntio, ^regiamente lavorati 
dai più abili i»calpellini ed intaglia- 
tori. Su tali colonne gireranno qua- 
rantadue arcate pure di marmo, 
ciascuna configurata in nove masse 
poligone, di cui si è già costruito 
più delia quarta parte, e queste sa- 
ranno coronate da una leggiera cor- 
nice, sulla quale si alzeranno le pa- 
reti decorate di un secondo ordine 
di pilastri, di un corintio più gen- 
tile, nel cui basamento sarà rinno- 
vata con pitture Finterà e intepes- 



CHI 221 

sante ci*onoIogia dei Papi. Sopra 
tali pareti poserà la maraviglio- 
sa incavallatura del tetto forma- 
ta dai succennati grandiosi abeti. 
Il pavimento di questa nave sa- 
rà di buone pietre, e il soffitto de- 
corato con istupendi lavorì d'inta- 
glio in legno. Le navi laterali sa- 
ranno divise tra loro da altre venti 
colonne, e due pilastri quadrati, sio- 
chè si avranno altrì quarantaquat- 
tro fusti di granito simile, con basi 
e capitelli di marmo bianco di squi- 
sito intaglio corìntio, destinate a 
reggere la soffitta, da cui esse navi 
verranno coperte. Anche di queste 
colonne la maggior parte è stata 
eretta sulle loro basi, e già sosten- 
gono i rispettivi capitelli , le cori'i- 
spondenti arcate, e porzione dèi tet- 
to ; le altre sono già pmnte e pros- 
sime al loro alzamento. 

La nave di crocera fu felicemente 
compita, e vi si ascende dalla nave 
di mezzo per alcuni gradini, passan- 
do sotto Tarco di s. Leone I, il cui 
nome è nel monogramma, oggi soste- 
nuto da due smisurate colonne pur di 
granito del Sempione, sostituite alle 
antiche calcinate dal fuoco. La fac- 
ciata intema di tal arco* è adorna 
di parte del musaico, che decorava, 
come si disse, la fronte principale 
della facciata estema del tempio, 
colle figure de' ss. Pietro e Paolo 
coi simboli degli evangelisti, risto- 
rato egregiamente dai suoi danni; 
giacché le altre parti del musaico 
tolte dal nominato prospetto este- 
riore del tempio, consistente cioè 
nelle due figure della b. Vergine 
sedente col divin Figlio in seno, e 
s. Gio. Battista in piedi, avente un 
agnello, nella mano sinistra, posan- 
do la destra come in atto di pro- 
tezione sul triregno del Papa Gio- 
vanni XXII, ivi genuflesso, nondiè 



222 CHI 

dagli altri due simboli degli evan- 
gelisti, sono state adattate ne' tra^* 
pezj della fronte dell' arco dell'absi- 
de^ ed anch'esso egi*egiamente re- 
staurato. 

£ come questa interna, così V e- 
sterna, ossia quella che accenna 
nella gran navata di mezzo, sarà 
dec»rata dell' antico musaico che già 
ornava la sua fronte verso la stes- 
sa nave grande, eseguito come di- 
cemmo per munificenza di s. Leo- 
ne I , e pi*odigiosamente scampa- 
to dalle fiamme j e levato d'ope- 
ra per la costruzione del nuovo ar- 
co. Rappresenta questo musaico il 
busto raggiante del Salvatore in 
misura colossale entro un circo- 
lo in campo di oro in atto di be- 
nedire. Sono a destra dodici senio- 
ri, ed altrettanti a sinistra. Piti in 
alto i simboli de' quattro evange- 
listi, e piil in basso ^. Pietro e s. 
Paolo. 11 pavimento delkr nave di 
croceìra è tutto di lastre di marmi 
differenti, luddi e ben disposti: il 
magnifico soffitto che la ricopre è 
formato di un vago scomparto, ric- 
co d'intagli e di dorature, è deco- 
rato in mezzo dal gi'andioso stem- 
ma di Gregorio XVI , e da quelli 
di Leone XII, di Pio Vili, di Pio 
VII, e di quello del contiguo mo- 
nistero dei cassi nesi, i quali hanno 
in custodia la basilica : non è poi 
esprimibile quanto gaja e splendida 
è ora tal soffitta, giacché di legno 
naturale era l'antica, sebbene con 
ricchissimi intagli. Le pareti di essa 
nave a tutto il primo ordine sono 
rivestite di marmo ed ornate di 
trentadue pilastri, e dodici l)elli$si- 
me colonne corintie di marmo gri- 
gio detto paonazzetto , fatte cogli 
avanzi dell' incendio, si mirabilmen- 
te commesse sul peperino, che sem- 
brano di una sola massa. Le me- 



CHI 

desime colonne e pilastri (orniti del- 
la rispettiva base e capitello corin- 
tio mirabilmente intagliato sorreg* 
gono una gentile trabeazione , nel 
cui fregio licorre lo stesso paonaz- 
zetto, che ha le sue cornici inta- 
gliate sugli altari laterali, e sul tro- 
no, anzi jn questo ultimo gli stessi 
intagli sono dorati. Superiormente 
alla medesima sveltamente s'innal- 
za un attico, ed un secondo ordine 
di pilastri di un corintio più gen- 
tile, singoiar composto dell'archi- 
tetto, il quale sostiene una leggiera 
e ben ornata trabeazione, il tutto 
coperto di finissimo stucco sì luci- 
do, che sembra vero marmo. In 
ciascun lato della ci*ociera evvi un 
altare. In uno si vede il dipinto 
del cav. Agricola, cioè l'Assunzione 
della b. Vergine, colle statue late- 
rali di s. Benedetto scolpita dal 
Gnaccherini, e di s. Scolastica scol- 
pita dal Baini; nell'altro la con- 
versione di s. Paolo del barone Vin- 
cenzo Camuccini, colle statue ai 
lati di s. Gregorio I e di s. Ber- 
nardo, del cav. Laborcour, e dello 
Stocchi. Nel mezzo della nave esi- 
ste sopra la confessione l'eccelso ta- 
bernacolo, il quale fu quasi per pro- 
digio salvato dall'universale rovina, 
che restaurato, integralmente ùl di 
sé bella mostra , come erudita- 
mente cel desctisse il segretario. del- 
la commissione Luigi Moreschi nel- 
la succitata Descrizione y ec. 

L'altare papale, sotto cui riposano 
le ossa di s. Paolo, fu soltanto ester- 
namente rinnovato di bellissimi mar- 
mi e porfidi, ed è rivoltato colla fì*on- 
te verso la facciata, siccome lo era 
anticamente secondo la fede degl' isto- 
rici, e più dell' iscrizione antichissi- 
ma PAULO APOSTOLO MART. SCOpCrta 

nel toglierne i) massiccio superiore, 
di cui uu tempo si leggeva soltanto là 



CHI 

prima parola al royescia Gira ia- 
toroo a questo monumento un ele- 
gante balaustrato, e postei*iormente 
più in basso è ricavata Ja nuova 
cappella sotteiTanea rivestita di pie- 
tre rare, e decorata d' intagli e me- 
talli dorati. Le quali cose coir alta- 
re suddetto sono state poste dall'ar- 
chitetto direttore in sì mirabile ac- 
cordo coir augusto tabernacolo, da 
formare un tutto di singolare e raa- 
raviglioso efiètto. Sotto T altare del 
sotten*aneo sono stati rìposti il cor- 
po di 8. Timoteo discepolo di s. 
Paolo, ed altre sacre reliquie, che, 
siccome dicemmo, furono rispettate 
dall' incendio. 

La tribuna è stata inoltre nuo- 
vamente decorata dal Poletti, il 
quale non solo dirige, come si disse, 
i lavori, ma fornisce tutti i disegni 
del risorgente edifìzio, di ricche e 
vaghe dorature, di quattro colonne 
e dieci pilastri di paonazzetto, di 
lastre della piti rara qualità di mar- 
mo coristio detto cipollino, di nu- 
midico detto giallo antico, di porfi- 
do ec, che rivestono le pareti da 
ten*a sino all' imposta. Splendido 
n' è il pavimento di figure romboi- 
dali e circolarì , sia per la rarità 
delle pietre egregiamente lavorate, 
terminando sul diametro con due 
lunghi scalini del più bel granito 
orientale. Si ammira nel centro un 
magnifico seggio pontificale di mar- 
mo bianco di finissimo lavoro, su 
cui in una lunetta il nominato ba- 
rone Gamuccini rappresentò in di- 
pinto, l'apostolo s. Paolo tra una 
gloria di angeli. La sedia è pure 
ornata da un bassorilievo in cui, il 
cav. Pietro Tenerani effigiò il divin 
Salvatore in atto di porgere al prin- 
cipe degli apostoli le chiavi , ed é 
fiancheggiata da due angeli, da lui 
diretti nell'esecuzione. Ai lati della 



CHI 



123 



tribuna, oltre le due antiche cap- 
pelle del ss. Sagramento, e del ss. 
Crocefisso, ristorate, ed abbellite, a 
destiti vi è pure quella nobilissima 
di s. Benedetto, e a sinistra quella 
di s. Stefano, ambedue architettate 
dal menzionato cav. Poletti. Nella 
prima si» ammirano un leggiadro pa- 
vimento di marmi colorati, la volta 
dorata con istucchi , donde prende 
meravigliosamente la luce. Nel mez- 
zo del recinto sorge l'altare ricco 
' de' più belli alabastri colla statua 
sedente di s. Benedetto allogata al 
detto cav. Tenerani : sonovi dodi- 
ci colonne dell'antico Yejo di mar- 
mo bigio orìentale, divisa ciascuna 
in venti accette, coronate da svelti 
capitelli di un singoiar ordine co- 
rintio, sostenendole un podio di 
granito; colonne che isolate lungo 
i lati della magnifica cappella han- 
no i cornspondenti pilastri della 
stessa pietra, che poggiando sullo 
stesso podio ornano intomo intomo 
le pareti di grandi lastre di mar- 
mo. Le dodici colonne -vennero do- 
nate alla basilica dal Papa che re- 
gna. L'altra cappella viene prìmie^ 
ramente nobilitata dalla statua del 
protomartire s. Stefano, scolpita da 
Rinaldo Rinaldi. L'altare ha due 
colonne di porfido, la volta é con 
istucchi dorati, e dodici pilastri di 
un bel granito rosso orìentale po- 
sano su di un basamento di brec- 
cia africana, e le colonne e i pila- 
stri reggono la trabeazione di mar? 
mo, come di marmo sono tutte le 
cornici. Le pareti saranno rivestite 
di lumachella di Trieste, e nelle 
due arcate laterali si distingueran- 
no i quadri allogati ai pìttorì ac- 
cademici Coghetti , e cav. Podesti : 
anco i sunnominati sono tutti profes- ' 
sori accademici di s. Luca.Le due sta- ' 
tue colossali di marmo lunense, cioè 



224 CUI 

il 8. Pietro apostolo del cay. Giusep- 
pe Fabris^ e il s. Paolo apostolo di 
Adamo Tadolini, forse saranno eret- 
te a' fianchi dell' arco di Placidia. 
•A preservare il pavimento delle cin- 
que navi dair umidità , e dal peri- 
colo delle minori inondazioni del 
fiume, sarà tutto rialzato •òi ben 
quattro palmi circa sopra l'antico 
piano, venendo ciò reputato indi- 
spensabile, ad onta che il eh. avv. 
d. Carlo Fea si dimostrò di con- 
trario parere nel suo opuscolo : La 
basilica ostiense liberata dalT inon- 
dazione del Tevere senza alzare il 
pavimento^ Roma i833. Nell'anno 
precedente ivi egli avea pubblicato 
r altro opuscolo : Riflessioni sidV in-- 
nalzamento della basilica Ostiense. 
Oltre i desciitti, la basilica avrà 
anche nuovi oggetti d'ai*te che ser- 
viranno a renderla vieppiù magni? 
fica, nonché le quattro stupende co- 
lonne di alabastro orientale, man- 
date in dono con altii novi blocchi 
o massi al regnante Pontefice dal 
viceré di Egitto Mehemed-Alì, desti- 
nate a fìir bella mostra e decorazio- 
ne della parte interna della facciata 
del tempio. I quali tredici massi di 
alabastro orientale, sebbene ora sca- 
brosi nella loro superficie, pure 
abbastanza mostrano la gradevole 
Tarìetà delle tinte e delle venature, 
alcune delle quali di un limpido 
diafano, altre di un colore similis- 
simo al melo cotogno; tale che da- 
gli scarpellini dicesi cotognino : al- 
tre di un bianco candido, per cui 
dagl'intendenti sì argomenta quan- 
ta sarà la bellezza de' colori, quan- 
do i massi stessi avranno avuta la 
forma di colonne, ed il loro puli- 
mento. Alle quali considerazioni a- 
vuto riguardo alle straordinarie mi- 
sure de' massi, i medesimi intenden- 
ti non dubitano di affermare, che 



CHI 

niun monumento sagro, o profano 
d'Italia, anzi d'Europa intera, po- 
trà vantarsi di aver colonne di sì 
raro marmo, e di misui^e eguali a 
quelle, che si ammireranno nella 
basilica di s. Paolo. 

L'esterno del tempio eziandio, 
e proporzionatamente sarà rinnova- 
to, e nuovo pure ne sarà il portico, 
e il quadrìportico com' ebbe antica- 
mente. Nuova del pari sarà la torre 
campanaria già in costruzione a va- 
rii ordini e figure. Le pai*eti ester- 
ne della basilica nella i*egolarità del- 
le sue finestre, e cornici saranno or- 
nate similmente da una nuova e 
semplice decorazione, come si deve 
alla nobiltà del tempio; e nel lato 
che guarda Roma si distinguerà un 
maestoso portico di dodici colonne 
corintie di marmo greco, avanzi del- 
l'incendio, già alzate sui loro pie-? 
destalli con basi e capitelli marmo- 
rei maestrevolmente lavorati. Sotto 
questo portico che dà adito laterale 
alla crocerà, sarà collocata in mar- 
mo e lettere di metallo la grande 
iscrizione storica, che rammenterà 
la parte del tempio risorta, e la 
consacrazione di essa. Cosi alla fac- 
ciata principale e al quadrìportico 
introdurrà un nuovo magnifico in- 
gresso simile al descrìtto, contro al 
quale è già stata tagliata una mae- 
stosa via, che partendo dall'Ostien- 
se nel luogo detto la Crocetta, si 
dirìge a questo punto del sagro edi- 
ficio. 

In tal modo quel Dio onnipotente, 
che sa volgere il male in bene, e 
la sciagura in prospera sorte, fece 
risorgere piìi splendida e sontuosa 
la basìlica Costantiniana, ad onore 
del Dottore delle genti, del vaso 
di elezione s. Paolo, per lo che le 
belle arti fecero a gara, di renderla 
degna d' un tanto apostolo, del se- 



CHI 

colo XIX, e del pontificato di Gre- 
gorio XYI. Il perchè ben a ra- 
gione vivamente n'esulta esso Pa- 
pa, conoscendo che per tal guisa 
▼ieppiii si aca*escerà il decoro della 
casa di Dio, e la magnificenza di 
un tempio, il cui deplorabile incen- 
dio fii riguardato, il ripetiamo an- 
cora una volta, come una pubblica 
sventui^a, ed ora la riedificazione si 
considera quale insigne trionfo del- 
la Religione cattolica, e delle arti. 
Compita che fu la suddetta nave 
traversa, per restituirla al culto di- 
vino, mentre l'altra porzione della 
basilica felicemente è tuttavìa in cor- 
so di costruzione, il medesimo Gre- 
gorio XVI ai 5 ottobre i84o con 
quelle solennità e sagi*e cerìmonie 
che descrivemmo all'articolo Chiesa, 
parlando della sua consagrazione, 
commise al p. abbate d. Gio. Fran- 
cesco Zelli abbate del monistero di s. 
Paolo di ^ne la benedizione, ed al 
Cardinal Antonio Domenico Gamberi- 
ni, dì eseguire le cerimonie precedenti 
la consagrazione dell'altare papale, 
la quale fu eseguita dallo stesso 
Pontefice. Quindi questi per esegui- 
re la consagi^azione, portatosi nel- 
la basilica, preceduto e seguito da 
tutti quelli , che hanno luogo nel- 
la cappella papale, passò alla trì- 
buna, ed assisosi nella sedia pon- 
tificale pronunziò un' apposita ome- 
lia, facendo pubblicare dal Cardinal 
primo diacono assistente l'indulgen- 
za plenaria ai fedeli presenti, ed a 
coloro, i quali o nello stesso giorno, 
o per sequens triduum avessero vi- 
sitato ed orato nella basìlica; e nei 
seguenti anni, l'indulgenza parziale 
di cinquanta anni, e di altrettante 
quarantene, nella ricorrenza di ogni 
anniversario della consagrazione del- 
l' altare dell'apostolo s. Paolo. Qo- 
po l'omelia su questo altare, il Pa.- 
voL. xir. 



CHI »5 

pa volle celebrarvi il santo «agiùfi- 
zio della messa, die fu il primo ad 
essei*vi ofierto dopo la sua memo- 
rabile restaurazione. Bicori*endo poi 
a' 25 gennaio 1841 la festa della 
conversione di s. Paolo, perchè si 
rinnovassero nella detta nave tra- 
versa i divini uffizii, Gregorio XYI 
coir autorità del breve pontificio > 
Magnitudo et praestantia incliti or^ 
dinis s, Benedictiy abilitò, come su- 
peiiormente si accennò, il p. abba- 
te del monistero di s. Paolo di po- 
ter celebrare sullo stesso altare del- 
la confessione la messa pontificale, 
e gli altri divini uffici , coli' assi- 
stenza de' monaci benedettini cassì- 
nesi del monistero, al cui Ordine è 
affidata la custodia, della basilica. 
Per dare poi lo stesso Pontefice al- 
tra prova di devozione all' apostolo 
s. Paolo, e di amore a questo ve- 
nerando tempio, ai 3o giugno del- 
lo stesso anno, festa della comme- 
morazione di s. Paolo, vi si portò 
a celebitire la messa bassa, e poi 
volle assistere al pontificale della 
cappella prelatizia, che, secondo il de- 
cretato di Benedetto XIY , in tal circo* 
stanza vi celebra un vescovo assistente 
al soglio, coli' intervento del collegio 
de' vescovi cui il celebrante appai tie- 
ne. La messa venne pontificata da 
monsignor Antonio Traversi patriar- 
ca di Costantinopoli, ed il Papa 
volle che vi prestassero assistenza 
i Cardinali della commissione^ la sua 
camera segreta, e i monaci del mo-^ 
nistero, facendo sedere per distiur 
zione l'abbate dì s. Paolo, e in cap- 
pa, presso gli arcivescovi e vescovi 
assistenti al soglio, luogo che in for- 
za di un dea*eto di Benedetto XIII 
nel concilio Romano, appaiiiene a 
detto abbate nelle cappelle Pontifi- 
cie e nei sinodi. 

Yeggasi ì^ Orazione intorno la fé? 

i5 



2^6 CHI 

stivila deUa commemorazione di s. 
Paolo solennizzata il di 3o di giu- 
gno i84i nella sua basilica fuori 
della porta ostiense, dalla Santità 
di Nostro Signore Gregorio XFI fe- 
licemente regnante, di Luigi More* 
schi segretario della commissione dc" 
putata alla riedificazione di essa 
basilica, Roma i84i* 

Dei Monistero di s. Paolo, 

La basilica di s. Paolo è affida- 
ta fino dal settimo secolo alla cu- 
stodia dei monaci benedettini, detti 
un tempo neri per l' abito nero che 
vestono, poi cluniacensi, ed oggi 
cassi Desi, pei*chè nel 14^^ ^ggi'^gs* 
ti alla congregazione di tal nome. 
Essi la ufficiano, e la servono da 
penitenzieii, e vi hanno la parroc- 
chia; ma tanto il monistero, che 
l'abbazia con giurisdizione ordina- 
ria^ è sotto il governo d'un abba- 
te della stessa congregazione. Esso 
ed i monaci abitano nel!' ampio mo- 
nistero congiunto alla basilica ; mo- 
nistero con vastissimo ed elegante 
claustro o corte, di architettura così 
detta gotica, ornata da più centina- 
ia di colonnine di vari marmi, qua- 
li lisce, quali spirali, abbellite con la- 
vori di musaico, basate sopra un po- 
dio, e sorreggenti degli archetti di mar- 
mo a tutto sesto. Il lavoro appartiene 
a quell'epoca, che fu sul finire del 
decimosècondo secolo, e l'entrar del 
decimoteiYO, e però si congettura 
che i musaici sieno dei famosi Cosi- 
mati, e probabilmente è pur di essi 
il disegno di tal mirabile e magni- 
fico chiostio, per la perfetta somi- 
glianza di quello di s. Scolastica a 
Subiaco, dove è chiaro ch'essi ne fu- 
rono gli artefici. Lungo la sua log- 
gia, nelle pareti, sono affisse infinite 
iscrizioni sagre e profane^ oltjL*e di- 



GHI 

verse sculture sepola^ali, molte del- 
le quali ab antico appartenenti alla 
basilica, qui furono ^tte collocare 
dal celebre p. abbate Pier Luigi 
Galletti, e dal p. Cornelio Margari- 
ni pubblicate; e poscia aca*esciute 
dal celebre p. abbate di Costanzo, 
6 pili ampiamente, e con maggior 
prensione da monsignor Nicolai nel- 
la lodata storia della basilica^ Ma 
dei primi monaci che abitarono 
questo insigne monistero, ed ebbe- 
ro in custodia la basilica, e di quan- 
to riguarda i cassinesi^ andiamo 
brevemente a indicarlo. 

Ottavio Pandroli, ne' Tesori na- 
scosti di Roma, parlando della ba- 
silica di s. Paolo, è di opinione che 
dopo la sua erezione fosse affidata 
alla cura dei chieiùci secolari. Sic- 
come poi è oscuro il tempo in cui 
fu edificato il monistero, e fu con- 
segnata la basilica all'Ordine mona^ 
stico, perchè ne avesse cura, e vi 
esercitasse gli uffici divini, riporte- 
remo qui le notizie, che ci venne 
dato di rinvenire. E primieramente, 
s. Gregorio I dispose che sul vene- 
rando corpo, ossia sull'altare di san 
Paolo (che alcuni chiamano de' ss. 
Pietro e Paolo per la pia credenza 
che ivi sieno metà de' loro corpi), 
si celebrasse il sagrifizio delia messa, 
ed assegnò alcune vaste possessioni 
alla basilica di cui parlammo su* 
periormente, pel mantenimento dei 
lumi che ardessero di continuo in- 
nanzi al sepolcro del dottore delle 
genti, giacche, come esprime il san- 
to Pontefice , i lumi continui ben 
convenivano a chi colla dottrina e 
predicazione aveva illuminato tutto 
il mondo. Dal tenore di questa do- 
nazione, che l'annalista Baronio ri- 
porta all'anno 604» num. 18, e che 
fu scolpita su di un marmo che sta- 
va alla sinistra della nave grande^ 



CHI 

fra Tultima colonna , e gli scalini , 
si legge: Menasterium sancH Ste- 
phaniy quod est ancillarum Dei^ 
positum ad sanctum Paulum, Ma 
siccome si ha dal Severano, MemO' 
rie sagre delle sette chiese y p. 385, 
che tal monistero era collocato pre- 
cisamente dove si divìde la strada, 
che conduce al prospetto esterno 
della basilica, e che egli stesso ne 
vide la porta con le colonne, e con 
una parte della tribuna, così non 
può ci*edersi, che ad saiictum Pau^ 
lum si debba intendere prope basi- 
licam sancti PauU^ nel luogo ove 
dal fiume Aimone si divide la via 
ostiense. Troppo poi é evidente che 
il monistero era per le donne, e che 
nella donazione di s. Gregorio I non 
si fa menzione di monistero pegli 
uomini, e molto meno pei monaci 
stanziati nella basilica di s. Paolo. Il 
Nibby, Analisi storico tip. ant dei 
dintorni di Roma, t. Ili, p. 271 , 
dice chiaramente che nell'anno 6o4 
la basìlica ostiense non era ancora 
ai monaci benedettini soggetta, ma 
veniva uffiziata dal clero secolare, 
il quale ne amministrava ancora le 
rendite. 

• Da molti scrittori poi si sostiene, 
che verso Tanno 649 la basilica 
venisse consegnata ai monaci bene- 
dettini dal Pontefice s. Martino I, 
il quale iti quella lateranense cele- 
brò un concilio coli' intervento di 
cento cinque vescovi contro Tei^esìa 
de' monotelìti. Per quell' eresia mol- 
tissimi monaci, onde evitare le ul- 
teriori vessazioni di simili eretici, sì 
dall' orìente , che dall' Africa si ri- 
fugiarono in Roma, e il detto Papa 
assegnò loro Tufììziatura di vane 
chiese. Tutta volta si vuole che i 
benedettini fossero posti nella basi- 
lica in un tempo anteriore, dappoi- 
ché si legge in Anastasio, e nella 



CHI ai7 

vita di s. Gregorio II, eletto nel- 
l'anno 7 1 5 : M Hic monasteria, quae 
M secus basìlicam s. Pauh erant, 
M ad solitudinem deducta, innova- 
99 vit : atque ordinalis servis Dei 
M monachis, congi^ationem post 
»> longum tempus constìtuit, ut ibi- 
M dem die noctuque Deo redderent 
» laudes". Il Panvinio vuole attri- 
buire al medesimo Pontefice s. Gre- 
gorio II, ch'era stato monaco be- 
nedettino, il merito di avere accor- 
dato la custodia della basilica , al 
suo illustre Ordine : ed altri dicono 
che Giovanni VIII, dell' 872, quan- 
do eresse nelle vicinanze il borgo 
che prese il suo nome, perfezionò 
ancora il monistero contiguo alla ba- 
silica. Ma che s. Gregorio II restau- 
rasse il monistero di s. Paolo, e che 
al suo tempo già vi abitassero i bene- 
dettini, lo abbiamo pure da Mabillon. 
Certo è che il Pontefice Leone VII, 
creato contro sua vogha nel 936, 
vedendovi decaduta la disciplina mo- 
nastica per le calamità di que' tem- 
pi, chiamò a Roma s. Odone ab- 
bate di Clugny, per riformare, e riedi- 
ficare in s. Paolo il monistero il qua- 
le vi era anticamente, e per conciliar 
la pace fta Ugone re d' Italia, ed 
Alberico principe di Roma. Il me- 
desimo Mabillon, saec. V Bened, 
pag. 907 , scrisse che il detto Leo- 
ne VII era stato monaco bene- 
dettino. S. Odone avendo fatto ri- 
fiorire la benedettina famiglia in s. 
Paolo, e in altri monisteri, fece poi 
ritorno iu Francia. 

Essendosi rotta la pace , Stefano 
Vili, detto IX, che gli successe, ri^ 
chiamò a Roma s. Odone per rista- 
bilirla ; ma nel viaggio morì a 
Tours. Giovanni monaco nella di 
lui vita, e Leone Ostiense, in Chron, 
asseriscono che la basilica e la cu- 
ra del monistero fosse affidata da 



!l!28 



CHI 



Marino II, ovvero Martino IH, che 
nel 943 successe al detto Stefano IX, 
a Balduino discepolo del medesimo s. 
Odone, come quegli che si applicò 
molto alla riforma del clero seco- 
lare e regolare. Agapito II fu elet- 
to dopo Martino III nel g46, e con 
premura domandò ad Einoldo ab- 
bate di Goi^e, che mandasse a Ro- 
ma alcuni de' suoi monaci a pei*fè- 
zionare nel monistero di s. Paolo 
r incominciata riforma. Di fatti riu- 
scì al monaco Andrea colle sue 
esemplari virtù di richiamare al 
retto sentiero i monaci di s. Pao- 
lo, ch'eransi nuovamente intiepi- 
diti. 

Scrivono alcuni che Giovanni , 
detto XIX, il quale fu sollevato alla 
cattedra di s. Pietro nel ioo3, ver- 
so la fine della sua vita, ch'ebbe 
termine nel maggio loog, rinunziò 
al pontificato, per ritirarsi all'abba- 
zia de' benedettini di s. Paolo di 
•Roma, dove abbracciò la vita mo- 
nastica; ma per tale notizia non 
recano fondamento alcuno che la 
provi, e i critici moderni non ne 
fenno parola. Fu abbate cluniacen- 
se del monistero di s. Paolo Ilde- 
brando Aldobrandiui romano, secon- 
do Ugone Flaviniacense, in Chron,, 
che meritò nel 1078 di essere su- 
blimato al pontificato col nome di 
Gregorio VII, e di avere qual san- 
to la venerazione della Chiesa. Di 
lui, mentre era abbate del moniste- 
ro di s. Paolo, tratta il Piazza nel- 
V Eorterolpgio a pag. 258. Di so- 
pra parlammo della porta di bron- 
zo della basilica, ch'egli essendo 
legato a Costantinopoli fece esegui- 
re per conto del console romano 
Pantaleone, sebbene vi sieno alcuni 
che asseriscono tre essere le porte 
di bronzo fatte per ordine di Pan- 
taleone. Nello stesso secolo XI, i 



CHI 

monaci cassinesi divennero proprie^ 
tari di Nazzano, terra situata sulla 
riva destra del Tevere, sotto il go'- 
verno di Castel Novo di Porto, e 
l'ecclesiastica ordinaria giurisdizione 
del p. abbate di s. Paolo. Come 
appartenente a' monaci di s. Paolo^ 
si ricorda col nome di CasteUum 
Nazardy nella bolla data dal nomi^ 
nato s. Gregorio VII nel 1074» 
come si può vedere nel Bullariunt 
Cassinense, Poscia, e nel i^*jiy fu 
riunito al suo territorio la metà di 
quello di Menna, terra distrutta, 
posta nelle sue vicinanze. 

Di sopra dicemmo pure che 
molti degli abbati di s. Paolo fu- 
rono creati Cardinali , e che la 
chiesa fu detta abbazia cai^inalizia, 
perchè talvolta vi presiedette un 
Cardinale, intervenendo il suo ab- 
bate nelle solenni funzioni celebra-* 
te dal Papa, nelle quali coU'abbate 
della basilica patriarcale di s. Lo- 
i*enzo fuori le mura, precedevano i 
venti abbati delle abbazie privile- 
giate di Roma. In seguito, il grande 
Innocenzo III emanò una bolla ai 
i3 giugno i2o3 a favore della ba- 
silica. In essa si legge : Ordinem mo* 
nasticum sub regala sancii Benedi' 
cti in eodem (monasterio) perpe- 
tuo vigere cònsliluit. Dipoi pose il 
monistero sotto la protezione dei 
beati apostoli Pietro e Paolo, e 
quindi sotto quella del Papa. Nel 
secolo seguente Bonifacio Vili per- 
mise che l'abbate celebrasse nell'al- 
tare papale, come ripoita il succi- 
tato Severano ; e Giovanni XXII 
da Avignone, ai 3i gennaio 1826, 
diresse una bolla, Dilecto filio ah^ 
hati oc convenlui monachorunt san^ 
cti PauU de Urbe, colla quale con- 
cesse che le oblazioni provenienti 
per cinque anni dall' altare maggio- 
re della basilica, potessero erogarsi 



CHI 

d condurre al termine il musaico 
incominciato sulla fronte principale 
della facciata esterna della stessa pa- 
triarcale basilica. 

Dopo il lagrimevole scisma d'oc- 
cidente, tranquillò Roma e l'Italia 
Martino V, Colonna^ romano, che si 
tnerìtò il bel tìtolo di Padre della 
Patria: e malgrado le riforme e i 
restauri, il monistero di s. Paolo 
era a quell'epoca ridotto in pessi- 
mo stato. Il perchè, volendo Mar- 
tino' V restituirlo all'antico splen- 
dore, non solo colla costituzione dei 
4 settembre 14^3, che si riporta 
nel bollano Cassinese nel tomo II, 
a pag. !2g4, provvide alla totale 
restaurazione della basilica ; ma per 
la fama dell'osservanza regolare e 
dell'esemplarità di vita de' monaci 
della novella congregazione bene- 
dettina di s. Giustina di Padova, 
unì alla congregazione i monaci, e 
diede ad essa nell' anno seguente il 
monistero e la custodia della basilica, 
che tuttora possiede. Quindi la con- 
gregazione di s. Giustina, per rispetto 
air arcicenobio di Monte Cassino, da 
dove s. Benedetto avea promulgato 
la sua regola, fu detta congregazio- 
ne cassinense. Di poi con bolla dei 
28 luglio 14^5, che si legge nel 
citato bollano cassinense a pag. 287 
e se^.^ Mainino V incaricò il vir- 
tuoso Cardinal Gabriele Condulme- 
ro veneziano, e degno nipote di 
Gregorio XII, di presiedere e vigi- 
lare sulla riforma del monistero, 
operata dai monaci della lodata 
congregazione, non che di vegliare 
alle riparazioni del venerabile tem- 
pio. Per gran ventura di questo mo- 
nistero, il Cardinal Condulmero, per 
morte di Martino V, fu eletto su- 
premo Gerarca col nome di Euge- 
nio IV, il quale considerando gli 
iauumerabih e singolari privilegi, 



CHI 229 

onori, e beni, che gli furono con- 
cessi dai Sommi Pontefici prede- 
cessori, ed alla pietà di diversi im- 
peratori romani^ non solo li con- 
fermò, ma altri ve ne aggiunse. 
Chi amasse conoscere in dettaglio 
i possedimenti, che avevano una 
volta i monaci di s. Paolo, legga la 
bolla di Gregorio VII. 

Indi Eugenio IV, per riguardo 
all'aria insalubre che nella stagio- 
ne estiva respiravasi in questo mo- 
nistero, soppresse la dignità di ab- 
bate del monistero di s. Clemente 
in Tivoli, incorporandola a quello 
dell'abbate di s. Paolo, acciocché i 
di lui monaci avessero in quella 
città uu luogo ove poter godere 
d' un' aria salubre, come il Papa si 
espresse nella bolla di concessione, 
che spedì da Firenze nel y435 ai 
i5 agosto, e come si può vedere 
nel precitato bollario tomo I, pag. 
3 1 4* Però nel pontificato di s. Pio 
V, e neir anno 1 569 i monaci cas- 
sinosi vendettero l'abbazia di s. Cle- 
mente per mille seicento scudi, alle 
monache del terzo Ordine di san 
Francesco, cioè il monastero e la 
contigua chiesa dedicata a s. Cle- 
mente, ad onta che il luogo fosse 
situato in maniera sì deliziosa, che 
chiama vasi Col sereno 9 e volgar- 
mente Cocerino, 

Non si deve qui tacere, che sin- 
ché gU abbati di s. Paolo comin- 
ciarono ad essere signori ed ordi- 
nari di s. Oreste e di Ponzano, i 
monaci solevano andare a passare 
Testate nel monistero di s. Edisto, 
esistente sotto il monte Soratte. Su 
di che sono a vedersi le Memorie di 
s. Nonnato abbate del Soratte, dei 
luoghi circonviciniy e loro pertinenze, 
di Antonio degli Effetti, pubblicate 
in Roma nel 1675; nonché l'arti- 
colo Chiesa de' ss. VurcEirzo ed Ava- 



a3o CHI 

STA6I0 alle Acque Salvie, e della 
sua abbazia, cui sono soggetti s. 
Oreste, e Ponzano. Per la stessa 
ragione dell* aria cattiva, ed anco 
pei pericoli delle ostili improvvise 
incursioni, i monaci di s. Paolo si 
procurarono nella stessa città di 
Roma pegli altri tempi dell' anno , 
altro più sicuro domicilio nel pa- 
lazzo presso la chiesa di s. Griso- 
gono. Monsignor Galletti , vescovo 
di Cirene, già abbate cassinese, nel- 
la sua Capena municipio d£ roma- 
ni^ a pag. 96, riporta un isti*omen- 
to, rogato ai 21 gennaio 1434) ^^ 
cui ciò si conferma. Ma siccome i 
monaci non poterono rimanervi, così 
il loro beneficatoi*e Eugenio IV, 
benché assente da Roma, pensò di 
assegnar loro in detta città un al- 
tro stabile ospizio ove potessero di- 
morare con sicurezza , ed esimersi 
non meno dai pericoli delle guer- 
resche, o ladronecce incursioni, che 
dall'aria insalubre dell'estate, e 
deli' autunno. Laonde con bolla da- 
ta in Firenze ai 26 gennaio i435, 
riferita nel bollano Cassinese tom. 
Il, p. 3i3, e da Gìo. Maria Cre- 
scimbeni nella Storia di s. Morìa 
in Cosmediny a pag. 2 53, soppres- 
se la collegiata di quest' ultima ba- 
silica, e la unì all'abbazia di s. Pao- 
lo, con tutti i suoi beni, e coli' ag- 
giudicazione di tutti i suoi canoni- 
cati di mano in mano che venisse- 
ro a vacare, affinchè « Abbas et 
M conventus sancti Pauli nullam ac- 
» ^comodam, in qua se, praesertim 
M guerrarum in illis partibus vigen- 
'* tium, ac alios eorum ad dictam ur- 
*> bem declinationis temporibus re- 
w ducere domum, seu habitationem 
»> in Urbe habere videantur". 

In progresso di tempo i cassinesi 
e l'abbate di s. Paolo nel i5o5 eb- 
bero da Papa Giulio II l'ospizio o 



CHI 

monistero, colla chiesa di s. Satur* 
nino sul monte Quirinale ; il per- 
chè Leone X, che nel i5i3 suc- 
cesse a quel Pontefice, con bolla, 
cui il Crescimbeni riporta a pag. 
259, ripristinò la collegiata di s. 
Maria in Cosmedin, privandone 
l'abbate e i monaci di s. Paolo. Vo- 
lendo poi in appresso il Pontefice 
Paolo V ingrandire il palazzo apo- 
stolico del Quirinale, coli' area che 
occupava il detto monistero e chie- 
sa , donò in compenso la chiesa di 
s. Calisto ( Vedi ) , con 1' annes- 
so palazzo fabbricato dal Cardinal 
Giovanni Moroni titolare di s. Ma- 
ria in Trastevere, e il comodo di 
una barca sul Tevere, pei vari tras- 
porti delle robe de' monaci alla 
basilica ostiense. Fu allora che i 
cassinesi edificarono il bel palazzo 
contiguo alla chiesa di s. Maria in 
Trastevere, e a quella pur titolare 
di s. Calisto, ove abitano ed uffi- 
ciano dai i5 di maggio sino ai i5 
di novembre, passando ad abitare 
negli altti tempi dell'anno, e sta- 
bilmente nel monistero di s. Paolo. 
Nel pontificato d' Innocenzo XII, e 
a' i5 luglio 1691, con beneplacito 
apostolico; mentre i monaci risie* 
dono a s. Calisto, incominciarono 
ogni mattina per turno a recarsi 
alla basilica ostiense, in numero di 
quattro monaci ad uffiziarla, insie- 
me al curato, che per solito risie- 
de nel monistero di s. Paolo, o al- 
meno ne parte dopo la festa de' ss. 
Pietro e Paolo. 

Lungi dal far menzione degli uo- 
mini insigni per virtù , dottrina , 
santità, e dignità ecclesiastiche, che 
fiorirono in questo celebre moniste- 
ro di s. Paolo, solo ci limiteremo 
a dire, che d. Leandro Porzia no- 
bile Friulese, monaco cassinese, pro- 
fessore di teologia in s. Calisto, nel 



CHI 

1722 abbate di s. Paolo, fiitto ve- 
scovo di Bergamo da Innocenio 
XIII, e nei 1728 creato Cardinale 
prete :di s. Calisto da Benedetto 
XIII, ottenne da questo ultimo fino 
dal 1726 per tutti gli abbati di s. 
Paolo prò tempore^ la facoltà di 
conferire la cresima, e gli ordini 
minori a' suoi monaci , sudditi e 
diocesani delle terre soggette alla 
medesima abbazia e monistero. 

Neil' istoria pubblicata sulla ba- 
sìlica da monsignor I*ficolai, sì ha 
r elenco degli abbati del monistero, 
dal secolo X sino al secolo XV, e 
tal quale come lo trovò in un co- 
dice vaticano, che ha per titolo: 
Abhates sacri monasterii sancii Pau» 
li ad viam ostiensem sub congrega» 
tìone cluniacensi. Fi*a gli scrittoli, 
che hanno trattato del nostro mo- 
nistero, merita special menzione il 
nominato p. abbate Galletti, per- 
chè ne' suoi ragionamenti sopra le 
antiche città di Capena e di Gabi, 
città sabina , riporta molte ed im- 
portanti notizie sul monistero me- 
desimo e sui monaci della basilica, 
precipuamente per cib che ha rap* 
porto alla dignità, ed alla giurisdi- 
zione abbaziale, recandone i docu- 
menti tratti dall'archivio del mo- 
nistero , da' registri Farfensi e da 
altre memorie. Su questo argomen- 
to vanno consultati i dottissimi Cont' 
mentari sopra le cronache cassinesi 
di monsignor della Noce arcivesco- 
vo di Rossano. Sulla porta laterale 
della basilica di s. Paolo, verso la 
sagrestia, e in altri luoghi, come 
da ultimo fu messa nel soffitto del- 
la nave traversa, evvi lo stemma 
del monistero, cioè un braccio col- 
la spada impugnata, e intorno ad 
essa una legacela con la fibbia , la 
quale equivale all' ordine equesti'e 
inglese della giarrettiera. Cib deriva 



CHI 



a3r 



perchè prima dello scisma del flo-^ 
ridissimo regno d' Inghilterra, la ba« 
Bilica ostiense stava sotto la prote<< 
zione dei re, come la basilica di s. 
Giovanni sotto quella del re di Fran- 
cia, e quella di s. Maria Maggiore 
sotto quella del re di Spagna, ve-* 
nendo i due ultimi sovrani consi- 
derati come canonici d' ambedue. 
Di &tti Giacomo III, re cattolico 
d"* Inghilterra, che nel secolo decor- 
so abìtb, e morì in Roma, per la 
festa della Pm*ificazione detta vol- 
garmente la Candelora, soleva man- 
dare per oblazione alia basilica una 
candela di cera. 

S. Pjolo primo eremita , del con* 
servatorio pio della ss. Trinità. 
Vedi 

S, Paolo alta Regola, de* religiosi 
riformati del terz' Ordine di s. 
Francesco, V, Francescani. 

S, Pellegrino presso porta Ange-- 
licaj del capitolo Faticano, F", 
Chiesa pi s. Pietro in Vatica«' 
NO, nel paragrafo ove parlasi del» 
le chiese filiali del capitolo k 

S, Pietro in Carcere, V, Arcicon- 
fraternita di s. Giuseppe de' Fa- 
legnami, e Carcere. 

Ss. Pietro, e Marcele^ino. V. Chie- 
sa de' ss. Marcellino, e Pietro. 

S. Pietro in Montorio^ titolo Car- 
dinalizio, in cura de' religiosi mi- 
nori osservanti^ nel rione Trastet» 
vere. 

Nella più alta punta del monte 
Gianicolo, ove Anco Marzio, quai*to 
re di Roma, fundb la rocca giani- 
colense, fu edificata questa chiesa, 



9i3i CHI 

nel luogo, cioè, ove Vuoisi die s. Pie- 
tro fosse crocefisso. Fu detto que- 
sto monte Gìanicolo perdiè fu de- 
dicato a Giano, inventore del vino, 
e custode delle porte, le quali con 
vocabolo latino diconsi Januae, e 
quivi dicono gli storici fu sepolto 
Giano perchè edificò questa parte di 
Roma a fiK)nte del Campidoglio; 
luogo che dicesi abitato anco dal 
re Saturno. Né sembra vero che ivi 
fosse pure tumulato l'altro re di 
Ronaa Numa Pompilio. F|U detto il 
Monte aureo dalla vidna ed anti- 
ca porta Aurelia, e in appresso Mori' 
torio ossia Monte d^oro dal colore 
giallo dell'arena e sabbia di cui h 
formato questo colle, uno de' sette 
celebri di Koma. Altresì fu chia- 
mato in Castro aureo, dagli avan- 
zi della suddetta rocca, che un tem- 
po guarnivano la sommità del mon- 
te. Sostengono alcuni che V orìgine 
della chiesa sia Costantiniana, dac- 
ché Costantino imperatore edificolla 
«d istanza di s. Silvestro I, come 
quello che eresse chiese ove seguì 
qualche cosa di memorabile. Per 
tale la riconobbe la visita aposto- 
lica nel 1628 sotto Urbano Vili , 
con quelle parole, che riporta il 
Piazza a pag. 664 della sua Gc" 
rarchia. Questo erudito scrìttore, a 
pag. 663, descrive interessanti no- 
tizie sulla chiesa antica, che ivi esi- 
stette dedicata a s. Maria in Ca- 
stello Aureo, e che fu una delle 
venti abbazie privilegiate di Roma, 
il cui abbate assisteva il Sommo 
Pontefice nelle solenni funzioni e 
pontificali. Il p. Casimiro da Ro- 
ma, Mem. istor., nel riportare i di- 
versi cataloghi delle abbazie privi- 
legiate di Roma, dice che il Panci- 
roli sostiene, che quivi era quella 
di s. Maria in Castro Aureo ^ ma 
che il Martinelli crede essere quella 



CHI 

ove al presènte e la Chiesa di x. 
Caterina de* FunarL La chiesa di 
f . Pietro Montorio fu detta ancora di 
9. Angelo in Janiculo, in un censua- 
le dell'archivio del capitolo di s. 
Pietro , nominandosi : Parochia s. 
Angeli in Genocelo (invece di dire 
in Janiculo) de regione Transtybe" 
firn. Cencio Camerario la chiamò 
9, Angelo in Ginocchia, Lo stesso 
Piazza cita gli autori, i quali sosten- 
gono la pia tradizione, che mentre 
ivi il santo apostolo stava penden- 
te in croce, gli apparvero due an- 
geli a consolarlo, con due coi*one 
di gigli e di rose; di che in me- 
moria fu eretta la chiesa in onore 
degli Angeli. 

Si chiamò ancora questo monte 
Antipoli, e Praticano, il perché nac- 
quero le diverse opinioni sul luogo 
della crocefissione di s. Pietro. Il 
Martirologio romano ecco come si 
esprime sul luogo ove il santo apo- 
stolo patì il glorioso martirio :m Ro- 
M mae natalis ss. Apostolorum Pe- 
M tri et Pauli, qui eodem anno, 
» eodemque die passi sunt sub Ne- 
» rone imper., quorum prior in ea- 
M dem Urbe capite ad terra m verso 
«• cr,ucifixus, et in Vaticano juxta 
•* viam triumphalem sepultus, to- 
M tius orbis veneratione celebra tur: 
M Alter vero gladio animadversus, 
n et via Ostiensi sepultus, pari ha- 
M betur honore". Patì adunque s. 
Pietro il supplìzio della croce in 
quella sommità del monte Gìanico- 
lo o Vaticano, che sovrastava alla 
Naumachia, situata al basso presso 
il Tevere, e fu sepolto nell' estrema 
parte del Vaticano, vicino alla qua- 
le erano gli orti dì Nerone, e il 
circo pei cavalli, ec. 

Senza mentovare i gravi scrittori, i 
quali sostengono la crocefissione di 
fi. Pietro sul Gianicolo, ciò che altri 



CHI 

negano, diremo che Valerio Dorico 
aggiunge, che fuori della chiesa di 
t. Pietra Montorio, ove è la cap- 
pella rotonda, si venera precisamen- 
te il sito dove fu eretta la ci*oce 
sulla quale fu collocato s. Pietro, 
e che Paolo III vi concesse molte 
indulgenze, cioè la plenaria nella 
domenica di passione sino all'ottava 
dì pasqua, mentre V altare fu da lui 
reso in pei'petuo privilegiato pei de- 
fonti. In detto luogo la pietà di Fer- 
dinando V, ed Isabella , sovrani di 
Spagna, nel i5o2, fece erigere da Bra- 
mante Lazzeii un tempietto, cioè 
nel centro del cortile de* religiosi del 
contìguo convento. Questo celebre 
tempietto, tanto encomiato per le 
sue graziose forme, è decorato di 
sedici colonne dorìche di granito, 
alte circa quindici palmi, le quali 
circondano la cella, che è sovrasta- 
ta da una cupola. Vi sono due cap- 
pelle; quella supei*iore è adorna di 
sculture, e in quella inferiore evvi 
un quadro della crocefissìone del- 
l'apostolo. Ivi si vede ancora la fos- 
sa dove si vuole essere stata con- 
ficcata la croce ; e il Bramante avea 
ideato di erìgervi all' intomo una 
corte con colonne. Le pitture del 
cortile sono del della Marca, e quel- 
le intorno al chiostro del Roncalli. 
Il Piazza citato, alle pag. 663, 664 
e seguenti, riporta altre testimonian- 
ze di gravi autori, che in questo luogo 
fosse veramente crocefisso s. Pietro, 
in contemplazione di che ne furono 
divotissinii , e spesso visitavano la 
chiesa i ss. Ignazio Lojola, e Filip- 
po Neri ; anzi Benedetto XIV, nel 
1743, nel rendere più solenne l'ot- 
tavario della festa dei principi de- 
gli apostoli, istituì varie cappelle 
prelatizie con pontificale, nelle chie- 
se ove si conservava qualche me- 
moria di loro, e nel settimo giorn<^ 



CHI ii33 

deirottavano, ai 5 luglio, stabiPi 
che ivi si recasse il collegio de' pre- 
lati abbreviatori di parco maggiore, 
ad assistere alla messa pontificale, 
appunto per onorare il luogo dove 
8. Pietro fu crocefisso col capo ver- 
so la teri*a. 

Ritornando alla chiesa di s. Pie- 
tro in Montorio, vuoisi che sia una 
delle dodici chiese edificate in Ro- 
ma da Costantino; numero eguale 
a quello dei dodici apostoli, che 
fosse dedicata agli Angeli, come di- 
cemmo, o alla b. Vergine Maria, 
e a s. Pietro apostolo, per cui Tab- 
bazia ivi fondata fu detta di santa 
Maria in Castro-Aureo y s. Maria 
in capite aureo, e poi fìi detta, in 
un alla chiesa, di s. Pietro in Mon- 
torìo. Dopo essere stata la chiesa 
per molti secoli in custodia dei mo- 
naci, e poi dei celestini per l'ab- 
bandono che questi ultimi ne fece- 
ro, alcuni francesi in divozione al 
santo luogo restaurarono il moni- 
stero. Dipoi il Pontefice Sisto IV, 
mosso dalla santità del b. Amadeo 
dell'Ordine francescano, dal Porto- 
gallo lo chiamò a Roma per suo 
confessore, e nel 1471 gli diede 
questa chi)esa coU'attiguo convento, 
che con disegno di Baccio Pintelii 
restaurarono ed abbellirono i sud- 
detti monarchi Ferdinando ed Isa- 
bella ad istanza del servo di Dio, 
erigendo inoltre dappresso e nel 
luogo ove segui la crocefissìone di 
s. Pietro, il suddescritto vago tem- 
pietto, e ciò in ringraziamento a 
Dio per la prole ricevuta, per le 
orazioni del servo dì Dio, e da lui 
predetta. La chiesa ai g giugno del- 
l'anno santo i5oo fu solennemente 
consagrata dal Papa Alessandro VI 
spagnuolo. 

Sisto V eresse la chiesa in titolo 
cardinalizio, e nel iSSg pel primo 



!»34 CHI 

lo conferì al Cardinal Guido Pepo- 
li bolognese, che il godette sino al 
1^99, nel qual anno Clemente Vili, 
in un alla sagra porpora, vi nomi- 
nò in titolare il Cardinal Domeni- 
co Toschi di Reggio, il quale Terso 
Tanno i6o4 Tabbeiri con nobili 
dipinti. In appresso molti di voti ai 
religiosi francescani Tornarono nei 
suoi chiostri con pittui*e rappresen- 
tanti le gesta di s. Francesco d'As- 
sisi. Ma ricadendo per le ingiurie 
de' tempi in abbietto stato, il mar- 
chese Ferdinando Pacceco di Vii- 
lena, ambasciatore dd re di Spagna 
Filippo ITI, ottenne da quel piissi- 
mo re, che una sì degna memorìa 
de' suoi maggiori si conservasse . 
Laonde con gran dispendio, corns- 
pondente alla regia generosità, do- 
po il i6o5 tì fece la piazza al di- 
nanzi, le mura di sostruzione per so- 
stenere le due strade per ascendervi, 
ed una nobile fontana colle acque Pao- 
le, che dal lago Sabbatino avea portate 
Paolo y nei vicini fontanoni, detti 
di s. Pietro Montorìo. Il medesimo 
Paolo V, allorquando nel 1606 creò 
Cai'dinale Maffeo Barberini, gli die- 
de questa chiesa per titolo, donde 
nel 1610 lo trasferì a quella di s. 
Onofrio, e poi nel iSaS divenne 
Papa col nome di Urbano Vili. 11 
Piazza, a pag. 665^ riporta un de- 
castico antico fatto da Urbano Vili 
su questo titolo, e quanto il Mar- 
iano cantò sulla passione di s. Pie- 
tro. Poscia il Cardinal Giangarzia 
Mìllini, allorché ebbe la chiesa in 
titolo, le fece notabili risarcimenti. 
Quindi il Cardinal Egidio Albornoz, 
spagnuolo ne fu benemerito titolare, 
perchè cinse di mura il convento nel 
1645, mentre successivamente la 
chiesa fu listorata e abbellita anche 
da altri titolari, e per ultimo dal* 
l'attuale Cardinale Antonio Tosti, 



CHI 

romano, in un modo pi'oporzionato 
al suo cuore magnanimo. 

Si ascende alla chiesa per doppia 
scalinata; il suo interno, che ha una 
sola nave è ricco di pregevoli dipinti e 
sculture. Neil' aitar maggiore si ve- 
nera una alivola immagine della 
Madonna. Prìma eravi il capola- 
voro del gran Ra&ele, cioè il ce- 
lebre dipinto della Trasfìgurazione 
a lui commesso dal Cardinal Giu- 
liano de Medici, poi Clemente VII , 
ma perchè fu T ultima produzione 
di quel mirabile ingegno, gli fu pò» 
sto qual elogio a capo del suo cada- 
vere. Secondo l'Alveri, p. 3o8, il 
Cardinal de Medici donò il quadro a 
questa chiesa. Tale stupendo quadro 
dai francesi fu poitato a Parìgi, donde 
venne ricuperato, e collocato nella 
galleria del palazzo vaticano. La se- 
conda cappella a destra ha un'im- 
magine miracolosa di Maria Vergi- 
ne, detta la Madonna della Lettera^ 
fatta qui traspoitare da una felda 
del Monte nel 1714 dal Pontefice 
Clemente XI . Merita pure menzio- 
ne la quarta cappella da questa par- 
te, non solo pel bel quadro della 
Conversione di s. Paolo, di Giorgio 
Vasari, il quale vi dipinse anche 
il suo ritrattò, oltre alcuni freschi 
operati in questa cappella, ma per- 
chè vi sono i depositi della fami* 
glia del Monte, che diede al Vati- 
cano Giulio III. Sopra i quali de- 
positi si veggono le statue scolpite 
da Bartolommeo Ammannato, che 
fu pure autore dì quelle della Re- 
ligione, e della Giustizia. Quivi an- 
cora riposano parte delle ceneri del 
Cardinale de Nobili, nipote di Giu- 
lio IH, che meritò per la sua san- 
tità e dottrina di essere chiamato 
V Angelo del Signore, 

Di questa chiesa sono a consul- 
tarsi, Ciampini*, De Sacr. aedif. 



CHI 

p. 1 3g-: il Tonigio , / sagri trofei 
romani a pag. 4?» Della chiesa di 
s, Pietro in Montano; il Costanù, 
De EccL s, Petri in monte aureo 
pag. 344 ^'^ Append. Cortesii, Ri- 
doIfÌDO Venuti, Descrizione di Ro- 
ma ec. nel tom. IV, riporta gli auto- 
ri, i quali sostengono, o negano che 
quivi fu crocefisso s. Pietro. L' Ai- 
veri, Roma in ogni stato, tom. li, 
pag. 807 e seg., ci dà preziose no- 
tizie di questa chiesa, e de' suoi pre- 
gi artistici, riportando tutte le iscri- 
zioni, che sono in essa. Abbiamo 
poi di Giuseppe Fondi , La bre- 
ve ed erudita notizia de' prodigi del- 
la Madonna della Lettera coronata 
in s, Pietro in Montorio nel colle 
d* oro di Roma Iranno 17 17, con 
altri pii ed utili riflessi, Messina 
1721. 

S. Pietro in Faticano^ basilica 
patriarcale, con parrocchia, in cu- 
ra del capitolo, nel none Borgo, 

Nomi, pregi, e qualifiche principali 
deUa basilica, 

Nella valle posta tra' colli vati- 
cani, detta Campo vaticano, ebbe 
r imperatore Nerone il suo circo, 
il quale incominciava dove oggi è 
la chiesa di s. Marta, ed estendeva- 
si sino al sito ov' erano le scale del- 
l'antica basilica. In questo circo, 
non lungi dalla via trionfale, dai due 
fratelli Marcello ed Apulejo fu se- 
polto il venerabile corpo del primo 
sommo Pontefice , e principe degli 
apostoli s. Pietro, non che dai suoi 
discepoli, fra* quali vi furono Li- 
no e Anacleto, che poi divennero 
Pontefici. Quest'ultimo verso Tan- 
no 106 edificò su quella sepol- 
tura una cappella, ossia oratorio , 
che Costantino converti in magnifi- 



CHI 23T 

ca basilica, e che successivamente v 
Romani Pontefici ridussero a quel- 
la incomparabile maestosissimo tem- 
pio, il quale forma lo stupore dell'in* 
tero mondo. Fu perciò la basilica , 
per quello che contiene, appellata 
e contraddistinta coi più splendidi 
nomi, sino dalla remota antichità. 
Si chiamò augustissima per averla 
pel primo eretta l'augusto Costanti- 
no, incominciando egli stesso l'edi- 
fizio vestito del manto e del palu^* 
damento imperiale, e perchè riguar* 
dasi come un compendio di mera- 
viglie artistiche, un complesso di 
pregi ecclesiastici e di ' memorie Id 
più venerande. Per antonomasia fu 
detta la gran basilica; la tomba di s. 
Pietro : si disse i limini apostolici, qual 
porto ove giungevano i cristiani do^ 
pò lunghe pellegiinazioni per visi- 
tarla ; la Confessione degli apostoli^ 
perdiè il tempio prese tal denomi^ 
nazione dalla parte più nobile, e 
rìspettabile, cioè dal luogo ove è se- 
polto il più prezioso tesoro di cui si 
gloria Roma: ond'è che fu anco 
detto Sagre memorie, e trofei degli 
apostoli. Sì disse poi il tempio Va- 
ticano, perchè essendovi quivi fm % 
tanti edifizi ancora il tempio di A- 
polUne, dove consultato il suo simu- 
lacro dava risposte misteriose , in 
latino dette Vaticinia , perciò a 
questo monte, ed al luogo ven- 
ne il nome di Vaticano. Alcuni di- >, 
cono che così si chiamasse perchè 
Apollo insegnò a' fanciulli per prì- 
me voci va, va, e che aggiungen^- 
dosi poi le altre sillabe, ebbe origi- 
ne il vocabolo Vaticano, 

Nel trattato della Sagrosanta ba^ 
siUca di s, Pietro in Vaticano, de- 
dicato a Benedetto XIV, nel para- 
grafo riguardante gh onorifici titoli 
co' quali i Pontefici qualificarono 
questa basilica, a pag. 78, si legge, 



^36 CHI 

che Gioranni XIX, detto XX, nel- 
la costituzione emanata nel 1029, 
onora questa basilica col titolo di 
'Maestra^ e signora ^ da cui quasi 
tutte le altre chiese hanno ricevuto 
gì' insegnamenti. Questo carattere di 



CHI 

maggioranza sulla prìncipal parte 
delle chiese fu confermata poi da 
Innocenzo III, ma senza eccettuazione : 
ed è perciò che rinnovando egli i 
musaici della tribuna, vi fece porre 
questa iscrizione: 



SYMMA . PETRI . 8EDES . HAEC . EST . SACRA . PRIITCIPIS . AEI)E9 
MATER . CVirCTARYH . DECOR . ET . DECVS . ECCtESlARYM 



Lo Stesso Innocenzo III chiamò 
questa basilica : Quasi propria a» 
postolici praesulis sedeSy per l'abi- 
tazione contigua, che vi ebbero i 
Pontefici sino dall'imperatore Co- 
stantino, come opinò il Ciampini, o 
almeno nel sesto secolo fetta tale da 
8. Simmaco, eletto Papa nel ^qo. £ 
certo poi che prima del secolo de- 
cimo i Pontefici talora abitarono 
presso la basilica: anzi Adriano I, 
e s. Leone III prima assai di tal' epo- 
ca, e nel declinare del secolo ottavo, 
« nei primi del nono, ricevettero Car- 
lo Magno nel palazzo pontificio va- 
ticano, e le donazioni fatte da quel 
principe alla basilica in possessio- 
ni e suppellettili sagre hanno il 
diploma colla data Anno 797 in 
palatìo juxta P^aticanum ad ba- 
silicam sancii Petri apostoli^ E cer- 
to ancora che si hanno diverse bol- 
le di Eugenio III, ed Adriano IV 
colla data apud s. Petrum; avendo 
alternativamente abitato al Valica- 
' no, ed al Laterano. Due sedie poi 
Vi furono in s. Pietro, la cattedra 
di queir apostolo, e la maestosa se- 
dia di marmo eretta da Costantino 
stesso in mezzo alla tribuna, le qua- 
li si mantennero sino alla nuova fab- 
brica, ed ambedue furono adopera- 
te dai Papi nelle funzioni. Altre ra- 
gioni per cui Innocenzo III chiamò 
il tempio Vaticano sede propria e 
singolare del romano Pontefice. 
Gli altri Papi, che contraddistinse- 



ro con onorevoli titoli la basilica, co- 
me si può leggere nella citata o- 
pera, sono Nicolò III, Nicolò IV, 
Nicolò V, e Sisto IV: e per non 
dire di altri, oltre quanto analoga- 
mente si dirà in progresso , Bene- 
detto XIII, in un breve de' 26 a- 
prìle 1726, la chiamò Speciale se- 
dis Apostolicae membrum^ et pro^ 
pria Romani Pontijicis sedes, nec 
non ceterarum Urbis et orbìs eccle- 
siarum specuhim et decus. Onofrio 
Panvinio nell' opera mss., che si con- 
serva nell'archivio della basilica, 
quantunque avesse piena cognizione 
della bolla di Gregorio XI in favo- 
re della patriarcale basilica latera- 
nense, riconosce il primato di questa, 
senza però togliere al tempio di s. Pie- 
tro la medesima prerogativa. Ne tac- 
ciamo , che Pio IV decretò sulla 
preeminenza del capitolo lateranense, 
ciò che venne confermato da s. Pio 
V. Nel Diario però di Stefano Infes- 
sura, ai i5 maggio i568, si legge 
che il capitolo lateranense precede 
il vaticano, non ostante che la chie- 
sa di s. Pietro sia piti degna. Lun- 
gi dal pronunziare qualsiasi senti- 
mento, invitiamo invece a leggere 
r articolo Chiesa di s. GiovAirm in 
LUTERANO, ove in compendio dicem- 
mo delle sue principali prerogative. 
Degno di somma venerazione è 
r altare di s. TPietro, chiamato Con- 
fessionCy tomba de' principi degli a- 
postoli^ limina apostolorum^ e Se* 



CHI 

poterò di s, Pietro, prima consagra- 
to da s. Silvestro I, poi da Calisto 
li, e quindi da Clemente Vili. f^. 
Joh. Ciampinì, De Confessione ba- 
silicae s. Petri; e Stefano Borgia^ 
Vaticana confessio principis aposto^ 
luni, chronologicis tam veterum^ quam 
recentiorum scriptoruni testimoniis in' 
lustrata^ Romae 1776. All'articolo 
Cappelle PoNTiFiaE, parlammo del 
decreto della cerimoniale, che pre- 
scrive genuflettere passando avanti 
la tomba dei principi degli aposto- 
li. Sopra questo altare, oggetto del- 
la venei*azione di tutte le nazioni 
deir orbe cattolico , perchè eretto 
«ui corpi dei bb. apostoli Pietro e 
Paolo (i quali Tuolsi che s. Silve- 
stro I abbia diviso tra questa basili- 
ca, e la ostiense, per cui ambedue 
le confessioni fìirono dette Umina 
apostolorum)^ i sovrani più potenti 
depositarono le loro insegne impe- 
riali e reali, olirono magnifìci do- 
nativi, lasciarono i documenti delle 
loro generose donazioni in favore 
della romana Chiesa, ed i popoli 
ancora si recarono mai sempre a 
visitarlo in religioso pellegrinaggio, 
deponendoTi costantemente i più 
chiari contrassegni della loro pietà. 
Che sino dai primi secoli della Chie- 
da sia stato grande il concorso per 
visitai*e i sagri Limini degli aposto- 
li in Roma, persino dalle più ri- 
mote parti del mondo, e che que- 
sti limini insieme ai luoghi santi di 
Gerusalemme e Palestina sieno stati 
tenuti come i due santuari più fre- 
quentati, ne rendono chiare prove 
le testimonianze di tutti gli scrit- 
tori. 

S. Girolamo ci assicura degli os- 
sequi di tutto il mondo. Ennodio, 
che fiori nel declinare del IV se- 
colo, asserisce essere la chiesa di s^ 
Pietro frequentata dai pellegriEti, 



GHI a37 

che vi accorrevano da tutti i luo- 
ghi, e Beda attesta che al suo tem- 
po, cioè nel settimo secolo, i popoli 
della Bretagna d'ambo i sessi e di 
qualunque condizione si recavano 
alla basìlica per ispirito di pietà. 
I^icolò I afferma, che ogni giorno 
la visitavano migliaia di fedeli di 
lontane regioni, molti de' quali si 
determinarono abitarvi Ticino. In- 
numerabili poi furono quelli, che 
vi si recarono nell'anno i3oo, per 
cui Bonifacio VIII si determinò sta- 
bilire in epoche fisse la celebrazio- 
ne dell' anno santo dell' universale 
giubileo, mediante la visita di que- 
sta patriarcale, e di quella di s. 
Paolo, cui altii Pontefici aggiunse- 
ro la vìsita ad aitile due patriarca- 
li. Presso la porta santa della ba- 
silica evvi una lapide, che contiene 
la bol)a di Bonifacio Vili per la 
promulgazione del primo regolare 
giubileo universale. Bella porta san^ 
ta della basilica vaticana, dell' aper- 
tura e chiusuiti che ne fa il Papa, 
si tratta all' articolo Aniti santi, non- 
ché a Cappelle pontificie, nel voi. 
Vili, pag. 200. Una prova del gran 
concorso di pellegrini di ogni na- 
zione alla basilica, sono gli ospizi, 
che furono fondati presso il Vati- 
cano a loro comodo. L'Anastasio 
racconta, che Ste&no III fabbricò 
pi*esso la basilica due ospedali, e 
in altre parti della città ne ristorò 
quattro. Adriano I innalzò un ospi- 
zio nelle vicinanze del Vaticano, 
nel luogo chiamato Naumachia , e 
s. Leone III dal destro lato della 
basilica edificò una casa comoda con 
bagno per vantaggio de' forestieri, 
il quale forse anco di poi nell'isti- 
tuzione del capitolo, servi pegli in- 
dividui addetti al servigio del coro, 
giacché era loro conceduto di fai'e 
un bagno nel corso dell'anno senza 



a38 CHI 

«&sere soggetti a pimtature per la 
non inler?enzioDe al coro. L' Alfa- 
ratio parla di un'abitazione am- 
pliata da Gregorio XIII, nella quale 
i Pontefici, seguendo T esempio di 
s. Gregorio I, ogni giorno imban- 
dirono la tavola a ti*edici pellegri- 
ni, che si portavano alia visita dei 
sagri Li mini. F, Peti\ Lazzeri, Dis- 
quisido de sacra vetenun chrisda- 
norum Romana peregrinalioncy Ro- 
mae 1774» 

Vicino alla basìlica presso il sito 
ove è ora il palazzo dei s. Uffizio, 
Carlo Magno fece fabbricare la Scho- 
la Francorum, con ospizio e chie- 
sa dedicata al ss. Salvatore, e con 
sepolture, pei pellegrini francesi. 
Vuoisi che Ina ^re de' sassoni isola- 
ni, che per lungo tempo occuparo- 
no l'Inghilterra, Ovvero Offii re dei 
merciorì nell'VIII secolo, abbiano 
fondata pegl' inglesi la Schola Sa^ 
■xonum con ospizio pei pellegrini , 
donde poi ebbe origine il celebre 
.ospedale di s. Spinto in Sassia. 
Presso la chiesa de' ss. Michele e 
Magno vi fu la scuola e ospizio 
de' frisoni, affine di albergarvi i po- 
poli, che dalla Germania si reca- 
,vano a venerare la tomba di s. 
Pietro. Vi fu pure la Schola Lon- 
gobardoruniy cioè un ospizio, o piut- 
tosto cimiterio con chiesa dedicata 
a s. Giustino, che vuoisi fosse si- 
tuata ove è ora il campo santo dei 
tedeschi, ovvero presso il palazzo Cesi. 
Ed è perciò, che con tanto concorso 
di pnncipi e nazioni a questo tem- 
pio, innumerabili ne furono le obla- 
zioni sino dai pri mordi i del cristia- 
nesimo, ed Appiano Marcellino fa 
menzione di quelle copiosissime do- 
po il -terzo secolo. 

Nel secolo undecimo poi Gio- 
vanni XIX, detto XX, nel con- 
fermare al vescovo di «Selva Can- 



CHI 

dida la giurisdizione sulla basilica, 
e sulla città Leonina, gli assegnò 
le oblazioni che si raccoglievano nel 
solo tempo della messa , ne' giorni 
della domenica delle palme, del gio- 
vedì e venerdì santo, ed in tutto 
il sabbato santo dall' oi'a di terza 
fino alla seguente domenica. Que- 
ste oblazioni dovevano essere con- 
siderabili, come date in compenso 
alle tante occupazioni, che adempi- 
va usi pel Papa dal medesimo vescovo 
di Selva Candida. Questo privilegio fu 
confermato ed ampliato da Vittore 
II, e in seguito il detto vescovo ce- 
dette porzione delle oblazioni ai ca- 
nonici e ministii della basilica, aU 
tix) argomento per credere che fos- 
sero di molto valore. S. Leone IX, 
ch'era divotissimo della basilica, e 
che tre volte la settimana vi si re- 
cava di notte dal Laterano, scalzo, 
ed accompagnato da tre chierici $ 
donò in perpetuo alla basilica la 
decima parte delle oblazioni annuali, 
in aiuto delle grandi spese che fò- 
ceva, anco pel mantenimento della 
fabbrica. Dipoi Innocenzo II con* 
cesse alla basilica la metà delle 
oblazioni, che facevansi agli altari di 
s. Gregorio, di s. Giovanni, e di s. 
Petronilla, nonché nella chiesa di 
s. Malia in Turribus, Eugenio III 
aumentò tal beneficio, dando ai ca- 
nonici la quarta parte di tutte le 
oblazioni, ciò che pur fecem Adria- 
no IV, Alessandro III, e Clemente 
III; ed Innocenzo III ne accordò 
una quarta parte ai canonici, e il 
rimanente per la fabbrica del tem- 
pio, io sollievo de' poveri, e pel 
mantenimento de' lumi^ che in ab- 
bondanza ardevano nel tempio stes- 
so. In progresso di tempo, diminuito 
il fervore de' fedeli, si diminuirono 
anco le oblazioni, per cui Benedetto 
XII da Avignone dovette supplire 



CHI 

colle rendite della camera Aposto- 
lica ai bisogni della basilica, non es- 
sendovi presso gli altarisli somme 
bastanti pe'suoi risai*cimenti : laon- 
de si fanno ascendere ad ottanti- 
mila fiorini i denarì spesi da Be- 
nedetto XH pei risarcimenti della 
basilica. Per quanto poi spetta alle 
oblazioni fette all'altai^e di s. Pietio, 
ai sovrani che furono divoti della 
tomba de' princìpi degli apostoli , e 
ali* obbligo che hanno i vescovi ed 
altri di visitarla, si leggano gli ar- 
ticoli LlBflNA APOSTOLORUM, C DENA- 
RO DI s. PnsTBo, specie di annuo 
tributo, che gl'inglesi pagavano al- 
la tomba del s. Apostolo , mentre 
all'articolo Stati tributari dell4 
SANTA Sede, si dice che tali omaggi, 
e donazioni furono fatte in questo 
luogo, e in modi solenni. 

Degno é ancora di somma venei*a- 
zione l'altare di s. Pietro, pei*chè molti 
santi Pontefici vi hanno celebrato, e 
tuttoi*a vi celebrano i loro successori 
Avanti di esso si fece va anche la 
professione di fede dagl' imperatori 
cattolici sì dell'oriente che dell' oC' 
cidente. Sul medesimo si pongono 
a sedere i Sommi Pontefici appena 
eletti per ricevere dai Cardiuali la 
terza ubbidienza di adorazione, do> 
pò la quale vengono riconosciuti 
per tali da tutto il popolo. Da que- 
sto altare, o confessione si pigliano 
i pallii pontificii, insegna propria dei 
Papi, poi concessa ai patriarchi, ar- 
civescovi, e a qualche vescovo. Qui 
sopra giuravano fedeltà i govei*na- 
tori del patrimonio di s. Pietro, e 
i gonfelonieri di s. Chiesa, promet- 
tendo ubbidienza; locchè fecero ezian- 
dio gli arcivescovi, e i vescovi. Que- 
sta confessione ed altare furono ar- 
ricchiti da preziosissimi doni , dalla 
pietà de' principi, e de' popoli. In 
e»so sempre arsero molti lumi, e 



CHI 239 

per oi*dinario centocinquanta. Ma 
nelle maggiori solennità, e nei dì del- 
le stazioni, ne' quali si aggiungeva- 
no duecento cinquanta lampade, se 
ne accendevano ancora in gran quan- 
tità e per tutta la chi&<^, nei por- 
tici e nelle scale, oltre il gran faro 
o candelabro di Adriano 1, che sta- 
va avanti il presbiterio con trecen- 
to settanta candele, per cui si vuo- 
le che gli altri lumi , oltre quelli 
del candelabro, ascendessero a due 
mila trecento sessanta o settanta. 
Quei lumi stavano in lampade, e 
simili istromenti chiamati fari, can- 
tari, cerosti*ati, corone, delfini, leo- 
ni, licnuchi, e lucerne: anzi si fa 
menzione di un altro grandissimo 
candelliere, che reggeva tanti lumi 
quanti sono i giorni dell'anno. Poi 
parleremo della a*oce che illumina- 
va la basilica le sere del giovedì, 
e venerdì santo. Va rammentato 
pure che tali lumi ardevano con 
olio odoroso di spico, e pei*sino col 
balsamo, giacche si legge presso s. 
Pier Damiani ed altri, che nelle 
parti di Babilonia la sede Apostoli- 
ca possedeva alcuni patri moni i, dai 
quali ricavava ogni anno tanto bal- 
samo per le lampade, che ardevano 
innanzi alla confessione. CoU'olio, il 
quale serve a far ardere le lam- 
padi intorno al sepolcro di san 
Pietro, Dio operò pei menti del 
primo suo vicario molti miraco- 
li, dandone certa testimonianza s. 
Gregorio I, perchè ne trasmise 
un vasetto alla l'egina de' longo- 
bardi Teodolinda. Si ha poi, che 
s. Bonito vescovo di Armenia, es- 
sendosi recato a Roma alla visita 
de' sagri li mini, portò al suo vesco- 
vato un^ ampolla di tal olio , e gli 
infermi che unse con esso ricupe- 
rarono la sanità. 
Tanta fu la venerazione per quo» 



24o CHI 

sìSL santa basilica, che quelli i quali 
erano calunniati di eresie, o di gira- 
vi delitti, si recavano a giustificarsi 
alla tomba di s. Pietro, giurando 
sopra il suo altare la loro innocenza. 
Laonde gli spergiuri ebbero pronta 
e terribile punizione, come segui ad 
£1 Predo re d'Inghilterra, il quale 
volendosi ivi giustificare avanti Gio- 
vanni X, da molti errori da lui 
commessi, cadde a pie dell'altare, 
e portato all'ospedale degli inglesi, 
dopo tre giorni morì miseramente. 
Non COSI avvenne a Pirro, patriar- 
ca di Costantinopoli, che essendosi 
recato a Roma per dimostrare non 
essere monoteli ta, alla presenza del 
Pontefice Teodoro I, e del popolo ro- 
mano, detestò l'eresia, e lesse la pro- 
fessione di fede, cui pose sulla sa- 
gra tomba versando molte lagiime. 
Qui pure fece constare pubblica- 
mente la sua innocenza s. Menna 
calunniato, come fecero molti altri. 
Sopra il medesimo altare i Ponte- 
fici, per assicurarsi della vera con- 
versione degli eretici, solevano farli 
abiurare e giurare, facendo altret- 
tanto cogF imperatori in cose spet- 
tanti alla fede cattolica, come pra- 
ticò Papa s. Ilaro, il quale essendo 
venuto in cognizione che V impera- 
tore Antemio avea seco condotti in 
Homa alcuni eretici macedoniani , 
lo fece giurare sull'altare di s. Pie- 
tro, che non avrebbe permesso ad 
essi di spargere i loro errori. Che se 
lo stesso Papa fu calunniato, giurò 
essere innocente avanti la confes- 
sione. 

Ornamento incomparabile e pre- 
zioso di questa basilica sono le tre 
reliquie maggiori della ss. Croce, 
della Lancia^ e del Volto santo, di 
ognuna delle quali parleremo al ri- 
spettivo articolo, massime airulli- 
uìo, oYc diremo come si conservano, 



CHI 

quando se ne & T ostensione, e fa- 
remo parola dei sovrani che le 
poterono venerare da vicino, dopo 
«ssere stati dichiarati canonici ono- 
rari della stessa basilica, con diplo- 
mi e bolle pontificie. /^. Stefano 
Borgia De Cruce Fatìcana ex do- 
no fustini Augusti in Parasceve ma- 
joris hehdomadae pubUcae veneratto- 
ni exhiberì solita Commenlarius y 
Romae 1779. ^' regnante Pontefi- 
ce Gregorio XYI ha donato, con 
breve de' 18 gennaio i838, alla 
basilica due bellissimi reliquiari di 
argento dorato, lodata opera del 
cav. Filippo Borgognoni, gioielliere 
de' ss. palazzi apostolici e custode 
de' pontificii triregni, col preziosis- 
simo legno della vera Croce; cioè 
uno grande, e l'altro piccolo. Nel 
primo evvi una grande croce d'oro 
di squisito lavoro eseguito in Co- 
stantinopoli, della forma di quelle 
patiùarcali astate, cioè con due aste 
a travei*so, sulla quale si venera in 
tutta la sua lunghezza e larghezza 
il santo e prezioso legno, cui l'im- 
peratore di oriente Filippo II', nel 
1204» n^6a donato ad un'insigne 
basilica. Nel secondo reliquiario si 
contiene la medesima reliquia entro 
antichissima teca d'oro, fatta in for- 
ma di tiittìco, con superbi lavori 
ed ornati; reliquia che vuoisi por- 
tasse in petto a tempo di guerra 
l'imperatore Costantino il Grande. 
11 medesimo Gregoiio XVI ha poi 
dato in custodia al capitolo, il ce- 
lebre reliquiario col legno vivifico 
della croce, che si conservava nella 
sagrestia pontificia, stabilendo che 
nel venerdì santo si esponesse nel- 
la cappella pontificia, nel modo che 
descrivemmo al volume Vili del 
Dizionario y alle pag. 3 11, 3i3, e 
3i4> dove pure vi sono le notizie 
della medesima. Di alcune reliquie 



CHI 

della ss. GiX)ce, tratta l'opera suc- 
citata Della sacrosanta basilica di 
X. Pietro, a p. 4^, e seguenti. In ap- 
presso dìi^emo dei santi Pontefici qui- 
tì sepolti. Vi sono inoltre nella basili- 
ca i corpi dei ss. Gorgonio, Tiburzio 
e Galano, tutti martiri , dei ss. Gio. 
Grisostomo, e Gregorio Nazianze^ 
no Tescovi e confessori , le teste 
di s. Andrea apostolo, e di s. Lu- 
ca evangelista , de' ss. martiri Se- 
bastiano, Giacomo, Interciso, Ma- 
gno, Menna, e Damaso I Papa. 
Innumerabili poi sono le altre reli- 
quie, di cui è ricca questa basilica, 
custodite in reliquiari , urne, teche, 
e tabernacoli pregevoli anco per la 
materia, e per le forme; reliquie 
che si mostrano in diversi tempi 
dell'anno. Anticamente le reliquie 
in appositi armadi si custodivano 
ncll' antica sagrestia, donde nell'edi- 
fìcarsi la nuova furono trasfente nel- 
la cappella di s. Nicolò di Bari, che 
il Bernini apn nel destro lato di 
quella della Pietà, ove, oltre il qua- 
dro in musaico del santo, si venera 
il miracoloso ss. Crocefisso, scolpito 
in l^no dal Cavallini, che, come 
diremo, venera vasi prìma nella stessa 
cappella della Pietà. Delle principali 
reliquie di questa basilica eziandio 
tratta il Cancellieri nella sua Sa^ 
grestia Praticarla a pag. 3r, e se- 
guenti. La coltre, coperta, o pan- 
no, colla quale si raccolsero i corpi 
e le ossa de' ss. martiri, si espone 
alla pubblica venerazione dopo il 
.vespei'o della festa dell' Ascensione, 
nella loggia del pilone di s. Elena, 
e vi limane sino al primo di ago- 
sto, P^, le Notizie^ regole, ed ora' 
zioni in onore de' ss, martiri della 
ss. basilica vaticana^ pel tempo in 
cui sta esposta la sagra coltre^ Ro- 
ma 1756; Rafiaele Sindone Alta-^ 
rium et reUquìarum sacros, Bas, 

VOL. XII. 



CHI 24r 

Vatic, descriptio historìca scriptori^ 
bus et monumentis archivii capita* 
laris illustrata, Romae 1744* 

Tanto l'antica basilica, che la 
nuova ha sette altari privilegiati, e 
quelli della presente sono dedicati 
il primo alta Madonna del Soccorso 
nella cappella Gregoriana ; il secon* 
do ai ss. Processo e Marti niano ; il 
terzo a s. Michele Arcangelo; il 
quarto a s. Petronilla; il quinto 
alla b. Vergine della Colonna; il 
sesto a' ss. Simone e Giuda apo- 
stoli; ed il settimo a san Gl'ego- 
rio I nella cappella Clementina. Su- 
gli altari privilegiati della basilica, 
e sulle indulgenze annesse, è a ve- 
dersi la predetta opera, DèUa sac* 
Bas. ec., a p. 69, nonché Domenico 
Papebrochio, Commentarius de ba» 
silica s, Petri apostolorum princi' 
pis antiqua, a Constantino M. fun^ 
data Romae in Vaticano, ac prae* 
cipue de àUaribus ejusdem in tom. 
VI Junii BoUand. ; // trattato delle 
indulgenze concesse ai sette altari 
della basilica di s. Pietro, cavato 
dalle opere del Torri gio, Ascoli 
f638; Fausto Ricci, Considerazioni 
e Orazioni per insitare la sacra bas, 
s^aticana e i sette altari della me* 
desima^ Roma i754« ^« Anteocu- 
los, orazione che si recita avanti il 
sepolcro di s. Pietro, con indulgen- 
za plenaria. 

La patriarcale basilica di s. Pie- 
tro ha il diritto di aver un se- 
minario , avendolo istituito Urba- 
no VIII con bolla de' 2 5 ottobre 
1626, coir assegno di quattrocento 
annui scudi, detratti dai mille ti*e- 
cento, che la basilica contribuiva al 
seminario romano , e duecento altri 
da somministrarsi dal capitolo vati- 
cano, un canonico del quale n'é 
superiore. Le regole per la direzio- 
ne degli alunni, e pel governo eco- 

16 



34^ CHI 

nomìoo del seminario vaticano, fu- 
rono stampate in Koma nell* an- 
no 1681. F. il Piazza Opere pie 
di Roma, pag. 291, e Tarticolo Se- 
.MCfARio Vaticano. Gli alunni fanno 
parte del clero, e, come diremo par- 
lando deiramprele, sono da lui or- 
dinati chierici. Questa basilica, ol- 
tre i penitenzieri straordinari , ha 
il collegio dei penitenzieri valica' 
ni ( Fedi). S. Pio V diede tale 
incarico a' gesuiti nel iSGg, e Cle- 
mente XIV, nel 17745 ^i surrogò 
■i minori conventuali, che tuttora vi 
stanno. L'istituzione dei penitenzie- 
ri vatii^ani stabili nelle basiliche 
di Roma, forse é la più antica, 
e nel numero essi superano quelli 
delle altre basiliche. Clemente VI, 
in una bolla del i352, fa menzio- 
ne dei penitenzieri delie due basi- 
liche lateranense e vaticana; lode- 
.vole e utile costumanza, che allora 
jaoA era per anco introdotta in al- 
tre chiese. Questi penitenzieri sono 
muniti di singolari facoltà per le as- 
soluzioni. Altra prerogativa della 
basilica vaticana è quella di ammi- 
nistrare il battesimo a qualunque 
si presenti, dappoiché appena eret- 
to il tempio vaticano si pensò ad 
eiigei'vi ancora il battisterìo, e ne 
ebbe la gloria s. Damaso I, creato 
nell'anno 867, cioè pi-ima che di- 
venisse Papa , e nel pontificato di 
«. Liberio. Poi venne restaurato da 
Innocenzo VII, finché fu demolito 
«otto Paolo V, dopo la qual vicen- 
da nella cappella da lui edifica- 
ta fu eretto T odierno. Quantunque 
ne' primi secoli della Chiesa un solo 
in ogni città fosse il fonte battesi- 
male, nondimeno due ne furono 
eretti in Roma, uno nel Laterano, 
l'altro nel Vaticano, non solo per 
•contrassegno di dignità alle due ba- 
•siliche, ma per comodo auco del 



€HI 

popolo. Vero e che Papa s. Dioni- 
giO| eletto nel 261, divise in Roma 
meglio le chiese, e le parrocchie, 
e che s. Marcello I, creato nel 3 04, 
deputò in venticinque chiese i mi- 
nistri per conferire il battesimo, e 
assolvere dai peccati; altro però è 
uno straoi^inario privilegio introdot- 
to dalla necessità, e dal concorso 
de' popoli, altro un dirìlto che na- 
sce dalla preeminenza del luogo. 
Furono in Roma molti ministri de- 
stinati a battezzare anche in chie- 
se diverse; due però furono le ba- 
siliche, una del Vaticano, del La- 
terano l'altra, ambedue contraddi- 
stinte col fonte battesimale. S. Pio 
V dichiarò con bolla la parrocchia 
di s. Pietro per una delle dodici 
vicarìe perpetue, colla doppia prov- 
visione, e da ultimo Leone XII con 
altra bolla, stabilì che il curato 
dovesse essei^e un beneficiato del 
capitolo, il quale esercita le funzio- 
ni pan'occhiali anche nella chiesa 
de ss. Michele e Magno in Sassia 
(Fedi), chiesa eretta da Carlo Ma- 
gno, abbellita da Clemente Vili, e 
filiale della basilica. Innocenzo III 
con due costituzioni obbligò alcune 
chiese esistenti nella Città Leonina 
(Fedi)y a prestare ubbidienza ed 
ossequio al tempio vaticano in scru- 
tinioy baptismo , processionibus^ et 
chrismatis confectione^ locché spiega 
la solenne benedizione del fonte soli- 
ta fai^si nella basilica la mattina del 
sabbato santo. £ siccome prìma sen- 
za differenza di luogo, o di paese, 
tutti egualmente santificava la bar 
silica colle sue acque battesimali, 
tale antica costumanza é ancora ia 
vigore, e molti bambini, dalla città 
quivi si portano a battezzare; pri- 
vilegio che approvò nel 1700 la 
congregazione del concilio, permet- 
tendo al parroco di battezzare chiun»- 



CHI 

que, ad onta che appartenga a cpial- 
siasi paiToochia di Roma. 

Similmente nella basilica si con- 
feiisoe il sagramento della cresima 
con solennità nei giorni compresi 
neir ottava della festa di s. Pietro. 
Dair antico rituale della basilica ri- 
levasi, che in alcune solennità si 
amministrava il battesimo/ e imme- 
diatamente la cresima: m Sì autem 
» episcopus adest, statim confirma- 
>» ri eos opoi*tet chrìsmate". Fra i 
privilegi, die Giovanni XIX, detto 
XX y concesse al Cardinal vesco- 
vo subm*bicario di Selva Ccuidida 
(Ved£)y cioè di conferire il battesimo 
nel sabbato santo precedente la pa- 
squa di risurrezione, ec., aggiunse Tal- 
txo diritto : M Simìliter et omni anno 
M die Coenae Domini .... sanctum 
» chrisma conficere, et quod ad epi- 
9x scopum pertinet, agere volumus ". 
Colla medesima espressione fu con- 
fermato un tale prìvil^o del suc- 
cessore Benedetto IX. Il fare uso 
deir autorità episcopale in tali so- 
lennità, porta seco non solo il di- 
ritto di benedire gli olii santi, ma 
ancora di cresimare dopo amdaini- 
strato nel sabbato santo il battési- 
mo; e siccome la giurisdizione dei 
vescovi di Selva Candida si esten- 
deva per tutta la città Leonina, 
non può dubitarsi che gli abitanti 
di detta città fossero alla loro au- 
torità subordinati in ciò, che ap- 
parteneva specialmente al governo 
spirituale. Il privilegio di benedire 
i santi olii, e precipuamente di con- 
sagrare il crisma, si è sempre eser- 
dtato nella basilica, e fu convali- 
dato da una bolla di Innocenzo III 
diretta a' canonici di s. Pietro pre- 
senti e futuri, cui concesse in per- 
petuo tal diritto ^ che portò seco 
ancor quello di fame aso nel ^• 
gramento della confermazione. Ed 



CHI 243 

è perciò che Urbano VII!, con bi«c- 
ve dei 1 5 gennaio 1 64^) confermò 
il dea*eto della visita apostolica, 
determinando potersi nella basilica 
di s. Pietro conferìi*e dagli arcipreti 
insigniti del carattere episcopale, il 
sagramento della cresima a tutti gli 
abitanti della città Leonina. Di poi 
la congregazione del concilio limitò 
r esercizio di simile giurisdizione, 
sui soli ministri, e addetti al servi- 
zio della basìlica, locchè fu appro- 
vato nel 1648 da Innocenzo X, ed 
autenticato con breve dei 28 giu- 
gno 1675 da Clemente X. Ma Be- 
nedetto XIV, colla bolla Ad hono^ 
rondante dei 37 mai*zo 1752, Bull. 
Basilic. Vat. tom. Ili, pag. 344> 
concesse al Cardinal arciprete il pri- 
vilegio di dare a tutti il sagramento 
della cresima in tutti i giorni del- 
l' ottava della festa de' ss. Pieti*o e 
Paolo, con ecclesiastica pompa ; ag* 
giungendo al Cardinal arciprete la 
facoltà di deputare ad amministrar- 
la per lui un canonico vescovo, e 
in sua mancanza di potersi Bàv sup- 
plire da qualunque persona costi- 
tuita nella dignità episcopale. A tal 
ef&tto ogni anno ne pubblica un 
avviso, acciocché ognuno possa pro- 
fittare coi dovuti requisiti, alla cre- 
sima generale, che ha luogo nella 
basilica in detti giorni. I cresimati 
vengono registrati, e poscia dall'archi- 
vio vaticano si rilasciano le relati- 
ve fedi. 

Alla benedizione poi degli olii 
santi^ nel giovedì santo, interven- 
gono i deputati delle chiese esi* 
stenti nella città Leonina, come di* 
pendenti dalla basilica. Questa ino 
tre gode il privilegio, che in « 
si possano unire in imAtriroonio 
foi^estieri, e senza do 'Q 

essa da chiunque f 
il precetto pasqua 



i44 CHI 

desima si fa la solenne processione 
del Corpus Domini^ anco in sede 
vacante, e ne' due modi eziandio che 
si desciùve nel citato articolo delle 
Cappelle Pontificie : in somma, sen- 
te mentovai*e altre particolarità, la 
patriai*cale basilica di s. Pietro in Va- 
ticano ha tutte le attribuzioni co- 
me di una vera cattedrale, forman- 
do il suo clero come una diocesi 
appartata dal rimanente della città 
di Roma. F. Carlo Bartolomeo Piaz- 
za Effemeride F'aticana per i pre^ 
gi ecclesiastici d'ogni giorno deltau- 
gustissma basilica di s, Pietro in 
Faticano, Roma 1687; Capita con- 
stitutionum hasiUcae Apostolorum , 
mandato PauU F, ex bullis et con- 
stitutionibus Pontìficwìi coUecta^ Ro- 
mae i65o; Constitutiones basilicàe 
principis Apostolorum editae nuper 
a bene/iciatis et clericis beneficialis 
ejusdem basilicàe, Romae i656; 
Suliarum bas, Faticanae collectio, 
in tres tomos distributa, notis au- 
età, et illustrata, a Phil. Dionysio, 
Antofuo Martinetti, et Co/etano Cen- 
nio, Roinae 1 747- 1* P"™o però a 
desoli vei'e i pi'cg'» e le costumanze 
deiraiitica basilica, fu Pietro Mal(io, 
col suo trattalo, intitolato Historia 
sacra, che dedicò ad Alessandro III, 
e siccome fu canonico vaticano, è 
quel medesimo canonico romano, 
pubblicato nei 1646 da Paolo de 
Angelis, Basilicàe veteris Faticanae, 
ec. Va pure rammentato Maffeo Ve- 
gio datario di Martino V, e cano- 
nico di s. Pietro, che compilò: De 
rebus antiquìs ntemorabiUbus basili- 
càe s, Petri, 

Fra le segnalate prerogative del- 
la hasilica, evvi quella delle indul- 
genze innumerabili che gode, con^ 
cesse dai romaui Pontefici, come si 
legge neir opei a Della basii vat. 
t I9 p. 82 e &e^. Se si volesse qui 



CHI 

dare un preciso dettaglio delle pree- 
minenze, prerogative, e quahfiche 
della basilica di s. Pietro in Vati- 
cano, ci prolungheremmo di troppo, 
ne si raggiungei*ebbe da noi lo sco- 
po, secondo s. Gi*egorio I, Dialog, 
lib. Ili, cap. 25, giacché ne scris- 
sero .diffusamente molti, che in gran 
parte andiamo citando. Tutta volta 
non poche delle cose, che distin- 
guono la basilica, si leggeranno nel 
seguente paragrafo delle sagi*e fun- 
zioni, e ne' seguenti di questo stesso 
articolo. Né si deve passar sotto si- 
lenzio che ogni anno per la festa 
de' ss. Pieti*o e Paolo, il senato ro- 
mano offre un calice di argento^ e 
otto torcie di cera. 

Funzioni principali, che si celebra- 
s^ano nella basilica^ e nota di 
quelle, che tuttora hanno luogo. 

La sagrosanta basilica di s. Pieti^o 
in Vaticano é la seconda fra le pa- 
triarcali di Roma, la quale anticamen- 
te venne assegnata per residenza del 
patriarca di Costantinopoli, in occa- 
sione che si fosse recato a Roma 
per qualche concilio, sebbene, come 
superiormente dicemmo, sino dai pri- 
mi tempi i romani Pontefici abita- 
rono ad essa vicino. In progresso di- 
venne la sola basilica che avesse 
contigua l'abitazione del Papa. JVè 
solo é una delle quattro patriarcali, 
che si visitano nell'anno santo, ma 
è ancora una delle sette chiese, le 
quali si visitano fra l'anno, pel con- 
seguimento delle sante indulgenze. 
Le stazioni hanno luogo in questa 
basilica, ne' seguenti giorni. Ai 6 
gennaio, festa dell'Epifania, nella 
domenica di quinquagesima , nel 
sabbato dopo la prima domenica, di 
quaresima, nella domenica di pas- 
sione, nel lunedì di pasqua coli' o- 



CHI 

stensione delle reliquie comprese le 
maggtorì, ai 25 aprile per la festa 
di s. Marco, partendo il clero ro- 
mano processionalmente dalla chie- 
sa di s. Marco, e recandosi nella 
basilica; nel tei'zo giorno delle ro- 
gazioni, cioè nella vigilia dell' Ascen- 
sione, recandosi il clero romano da 
s. Lorenzo in Damaso alla basilica, 
ove fa nella sagrestìa 1* elezione 
del Camerlengo del Clero Roma- 
no (Vedi)y che ivi riceve il pres- 
biterio ; nel dì dell' Ascensione, 
e nel sabbato dopo questa ; ai 
3i maggio nella festa di s. Petro- 
nilla; nel dì della Pentecoste; nel 
sabbato delle tempora estive; in 
quello delle tempora autunnali ; nel- 
la terza domenica dell'avvento, e 
nel sabbato delle tempora invernali. 
Le indulgenze delle stazioni furono 
in questa basilica, sino dai pnmi tem- 
pi della Chiesa, massime nel Pontifi- 
cato di s. Gregorio I, che ne parla 
come di antica prerogativa. Su que- 
sto punto va consultato il Panvi- 
nio, DeUe stazioni di Roma, lib. Ili, 
cap. 36, il quale dice che anche ai 
i8 novembre, per la dedicazione 
della basilica, vi è la stazione col- 
l' ostensione delle reliquie maggiori, 
e nel s. Natale alla terza messa. Il 
Piazza neir Eorierologio a Stazioni 
di Roma, a pag. i36, ci dice per 
qual motivo nella basilica in tutti i 
sabbatì delle tempora vi sia la sta- 
zione. Il Marlio poi riferisce, che in 
tutte le stazioni si distribuivano ai 
canonici per presbiterio otto soldi 
di Lucca, e dieci pel vestiario; ed 
aggiugne che al Papa si davano dal 
camerlengo venti soldi papiensi per 
ciascuna volta. 

Per riguardo alla sua uffiziatura, 
oltre quanto poi diremo parlan- 
do del capitolo, anticamente ogni 
giorno doveva celebrare nell' al- 



CHI 245 

tare papale un Cardinale titola- 
re delle seguenti chiese. Nella do- 
menica il Cardinal prete di santa 
Maria in Trastevere; nel lunedì 
quello di s. Grisogono; nel marte- 
dì quello di s. Cecilia; nel merco- 
ledì quello di s. Anastasia ; nel gio- 
vedì quello di s. Lorenzo in Dama- 
so; nel venerdì quello di s. Marco, 
e nel sabbato quello de' ss. Martino 
e Silvestro a' Monti. 

La consuetudine della celebrazione 
di alcuni conci lii in questo tempio , 
vuoisi derivata da s. Leone I con 
una sua lettera, in cui disse a molti 
vescovi, eh' era bene di trattare gli 
a&ri della Chiesa dinanzi all'apo- 
stolo s. Pietro. Ma già nel pontifi- 
cato di s. Siricio, che governò dal- 
l' anno 385 all'anno 398, si era te- 
nuto un concilio di ottanta vescovi. 
ad s, apostoli Petri reUquias, E s. 
Sisto III, immediato predecessore di 
s. Leone I, celebrò un altro conci- 
lio, ad beatum Petrum Apostolum, 
Sotto Papa s. Felice HI furono adu- 
nati due altri concilii nella stessa 
basilica : nel primo fii citato a com- 
parire e a rendere di sé ragione 
Acacio vescovo di CostantinopoH , 
e vi fu condannato insieme a Pie- 
tro Fui Ione. Nel 5oi nel portico 
della basilica il Pontefice Simmaco 
adunò un concilio, detto Palmare, 
dal luogo ove fu celebrato, cui in- 
tervennero cento venticinque vesco- 
vi, i quali approvata l' elezione di 
Simmaco, e dichiarata la sua inno- 
cenza, protestarono non dovere sog- 
giacere il Papa all'esame de' vesco- 
vi minori. Quindi nel 5o3 , in al- 
tro concilio, che si tenne pure nel- 
la basilica, si confermò il preceden- 
te, e si formarono decreti contix) gli 
usurpatori de' beni ecclesiastici. Sot- 
to & Bonifòcio II, e nel 53 1, si ce- 
lebrarono quivi due altri condili, e 



346 CHI 

nel primo si elesse ia successore 
Vigilio Gaixlinale diacono, nel se- 
condo si riprovò tal decreto, didiia- 
randolo irregolare. Un altro conci- 
lio si attribuisce al medesimo s. Bo- 
ni&cio II, nel quale fu agitata la 
causa di Stefiino vescovo di Tessa- 
lonica, concilio che fu celebrato nel 
celebre oratorio edificato a & An- 
drea Apostolo nella vecchia basilica 
dal Pontefice Simmaco. S. Gregorio 
I, creato nel Sgo, stahih d'innanzi 
al corpo di s. Pietro alcuni capi di 
disciplina, che principalmente ri- 
guardavano la Chiesa romana: e 
nello stesso sagro luogo tenne quel 
concilio, in cui si ti*attò della rifor- 
ma del costume. Dipoi nell'anno 
607 Bonifacio III tenne un conci- 
lio con settantadue vescovi, in cui 
ordinò che in avvenire, o vivente 
il Papa, o prima della morte del 
vescovo, ninno ardisse ùlv maneg- 
gi o trattati sulla elezione del suo- 
oessore. Nel seguente secolo Vili si 
prosegui ad adunare i concilii nella 
basilica vaticana, dappoiché nel 781 
s. Gregorio III ne celebrò uno con- 
tro i malrimonii illeciti. L'Anasta- 
sio poi ÙL menzione di un altro, 
in cui fu autenticato il culto delle 
sagre immagini. !Nel 749 Papa s. 
Zaccaria vi adunò un sinodo per lo 
stabilimento di alcuni punti dì ec- 
clesiastica disciplina, come Adriano 
I ve lo tenne per condannar Feli- 
ce, vescovo di Urgel. A questi ag- 
giunger dobbiamo gli aitici due con- 
cilii, ch'ebbero luogo nel pontifica- 
to di s. Leone III: nel primo fu 
condannata la lettera del detto Fe- 
lice contro Alcuino; nel secondo 
lo stesso s. Leone HI giustificò la 
sua innocenza dalle accuse. 

Lungo sarebbe a voler descrivere 
tutti i concilii tenuti in questo ce- 
lebratissimo tempio : laonde per re-. 



CHI 

gistrare qui i principali, ci permefc- 
tei*emo aggiungere i seguenti. Nel 
secolo IX, Eugenio II lo convocò 
pier la riforma de' costumi ; s. Leo- 
ne IV per conservare la disciplina 
ecclesiastica. Questo Pontefice ne 
tenne due altri contro Anastasio 
prete di s. Marcello, facendo affig- 
gere il decreto di scomunica sopra 
la porta d'argento della basilica, 
ch'era quella di mezzo. S. Nicolò 
I restituì alla sede di Castantino- 
poli Ignazio, deponendone l'usurpa- 
tore Fozio, locchè fece in un con* 
cìIìq composto di molti vescovi di 
diverse provinde dell'occidente, ed 
adunato nella chiesa di Dio, ove 
il beato Pietro principe d^li apo- 
stoli Colpisce e risplende per i mol- 
ti miracoli, che dal di lui coi*po 
si ricevono; sebbene a motivo del 
fi^ddo eccessivo fu d'uopo di tras- 
ferire il concilio nella chiesa di s. 
Salvatore, cioè nella basilica later 
ranense, come scrisse in una lette-i 
ra lo stesso Nicolò I. Sotto Adida- 
no II fu tenuto altre— concilio , in 
cui venne gettato alle fiamme un 
libro di Fozio ; e sotto Giovanni Vili 
tre sinodi furono ivi congregati , 
cioè il primo nelle calende di mag- 
gio contro Ansperto vescovo di Mi- 
lano, che fu separato dalla comu- 
nione de' fedeli ; il secondo ai 1 5 
ottobre, in cui il medesimo vesco- 
vo fìi privato della sua dignità: il 
tei*zo per la causa di Anastasio ve- 
scovo di Napoli, eh' erasi alleato ai 
saraceni, per cui fli scomunicato. 
Nei secoli X e XI se ne celebia^ 
rono nella basilica da Agapito II , 
che condannò Ugone vescovo di 
Beims; quello che nel 964 senten-i 
zio Leone VIII per antipapa : V al- 
tro in- cui la chiesa di Benevento 
fu da Giovanni XIII dichiarata ar- 
civescovile. Il sinodo di Benedetta 



CHI 

VII contro i simoniaci : quello al- 
tresì in cui nel 997 da Gi'egorio V 
si trattò dello scioglimento del ma- 
trimonio tra il re Roberto, e Berta ; 
e quello nei 1007 in cui approvò 
Giovanni XIX, detto XVIIl l'ere- 
zione delia sede di Bamberga. 

In progi*esso di tempo i concilii fu- 
rono celebrati a s. Giovanni in Late- 
rano, forse perché l'antica basilica 
vaticana, assai vasta, non era ba- 
stantemente difesa dai rigori del 
freddo , e dall' umido proveniente 
dai vicini monti vaticani , giacché 
non avea V edifizio volta, ma i| sa- 
lo tetto, il peluche fàcilmente sen- 
tivansi gii effetti dell' intemperie dei 
tempi. Oltre a ciò, sebbene s. Leo- 
ne IV avesse circondato di mura il 
Vaticano, e compresolo nella città 
Leonina, tuttavolta rimanendo la 
l'egione lontana dal centro delia 
città , e non molto popolosa , era 
talora soggetta ad incursioni ne- 
miche, per cui la sede dei concilii 
da questo luogo fu trasferita al La- 
terano, che avea contiguo il patriar- 
chio, e divei-si edificit per alloggia- 
re i padri, che recavansi a Roma 
in quelle circostanze, mentre allora 
le adiacenze del Vaticano non si 
trovavano a ciò corrispondenti, co- 
me riflette Onofrio Panvinio, lib. 
IV, cap. 16. /^. Rasponi, De Pa- 
triarch, Lateranens. lib. IV, e. 4« 

In quanto alle sagre funzioni , 
che tuttora hanno luogo nella ba- 
silica, le quali sono tutte descritte 
ai rispettivi articoli del Dizionario^ 
primieramente va rammentata l'in- 
tronizzazione, o riconoscimento suc- 
cennato del nuovo Pontefice, la sua 
coix)iiazione , e consagrazione , pre- 
vio il giuramento o professione dì 
fede, cei*imonia che si chiama In- 
diculus^ per consei^are integralmen- 
te e immacolato il sagro domma fi- 



C H I 24y 

no alla morte. Nella sede vacante 
per morte del Papa, si celebrano qui- 
vi le solenni esequie novendiali, e vi 
resta il cadavere prima esposto, e 
poi tumulato, meno rari casi, co- 
me si vedrà in appresso. Ivi dallo 
stesso Pontefice si coronarono gl'im- 
peratori, e i re, che sull'altare pa- 
pale fecero donazione, o resero tri- 
butarie della Sede apostolica città, 
Provincie, e regni ; per cui nel por- 
tico delia basilica, o presso di esso, 
solevansi ricevere dal Pontefice i 
tributi delle provìncie, città, rea- 
mi, ec, come si fecero e tuttora si 
fenno, anco nell'interno, le solenni 
proteste pei censi o tributi non sod- 
disfatti. In questo sagro tempio si 
sono fulminate censure ecclesiastiche, 
e scomuniche, e date poi solenni 
assoluzioni dalle censure, intei^detti, 
monitori e scomuniche, fulminate 
anteriormente a città, regni, prìnci- 
pi e persone. 

In tutte le feste alla messa can- 
tata si osserva il rito della comu- 
nione data dal celebrante con ostie 
consagrate, diverse da quella del ce- 
lebrante, al diacono, e suddiacono as- 
sistenti. In questa basilica si celebraro- 
no tutte le funzioni sagre, che vengo- 
no descritte all'articolo Cappelle Pon- 
tificie, dal Sommo Pontefice, dal 
sagro Collegio, ec, e tuttora si ce- 
lebrano i solenni pontificali , cap- 
pelle, vesperi, benedizioni, pubbli- 
cazione del nuovo Papa dalla gran 
loggia, ed altre funzioni, che in gran 
numero sono descritte al citato ar- 
ticolo, e a quelli delie Benedizioni, e 
Cappelle Cardinalizie, ec. In quanto 
poi alla lavanda dell'altare pontifi- 
cio, che si fa il giorno del giovedì 
santo, si legga l'articolo Altare. Pri- 
ma nel giovedì e venerdì santo a 
sera per venerare le reliquie mag- 
giori, avanti alla confessione, si ap. 



348 CHI 

pendeva una gran ci*oce alta palmi 
ti*entatre, e larga diciassette, fode- 
rata di ottone con trecentoquattor- 
dìci lumini a due lumi, per illumi- 
nare mirabilmente la chiesa, locchè 
pixxluceva un magico e sorprenden* 
te effetto. Nel 1752 poi per la pri- 
ma volta si vide collocato sulla por- 
ta di mezzo nella fecciata anterio- 
re un tronco grande di croce, con 
la sua traversa, all'opposto di quella 
di Gestii Cristo, per denotare il mar- 
tirio di s. Pietro, ed illuminato con 
piti centinaia di lumi di ottone, 
che produsse vaghissima comparsa. 
In questa chiesa pure si celebra la 
solenne Beatificazione {TecU)^ e Ca^ 
nonizzazione (P^edi), in somma quivi 
i romani Pontefici celebrano la mag- 
gior parte delle sagre funzioni si 
annuali, che straordinarie, laonde 
la basilica vaticana per queste, e 
per altre prerogative si dislingue da 
qualunque altra chiesa dell'universo. 

Notizie della erezione, progressi, ne- 
ili/icazione^ ed abbellimenti àel' 
V antica e nuova patriarcale ba* 
silica vaticana, 

Nel campo Vaticano, presso il 
colle di questo nome, ai 29 giugno 
deir anno 69 di Cristo, secondo la 
più comune opinione, pati glorioso 
martirio s. Pietro, primo sommo Pon- 
tefice. Altri piti fondatamente sos- 
tengono coir annalista Baronio, con- 
tix> l'AiTighi Roni. sub, lib. 2, e. 
3, Bosio. Rom, sub, lib. 2, e. i, 
etc. , che il principe degli apostoli 
fu crocefisso colia testa all' ingiù, per 
grazia ch'egli chiese a' manigoldi, 
nel monte Gianicolo, cioè in quel 
luogo, che si chiamò pure vaticano, 
e dove poi fu eretta da Costantino 
la Chiesa di s, Pietro in Montorio 
{Fedi), £ però indubitato che il sa- 



CHI 

ero di lui corpo fu riposto da s: 
Lino , discepolo suo e immediato 
successore, in un ai fratelli Mar- 
cello ed Apulejo, ed a s. Anacle- 
to allora prete, altro discepolo e 
successore di s. Pietro, nel sito ove 
si venera, cioè nell'area del circo 
Neraniano, e presso i corpi d' innu- 
merabili martiri, discépoli dei ss. 
apostoli, primizie della Chiesa 1*0- 
mana, periti per ordine di Nerone, 
o esposti alle fiere, o cix>cefissi, o 
bruciati, o uccisi a forza d'inaudi- 
ti tormenti. Ivi pertanto, come in- 
dicammo di sopra, s. Anacleto eres- 
se un piccolo oi*atorìo, o piccolo ce- 
meterio, per custodire il corpo di 
8. Pietro, ed in suo onore, presso 
il quale^ come si dirà, vollero esse- 
re tumulati gì' immediati di lui suc- 
cessori, e in progresso gli altri Pa- 
pi. Non deve qui tacei*si, quanto si 
dice nel tomo I, p. 8, Della sacra 
Basii, Vatic, in quanto al luogo dei 
martiri nel Vaticano. Famiano Nar- 
dini opina esser ciò poco probabile, 
cioè che negli orti, e circo di Nerone 
potessero trovare asilo i loro corpi 
ancor fumanti dalle sofferte carnefi- 
cine. Esclusi pertanto il circo e gli 
orti, congettura che in vicinanza di 
tali orti e del circo, e forse in qual- 
che privato campo di persona cui 
era in venerazione il cristianesimo, 
fossero collocati i sagri corpi. Indi 
argomenta, che 1' imperatore Co- 
stantino nella fabbrica della basili- 
ca, o estendesse il recinto della mo- 
le sino. al prossimo cimiterio, ovve- 
ro trasportasse nel seno dell'ampio 
tempio le sagre spoglie dei martiri, 
di cui è ripieno il suolo della ba- 
silica. 

Divenuto, nell'anno io 3, Anacle- 
to Pontefice, terminò e dedicò il 
detto oratorio a s. Pietro, e nell' an- 
no 112 fu sepolto accanto di lui. 



CHI 

Tuttavolta s. Gregorio I, lib. 4? 
Epist 33, ed altri, vogliono che il 
corpo di s. Pietro fosse stato se- 
polto nelle catacombe, due mi- 
glia lungi da Roma, che poi fosse 
trasportato nel luogo ove sta, ponen- 
dosi la dì lui testa con quella di s. 
Paolo nella basilica lateranense, su 
di che è a vedersi il Cancellierì, 
nelle Notizie sulle sagre teste de' ss. 
Pietro e Paolo. Ma il citato Arri- 
ghi, tom. I, lib. 2, cap. 5, e il 
mentovato Bosio suo commentatore 
tom. I, pag. 23 pretendono, che nei 
medesimo Vaticano fosse seppelli- 
to, locchè asserìscono molti scrittori. 
Si vuole ancora che i corpi de' ss. 
Pieti*o e Paolo furono rubati dai ris- 
pettivi luoghi, dai greci, col pretesto 
che detti corpi li riguardavano ed ap- 
partenevano ad essi come stati loro 
concittadini, quindi vennero nascosti 
nel Cimiterio di Calisto (P^edi), per 
essei*e trasportati nel levante; ma di- 
scopertosi il furto prima della par- 
tenza, da questo cimiterio furono re- 
stituiti i sagri corpi alle proprie basi- 
liche. Vogliono pure, che s. Silve- 
stro I dividesse per metà tali bb. 
coi*pi, riponendone porzione nella 
basilica di s. Paolo nella via ostien- 
se, e ralti*a in questa vaticana. Vi 
è poi disputa del tempo, in cui stet« 
tero questi sagri corpi nel cimiterìo 
di Calisto, ove ora è la chiesa di s. 
Sebastiano. A;tci|HÌ sono di parere, 
che vi siano rìn^a$ti 25o anni, e che 
Papa s. Cornelio per le preghiere 
di s. Lucina, li trasportasse al ri- 
spettivo loro sepolcro nell'anno 255^ 
F'. Ridolfino Venuti nella Descri- 
zione di Roma del p. Eschinardi. 
Sulla esistenza, identità, e trasporto 
di questi sacri depositi, vi è la bel- 
la dissertazione dell'abbate Marti- 
nelli benefiziato della basilica. P^. an- 
cora Pietro Moretti, nella sua ope- 



CHI 249 

ra, De s. Calisto Papa et martyre 
.... Disputatio de translatione cor" 
porum bb. apostolorum Pelri et Pmi" 
li ad catacumbas, Bomae 1767. 
La qual traslazione per altro falla 
da s. Cornelio, è dubbiosa pel Ba- 
ronio all'anno 221, n. 3, pel Pa- 
gi all'anno stesso, e pel Bianchini 
nell'Anastasio tomo II, p. 2o5. 

La ricordata cappella, o oratorio, 
sussistette sino ai tempi di Costan- 
tino imperatore, ad onta delle per- 
secuzioni, e nella massima venera- 
zione presso i fedeli, che venerando- 
la sotto il titolo di Memoria, vi si 
congregavano in sagre adunanze, ed 
in offrire l'incruento sagri fizio, co-* 
me argomenta il Panvinio, nella 
sua opei*a mss. De Prcestantia ba- 
Silicee VatìcancB. Neil' anno 3 1 9 , 
o 324, l'imperatore Costantino, 
a preghiera di Papa san Silve- 
stro I, diede opera all' innalzamen- 
to d'una chiesa ad onore del prìn- 
cipe degli apostoli, proporzionata al- 
la nota sua pietà e magnificenza. 
Deposto per tanto T imperiai diade- 
ma, e le augustali insegne, Costan- 
tino si prostrò a terra, sparse mol- 
te lagrime di divota tenerezza, e pre- 
sa quindi la zappa, subito si accin- 
se a scavare colle sue mani il ter- 
reno della valle vaticana , per get- 
tarvi le fondamenta della basilica, e vi 
trasportò co' propri omeri dodici codi- 
ni di terra in onore de' dodici aposto- 
li, disegnando in pari tempo la pian- 
ta e l'area del sagro tempio. Fu al- 
lora, come racconta l'Anastasio, dis- 
umato il corpo di s. Pietro, e col- 
locato da s. Silvestro I in una gran 
cassa di argento, con sopraccassa di 
bronzo dorato, piantata immobil- 
mente nel suolo, e larga per -ogni 
parte cinque piedi, cui era sovrap- 
posta una croce d'oro purissimo del 
peso di Ubbre centocinquanta, colla 



25o CUI 

iscrizione de' nomi di Elena impera- 
trice, e del suo figlio Costantino. La 
cassa fu posta in un magnifico ai- 
tare, che faceva parte della chiesa 
già ridotta a compimento, ornato di 
01*0, e di preziose gemme, cii*con- 
dato di una quantità di lampade 
di oro e di argento. Inoltre il re- 
ligioso principe arricchì la basili- 
ca anche con vasi e suppellettili di 
molto valore, e la dotò di corrispon- 
denti fondi per la sua manutenzio- 
ne. Quindi solennemente fu consa- 
grata nell'anno 824» o 3^5 ai 18 
novembre. Attesta il Baronio, che 
quando poi fìi demolita la vecchia 
tribuna eretta da Costantino, si rin- 
vennero molti mattoni col suo im- 
periai nome, e il Grimaldi afferma 
aver veduto una medaglia d'oro in 
cui era impressa una croce in mez- 
zo a due immagini, con intorno 
questi due nomi: Conslantinus etHc' 
lena ; la qual medaglia fu rinvenuta 
ne' fondamenti per innalzare i| nuo- 
vo portico sotto Paolo V. 

La basilica, che dal suo fonda- 
tore prese anco il nome di Costan- 
tinianay venne edificata in forma di 
ci'oce latina, servendosi all' uopo dei 
raaterìali tolti dai pubblici edifizii, 
e forse anco con alcune colonne 
che decoravano la mole Adriana. Il 
Cancellieri, Basilica Praticona, pag. 
96, dice che nella valle Vaticana 
eranvi i templi di Apollo e di Mar- 
te, la Naumachia, e il cerchio di 
Nerone, edifìzii tutti che Costantino 
distrusse, e co' loro mateiiali e con 
cento colonne di marmo eresse il 
tempio vaticano. Ebbe innanzi un 
quadrìportico, diiamato paradiso, 
costruito con quarantasei colonne, 
ed il cortile o claustro, che rimane- 
va nel mezzo, era assai ben lastri- 
cato. L'interno della basilica aveva 
da capo una tribuna con questa i- 



CHI 

scrizione, riportata da Maffeo Ve- 
gio, diligente indagatore degli anti- 
chi monumenti; 

Quod duce te mundus surrexil in 

astra tnumphaas, 
Hanc Canstantinus vietar tibi coti" 

didit aulam. 

Quindi veniva la nave traversa, 
ove era l' altare o confessione di s. 
Pieti'o, luogo che rimaneva chiuso 
da cancelli firammessi a dodici co- 
lonne vitinee trasportate in Roma 
dalla Grecia, ovvero dal tempio di 
Salomone in Gerusalemme, sulle 
quali ricorreva un architrave orna- 
to di statue di argento. Il corpo 
della chiesa dalla travei'sa sino alla 
porta, aveva quattro ordini di co- 
lonne che formavano cinque navi; 
cioè, una maggiore e piìi alta nel 
mezzo, due per ogni lato di essa, 
minori e gmdatamente più basse. Da 
ognuna delle navi si entrava nel- 
la traversa per un arco, e quello 
della nave di mezzo dicevasi trion- 
fale; sull'alto di questo arco era vi 
un trave dove si vedeva una gran 
ci*oce, e le chiavi, simbolo della subli- 
me potestà pontificia. Il tempio ebbe 
cinque porte dal lato di oriente, ed 
altre in seguito ne fingono ag- 
giunte dai iati, e nella traversa. 11 
tetto della nave di mezzo si vuole 
che fosse copeilo colle tegole di me- 
tallo levate dal tempio di Venere 
in Roma. Le scale, che stavano in- 
nanzi all'antica basilica, sulle quali 
furono coronati i Pontefici, e che i 
fedeli salirono per divozione, come 
dicemmo all'articolo Chiese, e co- 
me ne tratta il Piazza nell' Eorle- 
rologiop col premio delle indulgenze, 
fuix)no prima ristorate da s. Leone 
III ; e in appresso da Pio II, che vi 
collocò a pie di esse, come tuttora 



CHI 

si vedono, le due statue de' ss. Pie- 
tro e Paoloy che scolpi in marmo 
Mino di Regno, o, come altri lo chia- 
mano, Mino da Fiesole. Siccome poi 
Paolo V reresse su nuovi basa- 
menti, così vedonsi su di essi gli 
stemmi Piocolomini, e Borghese. 

Volendo però indicare cronologi- 
camente le restaurazioni , abbellimen- 
ti, ed ampliazioni della basilica, ci li- 
initeremo alle cose principali, seguen- 
do gli autori i meglio istruiti, e 
a seconda del celebre manosciitto, 
esistente nell' archivio delia basilica, 
di d. Tibeno Alfarano, chierico be- 
nefiziato della medesima dal^ iSGj 
al 1596, epoca di sua morte. £ mol*- 
to rinomata la pianta dell* antico 
tempio Vaticano, e delle chiese cir- 
convicine, da lui formata con singo* 
lar accui'atezza, e incisa in rame, 
che poi dedicò a monsignor Evan- 
gelista Pallotta, allora datario di Si- 
sto V, poi Cardinale e arciprete del- 
la basilica. Pianta che da lui dili- 
gentemente illustrata , sì conserva 
iieir ardii vio, ma primieramente de* 
dicata a Gregorio XIII, col titolo : 
Ve Sacrosanctae basilicae s, Petri 
antiqua et nova sù^clura, 

11 pnmo Pontefice, di cui si ha 
memoria che, dopo l'erezione Co- 
stantiniana, facesse qualche cosa al- 
la basìlica, è il summentovato s. Da- 
luaso I. Questi avanti che divenis- 
se Pirpa, verso la metà del quarto 
secolo, conoscendo quanto erano dan- 
nose non solo al tempio, ma al ci- 
miterio vaticano, le acque che dal 
vicino monte discendevano, si de- 
terminò a divertirle dalle vie sot- 
teiTanee che prendevano, per for- 
mare con esse un salutevole fonte 
battesimale. Lo eresse per tanto neU 
r àtrio anco per comodo dei pelle- 
grini, lo abbellì di marmi e co- 
lonne, e di una preziosa conca di 



CHI 25! 

alabastro. Dalla esistenza di questo 
salutare fonte presero la loro de- 
nominazione le due vicine cappelle, 
che dal Pontefice s. Simmaco furo- 
no poscia erette, e dedicate una a 
s. Gio. Battista, T altra a s. Gìo. 
Evangelista, chiamate perciò col no- 
me di s. Giovanni ad Fontes, Ed 
è per la stessa ragione, come opi- 
na il Panvinio , che il cìmiterio 
vaticano fu nominato Cìmiterio 
ad fontes y da Cencio Camerario, 
parlando de' cimiteri nelle vicinan- 
ze dì Koma. Benemerito della ba-^ 
silica fu san Leone I, come la 
fu deir ostiense, e della lateranense, 
perchè nell'anno 4^5 le preservò 
dal saccheggio che die' a Roma, e* 
a tutte le chiese il re de' vandali 
Genserico. Altro fiero disastro avea 
precedentemente minacciato Roma 
nel 4^1 , per parte di Attila re de- 
gli unni, per cui s. Leone I otten- 
ne che ritirasse il suo esercito dal-* 
r Italia. Riconoscendo il Pontefice 
la mirabile condiscendenza del fero- 
eissimo monai'ca, per la intercessione 
dei principi degli apostoli, fece fon<« 
dere il metallo della statua di Gio- 
ve Capitolino , per monumento di 
gratitudine , e lo convertì nella 
statua di s. Pieti*o sedente nella cat- 
tedra in atto di benedire, e con le 
chiavi in mano. Tale statua ha sem- 
pre ricevuto religioso culto nella ha* 
silica, anco pei miracoli operati da 
quelli che invocarono il divino aiu- 
to per intercessione di s. Pietro, e 
mentre era canonico della basilica, 
Benedetto XIV, nel 1725, fu testi-^ 
monio dell'istantaneo prodigio del* 
la risanazione di Giovanni Kowalschi, 
storpio polacco, cioè nel!' atto che ba- 
ciava il piede cui la statua tiene al- 
quanto in fuori, come si ha dalla Nnr- 
razione^ ec. di tale miracolo, stampa 
ta in Roma in detto anno. 11 Cardio 



a53 CHI 

Baronio, che (^nl giorno visitava la 
liasilica, sempre baciava con vene- 
razione tal piede, ciò che fanno tut- 
ti i fedeli che visitano la basilica, 
comprensivamente al sommo Pon- 
tefice , che persino pone il capo sot- 
to tal piede brevemente orando, 
massime ne' venerdì di marzo quan- 
do col sagro Collegio si reca a vi- 
sitare la basilica nel modo che si 
dice air articolo Cappelle Pontifica, 
§ X, n. 6. Per ciò die riguarda la 
lampada, che perennemente le arde 
avanti, è a vedersi il Sarnelli, Let- 
tere EccL t. y, p. 8g. H Cardinal 
Riccardo Oliviero de Longueil ar- 
ciprete della basilica, nel i465, fe- 
ce collocare tale statua di s. Pietra, 
neir oratorio de'ss. Processo, e Mar- 
ti niano, e siccome vuoisi che l'ac- 
comodasse, e vi facesse il piedistallo, 
alcuni credono che la fabbricasse : 
finalmente Paolo Y la trasfèiì ove 
ora si venera a ridosso del pilone, 
ove è la statua di s. Longino. /^. 
il Torii^o^DeW antichissima statua 
di s, Pietro di bronzo nella basilica 
vaticana, nei sagri Trofei p. 149; 
De simulacro aeneo s, Petri collo' 
cato in monasterio s. Martini, ae 
de Kfaiiìs ejusdeni translationibus, nel 
tomo in, De Secretariis novae Bas, 
Vat,, di Cancellieri, p. i5o3, 2029, 
per cui i cappellani dell'altare dei 
ss. Processo e Martiniano si chiama- 
rono Enei, dopo che ivi fu dal mo- 
nistero di 6. Martino trasportata la 
statua. 

S. Simplicio, Papa del 467, rife- 
ce i portici del quadriportico. S. 
Simmaco eletto nel 498 edificò pres- 
so la basilica un tempio rotondo in 
onore di s. Andrea apostolo, il quale 
poi venne dedicato alla Madonna del- 
la febbre, e ridotto in seguito ad uso 
di sagrestia. Lo stesso Papa ornò la 
basilica con musaici, ricopiì il fonte 



CHI 

con tettoja di metallo sostenuta da 
colonne di porfido, e lo abbellì con 
delfini, e con pavoni di bronzo get- 
tanti acqua, oltre l'avervi collocato 
quella pigna di bronzo, che vuoisi 
racchiudesse prìma le ceneri di A- 
driano, ovvero ne adorn^isse il mau- 
soleo, la quale in un ai pavoni, 
oggi si osserva nel giardino vatica- 
no verso Belvedere. S. Giovanni I, 
nel 525, reduce da Costantinopoli, 
ove pel prìmo incoronò un impera- 
tore, dei ricchi doni che ricevette 
colà, ne partecipò alla basilica. S. 
Gregorio I, nel 590, ricopiì di ar- 
gento la porta maggiore. Nell'inter- 
no della chiesa furono molti i ri- 
stauii, e gli abbellimenti d'ogni 
sorta eseguiti d* ordine di di vera 
Pontefici, e Severino Papa del 640, 
rifece i musaici della tribuna. Ono- 
rio I, suo predecessore, avea rico* 
perto il tetto colie tegole di bron- 
zo, tolte col permesso dell'imperatore 
Eraclio dal tempio di Giove capitolino, 
detto di Romolo. Egli -inoltre incro- 
stò r altare di s. Pietro di argento, 
e lo decorò con ornamenti. Raccon- 
ta il Cancellieri^ Descrizione della 
bas. vaticana, p. 97, che fu il Pa- 
pa s. Ormisda che ricoprì il tetto 
della basilica con bronzi dorati tol- 
ti dal tempio di Romolo; e che 
Onorio I ne fece le porte di ar- 
gento che pesavano novecento set- 
tantacinque libbre. Dono I, nel 676, 
decorò di marQii l'atrio o cortile 
del quadriportico chiamato paradi- 
so, ed altri Pontefici lo imitaro- 
no neir abbellimento, come si leg- 
ge da una iscrizione riportata dal 
Grutero nei Supplementi, a pag. 
1166. S. Sergio I, nel 68 7 , fu co- 
stretto ad impegnare tutto l'oro 
della confessione di s. Pietro, per 
pagare all' esarca di Ravenna cento 
libbre d'oro, che gli avea promesso 



CHI 

l'antipapa Pasquale se favoriva la 
propria fazione. £ s. Gregorio III, 
per oppoi'sì agli iconoclasti, ed al- 
l' imperatore Leone Tlsaurico, che 
nell'anno 720 avea dichiarato guer- 
1^ crudele al culto delle sagre im- 
magini;^ collocò nella basilica quella 
del Salvatore, e da una parte quel- 
le degli apostoli, e dall'altra quel- 
la della b. Y. Maria, e delle sante 
Vérgini : nella stessa basilica fabbri- 
cò una cappella, in cui fece mette- 
re le sagre reliquie, che da ogni 
banda ricercò , per maggiormente 
promovere il culto ad esse dovu- 
to. Ancora di questo Pontefice si 
conserva nel portico vaticano una 
iscrizione in marmo, che ricorda la 
donazione ch'egli fece alla basilica 
di alquanti oliveti pel mantenimento 
delle lampade. Anco il suo immediato 
successore s. Zaccaria del 741, edificò 
nella basilica un oratorio, in cui 
pure ripose le reliquie d' innume- 
i*abili santi, e assegnò venti libbre 
d'oro annue per l'olio delle lam- 
pade della stessa basilica. S. Paolo 
I, nel 761, dai cimiterii trasferì in 
questo tempio il coipo di santa Pe- 
ti*onilla, e presso l'altare maggio- 
rè febbricò un oratorio, cioè nel 
tempio che a santa Petronilla a- 
vea eretto, presso la basilica , l'im- 
mediato predecessore Stefano II det^ 
to HI. 

Siccome il tempio e la cappella 
acquistarono grande celebrità, e poi 
furono l'uno e l'altra demoliti, non 
sembrerà inutile raccoglierne qui in 
compendio le principali notìzie. Ve- 
i*amente, secondo il Torrigio, pag. 
146, tal cappella fabbricata nel 
758 circa da s. Paolo I, ei*a ove è 
adesso l'altare de' ss. Simone e Giu- 
da, in un tempio rotondo, forse già 
di Apollo, il quale fu ridotto ad 
uso sagix> da Costantino il Grande, 



CHI 



a53 



per cui venne da Stefano II detto 
111 Instaurato ed aSjbellito. La cap- 
pella fu delta dei re di Francia, 
per li seguenti motivi. Primieramen- 
te vuoisi, che 8. Paolo I l'erigesse 
a preghiera di Pipino re di Fran- 
cia, il quale poi gii mandò la sua 
figliuola perchè in essa la battez- 
zasse s. Paolo I, siccome fece con 
solenne pompa. Quivi Adriano I 
battezzò, a preghiera di Carlo Ma- 
gno, Carlomano suo figlio, e poi vi 
fece gli sponsali tra Costantino impe- 
ratore de' greci, e Rotruda figlia di 
Carlo Magno. Adriano l, e s. Leone 
III doviziosamente abbellirono la 
cappella di s. Petronilla. Ivi venne- 
ro sepolte Maria, e Termazia mo- 
gli di Onorio imperatore consecu- 
tivamente; e figlie del celebre guer- 
riero Stilicone, i sepolai delle quali 
furono trovati pieni di gioie, di 
perle e di preziosi arredi, allorché 
fu demolito il tempio sotto Paolo 
111; operazione, che esigette due 
mesi di tempo, benché fecesì uso 
delie mine. Nella medesima cappel- 
la fu sepolta l'imperati^ice Agne- 
se moglie di Enrico II detto IH. 
Sap^Hamo ancora, che Innocenzo II 
donò ai canonici di s. Pietro la 
metà delle oblazioni fatte all'altare 
di s. Petronilla, da cui si deduce 
quanto era venerata e frequentata; 
anzi sotto il suo predecessore Ono- 
rio II, e nel iii5 era vi un man- 
sionario di s. Petronilla. Fu inoltre 
la cappella beneficata dai re di Fran- 
cia, particolarmente da Ludovico 

XI verso il i47Ij P^^' ^"^ ^^^ 
anno nel di ultimo di agosto gli si 
celebravano le esequie. Quivi fu 
messo la prìma volta il gruppo 
della Pietà, opera sublime di Mi- 
chelangelo; e in essa a' 16 gennaio 
dell'anno 1 49^ ascoltò la messa Car- 
lo Vili, re di Francia. F, il cita- 



'^^ CHI 

lo Torrigio alla pagina 14B e se- 
guenti. 

Riprendendo il raooonto, si ha 
che Adriano I nel 795 spendette per 
questo tempio due mila cinquecen- 
to ottanta libbre d'oro, e novecen- 
tosette di argento; e nel presbite- 
rio pose quel candelliere in for- 
ma di croce, di cui facemmo men- 
zione di sopra con 1870 'candele 
senza confusione, le quali si dovevano 
accendere pel s. Natale, per la Pasqua^ 
per la festa dei prìncipi degli apostoli, 
e per l'anniversario della coronazione 
del Papa. Anco di lui abbiamo nel por- 
tico vaticano una memorìa in mar- 
mo, cioè l'elogio che in sua morte gli 
compose Carlo Magno, che lo tene- 
va in luogo di padi^, per cui ama- 
ramente lo pianse. Il Pontefice s. 
Leone III fece attaccare nella ba- 
silica vaticana due tavole di argen- 
to del peso di novantaquattro ììh^ 
bre e mezzo, che alcuni dicono fe- 
ce appendere sulle porte, nelle qua- 
li tavole era inciso il simbolo in 
lingua greca in una, ed in lingua 
latina nell' altra, come era stato for- 
mato da centocinquanta padri del 
concilio di Costantinopoli. ^. il 
Baronio all'anno 809. Edifico la 
torre per le campane, ponendovi 
nelle sommità un gallo di bronzo 
del peso di cento ventisei libbre: 
di più s. Leone III ei*esse presso 
la basilica un palazzo, che poi servi 
di abitazione al Cardinal arciprete. 
Sì vuole che s. Gregorio IV crea- 
to neir827 ristorasse ed ampliasse 
la contigua abitazione, ove dimora- 
rono alcuni Pontefici, e che poi 
maggiormente ingrandirono Eugenio 
III ed alti'i^ di cui si parla all' arti- 
colo Pai, AMO Vaticano (Fedi), ve- 
ro emporio di meraviglia. S. Leo- 
ne IV, creato Papa nell'anno 847 , 
stato prima monaco del monistera 



CHI 

di s. Martino, già unito alla basi- 
lica vecchia, cioè nel luogo ove og- 
gi è la statua della Veronica, aven- 
do vinto ad Ostia i Saraceni, i 
quali volevano depredare le rìo- 
chezze da lui donate alla basilica, 
per metterla al coperto da qualun- 
que futura aggressione, si servì dei 
medesimi prigionieri per circondare 
di mura e di torri il Vaticano, 
comprendendolo nella città Leoni- 
na, o borgo s. Pietro {ì^edi)y da 
lui fabbricata. Se la basilica fu li- 
berata dalle depredazioni de' Sara- 
ceni, neir855 per reiezione del suc- 
cessore di Leone IV, insorse l'an- 
tipapa Anastasio Cardinal prete di 
8. Marcello, il quale spogliò dei 
più prezioso la basilica, e dopo a- 
vervi commesso orrori peggio di 
un saraceno, fuggì da Roma. 

Il Borgia, Difesa del dominio teni' 
poraie della Sede apostolica, a 
pag. i33e seg., nel riferìre le do- 
nazioni fatte alla Chiesa romana da 
Carlo Magno, e da Carlo il Calvo, 
dice che, secondo il costume d'al- 
lora, cioè di scolpire nelle porte del- 
le basiliche i nomi delle loro posses- 
sioni e beni, furono scolpite nelle por- 
te di bronzo della basilica vaticanaé 
Aggiunge poi V erudito scrittore 
che le poi'le esteriori della vecchia 
basilica erano in capo alle scale, 
per le quali si entrava nel prìmó 
portico di s. Pieti^o, chiamato s. 
Maria in Turre; e che probabil- 
mente tali porte si debbono al Pon- 
tefice Giovanni Vili, eletto nell'anr 
no 872. Che le nominate porte e- 
sistessero nel 1 046, lo ti*oviamo 
rammentato nell'Ordine Romano, 
per la solenne coronazione celebi'a- 
ta in quell'anno nella basilica va- 
ticana da Papa Clemente II, del- 
l'imperatore Enrico li detto IH, e di 
Agnese sua sposa, come pure ruccon- 



CHI 

ta Ermanno Contratto in Ckron, 
ad an. io47* ^^ suddetto Ordine 
fu pubblicato dal Muratori nel to- 
mo I, AntiquiL Italie, pag. loS, 
Ponti/, pag. 261 262, dal Cenni , 
nel tomo IL Monwn. Dominata e 
da altri. In esso ecco quanto* si leg- 
ge relativamente a tali porte este* 
riori: M Die dominico summo mane 
M electus imperator cum cònjuge 
»j sua descendit ad s. Mariam Trans- 
» padinam (cioè Traspontina), quae 
»» est juxta Terebinthum, ibique 
M recipitm' honorifice a praefecto 
M Urbis, et comite palatii latera- 
M nensis, et uxor ejus a Dativo ju- 
9i dice, et arcano, et deduci tui' per 
»> porticum, clericis urbis omnibus 
» indutis cappis, planetis, dalma- 
f» tids, et tunicis cum thuribulis 
»» cantantibus : Ecce mitto Angehim 
99 meum, usque ad suggestum ar- 
» cae superìoris, quae est in capi* 
M te graduum ante portas aereas 
P9 s. Mariae in Turri. Ibi sedens 
M dominus Papa in sede sua etc/\ 
In questo proposito non si dee ta- 
cere, che avanti la porta principale 
dell'antica basilica, eravi nel pavi- 
jnento una gran pietica rotonda di 
poi*fido detta Rota porfirettcay do- 
ve si preparavano due sedie, una 
pel Pontefice, T altra per T impera- 
tore che duvea coronarsi, e vi si 
facevano varie ceiimonie descrìtte 
dal Cancellieri nel tomo III, p. 828, 
e 847, De Secretariis Bas, VaL 
Secondo il Mallio, sotto di essa 
giacevano le spoglie mortali del ve- 
nerabile Beda, per cui in segno di 
rispetto, il popolo si asteneva dal 
passarvi sopra, ciocché non sembi'a 
provato abbastanza. Va qui avver- 
tito che neir antica basihca eravi 
un sito chiamato aà quatuor rotas 
per altrettante pietre rotonde di 
porfido, dette ancora circoli porfi- 



CHI 255 

retici. L'antichissima chiesa di s> 
Maria in Turri^ una delle molte 
exedre o edifizii esterni^ che cir- 
condavano, oltre i monisteri, la ba- 
silica era situata alla sinisti*a di chi 
entrava nell'atrio, o quadriportico 
dell'antico tempio, presso la torre 
campanaria, donde ne prese la deno- 
minazione, e segnatamente serviva tal 
chiesa per due insigni funzioni ; dap* 
poiché da essa nella domenica delle 
palme, dopo la benedizione di que- 
ste, s' incamminava la pi*ocessione 
all'altare della confessione ; e quando 
poi si recavano in Roma gì' ita* 
pera tori ad essere incoronati , ivi 
prestavano il giuramento' di fedel- 
tà, e di ubbidienza alia santa Se- 
de, e per potere esercitare l'ufficio 
di suddiaconi nella messa pontifi'* 
cale, venivano ascrìtti nel numero 
de' canonici di s. Pietro, e ne as- 
sumevano il loro abito. Abbiamo 
creduto opportuno far qui questa 
breve digressione, perché non si con-» 
fonda la chiesa di s. Marìa in Tur- 
ri, chiamata dal citato Borgia pri- 
mo portico di s. Pietro, col veix> 
poiiico, e solo chiamata cosi per 
essere da un lato di essa; e per non 
confondere le cinque porte della ba- 
silica, colle porte esterìorì di detta 
chiesa, e finalmente per accennai*e 
le prìncipali cose, che ivi avevano 
luogo. 

Papa Formoso dell' 891, secon- 
do il citalo Tiberio Alfarano, de- 
corò di pitture le pareti laterali del- 
la nave grande. Nell'anno' 974 >1 
falso Pontefice Bonifacio VII spo- 
gliò la basilica delie cose di mag^ 
gior pregio, e fuggì saci-ilego in 
Costantinopoli. Giovanni XIX detto 
XX fabbricò nella chiesa un bel- 
l'altare a s. Marziale. Benedetto IX 
nel io4i impose ai polacchi il pa- 
gamento di una annua moneta, per 



256 CHI 

mantenete un lume avanti il corpo 
di s. Pietro, ìd memona di aver 
dispensato Casimiro monaco di Clu- 
iiy di ascendere al trono, e prender 
moglie. L'aitar maggiore, che sap- 
piamo essere stato decorato con 
quattro colonne di porfido, soste- 
nenti un prezioso ciborio, e dalla 
parte anteriore nobilitato di altre 
dodici colonne, che dalla forma 
esteriore, e dai fogliami in esse 
incisi, furono chìamùie P^itinee , le 
quali diconsi, come di sopra av- 
Tertimmo, portate di Grecia per 
ordine di Costantino, ovvero già 
appartenenti al tempio di Salomo- 
ne, rimase sempre come lo con- 
sagrò s. Silvestro I, ad onta del- 
le vicende, cui soggiacque la ba- 
silica. Maflèo Vegio però ci riferi- 
sce, che tale altare fu da Calisto 
II nuovamente consagrato, perchè 
le di lui pietre per la divozione 
de' fedeli che ne staccavano qualche 
pezzetto, erano alquanto scompagi- 
nate, per cui il Papa anco lo rico- 
pri di ottimi marmi, e lo consagrò 
il giorno del l'Annunziata con gran 
concorso, alla presenza di novecen- 
to e più vescovi, ch'erano in Ro- 
ma pel concilio generale lateranen- 
se I, nel 1 123. 

Anacleto II antipapa nel ii3o 
spogliò interamente di quanto la 
basilica avea di prezioso, siccome 
pur fece in altre chiese, onde poi 
corrompere coll'oro i romani, e sos- 
tenersi contro Innocenzo II legit- 
timo Pontefice: anzi essendosi re- 
cato in Roma nel ii33 l'impera- 
tore Lotario II per essere corona- 
to, Innocenzo II fu obbligato farne 
la funzione alla basilica lateranense, 
perchè la vaticana era occupata 
dall' antipapa. Che la basilica ser- 
vì talvolta per luogo di refugio ai 
falsi Pontefici, Io si dice all'articolo 



CHI 

AwTiPÀPi ( V€di)\ e a quello di 
Castel s. Angelo [P^edi). E l'an- 
tipapa Vittore IV, eletto nel iiSg 
scismaticamente contro Alessandro 
III, tenne questo con guardie arma- 
te in un ai CardinaU elettori , per 
nove giorni rinserrati nella basilica, 
finché il popolo romano stanco di 
tante iniquità mise in libertà il 
vero Pontefice. In progresso Inno- 
cenzo III rinnovò i musaici della 
tribuna, die poi ristorò Benedetto 
XII ,^ ove pose la summentovata 
iscrizione sulla dignità di questa 
patriarcale : la facciata venne di nuo- 
vo adornata da Gregorio IX con 
un musaico, e vi si leggevano al- 
cuni vei*si. Avendo questo Papa 
scomunicato l'imperatore Federico 
II, mentre nella seconda festa di 
pasqua del 1227 celebrava in que- 
sta chiesa, per opera dei Frangi- 
pani, ribellatisi alcuni romani osa-^ 
rono assalirlo, e costringerlo alla 
fuga. Nicolò III nel 1278 vi spese 
molte somme, par abbellirla, rinno- 
vò le pitture della tribuna, ed al- 
tre; inoltre vi fece rappresentare mol- 
ti ritratti di Papi. Di poi il suo 
nipote Iacopo Gaetano Stefaneschi, 
Cardinale di Bonifacio Vili, fece 
eseguire nell'atrio da Giotto, un 
musaico rappresentante la navicella, 
ossia la Chiesa in figura fluttuante. 
Abbiamo poi sulle porte della 
basilica rinnovate da Onorio l, e 
da s. Leone IV, che, verso l'anno 
i44^> Eugenio IV a quella princi- 
pale vi collocò la porta di bronzo, 
lavorata da Antonio Filareto di Fi- 
renze fratello di Donato, come af- 
ferma Vasari. Oltre alcune sagre 
immagini, vi espressero pure la sto- 
ria del concilio generale di Firenze 
celebrato dallo stesso Eugenio IV, 
con alcuni versi che ricordano la 
riunione alla chiesa latina, dei gre- 



CHI 

ci, armeni, etiopi, e giàcobiti. Com- 
presa la detta porta, e quella san- 
ta, cinque in antico erano proptia- 
mente le porte della basilica , come 
lo sono adesso. Prima si chiama- 
vano jérgentea, Romana, Guidonia, 
Ravenniana , e del Giudizio. Ar- 
gentea fu chiamata quella di mezzo 
a cagione delle lamine di argento, 
colle quali s. Gregorio I, Onorio I, 
e s. Leone IV la ricoprirono. Era a 
(questa contigua dalla parte del pa- 
lazzo a[)ostolico la porta Romana , 
a cui diede il nome l'ingresso più 
fi-equente, che per essa avevano i 
romani, principalmente le donne. 
Seguiva la Guidonia, così detta per- 
ché dai guidoni, o vogliam dire dai 
condottieri, s'introducevano per quel- 
la i forestieri a venerare la basilica. 
Dalla parte meridionale in vicinap- 
za delia porta Argentea, era la Ra- 
venniana, e dopo questa nell'ultimo 
luogo, la porta del Giudizio. Fu Ta- 
na appellata Ravenniana, o perchè 
i i*avennati, lombardi e toscani per 
essa entravano, ovvero perchè i tras- 
teverini avevano per essa l'accesso; 
dappoiché l'ampia regione di Tras- 
tevere fu per alcun tempo chia- 
mata città de' Ravennati. Fu poi 
1 aitila denominata del Giudizio, pel 
traspoito de' cadaveri che per essa 
al sepolcro si conducevano; il qual 
nome é rimasto anche oggi, conser- 
vandosi ancora il vocabolo di porta 
</e' morti, Inti'odotta poi, o, a dir 
meglio, ripristinata e regolarizzata 
nella chiesa l' indulgenza plenaria 
del giubileo nell'anno santo, fu ag- 
giunta neli' antico tempio la sesta 
porta chiamata la porta santa, e 
collocata in vicinanza della Guido- 
nia. Sul princìpio poi della porta 
santa npn convengono gli scrittori: 
certo è che nel 14^5 Maffeo Vegio 
il quale fu presente al giubileo che ce- 

VOL. XH. 



CHI !»57 

lebrò Mai*tino V, non ne nomina 
che cinque, e in quelli di Nioolèr 
y, e Sisto lY non si nomina affiit<* 
to la porta santa: laonde fu soltaiK 
to Alessandi*o VI, che ai 1 8 diceo»» 
bi'e i4999 prima della celebrazione 
dell'anno i5oo, ordinò che si for- 
masse una nuova poita, e si ornasse 
per essere contraddistinta, come me^ 
gì io dicesi a Porla santa (^Fedi). 
Ma in seguito nella nuova basilica, 
compresa tal porta, e quella di Eu- 
genio «I V, cinque sono le sue porte* 
Finalmente, la sagrosanta patriar^ 
cale basilica vaticana, dopo undici 
secoli di sua esistenza dacché l'avea 
eretta Costantino, incominciò a mi- 
nacciare mina. 

Il Pontefice Nicolò V fu il primo a 
pensar di proposito alla nuova strut- 
tura del tempio. Con disegno pertanto 
di Bernardo Rosellini, e di Leon Bat- 
tista Alberti si pose mano all'opera, e 
distrutto il tempio dì Probo situato 
dietro alla tribuna della vecchia ba-* 
silica, s' incominciò una più vasta e 
maestosa tribuna, lasciando intatta 
quella di Costantino; ma appena la 
vide circa tre cubiti sopra il pavi- 
mento. Divisava innalzare avanti, 
un obelisco, di cingere di mura il 
Vaticano dalla parte del giardino , 
per cui cominciò una fortissima tor- 
re, quando la morte troncò nel 
1455 SI belle imprese. All'articolo 
Città Leonina, si fa di esse più di- 
stinta menzione. Né Calisto HI, né 
Pio II non continuai^ono V impre- 
sa , solo questo ultimo donò aUa ba- 
silica la testa di s. Andrea apostot 
lo, che aveva ricevuto in dono da 
Tommaso Paleologo despota della 
Morea, e fratello di Costantino ulti- 
mo imperatore greco . Quindi io 
stesso Pontefice coilQidò la detta te- 
sta nel bel cibòrio ed altare, ch# 
fabbricò in una^appeUa, ^^ 

«7 



a58 CHI 

le fu egli poi sepolto, non che il 
nipote Pio III, come a suo luogo 
meglio si dirà. V, il Toriìgio, Grot* 
te Vaticane^ p. loo e seg. Assun- 
to però al pontificato Paolo II 
nel 14^4» impiegò piti di cinque 
mila scudi d' oro pel prosegui- 
mento della fabbrica. Sisto IV, che 
gli successe, fece la cappella del co- 
ro, ove poscia volle essere sepolto 
jiel monumento di bronzo, di cui 
poi parleremo, non che di detta 
cappella; e riccamente abbellV e ter- 
minò il ciborio incominciato da Pio 
11, sull'altare papale. Innocenzo VIII 
avendo ricevuta dal sultano Baja« 
zetto II la sagra Lancia, la donò 
alla basilica; ma mentre voleva edi- 
ficarvi una sontuosa cappella per 
riporvela, moiì nel 1492, laonde 
fu riposta nell'oratorio ove si con- 
servava il s. Sudario. Quindi il di 
lui successore Alessandro VI fece 
erigere la Ceciata esterna del por- 
tico. La gloria per altro di com- 
piere la grande ed ai'dua impresa 
era da Dio serbata a Giulio II, il 
quale, dopo aver sentito in Roma 
il parei*e de'migliori architetti, scelse 
quello di Lazzaro Bramante, che gli 
dava la forma di croce greca , con 
tie navate, e con facciata, due cam- 
panili ai lati di essa, ed una cupola 
in mezzo, retta da ti*e ordini di co- 
lonne: disegno vasto e mag^ioi^ 
dell'area della veccliia basilica, on- 
de l'acchiudervi alcuni santi luoghi, 
^ cimiteri vicini. Ansioso Bramante 
d' incominciare la fabbrica , attendò 
la parte superiore, senza attendere 
a conservare alcuni marmi e mo* 
numenti degni di eterna memoria, 
e con rancore di Buonarroti: ri- 
masero però intatti la tiibuna, la 
confessione, e il pavimento per tanti 
secoli santificato. 

Sotto il dì 18 aprile i5o6 fu 



CHI 

collocata la pietra fondamentale del 
pilone, oggi chiamato della Vero- 
nica. Il gran Giulio II, ad onta del- 
l' avanzata sua età., e non ostante 
il cupo ddla voragine, nulla atter- 
rito dall'am insalubre, che ivi cagio- 
navano le acque giacenti in quella 
profondità, volle in persona discen- 
dervi, per istabiliryi con solenne ce- 
rimonia la prìma pietica. Talmente 
si lavorò, che ben presto i quattro 
smisurati piloni si videro innalzati 
sino al cornicione, facendo Braman- 
te voltarvi i quattro grandi arconi 
per sostano dell' immensa cupola : 
rapidità che biasimata, poi scuopri 
alcuni cedimenti. S' incominciò pure 
la struttura della nuova tribuna, 
rivestita al di fuori da Bramante di 
peperino, ma la morte di Giulio II, 
accaduta nel i5i3, e quella dell'ar- 
chitetto nel i5i4 intei*i*uppe il la- 
voro. Successe nel pontificato Leo- 
ne X, il quale affidò il prosegui- 
mento dell' opera a Giuliano Giam- 
berti detto da s. Gallo, insieme a 
fi*. Giocondo da Veix}na domenica- 
no, ed al gran Raffiiello Sanzio da 
Urbino. Vedendo però il Papa esau- 
sta la camera apostolica di que' te- 
sori che abbisognava il magnifico 
edifizio, incorse alla pietà de' fedeli 
col premio delle sante indulgenze; 
ma essendone stata commessa la pre- 
dicazione nella Germania a' dome- 
nicani, Martin Lutero, religioso ago- 
stiniano, si scagliò furìosamente con- 
ti*o le indulgenze, e diede origine 
a' suoi perniciosissimi errorì. I det- 
ti architetti, con Raffaello costituito 
da Leone X soprai n tendente alla 
fabbrica, giudicando che i piloni 
non potessero sostenere la cupola , 
li rafforzarono, e mutarono la for- 
ma della chiesa da croce greca in 
croce latina. Morto nel 1 5 1 7 s. Gal- 
lo, partito da Roma fr. Giocon4o , 



CHI 

e morto pura Haflàello ne) i5io, 
Leone X gii sostituì Baldassare Pe- 
ruzzi, il quale per economia di tem- 
po e di spese, ridusse nuovamente 
la basilica a croce gi*ecn, vale a dire 
in forma quadrata, e perciò fare vi 
aggiunse la quarta tribuna, con apri- 
re in ciascuna di esse una porta^ af- 
finchè si penetrasse nel tempio. Ag- 
giunse altresì quatti*o angoli per sim- 
metrìa del riquadro, coli* idea che 
ciascun di loi*o servir dovesse per 
comodo di sagrestia, e per base del 
campanile; ma mentii doveva erì- 
gersi la maravigliosa cupola, nel 
i52i morì Leone X. 

Nel bi'eve pontificato di Adrìano 
VI nulla di osservazione si operò a 
vantaggio della basilica, e solo sotto 
Gemente VII fii teiminata dal Pe- 
ruzzi la tribuna, distratto il Papa in 
altre cure , e nel!' orrendo saccheg- 
gio di Roma nel 1527, nel quale 
non fu nemmeno risparmiato questo 
tempio santo, e le sue reliquie, sic- 
come si dirà meglio altrove. Ri- 
pigliò vigore la fabbrica quando nel 
1 534 fu a*eato Pontefice Paolo III, 
Famesey che nominò architetto An- 
tonio Picconi da Sangallo nipote di 
Giuliano. Rinnovò egli il disegno, se- 
condo il primo sistema di ci*oce gre- 
ca, con due campanili, e colla cu- 
pola a due oi'dini di colonne, i 
{ùloni delle quali rese piìi forti. Èra 
il lavoro sì vago, che per formarne 
il modello di legno ftirono spesi quat- 
tro mila scudi, e riuscì a tutti grato. 
Morto ancor egli nei i546, Paolo 
III chiamò da Firenze Michelangelo 
Buonari*oti, che, esaminato l'ultimo 
disegno dì Sangallo, e trovatolo pie- 
no di pilastri e colonne, di scarso 
lume, e con molta spesa, in quindici 
giomi, e colla spesa di venticinque 
scudi ne fece un altro modello più 
maestoso, e più iadle ad eseguirsi. 



CHI iSg 

Conservò la forma di a*oce greca, 
ideò la cupola a doppia volta, po- 
sandola su muri saldissimi e non 
su colonne, delineò la Pedata egua- 
le a quella dei Pantheon, e propose 
d'incrostare la parte esterna del tem- 
pio di travertini, e non di peperino, 
come avea stabilito Bramante ; pro- 
gettò in fine di dare alla basilica 
seicento palmi di lunghezza, ed al- 
trettanti di larghezza e di altezza. 
Tutto approvò Paolo III, didiiaran- 
do il Buonarroti architetto di s. Pie- 
tro, con amplissima facoltà. Quindi 
fu sotto Paolo III, e non sotto Giu- 
lio II, come asserirono alcuni, e per 
opera di Buonarroti demolito il tem- 
pio di s. Petronilla , che sorgeva 
ov'è ora la tribuna de' ss. Simone 
e Giuda. Qui si deve avvertire, 
che per mezzo di un oorridoro si 
passava dal tempio di s. Petronil- 
la, a quello della Madonna della 
febbre. In mezzo a questo corride* 
re, e vicino alle stanze di alcune 
monache dette Murate di s. Pietro 
( sulle quali è a vedersi il Garam- 
^ly Memorie ecclesiastiche ^t^^, -'^aS), 
si venerava in un altero il corpo 
di s. Gio. Grisostomo, il quale fu 
portato in Roma nel secolo XIIJ, 
e da dove fu poi trasferito nei 
tempio di s. Maria della febbro, ed 
in seguito nell' ornatissima cappella 
del coro, ove tuttora si venera. 

Dichiarato adunque da Paolo III 
il Buonarroti ai*chitetto della basi- 
lica, tanto energicamente operò sul-» 
la fabbrica, ch'egli la condusse sino al 
tamburo, ove dovea posaro la cupola* 
Laonde se possiamo dire che il Buo» 
naiToti si é avvicinato agli antichi 
colla pittura del Giudizio universale 
nella cappella Sistina, e che gli ha 
eguagliati colla statua del Mosè a 
s. Pieti'o in Finculisy possiamo an- 
co dii'e fi*ancamente, che li ha supe^ 



a6o 



CHI 



rati, con piantare in arìa, con uno 
sforzo di architettura non mai più 
▼eduto, una cupola più gi*ande di 
quella del Pantheon, e che pure in 
piana terra si osserva con istupore. 

Passato a miglior vita Paolo III, 
proseguì Buonarroti nel suo impie- 
go sotto Giulio III, Marcello II, e 
Paolo IV, e particolarmente sotto 
quest' ultimo tei^minò i contraforti 
del tamburo; anzi temendosi della 
di lui morte, fu da Paolo IV ob- 
bligato a far il disegno della cupola, 
eh* egli eseguì prima in creta, e poi 
in legno. Difatti terminò i suoi gior- 
ni nel pontificato di* Pio IV. Questi 
provvidamente gli diede in succes- 
sore Giacomo Barrozzi detto il Vi- 
gnola^ cui diede per compagno Pir- 
ro Ligorìo con espresso ordine di 
seguire i disegni di Michelangelo. E 
siccome Pirro ei*asi arbitrato di al- 
cuna innovazione, fu da s. Pio V 
tolto dalla carica. Proseguì il Bariloz- 
zi V edifizio lentamente , a cagione 
della gueiTa contro il turco, che as- 
sorbiva a s. Pio V tutti i teson. 

Assunto nel 15^2 al pontificato 
Gregorio XIII, per morte del Bar- 
rozzi, nominò architetto Giacomo 
della Porta, che in breve compì la 
sontuosa cappella Gregonana secon- 
do Tidea di Michelangelo, con cu- 
pola, e volta con musaici, stucchi 
dorati e marmi preziosi. Rivestiti pur 
Tennero di marmi preziosi le mura, 
e il pavimento. Nell'altare, che ar- 
ricchì con alabastri , ed ametisti , 
collocò l'immagine di Maria Ver- 
gine chiamata del Soccorso , o di 
.•?. Leone, perchè dipinta nel muro 
deli' oratorio dedicato a s. Leone I, 
e racchiuse nell'urna del medesimo 
altare il corpo di s. Gregorio Na- 
zianzeno. Seguì l'uno e l'altro tras- 
porto con molta solennità, cioè quel- 
lo della mii*acolosa immagine nel 



CHI 

dì II febbraio i5j8 (nel qual gior- 
no il Papa vi celebrò la prima mes- 
sa solenne), e quello del corpo di 
s. Gregorio dal moiiistero delle mo- 
nache di campo Marzo agli 1 1 giu- 
gno i58o. E a sapersi che quattro* 
cento anni prima alcune vergini gre- 
che, fuggite dal Levante, avevano 
portato in Roma le venerande ossa 
del Nazianzeno, e le avevano deposte 
in detto luogo. Divotissimo il Papa 
di tal santo, deliberò di collocar la 
sua spoglia nel Valicano, lasciando 
alle monache un braccio, col donati- 
vo di tre mila ducati d'oro di came- 
ra. Perchè poi riuscisse solenne la 
traslazione, eome riporta Paolo Mu- 
canzio, nel tom. II de' Diarii del 
suo fratello Francesco cerìmoniere 
pontificio, e di maggior allegrezza, 
pubblicò l'indulgenza, liberò dalle 
carcerì molti prigioni, calò il prezzo 
del pane, e fece ornare tutta la stra- 
da per ove passò la processione con 
tende, arazzi, tappeti, pitture, non 
che altari ornati di fiori e profumi. In 
una cassetta di piombo, nobilmente 
ornata , quindi dai canonici vaticani, 
sotto baldacchino furono trasportate 
sì preziose reliquie in questo tempio, 
ove Gregorio XHI coi Cardinali, e 
pi*elatura l' incontrò a pie delle scale 
in sedia, da cui discese senza mitica 
per venerarle genuflesso, e cogli occhi 
pieni di lagrime. Com' ebbe baciata 
l'aix» delle relìquie, sottentrarono a 
prenderla i vescovi assistenti al so- 
glio , i quali la depositarono nella 
cappella; quindi il Papa fece dono 
di ricchissimi sagri arredi , sen- 
za calcolare i quali vuoisi che spen* 
desse nella cappella , che avea fat- 
ta consacrare dal Cardinal Sanseve- 
rìno, cento e più mila scudi; però 
il Torrigio, par. II, p. 177 dice ot- 
tantamila. Questa cappella venne 
elegantemente descritta in un poema 



CHI 

chi Loren70 Frizolio, e da Ascanio 
Yalentini. Oltre a ciò Gregoiìo XIII 
fece alzare il pavimento della basi- 
lica, ristorare ed ornare la cappel- 
la dell'altare maggiore degli apo- 
stoli , facendo aggiungere alle sei 
statue degli apostoli le altre sei, e 
dodici grandi lampade. Per Fanno 
santo da lui celebrato fece il sof- 
fitto al portico, e sopra le cinque 
porte fece dipingere la storia degli 
apostoli. 

Dopo la morte di Gregorio XIII, 
gli successe il grandioso Sisto V, a 
cui tanto deve la basilica. Egli , 
non contento di avere nell' an- 
no i586, secondo l'idea, die avea 
sino da semplice religioso, colFo- 
pera di Domenico Fontana, tras- 
portato dall'antico circo di Caio 
e di Nerone il tanto rinomato Ohe- 
lisco vaticano (Vedi), e di averlo 
prodigiosamente eretto nella gran 
piazza della basilica; per mezzo di 
Giacomo della Porta e l'aiuto del 
Fontana portò al termine la cupola 
in breve tempo, mentre i periti 
calcolavano abbisognarvi dieci anni, 
colla spesa almeno di cinque mi- 
lioni d'oro. Sisto y impose a' due 
ardiitetti sollecitudine, e non curan- 
za ad ogni spesa, Ai 1 3 luglio 1 588 
fu posta mano al lavoro, ed impìe- 
garonsi ottocento muratori , come 
asseriscono il Martinetti, lo Cbat- 
tard, e il Rocca nella descrizione 
della basilica. Ai i4 maggio iSgo 
ei'a già terminata la vastissima cu- 
pola, sino alla lanterna o cupolino. 
Di qui alla croce furono impiegati 
altri sette mesi, onde, al fine di di- 
cembre dell'anno stesso, e in tempo 
di Gregorio XIV, che ai 5 di detto 
mese successe a Sisto Y, era nell'e- 
sterno interamente stabilita, come lo 
fu anco nel i6o3, sotto Clemente 
VllI,neirintei*no, La misura dique- 



CHI 



26; 



sta gran macchina, avente il dia- 
metro del concavo oomspondente 
al tempio è di palmi centonovanta, 
e di trentotto il diametro dell'oc- 
chio della lanterna, la quale è alta 
sino alla croce palmi centodiciotto. 
Rimarchevole è la croce alta venti- 
cinque palmi, compresa la distanza 
che passa sulla palla, la quale è capace 
di contenere nel suo interno quin* 
dici persone. Riflette a tal uopo il 
Fontana Descriptio templi {vaticani, 
che se la sola lantenia fosse collo- 
cata in piazza Farnese, arrivei*ebbe 
la croce al cornicione del palazzo 
Farnese, il quale è alto palmi cen- 
totrentatre. L'imbocco poi, ossia 
vano de' quattro arconi sotto la stes- 
sa cupola, collocati tra vivo e vivo 
de' piloni, è di cento tre palmi , e 
l'altezza di essi, dal piano del tem- 
pio fino sotto il loro sesto, é di 
palmi duecento; sicché tutta l'al- 
tezza di questa in tenore macchina, 
dal pavimento alla croce, ascende 
a palmi cinquecento ventiquattro, es- 
sendone r esteriore di palmi cin- 
quecento novantatre, secondo le mi- 
sure del medesimo Fontana. Conr 
frontata questa cupola con quella 
del Pantheon, la supera di trenta 
palmi in altezza , ma è minore in 
larghezza di tre palmi, come abbia- 
mo dal Chattard, Nuova descri» 
zione del Faticano ^ o sia della bo" 
silica di s. Pietro. Questo autore, 
facendo pure il confronto della cu- 
pola vaticana colle altre due più 
celebri , cioè di s. Sofia di Costan- 
tinopoli, e di s. Maria del Fiore di 
Firenze, osserva che tutte sono mi- 
nori in grandezza della Vaticana. 
£ a sapersi, che ognuno de' quattro 
piloni , secondo le misure prese , è 
grande quanto la chiesa e il con- 
vento de* religiosi trìnitari alle quat- 
tro Fontane. Si vuole poi che il 



i6a CUI 

detto Sisto V impiegasse nella ba* 
silica le colonne dell' antico Setti- 
zonio, edifizio che descrivesi all'ar- 
ticolo Chiesa di s. Lucu in Cer- 
chio, detta in Settizoitio. 

Assiso sul pontificio trono nel i5gi 
il suddetto Clemente Vili, servendosi 
dello stesso Giacomo della Porta, 
perfezionò l'esterno della cupola, co- 
prì di musaici l' interiore della me- 
desima e suoi annessi , de' quali è 
tutta sua la gloria. I musaici rap- 
presentano, nel cupolino, il Padre 
eterno, e negli spicchi della cupola, 
diverse figure distribuite in sei or- 
dini. In quello più prossimo sono 
alcuni cherubini, nel secondo gli 
angeli in atto di adorazione, nel 
terzo altri cherubini , nel quarto 
altri angeli con in mano diversi 
stromenti della passione di Gesù 
Cristo, nel quinto il Salvatore, la 
b. Vergine, coi dodici apostoli, com- 
preso s. Paolo, nel sesto vari Pon- 
tefici e santi vescovi, i corpi dei 
quali riposano nella basilica. Siegue 
l'ornato sotto la cupola, e fino sot- 
to il cornicione. Ne' quattro angoli 
frapposti fi*a i quattro arooni, sono 
espressi i quattro evangelisti co* lo- 
ro simboli , e con alcuni putii in 
alto festevole, con palme e fiori. 
Non è nostro scopo citare i pittori 
e musaicisti che ciò eseguirono, riu- 
scendo troppo minuzioso l'articolo 
per se stesso indispensabilmente lun- 
go, e poi tutti sanno che i piti ec- 
cellenti ai^isti lavorarono in questo 
miracolo delle arti. Solo aggiunge- 
remo che per diversi anni vi lavo- 
rarono costantemente ottocento uo- 
mini, e che da Sisto V si sommi- 
nistravano ogni anno per la sola cu- 
pola, centomila scudi d'oro. 

Clemente Vili inoltre ornò la 
volta della basilica di stucchi do- 
rati , alzò e livellò il pavimento , 



CHI 

lastricandolo di marmi mischi stu- 
pendamente disposti, e per ciò ese- 
guire fu d'uopo demolire l'antica 
trìbuna, e stabiPi secondo il pensie- 
ro di Buonarroti, la seconda cap- 
pella detta da lui la Clementina^ 
incontro alla Gregoriana, la quale 
nella funzione della coronazione dei 
Pontefici fa le veci dell' antico se- 
gretario. Clemente VIII eresse quel- 
la cappella in onore di s. Gi^egorio 
I, e il quadro di musaico lo rappre- 
senta operare il miracolo riferito da 
Giovanni Diacono, cioè quando il 
santo Pontefice avendo forato con 
un coltello uno di quei branda^ che 
aveva prima calati sul venerabile 
coi*po di s. I^etro, ne scaturì vivo 
sangue, dal che restò confusa e con- 
vinta l'incredulità di coloro, che 
avendo rìcevuto un tal velo, poco 
o niun conto facendone , l' aveano 
portato al donatore. Il brandeum 
era un velo applicato alle reliquie 
de' santi, che si soleva manddi*e dai 
Papi a diversi prìncipi, non per- 
mettendosi anticamente in alcun mo- 
do la traslazione delle sante reli- 
quie fuori di Roma. Dubitando poi al- 
cuni greci del pregio de' brandei, s. 
Leone I ne tagliò uno colle forbi- 
ci, e da esso ne uscì sangue, f^, 
Macrì Hierqlexicon, Sotto 1* altare 
riposa il corpo di s. Gregorio I, le cui 
ceneri sempre furono onorate nella ba- 
silica. Dal portico fu il suo corpo 
trasportato avanti il secretano , don- 
de s. Gregorio IV lo trasferì nell' ora- 
torio da lui eretto, e che fu poi ri- 
storato ed abbellito da Pio II. An- 
co questa cappella ha cupola con 
musaici, i quali ne nobilitano le al- 
tre parti, ed é decorata di superbi 
marmi, con che fu eziandio lastri- 
cato con disegno il pavimento. Ol- 
tre tutto questo, il zelante e ma- 
gnifico Clemente Vili, essendosi al- 



CHI 

zato il payimento, e dovendosi ren* 
det*e proporzionato l'altare maggio- 
re, lasciò intatto l'antico nelle grot- 
te vaticane, lo ridusse in perfetta 
eguaglianza alzandovi altro sopra 
che il racchiuse, la cui mensa di 
marmo greco tutta di un pezzo é 
lunga palmi diecinove e sette dodi- 
cesimi. Fu essa presa dall'antico fo- 
ro di Pferva. Quindi fece la so- 
lenne consagrazione di quell'altare 
alla pre<ienza de' Cardinali, della 
prelatura ec ai 26 luglio i5g4) ri- 
manendo così intatto quello consa- 
grato da s. SiIvesti*o I, ed oggetto 
dell' universale venerazione. 

Non va qui taciuto, che quando 
Giacomo della Porta sollevò il pa- 
vimento intorno all' altare maggio- 
re ed al vecchio altare, consagrato 
da Calisto II, e sovrappose l'altro fat- 
tovi innalzare da Clemente Vili, vi 
scuopiì la finesti*a corrispondente al- 
ia sagra urna. Calatovi l'architetto 
il lume, ravvisò la croce d'oro so- 
vrappostavi da Costantino e da Ele- 
na sua madre, di cui abbiamo di 
sopra parlato, quindi ne fece rela- 
zione al Papa, il quale portatosi 
sulla faccia del luogo coi Cardinali 
Bellarmino, ed Antoniano, non che 
col Cardinal titolare di. s. Ceci- 
lia, ti'ovò quanto avea inferito l'ar- 
chitetto, ma ordinò che in sua pre- 
senza l'apertura fosse chiusa cdn 
cementi. 11 trittico ed altre tavole 
dipinte da Giotto, che stavano in- 
torno air altare, e che il Cancellierì 
descrive a pag. 98 e seguenti della 
sua Sagrestia Faticanay furono da 
Clemente Vili fatte trasportare al- 
trove, e poi vennero collocate nella 
camera capitolare della sagrestia. Sul- 
r ornamento dell'antica confessione, 
va consultato. Conrado Gianningo, 
De confessione s. Petti in basilica 
Vaticana. Ext. in Commentario de 



CHI a63 

basilica s. Petri apostolontm prin^ 
cjpis antiqua a Constnntino m, fiin* 
data, Romae in Faticano, ac prae^ 
cìpue de altaribus gusdem. Int. VI 
junii Bollani, p. III. Dal fin qui 
detto poi apparisce che i celebri ar- 
chitetti, eh' ebbero parte alla erezio- 
ne della basilica, imitarono precipua- 
mente i due piit rinomati monumen- 
ti di Roma, il Pantheon, e il tempio 
della Pace. 

Nel i6o5, divenuto Pontefice Pao- 
lo V, Borghese, e vedendo la parte 
superiore della basilica quasi com- 
pita , pensò air^*ezione dell'altra 
parte, non credendo bastantemente 
grande un sì gran corpo di chiesa, 
in proporzione al concorso de' fedeli, 
principalmente nelle solennità mag- 
giori. Ma avendo prescelto il disegno 
di Carlo Mademo, ingiunse che la 
detta parte inferiore del tempio si e- 
stendesse ancor piti di quello che 
convenisse a forma di croce latina, 
acciò i santi luoghi fossero intera- 
mente racchiusi nella nuova fabbri- 
ca, per non essere soggetti a profii- 
nazrone. Addi 21 febbraio 1606, si 
incominciò a disfei^ il tetto della 
vecchia basilica, e si trovò un tra- 
ve di abete lungo centotreutatre 
palmi, il quale sosteneva una parte 
del tetto della nave maggiore. Di 
poi, ai 29 marzo, si principiò la 
demolizióne dei muri ove incomin- 
ciano le due cappelle del ss. Sagra- 
mento e del coro, e agli 8 marzo 
dell'anno seguènte 1607 si scavaro- 
no per sessanta palmi le fondamen- 
ta, laonde ai 7 maggio fu posta la 
prima pietra della giunta, dal Car- 
dinal Evangelista Pallotta. Prose- 
guendo felicemente l'edifizio, ai io 
febbraio 1608, monsignor Angelo 
Rocca sagrisfa pontificio ripose nel 
portico la pietra fondamentale. La 
facciata e il portico furono termi- 



964 CHI 

nati nel 1612, e la gran giunta del- 
la basilica ài 12 dicembre i6i4* 
Poscia, e nel 16 18, furono erette le 
due palati laterali della facciata e- 
sterna, sopra le quali si dovevano 
stabilire i campanili. Questa fiicciata, 
eretta pure da Carlo Maderno, è alta 
duecento sedici palmi, e circa cinque- 
cento quaranta larga. E ornata da otto 
grandissime colonne di dodici palmi 
di diametro, e di cento ventitre di al- 
tezza, compresa la base e il Capi- 
tello, e nella parte superiore Pao- 
lo V fece collocare la statua del 
Salvatore, e quelle dei dodici apo- 
stoli, di travertino e di forme co- 
lossali. Nel fregio della cornice fu 
posta questa iscrizione: in honorem 

PBINCIPIS APOSTOLORVM PAVIVS V BVR- 
GHESIVS ROMANVS PONT. MAX. ANNO 

MDcxu PONT. VII. Paolo V pertanto 
con animo veramente grande per- 
fezionò, e terminò questo superbo 
tempio, avendovi fatto tutte le cap- 
pelle dopo la Gregoriana, e la Qe- 
mentina, oltre i portici superiore per 
la solenne benedizione, ed inferiore: 
il portico supeiiore è lungo palmi 
trecento dìciotto, largo cinquanta- 
sette , ed alto venti. L* inferiore è 
doviziosamente ornato con ìstucchi 
dorati, e con venti colonne di mar- 
mi differenti, e di palmi quattro e 
tre quarti di diametro per ciascu- 
na, senza mentovare i molti e pre- 
ziosi ornati, e colle geste del prin- 
cipe degli apostoli. 

Rimanendo poi la confessione, che 
introduce alla tomba di s. Pietro, 
quasi nascosta nel pavimento. Paolo 
V con isplendìda magnificenza, la 
decorò di preziosi marmi, di due 
nobili scale con balaustrate, e di due 
statue di metallo dorato rappresen- 
tanti i bb. Pietro e Paolo. Donò una 
lampada di argento, del peso di 
settanta libbre, insieme ad altre tre 



CHI 

minori, da lui pure donate, acciò 
dovesssero continuamente ardere nei 
di più solenni, assegnando le rendi- 
te per l'olio. Terminò il pavimen- 
to della basilica, fece la volta della 
sotterranea con diverse grotte, ove 
ripose con vago ordine le pittm*e, 
sepolcn, ed immagini del? antica 
basilica, come meglio diremo in ap- 
presso. Da diversi altari dell' antioa 
basilica trasportò a quelli della nuo- 
va con solenne rito, ai 27 maggio 
1607, i corpi de' ss. Simeone e 
Taddeo apostoli, Gregorio I, Leone 
I, II, 111, e IV, nonché Bonifacio 
IV Pontefici, Petronilla, Gio. Cri- 
sostomo, Processò e Martiniano. Col- 
locò in luogo più eminente e sicu- 
ro le preziose reliquie del volto 
santo, della sagra lancia, e la testa 
di s. Andrea apostolo. Con nuovo 
accrescimento adattò alla grandezza 
della basilica la porta di bronzo 
fiitta da Eugenio IV : spianò ed 
ampliò la piazza, che dà l'ingresso 
alla basilica, e siccome si dovettero 
demolire molti edifizi degH antichi 
Papi, Paolo V li fece tutti dipinge- 
re con aitile memorie nelle sagre 
grotte, e altrove, affinchè se ne aves- 
se un' idea. Su ciò è a vedersi il 
Ciacconio, Fit PP, tomo IV, col. 

379- 

A Paolo V successe Gregorio XV; 

mti nel suo pontificato poco si la- 
vorò nella basilica, venendo soltan- 
to coperta con istucchi dorati la 
volta della cappella del coro, rifab- 
bricata da Paolo V. Poscia al Ma- 
derno defonto, successe il cav. Lo- 
renzo Bernini. Questi, colla spesa di 
cento mila scudi , e per ordine del 
Pontefice Urbano Vili, eresse il 
campanile, che poi Innocenzo X fu 
indotto dagli emoli del Bernini, sotto 
il pretesto che da quel fianco il tem- 
pio minacciava rovina, a far demolire 



CHI 

colla spesa di dodici mila scudi. Per 
aggiungere nobiltà ed ornamento alla 
basilica, Tolle Urbano YllI imitare 
la pietà e munificenza de' predeces- 
sori; e siccome Bramante neii* alza- 
re i quatti*o piloni, coli' idea che si 
dovessero poi ornare di statue ai di 
sotto, e di ringhiere al di sopra per 
costodire le sagre reliquie, vi lasciò 
il sito per le nicchie inferion, e for- 
mò nel vivo di si gran massi quat- 
tro pozzi per iscorta delie scale che 
vi si dovevano stabilire per ascen- 
dere alle pai*ti superiori. Urbano 
Vili nel i63o, ordinò al Bernini 
di adornare con bellissimi marmi le 
quattro nicchie, nelle quali poi fu- 
ix>no situate quattro statue di mar- 
mo colossali, rappresentanti le ss. 
Veronica, ed Elena, e i ss. Andrea 
apostolo, e Longino. Così fece ab- 
bellij*e le quattro nicchie superìorì , 
ciascuna con maestosa ringhiera di 
marmo con due colonne ritorte, cioè 
quelle che stavano innanzi all'alta- 
re maggiora della vecchia basilica, 
chiamate Vitinee, Nella nicchia di 
s. Veronica si venerano e custodi- 
scono le relìquie maggiori, delie 
quali facemmo menzione superior- 
mente, e in quella di s. Elena la 
testa di s. Andrea, dalla cui loggia 
si espone la coltre de' santi martiri. 
Falso é che il Bernini cagionasse le 
crepature, le quali poi comparirono 
sulla volta della cupola, giacché egli 
nei porre le scale al sito lasciatovi da 
Bramante, ne restiinse il vacuo, e 
lo rese più forte, anzi il Beraini 
non fece che le scale dei piloni 
di s. Andrea, e di s. Longino, men- 
tre le altre furono precedentemen- 
te eseguite sotto Paolo V, che, co- 
me si disse, vi collocò le dette re- 
liquie. Per opera del Bernini, Ur- 
bano Vili col bronzo, che ricuopri^ 
va le travi del portico del Pan? 



CHI a65 

theon, ornò la confessione e l'altare 
papale di quattro maestose colonne 
spirali, e di un corrispondente bai- 
dacchino {Vedi): ed è talmente que- 
sta macchina grandiosa e propomo- 
nata alla maestà del tempio, che in 
altezza supera il palazzo Farnese. 
Per questo, Lelio Guidiccioni in lo- 
de di si meraviglioso lavoro, nel 
i633 pubblicò in Roma: Ara Ma^ 
xinuL vaticana ah Urbanjo Vili 
magni/iceniisswie instructa^ carmen, 
adjectis variis epigrammatibus cum 
oratiuncula in laudem ejusdem Pon^ 
tiflcis. Inoltre Urbano Vili edificò 
l'altare di s. Michele; donò una 
preziosa croce con due pezzi del 
vero legno della ss. Croce, che pre- 
se dalle chiese di s. Anastasia, e di 
s. Croce in Gerusalemme; ed eres- 
se un superbo deposito alla contes- 
sa Matilde, facendo traspoi*tare nel- 
la basilica le sue ossa^ fatte levare 
dal monistero di s. Benedetto di 
Mantova, e ciò in benemerenza al 
patrimonio, che la pia principessa, sot- 
to s. Gregorio VII, avea donato alla 
chiesa Romana. Finalmente, ridotta 
la basilica ad una maestà degna 
delle più splendide magnificenze del- 
l' antica Roma, Urbano Vllì , assi* 
stito da ventidue Cardinali, dalia 
prelatura, e da tutti quelli che han- 
no luogo alle funzioni pontificie, 
consagrò solennemente la basilica ai 
1 8 novembre 1 626 ; cioè nello stes- 
so giorno, che s. Silvestro avea con- 
sagrata l'antica Costantiniana. 

Benefattore della basilica fii anco 
Innocenzo X, il quale terminò de- 
finiti vanieu te i suoi abbellimenti, sia 
coi cuoprire il pavimento con va- 
ghi marmi, ove non lo era, sia col- 
r ornare i pilastri laterali della na- 
ve di eleganti incrostature di bel- 
lissimi marmi, e di basso lilievi so- 
stenuti da angeli pui'c di maimo, e 



966 CHI 

rappresentanti le immagiDi dei Pon- 
tefìci, sia coiraggiungervi varie gi<an- 
diose oolonne. Di che sì legge la 
memoria nella iscrizione posta sulla 
porta maggiore della basilica, com- 
posta dal gesuita Famiano Strada, 
e nella medaglia coniata coir epi- 
grafe Vadcanis SaceìUs insignitis. 
Poscia traslocò quel Pontefice il cor- 
po di 8. Leone I all' altare dove 
pi*esentemente si venera, facendo e- 
seguii^ lo stupendo bassorilievo, che 
lo rappresenta, nell' incontro con 
Attila, dallo scalpello dell' Algardi. 
Per maggior decoro poi della basi- 
lica, agli 8 gennaio i65o, eoa bol- 
la che si legge nel BuU, Val. tom. 
Ili, pag. 265, proibì Innocenzo X, 
sotto pena di scomunica, che ni uno 
prendesse tabacco (Vedi) nel coro, 
nelle cappelle, nella sagrestia, nel 
portico, o nell'atrio della n>edesi- 
ma: scomunica, che nel 1725 fu 
tolta da Benedetto XIII. 

Alessandro VII, Chigi, coll'opera 
del medesimo Bernini, nella testa- 
ta, o tribuna, collocò la Cattedra di 
s. Pietro (Vedi), cioè in una gran 
cattedra di bronzo dorato, sostenu- 
ta dai quattro dottori pure di egual 
metallo; gigantesca mole, che de- 
saivemmo al citato articolo. Pose 
sulla medesima cattedra la gloria 
del paradiso con angeli e serafini in 
grandissimo numero, tutti di stucco 
dorato, e in mezzo lo Spirito Santo 
sfolgorante raggi e splendori. Inol- 
tre Alessandro VII, con disegno del 
medesimo Bernini, formò la scala 
regia, che dal portico e galleria si- 
nisti^a conduce alla cappella Sistina; 
scala, che descrivemmo nel Diziona" 
rio al voi. VIII, p. 1 36. Quindi eresse 
nella piazza Vaticana i due portici, 
o colonnati, perchè chiunque si re- 
ca alla basilica possa starsene al 
coperto dalla pioggia, e dal sole. Il 



CHI 

Papa, nel 1 660, volle collocarne nei 
fondamenti la prima pietra, ma 
non potè vedere V opera finita , im- 
perocché il braccio eretto dalla par- 
te del santo Ofiizio fu perfezionato 
sotto Clemente IX dal medesimo 
Bernini. Il piano di questo edifizio 
è largo palmi ottantadue, abbraccia 
quattro ordini di colonne, ripartite 
in modo che formano tre passaggi 
o corsie, ed in quella di mezzo vi 
passano le carrozze. È diviso il me- 
desimo edifizio in due bracci, che 
formano quasi due semicirooli, nu- 
merandosi in dascuno, oltre venti- 
quattro pilastri, centoquaranta co- 
lonne di ti*avertino, alte, in^eme 
alla base e capitello, palmi cinquan- 
tasette e mezzo, oltre palmi quat- 
tordici e un terzo, dovuti all' altez- 
za dell'architrave, fregio, e corni- 
ce; e palmi ventidue e mezzo alla 
base, e statue di diversi martiri, con- 
fessori e vergini in numero di ot- 
tantotto, e che formano il finimen- 
to di questa mole, i quali due co- 
lonnati sono congiunti all'atiùo, o 
portico della basilica, per due galle- 
rie, o bracci retti, fomiti ambedue 
di ampia porta, su ognuna delle qua- 
li vi è un musaico. Quello dalla 
parte del palazzo apostolico rappre- 
senta la b. Vergine col s. Bambino, 
coi ss. Pietro e Paolo, l'altro rap- 
presenta il Salvatore in atto di chia- 
mare s. Pieti*o. Sono poi ambedue 
queste gallerie, tanto di fuori che 
di dentro, ornate con oolonne piane, 
le quali, due a due, tramezzano i 
grandiosi balconi. A ciascuno di tali 
pilastri, nella sommità, corrisponde 
una statua di travertino: laonde 
quarantaquattro sono le statue tutte 
erette da Clemente XI ; gallerie^ e 
colonnato, che nell' edificarli vuoisi 
abbiano costato ottocento cinquanta 
mila scudi. 



CHI 

Carlo Fontana, nelP opera pub- 
blicata nel 1 694, col titolo : // lent" 
pio Praticano, e sua origine^ con 
gii edìfisii più cospicui^ antichi, e 
moderni fatti dentro 9 e filari di esso 
etc. y nel libro VI, cap. i, così de- 
scrive: » La somma delle materie, 
M che sono andate nell* erezione .... 
» a cento undici milioni , e cento 
M ventiduemila palmi cubi tra oc- 

9» culti e visibili, che valutati 

M a regola d'arte ascendono al prez« 
» zo di ti*entasei milioni cento quat- 
M toi*dicimila^ e seicento cinquanta 

M scudi dì moneta romana Un 

M breve ristretto degli altri mate- 
M rìali in ornato di cupole, rilievi, 
» e metalli etc, ascende a dieci mi« 
M lioni ottocento mila cinquecento 
99 trentatre scudi. Onde il prezzo 
M di tutto il tempio, sino all'anno 
M 1 694, ascende alla somma di qua- 
99 rantasei milioni ottocento novan- 
u taotto scudi di moneta romana, 
99 a giulii dieci per scudo. Non sono 
99 comprese le spese di modelli, e 
99 muri demoliti, ne anche la spesa 
M del campanile fatto fare da Ur- 
M bario Vili, che costò sopra cento 
99 mila scudi, mentre scudi dodici 
99 mila in circa ne costò la demo- 
99 lizione. Da qui si può arguire la' 
>» spesa impiegata nel disfacimento 
99 di mm*i, come di altri lavori, sen- 
9> za che siano comprese le provvi- 
99 sioni de' ministiM, il prezzo delle ma- 
M gnifiche suppellettili, di cui è dovi* 
99 ziosamente fornita la basilica, ec.". 

11 p. Bonanni, capo 3i, dice^ 
che il denaro speso nella struttura 
del, colonnato , e comìdori annessi , 
ascende a scudi ottocento dnquan- 
tamila. Il medesimo Fontana, nel 
lib. V, cap. 27, pag. 386, dice che 
il vano, che occupa il tempio vatica- 
no con la Vociata esterna, e portico 
annesso, oltrepassa 1' estensione di 



CH I 267 

un ruU)io di terra, aggiungendo poi 
che il sito, riempiuto dalla piazza, 
e dal colonnato, abbraccia tre nib- 
bi, e tre quarti di superficie. Il piano 
pertanto di questa sontuosa basilica 
in forma di croce, ha cento canne 
di lunghezza, sessantasei di larghez- 
za, e quarantacinque di altezza, nel 
centro; ovvero, come altri misurano, 
ottocento quai*anta palmi di lun- 
ghezza della porta fino alla tribunal 
seicento quarantasette di larghezza 
nella a*oce traversale, e duecento 
venticinque di altezza. 

Sotto il pontificato di Benedetto 
XIII, la piazza compresa nel recin- 
to dei colonnati, fu lastricata di sel- 
ci a quadrelli con guide di ti*aver- 
tino, colla spesa di scudi ottantot- 
to mila somministrati da monsignor 
Sergardi, come economo della reve* 
renda fabbrica di s. Pietro. Questa 
piazza è divisa in due piani, uno 
di figura elittica, l'altro di figura 
quadiìlatera: il primo incomincia 
dalla vasta apertui*a, che le serve 
d' ingresso , e continua a seconda 
del giro de' due bracci del colon- 
nato, ed ove questo termina, a se- 
conda delle linee di travertino che 
formano la circonferenza della figu« 
ra ovale. Il secondo incomincia dal 
termine del colonnato, e segue a di- 
stendersi insino al mui*o della &g- 
ciata estema. La lunghezza del pii- 
mo piano, regolandosi la misura 
dalle estreme linee della circonferen- 
za, abbraccia palmi ottocento venti- 
sei, e la larghezza del vano intei*io- 
re, escluso il colonnato, palmi otto- 
cento ottantadue. L'altro piano, seb- 
bene al primo inferiore nella lun- 
ghezza, ascende a palmi quattrocen- 
to trenta, e nella larghezza a palmi 
quattrocento ottantacinque. Nei cen- 
tro del primo piano sorge l'obelisco 
fattovi innalzare da Sisto V ; e da ani- 



268 CHI 

bo i lati sono due grandiose e Taighe 
fontane. Quella, eh' è più vicina al 
palazzo apostolico, ebbe origine nel 
pontificato dlnnocenzo Vili; quindi 
fu migliorata da Paolo V, e meglio 
stabilita da Alessandit) VII. Quest'ulti- 
mo voleva erìgenìe altra simile dal- 
la banda opposta, ma ne effettuò il 
divisamento Clemente X. 

Benedetto XIII, a' 12 febbra- 
io dell'anno 1727, dichiarò perpe- 
tuamente privilegiato l'altare, che 
volle ^li consagrare, dedicato al- 
lora al ss. Crocefisso, cioè il primo 
nell'ingresso della basilica dal lato 
destro, detto poscia della Pietà, per 
la celebra tissi ma statua di Maria 
Vergine sedente, che sostiene in se- 
no Gesù Cristo deposto dalla Cro- 
ce, opera insigne di Buonarroti. Di- 
poi Benedetto XIV, con rescritto 
dei 2 1 dicembre 1 749» confermò a 
tale altare i suoi privilegi!, benché 
'^ lo stesso Benedetto XIV avesse fat- 
to trasportare il ss. Crocefisso, ed in- 
vece collocato vi avesse le dette sta- 
tue della Pietà, ch'erano prima nel- 
r altare del coro, nel quale surrogò 
un quadro in musaico rappresentan- 
te la Concezione Immacolata della 
beata Vergine, come si legge nella 
costituzione yàlias presso il Bull. 
Rom, tom. XIII, p. i54. 

Regnando Benedetto XIV, la cu- 
pola Vaticana minacciò rovinai*e a 
cagione dell'enorme suo peso, il per- 
che il provvido Papa, nel i743, 
chiamò ad esaminarla i più periti 
matematici , ma preferì il parere 
del marchese Giovanni Poleni pro- 
fessore dell' università di Padova. 
Furono perdo posti nella parte e- 
sterna della cupola sei cerchi di 
ferro, perchè riparassero la minac- 
ciata rovina, cioè due nel 1743 
stesso, tre nell'anno seguente, e l'ul- 
timo nel 1 748, precisamente incon- 



CHI 

tre ad uno dei due cerchi di ferro, 
che per sicurezza aveva fatto met- 
tere lo stesso Sisto V, sino dal iSgo, 
cerchio che però nel 1747 e>^ stato 
trovato l'Otto; sicché il peso del 
ferro impiegato nei sei cerchi ascese 
a libbre quarantotto mila quattro- 
cento sette, come assicurò il Poleni, 
che pubblicò la storia di si lodevo- 
le operazione, col titolo: Memorie 
istoriche della gran cupola del tem- 
pio Vaticano e de* danni di essa, e 
tle'ristoramenti loro, Padova 1749* 

Nel 1753 Benedetto XI V, eh' era 
stato canonico della basilica, le do- 
nò un ricco paliotto, con sei can- 
dellieri e croce d' argento di squisi- 
to lavoro. Rese più solenne la festa, 
e l'ottavario de' ss. Pietro e Paolo, 
colla bolla Ad honorandam data 
die 27 mart. 1756, Bui. Basii. Va- 
tican. tom. Ili, pag. 817, seg., che 
il Cenni egi*egiamente illustrò con 
note. Indi confermò tutti ì privile- 
gi della basilica, dopo averli distin- 
tamente enumerati, non che quelli 
del Cardinal arciprete, e del rispet- 
tabile clero della medesima. 

La gloria di aggiungere all'am- 
pia mole del santuario vaticano una 
sagrestia, proporzionata al suo ma- 
gnificenlissimo edificio, era riservata 
al grande Pio VI. Prima di dame 
un cenno, e di dii*e di quali altri 
benefizi fu largo colla basilica quel 
Pontefice, ci sia permesso indicare 
le antiche sagrestie della basilica va- 
ticana, secondo che ne scrisse l'eru- 
dito Cancellierì nell'opera: La sa- 
grestia vaticana eretta dal regnante 
Pontefice Pio Vly Roma 1784. La 
origine delle sagrestie può dirsi con- 
temporanea a quella de' sagrì tem- 
pli, di cui sono state quasi le an- 
celle, fino dai primi secoli della Chie- 
sa. Due sono state le sagrestie, che 
ha avuto in di velasi luoghi, e in di- 



CHI 

Tersi tempi l'antico tempio vatica- 
no. La prima da Giovanni diacono, 
e da Anastasio bibliotecario venne 
distinta col titolo di antichissima , 
giacché veniva riputata per la sua 
origine contemporanea a quella della 
basilica ; la seconda, che dai detti ed 
altri scrittori si denominava novella^ 
si congettura che fosse sostituita da s. 
Gregorio IV, il quale fu eletto Papa 
l'anno 827. Quindi fu Nicolò V, che 
avendo concepito, come dicemmo su- 
periormente, pel primo il divisamen- 
to di riedificare in forma più ampia 
e più magnifica la basilica vecchia , 
ideò pure pel primo l'erezione di 
una nuova sagrestia, ciocché la mor- 
te gF impedì di eseguire, non essen- 
do però vero che volesse ridurre a sa- 
gi^estia il tempio rotondo della Ma- 
donna della febbre da lui ristorato. 
Bensì fu Gregorio XIII, che inol- 
trandosi il compimento della fabbri- 
ca della nuova basilica, e dovendosi 
demolire la vecchia sagrestia, nel 
iSyS, ridusse a tal uso il detto 
tempio della Madonna della febbi^. 
Allora fu . aperto un passo dì comu- 
nicazione colla chiesa, nella cappèl- 
la ove fu poi eretto il grande ar- 
madio pegli argenti. Nondimeno quel- 
la comunicazione venne poco dopo 
chiusa, allorché si continuò l'edifi- 
KÌo verso la cappella Clementina, e 
si apri invece un oscuro e disagiato 
accesso. In seguito Paolo V avea 
determinato, che Carlo Madenio fab- 
bricasse una proporzionata sagrestia, 
ove é ora la nobile cappella del ss. 
Sacramento, ed a' 7 maggio 1607, 
il Cardinal Evangelista Pallotta, ar- 
ciprete, vi pose la prima pietra, prò 
asdificando sacrario^ trasmessa per 
mezzo di monsignor sagrista dallo 
stesso Paolo V, che volle farne la 
benedizione nella sua residenza al 
Quirinale. Tuttavolta tal fìdbbrlca 



CHI 169 

non andò eseguita, ed Alessandro 
VII ne diede incombenza al Berni- 
ni, senza pure che si effettuasse. Se 
ne conservano però i relativi dise- 
gni nella biblioteca Chigiana. In se- 
guito Innocenzo XII voleva eseguii^ 
quello, che avevano semplicemente 
ideato i suoi predecessori ; quindi 
ordinò, che dal tempietto della Ma- 
donna della febbre, cui voleva de- 
molire, si trasferissero nella tribuna 
dell'altare de' ss. Simeone e Giuda 
i mobili appartenenti alla sagi*estia; 
ma poi ne fu dissuaso da monsignor 
Fabretti canonico di s. Pietro. Cle- 
mente XI voleva provvedere il tem- 
pio vaticano di sì necessario edifizio, 
ordinando ai più celebiì architetti 
i disegni, e i modelli, in cui, benché 
primeggiasse quello di Filippo Ivara, 
r edifizio neppure s' incominciò , e 
molto meno si eseguì da Clemente 
XI], comunque ne sia stato bramo- 
sissimo. 

Finalmente asceso sulla veneran- 
da cattedra di s. Pietro il Ponte- 
fice Pio VI, nulla badando alle dif- 
ficoltà che presentava l'impresa, e al- 
le grandi necessarie spese, dopo avere 
esaminato i disegni fatti dai più va- 
lenti professoii, prescelse quello di 
Carlo Marchionni romano. Primie- 
ramente si acquistarono le case, che 
dovevansi demolire incontro al sud- 
detto tempio della Madonna della feb- 
bre, indi fu esso demolito co' suoi tre 
altari, ed ai 11 settembre 1776, lo 
stesso Pio VI, con solenni cerimonie, 
pose ne' fondamenti la prima pietra, 
e con tale e tanta energia si pi*ose- 
guì il lavoro, che in otto anni, e 
colla spesa di circa un milione e mez- 
zo di scudi, venne al suo termine. 

Oltre la sagi*estia si eresse una 
nobilissima camera capitolare, ove, 
nelle occorrenze suole adunarsi non 
solamente il capitolo, ma eziandio 



270 CHI 

il sagro Collegio per diverse fun- 
zioni cui assiste- nella basilica, e per 
le congregazioni, che celebravansi in 
sede vacante, ricevendosi pure colà 
le condoglianze del coi*po diploma- 
tico, e del senato romano. Edificò 
ancora Pio VI la guardaroba, cogli 
armadi de' più belli legni del Brasi- 
le, e r ampia canonica per abitazio- 
ne del capitolo vaticano, di cui il 
Pontefice era stato canonico. Ad on- 
ta però dell'animo magnanimo del 
Pontefice, cui per riconoscenza il ca- 
pitolo eresse nella stessa sagrestia 
una statua colossale di maimo, ope- 
ra di Agostino Penna, non restò egli 
interamente ben servito, come merì- 
tava la sua grandiosa impresa. Il 
Beccatini, Storia di Pio Vly tomo 
^9 P^g* 14S9 parlando di questa fab- 
brica ne accenna alcuni difetti tro- 
vati dagl' intendenti, a' quali i satiri- 
ci aggiunsei*o il grazioso detto di 
Apelle, sopra la Venere di un pitto- 
re de' suoi tempi : Non polendoti 
far bella j almeno ti ha fatto ricca. 
Il lodato Cancellieri ci ha dato, ol- 
tre la citata opera. De secretariis 
basilicae vaticanacy veterìs oc novae, 
Romae 1788. 

Oltre alla iscrizione, che sul gran 
portone del palazzo canonicale, an- 
nesso alla sagrestia, fu collocata, e la 
quale si legge presso il Tavanti : 
Fasti di Pio Fly tomo I, p. 128, 
nel gioi-no della festa dei principi 
degli apostoli, fu, secondo il solito, 
dispensata nel 1784 (anno in cui la 
sagrestia incominciò ad essere usata) 
una medaglia d'oro, d'argento, e 
di bronzo rappresentante da una par- 
te il busto di Pio VI, colle parole 
intorno : Pius FI, Pont. Max. an- 
no IXy e nel rovescio 1* incisione 
della nuova sagrestia, con questa 
iscrizione sotto : Sacrarìum basilicae 
s^aticanae a fundanienlis extnictuni 
anno 1784. 



CHI 

La sagrestia vaticana, ad onta 
delle eccezioni, che le si vogliono da- 
re, non lascia di essei*e un vasto e 
magnifico edifizio, e *se in parte 
perde il suo pregio, forse principal- 
mente lo perde per essere, al con- 
fì*onto della straordinaria, superba , 
ed inimitabile mole dell' augusta ba- 
silica vaticana, che è il più grande 
e sontuoso tempio del mondo; dap- 
poiché la vastità delle sue propor- 
zioni può soltanto comprendersi, al- 
lora che si osservino marcate sul 
pavimento le mism*e della lunghez- 
za dei principali templi moderni , 
cioè di s. Sofia di Costantinopoli in 
palmi quattrocento novantadue, di s. 
Paolo sulla via ostiense di palmi cin- 
quecento settantadue, di s. Petronio 
di Bologna in palmi cinquecento no- 
vantacinque, della meti*opolitana di 
Milano in palmi seicento sei, di quel- 
la di Firenze in palmi seicento ses- 
santanove, e di s. Paolo di Londra 
in palmi settecento dieci, mentre la 
basilica vaticana è lunga, come di- 
cemmo, ottocento quaranta palmi, e 
larga seicento quarantasette. Seguen- 
do altri calcoli aggiungeremo le se- 
guenti misure del tempio di s. Pie- 
tro. 

Lunghezza della basili- 
ca dalla porta alla , catte- 
dra palmi 837 

Larghezza ....'. « 607 

Altezza dal pavimento 
alla volta . . >* 207 

Altezza dalia confes- 
sione da terra alla som- 
mità della croce . . . m 129,3 

Diametro della cupo- 
la • « 190,2,16 

Circonferenza della cu^ 
pola ........... 590, 

Altezza interna dal pa- 
vimento del tempio alla 
volticella della lanterna do- 



CHI 

•we è dipinto il Padre eter- 
no » 557, 

Dal paviinento alla som- 
mità della croce. . . . m 6 i i ,3 

Dal pavimento della 
chiesa sotteiranea . . . m 625,3 

Da poi Pio VI, seguendo il di- 
▼isamento di Clemente XIV, volle far 
dorare tutto V ampio soffitto e volta 
del tempio vaticano, formato di cas- 
settoni , molti de' quali ottangolarì 
con rosoni di stucco, e ad imita- 
zione di quelli del tempio della 
Pace; il perchè furono surrogati 
agli stemmi di Paolo Y i suoi, 
e nelle finestre e agU occhi del- 
la cupola fece porre i cristalli . 
In tal modo si acquistò un ambien- 
te caldo neir inverno, e fresco nel- 
r estate. A Pio VI, ed al bravo ar- 
chitetto cav. Giuseppe Valadier 
pm*e dobbiamo i due orologi, che 
decorano la fìicciata esterna ed in- 
terna del tempio , uno de' quali 
segna e suona le ore alla fog- 
gia italiana, l'altix) nel modo de- 
gli oltramontani, senza pei'ò suona- 
re le ore. Altres\ si devono a Pio 
VI i paliotti di musaico pegii alta- 
ri, la collocazione delle campane nel 
luogo ove stanno, cioè a sinistra 
della facciata stessa, nonché la rifu- 
sione della campana maggiore, ese- 
guita dal valente cav. Luigi Vala- 
dier, padi*e del precedente, per esser 
crepata nel 1779, ^^^ll^ <^he Be- 
nedetto XIV avea ^Ito rifondere. 
Tanto la detta campana che le ai- 
tile, furono collocate nel mentovato 
sito, ove erano state altra volta, e 
per cura del lodato cav. Giuseppe 
Valadier. Di tali campane parlammo 
air articolo Campana (Predi'), Ciò 
non pertanto si vegga quanto il 
Cancellieri ne scrisse. De Tintinna' 
hulis templi vaticaiU recens iterato 



CHI 



271 



translads, in tomo IV, p. 1992, 
De secretariis. 

Stato presente della basilica 
Vaticana» 

Avendo parlato compendiosamen- 
te, e per ordine cronologico di tem- 
po, dell'erezione del celeberrimo tem- 
pio di s. Pieb*o, e della sua riedifica- 
zione, non riuscirà .discara una rica- 
pitolazione, che riunisca le parti, e 
dimostri nel suo complesso quale 
ora si ammira. Né qui ci sembra su- 
perfluo il ripetere, che i più. va- 
lenti architetti ch'ebbero parte nel* 
l'erezione della nuova basilica, eb- 
bero precipuamente in mira d'imi- 
tare in essa i due rìnomatissimi 
monumenti di Roma antica, quali 
sono il Pantheon, e la basilica 
Costantmiana, ossia il tempio della 
Pace. 

£cco pei*tanto come trovasi og- 
gidì la basilica di s. Pieti*o, ove o- 
peraiX)no sommi artisti, pittori, scuU 
tori, e musaidsti insigni, che per 
amore di brevità, non è nostro pro- 
ponimento di voler tutti rammen- 
tare, supplendovi le tante descrizio- 
ni, che abbiamo della basilica me- 
desima. Innanzi ad essa apresi una 
vastissima piazza, resa più ampia 
ancora, dacché nel 1 8^5, le fu ag- 
giunta da Leone XII^ in certo mo- 
do, anche quella che prima era piaz- 
za Rusticucci, fatta a tal effetto sel- 
ciare, e livellare. Questa gran piazza, 
avente la figura di anfiteatro, fu 
ridotta nel modo che si vede, dal 
Bernini ne' pontificati di Alessan- 
di*o VII, e di Clemente IX, ed 
é di due forme, una elittica, l'al- 
tra quadra. Nel mezzo della pri- 
ma osservasi il magnifico obelisco 
di granito rosso orientale di un 
solo pezzo, da un luto del quale nel 



a7^ CHI 

1817, monsignor Maccarani, econo- 
mo della fòbbrica di s. Pietro, fece 
a sue spese formare da monsignor 
Filippo Gilii la esatta linea meri- 
diana co' dodici segni del zodiaco, e 
più i nomi dei venti principali. Ai 
fianchi della piazza semicircolare so- 
no vi le due sorprendenti fontane, eret- 
te in parte dal Bernini. I due gran 
colonnati, che circondano la piazza 
semicircolare, si compongono di una 
selva di colonne di travertino dispo- 
ste in quattro ordini formanti tre 
ambulacri, le cui balaustrate sono 
decorate di statue. Dopo la piazza 
semicircolare si entra nella quadra- 
ta, ai cui fianchi si vedono i due 
ampli vestiboli o gallerie salienti, 
che uniscono la basilica ai colòmia- 
tiy ed anco la loro cima é or- 
nata di statue. La magnifica sca- 
la, per cui si ascende al piano del- 
la basìlica, si compone di ventidue 
gradini, ed è divisa da tre ripiani. 
Fu fatta costruire da Paolo V, e 
poi venne fatta migliorare da Ales- 
sandro VII, coir opera del Bernini, 
il quale vi adattò nel mezzo il par- 
terre in forma di padiglione di mar- 
mo bianco, composto di sedici cor- 
doni, con liste di granito . Ai lati 
esterni si veggono le due menziona- 
te statue dei ss. Pietro e Paolo. 

Dnir ultimo gran ripiano della 
scalinata sorge il prospetto esterio- 
re della basilica, tutto murato di 
travertini, ed alto palmi duecento 
due, e largo cinquecento quattro. 
Edificato da Maderno per comando 
di Paolo V, ha un ornamento di 
colonne, e pilastri corintìi sorreggen- 
ti un architrave con fregio e cor- 
nice. Sopra la cornice elevasi un 
attico fincstrato, alle cui estremità 
sono i due orologi, cioè nel sito 
dove, secondo il Maderno, dovevano 
essere i campanili. Sotto l'orologio 



CHI 

a sinistra evvi la gl*ande stanza col- 
le campane. Sette vani apronsi nel 
basso del prospetto; i due ai fian- 
chi formano due balconi; gli altri 
cinque mettono nel portico inferio- 
re, e vengono chiusi dai cancelli di 
ferro, avendo i tre di mezzo un ab- 
bellimento di quattro colonne ioni- 
che di buoni marmi. Sul vaso cen- 
ti*ale si vede un marmoreo basso- 
rilievo, . nel quale il Buonvicini rap- 
presentò la potestà delle pontificie 
chiavi. Superiormente al poiiico è 
la gran loggia per la benedizione 
papale, e nel giovedì santo, per dis- 
posizione del rognante Gregorio 
XVI, vi s'imbandisce la mensa pe- 
gli Apostoli, acciò nell'ampio por- 
tico abbiano sfogo quelli, die desi- 
derano assistervi . L' attico viene 
terminato da una balaustrata su cui 
▼eggonsi tredici statue colossali esprì- 
menti il Salvatore, e i dodici apo- 
stoli. Sebbene questa facciata sia 
veramente imponente e maestosa , 
molti ne sono i difetti architettoni- 
ci. Il portico, che sta innanzi alla 
basilica, è ornato assai bene con un 
ordine di colonne, e pilastri ionici 
sorreggenti una cornice, da cui spic- 
casi la volta, la quale ha un buono 
scompartimento di ornati in istucco, 
esprimenti le storie degli apostoli, 
con ìstatue simili rappresentanti i 
primi quarantaquattro Pontefici chia- 
ri per santità. Il pavimento del 
portico è di bei marmi, lodevolmen- 
te scompartiti dal Bernini nel pon- 
tificato di Clemente X. Da questo 
portico si entra nella basilica per 
quattro porte, perchè l'ultima a 
destra non si apre che all'anno san- 
to, per cui è chiamata santa . Le 
due estreme, e quella di mezzo han- 
no due colonne di paonazzetto per 
abbellimento; mentre i fusti delle 
ti'e minori sono di legno, e forma- 



CHI 

ti co'tì'avi, che reggevano i tetti 
dell' antica basilica ; quelli della mag- 
giore sono di bronzo e fatti ese» 
giiire da Eugenio IV con istorie 
allusive ai principi degli apostoli 
ed ai principali fatti dei suo cele- 
bre pontifìcato. Sopra questa poi*ta 
evvi un bassorilievo di marmo, in 
cui il Bernini figurò il Redentore, 
che affida a s. Pietro il cattolico 
ovile: incontro, neiralto di una lu* 
netta, si vede il famoso musaico di 
Giotto, che vi effigiò la navicella 
di s. Pietro. 11 portico inoltre ha 
dai lati due ambulacri, ciascuno dei 
quali ornato con quattro statue di 
travertino, rappresentanti la Chiesa, 
e le sette virtù: in fondo ali* am- 
bulacro a dritta si osserva la bel- 
lissima statua equestre dì Costanti- 
no, in atto di vedere la prodigiosa 
croce apparsagli in aria prima di 
venire a battaglia fìnale col ti- 
ranno Massenzio; lodata opera del 
Bernini. Il dicontro ambulacro ha 
nel fondo V altra statua equestre di 
Carlo Magno, bene scolpita dal Cor- 
nacchina 

L' interno della basilica sorpren- 
de chiunque per la vastità, per le 
belle proporzioni , per la licchez- 
7a degli ornati, e per la solidità 
delle materie; anzi quest'immenso 
edifìzio non ha eguale al mondo, 
ne Tantichità stessa può vantarne 
uno consimile. L' interno di esso 
apresi a tre navate, oltre la croce- 
rà, una maggiore nel mezzo, avente 
da capo la tribuna , e due minori 
ai lati. Si entra nella basilica per 
tre porte, sulle quah vi sono al- 
trettante iscrizioni, cioè di Paolo V, 
di Urbano Vili, e d'Innocenzo X. 
Nella nave grande avente quattro 
arconi per lato, sostenuti da grossi 
piloni, adorni di due pilastri, si api*e 
un doppio ordine di nicchie, che al 



voL. xn. 



CHI 373 

paro della tribuna sostengono le 
statue in marmo de' san ti fondatori 
d'ambo i sessi degli Ordini religio- 
si: ciascuna statua è alta palmi di- 
ciannove, e giusta il costume si col- 
locano tutte in dette nicchie a spe- 
se degli Ordini lispettivi dòpo la 
canonizzazione del santo rappresen- 
tato. Dalle iscrìzioni di metaiio do- 
rato che stanno sotto dette statue, 
si conosce di quali santi sono, e 
l'Ordine che le fece scolpire. Cia- 
scuno degli arconi, per cui si va a 
tutte le cappelle, ha dai lati nei 
rìnfianchi due statue di stucco rap- 
presentanti le virtù. Addosso ai due 
primi piloni sono due conche di 
giallo di Siena per l'acqua bene- 
detta, sostenute da due putti ai Ia- 
ti, il tutto ordinato da Benedetto 
XIV. Nell'ultimo pilone a destra à 
Tenera la statua in bronzo di san 
Pietro. Il pavimento della nave gran* 
de, perciò che risguarda la giunta 
di Paolo V, cioè dalla porta fino 
alla cappella Gregoriana, è di mar- 
mi diversi, e fu fatto colla direzio- 
ne del Bernini, del pari che quello 
delle navi lateraH. Quello però del- 
la crocerà venne costruito confor- 
me il pensiero di Giacomo della 
Porta ; ma è in tutto eguale al- 
l' altro. 

Ora passiamo brevemente a dire 
delle navi minori, poi della nave 
di crocerà, e della tribuna. La na- 
ve minore a diritta è a volta con 
ornamenti di stucco dorato, e con« 
tiene altari, e cappelle con balau- 
strate di marmo, e lungo di essa 
apronsi tre cupole. Il pavimento, le 
colonne, e i pilastri sono di marmi 
diversi; gli ornati sono di marmo 
pario, e consistono in medaglioni 
rappresentanti i Pontefici santi, so- 
stenuti da putti con palme, tro- 
fei sagri, gigli , e colombe col ra- 

18 



274 CHI 

mo d'ulivo nel i*ostro, siccome stem- 
mi d' Innocenzo X, Pamphily. Sul- 
la porta santa evvi in musaico la 
immagine di s. Pietro ; segue la 
cappella della Pietà, col celebre 
gruppo scolpito da Buonant)ti per 
comando del Cardinal Villiers de la 
Grolaye, abbate di s. Dionigi in 
Francia ed ambasciatore di quel re- 
gno presso Alessandro VI, e che la 
fece collocare nel tempio di s. Pe- 
tronilla. Da questo tempio fu tras- 
portato il ginippo all'altro rotondo 
della Madonna della febbre, dove 
i^stò, finche esso venne ridotto ad 
uso di sagrestia. Allora essendosi 
tiìisferito il gruppo nell'altare del 
coro, fu collocata ove sta, per vole- 
re di Benedetto XIV. A sinistra del- 
l' altare, si Tede in luogo chiuso la 
colonna, a cui dicesi essere stato ap- 
poggiato il Redentore quando fu 
co' dottori nel tempio; ed è perciò 
che si ritenne ognora la più effica- 
ce a rendere liberì gì' indemoniati , 
anzi anticamente chiamavasi la co- 
lonna degU spiritati. Essa è una del- 
le dodici colonne vidnee che ador- 
navano r antico altare della basilica. 
Nel medesimo luogo si conserva an- 
cora un' urna di marmo, che fu già 
sepolcro di Probo Anicìo prefetto del 
pretorìo, morto nel declinare del se^ 
colo IV, non che di Proba Fulconia 
sua moglie. Questosarcofegoper lungo 
tempo servì di fonte battesimale nella 
basilica. Dall' aitilo fianco deli' altare 
della cappella della Pietà evvi una 
cappelletta sacra al ss. Crocefisso, 
ed a s. Nicola , ove si conservano 
le relìquie, come dicemmo superior- 
mente. Monsignor Gio. Cristoforo Bat- 
telli, nel 170^^, pubblicò in Roma: 
De sarcophago marmoreo Probi A- 
tddi^ et Prohae Fulconiae in tempio 
vaticano j e il Cancellieri tomo IV, 
De secretanis Vet. ac novae basii 



CHI 

vatic, alle'pag iSSg, e 1667, pub- 
blicò tre indici delle reliquie appar- 
tenenti alla basilica, e la nota di 
quelle salvate nel funesto sacco di 
Borbone. 

Usciti dalla cappella della Pietà 
si trova a diritta il monumento se- 
polcrale di Leone XII, erettogli dal 
Papa che regna ; e di contro si os- 
serva il cenotafio di Cristina regina 
di Svezia, decretato da Innocenzo 
XII. Segue la cappella di s. Seba- 
stiano, eh' è la seconda, il cui qua- 
dro in musaico fu cavato dall' orì- 
ginale del Domenichino. A destra si 
trova il deposito d'Innocenzo XII; 
di fi*onte si vede la sepoltura della 
benemerita gran contessa Matilde, 
che donò l'ampio suo patrimonio 
alla Sede apostolica, e che ivi fu 
fetta trasportare da Mantova , da 
Urbano VIII. Quella contessa è la 
prima delle donne illustri tumulate 
nella basilica. Quindi si giunge alla 
cappella del ss. Sagramento, il cui 
prezioso ciborio di metallo dorato, 
e adomo di lapislazzoli, fu ideato 
dal Bernini nel pontificato di Ales- 
sandro VII, sul modello del tem- 
pietto di Bramante. Il quadro del- 
l' altare fu dipinto da Pietro Cor- 
tona, che vi effigiò la ss. Trinità, 
mentre l' altare fu fetto decorare da 
Clemente X. La poita a sinistra 
mette ad una scala, per cui si ascen- 
de al palazzo apostolico. Per quella 
scala si reca dalla sua abitazione 
nella basilica il Pontefice col suo 
corteggio, meno nei pontificali, co- 
me descrivemmo all'articolo Cap- 
pelle Pontificie. Allora entra nel 
tempio per la porta principale. A 
destra dell'altare, vi è una piccoLi 
sacristìa, e d* appi*esso un altare mi- 
nore già dedicato a s. Maurizio, 
e compagni martiri. Nell'altare de- 
dicato a questo santo nella vecchia 



CHT 

basilica, gì' imperatori, prima di ri- 
cevere. all'altai*e di s. Pietro, la co- 
rona dal Sommo Pontefice, erano 
unti solamente nel braccio destro, 
e nelle spalle ooW olio esorcizza- 
to . Poi nel detto altare fu po- 
sto un musaico esprìmente Gesù 
condotto alla sepoltura, desunto dal 
dipinto di Caravaggio. Le due co- 
lonne vitìnee di questo altare già 
furono delle dodici, che circondava- 
no la confessione, e che si credono 
tolte dal tempio di Salomone. Sul 
pavimento, dinanzi all' altare, si am- 
mira il bel deposito di bronzo dì 
Sisto IV, ove oltre le sue ceneri^ 
rìposano quelle dei nipoti Giulio 
Il , e del Cardinal Franciotto del- 
la Rovei*e, oltre quelle del Car- 
dinal Fazio Santorìo. Dal lato del 
vangelo trovasi un organo, che cor- 
risponde pure nella prossima cap- 
pella Gregorìana. In questa cap- 
pella del santissimo Sagramento, si 
espone il cadavere del defonto Pon- 
tefice, per tre giorni continui, du- 
rante i quali il popolo si reca per 
r ultima volta a baciargli i piedi 
che a tale effetto sono presso i can- 
celli. 

All'uscire della cappella del ss. 
Sacramento s'incontra a destra il 
sepolcro dì Gregorio XIII; e di fec- 
cia in un' urna dì stucco vi sono 
le ossa di Gregorio XIV. Qui pre- 
cisamente termina la navata mino- 
re, e la giunta di Paolo V, e si 
enti'a nella crocerà greca secondo 
l'idea di Buonarroti. Accanto della 
nave si vede di fronte l'altare di s. 
Girolamo, col quadro in musaico 
fatto sui celebre orìginale del Do- 
minichino. A mano destra evvi la 
sontuosa cappella Gregoriana, della 
cui erezione si disse nel paragrafo 
precedente, ed ove si venera l'im- 
magine della B. V. e il coi^o di s. 



CHI 275 

Gregorio Nazianzeno. Proseguendo il 
cammino a destra si giugne al monu- 
mento sepolcrale di Benedetto XFV. Dì 
feccia è l'altare dì s. Basilio rappre- 
sentato in atto di celebrare la messa, 
alla presenza dell'imperatore Va- 
lente. Si giunge quindi alla tribu- 
na dal lato di tramontana. Il prì- 
mo altare a destra è dedicato al re 
di Boemia s. Venceslao martire , 
quello di mezzo è saci*o ai ss. Pro- 
cesso e Martiniano, da cui prende 
nome l' intera tribuna, e nella qua- 
le il regnante Pontefice nel giovedì 
santo ha introdotta la lavanda de- 
gli apostoli per isfogo degli spetta- 
tori forestieri. Ivi sono sepolti ì cor- 
pi dei detti santi, mentre il terzo 
aliare è intitolato a s. Erasmo. Tro- 
vasi poscia il deposito di Clemente 
XIII, avente incontro l'altare che 
rappresenta nel musaico s. Pietro 
in perìcolo di sommergersi, e soc- 
corso dal divin Maestro. Proseguen- 
do il cammino, si trova a destra 
l'altare di s. Michele Arcangelo, il 
cui quadro in musaico fu tolto dai 
famoso originate dì Guido Beni. In- 
di vedesi l'altare di s. Petronilla, 
che ha per quadro un musaico, co- 
pia del celebre dipinto del Guercì- 
no. Non dispiacerà poi che qui si 
aggiunga un cenno su questa santa 
creduta figlia di s. Pietro. Vuoisi 
da alcuni, che il santo Apostolo prì- 
ma di seguire il Bedentoi*e, e per- 
ciò prìma del suo apostolato, avesse 
per moglie una sorella dì s. Bar- 
naba, dalla quale ebbe un figlio, e 
una figliuola detta Petronilla, di cui 
la Chiesa universale fa memorìa ai 
3i maggio. Ma né s. Girolamo, né 
Beda, ne i moderni critici , e pre- 
cipuamente il dottissimo Tiilemont, 
non convengono che s. Petronilla 
sia figlia di s. Pietro. Tutta voi la 
alcuni la credono soltanto figlia spi- 



rsLjG CHI 

rituale, come il Baronio in Àdnot 
ad MartyroL 3i MajL V. il p. 
Enschenio nel suo Commentarius 
historicus de s, Petronilla virgiìie 
romana y nel tom. VII. A et ss, 
ma/i p. ^20. 

Dopo l'altare di s. Petronilla se- 
guita il deposito di Clemente X, 
che ha di prospetto l'altare, in cui 
si rappresenta nel quadro s. Pietro 
che risuscita Tabi la. Per due gra- 
dini di porfido, che già servirono 
all'altare maggiore dell'antica basi- 
lica, si ascende alla tribuna princi- 
pale, detta della Cattedra, ove sul- 
l'altare, il quale è dedicato alla ss. 
Vergine, si ammira il sorprendente 
gruppo ) cioè i quattro dottori di 
forme colossali , che sorreggono la 
sedia di s. Pietro, grandiosa opera in 
bronzo del Bernini. Entro la qual se- 
dia di bronzo venerasi la identifica 
cattedra di s. Pietro. Sotto la tribuna, 
Q sinistra di chi guarda, si vede il 
magnifico deposito di Paolo 111, e 
Il destra quello pur bello di Urba- 
no Vili. Nel centro della nave di 
crocerà, proprio di rimpetto della 
tribuna, ov'è la detta cattedra, ergesi 
il sontuosissimo altare papale , colla 
sottoposta confessione degli apostoli, 
alla quale si discende per doppia 
scala di marmo di diciassette gra- 
dini , circondata dalla balaustrata , 
che ha cento palmi di circuito. In 
essa sonovi in giro dei cornucopii 
di metallo dorato , ove si conten- 
gono ottantanove lampadi sempre 
ardenti. Incontro la confessione si 
vede il monumento sepolcrale di 
Pio VL Al di sopra dell'altare pa- 
pale, e della confessione apresi la 
grandiosa cupola, che posa su quat- 
tro piloni. Ciascuno di essi nella fac- 
cia, che guarda al centro della cro- 
cerà, ha un'ampia nicchia, circon- 
data con balaustrate di marmi, ove 



CHI 

sono collocate quattro statue colos- 
sali, cioè di s. Veronica, di s. Elena, 
di 8. Andrea, é di s. Longino. Per 
di sopra alle statue ossei*vansi quat- 
tro loggie, ognuna delle quali è or- 
nata di due delle colonne vitinee 
di marmo parlo, di cui altre vol- 
te si è parlato in questo stesso 
articolo. Dalla loggia del pilone di 
s. Veronica, si mostrano le reliquie 
maggiori, che si custodiscono nella 
contigua camera, da ultimo restau^ 
rata, per cui si vedono gli stemmi del 
Papa regnante; e da quella di's. 
Eiena la coltre de' ss. martiri. Par- 
tendo dall'altare papale, e proseguen- 
do il cammino verso la tribuna me- 
ridionale, incontrasi vicino all'arco- 
ne, che mette alla tribuna della cat- 
tedra, il deposito di Alessandra Vili, 
avente di contro 1* altare dei ss. Pie- 
tro e Giovanni, santi rappresentati 
in musaico in atto di risanare io 
storpio alla porta speciosa. Presso il 
deposito mentovato, sta l' altare di 
s. Leone T, col celehratissimo basso 
rilievo dell* Algardi in cui espresse a 
fi:onte di Attila quel magnanimo 
Pontefice, del quale riposano sotto 
l'altare stesso le sante ceneri. Sul 
mezzp del davanti vedesi la sem- 
plice memoria mortuaria di Leone 
XII, in un'epigrafe da lui medesi- 
mo dettata, e che cuopre il suo cor- 
po. L' altro altare presso il mento- 
vato, è dedicato alla b. Vergine 
detta della Colonna ^ perchè l'im- 
magine di Maria si vede ivi dipin- 
ta sopra una delle colonne di porta 
santa, che ornavano l'antica basili- 
ca, e qui fu collocata da Paolo V 
nel 1607. Sotto il detto altare si 
custodiscono i corpi de' santi Ponte- 
fici Leone II, III, e IV. 

Continuando il giro del quadrato 
sulla linea meridionale, trovasi a 
dritta lasepoltiu'a di Alessandro VII, 



CHI 

e sotto la sepoltura slessa, è la porta 
che mette alla piazza dì s. Marta. 
A mano sinistra, vi è 1* altare dedi- 
cato ai ss. Apostoli Pietro e Paolo. 
Sono quei santi effigiati nel dipìnto 
in lavagna, esprìmente la caduta di 
Simone mago. Il cav. Francesco 
Vanni avea, eseguito tal pittura, 
di' è l'unica nella basilica, la quale 
non sia ti^asportata in musaico; ma 
siccome, ad onta de' suoi ristauri, 
avea molto soffeilo, la reverenda 
fabbrica di s. Pietro ha decretato | 
che vi si sostituisca un musaico rap- 
presentante Gesù. Cristo in atto di 
consegnare le mistiche chiavi a $. 
Pietro in presenza di tutti gli apo- 
stoli, segno delia suprema potestà a 
lui conferita. A tal effetto la reveren- 
da fabbrica meritamente ha alloga- 
to al eh. cav. Filippo Agricola valente 
dipintore, la rappresentazione in tela 
di detto sublime argomento, dap- 
presso il quale per opera dei peritissi- 
mi musaicisti vaticani, e precisamen- 
te nel celebre studio di musaico, di 
cui fu benemerito Leone XII, e che 
sta presso la basilica, nel cortile del 
contiguo palazzo apostolico, chiama- 
to di s. Damaso, in uno de' bracci 
della galleria di Belvedere, verrà 
trasportato in musaico con quella 
diligenza e maestrìa cotanto nota. 
Del detto importante studio dipen- 
dente dal prelato economo della ba- 
silica stessa , è direttore V esimio 
barone Vincenzo Camuccini, le cui 
opere pittoriche gli hanno acquista- 
to quella fama , che giustamente 
gode; e da. ultimo ne fu fatto di 
lui coadiutore con futura successio- 
ne, il suddetto cav. Agricola. In que- 
sto ampio locale, evvi il deposito degli 
smalti coloiati, co' quali si compon- 
gono le diciassette mila tinte, onde 
imitare con precisione gli originali. 
Ci siamo fermati su questo punto, 



CHI njj 

e alquanto deviandoci dal progres- 
sivo racconto, perchè in Roma il 
musaico dalla sua invenzione sino 
al dì d'oggi, si è sempre lavorato 
e tenuto in pregio, persino nella 
decadenza delle aiti, come ne fanno 
testimonianza i musaici delle chiese 
di Roma fktti in secoli diversi ; ma 
che formano un anello di congiun- 
zione fra V antica pittura, e la mo- 
derna. Al risorgimento delle arti, 
l'alta mente dei Papi amò di or- 
dinare non solo quadri in musaico, 
acciò le rappresentazioni meglio re- 
sistessero ai secoli, ma uno studio ap- 
posito essi collocarono sempre presso 
la basilica vaticana, per aver nuovi 
quadri in musaico, e per risarei i*ii 
dipoi. Tale studio entra nel novero 
dei tanti pregi artistici di Roma. 
Prìma lo studio stette in diversi 
luoghi presso la basilica, e quando 
Pio VI , nel 1782, fece demolire 
l'antico, collocò il nuovo vicino al 
seminario Vaticano. Il Cancellieri 
Sagrestia Vat,^ pag. Sg, riporta 
la iscrizione che vi fu apposta. In 
seguito fu trasferito al palazzo Gi- 
raud, ora Torionìa, donde in pro- 
gresso fu stabilito ov'è di presènte. 
Di fronte alla trìbuna di tramon- 
tana, sta quella di mezzogiorno, det- 
ta de' ss. Simeone e Giuda aposto- 
li, perchè sotto l'altare di mezzo 
riposano ì loro corpi. Ha l'altare per 
quadro la crocefìssione di s. Pietro, 
eseguito in musaico presso il rinoma- 
to dipinto di Guido Reni. L'altare 
a destra è intitolato a s. Tommaso 
apostolo, e sotto vi si venera il corpo 
di 6. Bonifacio IV: dall' altro can- 
to si vede l'altare di s. Francesco. 
Ricavato è il musaico dal quadro 
a olio del Domenichino, e sotto si 
venera il corpo dì s. Leone IX. 
L'altare era prima dedicato ai ss. 
Maliziale martire, e Valeria vergi» 



278 CHI 

ne e martire. Si perviene quindi 
alla sagrestia, di cui si parlem in 
fine, sulla porta della quale è di- 
pinto a fresco dal Romanelli, s. Pie- 
tro che coir ombra del suo corpo 
risana V energumena. 

Di faccia alla porta della sagrestia 
si osserva l'altare dei ss. Pietro ed 
Andi*ea, il cui musaico rappresenta 
la morte di Anania e Sai&*a. Se- 
guendo dal lato della sagrestia si 
trova la magnifica cappella Clemen- 
tina (uguale nelle misure alla Gre- 
goriana che le sta incontro), e Tal- 
tare, come di sopra si descrisse, de- 
dicato a s. Gregorio Magno, che vie- 
ne effigiato nel quadrct in musaico 
dappresso il dipinto di Andrea Sac- 
chi. La porta, che sta di fianco al- 
l'altare, introduce ad un organo 
con sua cantoria per uso della cap- 
pella del coro. L'organo fu fatto 
dal celebre Mosca, come racconta 
il fionanni al capo 21, n. 4o, ed ivi 
fu fòtto poi trasportare da Urba- 
no Vili, il quale Io fece accrescere 
di altri registri, e voci nell' an- 
no 1626 da Ennio Bonifacio Cer- 
rioola. In questo medesimo luogo, e 
sulla porta é il monumento sepol- 
crale di Pio VII. Prima di passare 
nella nave laterale, eh' è la sinisti^a 
entrando nella basilica, sta di pro- 
spetto ad essa l' altare della trasfigu- 
razione, il cui musaico è copia del 
capo lavoro di Rafiaello. Enti^ti ap- 
pena sotto la nave minore, a sini- 
stra s'incontrano due depositi nei 
lati di essa: quello a destra appar- 
tiene a Leone XI, e quello a sinistra 
ad Innocenzo XI. Inoltrandosi nella 
nave, che in tutto e per tutto so- 
miglia alla suddescritta, sì nella for- 
ma che negli ornati, si giunge alla 
bella cappella del coro. 

Della cappella del coro, oltre 
uanto superiormente si disse, qui 



CHI 

ci fermeremo alquanto per dire 
quelle cose, che principalmente la ri- 
guardano, giacché in essa con di voto 
frequente concorso de' fedeli, ed in 
ispecial modo de' forestieri, il reve- 
rendissimo capitolo vaticano quoti- 
dianamente officia , e celebra con 
molto decoro e diligenza le funzioni 
ecclesiastiche, facendo uso per pri- 
vilegio della salmodia dell'antica ita- 
la versione de' salmi , detta comu- 
nemente di s. Girolamo. Così pure 
ricorderemo, che in questa cap- 
pella del coro si celebrano le ese- 
quie novendiali al Pontefice defonto, 
dopoché i canonici ne hanno asso- 
dato il cadavere, non che quel- 
le anniversarie, che agli stessi Papi 
fanno i Cardinali da loro crea- 
ti. Come ancora in essa ha luo- 
go l'ultima assoluzione al cada- 
vere del Papa defonto, dopo di che 
ivi anche si pone nelle tre casse. Qui 
inoltre il sagi*o Collegio assiste ai 
solenni vesperì, ed il Pontefice tal- 
volta interviene alla messa della de- 
dicazione della chiesa, e a quella 
delle suddette esequie anniversarie 
de' suoi predecessori, prendendo luo- 
go nel primo stallo canonicale, sen- 
za mentovare altre circostanze, come 
quando dalla cappella parte la pro- 
cessione, per l'esposizione del ss. Sa- 
gramento in forma di quarant'ore. 
La cappella del coro, nella for- 
ma e grandezza, é quasi simile a 
quella incontro del ss. Sagi^amento, 
ed ha la parte anteriore ornata di 
cupola, decorata con musaici tutti 
allusivi al sagrifìzio, ed alle lodi, che 
dai sacri ministri a Dio si tributa- 
no nel coro, e nel suo altare; mu- 
saici che furono eseguiti per la mag- 
gior parte ne* pontificati d' Innocen- 
zo XII, e di Clemente XI. La cap- 
pella conserva ancora il nome di 
Sistina da quella antica, che nello 



CHI 

stesso luogo fece fòbbricare Sisto 
IV, della Rovere^ per accresci mento 
di lustro alla basilica, e al suo ca- 
pitolo da lui grandemente benefi- 
cato, nel modo che appresso diremo. 
DÌToto questo Papa della gloriosa 
Immacolata Concezione della beata 
Vergine Maria, su di che è a ve- 
dersi il Novaes, t. VI, p. 36, con 
sua bolla, la quale si legge nel t. II, 
p. 2o5 del BulL VcU.^ le dedicò la 
cappella e l'altai'e, che pure consa- 
grò, agli 8 dicembre i479- ^^^' 
conta Giacomo Grimaldi che nel- 
r altare era n vi le immagini della b. 
Vergine, de' ss. Pietix» e Paolo, dei 
ss. Francesco di Assisi, ed Antonio 
' di Padova, particolari protettori del 
Papa, al qual Ordine religioso avea 
prima appartenuto, per cui vi si 
fece rappresentare genuflesso in at- 
to di pregare. Secondo il Torri- 
gio, Grotte VaLy pag. lùfi aggiun- 
giamo, che nella stessa cappella si 
vedevano dipinte le immagini dei san- 
ti mentovati, e Sisto IV genuflesso 
e rivolto alla b. Vergine, oltre al- 
cuni angeli, le cui teste nella de- 
molizione della cappella furono poi 
date ai Cardinali ÉvangeHsta Pai- 
lotta, e Alessandro Montalto ; il tut- 
to dipinto da Baldassare da Siena. 
Questi è il celebre Baldassare Pe- 
ruzzi sanese, pittore ed architetto 
insigne, il quale, come riporta il Va- 
sari nella sua vita, dipinse gli apo- 
stoli a chiaro scuro, nelle nicchie 
dietro Tal tare della cappella del co- 
ro, per cui si vuole che l'immagi- 
ne di s. Pietro, che sta nelle grotte 
vaticane, sia appunto una di esse. 

Di queste pitture varie sono le 
opinioni, giacché il Dionìsì, Sac. VaU 
Bas.y a p. 1 75 aggiunge, che nell'absi- 
de della cappella del coro nella parte 
superiore era dipinta la b. Vergi- 
ne circondata da angeli, e dalla par- 



CHI 279 

te inferiore del destro lato s. Pie- 
tro, s. Francesco, e il Papa in atto 
di orare, e nel sinistro s. Paolo, e 
s. Antonio. Osserva egli poi, parlan- 
do della detta immagine di s. Pie- 
tro esistente nelle grotte, che questa, 
o quella di s. Paolo probabilmente 
furono dipinte da Baldassare, ma 
le altre pitture con giusta aùtica, e 
riflessioni sulle diverse epoche, le at- 
U'ibuisce a Pietro Vannucci di Cit- 
tà della Pieve, detto il Perugì/io, 

Quindi Sisto IV pose nella cap* 
pella i sedili pel capitolo vaticano» 
disposti in tre ordini, giusta quelli 
del clero vaticano. Ne proibì alle 
donne l'ingresso con pena di sco- 
munica, permettendolo solo nelle fe« 
ste della Concezione, de* ss. France- 
sco e Antonio di Padova, non che 
nel giorno anniversario di sua mor- 
te, come si legge nel t. II, p. 202| 
Della Sacr» Bas, Tanto fu l'amo- 
re, che Sisto IV portava a questa 
sua cappella, che vi si recava ad 
assistere al vespero, ed alla messa 
solenne delle tre mentovate festivi- 
tà, come abbiamo dal Torrigio ci- 
tato, e in morte volle esservi sepoU 
to in quel monumento di bronzo 
di cui parleremo, che costò dieci 
anni di lavoro, come scrive Raffaele 
MafTei Volterrano. Monumento, che 
nel i635 fu trasferito da Urbano 
VIII, nella cappella del ss. Sagra- 
mento, perché a cagione di sua 
grandezza formava imbarazzo alle 
funzioni sagre, le quali ivi si celebrano. 
Vennero poi dorati i due magnifici 
candelabri ch^ lo decoravano, per uso 
della basilica. Oroà det- 

to altare di due i ^i 

porfido , delle qt 
volume Vili, p. , 
rio, d 
deoor 
con< 



ago CHI 

rono trasportale da Pio VI nella 
biblioteca vaticana. 

Il famoso gruppo marmoreo del- 
ia Pietà di Buonarroti, fatto esegui- 
re dal Cardinal Villiers de la Gro- 
laye, e da lui collocato nel tempio 
di s. Petronilla, dopo la ^demolizio- 
ne del tempio, venne trasportato in 
quello della Madonna della feb- 
bre, dove restò finché fu ridotto 
ad uso di sagrestia, e perciò detta 
comunemente il Segretarìo. Dipoi 
venne il gruppo trasferito suU* alta- 
re di questa cappella del coro, ove 
nel 1637 il capitolo Vaticano co- 
ronò la statua della Madonna so- 
lennemente con corona d'oro. Fi- 

* 

naimente tal celebre gruppo nel 
1749 fu trasportato per ordine di 
Benedetto XIV nella cappella det- 
ta appunto della Pietà. Tal cangia- 
mento e remozione si fece perchè 
non fu giudicato conveniente , di 
vedere in un medesimo altare la 
statua della Pietà, e la immagine 
della ss. Concezione, di cui parle- 
remo. 

La cappella del coro di Sisto IV 
esistette sino a Paolo V , il quale 
neir ingrandi niento della basilica nel 
1609 la demolì, e nello stesso luogo 
edificò quella, la quale si ammira, che 
poi Gregorio XV nell'anno 1622 ul- 
timò col cuoprire la volta e le pa- 
reti con istucdìi dorati, rappresen- 
tanti le storie deli' antico e nuovo 
testamento, ed altri ornati, il tutto 
eseguito da Gio. Battista Ricci, pres- 
so il disegno di Giacomo della Por- 
ta. Quindi Urbano VflI ne compì 
tutte le parti, accrebbe le decora- 
zioni, collocò nella cantoria il sum- 
mentovato organo del Mosca, men- 
tre neir altra cantoria dicontro l'or- 
gano è più piccolo in suo confi'on- 
to. Vi fece pure il bellissimo can- 
cello di f^rrOy come avea &tto alla 



CHI 

cappella del »s. Sagra mento , ed in 
quello del coro dipoi ingegnosamen- 
te negli intagli ed aperture furono 
posti i cristalli per difendere la cap- 
pella dall'aria, ciocché fece nel 1760 
la reverenda fabbrica di s. Pietro , 
che il decorò eziandio con ornati 
di metallo, e collo stemma di Cle* 
mente XIII. Inoltre anche Urbano 
Vili, a somiglianza del coro ante- 
riore di Sisto IV, vi collocò nobili 
e maestosi sedili disposti in tre or- 
dini, e di pulitissima noce, con de- 
corazioni di vaghi e gentili intagli 
in basso rilievo, rappresentanti put- 
ti, fogliami, e profeti, ed alcune sto- 
rie dell'antico e nuovo testamento, 
e de* ss. Pietro e Paolo. Il mede- 
simo Urbano Vili da Simone Vo- 
vet fece dipingere il quadro dell'al- 
tare, che lo Chattard, Nuova de- 
scrizione del Faticano^ tom. I, p. 
Ili, dice rappresentasse una ci'oce 
con diversi angeli nella parte supe- 
riore svolazzanti , ed ai lati i ss. 
Francesco, ed Antonio; ma questo 
dipinto quando vi fu surrogato l'at- 
tuale musaico, dopo essere stato di- 
staccato dal muro, si ridusse in mi- 
nuti pezzi. Indi Urbano Vili a' 22 
luglio 1626 dal Cardinal Scipione 
Borghese arciprete della basilica, e 
nipote di Paolo V, fece consagrar- 
ne l'altare in onore della stessa Im- 
macolata Concezione, e de' ss. Fran- 
cesco, Antonio, e Giovanni Griso- 
stomo per avere sotto l' altare col- 
locato il di lui corpo, come si dis- 
se di sopra; e nel 1627, con breve 
de' 22 gennaio. Urbano Vili rinno- 
vò la proibizione alle donne di en- 
trare in questa cappella, ed ai gior- 
ni permessi da Sisto IV, vi aggiun- 
se quello della festa di s. Gio. Gri- 
sostomo; proibizione, che in pro- 
gresso di tempo, e dopo il pontifi- 
cato di Benedetto XIV andò inos«* 



CHI 

servata, giacché il precetto contra- 
rio era limitato ai tempo in cui si 
celebravano nella cappella i divini 
uffizi. 

Finalmente nel 1749 fu collocato 
sull'altare il musaico eseguito pres* 
so un dipinto di Pietro Bianchi, 
rappresentante V Immacolata Conce- 
zione, e i ss. Gio. Grisostomo, Fran- 
cesco di Assisi, e Antonio di Pado- 
va, affine di rinnovare la memoria 
del primo fondatore Sisto IV, e 
quella di Urbano Vili, che eziandio 
in onore della b. Vergine, e di detti 
santi avea &tto consagrare l'altare. 
In mezzo alla cappella sta nel sot- 
teiraneo sepolto Clemente Xf, cioè 
in una nicchia ornata di stucchi do- 
rati. Al lato destro dell'altare si ve- 
de una colonna di bianco nero orien- 
tale, che serve di candeliiere al ce- 
reo pasquale, con zoccolo di porfi- 
do, base e capitello di metallo do- 
rato. Da ultimo poi, e nel i834, si 
è nella cappella rinnovato il pavi- 
mento con marmi diversi, e nobi- 
litata da alcuni ornamenti di mu- 
saici, fra i quali in due laterali ovali 
si vedono il triregno e le chiavi 
pontificie, stemma del capitolo va- 
ticano. La cappella ha una porta 
grande, e due minori , oltre quella 
che conduce in sagrestia, e dalia 
parte della cantoria del piccolo or- 
gano, evvi il coretto per le dame. 
Passiamo ora alla continuazione dei 
nostro interrotto racconto. 

Uscendo dalla cappella del co- 
ro, a destra, vi è la porta che 
conduce alla cantoria dello stesso co- 
ro, ed ali' aixhivio della cappella Giu- 
lia, così detta perchè fu istituita da 
Giulio II. Sopra la detta porta, in 
urna di stucco, riposano sempra le 
ceneri dell'ultimo Pontefice defunto, 
finché gli venga eretta altrove se- 
poltura, altrimenti si trasportano nel- 



CHI 281 

le sagre grotte vaticane. Tuttavolta 
le ceneri non si possono rimuovere 
dal luogo fino a che non è morto 
il successore. Di faccia si vede il 
deposito d' Innocenzo Vili. Dopo la 
porta della cantoria trovasi la cap- 
pella delis^ Presentazione, il cui qua- 
dro in musaico rappresenta la bea- 
ta Vergine, che viene presentata al 
tempio. Presso l' ultimo arco di que- 
sta nave, si vede il magnifico depo- 
sito di Maria Clementina Sobieski, 
moglie di Giacomo III, re d' Inghil- 
terra. La porta, che apresi per di 
sotto, mette ad una scala cordonata 
a chiocciola, per cui si sale alle 
parti interne, e' superiori della ba- 
silica. Di prospetto si vede il depo- 
sito di Giacomo III, re d'Inghilter- 
ra, della celebre famiglia Stuard, e 
de' due suoi figliuoli Carlo III, ed 
Enrico IX Cardinale, denominato duca 
di Yorch, e che fu arciprete della ba- 
silica. L'architettura del monumento, 
i tre busti di basso rilievo, e i due ge- 
ni alati, sono opera di Antonio Ca- 
nova. Finalmente 1* ultima cappella 
della nave è quella del battisterio. li 
fonte battesimale venne disegnato da 
Carlo Fontana ; la conca di porfido 
di cui è formato, era il coperchiò 
dell' urna dell' imperatore Ottone II, 
la quale, in un alle sue ceneri, sta 
nelle grotte vaticane. Il quadro in 
musaico rappresenta s. Gio. Battista, 
che battezza Gesù Cristo, copiato 
dal dipinto di Carlo Maratta. Al- 
l' uscire della cappella, a diritta tro- 
vasi la poita della descritta nave, 
che mette nel portico, ed è appunto 
l'ultima a mano manca. 

Passando ora a dire le cose prin- 
cipali delia sagrestia di questa pa- 
triarcale, essa, come dicemmo, con- 
sisteva nel tempio rotondo detto di 
s. Maria della febbre, che cominciò 
a servire da sagrestia allora quando 



a82 



CHI 



i la voli della nuova basilica erano 
inoltrali. Il luogo precisamente cor- 
risponde al di fuori dove è ora la 
cappella Cletnentina. La porta, che 
introduceva alla sagrestia vecchia, 
dà oggi ingresso alla nuova edifica- 
ta da Pio VI. La sagresjtia ha in- 
nanzi un vestibolo, ornato con quat- 
tro colonne di granito rosso orien- 
tale, avente all' ingresso la statua di 
s. Andrea, scolpita nel iSyo, per 
ordine dell' arcivescovo di Siena Ben- 
dino Piccolomini, perchè fosse col- 
locata sopra il ciborìo, in cui si 
custodiva il capo del santo apo- 
stolo nella vecchia basiUca. S. An- 
drea sempre ebbe nella basilica co- 
mune il culto col fratello s. Pietro, 
ed alti*ove dicemmo che Papa san 
Simmaco eresse un tempio presso 
questa chiesa in onore di s. Andrea, 
in cui oltre un concilio tenutovi 
da Bonifacio II, ogni anno ne* gior- 
ni prefissi vi si celebravano dai Pon- 
tefici le sacre ordinazioni. Dal ve- 
stibolo si entra in una specie di 
galleria, che unisce la basìlica alla 
sagrestia, divisa in tre bracci, oi^ 
nati con colonne e pilastri di mar- 
mo, e contenenti nelle pareti di- 
verse memorie, che stavano nella 
sagrestia antica, fi*a le quali quelle 
di Paolo IV, di Benedetto XIII, e 
del Cardinal Francesco Barberini. 
La porta, che è in fondo al primo 
braccio di essa galleria, mette nella 
sagrestia dei benefiziati. Nell'altro 
braccio volgendo a manca , sono 
due altri ingressi, e quello a sinistra 
Ùl capo al ripiano della marmorea 
scala nobile, sul quale si vede la 
statua colossale di Pio VI, eretta 
dal capìtolo, mentre V ingresso del- 
la scala diritta introduce alla sagre- 
stia comune. Il terzo braccio delle 
^lerie è ornato come il primo, 
n iscrizioni, parte della vecchia 



CHI 

sagrestia, parte rinvenute nello scal- 
vare le fondamenta della nuova . 
Tra esse meritano menzione le due 
pregevolissime iscrizioni apparte- 
nenti al collegio de'fi*atelli Arva- 
li, pubblicate dottamente dal ce- 
lebre Gaetano Marini, -uno de' più 
esatti ed instancabili investigatori 
delle antichità . Gli originali di 
quelle iscrizioni si vedono precisa- 
mente n^ir ambulacro , die dalla 
sagrestia conduce al coro. In fondo 
a destra è una porta, per cui si 
entra nella sagrestia canonicale; dal- 
l'altra estremità, per mezzo di un'al- 
tra porta, rimane aperto il detto 
passaggio alla cappella del coro. La 
sagrestia comune è di forma etta- 
gona, adorna di otto colonne, e sor- 
montata da una cupola; nell'altare 
evvi una deposizione di Gesù dalla 
croce disegnata da Bonarroti, e di- 
pinta da Sabbatini. Il gallo di bron- 
zo, posto sopra l'orologio collocato 
nell'archivolto dell'altare, in altrì 
tempi stava sopra la sommità del- 
l' antica torre del campanile per le 
campane, ei*etta dal Pontefice s. Leo- 
ne IV. Da mano manca si entia 
nella sagrestia canonicale, da un lato 
della quale vi è una piccola cap- 
pella, con due colonne d'alabastro, 
il cui quadro rappresenta s. Anna, 
dipinta dal Penni detto il fattore j 
la Madonna di faccia è di Giulio ro- 
mano, e le altre pitture sono del Caval- 
lucci. Indi si passa alla stanza capitola- 
re, ove si vede una statua di s. Pie- 
tro, che prima giaceva inosservata 
nel cortile detto della barbara. Vari 
quadri , alcuni de' quali bislunghi, 
sono di Giotto, a cui vennero com- 
messi dal Cardinal Stefaneschi per la 
confessione della vecchia basilica. Ve- 
donsi ancora nelle pareti attorao al- 
cuni fi'eschi rappresentanti degli an- 
geli in atto di suonai'e musicah istru- 



CHI 

menti. Alcuni Togliono, che tali pit- 
ture fossero tolte dalla tribuna del- 
la basilica de' ss. XII apostoli sotto 
Clemente XI, e che opera sieno di 
Melozzo da ForPi; aitici credono stes- 
sero in altro luogo, ed uscissero dal 
pennello di Mantegna, o da quello 
di Sandro Botticelli. Chi gli ascrive 
al secondo vuole, che appartenesse- 
ro alla Cappella segreta dUInnocen' 
zo FUI (P^ecU). lyi Gioito sono pu- 
re due altri quadretti. La sagi^estia 
poi de' benefiziati rimane di prospet- 
tOy ed è in tutto somigliante a quel- 
la de' canonici perciò che riguarda 
la forma. Nella cappella si venera la 
immagine di s. Maria della febbre, 
che dava nome all'antica sagrestia, 
coronata dal capitolo vaticano, nel 
i63i al 27 agosto, come lo fu il 
suo divin Figliuolo ai i4 agosto 
1637. Fu essa la prima immagine 
che venisse coronata dal capitolo^ 
secondo l'istituzione del conte Sfor- 
za. Nell'altare evvi il quadro del 
Muziano, cioè nostro Signore che 
consegna le chiavi a s. Pietro; e 
due quadri del Cavallucci compiono 
la decorazione. Da sinistra si entra 
in una stanza, grande quanto la ca- 
mera capitolare, che serve di sa- 
grestia ai chierici beneficiati. Vi si 
conservano, come nelle altre sagrestie, 
le copie della maggior parte delle 
immagini della beata Vergine Ma- 
ria, che furono coronate dal capi- 
tolo vaticano, ed alcuni quadri di 
valenti autorì, fra' quali una Vero- 
nica di Ugo da Carpi dipinta, se deve 
a*edersi ad una volgare ed incetta 
tradizione, non col pennello, ma colle 
dita. Nella vicina guardai'oba si cu- 
stodiscono i copiosi e ricchi arredi , 
suppellettili, e paramenti della ba- 
silica, fra' quali primeggiano una tu- 
nica dalmatica, detta di s. Leone III, 
e che usavano gli antichi Pontefici 



CHI 283 

nella coronazione di qualche impe- 
ratore, nonché i candelabri, candel- 
lieri, con croce etc, cui descrìvem- 
mo all'articolo Cappelle Pontificie 
n.*" 3o , parlando dello splendido 
apparato, col quale adornansi la ba- 
silica vaticana, e V altare per la fe- 
stività de' ss. Pieti'o e Paolo. 

Uscendo dalla sagrestia, e pas- 
sando alcuni corridoi , che servono 
di comunicazione colla canonica, si 
viene ad una galleria, ove mettono 
le scale della medesima. In quel 
corridoio presso la sagrestia de' ca- 
nonici si vede un antico Crocefisso, 
e la catena del porto di Smirne, 
insieme al catenaccio e alla serra- 
tura della porta di Tunisi, la pri- 
ma mandata come trofeo alla ba- 
silica vaticana nel pontificato di Si- 
sto IV, dal Cardinal Oliviero Ca- 
raffa suo legato, e le altre cose of> 
ferte in segno di vittoria riportata da 
Carlo V imperatore. Nella gallerìa si 
trova alla estremità sinisti*a T archi- 
vio, nel quale, oltre le memorie ri- 
guardanti la basilica e il suo illustre 
capitolo, sonovi molti codici anti- 
chi, spettanti alla vecchia biblioteca 
di essa, stata dì proprietà del Car- 
dinal Giordano Orsini. Vi sì am* 
mirano molte cose interessanti di* 
plomatiche, e bibliografiche, non che 
la vita dì s, Giorgio colle miniatu- 
re colorite da Giotto, o, come aU 
tri credono , da Simon da Siena , 
dono del Cardinal Stefaneschi , ed 
anche parecchi codici del sesto se- 
colo, fra' quali alcune opere di s. 
Ilario. Gli appartamenti superioii 
servono di comoda abitazione ai 
canonici. L' arciprete poi , e V eco- 
nomo della reverenda fabbrica di 
s. Pietix) l'hanno nel palazzo isolato 
sulla piazza di s. Marta, appresso 
la qual chiesa evvi T abitazione pel 
seminario Vaticano. 



284 CHI 

Sulla detta piazza di s. Marta si 
gode di fianco la vista imponente della 
basìlica, ammirandosi la sua sontuosi- 
tà d' ordine corintio, tutta ricoperta 
iieir esteriore sino dal pontificato di 
Paolo III, di travertini solidissimi 
e ben lavorati. Né si deve tacere, 
che tutta la parte supetùore delta 
basilica è guarnita sino dal Ponti- 
ficato di Pio VII, di spranghe elet- 
triche, o parafulmini. Quattro sca- 
le, corrispondenti ai depositi di Be- 
nedetto XIV, di Clemente XIII, di 
Alessandro VII, ed all'adito del- 
l'odierna sagrestia, furono pratica- 
te, secondo il disegno di Buonarro- 
ti, per salire alla parte superiore 
della basilica, ed alcune di queste sono 
oggidì pure in uso pei Sampietrini, 
come vi ascendono anche pei* esse le 
bestie da soma. Nell'aggiunta però 
di Maderno , eziandio nell' interno 
della chiesa, sotto il deposito della 
regina Maria Clementina , è l'ingres- 
so per ascendere alla cupola. 

Per la lungliissima scala a chioc- 
ciola, sono incastrate nelle pareti le 
iscrizioni, che successivamente sono 
stale sopra la poita santa. Espri- 
mono il Pontefice, il quale in ogni 
anno santo Faprì e chiuse. Al fine 
della scala si vedono altre iscrizio- 
ni che, dal 1769 in poi, fanno me- 
moria di tutti i sovrani, e principi 
tli famiglie sovrane d'ambo i sessi, 
i quali sono saliti ad osservare la 
gran cupola, notandosi pure se so- 
no entmti nella palla. Arrivati sul 
piazzale, ove stanno le statue degli 
apostoli, e del Salvatore, si vedono 
\e sèi cupole ovali, e le quattro ot- 
tangolari, che indicammo di sopra 
parlando delle navi minori, alcune 
delle quali si alzano a guisa di pa- 
diglioni, ed altre si abbassano, oltre 
la gran varietà delle muraglie e 
de* tetti , e la quantità delie officine 



CHI 

pei lavori della fabbrica cui sono 
addetti i Sampietrini. 

Non sarà qui fuori di proposito 
il far menzione dei maraviglio- 
si ottagoni interni della chiesa , 
che sono appunto quelli ove furo- 
no praticate le sum mentovate scale 
a chiocciola. Questi ottagoni rin- 
fiancano , coi loi*o semicircoli , i 
quattro piloni della gran cupola, e 
sono della stessa vastità della chie- 
sa, che Alessandro VII fece erigere 
dal Bernini alla Riccia. Si crede 
inoltre, che tali ottagoni sieno stati 
edificati dal Buonarroti coli' idea di 
farli servire per oratorii delle arci" 
confraternite del ss, Sagramento^ e 
di s, Anna de* palafrenieri {J^edi)^ 
allora annesse alla basilica, e di al- 
tri sodalizi , che si fossero aggregati 
in avvenire. Il Fontana, Templum 
P^aticanunif a p. 3 06, loda alta- 
mente sì prodigiosi vacui, e dice che 
servono di scarico di peso sopra gli 
arconi principali del tempio, lascian- 
do la vivezza totale della grandiosa 
macchina, alle altre parti che cado- 
no a perpendicolo de' piloni. 

Quindi si ascende sopra lo zoc- 
òolo del tamburo della cupola , il 
quale è tutto rivestito di traverti- 
ni nella parte retta, mentre la par- 
te convessa è ricoperta di lastre di 
piombo. Sovr'essa si erge la lan- 
terna p cupolino, quindi la cuspide, 
la palla, ed in fine la croce : la gran 
cupola è doppia, cioè sono due cu- 
pole, una dentro l'altra, come quella 
di s. Maria del Fiore fatta in Fi- 
renze da Filippo Brunelleschi , il 
quale si crede, che ne prendesse 
Tidea da un antico edifizio roton- 
do solidissimo , esistente in Roma 
presso il mausoleo di Cecilia Me- 
tella. Per comode ed ingegnose sca- 
le, alcune delle quali praticate fra 
le due cupole interna ed esterna , 



CHI 

si sale facilmente sino alla sommi" 
tà, donde l'occhio spazia in una 
•veduta magnifica e sorprendente, 
come da una finestra interna del 
cupolino si può scorgere la gran« 
de altezza , che vi corre dal . pavi- 
mento della basìlica. Della palla di 
bronzo, avente undici palmi di dia- 
metro, fu fonditore il bolognese Se- 
bastiano Torrisani. Per l' illumina- 
zione della cupola sogliono impie- 
gatasi quattromila quattrocento lan- 
ternoni, oltre seicento ottantatre fiac- 
cole. Allorché poi l'illuminazione 
è doppia, le fiaccole ascendono a 
settecéntonQvantuna : per la prima 
vi s'impiegano duecento cinquan- 
tauno uomini, e trecentosessantacin- 
que per la seconda, i quali diretti 
dai bravi Sampietrini, che altresì ope- 
rano ne' luoghi piti difficili, ad un'ora 
di notte e al primo tocco della cam- 
pana maggiore della chiesa, tutti 
contemporaneamente accendono le 
fiaccole, con maraviglioso e magico 
effetto ne' riguardanti. Per l' anni- 
versario della coronazione del Pa- 
pa, che neir odierno pontificato si 
trasporta nella Pasqua di Risurre- 
zione, e per la festa de* principi de- 
gli apostoli, non che per istraordi- 
naria lieta circostanza, ha luogo la 
• tanto celebre illuminazione della cu- 
pola vaticana, come meglio dicesi 
a' rispettivi articoli. 

Dobbiamo all'ingegno di Luigi 
Bernini, fratello del cav. Gio. Lo- 
renzo, r invenzione dei grandiosi ca- 
stelli di legno, formati a piramide 
con travature, piantati sopra quat- 
tro grossi cilindri, girevoli a guisa 
di rote, che si veggono nella basi- 
lica, e che servono per appararla 
senza stritolare il pavimento. Non 
potendosi arrivare per mezzo di qual- 
sivoglia scala all'altezza de' pilastri 
della chiesa, coU'aiuto di detti castelli 



CHI 285 

si giunge a quafunque altezza. Il mede- 
simo Luigi Bernini trovò in tal gui- 
sa il modo di rendere portatile l'or- 
gano grande fatto da Clemente XI, 
capace di venti persone nella caii- 
toiMa, che si vede ora in una, ora 
in un'altra cappella della basilica, 
secondo le ricorrenti feste. Immen- 
sa poi è la quantità de' damaschi 
cremisi trinati d' oro , co' quali in 
alcuni tempi dell'anno, si appara 
tutta la chiesa. De' suoi addobbi fu- 
nebri per l'esequie novendiali dei 
Pontefici, si tratta al citato articolo 
Cappeile Pontificie § VI, capo II, 
numero 5. Finalmente vanno ram- 
mentati i ponti in aria, che si fan- 
no in questo tempio , ov' è tutto 
singolare, e meraviglioso. Questi 
ponti servono per ristorare gli stuc- 
chi e le dorature della volta per i 
musaici delle volte, per le cupole 
delle cappelle, e cose simili. Mira- 
bile è la loro struttura , ed occor- 
rendo operare qualche restauro nel- 
la gran volta e nella cupola, non 
si vede mai un ponte, che si alzi 
dal pavimento, ma tutti si muovo- 
no dal cornicione, e vanno girando 
in pili palchi per la curvatura della 
medesima volta, e nel coi*po della 
gran cupola sino all' interna som- 
mità del cupolino. Sono solidissimi, 
operandovi sopra con tutta sicurez- 
za gli artisti, massime gli spertissi- 
mi, e pratici Sampietrini, molti dei 
quali professano le arti meccaniche. 
L' invenzione di tali ponti in aria 
si attribuisce a Michelangelo Buo- 
narroti, il quale malcontento del 
palco che aveva fatto il Bramante, 
sostenuto da canapi, bucò la volta 
della cappella Sistina del palazzo 
vaticano, e dopo averlo disfatto, 
ne eresse un altro senza forare né 
intaccare i muri, e con sì bello e 
comodo artifizio, che servì poi di 



i86 CHI 

esempio allo stesso Bramante per 
farne di consimili nella riedificazio- 
ne di questa basìlica. Altin pure 
danno la lode di detta invenzione, 
che il Yanvitelli pretese essere sua, al 
famoso Nicola Zabaglìa, soprastante 
o capo mastro dei Sampietiini, ed in- 
gegnere della reverenda Fabbrica di 
s. Pietro, che fu un povero illette- 
rato muratore , il quale col suo 
naturale ingegno intendeva a me- 
raviglia le leggi della statica, e la 
fòrza del contrasto. Laonde i suoi 
portentosi pensieri , eh' egli mala- 
mente spiegava, furono posti in car- 
ta e pubblicati da Lelio Cosatti 
per utile istruzione degli architetti. 
V, Castelli e ponti di Nicola Za- 
baglia^ Roma 1741. Oltre a ciò 
abbiamo l'opera in foglio con ra- 
mi, intitolata Castelli e ponti con 
alcuna ingegnose pratiche del mae- 
stro Nicola ZahagUay colla descri- 
zione del trasporto delT Obelisco 
Vaticano y e di altri del cav. Do- 
menico Fontana: coir aggiunta di 
macchine posteriori^ e premesse le 
notizie storiche della vita, e delie 
opere dello stesso ZahagUa^ compi- 
late da Filippo Maria Renazzi, Ro- 
ma 1824, seconda edizione. 

Alle indicazioni delle cose princi- 
pali , che ho qui riunite sul tempio 
Vaticano, oltre quanto compendio- 
samente dirò in seguito sulle sagre 
grotte, sui primari depositi de* Pon- 
tefici, ed oltre quanto riporto ana- 
logamente in molti articoli del Di- 
zionario , potranno supplire e i ci- 
tati autori, e i seguenti, che in dotti 
volumi ne descrissero parte a parte 
i pregi, la storia, e le memorie ve- 
nerande: Carlo Fontana, Descriptio 
templi Vaticani^ Romae 1694; 
opera utile principalmente pegli ar- 
chitetti, che Gio. Giuseppe Bonne- 
rie tradusse in latino. Del Fontana 



CHI 

si ha pure: Descrizione delle cap- 
peUe, e del fonte battesimale della 
basilica vaticana^ Roma 1697; Ar- 
cldtettura della basilica di s. Pietro 
in Faticano j opera di Bramante 
Lazzeri ^ Michelangelo Buonarroti 
Carlo MadernOj ed altri pittori ar- 
chitetti, espressa e intanata in più 
tavole da Martino Ferrabosco, per 
commissione di monsignor Gio. Bat- 
tista Costaguti, Roma 1620. La 
medesima fu data alla luce di nuo- 
vo da monsignor Gio. Battista Co- 
staguti juniore, Roma i684; Lette- 
ra di Girolamo Preti sopra il pa- 
ragone del tempio moderno di s, 
Pietro di Roma, con le fabbriche 
antiche romane: nelle sue poesie, 
Brigna i656; Philippus Bonanni 
Numismata Summorum Pontìflcum 
templi vaticani fabricam indicantia, 
chronologica ejusdem fabricae nar- 
ratione, ac multipUci eruditione ex- 
plicata , atque ulteriori numisma- 
tum omnium Pont^orum lucubra- 
tione veluti prodromus praemissa ^ 
Romae 1696. Di questa pregiatissi- 
ma opera , in Roma furono fatte 
due altre edizioni nel 1700, e net 
17 15; Epifanio Gio. Battista Gizzi, 
Breve descrizione della basilica va- 
ticana, Roma 1721 ; Giuseppe Er- 
colani, / tre ordini di architettura, 
dorico, jonico, e corintio presi dalle 
fabbriche piìi celebri delV antica Ro- 
ma, colla descrizione in fine del 
Colosseo, del Pantheon, e del tem- 
pio Valicano, Roma 1744* I^^^* 
facile Sindone, ed Antonio Marti- 
nelli ; Della sagrosanta basilica di 
s. Pietro in Vaticano, libri due, 
Roma 1750. Nel primo si tratta 
delle prerogative della basilica, nel 
secondo si ragiona della nuova strut- 
tura della medesima; Gio. Pietro 
Chattard, Nuova descrizione del Va- 
ticano, ossia della sacrosanta basi-- 



CHI 

lira dì s. Pietro^ Roma 1762; De- 
scrizione della Vaticana basilica , 
quarta edizione, Roma 1 828 ; Le 
quattro principali basiliche di Ro- 
ma descritte ed illustrate con rami^ 
Roma i834; Erasmo Pistoiesi, // 
Vaticano descritto ed illustrato, Ro- 
ma 1829- 1840. Compendiosamente 
ed eruditamente poi ai nostri gior- 
ni descrissero il tempio Vaticano 
il marchese Giuseppe Melchiorri, nel- 
la sua Guida metodica di Roma, di 
cui abbiamo già due edizioni, ed 
A. Nibby nella sua Roma nell'anno 
i838y parte prima moderna. 

Sagre grotte Valicane, 

Rifabbricata di nuovo la basili- 
ca, lo fu in guisa tale però che del- 
l'antica di Costantino rimase anco- 
ra il suolo con molte altre memo- 
rie nel sotterraneo, il quale chia- 
masi le sagre grotte Taticane. So- 
no queste formate in parte del bas- 
so piantato, e del pavimento del- 
l' antica basilica, prossime all'antico 
cùniterio arenario^ cioè fra il pavi- 
mento della nuova chiesa, ed in 
una parte non piccola del piano 
dell'antica. E siccome nell' edificare 
V odierna basilica si volle preser- 
varla da qualunque umidità, si la- 
sciò intatta l'infima parte dell'an- 
tica, che venendo ridotta a chiesa 
sotteiTanea , così potè ricevere in 
custodia il maggior nuùiero de' mo- 
numenti che esistevano nell'antica, 
consistenti in altari, sepolcri, pittu- 
i*e, statue, bassorilievi, musaici, 
isanzioni ed altre cose degne di 
venerazione , e molto interessan- 
ti ; Clemente Vili, in gran par- 
te fece ricoprire il suolo delle san- 
te grotte con nuovo pavimento, af- 
finchè i*estasse intatto l'antico , per 
riverenza degli innumerabiii corpi 



CHI 287 

de' santi che vi riposano, mentre 
Paolo V ne abbelFi le volte. In 
queste sagre grotte è proibito l'in- 
gresso alle donne sotto pena di sco- 
munica, fuori solamente del lunedì 
della Pentecoste, nel qual giorno è 
proibito agli uomini sotto la stessa 
pena. In altri tempi dell'anno, il 
Papa specialmente dà facoltà ai ca- 
nonici sagrestani maggiori, di am- 
mettere qualche signora a visitarle. 
Sì scende alle grotte passando 
sotto la statua della Veronica, quan- 
tunque sinvi un ingresso simile an- 
che sotto le altre tre statue colos- 
sali de' quattro piloni, e dal piano 
della confessione. Dalla scala per- 
tanto praticata sotto il piedistallo 
di santa Veronica, si giunge all'al- 
tare di una cappellina in forma 
emicicla, che pure hanno sotto gli 
altri tre menzionati luoghi de' pi- 
loni. In ognuno de' quattro altari 
sono quadri in musaico allusivi alle 
statue superiori. Consiste questa sot- 
terranea chiesa in un ambulacro o 
emiciclo (corrispondente airincii*ca 
al corpo rotondo della cupola cui 
mettono capo i nominati quattro 
aditi) ed in un corpo di chiesa a 
tre navate, che prolungasi sotto la 
grande nave della presente basilica. 
Queste si distinguono col nome di 
grotte veccHey mentre le altre parti 
si dicono grotte nuove. In questo 
luogo, oltre sette altari, si conser- 
vano monumenti insigni per la sto* 
ria delle arti, dappoiché rimontano 
ai primi secoli del cristianesimo. Di- 
vei*si dipinti eseguiti per la maggior 
paiate dal Ricci di Novara rappre- 
sentano gli edificii dell'antica basili- 
ca, le sue parti, e le sue forme. 
Considerevoli sono le scolture , che 
componevano i cibori , e le tombe 
che stavano nell'antica basilica dei 
Pontefici, Cardinali, re, imperatori. 



288 CHI 

ed altri personaggi di distinzione, 
le quali pitture e scbltui*e furono 
restaurate egregiamente sotto Leo- 
ne XII, per cura di monsignor Ca- 
struQcio Castracane, allora economo 
della reverenda fabbrica, ed attual- 
mente Cardinal penitenziere mag- 
giore. 

A voler far menzione delle sole cose 
principali, diremo che nella cappella 
della s. Veronica sonovi storie di- 
pinte analoghe al Volto santo. Nel- 
r emiciclo a destra evvi la statua 
di s. Giacomo minore, già appar- 
tenente al gran ciborio dell' alta- 
re della confessione, restaurato per 
munificenza di Sisto IV. !Nella 
cappella del Salvatore, detta del 
Salvatorino^ si vede un bassorilie- 
vo col Padre eterno, che faceva par- 
te dell* altare eretto alla beata Ver- 
gine da Gio. Gaetano Orsini, nipo- 
te di Bonifacio Vllf. Neil' emiciclo 
una pittura rappresenta la tribuna 
e il musaico dell' antica basilica , e 
vi è una croce di marmo che sta- 
va già nella sommità della faccia- 
ta esterna. Nella cappella di Maria 
Vergine, detta della Z>occ/Vxtój dipinta 
da Simone Memmi (così detta allor- 
ché con sacrilego delitto fu colpita 
da una boccia di legno mentre stava 
nel portico vaticano, e perciò chia- 
mata anche del portico) , sonovi due 
statue de'ss. Giovanni e Matteo apo- 
stoli, già del deposito di Nicolò V ; 
piìi due urne antiche, due superbi 
bassorilievi con istorie di Apollo , 
che già decorarono la cappella di 
Giovanni VII. Vi si vede pure una 
epigrafe con frammenti di bolla di 
s. Gregorio III, sul concilio tenuto 
in s. Pietro contro gl'iconoclasti. 
La croce in musaico stava sul ta- 
bernacolo del Volto santo eretto da 
Giovanni VII. Evvi una statua di- 
mezzata di Benedetto Xll, scolpita 



CHI 

• da Paolo Sanese; ed una statua se- 
dente di s. Pietro, che stava nell'a- 
trio della basilica. Gli ornati, che 
vedonsi dintorao, appartennero al 
sepolcro di Urbano VI. Neil' emi- 
ciclo si trova il musaico, che fu al- 
la tomba dell' imperatore Ottone II, 
colle immagini del Salvatore, e dei 
ss. Pietro e Paolo, il prìmo de' cpiali 
ha tre chiavi, segno della pontificia 
potestà. 

Passando all'ambulacro, che con- 
duce alla confessione, si trova a de- 
stra la cappella della b. Vergine, 
detta delle partorienti^ la cui im- 
magine si venerò sull'altare eretto 
dal Cardinal Orsini, ohe fu poi Ni- 
colò III; e fu cosi chiamata dal- 
l' efficace patrocinio sperimentato 
dalle partorienti. Quivi sono due sta- 
tue de' ss. Giacomo maggiore e mi- 
nore apostoli, che stavano al sepol- 
cro di Nicolò V, una a'oce di mar- 
mo antica, una statua del Salvato- 
re già appaHenente al deposito del 
Cardinal Broli ; la statua di Maria 
santissima, ch'era nell'antica sagrestia; 
mezza figura in rilievo di Bonifa- 
cio VIII, scoltura di Andrea Pisa- 
no ; ed un'epigrafe di Adriano t 
sul santo Volto. Più, sonovi il mu- 
saico che ci dà il ritratto di ,Gio- 
vanni VII; l'immagine di s. Pietro, 
che stava nella cappella del Suda- 
rio; tre inscrizioni con preci com- 
poste da s. Gregorio III ; due sta- 
tue de' ss. Pietro e Paolo, che de- 
coravano il portico de* Papi ; un bas- 
sorilievo colla condanna a morte di 
delti apostoli, ch'era al bel ciborio 
menzionato della confessione, e dal- 
l'averlo Sisto IV magnificamente ri- 
storato, ed abbellito dicesi comu- 
nemente il ciborio di Sisto IV, 
Avvertono però nell' AppendiXy e a 
pag. 3i, i eh. Sarti, e Settele, che, 
secondo il dotto Panvinio, De re- 



CHI 

bus antìquis memorabilibus, et prac" 
stantia basii, s, Petrìy Cod. Vat. 
7010 Fol. 76, il ciborio pontificale, 
ornato di marmo pario^ e di oro, 
sovrastato da quattro colonne di 
porfido, colle scolture eleganti dei 
dodici apostoli, e della passione dei 
principi de' medesimi, oltre V imma- 
gine del Salvatore, si deve all'animo 
grande di Pio II, Piccolominij con- 
chiudendo per salvare tutte le ana- 
loghe opinioni degli scrittori, che Pio 
li incominciò l'erezione del ciborio 
dell'altare di s. Pietro, sul quale 
ascendevasi per gradini di porfido, 
e che Sisto IV gli diede felice 
compimento. Da Francesco Alberti 
poi, De mirabilibus novae, et vete- 
ris Romaey lib. 3, p. 84j ediz. i5i5, 
apprendiamo il nome dello scultore, 
che è Matlhaei Pullari fiorentini 
sculptoris praeclarìssimi. Il dovere 
accennare piti volte tali opere in 
queste sagre grotte, ci fece essere 
alquanto prolissi su questo interes- 
sante punto. 

Vi sono ancora nel detto ambulacro, 
die conduce al sacrario della con- 
fessione, la copia di un angelo dì 
Giotto; la statua di sant' Agostino, 
ch'era al sepolcro di Calisto III; 
una croce antica di marmo; e l'e- 
pitaffio di Gio. Alicense dell'epoca 
di s. Gelasio I. Nella continuazio- 
ne dell'emiciclo si vede progressi- 
vamente una iscrizione di s. Dama- 
so I allusiva alla sua acqua, cioè a 
quella eh* egli incanalò dal colle Va- 
ticano, perchè danneggiava il cìmi- 
terio della basilica ; la statua di san 
Bartolomeo, che pure ornava il de- 
posito di Calisto III; l'immagine in 
. musaico della Madonna dell' altare 
di Giovanni VII; l'iscrizione con 
frammento di lettere del 38 1 sciit- 
te dagl'imperatori Graziano I, Va- 
: lentiniano II, e Teodosio II, a Fla- 
VÓL. xu. 



CHI 289 

TÌo Eucherio console, rìsguardante 
la conservazione dei beni della ba- 
silica; la statua di s. Giovanni, già 
del predetto deposito di Calisto III ; 
quattro bassorilievi cogli evangelisti, 
che servivano di ornamento al ci- 
borio d'Innocenzo Vili; i quattro 
dottori, e il nome di Gesù in iscol- 
tura, del deposito di Nicolò V, o, co- 
me altri dicono, appartenente a quello 
di Pioli; mentre le altre scolture a 
destra rappresentanti la B. Y., due 
angeli, e due dottori erano ai mo- 
numenti sepolcrali de' Pontefici Ni- 
colò V, e Calisto III; non che di 
quello del Cardinal Broli. Dal lato 
poi sii[iistro, e tra due punte, sono- 
vi due altri dottori scolpiti in mar- 
mo, egualmente del ciborio d'Inno^ 
cenzo Vili; e due angeli del sepol- 
cro di Nicolò V. Neil' emiciclo si 
vede la testa di s. Andrea soste- 
nuta da due angeli , scoltura che 
stava al medesimo ciborio , e due 
angeli di marmo già del deposito di 
Pio li. A destra poi della cappella 
di s. Andrea, le pitture sono allu- 
sive alla lancia sagra, perchè fu va- 
riata la collocazione delle statue su- 
periori. 

Le grotte vecchie sono larghe pal- 
mi ottanta e lunghe duecento, ed il 
pavimento è quello stesso dell'anti- 
ca basilica. Sono distinte in tre na- 
vi di otto arcate per banda. Nella 
prima nave a sinistra vi è l'altare 
col Salvatore scolpito in basso ri- 
lievo, e eh' era al sepolcro di Bo- 
nifacio Vili. Avanti di esso si legge 
l'epigrafe della tomba di Carlotta 
regina di Cipro; a destra sono tre 
isci'ìzioni, in un frammento di una 
delle quali si legge la celebre do- 
nazione della pia contessa Matilde. 
Il Dionisio, Sacrarum Vat. Bas. 
Cryptaruniy alla tavola XXXV, avea 
riportato sì importante frammentOi 

»9 



390 CHI 

che nell' Appendice del Sarti, e del 
Settele si rìpoita per intero, e com- 
pletato in ciò che mancaTa, alla ta< 
vola VII. Si vedono pui*e nel suddet- 
to luogo una lapide di Enrico con- 
te di Monfort, ed aìlcune epigrafi 
antiche. Di contro sono le tombe ^ 
ohe racchiudono le ceneri di Enri- 
co IX, Cardinal di Yorck, morto 
in Frascati ovvero vescovo il 1 3 lu- 
glio 1807, e quelle di Carlo III, 
suo fratello, cessato di vivere in Fi- 
renze Tanno 1788, l'ultimo di gen- 
naio. Nell'arcata chiusa è la tomba 
colle ossa di Giacomo III, Stuardo^ 
padre de' suddetti, e re d'Inghilter- 
ra; l'immagine della Madonna sì 
vuole dipìnta sotto Innocenzo Vili. 
Qui sì trova pure l'antica base del- 
la statua di bronzo di s. Pietix>, 
che fece fare il Cardinal Oliviero 
de Longueil aixiprete della basìlica, 
non che un' immagine della Madon- 
na col Bambino in marmo. Sonovi 
ancora le teste dì un angelo, e di 
s. Benedetto in musaico; la tomba 
del santo Pontefice Nicolò I, quella 
del Cardinal Braschi, nipote dì Pio 
YI, e in fondo quella di Gregorio 
V, olire quella dell* imperatore Ot- 
tone II, che mori in Roma l'anno 
98 5. 

Sono osservabili nella nave di 
mezzo la figura giacente di marmo 
di Papa Alessandro VI; il cui cor- 
po , e quello dello zio Calisto III , 
furono nel 16 io ti*asferiti nella chie- 
sa di s. Maria di Monserrato; ivi si 
trovano puranco ì precordi di Be- 
nedetto XIII, e della regina Cristi- 
na di Svezia, il cui corpo riposa po- 
co distante, e dappresso le ceneri di 
Pio VI. Poscia si veggono vari fram- 
menti di un dipinto del Passignani, 
e alcuni musaici. Nella terza nave 
vi sono un'urna grande di granito 
rosso, contenente le ceneri dì Adria* 



CHI 

no IV, il deposito di Bonifacio VIII, 
scolpito dal. fiorentino Arnolfo di 
Lapo; i depositi de' due gran mae- 
8ti*i dell'Ordine geiX)solimitano, Zar 
cost, e Wignacourt; la tomba di 
Nicolò V, la cui epigrafe é di Enea 
Silvio Piccolomini, poscia Pio II; e 
il deposito di Paolo II, di Mino da 
Fiesole. Gli ornali però di questo 
monumento, come quelli di altri 
]Papi, sono sparsi per le sagre grot- 
te. Indi sì vede il tumulo di Giu- 
lio III; quello dì Nicolò III, di Ur- 
bano VI, d' Innocenzo VII, di Mar- 
cello II, e d'Innocenzo IX^ nonché 
i sepolcri dei Cardinali, Pietro Fon- 
seca, Ardicino della Porta seniore, 
ed Erolì . In un pilastro è V inscri- 
zione dì Giovanni Guidetti, peritis- 
simo nel canto gregoriano, ed au- 
tore dell' applaudito Direclorium 
Chorì. Nella piccola stanza a desti*a 
giace il corpo di Agnesina Colonna, 
moglie di Onorato Gaetani, gover- 
natore della città Leonina. Tra le 
statue e le figure di arcivescovi, e ve- 
scovi , si vede quella del Cardinal 
Villiers de la Grolaye, già piii so- 
pra nominato; ed in cima della na- 
ve sull'altare si venera la b. Ver- 
gine dipinta da uno scolare di Pie- 
tro Perugino, che stava nell' antico 
segretario, e a destra il deposito dei 
Cardinale Ardicino della Porta iu- 
niore. 

Nella cappella di s. Longino a de- 
stra, le pitture sono allusive alla sto- 
ria della ss. Croce. Continuando l'e- 
miciclo si vede in musaico la testa 
dì s. Paolo, già dell'antica tribuna 
d'Innocenzo III, ed incontro la te- 
sta del medesimo apostolo, che sla- 
va nella tribuna di s. Paolo nella 
sua basìlica ostiense. Sonovi ancora 
un ornalo di marmo del ciborio di 
Innocenzo Vili; una custodia di 
ossa raccolte dagli antichi sepolcri; 



CHI 

r immagine di s. Pietro, che Baldas- 
sare da Siena, cioè Baldassare Pe- 
ruzzi , dipinse per la cappella del 
coro di Sisto IV; il Padre eterno 
in bassorilievo, già del deposito di 
Paolo II; altro bassorilievo rappre- 
sentante la Madonna; i principi de- 
gli apostoli; il Pontefice Nicolò III, 
e il Caixlinale Orsini genuflessi, già 
esistente nella cappella di s. Biagio. 
Più vi sono due statue de' ss. Pie- 
tro, e Paolo, che erano al mauso- 
leo del Cardinal Broli; due basso- 
rilievi del sepolcro di Paolo II, con 
Adamo ed Eva; e quattro apostoli 
in bassorilievo spettanti al' ciborìo 
della s. Lancia, eretto da Innocen- 
zo Vili. A sinistra si trova l'am- 
bulacro della confessione, il cui emi- 
ciclo ornasi delle statue della fede, 
e della speranza del deposito di 
Paolo II; di un gran bassorilievo 
rappresentante il giudizio universa^ 
le colle figure fra gli eletti di Fe- 
derico III imperatore, e di Paolo II, 
perchè era al mausoleo di questo 
Pontefice ; altro bassorilievo ove ev- 
vi scolpita la risurrezione di Gesù 
Cristo, del sepolcro di Calisto III; 
l' immagine in musaico della b. Ver- 
gine, che stava nella cappella del 
Volto santo ; una statua della Ca- 
nta pure del sepolcro di Paolo II; 
alcune statue degli apostoli del ci- 
borio di Sisto IV , r effigie marmo- 
rea di s. Andrea del ciborio di Pio 
II; e quelle del Salvatore del de- 
posito di Nicolò V. 

Nella cappella di s. Elena, che 
sta a destila, le pitture sono allilsi- 
ve all' apostolo s. Andrea , ed alla 
traslazione della sua testa portata 
in Roma dal Cardinal Bessarìone, 
ed incontrata con ecclesiastica pom- 
pa da Pio II. Nella continuazio- 
ne dell' emiciclo scorgesi un bàs< 
aorilievo; in cui il Salvatore dà 



CHI igt 

le chiavi a s. Pietro, ed in altro è 
effigiato quando questo apostolo gua- 
ri lo storpio. Oltre a ciò si vedoAo 
in marmo la crocifissione di s. Pie- 
tro, e le statue degli apostoli , che 
servirono già di ornato al grandio- 
so ciborio di Sisto IV. Inconti^o al- 
l' adito, che conduce alla cappella 
della confessione , evvi V urna del 
prefetto di Roma Giunio Basso, 
che fu ben cinque volte console, e 
che mori l'anno 35g, Istoriata è 
quell'urna con &tti della sagra Scrit- 
tui*a. L'ornato, che la ricopre, ap- 
partenne già al ciborio di Giovan- 
ni VII. Finalmente trovasi la cap- 
pella della confessione, eh' è il luo- 
go più venerabile della basilica, or- 
nata da Clemente Vili di pietre 
bellissime e di stucchi dorati, sopra 
al quale corrisponde l'aitare ponti- 
ficio descritto superiormente, il cui 
ciborio, cioè macchina che lo sovra- 
sta, fu incominciato da Paolo V si- 
no ai piedistalli , ed il resto della 
magnifica opera metallica venne com- 
pito da Urbano Vili, come osser- 
va il Fontana a pag. 4^5. L'al- 
tare, presso il quale riposano i cor- 
pi de' ss. Pietro e Paolo , ha per 
quadro le loro immagini dipinte ed 
ornate da una lastra di argento. È 
questo altare arricchito dai Sommi 
Pontefici di molte indulgenze e pri- 
vilegi. Anche il regnante Gregorio 
XVI, nel conferm>are le une e gli 
altri, ha stabilijio l'indulgenza ple- 
naria da potejc^i lucrare da chi lo 
visiterà una volta il mese, ed ha 
concesso il privilegio della messa 
votiva de' ss. Pietro e Paolo da po- 
tersi dire in detto altare in tutto 
l'anno. Terminano V emiciclo, e con 
esso le sagre grotte vaticane, cinque 
statue di apostoli, e due bassorilievi 
di marmo del predetto ciborio di Si- 
sto IV, che rappresentano la decolr 



ag2 CHI 

lazìone di s. Paolo, e la caduta di 
Simone Mago. Alcune ferri toie, poste 
in Tarì punti del pavimento della 
basilica, e ricoperte con coperture 
di bronzo traforate con istemmi pon- 
tifìcii, danno lume alle sagre grot- 
te, le quali vengono illuminate an- 
co da lampadi, e dalle tome allor- 
ché sono particolarmente visitate. 
Proseguendo il cammino, si torna 
nella cappella della Veronica, donde 
si risale alla chiesa. Scrissero appo- 
sitamente su queste sante grotte Be- 
nedetto Drei, Pianta delle grotte 
Vaticane 3 Roma 162 5; Francesco 
Maria Torrigio, Le sagre grotte Va- 
/icfl/ie, Viterbo 1618, e Roma i635, 
1689, e 1675; Filippo Antonio Dio- 
nisi, Sacrarum Falicanae basiHcae 
cryptarum monumenta aeneis ta- 
bulis incisa et commentariis illustra' 
ta^ curante jéngelo de GabrielUs^ 
Romae 1773. Di questa dotta ope- 
ra nel 1828, la reverenda fabbrica 
di s. Pietro fece fare una seconda 
edizione, e quindi nel 1 840, per cura 
deir economo monsignor Antonio 
Matteuccì, ne pubblicò ancora un'e- 
ruditissima Appendice ^com^ixXdXdi dai 
chiarissimi archeologi prof Emiliano 
Sarti e prof canonico d. Giuseppe 
Scitele, ambedue cattedratici dell* ar- 
chiginnasio romano. 

Pontefici sepolti nella basilica, 
e hro mausolei. 

La porta dell'atrio, o portico va- 
ticano, che mette alla nave minore 
del lato sinistro, cioè dalla parte 
del battisterio, si chiama la Porta 
de' morti, ed anticamente si chia- 
mava del Giudizio, perchè per que- 
sta soltanto s' introducevano nella 
basilica, come si usa pur oggi , i 
cadaveri de' defunti canonici e be- 
nefiziati del capitolo vaticano, da 



CHI 

seppellirsi altre volte nella sagrestia, 
ed ora nei sottoposti cimiteri, qua' 
si a Dea judicandi. Vicino a questa 
porta era il loro antico cimiterio, 
nel portico de' Pontefici, dappoiché 
sino dai più rìmoti tempi, senza 
una speciale licenza non poteva 
darsi sepoltura a vei*uno dentro la 
basìlica, come si legge da due iscri- 
zioni sotto Papa 8. Ormisda, che 
morì nell'anno 523; e da due altre 
sotto s. Giovanni III, che mori nell'an- 
no 578 : iscrizioni, che conservansi 
nelle sagre grotte. Ma siccome que- 
sto privilegio in progresso di tempo 
erasi reso comune, così Urbano IV, 
eletto nel 1261, con diploma, che 
riporta il Mabillon in Museo Ita- 
lie, tomo I, p. 52, diretto ai cano- 
nici di s. Pietro, rinnovò l'antica 
legge, e divieto, che non dovesse 
accm*darsi il privilegio di seppellire 
nella basilica vaticana persona, abs- 
que licentia, et mandato sedis apo- 
stolicae speciali, e ciò in ossequio 
alle venerabili memorie della basi- 
lica, nella quale tutto è illustrato 
dai pìh segnalati avvenimenti dei 
maggiori personaggi del mondo, o 
dal contatto dei più gi*andì eroi 
della Chiesa, nonché dalle preziose 
ceneri de' santi, senza dir nulla del- 
lo sterminato numero de' martiri 
trucidati, o sepolti nel tempio vati- 
cano. Per questo ogni anno, a' 1 2 
giugno, nella basilica si celebra so- 
lenne memoria de' diecimila marti- 
ri, de' quali o i corpi, o le sagre 
reliquie ivi riposano. La strada di 
Bórgo Nuovo, appellata anco Borgo s. 
Pietro a cagione di questa basilica, 
fu anticamente dii amata santa, ed 
anche s^ia Martyrum et carraria 
sancta, pel gran numero de' marti- 
rì, che per essa passavano allor- 
quando venivano condotti al mar- 
tirio negU orti, e cerchio di Nerone. 



CHI 

Il perchè tJi*bano IV riprovò colle 
seguenti parole l'abuso introdotto, 
che per interesse, non per sentimen- 
to di divozione, si tumulassero nella 
basilica ogni sorta di persone: >• In- 
i> de fieri, ut plemmque sepulchra 
M reverenda sanctoiiim, quae anti- 
M quorum patrum sancta devotio de- 
M bita dìligentia consignavit, ausu 
M sacrìlego violantes , cum piis im- 
M pios, cum justis injustos, et cum 
M sanctis sontes, dispari consortio, 
M ac societate damnabili impie so- 
w ciarent". Dopo la costruzione del- 
la nuova basilica, non si concede il 
privilegio di seppellire cadaveri in 
essa, che a' soli sovrani, oltre i Pon- 
tefici, de' quali andiamo a trattare, 
come facevasi nel tempio degli apo- 
stoli in G)stantinopoli, dove si sep- 
pellivano i loro patinarchi, ed im- 
peratori. 

Alloixhè Anastasio bibliotecario 
attribuisce a Papa s. Anacleto Te- 
dificazione della memoria, o sia ora- 
torio del primo sommo Pontefice s. 
Pieti*o, soggiunge essersi per sé al- 
tresì apparecchiata quel Pontefice 
una vicina decente tomba, che fosse 
comune a tutti i Pontefici, ed in cui 
poscia egli difatti fii riposto. Era di 
già nel primo secolo della Chiesa in- 
trodotto il pio costume di seppellire i 
Papi presso il cadavere di s. Pietro; 
per lo che fi.u'opo dopo la morte 
colà trasferiti i ss. Pontefici Lino, 
e Cleto, e non vi fli collocato s. 
Clemente I, perchè martirizzato, e 
sepolto nel Chersoneso. Nulladi me- 
no s. Anacleto volle rendere in 
certo modo perpetuo ciò, che già 
praticavasi, perocché era convenien- 
te che i romani Pontefici^ successo- 
ri di s. Pietro, fossero a lui compa- 
gni nel vicino sepolcro. In fatti nel 
secondo secolo i santi Pontefici, me- 
no alcuni, furono dopo la morte 



CHI 393 

tumulati nel Vaticano appresso il 
coi^ di s. Pietro, cioè Anacleto ^ 
Evaristo, Sisto I, Telesforo, Igino, 
Pio I, Eleuterio, e Vittore I. Nei 
tre seguenti secoli variò in questa 
parte la disciplina forse per neces- 
sità. Onofrio Panvinio, lib. I, cap. 
8, considerando i motivi di un tal 
cangiamento, ne deduce l' origine 
da Eliogabalo imperatore, da cui fu- 
rono diemoliti nelle vicinanze del Va- 
ticano diversi sepolcri de' cristia- 
ni , per rendere piti comodo il 
4^mmino degli elefanti al Vaticano. 
Quindi fu d'uopo di tumulare al- 
trove i cadaverji de' santi Pontefici 
ed altri martiri, e collocarli in luo- 
go piti sicuro, precipuamente nel 
cimiterio di Calisto, che piti di ogni 
altro fu arricchito de' sagri loro 
depositi. Verso il fine però del quin- 
to secolo, ritornò in uso l'antico ri- 
to di seppellire i Papi nel Vaticano, 
osservando il Panvinio, che s. Leo- 
ne I fu il primo a rinnovarlo, e 
che poscia la maggior parte dei 
suoi successori, chiarì per santità 
di vita, o pel sofferto martirio, dei 
quali egli riporta un lungo catalogo, 
furono nel tempio medesimo sepolti. 
Per ciò che riguarda i Papi, i qua- 
li morirono nel contiguo palazzo 
vaticano, in cui anco i precordii 
debbono porsi nelle grotte vaticane, 
va letto r articolo Precordii db'Poi*- 

TEFICI. 

Imprendiamo pertanto a registra- 
re cronologicamente il novero dei 
Papi sepolti nelle diverse parti del- 
.la patriarcale basilica vaticana, ed 
il faremo colla massima brevità. Né 
possiamo dispensarci di riportarli 
tutti, sebbene in numero copiosi. Ai 
rispettivi articoli del Dizionario, si 
dice ove furono tumulati gli altri Pon- 
tefici, o perchè morti fuori di Ro- 
ma, ovvero per una loro propen- 



«94 CHI 

sione particolare a qualche chiesa, 
o perchè appartenenti a qualche Or- 
dine religioso da loro prima pro- 
fessato, ed al quale lasciarono in 
morte il loro cadavere. Incomin- 
ciando dall'immediato successore di 
s. Pietro, 8. Lino V anno 80 fu sepol- 
to nel Vaticano, dicendoci il Torri» 
gio venerarsi esso nelle sagre grotte, 
non ad Ostia. Nel Vaticano furono 
pure sepolti s. Cleto nell'anno g3, 
s. Teiesforo ed appresso il corpo di 
s. Pietro nel i54, s. Igino nel i58, 
8. Pio I nel 167, s. Eleutero nel 
189, e 8. Vittore I nel ao3. Dopo 
la suooennata lacuna di tempo, leg- 
giamo nel Novaes, tom. I, pag. 172^ 
e seg., che s. Leone I, morto nel- 
l'anno 461, fu il primo Papa sep* 
pellito, cioè trasferito nella basilica 
di 8. Pietro, mentre altri de' suoi 
predeoessori erano stati sepolti nel 
sottei*raneo accanto al principe de- 
gli apostoli, ovvero sul portico. In, 
appresso le sue reliquie furono quat- 
tro volte trasferite in quattro diver- 
si luoghi della basilica, perchè Ser- 
gio nel 688, dall' atrio le fece tras- 
ferire nella basilica. Gregorio XllI 
le collocò nella cappella, che eresse 
in suo onore. Paolo V, nel 1607, 
Je fece porre sotto V altare della 
Madonna della Colonna, insieme 
coi corpi de' ss. Leone II, HI, e 
IV, lasciati i quali in detta cappel- 
la nel 171 5>, Clemente XI agli 1 1 
aprile festa del santo, con solenne 



pompa 



stabilmente le mise sotto al- 



l' altare, che a lui avea fabbricato 
Innocenzo X. Monsignor Fortiguerra 
iiecitò in quest* ultima traslazione 
iwi* oiazione, la quale si legge . nel 
Ragguaglio _, che il Sergardi fece di 
tal funzione. 

S. Simplicio morì nel 483, e 
fu sepolto nella basilica , ove pure 
furono tumulati nel 496, s. Gela- 



CHI 

sio I, nel 4989 e sotto il portico s. 
Anastasio II, dove nel 5i4 fu po- 
sto s. Simmaco; quindi ebbero se- 
poltura nella basilica, s. Ormisda 
nel 523, s. Giovanni I nel 526^ 
trasportatovi da Siena ; s. Felice 
III detto IV nel 53o; s. Boni&cio 
II nel 532 ; s. Giovanni II nel 
^35 ; s. Agapito I nel 536, tras- 
feritovi da Costantinopoli con gran 
pompa; Vigilio nel 555 portato* 
vi da Siracusa ; Pelagio I nel 56o, 
8. Giovanni III nel 573, Benedetto I 
nel 578, Pelagio II nel 590 , e s. 
Gregorio I nel 60 5. Quest' ultimo 
fu sepolto nel portico ove si vene- 
rava la Madonna della febbre, luo- 
go in cui erano stati pure altri 
Papi, e nel pontificato di s. Grego- 
no rV, fu posto sotto l'altare da 
quel Pontefice edificatogli nella nave 
australe della vecchia basilica, finché 
nel 1606, Paolo V lo trasportò nel- 
l'altara in cui tuttora si venera. 
Nell'anno 606 fu seppellito nella 
basilica Papa Sabiniano ; neil' anno 
seguente il successore Bonifacio III, 
nel 61 5 s. Bonifacio IV, e fu po- 
sto tra la porta Ravenniana, e 
quella del Giudizio, finché Bonifa- 
cio Vili gli eresse un altai^e^ don- 
de Paolo V, nel 1 60 5, il fece tras- 
locare nell'altare di s. Tommaso. 
Furono successivamente tumulati nel- 
la basilica, nel 618, s. Adeodato, 
nel 625 Bonifacio V, nel 638 Ono- 
rio I, nel 640 Severino, nel 642 
s. Giovanni IV, nel 642 Teodoro I, 
nel 657 s. Eugenio I, nel 672 s. Vi- 
taliano, nel 6^6 Adeodato II, nel 
678 Dono I, nel 682 s. Agatone, 
nel 683 s. Leone II, nel 685 s. 
Benedetto II, nel 686 Giovanni 
V, nel 687 Conone, nel 701 s. 
Sergio I, nel 705, secondo l'Ana- 
stasio, Giovanni VI; nel 707, ed 
avanti 1' altare della Madonna, fab- 



CHI 

* 

Inicato da luì, e chiamato poi del 
sudario , ebbe sepoltura Giovanui 
VII, nel 708 Sisìnnio, nel 715 
Costantino, nel 781 s. Gregorio 
II, nel 741 s. Gregorio III, nel 
752 s. Zaccaria, nel 757 Ste&no 
II detto III, nel 767 s. Paolo I tras- 
portatovi dalla basìlica ostiense pres- 
so la quale morì, e posto nelF ora- 
torio, ch'egli stesso avea eretto pres- 
so r altare maggiore. 

Stefano lY ebbe sepoltura nel Va- 
ticano nel 772, Adriano I nel 795, 
avendo Carlo Magno posto alla tom- 
ba di lui un epitaffio da esso com- 
posto di diecinove distici, che si leg- 
ge nel Pagi, j5rev. Rom. Pont, tip. 
33 1. S. Leone III vi fu sepolto nel- 
rS 1 6, Stefano V neir8i7, Eugenio 
Il neir827. Nel medesimo anno vi 

fu sepolto Valentino ;neir844 s. Gre- 
gorio IV, con un epitaffio comune 
a lui, ed a s. Bonifacio IV, postogli 
poi da Bonifacio Vili, che riporta 
il padre Giacobbe nella sua BibìioL 
Pont, a pag. 91. Papa Sergio li 
fu seppellito nella basìlica Tanno 
847, s. Leone IV neir855. Benedet- 
to III neir858, s. Nicolò l e avan- 
ti le porte di s. Pietro neir867, 
Adriano II neir872, Giovanni Vili 
nel portico Tanno 882, Marino I o 
Martino II nelT 884, Stefano VI 
nelT 89 1 , Formoso nelT 896, e seb- 
bene vi fosse indi dìssotteiTato , fu 
poscia con onore restituito al suo se- 
polcro. Bonifacio VI lo fu nel me- 
desimo 896, Stefano VII nelT 897, 
Romano nelT898, nel qual anno vi 
ebbe pure sepoltura Teodoro lì.., 

Giovanni IX fu tumulato nella 
basilica nelT anno 900; nel 904 Be- 
nedetto IV, nel 905 Cristoforo^ nel 
918 Sergio III, ma il Rasponi lo 
vuole seppellito nella basilica late- 
ranense; nel 914 Anastasio ili, nel 
9i5 Landò, nel 929 Leone VI^ nel 



CHI 19? 

981 Sterno Vili, nel -939 Leone 
VII, nel 941 Stefano IX, nel 946 
Martino III, nel 975 Dono II, 
nel 985 Giovanni XIV, indi Gio- 
vanni XV; nel 996, e nelT oratorio 
di s. Maria, Giovanni XVI, nel 999 
Gregorio V; nel ioo3, e secondo al- 
cuni, Silvestro II, o piti probabil- 
mente nella basilica lateranense, do- 
ve Sergio IV pose nel di lui se- 
polcro onorevole epitaffio. Anco il 
medesimo Sergio IV, morto nel 1012, 
si vuole tumulato in detta chiesa^ 
ma il Platina lo dice sepolto in Va- 
ticano con un epitaffio di nove di« 
siici, che si legge nel citato p. Gia- 
cobbe a p. 199. 

NelT anno 1024 ebbe sepoltura 
nel Vaticano Benedetto Vili, nel 
io33 Giovanni XX tra la porta 
argentata, e romana, nel io54 s* 
Leone IX presso T altare de' ss. An- 
drea e Gregorio I, finché Paolo V 

10 trasferì nel j6o6 con gran pom? 
pa in un altare consagrato al suo 
nome, ed a' ss. Marnale e Valeria, 
ed ora a s. Francesco. Nicolò II 
nel 1061, secondo alcuni, mori a 
Firenze, e secondo altri col Pan- 
vinio, Epit Rom. Pont, lib. 2, p. 66, 
fli trasportato, ovvero morì nel pa- 
triarchio lateranense, quindi venne 
sepolto nel Vaticano, presso la p(»*ta 
del giudizio. V, il Papebrochio ia 
PropylaeOj p. 195. Anche Urbano 

11 dicesi sepolto nel Laterano, ma 
il detto Papebrochio a p. 200, num. 
6, Io dice in s. Pietro, essendo morto 
nel 1099. '^ Pontefice Eugenio III 
fu sepolto nel 1 1 53 nel Vaticano^ 
nel coro de' canonici nella cappella 
della b. Vergine edificata da Gre- 
gorio III (che pure vi era stato tu- 
mulato), ed ove Dio operò de'mira- 
coli ad intercessione di Eugenio III, 
come racconta Romano canonico di s. 
Pietix), appresso il Papebrochio, in 



2^ CHI 

Propylaeo, par. a, pag. ai, niim. 3. 
Quindi, benché nel 1 1 59 Adriano 
IV morisse in Anagni, fu sepolto 
nel Vaticano presso Eugenio III, 
nella navata detta' Veronica, donde 
nel 1607 fu trasferito nella navata 
destra, e poi nelle sagre grotte. 

Successivamente furono eziandio tu- 
mulati nella basilica, Gregorio IX nel 
124I) e nel medesimo anno. Cele- 
stino IV; nel 1280 nella cappella 
di 8. JVicolò da lui edificata, il Pon- 
tefice Nicolò III, ch'era morto in So- 
riano; nel 1287 Onorio IV, donde 
sotto Paolo III vuoisi trasferito nel- 
la chiesa di s. Maria d' Araceli; nel 
i3o3BonifacioVlII,che poi neli6o5 
da Paolo V fu fatto trasportare nelle 
sagre grotte vaticane; nel 1389 Ur- 
bano VI; nel i4o4 Bonifacio IX, 
nel luogo ove poi ì fratelli gli fab- 
bricarono un deposito, come attesta 
il JViemo, lib. 2, cap. 34, ed ove 
fu posto un lungo epitafiio di die- 
cinove versi, che si legge nel p. 
Giacobbe a p. 34. Innocenzo VII 
nel i4o6, fu. seppellito nella cap- 
pella di s. Tommaso, destinata in 
altro tempo per sepoltura de* Papi, 
poscia per uso de* penitenzieri , ve- 
nendo in seguito restaurata da Ni- 
colò V. Allorché morì nel i447 ^^' 
genio IV, fu sepolto in piana terra 
accanto ad Eugenio III, com* egli 
Bvea ordinato a* suoi famigliari , e 
in un modestissimo avello, il quale 
poi dal Cardinal Condulraìero suo 
nipote fu ridotto in magnifico mo- 
numento, con lungo epitaffio in ver- 
si, che si legge nel p. Giacobbe a 
p. 68, ma nella riedificazione della 
basilica, fu trasportato, in un alle 
di lui ceneri, nella chiesa di s. Sal- 
vatore in Lauro [Vedi). 

Nicolò V fu sepolto nel Vaticano 
nel 1455, e TOldoino, Addii, in 
Ciacc. tomo II, pag. 968^ riporta 



Chi 

la figura del suo sepolcro, del egua- 
le si consei*vano varie parti nelle 
sagre grotte, con un epitaffio com- 
posto da £ne9 Silvio, che in pochi 
vei^i compendia la vita di quel 
Pontefice. Ripoitasi V epitaffio dal 
p. Giacobbe, Bibl. Pont p. 157: 
tuttavolta alcuni attribuiscono l'epi- 
taffio medesimo a Maffeo Vegio. Il 
suo successore Calisto III, nel 14^8, 
venne seppellito in Vaticano, ma 
poi le sue ceneri, con quelle del 
nipote Alessandro VI, furono a' 3o 
gennaio 1610, privatamente trasfe- 
rite da Giambattista Vives nella 
chiesa di s. Maria di Monserrato 
della nazione aragonese. Il Veuuti, 
Nuniis. Pont. p. 16, dice che la 
traslazione seguì a* 3 febbraio. Mor- 
to nel 1464 ^io 11 ìi^ Ancona, fu 
il suo corpo portato in Roma, e 
collocato nella cappella stessa , ove 
egli vivente avea riposta la testa 
di s. Andrea apostolo, ma però nel 
i6i4> fu trasferito nella chiesa di 
8. Andrea della Valle, nell' occasio- 
ne che Paolo V demoh la cappella 
di s. Andrea per l'ingrandimento 
della basilica. Paolo II terminò di 
vivere nel i47i> e fu sepolto nella 
cappella di s. Marco, da lui eretta 
in un bellissimo deposito di marmo, 
edificatogli nell'anno seguente dal 
suo nipote Cardinal Marco Barbo, 
che nelle sue parti, come facemmo 
di altri depositi, vennero indicate 
da noi, parlando delle sante grotte, 
ove colle di lui ceneri fu trasferito. 
Correndo Tanno i484> terminò 
di vivere Sisto IV, della Rovere. 
Laonde il Cardinal Giuliano suo ni- 
pote, poi glorioso Giulio II, gli fece 
fare da Antonio PoUajuoli fiorenti- 
no, ajutato dal fratello Pietro, il 
superbo deposito di bronzo tutto 
istoriato, che ora vedesi sul pavi- 
mento della cappella del ss. Sa- 



CHI 

gramento, indi inciso e riportato 
dall' Oldoino, Addit, in Ciacc, tom. 
Ili, p. 4O9 ® ^^ fil^i'c opere. Rap- 
presentò l'esimio artefice il Papa 
giacente, non che le virtù e scienze 
proprie di lui, tra stupendissimi or- 
nati, coi due famosi candelabri ai 
iati. Nel medesimo deposito furono 
poste le ossa di Giulio II, e de' Car- 
dinali Galeotto della Rovere, e San- 
torio. Pure alcuno dice, che quelle 
ossa riposano altrove, a cagione del- 
la traslazione fatta in detto luogo 
da Urbano Vili, dei monumento, 
che prima stava nejla cappella dfiì 
coix). Dice però il Cancellieri, De- 
scrizione della Bas, VaL pag. 84, 
che quando Paolo V, nel 1609, de- 
molì la cappella del coro, il corpo 
di Giulio II, il quale stava dietro a 
quell'altare, fu posto nel monurhen- 
to dello zio Sisto IV, finche nel 
1689 Urbano VIII ti'asportò il de- 
posito, e i detti cadaveri nella cap- 
pella del ss. Sagramento, ove in 
appresso fu posta i'iscrìzione, che 
afferma contenere il deposito le ce- 
neri dei due Pontefici, e dei due 
Cardinali. 

Innocenzo Vili, Ciho^ morì nel 
,1492, e fu sepolto nel Vaticano 
in diversi luoghi, finché nel 1606, 
fu aperto il suo deposito, che al- 
lora stava nella cappella di s. Se- 
bastiano, e fu trovato intatto il ca- 
davere, come testifica nelle citate Ad- 
dizioni ^ a p. 1 15, r Oldoino. Quindi 
fu stabiHto incontro alla cappella del- 
la Purificazione, incidendosi nell'e- 
pitafiGo, che nel suo pontificato Cri- 
stoforo Colombo scuoprì l'America. Il 
monumento è pregiato lavoro in me- 
tallo dello stesso Antonio Pollajuoli. 
Due sono le figure del Pontefice , 
una sedente col fèrro d'una lancia 
in mano, per memoria della lancia 
sagi*a donatagli da Bajazzetto II , 



CHI 297 

r altra giacente di sotto alla piìma. 
Gli successe Alessandro VI, che mo- 
rì nel i5o3, il quale venne sepolta 
nella ^appella di Calisto III suo zio, 
col quale, come si disse, fu insieme 
trasportato nella chiesa della loro 
nazione spagnuola. Nel medesuio 
anno morì Pio III, Piccolomini^ e 
venne tumulato nella cappella di 
s. Andrea, eretta dallo zio Pio II, 
e da lui dotata di una cappellania. 
Pio III fu tumulato in un bel se- 
polcro di maiTOo, che ereàse per sé 
in vita, accanto à quello di Pio II, 
acciò fosse comune ad Agostino Pic- 
colomini suo nipote. Ma le ceneri 
dei due Pii furono, come dicemmo, 
trasferite nella chiesa di s. Andrea 
della Valle, e precisamente nella 
navata di mezzo, l' uno incontro 
r altro sulle piccole porte laterali, 
che introducono in detta chksa. 

Nel 1 5 1 3 , tei'minò di vivere il gran 
Giulio li, principale autore della 
odierna sontuosità della l)asilica9 e 
benché lasciasse il suo cadavere alia 
chiesa di s, Pietro in Vincoli (Fé- 
di)y siccome antico suo titolo Car- 
dinalizio^ fu sepolto o nelle grotte 
vaticane, o nel sepolcro dello zio 
Sisto IV, o più proimbilmente die- 
tro l'altare dell'antica cappella del 
coro, e poi unito alle ceneri dello 
zio. Alcuni dicono, che il magnifico 
monumento da Giulio li ordinato a 
Buonarroti , e che abbiamo descrit- 
to alla mentovata chiesa, doveva 
essere isolato, per essere collocato 
sotto la gran cupola dì questa ba- 
silica. Leone X, nel i52i, fu tu- 
mulato nel Vaticano, e poi nel i542, 
fu trasportato nel sepolcro erettogli 
nella chiesa di s. Maria sopra Mi- 
nerva dal cugino Clemente VII, il 
quale morendo nel i534 ebbe e- 
gualmente sepoltura nel Vaticano, 
finché poi nel iS^i, fu trasferito 



198 CHI 

nella detta diìeRa, e nel monumen- 
to da lui ordinato. Il suo prede- 
cessore Adriano VI terminò di rive- 
la nell'anno i523, e fu seppellito 
nella cappella di s. Andi*ea, tra 
Pio II, e Pio III. Dipoi fu il ca- 
davere di Adriano VI trasportato 
in un bel marmoreo monumento , 
nella chiesa di s. Maria dell' Anima. 
Paolo III, Farnese y morì nel 
i549, e senza pompa fu traspor- 
tato da* suoi domestici nella chiesa 
di s. Pietro, ove restò sepolto in un 
monumento interino, finché venne 
|ìosto in quello magnifico ove giace, 
il quale dal luogo ove ora è la statua 
della Veronica, fu tolto a* i5 gen- 
naio 1629, e stabilito accanto la cat- 
tedra. Questo deposito è assai sti- 
mato pel disegno, marmi, e scoltu- 
re, opera egregia di Guglielmo della 
Porta, detto frate del piombo^ die- 
tro il pensiere di Annibal Caro, e 
la direzione di Buonarroti. La sta- 
tua del Papa sedente sull'urna è di 
bronzo, e le due a' suoi piedi sono 
di marmo rappresentanti la Pru- 
denza, e la Giustizia: nella prima 
•vuoisi effigiata la madre di Paolo 
III, Giovanella Caetani , nella se- 
conda Giulia sua cognata, o piut- 
tosto r avvenente sua figlia Co- 
stanza , maritata a Bosio Sforaa. 
Questa ultima statua era prima nu- 
da , ma essendo inconveniente tal 
nudità colla santità del tempio, fu 
ricoperta dal Bernini con finto drap- 
po di bronzo. Ai lati del zocco- 
lo su cui sta seduto il Pontefice 
sono due putti, fra' quali è un ma- 
scherone di giallo e nero antico, di 
molto pregio. Siccome poi questo 
deposito doveva essere isolato, così 
eranvi pure due altre statue, la Pa- 
ce, e l'Abbondanza, che non venen- 
do messe in opera si trasportarono 
al palazzo Farnese. Per la spesa fu- 



CHI 

rono cavati da Castel s. Angelo dieci 
mila scudi dopo la morte di Paolo 
III, per decreto del sagro Collegio. 
Il Chattard, Descrizione del Vatìc, 
tom. I, pag. 85, dice che il monu- 
mento non da Guglielmo, ma da 
Giacomo della Porta fu fatto, per 
ordine del Cardinal Alessandro Far- 
nese, e colla spesa di ventiquattro 
mila scudi, i quali si vogliono pa- 
gati dalla Camera Apostolica. 

Il Pontefice Giulio III, Ciocchi del 
Monte j a' 23 marzo i555, rese l'a- 
nima al Creatore, e, come racconta 
Onofrio Panvinio, fu con poca pom- 
pa portato al solito in ispalla dai 
canonici vaticani in s. Pietro, ove 
essendo stato tre giorni discoperto, 
ed esposto al popolo, fu tumulato 
pi*esso l'altare di 8. Andi*ea in un 
sepolcro di mattoni , e poi venne 
trasfeinto nelle sagre grotte vatica- 
ne, come afienna il Torrigio alla 
pag. 387 e seg. 

Di Marcello II, Cervini, abbiamo 
che essendo morto nel i555, fu tu- 
mulato nel Vaticano nella nave del 
s. Sudario, donde a*a5 ottobre 1606 
fu traslocato ad un' ui*na di marmo 
sotto il pavimento della nuova ba- 
silica, com'egli avea modestamente 
ordinato prima di morire. Anco Pao- 
lo IV, morto nel i55g, venne se- 
polto nella basilica; ma a' 2 otto- 
bre i566 fu trasferito nella chiesa 
di s. Maria sopra Minerva ; altret- 
tanto si dica di Pio IV, che sepolto 
nel i565 nella basilica, poi a' 4 
gennaio i583, venne portato alla 
chiesa di s. Maria degli Angeli. 
Così pure avvenne di s. Pio V, 
il cui cadavere post nel iS'/i 
in forma di deposito nella cappella 
di s. Andrea, a tenore della sua te^ 
stamentaria volontà, fu poi per or- 
dine di Sisto V portato nel i588 
nella basilica Liberiana. Gregorio 



CHI 

XIII, BoncompagnOy ebbe sepoltura 
nel Vaticano nell'anno i585 nella 
sua cappella Gregoriana, presso la 
quale dipoi fu riposto nel nobile de- 
posito, che gli eresse nel 172 3, il 
Girdinal Giacomo Boncompagno ad 
istanza di Clemente XI, servendosi 
deir opera del caT. Camillo Rusco- 
ni. Le statue della Religione e della 
Foltezza lo fregiano, oltre un gran 
bassorìlievo, che rammemora il ca- 
lendario da quel Papa corretto, ve- 
dendosi perciò in esso effigiati molti 
de^ grandi uomini, che vi lavorarono. 
Se ne vede la figura presso l'Ol- 
doino, nelle Addizioni citate, tom. 
V, col. 3i. 

Pfel Vaticano temporaneamente e 
nel 1590 fu pur sepolto il magna- 
nimo Sisto V, cioè nella cappella 
di s. Andrea, donde nel seguente 
anno, a' 3o agosto, venne trasfento 
nella basilica Liberiana. Così il di 
lui successore Urbano VII nello stes- 
so anno iSgo ebbe tomba nel Va- 
ticano, sino dì 11 settembre 1606, 
epoca in cui fu trasferito nella chie- 
sa di s. Maria sopra Minerva. Gre- 
gorio XIV, nel 1 59 1 , venne tumu- 
lato nel Vaticano incontro al depo- 
sito dì Gregorio XIII , in un mo- 
numento di stucco fetto da Prospe- 
ro da Bi*escia. Quindi nel medesi'- 
mo 1591 cessò di vivere Innocenzo 
IX, le cui cenerì trovansi nei sot- 
terranei vaticani. Tumulato in que- 
sta basilica nel 160 5 Clemente Vili, 
nel 1646 fu trasferito alla Liberia- 
na. Morto nello stesso anno 160 5 
Leone XI, Medici, fu sepolto nel 
Vaticano, donde lo fece porre in un 
magnifico avello, che gli eresse col- 
r opera dell' Algardi, il di lui nipote 
Cardinal Ubaldini. Il Papa viene 
rappresentato sedente, ed il sotto- 
posto bassorilievo riporta quando es- 
sendo legato a latert in Francia, 



CHI 399 

diede in nome di Clemente VIII la 
solenne assoluzione ad Enrico IV. 
La statua della Fortezza è di Er- 
cole Ferrata, quella dell'Abbondan- 
za la scolpì Peroni; le rose poi col 
motto, sic floruity che sono scolpite 
nelle basi, alludono al breve suo re- 
gno, che fu di ventisei giorni, non 
alle pretese rose avvelenate che tron- 
carono i di. lui giorni. 

Paolo V, e Gregorio XV furono 
seppelliti nella basìlica, il primo nel 
iG^r, donde nell'anno seguente fu 
trasportato alla Liberiana, e il se- 
condo nel 1623, che in seguito fu 
traslocato nel deposito erettogli dal 
Cardinal Ludovisi suo nipote nel- 
la chiesa di s. Ignazio. Neil' an- 
no 1644 o^orì Urbano Vili, Bar-' 
berilli, ed ebbe, giusta il costu- 
me , sepoltiu^ nel Vaticano. Cin- 
que mesi prima di morire oixli- 
nò al Bernini il suo deposito , che 
l'artista eseguì con ispirìto, singola- 
re. Ricco di marmi, la statua del 
gran Pontefice è dì bronzo, l'urna 
è di paragone, e di marmo sono 
le statue della Giustizia, e della Ca- 
rità, che lateralmente decorano il 
monumento. Sull'urna evvi la mor- 
te di metallo dorato, che sta in atto 
d'incidere in un volume il nome 
di Urbano Vili. Alcune api di bron- 
zo, stemma dei Barberini, sono co» 
sparse suU'uma. Gli successe Inno- 
cenzo X, che morì nel i655, e dal 
Vaticano il suo cadavero fu poi tras- 
portato nella chiesa di s. Agnese 
in piazza Navona. 

Alessandro VII, Chigi, morì nel 
1667, e fu tumulato nel monu- 
mento fatto dal cav. Bernini , col- 
r aiuto di Mazzuoli, e di Morelli. 
Le quattro statue che il decorano, 
sono la Giustizia, la Prudenza, la 
Carità,, e la Verità: quest'ultima 
essendo in gran parte nuda , fu poi 



3oo 



CHI 



dallo stesso Bernini per ordine d'In- 
nocenzo XI, vestita con una fescia 
di metallo tinto di color bianco. 
Sotto la coltre rilevata, fatta di dia- 
spro siciliano, mostrasi la figura 
della morte in metallo dorato, con 
in mano l'orologio a polvere. La 
statua del Pontefice è in ginocchio, 
ed a mani giunte in atto di prega- 
re. Anche Clemente IX, che moiì 
nel 1669 fu trasportato in seguito 
dalla basilica di s. Pietro, a quella 
di s. Maria Maggiore. Il corpo di 
Clemente X, Altieri^ nel 1676, fu 
riposto nel bel deposito, che con 
disegno del cav. Mattia de Rossi, 
gli edificò il nipote Cardinal Pai uz- 
zo Altieri. Sopra l'urna di diaspro 
siede la statua di marmo del Pa- 
pa, scolpita dal Ferrata : quella del- 
la Clemenza è opera del sanese 
Mazzuoli, r altra della benignità è 
del Marcelli : il bassorilievo dell'ur- 
na, rappresentante V apertura del- 
l' anno santo 1675, è di Leonardo 
Letti; il cartellone, alcuni putti, e 
le due fame, che sostengono lo stem- 
ma gentilizio, sono opera di Filippo 
Carcani. 

Nell'anno 1689 vide il termine di 
sua carriera mortale Innocenzo XI, 
Odescalchi. A questo venerando Pon- 
tefice fu fabbricato nella basilica un 
deposito degno di lui. Si vede la 
figura sedente scolpita da Monnot, 
coir idea datagli da Maratta , e il 
bassorilievo ricorda la celebre libe- 
razione di Vienna dalla possanza 
ottomana. Questa scoltura, e le due 
statue della Religione, e della Giu- 
stizia, sono pure opera del medesi- 
mo artefice. I due leoni, che sor- 
reggono l'unia, sono di metallo, e 
formano parte dello stemma de- 
gli Odescalchi. Nell'anno 1691, nel- 
la basilica si depositò il cadavere 
di Alessandro Vili, Ouoboni, il cui 



CHI 

nipote Cardinal Pietro, con disegnò 
del conte Enrico di s. Martino, gli 
fabbrìcò un sontuoso avello., La sta- 
tua sedente del Papa è di metallo, 
opera di Bertosi, mentre le due sta- 
tue marmoree della Religione, e del- 
la Prudenza furono scolpite da An- 
gelo de Rossi, eh' è pure autore del 
bassorilievo esprimente le oblazioni 
presentate ad Alessandro Vili, per 
la canonizzazione da lui celebrata 
dei ss. Lorenzo Giustiniani, Giovane 
ni da Capistrano , Giovanni da s. 
Facondo, Giovanni di Dio , e Pa- 
squale Baylon. 

Al padre de' poveri , Innocenzo 
XII, Pignattelli^ tumulato nella ba* 
silica nel 1 700 , poscia nel 1 746 
il Cardinal Petra eresse un monu- 
mento colla spesa di nove o dieci 
mila scudi, come dice il Chattard, 
Descrizione del Vaticano tom. I, 
pag. 46' Lo scultore Filippo Valle, 
con architettura del cav. Fuga, rap- 
presentò il Papa sedente, con trire- 
gno in capo, vestito degli abiti pon- 
tificali. Ma Clemente XI, dopo es- 
sere stato il suo cadavere nell' an- 
no 17^21, posto, secondo il costu- 
me, sulla porta dell'archivio e can- 
toria della cappella del coro, giusta 
la sua espressa volontà, ai 20 mar- 
zo 1722 fu trasportato al sepolcro, 
che erasi prescelto sotto il pavimen- 
to della cappella del coro, con una 
semplice iscrizione da lui composta, 
e dettata al Cardinal nipote, nella 
quale segnò il pontificato di venti 
anni, lasciando al capitolo vaticano 
la cura di aggiungervi il mese e il 
giorno di sua morte, in compenso dei 
libri corali da lui al medesimo capi- 
tolo donati per le. funzioni eccle- 
siastiche . Neil' anno 17249 ^^ ^^' 
polto nella basilica Innocenzo XIII, 
quindi fu posto il cadavere in un'ur- 
na di stucco, ove é ora il deposito' 



CHI 

di Leone XII, e poi fu trasferito 
ne' sotterranei vaticani. Tenapora- 
neamente tì restarono sepolti Be- 
nedetto XIIT, e Clemente XII, cioè 
il primo dal 1780 al 1738, in cui 
fu traslato nella chiesa di s. Maria 
sopra Minerva, e il secondo dal 1 740 
al 174^9 epoca in cui fu portato 
al Laterano. 

Benedetto XIV, Lamhertìni^ mo- 
ri nel 1 758, e fu riposto il suo ca- 
davere sulla cantoria solita, donde 
i Cardinali da lui creati, il fecero 
porre nel mausoleo, che nella ba- 
silica gli Ribbricaroiio con disegno 
di Pietro Bracci, il quale scolpì il 
Pontefice in atto di alzarsi, e di fare 
il segno della benedizione. 11 Bracci 
fece pure la statua della Sapienza, 
e Gaspare Sibilla quella del Disin- 
teresse. Dopo che Clemente XUI, 
RezzonicOy fu seppellito nel 1769 
nella basilica , alcuni anni ;dopo , i 
tre nipoti Carlo, e Gio. Battista 
Cardinali, e d. Abbondio senatore 
di Roma allogarono al Fidia dei 
tempi nostri, Antonio Canova, l'ere- 
zione d'un monumento, che riuscì 
la maraviglia dell'arte, colla spesa 
di ventiduemila scudi. Fu esso espo- 
sto alla pubblica ammirazione ai 4 
aprile 1792, e poscia inciso dall'e- 
simio bulino di Bafiàelle Morghen. 
Rappresentò il sommo artista il 
Pontefice genuflesso in atto di orare, 
che sembra vivente, per l'espressio- 
ne mirabile del suo volto; il Ge- 
nio da un lato, e la Religione dal- 
l'altro fiancheggiano l' urna. Al bas- 
so due leoni stanno in guardia del 
monumento. Il bassorilievo nella fac- 
cia esteriore esprime la Carità) e la 
Speranza. Questo capolavoro, che 
stabilì la reputazione dell'autore, fu 
desciitto in una Lettera, cui il eh. 
cav. Gherardo de Rossi scrisse a 
d. Ignazio de Giovanni, canonico di 



CHI 3oi 

Monferrato, la quale venne pubbli- 
cata colle stampe in Roma nel 1 792. 

Anche Clemente XIV restò sepol- 
to temporaneamente nella basilica, 
cioè dal 1774 &i 21 gennaio 1802, 
in cui fu trasportato nella chiesa 
de' ss. XII apostoli. Morto ai 29 a- 
gosto 1 799 il glorioso Pio VI, Bror 
schi, in Valenza di Francia, la sua 
spoglia mortale, con solennissima 
pompa fu deposta nella basilica ai 
17 febbraio 1802, e poscia, in ese- 
cuzione de' suoi ordini, venne collo- 
cato il cadavare avanti la cappella 
sotterranea della confessione, con u- 
mile iscrizione da lui composta : cor- 
pvs Pii VI p. M. ORATE PRO EO. So- 
pra il di lui corpo, per disposizione 
del Cardinal Romualdo Braschi suo 
nipote, ai 28 novembre 1822, fu 
posta la statua colossale del Ponte- 
fice zio, eseguita dal lodato Canova, 
che rappresentollo genuflesso atteg- 
giato a fervorosa preghiera, e vesti- 
to degli abiti pontificali con gran 
paludamento. 

Pio VII, Qdaramontiy morì nel 
1828, e il Cardinal Ercole Consal- 
vi, che ebbe la gloria di essere suo 
degno segretario di stato, per rico- 
noscenza volle erigergli un magni- 
fico deposito. Lo commise al eh. 
commendatore Alberto Thorvvadsea 
danese, che ne fu architetto e scul- 
tore; ma il luogo ove venne desti- 
nato gli fu sfavorevole, vedendosi 
sulla porta della cantoria che con- 
duce al coro,, e che sembra quella 
del monumento. Questa porta è ben 
diversa dall' altra, nella cantoria di- 
contro, ov' è il piccolo organo, e 
dove, come piìi volte si disse, ven- 
gono temporaneamente collocati i 
cadaveri de' Pontefici. Essa sta dal- 
la parte dell' altare di san Gre- 
gorio I. 11 deposito è tutto di 
marma bianco: si vede il Ponte- 



3o2 



CHI 



6ce sedente in alto, in abito pon- 
tificale col trìregno, seduto su di 
un'alta sedia, in atto di benedire. 
Ai lati sono le statue in piedi rap- 
presentanti la Sapienza, e la Foi^a 
co' loro rispettivi simboli, ed attri- 
buti, tutto egregiamente lavorato. 

Leone XII, Della Genga, di glo- 
riosa memoria, morendo nel 18*29, 
fu sepolto giusta il costume tempo- 
raneamente sopra la porta della can- 
toria della cappella Giulia, da dove 
nel i83o, per ivi collocare il ca- 
davere del successore Pio Vili, Ca- 
sti glioni^ fu tumulato dinanzi Tal- 
tare di s. Leone L secondo la 'di 
lui sum mentovata disposizione. Ma 
divenuto Papa il regnante Gregorio 
XVI, CappeUariy già da Leone XII 
elevato al Cardinalato, ordinò al va- 
lente scultore cav. Giuseppe Fabris, 
col proprio privato peculio un mar- 
moreo monumento di gratitudine, 
da collocarsi nella basilica ove ri- 
posavano le ceneri d'Innocenzo XI II, 
cioè nella nave piccola a destra di 
chi entra, e nelT intercolunnio pres- 
so l'altare della Pietà. Rappresentò 
pertanto l'artefice in istatua colos- 
sale, Leone XII nell'atto che al- 
zandosi dalla sedia gestatoria, vesti- 
to pontificalmente col triregno in 
capo, avente ai lati i flabelli, com- 
parte dalla loggia vaticana l' apo- 
stolica benedizione. Nella parte poi 
inferiore del monumento, si legge 
sul fregio, che sovrasta una porta, 
la seguente iscrizione: 

MEMOBIAB . LEONIS . XII . P . M 
GREGORIVS . XVI . P . M 

Da ambo le parti della sedia ge- 
statoria si vedono quattro Cardina- 
li che circondano il Pontefice; in 
essi si ravvisano le effigie de' Car- 
dinali Cappellari, Pacca, Odescalcbi, 



CHI 

eZurla. L'arco, che racchiude quan- 
to si è descritto, ha nel mezzo lo 
stemma gentilizio di Leone XII, al- 
la destra e sinistra del quale stanno 
assise due maestose figure in alto 
rilievo rappresentanti la Religione, e 
la Giustizia, virtù che adornarono 
eminentemente quel Pontefice. Sui 
pregi, e dettagliata descrizione di 
questo deposito si può leggere : // 
monumento fatto innalzare dalla 
santità di nostro Signore Papa Gre- 
gorio XFI feUcemente regnante ^ al" 
V augusta memoria del Pontefice 
Leone XII nella basilica vaticana', 
scolpito dal cav, Giuseppe Fabris ^ 
in brevi cenni descritto daW archi- 
tetto cav, Gaspare Servi, 1837, e 
la Descrizione del monumento di 
Leone XII eretto nella basilica va* 
tìcana, di commissione ed ordine 
di N, S, Papa Gregorio XFI, etc. 
di F. M,, Roma 1837. 

DeW ufficiatura della basilica va- 
ticana, de' suoi antichi moniste- 
riy dei Cardinali arcipreti y e del 
capitolo e clero vaticano. 

La storia del clero vaticano non 
è altro che la storia di un corpo 
destinato a celebrare le sagre fun- 
zioni nel luogo, ove riposano le ce- 
neri di s. Pietro, siccome si espres- 
se il Mar torelli nella eruditissima 
Storia del clero Vaticano, Vero è 
però, che mai sempi*e vi fiorirono 
individui chiaiù per nascita, dottri- 
na, virtù, e santità di vita, nonché 
innalzati alla primaria dignità della 
sede apostolica, e moltissimi alla sagra 
porpora ; anzi fra i molti e singo- 
lari pregi del clero vaticano non 
può riconoscersi alcuno più lumino- 
so di quello, di avere in ogni tem- 
po veduto uscire dal suo greml>o 
dei supremi pastori della Chiesa 11- 



CHI 

ni Tersale, e nel secolo decorso tra 
gli altri Clemente XI, che fu vica- 
rio, e poi canonico della basilica, 
Benedetto XIV, e Pio VI, ambedue 
canonici della medesima. Dei Cai*di* 
sali arcipreti poi salirono al ponti- 
ficato Gregorio IX, Nicolò III, e 
Paolo II. A seconda peiianto del 
nostro compendioso sistema, colla 
scorta del citato autore, rammente- 
remo qui le cose principali risguar- 
danti questo clero ^ illustre e ve- 
nerando. 

Il medesimo Mar torci li dice potetesi 
chiamare il capitolo vaticano per la 
sua antichità, il primo del mondo cat- 
tolico, giacche nei primi secoli della 
Chiesa ivi si radunò il clero, e vi cele- 
brò le sagre funzioni dalla disciplina 
di allora prescritte, per la grande e 
costante venerazione, che i fedeli ebbe- 
ro per la tomba del principe degli a- 
postoli. Da sì ri mote epoche pertanto 
senza interruzione seguì la recita dei 
divini uffizii nella basilica, e la ce- 
lebrità ed eccellenza de' suoi rìti fu 
presa per norma e modello da al- 
tre primarie chiese, e persino dalla 
basilica lateranense, come afferma il 
lodato autore a pag. j3. 

Certo è che cessate le persecuzio- 
ni, r istituzione monastica ebbe agio 
di formarsi sull' esempio del colle- 
gio apostolico, e dall' oriente si pro- 
pagò neir occidente, e in Roma stes- 
sa. Al tempo di s. Giix)lamo molti 
già erano i monìsteri di monaci. La 
fondazione di quello de' ss. Giovan- 
ni e Paolo presso la basilica vati- 
cana, si attribuisce a s. Leone I, e* 
letto Tanno 440- Degh altri tre 
monisteri istituiti vicino alla basili- 
ca s'ignora la vera origine. Questi 
erano: i.° di s. Sterno maggiore (foi^ 
se cosi detto perchè vi risiedeva se- 
condo alcuni, il superiore o abbate 
di tutti i monisteii vaticani), o sia 



CHI 



3o3 



Catà Galla Patrizia dalla sua bene- 
fòttrice. Tale monistero fu forse pur 
fondato da s. Leone I; 2.** dì s. 
Stefano minore^ o sia Catà Bar- 
bara Patrizia dalia sua benefattri- 
ce, sebbene il Cancellieri ne voglia 
fondatore Stefano li, e siccome di- 
poi fu dato al Collegio GermanicOy 
(Fedfjy a quell'articolo se ne parla ; 
3.° il monistero di s. Martino. Trop- 
po è noto, che questi monìsteri per 
la libei^alità de' fedeli si dilatarono, 
e fiorìrono nell'ufiiziatura della basi- 
lica. Si sa che il monistero di s. 
Martino fu ristaurato da s. Leone 
III, e poi da s. Leone IV fu ridot- 
to in miglior forma, perchè da fan- 
ciullo eravi stato educato ; menti*e 
quello di s. Stefano maggiore fu 
pure restaurato da s. Leone III, che 
lo die a governare a s. Pasquale, il 
quale gli successe nel pontificato. 
Quello di s. Stefano minore fu li- 
storato, e rìformalo da Adriano I ; 
e quello de' ss. Gio. e Paolo provò 
le benefiche cure di Stefano II , e 
di s. Leone III. Rilevasi inoltre da 
analoghe memorìe, che i quattro 
mentovati monisteri già esistevano 
sotto 8. Gregorio I, e che furono 
da molti Papi arrìcchiti di rendite, 
siccome addetti al servìgio del coro 
della basilica, e al canto delle divi- 
ne lodi. Alcuni vorrebbono far cre- 
dette, che anco un quinto monistero 
fosse stato addetto alla basilica, cioè 
quello detto di s. Tecla^ o di Gè- 
rusalemmc j ma esso era piuttosto 
una collegiata di canonici, che ser- 
vivano la proprìa chiesa, cosicché 
non ebbe colla basilica vaticana di 
comune che la vicinanza. 

I monaci de' suddetti quattro mo- 
nisteri seguirono la regola di s. Ata- 
nasio e di s. Basilio, con quelle pa^^ 
ticolarità ordinate dai Pontefici, fir 
che s'introdusse quella di s. Ben 



3o4 CHI 

detto. Questi monaci, siccome appar- 
tenenti ai seiTÌgio della basilica, vi 
cantavano le sagre salmodie, nelle 
quali divennero perìtissimi, e vi ce- 
lebravano le vigilie. Dal che desu- 
mesi dal Martorelli il principio del 
capitolo vaticano nel quarto secolo, 
nelle pei*sone di detti monaci, che 
fionrono nelle scienze, e nelle vìrtil. 
G)sì che molti di quelli, eh' erano 
stati educati nei monisteri vaticani, 
divennero Papi. Tuttavia il Panvi- 
nio, il Moretti, e il Mabillon rico- 
noscono simultaneo ai monaci, un 
collegio di chierici nella basìlica va* 
ticana, che alti'i vuole piuttosto es- 
sere slata la scuola de' cantori in es- 
sa istituita da s. Gregorio I. Nel 
nono secolo^ o più probabilmente 
nel decimo, o nel decìmoprìmo (giac- 
ché, come diremo, i canonici seco- 
lari già esistevano nel secolo deci- 
mosecondo), si crede che cessassero 
i monaci di abitare ne' monisteri va- 
ticani, i quali in progresso ebbero 
de' superiori col nome di rettori pre- 
siedenti alle persone, che in essi abi- 
tavano, cioè a dei canonici, ed alle 
chiese, ed oratorii annessi ai moni- 
steri , de' quali amministravano le 
rendite. Sotto Adriano IV , creato 
nel II 54, si fa menzione di una 
canonica, o sìa una casa diversa dai 
quattro monisteri, e sotto Innocen- 
zo 111, creato nel 1198, non ven- 
nero più nominali i monisteri, ma 
le loro chiese come soggette al ca- 
pitolo vaticano, riconoscendosi già 
r esistenza non solo de* canonici, ma 
pure di raansìonarìi, o custodi del- 
la basìlica, esistenti sino dui quarto 
secolo. Fra questi mansionari fio- 
rirono i ss. Teodoro, ed Abbondio, 
avanti il pontificato di s. Gregorio 
I. 11 numero dei mansionari fu co- 
pioso nel secolo decìmoprìmo, eser- 
citando diversi uffizìi generali, e par- 



CHI 

ziali, e rimanendo anche esclusi va^ 
mente addetti alla custodia della 
confessione vaticana ; anzi vi fu un 
tempo, in cui questa ultima specie 
di mansionari erano riguardati co- 
me dignitari, e insigniti del carat- 
tere chericale, come lo erano molti 
delle altre specie. Il Torrigio, CrypL 
F'aùc, p. 1 57, asserisce che i man- 
sionaLÌ della confessione di s. Pie- 
tro formavano collegio, equivalendo 
il loro uffizio a quello di canonico 
altarista. 

Passando ora a dire dei Cardi- 
.nali ebdomadari, che uffiziavano 
nella basilica, dei vescovi di Selva 
Candida, o sia di s. Buffi na , per- 
chè nella medesima avevano giuris- 
dizione , nonché dell' origine degli 
arcipreti vaticani, secondo il Bian- 
chini, t. Ili, p. 176 dell'Anastasia, 
vuol ritenersi che lo stabilimento dei 
sette vescovi Caixlinali , e de' sette 
preti Cardinali, avesse luogo perdiè 
fossero i primi addetti alla celebra- 
zione delle messe conventuali nella 
basilica laleranense, ed i secondi nel- 
la vaticana. Pare che entrambi da 
princìpio fossero introdotti sotto il 
Papa s. Damaso I, e che confeiv 
mali venissero sotto s. Simplicio. Si 
chiamavano i secondi Cardinali eb- 
domadari , perchè celebrava ciascu- 
no ripai'titamente le messe in quel 
giorno della settimana, che gli era 
assegnato, ed erano altresì titolari 
di altrettante chiese. Nella domeni- 
ca celebrava il Cardinal titolare di 
s. Maria in Trastevere, nel lunedì 
quello di s. Grisogono, nel martedì 
quello di s. Cecilia, nel mercoledì 
quello di s. Anastasia, nel giovedì 
quello di s. Lorenzo in Damaso , 
nel venerdì quello di s. Marco , e 
nel sabbato quello di s. Martino ai 
Monti. Secondo però il Baroni 0, al- 
l'anno 1057, quello di s. Grisogono 



CHI 

non 7Ì celebrava. Va poi anche no- 
talo che non s. Damaso I , né s. 
Simplicio stabilirono ebdomadari nel- 
la Vaticana, e solo questo secondo 
pose de' preti nelle basiliche di s. 
Pietro, di s. Paolo, e di s. Lorenzo, 
per l' amministrazione de' ss. sagra- 
menti. Probabilmente gli ebdoma- 
dari furono stabiliti da s. Felice 
J, sebbene i'Oistenio li vorrebbe 
fondati più tardi, da Stefano III. 
Il celebre Cardinal Borgia però, e 
il dotto Cancellieri sono di parere, 
che il servizio ebdomadano di set- 
te preti Cardinali, fosse nella basi- 
lica vaticana istituito da s. Grego- 
rio I; e, per parlare più anticamen- 
te > esso rese quotidiana tal- cele- 
brazione di messe nella confessione 
di s. Pietro, che in avanti aveva 
luogo solo in alcuni giorni; cele- 
bi^one, la quale in detto altare , 
era loro esclusivamente devoluta, 
non potendo celebrarvi altri, meno 
il Cardinal vescovo di Selva Can- 
dida , il quale vi celebrava nelle 
funzioni più solenni , concedendosi 
dai Pontefici assai di rado ad altri 
Cardinali il permesso di celebrarvi, 
e talora per una sola volta. 

Higuardo alla cessazione di questi 
Cardinali ebdomadari, il Martorelli 
definitivamente la fissa nel secolo de- 
cimoterzo, non facendone alcuna men- 
zione Nicolò III nella, costituzione in 
cui provvide nella basilica alla ce- 
lebrazione delle messe conventuali. 
Progi*edì per altro il detto Cardinal 
di Selva Candida a celebrare nelle 
funzioni più solenni, essendo allora 
il Cardinal arciprete sempre un dia- 
cono. Subentrarono nel servizio eb- 
domadario, ma in altare diverso, i 
canonici, e i benefiziati, a' quali in 
premio delle etiche», fu dai Papi 
concessa parte delle oblazioni, che 
fecevansi all'altare di s. Pietro. Kep- 

VOl. XII. 



CHI 



3o5 



pure i diaconi ebdomadari, chcj se- 
condo Pietro Mallìo, furono pure 
istituiti da s. Gregorìo I, per can- 
tare gli evangelii e* predi care nella 
basilica, attendevano più probabil- 
mente a tal u£[izio nel secolo deci- 
mo terzo, giacché Nicolò III stabilì 
gli ebdomadari anche diaconi fra i 
canonici e i benefiziati. Ma sicco- 
me Leone IX concesse ai canonici 
vaticani la decima parte delle obla- 
zioni , Eugenio III, e Urbano IV 
la quarta pgirte, e Innocenzo III la 
metà, senza che mai ricordassero i 
Cardinali ebdomadari , convien dire 
che nelle vicende del secolo decimo 
si perdessero tali lodevoli costuman- 
ze dei Cardinali ebdomadari y e noti 
ne rimanesse che la tradizione, e in 
alcuni la pretensione, non celebran- 
do più quotidianamente. Non può 
affermarsi il medesimo del Cardinal 
vescovo di Selva Candida, il quale 
sicuramente sino al decimo quarto 
secolo proseguì a celebrare nella 
basilica vaticana le funzioni solen- 
ni, e ad esigere la sua parte delle 
oblazioni, che gli erano state asse- 
gnate. 

Benché gli antichi Pontefici abi- 
tassero il patriarchio lateranense, 
molto distante dal tempio vaticano, 
tu ttavolta frequentemente si porta- 
vano in esso, massime nelle stazio- 
ni, che prima erano venti, come 
per altre funzioni maggiori enume- 
rate da Maflfeo Vegio, In praef, 
n. 2. t. 7. Jun, Boll, Il Fontana, 
Templum Vat p. 72, parlando del- 
l' antichità del palazzo apostolico Va- 
ticano^ e della residenza de' Papi 
presso la basilica, ne deduce argo- 
mento aflfermativo, appunto da mol- 
te funzioni papali solite fòrsi nella 
basilica di s. Pietro, alle quali ancor 
egli asserisce, che intervenivano mol- 
te Yolte> anciie di notte, i Pontefici 

20 



3o6 



CHI 



per recitare il mattutino, riportan- 
do la testimonianza di Anastasio Bi- 
bliotecario, di 8. Pasquale I, e quel- 
le di Benedetto canonico di s. Pie- 
tro, di Celestino II, e d'Innocenzo 
II. Conchiude poi che il palazzo 
apostolico doreva esservi assoluta- 
mente, giacché in esso Carlo Magno 
alloggiò sotto Leone III ; palazzo 
che, secondo il Platina, Celestino III 
restaurò ed abitò» Ciò non pertan- 
to, talvolta i Papi non potevano 
passare dal patriarchio, lateranense, 
al palazzo e basilica di s. Pietro , 
per le turbolenze de' tempi e déK 
le fazioni, per cui la basilica nel- 
la settimana santa era per tal lon- 
tananza priva delle funzioni più ve- 
nerabili. Egli è perciò, che Giovan- 
ni XIX, detto XX nel 1026, die- 
de commissione di celebrare le mes- 
se al vescovo di Selva Candida, ó 
sia di s. Ruffina, stabilendo ch'es- 
so per, r avvenire eseguisse tutte 
quelle funzioni, che i Pontefici im- 
pediti dalle infermità, e dagli affii- 
ri, non potessero celebrare. Lo stes- 
so confermò con altra costituzione 
Benedetto IX, eletto nel io33, men- 
tre per ciò che riguarda la giurisdi- 
zione ordinaria , che i vescovi di 
Selva Candida godevano su tutti i 
monìsteri vaticani nella basilica, e 
in tutta la città Leonina, sembra 
che loro fosse conferita un secolo 
avanti di Sergio III, il quale fu 
creato Tanno 904, col godimento 
d'una parte delle oblazioni, prin- 
cipalmente nelle funzioni della set- 
timana santa, nel giorno di Pa- 
squa, e in quel di Natale, come de- 
scrive il Martorelli alla pag. 108, 
e seg. 

Due cose pertanto fi*a loro^ di- 
verse furono concesse ai Cardinali 
vescovi di Selva Candida, cioè l'e- 
sercizio de' pontificali nella basilica 



CHI 

vaticana e in tutte le chiese della 
città Leonina, e la potestà oixiina- 
ria sulle persone e sulle chiese della 
stessa città. L'esercizio de' pontifi- 
cali, quando Calisto II unì ed in- 
corporò il vescovato di Selva Can- 
dida o sia di s. Ruffina al vescova- 
to di Porto, passò ai Cardinali di 
quest'ultimo vescovato. Sulle giu- 
rìsdizioni, sulle percezioni, sulle .0- 
blazioni , parleremo in appressa 
Qualcuno di questi vescovi di Sel- 
va Candida e di Porto, abitarono 
per maggior comodo vicino alla ba- 
silica. Ma nel trasferimento della 
sede Pontificia in Avignone nel 
i3o5, i Cardinali vescovi di Porto, 
essendo presso il Pontefice, e non 
celebrando più nella basilica, ven- 
nero nel 1870 da Urbano V spo- 
gliati del diritto di percepire le obla- 
zioni. Tutta volta nel 1872 il Car- 
dinale ne fu reintegrato da Gr^oi- 
rio XI , il quale ordinò al vicario 
di Roma , e all' altarista vaticano , 
di permettere ai ministri del vesco- 
vo di Porto l'esazione delle obla- 
zioni, per l'antichità della consuetu- 
dine. Non fa parola per altro sulla 
celebrazione delle funzioni, dacché i 
vescovi di Porto rimasero indi a poi 
da queir obbligo dispensati. 

Per ciò che riguarda il diritto di 
giurisdizione ordinaria de' vescovi di 
Selva Candida nella basilica vatica- 
na, è in tutta la città Leonina, vuo- 
le il Grimaldi, che poco durasse, 
perchè i vescovi non si contentava- 
no di usare di questa giurisdizione 
come delegata dal Papa ; ma quasi 
fosse loro propria, affettavano di 
comparire veri vescovi della città 
Leonina. II perché lo stesso Bene- 
detto IX, che ne avea confermato 
il privilegio, concesso da Giovanni 
XIX, sì vuole che vi ponesse una 
limitazione. Anzi dallo stesso Gri- 



CHI 

maldi nel suo libro, De archipres- 
byieris valicanis ^ che si conserva 
manoscritto nell' arcbivìo capitolare, 
sotto lo stesso Benedetto IX trovasi 
nominato un arciprete della basìli- 
ca vaticana; ed è perciò che sera* 
bra molto probabile, che sino d'al- 
lora, lasciato a' vescovi di Selva Can- 
dida l'esercizio pe' pontificali nelle 
funzioni maggiori, la giurisdizione 
passasse agli arcipi*etì, i quali essen- 
do, come dicemmo, di frequente 
diaconi, non poterono egualmente 
ottenere T esercizio delle funzioni , 
come consta da documenti, trovan- 
dosi solo dopo quattro secoli un 
vescovo di Porto avere nella basi- 
lica vaticana esemtata una piena 
giurisdizione, cioè il Cardinal Ange- 
lo Corraro nipote di Gregorio XII, 
che per singoiar combinazione era 
pure arciprete della basilica. Merita 
di osservarsi che allorquando Mar- 
tino V diede al medesimo Cardinal 
arciprete tutte le facoltà anco straor* 
dinarie per riformare gli abusi in- 
trodotti nella basilica, a&tto non 
accenna la minima giurisdizione, 
che il Corraro potesse avervi, come 
successore de' vescovi suburbicarìi 
di Selva Candida, ed erede dei lo- 
ro diritti^ per cui conviene dire 
che se ne fosse perduta la memo- 
ria. 

Venendo adesso a parlare dei 
Cardinali arcipi*eti vaticani, va pri- 
ma detto che ciascuno di tutti e 
quattro i monisteri contigui, e ad- 
detti alla basilica vaticana, ebbe il 
proprio abbate, probabilmente insi- 
gnito del carattere sacerdotale, con 
giurisdizione indipendente nel suo 
rispettivo monistero , con beni e 
rendite proprie. Ma quando i mo- 
naci de' quattro monisteri riunivansi 
nella basilica per attendere, in co- 
mune alla sagra salmodia» doveva- 



CHI 



3o7 



no cei*ta mente essere regolati e di- 
retti da persone istruite, e costitui- 
te in dignità, pel necessario buon 
ordine alla recitazione dell'uffizio 
divino, ed alla celebrazione delle 
^gre funzioni, per la maestà e di- 
ligenza delle quali fu sempre anzi 
distinta la basilica. Maffeo Yegio , 
l'Alfarano, e il Panvinio sono di 
parere, che l'arciprete del moni- 
stero di s. Stefano maggiore fosse 
pure l'arci prete di tutta la basilica. 
Il Cancellieri dice, che in una con- 
cessione del io3o di Giovanni XIX, 
trova nominato col titolo di mag- 
giore anche il monistero de'ss. Gio- 
vanni e Paolo, con una sottoscri- 
zione concepita in questi termini : 
Slephanus Archipresbyter ss, Joan» 
nis et PauU etc. Ma ciò vuoisi piut- 
tosto ritenere per equivoco di chi 
sottoscrisse , dhe di maggioranza 
nel monistero de* ss. Gio. e Paolo, 
ovvero, secondo l'opinamento dLal- 
tri, che ogni monistero avesse il 
proprio arciprete. Piuttosto nell'ar- 
cicantore della basilica, il Martorelli 
a p. 119, riconosce colui che pre- 
siedeva ai cantori, e che qual vero 
arcipi'ete sovraint^ideva alla litur- 
gìa della basìlica ; e in £itti abbia- 
mo un Giovanni arcìcantoi'e, abba- 
te del monistero di s. Martino, che 
fu mandato in Inghilterra per co- 
mando del Papa Agatone del 678, 
per insegnare il canto, e l'ordine 
degli uffizii secondo le regole della 
basìlica vaticana; locchè rende in- 
certa la residenza del superioi*ei 
maggiore nel monistero di s. Stefa- 
no. Tale uffizio vuoisi introdotto si- 
no dal principio della basilica, ma 
con diversi nomi. 

Non può dubitarsi, che già al 
principio del sesto secolo esistesse 
una persona rivestita di superiorità, 
e precedenza. Sotto il Pontefice s. 



3o8 CHI 

Ormisda chiaroossi quella persona 
Proposito y e dava essa licenza di 
seppellire i morti ; nel settimo seco- 
lo TI fu il detto Giovanni arcican- 
tore; e nelF ottavo si trova nomi- 
nato un Pietro legato del Papa af 
secondo concilio di Nicea, col titolo 
di Archipreshyter sanctissimae ec- 
cìesiacy quae Romae estj scilicet apo- 
stoli Petriy o di Protopreshyter^ o di 
primus preshyter sanctissimae Petti 
ecclesiae. Il Torrìgio fa menzione 
d'un Azzo recto r sane ti Petriy et 
quatuor monasteriorum^ ch'egli les- 
se in una carta dell' archivio : ed il 
Piazza, Gerarchia^ pag. 336, Del- 
V arciprete di s, Pietro in Vaticano ^ 
dice che tal rettore fosse a guisa di 
un sagrestano maggiore. Questa car- 
ta è del tempo di Benedetto IX, 
cioè di quel Pontefice che stabiPi, se- 
condo il Grimaldi (il quale ha tes- 
suto la storia degli aix:ipi*eti vatica- 
ni, esistente mss. nell'archivio), il 
prìmo Cardinale arciprete nella per- 
sona di Orso Orsini figlio di Orso, 
dal quale senza interruzione ne'suc- 
cessori, trovansi gli arcipreti vatica- 
ni decorati della sublime dignità 
Cardinalizia, ed il cui catalogo ri- 
portiamo per ultimo, e dopo questo 
paragrafò. 

Faremo ora breve menzione del- 
la giurisdizione degli arcipreti della 
.basilica vaticana. Piima dei vescovi 
di Selva Candida, e di Orso primo 
arciprete Cardinale costituito da Be- 
nedetto IX, i propositi, gli arcican- 
tori, i rettoli, e gli arcipreti, o con 
qualunque altro nome si chiamasse- 
ro, i superiori del clero vaticano, eb- 
bero probabilmente un' autorità as- 
sai limitata, e ristretta al buon or- 
dine, e al buon servigio della basi- 
lica, tanto piii che gli stessi Ponte- 
fici non lasciavano allom di dare 
direttamente le loro provvidenze nei 



CHI 

casi più gravi, finché a cagione del- 
la rinomata lontananza dalla loro re- 
sidenza al Laterano, e per le altre 
ragioni dette di sopra, concessero 
agli arcipreti l' intera sovraintenden- 
za delle persone della basilica, la 
ispezione de' costumi e discipline del 
clero, non che degli afi&ri concer- 
nenti l'economia della mensa capi- 
tolare colla Scolta altresì di fulmi- 
nai*e le censure contro chi avesse 
loro resistito, come rilevasi dalle co^ 
stituzioni dei Papi , precipuamente 
di s. Leone IX, Innocenzo II, Eu- 
genio IH, Adriano IV, Alessandro 
HI^ Urbano, Clemente, Innocen- 
zo III, Innocenzo IV etc. Tale si 
mantenne l'autorità arcipresbiterale 
sino a Giovanni XX detto XXI, il 
quale, meditando una generale ri- 
forma nella basilica, dovette perciò 
ampliare 1' autorità deli' arciprete. 
Quindi conferì la potestà ordinaria 
al Cardinal Orsini, che gli successe 
nel pontificato col nome di Nicolò 
IH , non estensiva però ai futuri 
arcipreti : perlochè Nicolò IH me- 
desimo la restrinse al modo di pri- 
ma. Tale sistema, durò costante- 
mente sino al Cardinal Evangelista 
Pai lotta, a cui Sisto V restituì la 
potestà ordinaria , e dì piò con- 
cesse l'uso de' pontificali nella basi- 
lica, e per la prima volta la pre- 
fettura della congregazione Cardina- 
lizia della fòbbrica di s. Pietro. Tut- 
tavolta nei tre secoli, che trascorse- 
ro da Nicolò IH a Sisto V, l'auto- 
rità arcipretale ebbe delle variazio- 
ni ; così quella dei vicari apostolici 
(secondo che registra il Martorelli 

alle pag. 124» ^ i^^)» ^^^ ^^ ^^i 
vicari degli arcipreti, i quali inco- 
minciarono nel secolo XV , due dei 
quali divennero Papi, cioè Gregorio 
XIV, e Clemente XI. I vicari apo- 
stolici furono nominati talora nelle 



CHI 

pelasene de' vescovi, e talvolta in 
quelle dei semplici canonici, per as- 
senza, infermità, o gravi incumben- 
ze degli arcipreti, e terminarono nel 
pontificato di Giulio II, pacificatore 
del capitolo. 

Hiconos^^ndosi necessaria una mi- 
glior forma alla disciplina della ba- 
silica, Sisto y nel ci'eare arciprete 
il Cardinal Pallotta, gli restituì la 
potestà ordinaria, e le aitile preemi- 
iienze sum mentovate. Ma già Paolo 
III aveva conceduto al suo nipote 
Cardinal Alessandro Farnese, arci- 
prete della basilica, una piena giu- 
risdizione in tutte le cause civili, e 
criminali di tutte le persone addet- 
te alla basilica medesima con facol- 
tà amplissime anco economiche, co- 
me può leggersi nel bollario vatica- 
no; autorità che al Cardinal Farne- 
se fu confermata da Pio IV, men- 
tre Sisto y confermolla al predetto 
Cardinal Pallotta, Paolo y ai Cai"- 
dinal Borghese, e Clemente IX al 
Cardinal Barberini, finche Innocen- 
zo XII la soppresse quando annul- 
lò tutti i tribunali particolari, e Be- 
nedetto Xiy in gran parte ne rein- 
tegrò gli arcipreti. Non fu però lo 
stesso della potestà ordinaria spiri- 
tuale, la quale sino a* nostri giorni 
fu sempre agli arcipreti conferita, e 
confermata, giacché T arciprete vati- 
cano può dare le dimissoriali a suoi 
sudditi per ricevere gli ordini, e a 
questi può conferire la cresima in 
tutto r anno. Agli altri poi non sud- 
diti la può confeiire . nell' ottavario 
della festa de' ss. Pieti^o e Paolo nella 
stessa basilica. 

Ritornando a parlare de' canonici 
vaticani, conviene qui ranamentam 
che dopo r ottavo secolo due cagio- 
ni furono quelle che cospirarono al- 
l' istituzione de' canonici, cioè il ri- 
lassamento della disciplina monasti- 



CHI 3o9 

ca ne' monaci, e la moltiplicazioiie 
degli ecclesiastici, i quali però do* 
veliero ossei*vare in un comune 
chiostro la vita canonica pe'motivi, che 
descrive il Mar torelli a p. 1 3o, non 
meno per quanto dottamente salisse 
il Cardinal Garampi Memorie istO' 
riche etc. P^, l'articolo Canonico. 
Tali due ragioni concorsero forse 
nella basilica vaticana al nascimento 
de' canonici, sebbene pi il tardi che 
altrove, perchè la depravazione dei 
monaci e del clero secolare si effet- 
tuò più lentamente sotto la cura e 
vigilanza de' Papi. Già nel secolo 
duodecimo si trova nella basilica 
una congregazione di canonici seco- 
lari, e non più di monaci come pri- 
ma, la quale permetteva la proprìe- 
tà e r uso de' privati patrimonii , 
con comune refettorio, e do^'mito- 
rio. Nel medesimo secolo decimo se- 
condo s' inti*odussei*o, o si moltipli- 
carono le distinbuzioni ai canonici 
in denaro nelle vigilie, per la be- 
nedizione de'pallii etc. In esse beve- 
vano prima quel vino aromatico di 
cui parlammo al § I dell'articolo 
Cappelle Pontificie. Dei regolamen- 
ti e sistemi de' canonici vaticani nel 
secolo decimo secondo, delle distribu- 
zioni generali, e dei diritti che il capi- 
tolo de' canonici godeva sulle oblazio- 
ni, e delle particolarità che spetta- 
vano a ciascun canonico, va letto 
quanto il Mai^torelli nella sua Storia 
riporta alla pag. 1 38, e seg. ed al- 
la pagina 14?^ seguenti, in cui par- 
la di molti usi, e costumi degli an- 
tichi canonici. 

Intanto la vita comune nel capi- 
tolo vaticano tuttavolta si sospese 
per mancanza di sufficienti rendite, 
riserbandosi il i*e&ttorio per alcuni 
tempi e solennità maggiori dell'an- 
no, come dal comune dormitorio si 
passò alle piivate celle, finché deca- 



3 lo CHI 

dendo la disciplina, si giunse a per- 
dere affililo ogni vestigio della clau- 
stitilità, e della vita canonica, pei* 
la quale diversi Pontefici, massime 
Innocenzo III, e Giovanni XXI, ave- 
vano fette savissime costituzioni. An- 
che Innocenzo IV die' commissione 
al Cardinale Stefano de Normandis 
arciprete, di riformare il clero vati- 
cano, e di indurre i suoi trentasei 
canonici di cui componevasi , al 
minore numei*o di soli venticinque. 
Tralasciamo di enumerare le rendi* 
te del capitolo e della basilica nei 
diversi tempi, e il vano numero 
de' canonici nelle differenti epoche, 
per non entrare in minuziosi detta- 
gli incompatibili al nostro scopo, e 
per non rendere vieppiù prolisso l'ar- 
ticolo da per sé stesso lungo a ca- 
gione dell' impoi*tantissimo e nobile 
argomento. 

Divenuto nel 1276 arciprate il 
Cardinal Giovanni Orsini, con l'am- 
plissima giurisdizione che accennam* 
mo di sopra, egli subito con dol- 
cezza eccitò i canonici alla riforma, 
e coir accrescimento de' ministri ne- 
cessari alla grandezza e cospicuità 
del sagro tempio, prese analoghe 
provvidenze, le quali dal Papa Gio- 
vanni XXI corroborate flirono con 
autorità apostolica mediante la bolla 
•Fìneam Domini Sabaoth, La divi» 
uà Provvidenza però volle, che rOr- 
sini, nel 1277, fosse elevato alla cat- 
tedra dì s. Pietro col nome di Ni- 
colò III; laonde si trovò in istato 
di accrescere le generose beneficen- 
ze, di cui era stato largo nel suo bre- 
ve arcipretato, e di fare eseguire 
egli stesso prontamente le regole, e 
le costituzioni stabilite pel clero va- 
ticano, migliorandone V ordinamento 
colla bolla Civitatem Sanctam /e- 
rtisalem. Furono pertanto regolate 
le peixezioni delle oblazioni del- 



CHI 

l'altare di 1. Pietro, ed accresciute 
cospicuamente le rendite alla basi- 
lica con acquisti di beni stabili. Di 
ventidue canonici, di cui allora for*» 
ma vasi il capitolo, appena dieci ri- 
siedevano nella basilica, sebbene tut- 
ti percepissero le prebende: quindi 
Nicolò III, a tenore di quanto avea 
fiitto Innocenzo IV, stabin venticin- 
que porzioni, cadauna di cento cin- 
quanta scudi, oltre alcune minute 
distribuzioni, chiamate poi degli ao 
celti. Queste anticamente consisteva- 
no nelle porzioni di melloni, uve, 
zafferano, pepe etc. , che si donavano 
o pagavano al capitolo. Oltre a ciò 
eranvi i pranzi, che alcun canonico 
soleva fare nell' ingi*esso a' propri 
ooUeghi, e i pranzi die avevano 
quelli che andavano nelle feste ad 
uffiziare nelle chiese filiali. L^ poi^ 
zioni pertanto stabilite da Nicolò 
III, a seconda del numero e modo 
prestabilito da Innocenzo IV, dove** 
vano essere peroette da ventidue ca- 
nonici, una dall'arciprete, una dal- 
la camera capitolare per le spese 
del capitolo, ed una dalla Meta^ in 
tutto venticinque. La Meta era un 
castello fortificato posto nel borgo 
nuovo, non lungi da Castel s. An- 
gelo, che poi fu diroccato da Ales- 
sandro VI, e i soldati che il custo- 
divano erano mantenuti colla detta 
porzione. Avvertiamo qui, che par^ 
landò il Torrigio delle due Mete 
fra le quali fii crocefisso s. Pietro, 
dice quanto segue a p. 19^: » La 
M Meta nel Vaticano s'intende, o 
M quella, secondo alcuni, che era nel 
« cerchio di Nerone, dove è ora il 
ff campanile della basilica, e fu get- 
M tata a terra da Giulio II per far- 
M vi l'abitazione per la scuola dei 
M Binciulli cantori di detta basilica, 
99 come si legge nella sua bolla 
M nell'archivio, nella quale tal edi- 



CHI 

» fizio viene chiamato Meta; o 
M quella (il che ha più del Verisi- 
w Olile) vicino al 6epolci*o di Adria* 
M no, la quale era ancor essa a gui- 
w sa di piramide alta quanto il det- 
w to sepolcro, detta similmente Afe- 
M ta o sepolcro di Romolo, o di 
M Scipione, con voce impropria chia* 
« mata ancora da Benedetto cano* 
•• nico Terebinto di Nerone^ per un 
« albero di tal nome, là vicino ". 
y. il Dionisio p. 196. 

Ordinò inoltre il zelante Papa Ni- 
colò III, che non potessero godere ta- 
li poi*zioni i canonici che non fos* 
sero in sacn'Sy e quelli che non ri- 
siedessero nella basilica. A questi 
però Nicolò III accordò la distiibu-^ 
zione quotidiana, senza aver voce 
nel capitolo e stallo in coro, e se 
volevano, potevano servire la basi- 
lica esercitando gii ordini mìnoii. 
G)n queste salutari piT>vvidenze, Ni- 
colò III assicurò alla mensa un mezzo 
per accrescere le sue rendite, affine 
di poter aumentare i canonici sino 
al numero di trenta. A Nicolò 111 
si deve pure T istituzione dei bene- 
fiziati nella basilica vaticana. Airistì- 
tuzione dei beneficiati in tutte le 
chiese diede origine la negligen- 
za, o le occupazioni dei canonici, i 
quali distratti da altre cure non ri- 
siedevano nelle loro chiese, per cui 
a servirle si supplì colF erezione di 
questo nuovo ordine di ministii ec- 
clesiastici. Sebbene però il motivo 
fosse da per tutto il medesimo, non 
fu eguale la condizione di simili 
prebendati minori, né il nome, giac- 
ché in alcuni luoghi si dissero Fi- 
cariiy dalle veci dei canonici che sos- 
tenevano , in altri Assisi y dall' ob- 
bligo di residenza, ed in altri Por- 
zionnrii, e Beneficiati^ dalle porzio- 
ni, o benefìcii che ottenevano, e in 
altri CappeUaiiiy dalle minori cap- 



CHf 3iì 

pelle al servizio delle quali erano 
deputati. Taluni avevano per mer- 
cede le sole vettovaglie, taluni la 
metà di una porzione canonicale, e 
taluni erano stipendiati da ciascun 
canonico per supplii^e alle sue veci, 
per cui impropriamente certi cano- 
nisti li chiamarono servitori de* cano" 
niciy con vocabolo affatto inconve- 
niente ad un ecclesiastico. Ben di- 
veì>si da cpiesti furono i beneficia- 
ti istituiti da Nicolò III nella ba- 
silica vaticana, i quali benché fosse- 
ro costituiti in un gradò minore di 
canonici, ciò non pertanto furono 
considerati, come i canonici. Servi- 
tori della Chiesa f e furono stabiliti 
per supplire o all'assenza, o alla 
scarsezza del numero de'4canonici 
stessi. Ordinò pure Nicolò III, che 
prima di aggiungere gli otto cano- 
nici per formare il numero di tren- 
ta, si compisse l' istituzione di tren- 
ta beneficiati, ognuno dei quali do- 
veva peix^pire la me^ della por- 
zione canonicale; ma non poteva 
essere ammesso, né aver voce in ca- 
pitolo, fuorché nel caso, che si trat- 
tasse di alienare beni immobili, o 
diritti appartenenti alla basilica, sta- 
bilendosi che il loro numero fosse 
eguale nella votazione a quello dei 
<!anonici, e che avessero la preferen- 
za gli anziani. L'istituzione poi, o 
nomina dei beneficiati, si volle che 
appartenesse (quando non erano af- 
fetti alia Sede apostolica ) al Calci- 
nai arciprete insieme al capitolo , 
per alternativa di settimane, cioè 
una all'arciprete, l'altra al cano* 
nico di turno. La giurisdizione sui 
beneficiati venne dal Papa conces- 
sa all' arciprete, e venne comand 
ai beneficiati di prestare ogni < 
re e venerazione ai canonici < 



• • 



maggiori. 

Tornando ora ' 



3iat CHI 

fitribiuioni quotidiane, ad ogni ca- 
noiHoo yenneix) stabiliti annui scu- 
di sessanta, e cinquanta ai benefi- 
ciati, e nel modo che descrive il 
'Maiiorellì a p. ì85. Fu pure Ni- 
colò III die dispose, che le porzio- 
ni degli assenti dovessero essere go- 
dute dai presenti. Ai quattro ca- 
merlenghi canonici, da Nicolò III 
ne furono aggiunti due altri dal ce- 
to de' beneficiati, da approvarsi nel- 
la scelta dall' arciprete, per trattare 
tutti gli ai&rì della mensa capito- 
lare. Anticamente i sei camerlen- 
ghi custodivano altrettante chiavi 
della cassa ove si teneva il denaro. 
Finalmente da Nicolò III fu dispen- 
sata la recitazione notturna degli 
uffizi divini, e in lui terminò la co- 
munanza del dormitorio e della 
mensa, come quello che non ne fe- 
ce a£&tto veruna menzione nelle sue 
saggie e circostanziate disposizioni. 

Oltre quanto dicemmo all' artico- 
lo Cappa, quella dei canonici e be- 
neficiati vaticani era di saja nera 
sino da Innocenzo III; quella dei 
primi era della forma degli odier- 
ni piviali, r altra de' beneficiati era 
secondo 1' uso antico, cioè tutta 
chiusa, fuorché nel lembo in cui si 
permetteva loro una piccola aper- 
tura forse per comodo di cammi- 
nare, e innanzi al petto ove si la- 
sciava un altro forame per cavare 
le braccia. Riguardo alla fodera di 
pelle nel cappuccio, fu introdotta 
da Nicolò V, il quale accordò pure 
il colore paonazzo nella saja delle 
cappe di tutti, ma confermò la pre- 
scrizione di Nicolò III, e di Euge- 
nio IV. Quest' ultimo impose la pe- 
na di scomunica, perchè tanto i ca- 
nonici che i beneficiati non potes- 
sero entrare nella basilica senza l'a- 
bito corale. Solo li dispensò Pio VI 
•con breve de* 3 giugno 1777, in 



CHI 

occasione che edificò la nuova sa- 
grestìa, terminata la quale cessò 
r indulto. Il capitolo senza gli abiti 
corali enti^ava per la porta detta di 
s. Marta, e passava nella sagrestia 
temporanea, cioè nello steccato in 
cui si racchiusero gli altari di s. 
Leone I , della B. V. della Colon- 
na, di s. Pietro che insana lo stor- 
pio, ed il mausoleo di Alessandro 
Vili. Si deve pure a Nicolò V la 
abilitazione al clero vaticano di po- 
ter portai^ le cappe alzate, e non 
ispiegarle più, mentre prima si por- 
tavano sciolte sino a terra. Le be- 
neficenze di Nicolò III saranno sem- 
pre in eterna memoria nel capitolo 
vaticano, e i canonici che pei pri- 
mi ne avevano sperimentato l'ani- 
mo grande, decretarono de'suflì*a- 
gi per r anima sua, e de' suoi illu- 
stri antenati. 

Ben presto il capitolo vaticano , 
per le generose donazioni de' suc- 
cessori di Nicolò III, si trovò in gra- 
do di sostenere tutti i ministri sta- 
biliti da quel Pontefice, e divenuto 
Papa «Bonifacio Vili, donò egli pu- 
re de' fondi alla mensa, passando 
nel i3o4) all'accrescimento del suo 
clero. Accrebbe gli otto canonici se- 
condo la mente di Nicolò III , ne 
aggiunse ai trenta beneficiati altri 
tre, e li deputò all' altare della cap- 
pella di s. Bonifacio IV da lui fab- 
bricata nella basilica, in cui si pre- 
parò il proprio sepolcro, quindi vol- 
le sostituire un terzo ceto di mini- 
stri, nei Chierici beneficiati^ ch'egli 
chiamò Chierici del coro, e che sta- 
bilì al numero di venti. Questi chie- 
rici, fuori che nel nome, furono da 
principio in tutto simili ai benefi- 
ciati, e per l' uffizio, e per 1' abito, 
e per l' obbligo della residenza , e 
anche per le entrate, meno qualche 
piccola differenza. A tutti i canoni* 



CHI 

d, beneficiati, e chierìci beneficiati, 
ToUe Bonifacio YIII che si assegnas- 
sero le abitazioni entro il claustro 
della canonica colie debite propor- 
zioni de' gradi. 

Fu ottimo divisamento T accre- 
scere il clero vaticano pel servigio 
della basilica, massime in un tem- 
po che per la stabilita istituzione 
del giubileo si accrebbe in celebri- 
tà, e in fi*equenza nelle visite dei 
fedeli. Coih' immenso era anzi il con- 
coi^so, che talvolta i canonici stessi 
non potevano appressarsi all'altare, 
e i regolari si disputavano l'onore 
di pi'edicare nella basilica, ove an- 
cora i canonici vaticani dispensava- 
no la divina parola. Grato il ca- 
pitolo vaticano ai favori segnalati 
ricevuti da Bonifacio Vili, decretò 
a lui ancora suffragi spirituali che 
tuttavia celebra, come pure li celebra 
a quei Pontefici che si distinsero nel 
beneficare il capitolo e la basilica. 

In progresso Clemente V, e poi 
Clemente VI, fui*ono piti indulgenti 
nella residenza de' canonici. Il pri- 
mo abilitò i medesimi, e i benefi- 
ciati a poter godere altri benefizii 
anco con cura di anime, condizione 
che con egual concessione avea 
esclusa Nicolò IV. Quindi l'indul- 
to di Clemente V fu esteso anche 
ai chierici beneficiati da Gregorio 
XI, da Urbano VI, e da Bonifacio 
IX, e siccome neir assenza de' Papi 
da Roma pel trasferimento del- 
la loro residenza in Avignone la 
mensa capitolare soggiacque a dila- 
pidazione, ne prese severa provviden- 
za Giovanni XXII, stabilendo spe- 
ciali giudici perché difendessero, e 
rivendicassero i beni capitolari in 
que' tempi anarchici. Indi Innocen- 
zo VI compose una vertenza nata 
sulle oblazioni, tra 1' altarista, e i 
canonici. Altra specie di conli'over- 



CHI 



3i3 



sia domestica a cagione d' interesse 
insorta tra i canonici e i beneficia- 
ti, fìi combinata da Francesco Te- 
baldeschi, coli' atto di concordia &t- 
to nel 1378, che Hpoi^ il Marto- 
relli a pag. -223, e seg. Il detto 
Cardinale da semplice canonico di 
s. Pietro, nel 1 368 era stato innal- 
zato da Utl>ano V al Cardinalato 
(come nel 1816, fece Pio VII col 
canonico Giovanni Zauli, senza por- 
tare altri analoghi anteriori all'ulti- 
mo esempio), e continuò ad esserlo 
in seguito, divenendo decano del 
capitolo, per cui era chiamato il 
Cardinale di s. Pietro, 

Anco Bonifacio IX si occupò in ' 
far rifiorii*e la disciplina del clero 
vaticano, e gli donò amplissime pos- 
sessioni in compenso delle perdite 
fatte, come la chiesa e le pingui ren- 
dile di s. Tommaso inFormis. Incor- 
porò inoltre 'alla basilica la chiesa 
e monistero de' ss. Bonifacio ed A- 
lessio suir Aventino, unione che si 
effettuò nel 1404» dopo la morte 
del Cardinal Cristoforo Moroni ar- 
ciprete: ma Martino V dipoi nel 
14^1, donò il monistero eia chie- 
sa ai monaci di s. Girolamo. Non 
andò guari che la basilica restò as- 
sai danneggiata, e il capitolo soffrì 
gravi angustie dalle armi di Ladis- 
lao re di Napoli, che agognava al- 
la signoria dì Roma, danni e lagri- 
mevoli vicende che leggonsi nel Mu- 
ratori, Script, Her, Italie, tora. 24, 
pag. 979 ; riportando il Diario in- 
teressante, che ne sciisse dall'anno 
i4o4, sino al 1417 Antonio di Pie- 
tro beneficiato della basilica^ ciò 
che pure racconta il Mar torelli a 
pag. i33, e seg. In mezzo a tanti 
mali nei pinmi anni del secolo deci- 
mo quinto, i Pontefici ordinarono 
visite apostoliche, deputarono vica- 
ri], e rivestirono gli ^ 



3i4 CHI 

itraordinarie facoltà, per riporre in 
vigore r antica osservanza, e ricon- 
durre il clera vaticano ali' esempla- 
rità de' secoli trascorsi. Il perchè 
Martino V, nel i4^'» commise al 
Cardinal arciprete Corraro la rifor- 
ma del medesimo, e nel 14^8) Isi 
visita della basilica. Indi diverse lo- 
devoli pi*ovvidenze nel 14^7 pi'^se 
eziandio Eugenio lY ; e il successo- 
re Nicolò Y dovette costituirvi* un 
vicario apostolico con severissime in- 
giunzioni. Yoleva pure rì^bricare 
la canonica, che per le vicende dei 
tempi era rimasta distrutta. £gua< 
li facoltà nel i4^2, accoi*dò Nicola 
Y a due visitatori, cioè ai vescovi 
Zamorense, e Mindonense, non che 
a somiglianti vicarii. Di cotali visi- 
tatori nominarono in appresso Pio 
li, ed Innocenzo YIII, allorché 
la disciplina della basilica potea dir- 
si in gran parte ristabilita. 

Siccome nei pontificati di Euge- 
nio lY, e di Nicolò Y, il capitolo 
vaticano fece l'acquisto della tenu- 
ta di Campo Morto, e siccome des- 
so è il principale suo tenimento , 
così non riuscirà discaro, che qui se 
ne dia un cenno. La celebre tenu- 
ta di Campo Morto, presso Nettu- 
no, detta s. Petrus in Formìda, di- 
stante circa trenta miglia da Roma, 
è il tenimento più vasto dell'agro 
romano, comprendendo quattromila 
trecento nove r ubbia di terra. Una 
chiesa dedicata ali' apostolo s. Pie- 
tro, presso la quale si formò un ca- 
stello con una torre, fece appellare 
il tenimento Castri s, Petri in 
Formisy almeno sino dal secolo de- 
cimo terzo. Il cognome in Formis 
derivò dai moltiplici canali e fossi 
che tagliano queste terre piane on- 
de r acqua non v'impaludi. Tanto 
la chiesa, che il castello e le terre, 
direttamente dipendevano dal mo- 



CHI 

tiistero de' ss. Alessio e Bonifacio 
suir Aventino. Nel pontificato di 
Onorio ni, e nell'anno 1224) Ni- 
colò| €d>bate di quel cospicuo moni- 
steroj die' in enfiteusi perpetua a 
Pietro Frangipane Ecclesiam et jus 
ììoslrum quod et quam hahemus in 
tenimentìs castri s, Petri in Formis^ 
come rilevasi da una carta deirar- 
chivio di quel monistero pubblicata 
dal p. ab. Nerini. Dai Frangipani 
fu venduto il loro diritto agli An- 
nibaldi, e in un* altra carta del me- 
desimo archivio, si nomina un Gio- 
vanni degli Annibaldi signore del ca- 
stello di s. Pieti*o in Formis nell'anno 
1 358.Siccomeconfine di Buon riposo, 
tenuta dai Cesarini, s'indica il teni- 
mento in un'alti'a pergamena, che 
pure riportasi dal Nerìni. y. d. Fe- 
ìicis Nenni, De tempio et coenohio 
ss, Bonifacii et Alexii, Romae 
1752, neW Intlex s. Petri in For'^ 
mis castrum et ecclesia olùn Ale- 
xianorum. Quindi passò ai Savelli, 
nobilissima e potente famiglia roma- 
na; ma avendo però Cola o Nico- 
la Savelli prese le armi contro Eu- 
genio lY, e dato ricetto al conte 
Antonio Pontedera, ribelle di s. Glie- ' 
sa, il Papa nel i44^> commise ai 
Yelletrani, con lettei'e de' 1 1 mag- 
gio, e per organo del Cardinal Lu- 
dovico Camerlengo, la demolizione 
della torre del castello di s, Pietro y 
allora detto in Formis, ed in Far" 
ma, e concedette a terza generazio- 
ne il possesso della tenuta ad An- 
tonio Ridi padovano, valente capi- 
tano delle milizie papali, e castella- 
no di Castel s. Angelo, ai quali ar- 
ticoli parlammo di sue prodezze. V, 
Nicolò Ratti, Della famiglia Sfor- 
za, t. II, pag. 3i3, ed Alessandro 
Borgia, Istoria di Velletri , pag. 
363. Altrettanto su tal concessione 
si legge nella relativa bolla, ripor- 



CHI 

tata nel tomo II, a pag. io 5, del 
bollario della basilica vaticana. Mor« 
to nel i447 Eugenio lY, gli suo 
cesse Nicolò. V, il quale nello stes- 
so anno confermò la bolla di con- 
cessione a favore di Antonio Ridi 
o Bìdio, con altra bolla, che pur si 
legge nel citato Bollano a p. 1 1 o. 
Quindi il de Ridio nel seguente an- 
no 1 4 4^y vendette T investitura del 
castello di s, Pietro alla mensa ca- 
pitolare della basilica vaticana pel 
pi^ezzo convenuto di novemila duca- 
ti d' oro, ed il contratto fu defini- 
tivamente approvato con autorità 
apostolica da JVicolò Y, nel modo 
che si vede nella bolla presso il 
bollario vaticano a p. 117. In se- 
guito, non avendo potuto il capito- 
lo vaticano saldare il de Ridio, il 
Papa neiristesso anno i44^> abili- 
tò il medesimo capitolo a vender* 
gli tre parti di Attigliano o Atti- 
llano, ed alcune altre terre, e beni 
presso lo stesso castello, onde paga- 
l*e i nove mila ducati d'oro. Di 
questa pontificia autorizzazione si rì- 
poita la bolla nel menzionato Bol- 
lano, a pag. 129. 

Fino al declinare dello stesso se- 
colo decimoquinto, continuò questa 
tenuta a portare il nome di s. P/>- 
tro in Formis ; ma nel pontificato 
di Sisto lY, e neir anno 1482, Fer- 
dinando re di Napoli, avendo mos- 
so guerra al Papa, questi, essendo 
collegato co' veneziani, affidò il co- 
mando delle milizie della chiesa a 
Roberto Malatesta, il quale cogli 
alleati affi^ontò Y esercito nemico, co- 
mandato da Alfonso di Calabria fi- 
glio del re, sotto di cui militavano 
calabresi, e turohi alleati del pa- 
drci Ai 7.1 agosto accadde in que- 
sto luogo la battaglia, che il San- 
sovino dice data al Campo morto, 
come quel luogo nel quale Ironia- 



CHI 3i5 

ni ebbero una sanguinosa giornata 
co' goti : ma altri autori più crìtici, 
e più istruiti del Sansovino affer- 
mano, che soltanto dopo la rotta ivi 
data al duca Alfonso, il quale fuggì 
a Nettuno, e poi a Terracina, a ca- 
gione dei morti che., rimasero sul 
campo, d'allora in poi il castello 
di s. Pietro in Formis^ fu costan* 
temente chiamato Campo Morto^ 
F. il Borgia, Istoria di Felletri p. 
377, e 878; A. Nibby, Analisi 
de" dintorni di Roma, tomo I, p. 
3176 seg., e Novaes, Vite de' Pont. 
t. YI, p. Si, e 82. Il terreno di 
questo tenimento essendo piano, u- 
midissimo , ed assai mal sano, per 
agevolarne la coltivazione, fu dipoi 
dichiarato luogo di asilo, e a' nostrì 
giorni, come diremo, confermato. Sia- 
mo discesi in alcuni particolarì, giac- 
ché alcuni per lanalogia del nome del- 
la chiesa di s, Tommaso in For- 
misj filiale della basilica vaticana , 
ritenevano che questa rìpetesse il 
possesso della tenuta da quella chie- 
sa, come ne fosse stata l'antica pro- 
prietaria. 

Paolo II concesse al capitolo va- 
ticano il monistero di s. Caterina 
contiguo alla basilica, ch'era rima- 
sto senza monache, ad effetto di 
stabilirvi le abitazioni pel clero; dis- 
posizione per altro che non ,ebbe 
effetto. Si sa però che qualche ca- 
nonico abitava in alcun luogo con- 
tìguo alla basilica, negli avanzi del 
monistero di s. Stefano maggiore, 
le cui camere si otta vano dai ca- 
nonici, o concedevansi dai Papi. 
Sappiamo inoltre che il Cardinal ar- 
ciprete Longueil rifabbricò l'abita- 
zione pegli arcipreti, che fu pure 
abitata dal Cardinal Battista Zeno 
suo successore. Narra TAI&rano, che 
prima della costruzione della nuova 
basilica abitava ancora nel valica- 



3i6 CHI 

no una terza parte del clero pres- 
so la chiesa dì s. Stefano degli Un- 
gheri ; ma che ^ poi quasi tutte que- 
ste camere canonicali fossero de- 
molite per la febbrica della nuova 
basilica, lo accenna Paolo III nel 
Bull, VaL tom. 2, p. 449* Intanto 
nel declinare del secolo decimoquin- 
to, il clero venne aumentato, perchè 
il numero de' beneficiati fu portato 
a trentasei, e quello de' chierici be- 
neficiati a ventisei. 

Innocenzo Vili, Cibo , fondò 
quattro cappellanie, i cappellani del- 
le quali da lui si dissero Inno- 
cenzianiy e siccome ne accordò la 
nomina ai Cardinali titolari delle 
chiese di s. Marco e di s. Pras- 
sede, all'ai'ticolo Chiesa di s. Man' 
co (Vedi)y parlammo di quan- 
to li riguarda. Solo qui aggiun- 
geremo, che Innocenzo Vili , pri- 
ma di morire, ordinò ai Cardi- 
nali Lorenzo Cibo e Antoniotto 
Pallavicini la restaurazione dell'al- 
tare della b. Vergine del Convento, 
cosi chiamata perchè innanzi a quel- 
lo convenivano i monaci ed i ca- 
nonici per celebrare le sagre vigi- 
lie e le altre funzioni. In questo 
altare, nel quale già custodivansi mol- 
te sagre reliquie, voile Innocenzo 
Vili che si custodisse la sagra 
Lancia, che avea ricevuto in dono 
da Bajazette II, e si fondassero le 
quattro cappellanie, i cui cappellani 
poi furono ammessi in coro dopo i 
beneficiali. Demolita la detta cappel- 
la, le cappellanie furono stabilite in 
quella odierna della Presentazione del- 
la b. Vergine. Non si deve poi pas- 
sare sotto silenzio, che il suddetto 
Cardinal Cibo, nipote d' Innocenzo 
Vili, prima che da quel Pontefice 
ricevesse il cognome e lo stemma, 
chiama vasi Marj, e siccome era ca- 
nonico di s. Pietro, quando ebbe a 



CHI 

crearlo Cardinale, continuò ad es- 
serio, benché rivestito di tal subU- 
me dignità. 

Al predecessore d'Innocenzo Vili, 
Sisto IV, della Rovere^ si dee la isti- 
tuzione di due beneficiati, che con 
quello istituito da certo Pietro chie- 
rico della camera apostolica, forma- 
rono il detto numeit) di trentasei. Si- 
sto IV pertanto, allorché fabbrìcò la 
cappella del coro, volle che quattro 
sacerdoti, cioè due beneficiati e due 
chierìci beneficiati vi celebrassero quo- 
tidianamente la messa, istituendo per- 
ciò quattro nuove prebende , ed egua- 
gliando la condizione de' due benefi- 
ciati, e de' due chierici beneficiati agli 
alti'i beneficiati e chierici, che già 
esistevano nel capitolo vaticano. Sic- 
come poi Bonifacio Vili avea isti- 
tuito venti chierici beneficiati, in 
appresso il Cardinal Tebaldeschi ne 
istituì tre, Sisto IV istituì i due sum- 
mentovati, ed uno Pietro di Bene- 
vento canonico di s. Pietro, co'qua- 
li appunto ascesero al numero di 
ventisei. Questo ultimo canonico isti- 
tuì la prebenda in una cappella al- 
l'altare de' morti nel 144^9 coH'ob- 
bligo di soggiacere a tutti i pesi di 
un chierico beneficiato. 

Lo slesso Sisto IV stabilì pel 
primo nel capitolo tre dignità. Sino 
a quel tempo il Cardinal arciprete 
era stato Tunica dignità, e il cano- 
nico più antico chiamavasi Priore, 
Sisto IV soppresse questa denomi- 
nazione, ed istituì le dignità di 
Decano^ di Arcidiacono^ e di Altari- 
sta, delle quali dignità si fa parola nel 
nostro Dizionario y avendo quella del- 
l' altarista il suo articolo. Le piime 
due dovendo ottenersi per anzianità, 
i più antichi canonici ottano a 
divenire decano, ed arcidiacono. Il 
perchè al decano fu assegnato il luo- 
go più degno dalla parte destila im- 



CHI 

mediatamente dopo l' ardprete, e il 
suo vicario nella di luì assenza, men- 
tii air arcidiacono è dato il più de- 
gno dalla parte sinistra. Quando 
però in coro ti è 1* arciprete e il 
suo vicarìo , questi siede nel posto 
dopo r arciprete, come precedono 
r arcidiacono e il decano i canonici 
"vescovi per cui incedono sempre co- 
me il sicario in mantelletta e roc- 
chetto. L'altarìsta fu stabilito di no- 
mina de' Pontefici. Questo uffizio 
non era nuovo nella basilica. Ve ne 
fu più d'uno assegnato alla custodia 
degli altarì, e nel decimoquarto se- 
colo avevano tutti incumbenze più 
estese, come la cura della fabbrica 
della basilica, &cendo le veci degli o- 
diemi canonici e prelati, economi, e 
giudici della reverenda Bibbrica di s. 
Pietro, e talora furono dai Papi de- 
corati con privilegi , e commissioni 
importanti. Sino a Sisto IV non era 
questa carica permanente nel capi- 
tolo , per cui fu esercitata anco da 
qualche religioso, e sotto Nicolò V 
l'ebbe un canonico; ma da Sisto 
IV in poi non uscì più dal corpo 
canonicale, e l' altarista fu anche do- 
tato di rendita. 

Oltre a tutto ciò il magnanimo 
Sisto IV decorò di' nuovo splendore 
tutto il ceto de' canonici, dichiaran- 
doli tutti protonotari apostolici sen- 
za altro obbligo, che quello di pre- 
slare il giuramento innanzi al Car- 
dinal camerlengo di santa romana 
Chiesa, dopo del quale, senza altra 
spesa e formalità, potevano valersi 
delle insegne, e de' privilegi de'pro- 
tonotarì. Di tale onore non rìma- 
nevano privati, . né anche allorquan- 
do avessero lasciato il cano^nicato. 
A' nostri giorni la bolla, Licei ex 
debito, di Sisto IV, sul protonota- 
riato apostolico, venne riposta in vi- 
gore per r instancabile zelo del ca- 



CHI 3i7 

nonico Antonio Pallotta, poi Cardi- 
nale^ e diversi suoi colleghi ne frui- 
rono, e godono tuttora gli effetti. 
Confennò pure Sisto IV si ai cano- 
nici, SI ai beneficiati, si ai chierici 
beneficiali, l'antico privilegio di rite- 
nere pure altri benefizi residenziali 
con cura, e senza cura di anime, 
ben inteso però che i relativi pesi 
fossero soddisfatti da altri idonei eo- 
clesiaslici, obbligando per altro tut- 
ti, che dopo il possesso della pre- 
benda vaticana, lasciassero una som- 
ma alla sagrestia. Concesse eziandìo 
Sisto IV al capitolo, non già alle 
singole persone, la prerogativa, che 
qualunque grazia o concessione apo- 
stolica, venga spedita gratis; e a 
tutli gl'individui del capitolo sun- 
nominati diede Scolta una volta in 
vita, ed al Ira in morte, di sceglier- 
si un confessore, e farsi assolvere 
da tutti i casi riservali alla Santa 
Sede. Finalmente Sisto IV stabili 
tra i canonici cinque Conservatori, 
che facessero le veci dei quattro Ca- 
merlenghi di Nicolò III; e perden- 
do i beneficiati uno de' due camer- 
lenghi stabiliti nel loro ceto dal 
medesimo Nicolò III, li compensò 
coir ìstabilire nel loro corpo due 
ministri col nome di Camerlenghi 
deW Assenza^ coli' obbligo di notai'e 
in un libro tutte le mancanze al 
coro tanto de' canonici, che de' be- 
neficiati, le quali sono chiamate ap^ 
puntaturej ufficio che esercitasi nei 
giorni comuni, premessa una rive-^ 
renza ai canonici. 

Dopo la istituzione de' quattro 
cappellani Innocenziani, nel capitolo 
s' incominciò a disputare sulla pre- 
cedenza, per cui Alessandro VI, e 
Giulio II credettero dispensare i 
cappellani dall'intervento nel coix), 
in progresso però ammessi pacifi- 
camente. Quindi nacquero differenze 



3id CH\ 

suir interesse, che Giulio II pru* 
dentemente sopì collo stabilire che 
di tutte le rendite della mensa si 
dovesse formare per 1* avvenire una 
sola massa, e di questa si dovesse- 
ro fare sette parti eguali, delle quali 
quattro ne percepirebbero i cano- 
nici, due i beneficiati , ed una i 
chierici beneficiati; legge che non mai 
soffrì alterazione, mentre al Cardi- 
nal arciprete fu confermata una por- 
zione canonicale qualora la chiedes- 
se, altrimenti dovessero dividei^a 
i canonici. La Meta^ perchè demo- 
lita da Alessandro VI , non gravò 
piti la mensa di una porzione. Si 
concesse ai beneficiati la facoltà di 
eleggere due revisori o sindaci per 
assistere ai revisori canonici nella 
revisione del rendimento dei conti : 
concessione che poscia si aocoixiò an- 
co ai chierici beneficiati, con questo 
però, che prima tal revisione si di- 
ceva in pubblico, ciocché oggi si fa in 
privato, ed in vece di &rsi una volta 
al mese, si pratica una volta al Iranno. 
Pur sotto Giulio li si ordinò che 
gli stipendi di tutti gli uffiziali non 
potessero accrescersi senza il coUvSenso 
di tutto il clero, e che il libro cen- 
suale della mensa capitolare fosse 
posto in luogo, che da tutti i ca» 
nonici beneficiati e chierici benefi- 
ciali , potesse essere veduto ed esa- 
minato. Ma non contento il detto 
Giulio II di avere comandato la 
splendida riedificazione della basili- 
ca, volle fondare la cappella da lui 
detta Giulia, a guisa delie antiche 
scuole de' cantori istituite da s. Gre- 
gorio I, prossimamente alla basilica, 
e che essere dovevano un collegio 
di cantori, nel quale i giovani po- 
tessero istruirsi nel canto. Aveva già 
ordinato il di lui zio Sisto IV, clie 
nella basìlica si eleggessero dal capi- 
tolo dieci cantori , a cui concedette 



C II I 

i medesimi privilegi de' Cantori det^ 
la cappella Pontificia {Vedi), Ma 
Giulio II, oltre all'avere accresciuto il 
numero de' cantori a dodici, stabili 
che tì fossero anco altrettanti disce- 
poli, e due maestri, uno di musica^ 
l'alti'o di grammatica ad istruzione 
della gioventii. Arricchì Giulio II 
questo collegio de' beni necessari al 
mantenimento de' cantori, e nomi- 
nò un commissario per amministrar- 
li, il quale fu poscia chiamato Pre- 
fetto disila cappella GiiUia^ e scelto 
dal capitolo nella persona di un ca- 
nonico. Dipoi Sisto V incorporò i 
loro beni alla mensa capitolare, ciò 
che separò Clemente Vili, il quale 
accordò ai cantori la libertà di ser- 
vire per mediaria. I cantori della 
cappella Giulia, in Roma, dopo i 
cantori pontificii, sono i migUori e 
i pili numerosi, contandosi fra' suoi 
alunnicelebri uomini, e fra isuoi maè- 
stri molti rinomati , e famosi nel- 
r arte. Fra i maestri compositori so- 
no a nominarsi , il prìncipe della 
musica sagra Pier Luigi da Pale- 
strina , Orazio Benevoli , Ottavio 
Pitoni, Buronì, Anfossi, Guglielmi, 
Zingarelli, Fioravanti, ed ora il eh. 
maestro Basily. Nelle due stanze che 
i cantori della cappella Giulia han- 
no sotto la galleria prossima al co- 
ro, si vede la serie dei ritratti dei 
piti celebri maestri di cappella della 
basìlica. 

Leone X ancora accrebbe le ren- 
dite della basilica, e con sua bolla 
confermò al clero vaticano i suoi 
diritti. Nel pontificato di Clemente 
VII, tanto soffiù la basilica nel pri- 
mo saccheggio di Ugo Moncada, che 
il Papa diresse un'enciclica a tutti 
gli arcivescovi, e vescovi, ordinando 
loro di pubblicare bandi generali 
contro i derubatori della basilica. 
Il secondo saccheggio, che operò nel 



CHI 

i527 Tempio esercito di Borbone, 
fu ancor più terribile del primo: 
la basilica sacrilegamente fu in più 
modi violata, vi si commisero inau* 
dite scelleraggini e sti*aggi, vi rimase 
ucciso un benefiziato, e le carte più 
importanti del prezioso archivio ca- 
pitolare andarono in gran parte 
perdute. £ benché la pace fosse 
conchiusa fra Clemente VII e l'im- 
peratore Carlo V, ed avvenisse la im- 
periai coronazione di quest' ultimo 
in Bologna coir intervento di alcuni 
canonici di s. Pietro, che colà si 
portarono per eseguire la funzione 
non altrimenti che nella basilica vati- 
cana, per cui venne ricondotta la cal- 
ma, tutta volta la perdita de* docu- 
menti fu irreparabile, e per con- 
seguenza notabile fu la diminuzione 
nelle rendite della mensa. Per ciò 
che riguarda la paite dei canonici 
vaticani nella coronazione degli im- 
peratori, siccome era di ammetterli 
nel loro ceto nella cappella di s. Ma- 
ria Inter duas turres^ fecero supplire 
in Bologna una cappella, che fu eret- 
ta presso il tempio di s. Petronio. 
Accorse poco dopo Paolo III a 
ristabilire lo stato economico della 
basilica, e confermò in favore della 
sagrestia la mezza annata dì tutte 
le prebende, che da Calisto HI ave- 
va avuto principio. Rivocò il de-. 
creto di Clemente VII che ordinar 
va ninno poter essere beneficiato, 
o chierico beneficiato senza prima 
essere slato riconosciuto perito nel 
canto. In progresso Giulio III, Pio 
IV, e Gregorio XIII accrebbero le 
rendite, e fecero salutevoh regola- 
menti, per cui ben presto rifiorì il 
clero, molti canonici furono promos- 
si, e persino nel ceto de' benefiziati 
uscirono vari vescovi, e da lutto il 
capitolo diversi letterati. La peni- 
teiizieria di s. Pietro, che compo- 



CHi 



3i9 



nevasi di sacerdoti secolari e rego- 
lari, da s. Pio V fu affidata ai ge- 
suiti, dai quali sotto Clemente XIV 
passò ai conventuali. Neil' articolo 
Cappelle PoiirriFiciE dicesi in quali 
funzioni papali intervengono i peni- 
tenzieri di s. Pietro. Lo stesso s. 
Pio V, in esecuzione del decretato 
dal concilio di Trento, coli' autorità 
della costituzione In eminenti, Bull. 
Rom. t. IV, pari III, p. 117, isti- 
tuì nella basilica vaticana una pre- 
benda teologale, ed insieme ad un 
canonicato della medesima, la con- 
ferì perpetuamente al padre maestro 
del sagro palazzo, che allora eiti il 
p. Tommaso Mauri quez domenica- 
no spagnuoio, acciocché insegnasse 
alle persone del capitolo, e a quelle 
del palazzo Apostolico. Dichiarò che 
questo religioso fosse vero canonico, 
avesse luogo nel coro, voce attiva e^ 
passiva nel capitolo, godesse la ren- 
dita del suo canonicato, e avesse in 
una parola tutti gli onoiì e pesi ai 
canonici vaticani competenti. Quin- 
di per morte del canonico Tiberio 
Capodiferro, enti'ò il p. Manriquez 
a' 25 febbraio 1571 in possesso del- 
la prebenda teologale, e del vacante 
Canonicato ; ma essendo anch' egli 
morto agli 1 1 gennaio t5j3 nel 
pontificato di Gregono XI II, riflet- 
tendo questi che la disposizione del 
suo predecessore poteva sembrare in- 
giuriosa al clero romano, come man- 
casse di soggetto idoneo a tal pre- 
benda, nel dì primo di marzo ri- 
vocò la bolla di s. Pio V , ed or- 
dinò che ad un dottore di teolo- 
gia del clero romano si conferisse 
allora e in avvenire la prebenda 
'teologale, col canonicato nella ba- 
silica vaticana. L'ebbe pel primo 
a' 3i marzo i573, Rutilio Benzoni 
romano, proseguito da quelli che 
registica il Novaes t. VII , p. 246, 



320 CHI 

sitto al 1776, fra' quali fiorì Bene- 
detto XIV; e i compilatori del Bol- 
lario vaticano ne trattano nel t. Ili, 
pag. 102. 

Frattanto, nell'arcipretato del Car- 
dinal Evangelista Paliòtta, regnando 
Sisto V, furono compilate le costi- 
tuzioni pel clero vaticano con questo 
titolo : ConstUutiones sacrosanctae 
hasilicae Principis Apostolorum de 
Urbcy il cui indice produsse nella 
sua Storia il Martorelli a pag. 287 
e seg. Tendevano quelle costituzio- 
ni a ricondurre nel clero l'antico ri- 
gore della disciplina canonica, e per- 
ciò erano alquanto severe. Ma poscia 
Paolo V, colla bolla Super cathe- 
draniy avocando a se tutte le con- 
troversie fra i canoniqi e i benefi- 
ciati, provvide diligentemente alla 
tranquillità del clero, ed ordinò la 
compilazione d*un libro di costitu- 
zioni : Capita constitutionum , etc. , 
che abbiamo superiormente citato, 
insieme alle altre Constìtutiones ha" 
siile. ^ etc, che sono quelle appunto 
che oggidì si osservano, e si leggono 
ogni anno in coro a' 2 5 gennaio 
festa della Conversione di s. Pao- 
lo, cioè dopo il vespero. Nel pon- 
tificato di Urbano Vili, insigne be- 
nefattore della basilica, il conte A- 
lessandro Sforza Pallavicini piacen- 
tino, instituì con settantauno luoghi 
di monti, un fondo per coronare 
con corona d'oro le immagini più 
celebri e miracolose della b. Ver- 
gine Maria, da eseguirsi dal capi- 
tolo vaticano. Per indulto speciale 
pontificio è rimasto questo privile- 
gio al capitolo, che per mezzo del 
Cardinal arciprete, o de' canonici de- 
putati, fa coronare le più prodigiose 
immagini, insieme a quella del s. 
bambino, con corone d'oro, riceven- 
do per memoria un quadro ove evvi 
dipinta l'immagine coronata, la cui 



CHI 

serie conservasi nella sagrestia. Pie- 
tro Bpmbelli ci diede il rame in- 
ciso di tutte colla storia di ognu- 
na, la quale in quattro tomi fu a 
Roma stampata nel 1792 con que- 
sto titolo: Raccolta delle immagini 
della h, P^erginCy ornate della cO' 
rana doro dal reverendissimo capi" 
toh di s, Pietro, con una breve ed 
esatta notìzia di ciascuna imma» 
gine. . 

Degli emolumenti, che Alessandro 
VII ordinò che si pagassero nelle 
Beatificazioni 3 e Canonizzaziom'y che 
ivi si celebrano, abbiamo già tenuto 
discorso a quegli articoli, per cui i 
canonici sulla porta della sagre- 
stia gli eressero un' iscrizione rico- 
noscente. Per ciò che riguarda 
il canonico diacono della cappella 
pontificia istituito da Alessandro VII 
nel i655, a nomina del capitolo, 
non che per le vesti che deve assu- 
mere esercitando tal ufficio, e quan- 
to il riguarda, se ne parlò già in 
questo Dizionario, al tomo VII, p. 
24 1> ed al tomo Vili, p. i44- 

Senza nominare gli altri Ponte- 
fici benefattori della basilica, p^r a- 
verne in più luoghi di questo arti- 
colo fatto menzione, ci limiteremo 
ai seguenti. Benedetto XI II sollevò 
il capitolo da un debito di cento 
trentamila scudi, che addossò alla 
reverenda fabbrica di s. Pietro, e 
gli donò duecento otto luoghi di 
monti liberi. Memore poi Benedet- 
to XIV di essere stato per più anni 
aggregato al rispettabile capitolo va- 
ticano, a' 17 marao 1756, emanò 
la bolla Ad honorandam, che si 
legge nel Bull. Bas, Falic. t. Ili, 
pag. 833 e seg., cui egregiamente 
ebbe ad illustrare T abbate Cenni 
con eruditissime note. In essa, dopo 
aver descritto per minuto il ma- 
gnanimo Pontefice i privilegi della 



CHI 

stessa basilica, del suo Cardinal ar^ 
ci prete, e del capitolo e clero , ne 
aggiunse degli altri. Di quanto fece 
Pio VI alla basilica, e al capitolo, 
della sacrestia, e canonica da lui 
eretta, di sopra si tenne parola . 
Anche Pio YII viene annoverato tra 
gl'insigni benefaltori della basilica, 
e del suo capitolo. Egli largamente 
beneficò la basilica vaticana, le do- 
nò un superbo, e grandissimo tap- 
peto che aveva ricevuto dall* impe- 
l'atore Napoleone, ed un Ostensorio 
datogli dair imperatore Francesco I : 
parimenti le donò due calici d'oro, 
cioè uno che avea adoperato nella 
canonizzazione ivi celebrata nel 1807; 
e Taltro che aveva ricevuto dallo 
stesso capitolo vaticano riconoscente, 
e fino dai 3 maggio 1802 accordò 
ai cerimonieri della basilica V uso 
della fàscia paonazza con fiocchi si- 
mili, giacche, com'è noto, godevano 
l'uso della sottana e coliate paonaz- 
zo, secondo il cerimoniale de' vescovi. 
Il di lui successore Leone XII con* 
cesse il titolo di città a Forlimpo- 
polì, che è abbazia nuUius del capi- 
tolo di s. Pietro, cioè a' 28 dicem- 
bre 1828, dichiarò con bolla che 
il cm^to della basilica vaticana fos- 
se nel numero de' beneficiati, e del- 
l' ordine de' preti. Confermò prima 
con altra bolla, emanatali i5 set- 
tembre 1826, il rifugio di asilo 
nella tenuta di Campo Morto, a- 
bolito da Pio VII, a' 6 luglio 1816, 
prescrivendo però certe leggi, onde 
possa il coniugio conciliarsi colla 
pubblica sicurezza. Delle beneficen- 
ze poi del regnante Gregono XVI, 
come de' suoi doni, concessioni, e 
stabilimento di altre pontificie fun- 
zioni da celebrarsi nella basilica, si 
tratta in vari luoghi di questo 
articolo. 

Il nobiHssimo capitolo vaticano 
VOI., xir. 



CHI 321 

attualmente si compone del Cardi- 
nal arciprete, che vi tiene un di- 
stinto prelato per vicario, di trenUi 
canonici, di ti'entasei beneficiati, di 
quattro cappellani Innocenziani, di 
ventisei chierici beneficiati, di sei 
cappellani del coro, di due sotto 
sagrestani, di molti mansionarii, e 
chierici, di dodici accoliti, i quali 
adempiono vari incarichi in servi- 
gio della basilica ; di un seminano 
che interviene al coro nei comuni, 
e nelle feste, di dieciotto cantori col 
maestro di cappella ec. I canonici 
neir inverno usano la cappa colie 
pelli di armellini bianche sopra al 
rocchetto, e nelle altre stagioni cot- 
ta, e rocchetto. I beneficiati e 
chierici beneficiati egualmente nel- 
r inverno usano la cappa con fo- 
dera di pelli bigie, sopra al roc- 
chetto, e nelle alli*e stagioni la 
sola cotta gli altrì in tutte le sta- 
gioni la cotta sulla sottana. Delle 
vesti di alcuni ministri addetti alla 
basilica , si tratta al tomo IX 
del Dizionario 9 alle pagine 68 e 
1 33, parlando della processione del- 
l' ottava del Corpus Domini, ove si 
fa menzione delle doti annuali, che 
dà il capitolo a povere zitelle; e di 
quelle vesti colle quali il capitolo si 
reca alla cappella del coro a celebi*a- 
re i secondi vesperi della festa del- 
la cattedra di s. Pietro in Roma, 
coir intervento de' Cardinali, i quali 
intervengono pure nella basilica, ad 
altre funzioni che descrìvonsi agli 
articoli Capfeile Pontificie, e Cap- 
pelle Cardinalizie. Lo stemma di 
questo capitolo sono due chiavi pen- 
denti sovrastate dal ti'h^egno. J^, 
Luigi Martorelli, Storia del clero 
valicano, dedicata alla gloriosa me- 
moria di Pio FI, nelle sue Opere 
tomo V, Roma 1827; e Francesco 
Maria Torrigio, Le sagre grotte ec. 
' 21 



3aa CHI 

Roma i63g, il quale a p. 6ii, ri- 
porta un catalogo di alcuni cano- 
nici di s. Pietro, cioè di sessanta- 
tre che furono creati Ccu'dinali, da 
Lucio III sino ad Urbano YIII, nel 
i633. 

Elenco de* Cardinali arcipreti della 
basilica vaticana, 

I. Orso Orsini, figlio di Orso, fatto 
arciprete da Benedetto IX, nel- 
r anno io35. 

II. Giovanni, ciccato da s. Leone IX 
nel I o5o. 

III. Boninseniore, nominato da s. 
Gregorio VII nel 1075. 

IV. />/o£3Za/o,fatto da Vittore III nel 
1086. 

V. Azzone, eletto da Pasquale II 
nel 1099. 

VI. Ugo Geremei, diacono di s. 
Teodoro, fatto da Onorio II nel 

I I24« 

VII. Rustico de Rustici, romano dia- 
cono di s. Giorgio, ciccato da O* 
norio II nel 1 127. 

VIII. Pietro Cariacense, di Garisen- 
do, diocesi di Bologna, prete dei 
ss. Silvestro e Martino, eletto da 
Lucio II nel 1 144* 

IX. Bernardo, prete di s. Clemente 
nominato da Eugenio III , nel 

I l52. 

X. Giovanni Conti, vicario di Ro- 
ma, prete de* ss. Gio. e Paolo, 
fatto da Alessandro III nel 1 176. 

XI. Ugo Pierleoni, romano, diacono 
di s. Angelo, eletto da Lucio III 
nel 1 183. 

XII. Guglielmo Albimano, prete di 
s. Sabina, nipote di Filippo III 
re di Francia, creato da Urbano 
III nel II 85. 

XIII. Ugolino Conti, d*Anagni, dia- 
cono di s. Eustachio, nipote di 
Innocenzo III, che lo fece ai'ci* 



CHI 

prete nel 1198; e poscia diven- 
ne Pontefice Gregorio IX nel 
1227. 

XIV. Gregorio Crescenzi romano, 
diacono di s. Teodoro, nomina- 
to da Gregorio IX nel 1227. 

XV. Guido Papareschi Mattei ix)- 
mano, del titolo di s. Maria in 
Trastevere, vescovo di Palestrina, 
nominato da Gregorio IX nel 
i23o. 

XVI. Stefano de Normandis roma* 
no, diacono di s. Adriano, poi 
prete di s. Maria in Trastevere^ 
eletto da Gregorio IX nel i232, 
riformatore dei capitoli lateranen- 
se, e vaticano, e perciò beneme- 
rito di questo clero. 

XVII. Riccardo Annihaldeschi del- 
la Molara, diacono di s. Ange* 
lo, fatto da Alessandro IV nel 

1254. 

XVIII. Giovanni Gaetano Orsini 
romano, diacono di s. Nicolò in 
carcere, eletto da Giovanni XXI 
nel 1276, poi Pontefice Nicolò 
III nel 1277, di memoria im- 
mortale. 

XIX. Matteo Rosso Orsini roma- 
no, diacono di s. Maria in Por- 
tico, fatto dallo zio Nicolò III nel 
1277, 

XX. Napoleone Orsini romano, 
diacono di s. Adriano, nominato 
da Clemente V nel 1309. 

XXI. Annìbaldi Gaetani di Cecca- 
no, prete di s. Lorenzo in Lu- 
cina, fatto da Clemente VI nel 

. 1342. 

XXII. Guglielmo del Giudice fi*an- 
cese, nipote di Clemente VI, che 
nel 1 352 lo fece arciprete, digni- 
tà cui rinunziò nel 1 366. 

XXIII. Rinaldo Orsini romano, dia- 
cono di s. Adi*iano, nominato da 
Urbano V nel i366. 

XXIV. Ugo di s. Marziale fran- 



CHI 

caCy diacono di s. Mai*ia in Por- 
tico, eletto da Gregorio XI nel 
i374, poi deposto nel i3j8 da 
Urbano VI come s^uace dello 
scisma. 

XXV. Filippo é^ Alencon fitincese 
della regia stirpe di Valois, pre- 
te di s. Maria in Trastevere, e 
creato da Urbano VI nel 1878 
arciprete, divenendo vescovo dì 
Sabina, e poi di Ostia. 

XXVI. Cristoforo Maroni o Mo- 
nord romano, prete di s. Griaco, 
£itto arciprete da Boni&cio IX 
nel 1397. 

XXVII. angelo AcciajuoU fiorenti- 
no, del titolo -di s. Lorenzo in 
Damaso , vice-cancelliere , nomi- 
nato da Boni&cio IX arcipi'ete 
nel i4o4^ indi vescovo d'Ostia. 

XXVIII. Antonio Calvi romano , 
prete di s. Prassede, già canoni- 
co vaticano, eletto da Gregorio 
XII nel i4o8. 

XXIX. Pietro Femandes Frias spa- 
gnuolo prete di s. Prassede, ve- 
scovo di Sabina, creato arciprete 
da Giovanni XXIII nel i4i2* 

XXX. Antonio Corraro veneziano, 
prete di s. Pietro in Vincoli, ca- 
merlengo di s. Chiesa, e nipote 
di Gregorio XII, lo fu nel 14^0 
da Martino V, mentre ei'a vescovo 
di Polito, donde passò ad esserlo 
d'Ostia col decanato del sagro 
Collegio, arciprete benemerito del- 
la basilica. 

XXXI. Giordano Orsini romano, 
prete de' ss. Martino e Silvestro 
a' Monti, poi di s. Lorenzo in 
Damaso, quindi vescovo di Alba- 
no, e di Sabina, nel 14^4 ^^^^^ 
arciprete da Eugenio IV, dive- 
nendo penitenziere maggiore, e 
decano del sagro Collegio. 

XXXII. Giuliano Cesarini romano, 
diacono di s. Angelo, poi prete di 



CHI 3a3 

s. Sabina, &tto da Eugenio IV 
nel i4^9- 
XXXI li. Pietro Barbo veneziano, 
diacono di s. Maria Nuova, poi 
prete di s. Marco, nipote di Eu- 
genio IV, che nel i44^ il fece 
arciprete, donde nel 1464 fu 
esaltato al pontificato col nome 
di Paolo II. 

XXXIV. Riccardo Oliviero de Lon^ 
gueil normanno^ prete di s. Eu- 
sebio, vescovo di Albano, quindi 
da Paolo II nel i465 fu nomi- 
nato arciprete , benemerito della 
basilica. 

XXXV. Battista Zeno veneziano, 
diacono di s. Maria in Portico, 
nipote di Paolo II, fatto arcipre- 
te da lui, con amplissime Scol- 
ta accordategli da Innocenzo VIU, 
col prìvilegio sino allora inaudito, 
né più rinnovato dipoi, cioè di 
conferire oltre tutti i beneficii, an- 
co tre canonicati della basilica: 
morì vescovo di Frascati. 

XXXVI. Giovanni Lopez di Valen- 
za d' Aragona, già canonico di 
s. Pietro, prete di s. Marìa in 
Trastevere, e nel i5oi fatto da 
Alessandro VI arciprete, in cui 
visse soli tre mesi, poiché morì 
con sospetto di veleno datogli da 
Cesare Borgia. 

XXXVII. Ippolito a Este de' duchi 
di Ferrara, diacono di s. Lucia 
in Selci, nominato da Alessandro 
VI nel 1 5o i arciprete della basi- 
lica, morto vescovo di FeiTara 
sua patria, 

XXXVII I. FrancioUo Orsini roma- 
no, diacono di s. Giorgio in Ve- 
labro, fatto da Leone X nel 
i52o arciprete^ dignità che rinun- 
ziò nel i53o. 

XXXIX. Francesco Corna ro vene» 
ziano, fratello del Cai*dinal Ma* 
co, nipote della regina di 



3^4 CHI 

e del doge di Venezia, prete di 
s. Pancrazio, ed arciprete della 

. basilica nel i53o per volere di 
Clemente VII, dignità che riten- 
ne in commenda, quando governò 
la chiesa di Brescia, morendo do* 
pò averla rinunziata nel i543. 

XL. Alessandro Farnese romano, 
figlio del duca di Parma, diaco- 
no di s. Angelo, vice-cancelliere, 
dall'avo Paolo III prima fatto 
arciprete della basilica Lateranen- 
se, donde nel i543 lo passò al- 
la vaticana con amplissime fa- 
coltà, e giurisdizione nelle cause 

. civili e criminali di tutte le per- 
sone addette alla basilica, con- 
fermate anche da Pio IV. Mori 
nel 1589, benemerito della basi- 
lica. 

XLl. Gio. Evangelista Pallotia , 
prete di s. Matteo in. Merulaua, 
))oi di s. Lorenzo in Lucina , 
fatto nel i589 da Sisto V arci- 
prete di s. PietiH) colla stessa 
giurisdizione del Cardinal Farne- 
se di lui predecessore, coli* ag- 
giunta del diritto di fare i pon- 
tificali, e di esercitai'e la giuris- 
tìizione spirituale, e pel primo, 
prefetto della congregazione del- 
la reverenda fabbrica di san Pie- 
li'o. Fu vescovo di Frascati, e 
Porlo, non che pro-datario. Com- 
pilò le costituzioni, di cui fa- 
cemmo superiormente menzio- 
ne, fu benemerito della basili-^ 
ca, e meritò che Tiberio Al fa- 
rà no gli dedicasse la Tavola icono^ 
grafica della basilica vaticana . 
JVel suo palazzo a Scossacavalli 
fondò un collegio di dodici stu- 
denti di teologia, ma poi fu ri- 
do Ito ad abitazione dei peniten- 
zieri vaticani. Dal libro I di Gia- 
como Grimaldi intitolato Descen- 
dcntia cananicoruin^ si ricava che 



CHI 

nel i586, Evangelista Palletta 
divenne canonico, che nel i58q 
vi fu nominato Paris Pallotta, e 
che nel 1594» fu fatto benefi- 
ciato Perfetto Pallotta, per no- 
mina del fì'atello Paris; laonde 
con esempio non mai rinnovato 
si videro nello stesso tempo, e 
nel jnedesimo capitolo, un arci- 
prete, un canonico, e un benefi- 
ciato della stessa famiglia, la qua- 
le in progresso ebbe anco altro 
canonico nella persona di Gu- 
glielmo Pallotta, poi Cardinale nel 
1777, e di Antonio Pallotta, che 
fu anco beneficiato, e poi anche 
egli Cai*dinale nel 1822. 

XLII. Scipione Cqffarelli Borghese 
romano, pi*ete di s. Grisogono, 
penitenziere maggiore, biblioteca- 
rio, prefetto della segnatura di 
grazia, e dallo zio Paolo V pur 
fatto arciprete lateranense, don- 
de nel 1620, lo trasferì air arci - 
pretura di s. Pietro colla stessa 
giurisdizione del predecessore. Mo- 
rì vescovo di Sabina. 

XLl li. Francesco Barberini fioren- 
tino, fatto dallo zio Urbano Vili, 
titolare di s. Lorenzo in Dama- 
so, vicecanoelliere bibliotecario , 
arciprete della basilica lateranen- 
se^ quindi nel i633 della vatica- 
na, la quale arcipretura egli ri- 
nunziò nel 1667 a Clemente IX. 
Esercitò la medesima giurisdizio- 
ne del Cardinal Borghese, e sotto 
di lui Alessandro VII ordinò che 
i Cardinali arcipreti delle ti'e 
basiliche patriarcali di Roma, con- 
cedessero ai loro vicari la metà 
della prebenda che godevano , 
che indivisa equivale ad un ca- 
nonicato. Morì decano del sa- 
gro Collegio, e benemerito della 
basilica pei doni che le fece. 

XLIV. Carlo Barberini romano, 



CHI 

pronipote di Urbano VIIT, dia- 
cono di s. Cesareo, fatto da Cle- 
mente IX arciprete della basili- 
ca, nell'anno 1667, colla mede- 
sima giurisdizione goduta dagli 
arcipreti sino da Paolo HI, la 
quale, come si disse, fu poi nel 
1692 moderata da Innocenzo XII. 
P^eir assenza dello zio Cardinal 
Antonio amministrò T arcipretura 
di s. Maria maggiore, il cameilen- 
gato di s. Chiesa, e la diocesi di 
Palestrìna. 

XLV. Francesco NerU fiorentino, 
prete di s. Matteo in Merulana, 
segretarìo di stato di Clemente 
X, indi prete di 8. Lorenzo in 
Lucina, fatto da Clemente XI nel 
1704 arciprete di s. Pietro. 

XLVI. Annibale Albani di Urbino, 
diacono di s. Maria in Cosmedin, 
poi prete di s. Clemente, dichia- 
rato dallo zio Clemente XI ar- 
ciprete vaticano nel 1712, cioè 
dopo tre anni che vacava que- 
sta rispettabile dignità. Diven- 
ne in seguito segretario de'me- 
monali, camerlengo di s. Chiesa, 
vescovo di Sabina, e di Porto, 
morendo perciò sotto-decano del 
sagro Collegio, da tutti compian- 
to massime 4al capitolo della 
basilica, dove per quaranta anni 
era stato beneficentissimo arci- 
prete. 

XLV II. Enrico Benedetto Maria 
Clemente^ duca di Yorck, nato 
in Roma, figlio secondogenito di 
Giacomo III re d'Inghilterra, 
fatto arciprete nel 1751 da Be- 
nedetto XIV. Divenne pure vice- 
cancelliere, e morì vescovo di 
Frascati, e decano del sagi*o Col- 
legio, benemerito del capitolo, e 
della basilica. 

XLV III. Romualdo Braschi Onesti 
di Cesena, diacono di 8. Nicolò 



CHI i^S 

in Carcere, poi di s. Maria ad 
MartyreSy nipote di Pio VI, e 
nominato arciprete nel 1807 da 
Pio VII. Fu gran priore di Mal- 
ta in Roma, segretarìo de' brevi 
ec. 

XLIX. Alessandro Maud romano, 
prete di s. Marìa in Ara Coeli^ 
vescovo di Palestrina, e poscia di 
Porto, e quindi d'Ostia e Vel- 
letrì, col decanato del sagro Col- 
legio. Fu fatto da Pio VII nel 
18 17 aixìprete vaticano, e fu di 
lui pro-datano. 

L. Pier Francesco Galleffi di Ce- 
sena, segi*etarìo di memoriali, ca- 
merlengo di s. romana Chiesa. 
Nel 1820, Pio VII gli confei\ 
l'arcipretura della basilica di s. 
Pietro in Vaticano, la quale go- 
dette sino ai 18 giugno 18^37, 
epoca di sua morte, mentre pu- 
re era abbate commendatario dei 
ss. Benedetto, e Scolastica di Su- 
biaco, vescovo di Porto, 8. Ruf- 
fina, e Civitavecchia , e perciò 
. anche sotto decano del sagro Col- 
legio. 

LI. Giacomo Giustiniani romano, 
prete de' ss. Marcellino e Pietro, 
segretario de' memoriali. Quindi 
il regnante Pontefice Gregorio 
A XVI, nel 1837, lo diede in succes- 
sore merìtamente al Cardinal Gal- 
lefi^ tanto nell' arcipretura della 
patrìarcale basilica vaticana, che 
nella cospicua carica di camer- 
lengo di santa romana Chiesa , 
essendo anco vescovo suburbica« 
rio di Albano. 

Le notizie biografiche di tutti i 
prelodati Cardinali arcipreti vatica- 
ni, si possono leggere ai rispettivi 
articoli del nostro Dizionario. J\ 
inoltre \* aiticulo Aucipheti dellb 

BASILICHE DI RoMA. 



3^6 CHI 

Chiese ed abbazie JUIaU deUa ba- 
silica vaticana. 

Dalla bolla Ad honorandam^ di 
Benedetto XIV, si rilevano i sum- 
mentovati privilegi concessi, e con- 
fermati alla basilica, ed al capitolo,-' 
non meno l'assoluta giurisdizione 
cbe a questo die'sulle abbazie a lui 
dipendenti, fra le quali va partico- 
larmente rammentata la celebre ab- 
bazia di s. Rufillo, ossìa di For lim- 
popoli (Fedi), ove il capitolo vatica- 
no tiene un vicario generale , il 
quale dipende dal canonico camer- 
lengo deputato alle abbazie. Innu- 
merabili poi sono state le chiese 
che si fecero aggregare alla figliuo- 
lanza della basilica. Per dire sol- 
tanto delle chiese filiali, che attual- 
mente ha in Roma, senza nomina- 
re quelle, le quali piti non esistono, 
ci limiteremo al seguente catalogo : 

S. Agata alla Suburra, V. Chiesa 
DI s. Agata alla Suburra, diaconia 
Cardinalizia. 

S, Angelo alle Fornaci, V, Chiesa 
DI s. Angelo delle Fornaci, par- 
rocchia, 

S, B ALBINA, V, Chiesa di s. B al- 
bina, titolo Cardinalizio. 

S, Caterina della Rota, V, Chiesa 
DI s. Caterina della Rota, parrocchia. 

S, Egidio a porta Angelica, che 
Bonifacio Vili nel i3oo unì alla 
basilica. F. Y Alveri Roma in ogni 
siato j,t, II, pag. 12 1, e Tom-» 
gio. Grotte Vat, pag. 375. 

S, Francesco a Monte Mario, V, 
Chiesa di s. Francesco a Monte- 
Mario, parrocchia» 



CHI 

S, CriAcouo a Scossacàvalli. V. 
Chiesa di 8. Giacomo a Soossa- 
cavallì. 

S. Gì ACQUO alla Longara, V, Chie- 
SA DI fi. Giacomo alla Longara. 

S, Giovanni detto de Spinelli fiio» 
ri di porta Angelica, Il Panci- 
roli. Tesori nascosti, pag. 357 
stampato in Roma nel 1600, di- 
ce che questa chiesa si chiama 
Spinelli da un canonico di s. Pie- 
tro di tal cognome che la fàb* 
brìoò, 

A$l Lazzaro Juori di porta Angelica, 
V, Chiesa di s. Lazzaro. 

S, Macuto, V, Chiesa di s. Ma- 

CUTO. 

S, Maria della Purità de' Cauda* 
tari, V, Caudatari de' Cardinali. 

S, Maria del Pozzo. Di questa chie- 
sa nel rione di Borgo, ne tratta 
il Panciroli, Tesori nascosti^ pag. 
557, il quale dice che per la fe- 
sta della Natività, parte del capi- 
tolo di s. Pietro vi si reca ad 
uffiziarla. 

S, Maria di s. Spirito, cioè S, Ma- 
ria in Saxia oggi. Chiesa di s. 
Spirilo (Vedi), Qui però va 
notato , che s. Leone IV con 
bolla deir 854, dichiarò la detta 
chiesa soggetta al capitolo Vati- 
cano; quindi s. Leone IX rista- 
bilì al capìtolo lo stesso privile- 
gio. Dipoi Innocenzo III, nel 
iigS, nuovamente dichiaro la 
chiesa soggetta al capitolo. Ed è 
perciò che ogni anno s* intima 
dal notaro del capitolo, al cura- 
to di s. Spirito in Sassia ed al 



CHI 

priore del contìguo ospedale, ad 
intervenire nel giovedì santo nel- 
la basilica di s. PietiH>, per assi- 
stere alla consagrazione degli olii 
santi, siccome chiesa soggetta alla 
basilica. I detti parroco e priore 
mandano sempre a rappresentarli 
in tal funzione un sacerdote, altri- 
menti devono pagare la multa 
di uno scudo d'oro. La stessa in- 
timazione si fa coi parrochi del- 
le chiese filiali della città Leoni- 
na, ed in caso di mancanza an« 
eh' essi vanno soggetti alla mede- 
sima multa. 

S, Maria in Traspontina. V. Chie- 
sa DI 8. Maru in Traspontina. 

Ss, Michele e Magno in Borgo» 
V, Chiesa de* Ss. Michele e Ma- 
gno, succursale della parrocchia di 
s. Pietro. 

S, PELLEGRijto a Porta Angelica, 
Questa chiesa fu fondata da s. 
Leone III con un ospedale pei 
pellegrini, che si recavano a visi- 
tare la basilica vaticana. Carlo 
Magno le donò il corpo di s. 
Pellegrino vescovo, e martire, ed 
il capitolo vaticano nel 1590 la 
restaurò, come si può vedere nel 
citato Alveri, tom. I, pag. lai e 
seg. La guardia svizzera pontifi- 
cia vi seppellisce i suoi soldati, 



CHI 327 

perché vi ha contiguo il quar- 
tiere. 

S» Stefano de' Mori, V, Chiesa 
DI s. Stefano de' Mori. 

S, Tommaso in Formis, Questa pic- 
cola chiesa posta uell' alto del 
monte Celio fu detta in formis 
claudiis j dal vicino acquedotto 
dell'acquaclaudia. Fu già posse- 
duta dai Trinitari [Vedi), i quali 
vi tenevano custodito il corpo di 
s. Gio. de Matha loro fondatore. 
Nel 1 395 Bonifacio IX l' unì al 
capitolo vaticano, che Tuffizia ai 
2 1 dicembre festa del santo. Edi- 
ficata nel secolo XI fu successi- 
vamente restaurata da Bonifacio 
Vili , da Urbano VI e da Ales- 
sandro VII, mentre nel 1787 
il capitolo la ridusse allo stato 
attuale: ha tre altari, e quattro 
belle colonne di paonazzetto. An- 
ticamente fu una delle venti ab- 
bazie maggiori, e privilegiate di 
Roma, i cui abbati assistevano il 
sommo Pontefice tutte le volte 
che celebrava solennemente. II 
Mallio, Giovanni Diacono, e il p. 
Casimiro da Roma la chiamano 
s, Thomae juxta fotviam Clau' 
diani. Il Panvinio, s, Tommaso 
presso r acquedotto di Claudio j 
e il Baronio s. Thomae juxta 
forum Claudii, 



FINE DEL VOLUME DUODECIMO. 



f; 



It.Ai.